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SINTESI IN PRIMO PIANO – 11 luglio 2019

IN EVIDENZA SUI MAGGIORI QUOTIDIANI

Il sito Usa BuzzFeed: “Fondi al Carroccio da petrolieri russi”. Il vicepremier: falso, querelo.
– Fontana agli Affari Europei, Locatelli alla Famiglia.
– Conte frena sui migranti: non basta solo il Viminale.

PRIMO PIANO

Politica interna

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  M.Gal. 
Titolo: Un audio da Mosca «Fondi alla Lega» È scontro con i 5S –
«La Lega chiese rubli». «Quereliamo» L’affaire russo fa litigare gli alleati
Tema: Fondi russi alla Lega?

Parlano i sei uomini, tre russi e tre italiani, di come concludere un negoziato di vendita di petrolio, in cui vengono coinvolte due aziende petrolifere, tra le quali l’Eni che ha già annunciato iniziative legali a tutela della propria reputazione, e due banche di investimento. L’obiettivo finale sarebbe quello di dirottare il 4% dell’operazione, che vale decine di milioni di dollari, per la campagna elettorale della Lega in vista delle Europee. Ma non esiste alcun riscontro sul fatto che tale operazione sia mai avvenuta. La notizia viene data dal sito americano Buzzfeed. Pubblica anche ampi stralci di una registrazione. II sito spiega che il 18 ottobre scorso Gianluca Savoini si è incontrato con altre 5 cinque persone, e nell’audio ottenuto, scrive ancora Buzzfeed, «si sentono negoziare i termini di un accordo per inviare milioni di dollari frutto dei proventi del petrolio russo al partito di Salvini, attraverso un canale segreto». Nell’audio si sente Savoini dire in inglese: «II prossimo maggio ci saranno le elezioni in Europa. Noi vogliamo cambiare l’Europa. E una nuova Europa deve essere vicina alla Russia come prima, perché vogliamo riprenderci la nostra sovranità». La prima reazione è proprio quella di Salvini: «Ho già querelato in passato, lo farò anche oggi, domani e dopodomani: mai preso un rublo, un euro, un dollaro o un litro di vodka di finanziamento dalla Russia». In serata poi «scarica» Savoini: «Da segretario farò tutto quello che devo fare», risponde alle domande sulla possibilità di agire legalmente anche contro il presidente dell’associazione Lombardia-Russia.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Bonini Carlo 
Titolo: Ombre russe sulla Lega – Così il faccendiere arruolato dai russi inguaia Salvini
Tema: Fondi russi alla Lega?

Matteo Salvini ha un nuovo problema. Molto serio. Perché la faccenda che ora afferra il sovranista padano è questione di sovranità e sicurezza nazionale. Vendute, stavolta. Non rivendicate. Che coinvolge il suo ufficio di ministro dell’Interno, Palazzo Chigi, il Parlamento, gli apparati di sicurezza e Intelligence del Paese. E il problema si chiama Gianluca Savoini, ligure di Alassio di 56 anni. È l’uomo dei conversare registrati all’hotel Metropol in cui discuteva di un finanziamento di 65 milioni di dollari di Mosca a una Lega in apnea finanziaria. Lo stesso – per quanto Repubblica ha potuto ricostruire – che ha intrattenuto e intrattiene, nella veste di presidente dell’Associazione Lombardia-Russia, rapporti a Roma con uomini con copertura diplomatica del SVR, lo Sluzba Vnesnej Razvedski, il Servizio di spionaggio estero russo. È una specie di fungo anomalo cresciuto grazie alle cure di Mario Borghezio e quindi fiorito con Matteo Salvini (Savoini ne è stato portavoce dopo la sua elezione a segretario) assumendo la veste di cinghia di trasmissione dei rapporti del Partito prima e di una delle articolazioni del nostro governo poi (il ministero dell’Interno) con Putin e il governo della Federazione Russa.
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Testata:  Stampa 
Autore:  Bertini Carlo 
Titolo: Salvini molla Savoini Di Maio coi leghisti: “Meglio Putin che i petrolieri”
Tema: Fondi russi alla Lega?

Si vota la legge sul turismo e appena i deputati dem sventolano i cartelli con i numeri della discordia scoppia la solita bagarre. È solo la manifestazione più eclatante, plasticamente messa in scena ad uso di telecamere e fotografi, di una protesta delle opposizioni che fin dalla mattina cavalcano la vicenda messa in rete dagli americani. E che provano a far uscire allo scoperto i grillini, sperando in uno scontro all’arma bianca tra i gialloverdi, che invece su questo tema non va in onda. Mentre il tesoriere della Lega Giulio Centemero le bolla come «fake news, basta scaricare i bilanci della Lega per comprenderlo», Salvini non ci sta e minaccia querele. «Ho già querelato in passato, lo farò anche oggi: mai preso un rublo, un euro, un dollaro o un litro di vodka di finanziamento dalla Russia», garantisce il Capitano. «Quando andai in Russia c’erano decine di imprenditori con me: rispondo di quello che faccio io», dice ai giornalisti che lo incalzano sul ruolo di Gianluca Savoini. «Io non so la gente con chi parla e perché parla. Non ho mai chiesto di chiedere alcunché». E sul perché sia uscita proprio ora questa notizia, glissa: «Non credo nei complotti».
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Franco Massimo 
Titolo: La Nota – Il leader del Carroccio costretto a difendersi
Tema: Fondi russi alla Lega?

Il pasticcio russo sembra fatto apposta per misurare la forza e i margini di manovra di Matteo Salvini, e la tenuta del governo. Le registrazioni affiorate nelle ultime ore su presunti finanziamenti «coperti», al di là delle minacce di querela, comprensibili, da parte della Lega, allungano ombre torbide sull’intera vicenda. Lasciano indovinare settimane nelle quali il vicepremier e ministro dell’Interno del Carroccio dovrà passare dall’attacco alla difesa. E sarà costretto a puntellare l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte, che ormai si vede proiettato verso i12020. Di colpo, il sogno di incassare nell’immediato i voti virtuali dei sondaggi è evaporato. Dal 20 luglio, sarà anche tecnicamente impossibile pensare a elezioni anticipate in autunno. Ma la prospettiva era già tramontata nelle ultime settimane. E i veleni che arrivano sono probabilmente destinati a stabilizzare il governo e a ridimensionare il protagonismo leghista.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Verderami Francesco 
Titolo: Il retroscena – Le (strane) analogie con il caso Strache e il peso del duello Mosca-Washington
Tema: Fondi russi alla Lega?

Saranno solo coincidenze, ma «l’affaire Metropol» si apre proprio nel momento in cui si chiude la finestra elettorale e a poche settimane dal viaggio di Salvini negli Stati Uniti, seguito dalla visita di Putin a Roma Si vedrà se dietro il colloquio a Mosca di un rappresentante leghista con personaggi russi si nasconde davvero un finanziamento a favore del Carroccio, come sostiene il sito Buzzfeed, nonostante la smentita di Salvini. Il punto è che queste «coincidenze» sono state sottolineate da quanti — nei circoli europei come nelle ambasciate a Roma — seguono le mosse del ministro dell’Interno nel grande risiko dei rapporti internazionali. All’indomani degli incontri a Washington di Salvini con i vertici dell’amministrazione americana, l’attenzione era concentrata sulla reazione che sarebbe giunta dal Cremlino. E l’intervista di Putin al Corriere non aveva lasciato loro alcun dubbio: «Salvini ha un atteggiamento caloroso verso il nostro Paese. Ci siamo incontrati nel 2014 e da allora si mantengono costanti contatti tra la Lega e Russia Unita, partiti che collaborano nell’ambito di un accordo di cooperazione».
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Pucciarelli Matteo 
Titolo: Savoini “Non riconosco le mie parole è una trappola contro il vicepremier”
Tema: Intervista a Gianluca Savoini – Fondi russi alla Lega?

Già giornalista all’Indipendente e alla Padania, poi portavoce di Bobo Maroni, oggi vicepresidente del Corecom Lombardia ma soprattutto a capo dell’associazione Lombardia-Russia, Gianluca Savoini sembra non darsi pace di fronte alle ultime rivelazioni della testata americana BuzzFeed: «Mistificazione, inganno, falsità, mascalzonata, ecco cos’è». C’è un audio però, non è lei che parla? «E che ne so, chi se lo ricorda? Guardi che oggi come oggi non serve molto per manomettere un file, tagliare frasi, alterare la voce. E malafede, una porcheria, anche perché chi l’ha fatta non ha mica la prova del versamento su un conto corrente. Non c’è niente perché non c’è mai stata neanche l’intenzione di fare niente del genere». Si ma se uno prende dei soldi in maniera irregolare mica li mette a bilancio no? «Certo, ma dico: si citano grandi aziende, le sembra che abbiano bisogno di me? Io di queste cose non ne capisco nulla, non me ne sono mai occupato. Le pare poi che io, se fosse, ne parlerei nella hall di un grande albergo, in un luogo pubblico? Non prendiamoci per i fondelli su».
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Testata:  Stampa 
Autore:  La Mattina Amedeo 
Titolo: Il filo-Putin: “Sono gli stessi del Russiagate Una buffonata, finirà tutto in un niente”
Tema: Intervista a Gianluca Savoini – Fondi russi alla Lega?

«E’ chiaramente un attacco politico a Matteo Salvini». La butta subito in politica? «Perché, lei ha dubbi che questo finto scoop di Buzzfeed sia un’attacco politico a un leader sulla cresta dell’onda, che gode di un largo consenso in Italia? Sono gli stessi che hanno attaccato Trump mentre il Russiagate è finito nel nulla, fallito. E’ tutto così ridicolo, buffonate. Né un rublo, né un soldo».
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Messina Sebastiano 
Titolo: Il commento – L’amico Vladimir e il suo profeta – L’amico Putin e il suo profeta
Tema: Fondi russi alla Lega?

Dunque, gli emissari della Lega avrebbero concordato con i russi un ingegnoso sistema per far arrivare 65 milioni di dollari al loro partito lucrando sulla vendita di tre milioni di tonnellate di petrolio all’Eni. Lo sostiene, pubblicando brani di quelle conversazioni segrete, il sito web americano Bu7zFeed. Anche noi di Repubblica – e i colleghi dell’Espresso – abbiamo sentito puzza di bruciato in questa storia, e l’abbiamo scritto. Ma Matteo Salvini oggi giura che lui non ha «mai preso un rublo, un euro, un dollaro o un litro di vodka di finanziamento dalla Russia». E Salvini è un uomo d’onore (oltre che leader della Lega, ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio). Perciò non abbiamo motivo di dubitare della sua parola. Se lui dice che non ha visto un soldo, sarà vero. Fino a prova contraria, abbiamo il dovere di prestargli fede. Gli americani avranno capito male. Ci sarà stato uno scambio di bobine. magari un giorno si scoprirà – vallo a sapere – che era tutto un complotto organizzato da Soros, dalla comandante Carola e da Maurizio Crozza, questa storia del partito italiano che si vende allo zar della nuova Russia per sfasciare l’Unione europea e spostare a Mosca il nuovo baricentro politico del continente. Una cosa però possiamo dirla subito: Matteo Salvini ci ha depistati bene. Noi non volevamo credere che – per la prima volta da quando Berlinguer disse di sentirsi più sicuro sotto l’ombrello della Nato che sotto quello dell’Armata Rossa – qualcuno volesse davvero portare l’Italia nell’orbita del Cremlino. Figuriamoci il leader di un partito che fino all’altro giorno voleva sottrarre la Padania alla tirannia di Roma.
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Testata:  Foglio 
Autore:  Cerasa Claudio 
Titolo: Smetterla di inseguire i populisti. Il dovere delle destre europee per spezzare il filo illiberale
che lega i nazionalisti alla Russia di Putin
Tema: Fondi russi alla Lega?

Per capire il filo che lega in modo indissolubile il progetto politico di Vladimir Putin a quello di Matteo Salvini occorre dimenticare per un attimo il tema dei soldi e concentrarsi sulla ciccia Putin e Salvini hanno una speciale e naturale sintonia che nasce dalla condivisione di un ragionamento politico chiaro e lineare: per provare a distruggere l’Europa occorre distruggere le fondamenta che sostengono l’Europa e per distruggere le fondamenta che sostengono l’Europa occorre creare un’alleanza tra i partiti e i paesi che considerano prioritaria la distruzione di ogni anticorpo capace di difendere i cittadini dal virus del pensiero illiberale. Vladimir Putin, nella famosa intervista rilasciata due settimane fa al Financial Times, ha dichiarato – mostrando ancora una volta una splendida (ops) sintonia con Matteo Salvini – obsolete e decotte le idee del liberalismo. Ma la verità è che oggi prima ancora del pensiero liberale, a essere in crisi, a essere posto sotto assedio dal nazionalismo di matrice populista e putinista è, come ha notato la scorsa settimana l’Economist nella sua storia di copertina, il pensiero di una destra presentabile.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Guerzoni Monica 
Titolo: Conte avverte il Viminale «Non si può fare tutto da soli e per i rimpatri serve di più»
Tema: Intervista a Giuseppe Conte – Migranti

Sul fronte delle grandi migrazioni, che vede al centro l’Italia e le sue coste, «nessuno può fare da solo». Prima di entrare al vertice di Palazzo Chigi, il premier Giuseppe Conte si appella ai nuovi vertici dell’Europa e richiama all’ordine la squadra di governo: «L’immigrazione è un fenomeno complesso, nessuno può pretendere di avere l’idea risolutiva». II premier ha letto con attenzione l’inchiesta di Rinaldo Frignani sul Corriere di ieri ed è rimasto colpito dai numeri delle «imbarcazioni fantasma», che dall’inizio del 2019 hanno traghettato in Italia 2.486 persone. Negli stessi sei mesi i migranti soccorsi dalle organizzazioni non governative, prese a bersaglio dalla Lega, sono stati meno di 600, un quarto rispetto a quelli arrivati a bordo di motoscafi, gommoni, vele, gozzi. Ed è alla luce di questi dati che Conte annuncia l’intenzione di rivedere le strategie del governo: «II problema non si limita solo agli sbarchi delle ong. Adesso ci stiamo confrontando col fenomeno delle piccole imbarcazioni, che sono ancora più insidiose da contrastare, perché si tratta di sbarchi illegali». Siamo di fronte, continua il premier, a un fenomeno «governato dalla criminalità organizzata, che studia sempre nuove modalità per i suoi affari».
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Campaniello Anna – Foschi Paolo 
Titolo: Giura Locatelli, a lei la Famiglia Polemica sul suo post anti Colle
Tema: Governo

Matteo Salvini rafforza la presenza del Carroccio nel governo, passando all’incasso dopo i successi elettorali delle Europee e delle amministrative. Nell’esecutivo entra la deputata Alessandra Locatelli, 43 anni, vicesindaca e segretaria della Lega a Como, salita alla ribalta delle cronache per l’ordinanza anti-accattonaggio che fra l’altro vieta anche la distribuzione dei pasti ai clochard sotto i Portici di San Francesco, a pochi passi dalla Città Murata. Una pasionaria impegnata nel sociale, ma con la fama da sceriffa. A lei va il ministero della Famiglia al posto del compagno di partito Lorenzo Fontana, fedelissimo di Salvini, che prende in mano il dicastero per gli Affari Ue, lasciato vacante dopo l’uscita dal governo di Paolo Savona. Secondo il premier Giuseppe Conte, è stato così «completato l’assetto e possiamo andare avanti nell’attività di governo», anche se il mini-rimpasto potrebbe non essere ancora chiuso: restano da riassegnare le poltrone lasciate libere dai sottosegretari alle infrastrutture Edoardo Rixi e Armando Siri, entrambi della Lega, entrambi travolti da vicende giudiziarie.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Trocino Alessandro 
Titolo: In bilico quattro sottosegretari 5 Stelle
Tema: M5S

Acque agitate nel Movimento 5 Stelle. Un altro deputato è fuori dal gruppo, questa volta per sua decisione: Davide Galantino, vicino all’appena espulsa Veronica Giannone, ha deciso di passare al Misto. Ma fanno notizia soprattutto i tumulti nel sottogoverno. Dopo le «graticole» — sorta di processi sommari a cui sono stati sottoposti di recente i sottosegretari MSS —, si parla di un rimpastino che potrebbe far saltare la poltrona a qualche esponenti di sottogoverno. Di Maio, in serata, ha incontrato i sottosegretari per placare i malumori che si erano diffusi. Non era piaciuto il «processo», con il questionario anonimo e i giudizi dati dai parlamentari. A rischio vengono considerati Michele Dell’Orco e Salvatore Micillo. Traballanti anche Alessandra Pesce e Davide Crippa. Ma Di Maio vorrebbe evitare traumi. Anche perché si appresta a lanciare, lunedì, la nuova organizzazione, con una segreteria a dieci. Ieri si è svolto anche il vertice sui migranti convocato dal premier Giuseppe Conte e da lui definito «proficuo».
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Cuzzocrea Annalisa 
Titolo: Spadafora a Di Maio “Dobbiamo essere alternativi alla Lega”
Tema: M5S

Il giorno dopo, Vincenzo Spadafora non torna indietro. «Non ho pensato di dimettermi neanche per un secondo», dice a tutti quelli che lo cercano il sottosegretario alle Pari Opportunità. Quel che ha dichiarato a Repubblica sulle parole sessiste di Matteo Salvini. su uno stile comunicativo che il Movimento deve condannare, gli è valso centinaia di messaggi e telefonate di sostegno. Dai mondi più diversi: una cinquantina di parlamentari M5S, consiglieri eletti in giro per l’Italia, apparati dello Stato, mondo dello spettacolo, esponenti di altri partiti. A partire dal Pd, molto interessato — secondo quanto filtra dal Nazareno — alla posizione espressa dall’ex consigliere istituzionale di Luigi Di Maio. E all’impatto che può avere sulle scelte della pattuglia grillina. Martedì pomeriggio, mentre tutta la Lega pretendeva si scusasse, una deputata campana ferma Spadafora davanti a Palazzo Chigi: «Hai fatto bene! Basta con questa sudditanza nei confronti di Salvini. Non se ne può più».
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Testata:  Stampa 
Autore:  Bertini
Titolo: Il punto – Con il taglio dei seggi la legislatura sarà blindata
Tema: Taglio dei parlamentari
Nelle chat dei parlamentari, quelle riservate, è il tema che tiene banco: il taglio dei parlamentari. Appena passerà, la legislatura sarà blindata, è il refrain. Perché nessuno vorrà correre a votare con meno posti in lista da distribuire. E la resistenza delle truppe in carica contro uno scioglimento anticipato delle Camere farà da argine a ogni tentazione che potrà avere Salvini di qui in avanti. Almeno di questo sono convinti i grillini. La riforma epocale di cui si parla da quarant’anni ora sta andando in porto. Oggi viene votata in terza e penultima lettura dal Senato. Con i voti di leghisti, grillini e Fdi, ma non quelli di Forza Italia, Pd e Leu.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Folli Stefano 
Titolo: Il punto – Quella forbice sui parlamentari
Tema: Taglio dei parlamentari
Senza clamore, anzi in un certo disinteresse generale, il Senato vota oggi in seconda lettura il taglio dei parlamentari: da 530 deputati e 315 senatori si dovrebbe passare a 400 e 200. Poi spetterà alla Camera esprimersi a sua volta in seconda battuta. Avverrà molto presto. Dopodiché, se la maggioranza sarà inferiore ai due terzi delle assemblee, occorrerà attendere il solito referendum confermativo, destinato a tenersi nella primavera del prossimo anno. E, come sempre, solo le eventuali elezioni anticipate avranno l’effetto di rinviare di un anno questa consultazione, con il suo prevedibile profilo di plebiscito anti-casta. E una riforma che i Cinque Stelle, principali promotori, definiscono «epocale», ma la cui eccezionalità consisterà forse – due volte forse – nel rilanciare le ambizioni di un movimento in crisi; e questo grazie al tentativo di tornare alle origini anti-politiche, operazione spericolata perché potrebbe essere tardi per rincuorare gli elettori.
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Economia e finanza

Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Casadei Cristina 
Titolo: Allarme Fincantieri – Bono: «In Fincantieri mancano 6mila tecnici, ma non li trovo»
Tema: Lavoro

«Nei prossimi 2-3 anni avremo bisogno di 5-6 mila lavoratori ma non so dove andarli a trovare. Si tratta di carpentieri, saldatori. Abbiamo lavoro per 10 anni, cresciamo ad un ritmo del 10%, ma sembra che i giovani abbiano perso la voglia di lavorare. Abbiamo dei cantieri in Romania e prendiamo i lavoratori dal Vietnam, ma anche lì prima o poi finiranno». Chi parla è l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, che ieri è intervenuto alla conferenza organizzativa della Cisl. Insomma, il lavoro c’è e ci sarà, ma mancano lavoratori altamente specializzati, mentre la disoccupazione riguarda un giovane su tre. È la grande contraddizione dei nostri tempi, con cui imprenditori e capi azienda devono fare i conti un attimo dopo aver conquistato un ordine o una commessa.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Tucci Claudio 
Titolo: Salario minimo verso l’intesa Conte: priorità al taglio del cuneo
Tema: Salario minimo

La maggioranza lavora all’intesa sul salario minimo. Il vicepremier Luigi Di Maio parla di accordo raggiunto, ma il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon frena e fissa un paletto: l’intesa c’è se la misura non comporta aumenti di costi per le aziende. Proseguono gli incontri tecnici per far ripartire il Ddl Catalfo, attualmente fermo al Senato, che fissa in 9 euro lordi l’ora la retribuzione oraria minima. Nei 9 euro, in base agli accordi di ieri, verrebbe ricompresa la tredicesima, mentre si tratta ancora sul Tfr. Prende così quota anche l’operazione di taglio al cuneo che per ora è limitata a sterilizzare i maggiori costi del salario minimo. A lasciare intravedere un intervento a maglie più larghe sono state le parole del premier Giuseppe Conte, che ha indicato fra le priorità in vista dellamanovra, insieme al debito, una «congrua riduzione del cuneo fiscale».
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  L. Sal. 
Titolo: Cuneo fiscale, salta l’intesa sul taglio
Tema: Fisco

«Sulle tasse ho sentito parlare di strani condoni. Il Movimento di condoni non ne farà mai». E ancora: «Troviamo assurdo che, quando si parla di tasse, il primo pensiero di qualcuno sia fare regali ai grandi evasori. Per noi i grandi evasori vanno in carcere». Il giorno dopo l’annuncio della Lega per una nuova pace fiscale, il condono inserito nella legge di Bilancio dello scorso anno, è il capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio a sbarrare la strada agli alleati di governo. Non entra nel merito delle singole proposte, il vicepremier. Ma scava la trincea per una guerra di posizione che andrà avanti tutta l’estate. Nel Movimento, però, ci sono anche posizioni meno nette sulla pace fiscale. Laura Castelli, viceministro dell’Economia, parla di un «tema trasversale» a condizione che «nessuno s’inventi strani condoni o operazioni di libertà». Il ministro dell’Economia Giovanni Tria, invece, si rifugia in una battuta quando gli chiedono cosa pensa del pacchetto di misure allo studio della Lega: «Io sono pacifista per natura», scherza a margine di un convegno a Milano. Anche se è chiaro che proprio dalla pace fiscale potrebbero venire una parte delle risorse da trovare perla prossima legge di Bilancio, preoccupazione numero uno per lo stesso ministro dell’Economia
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Salvia Lorenzo 
Titolo: Bitonci: «Cassette di sicurezza, tasse sul 50% delle somme Ma non chiamatelo condono»
Tema: Intervista a Massimo Bitonci – Fisco

Sottosegretario Massimo Bitonci (Lega), lei ha annunciato l’arrivo di una nuova edizione della pace fiscale. Cosa ci sarà in concreto? «Premesso che molte cose sono ancora in fase di elaborazione, posso dirle che in quella che noi chiamiamo pace fiscale 2.0 non ci sarà una rottamazione quater delle cartelle. Ci sarà, invece, il potenziamento di alcuni istituti già previsti, come l’accertamento con adesione e la conciliazione, che consentono di chiudere conti con il Fisco quando il contenzioso è partito da accertamenti di tipo presuntivo o induttivi puri, come i vecchi studi di settore. In questo caso sarà possibile chiudere il contenzioso senza versare interessi e sanzioni e tagliando una percentuale, ancora da definire, dalla somma dovuta». Ci sarà anche la procedura per far emergere i contanti nelle cassette di sicurezza? Ne aveva parlato Salvini, era diventato un caso. «Sì, la stiamo studiando. Sarà su base volontaria e, sia chiaro, riguarderà solo le somme non dichiarate al Fisco. Non quelle che possono derivare da altri reati, come il riciclaggio o peggio ancora».
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Livini Ettore 
Titolo: E per gli italiani il conto salirà a nove miliardi
Tema: Alitalia

I contribuenti italiani si preparano a pagare un altro miliardo per il salvataggio di Alitalia aggiornando a 9 miliardi il totale dei soldi pubblici bruciati dall’ex-compagnia di bandiera, che tornerà pubblica grazie alla “rinazionalizzazione” gialloverde. L’impasse di queste ore e la corsa affannosa per trovare una soluzione in zona Cesarini sono la fotografia di un “papocchio” che ha messo in allarme sindacati e — pare — anche il Tesoro. L’unica certezza sul tavolo è che lo Stato ci metterà altri quattrini. Qualche centinaio di milioni le Fs, il resto il Tesoro che convert irà in capitale quel che resta dei 900 milioni di prestito ponte garantiti ad Alitalia per tenerla in volo.
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Testata:  Messaggero 
Autore:  Pollio Salimbeni Antonio 
Titolo: Crescita, l’Italia resta ultima nel 2019 Per la Ue il Pil aumenterà dello 0,1%
Tema: Crescita

L’Italia sempre al fanalino di coda della crescita in Europa, +0,1% quest’anno e +0,7% ranno prossimo. Non cambiano le previsioni della Commissione europea rispetto all’inizio di febbraio né cambia l’estrema cautela sul futuro nonostante lo stop alla procedura sul debito dopo che il governo ha deciso di correggere i conti pubblici. Il problema della bassa crescita è sempre lì. «La crescita del Pil in termini reali è stata stagnante nei tre mesi fino a giugno e l’attività economica non è attesa riprendere in misura significativa prima di fine anno», è scritto nel rapporto di previsione. Ciò perché i fattori che hanno sostenuto l’espansione economica negli ultimi mesi «si sono esauriti o si sono rovesciati» nel loro contrario, la domanda esterna è rimasta debole.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Di Vico Dario 
Titolo: Il commento – La produzione sale, ma è solo un rimbalzo. Non cambia il trend
Tema: Crescita

L’incremento è stato nettamente superiore alle aspettative eppure non ci sono le condizioni per inquadrare il +o,9% della produzione industriale di maggio come un’inversione di tendenza. Gli analisti sono portati a considerarlo «un rimbalzo» dovuto a fattori climatici e di calendario. Rimbalzo perché lo scatto di maggio fa seguito a due mesi fortemente negativi (marzo e aprile cumulati avevano segnato -1,8%), perché alla fine non riuscirà che a mitigare il risultato negativo della produzione industriale del secondo trimestre e, amaro in fondo, perché non sposterà l’ago del Pil di aprile-giugno pronosticato (per il 31 luglio) con una performance vicina allo zero. Il carattere di rimbalzo trova, infine, una dimostrazione nella spinta dei beni durevoli (mezzi di trasporto soprattutto) e dei beni strumentali che erano caduti con maggior peso nei mesi scorsi e che di conseguenza si sono giovati di un riallineamento.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Barlaam Riccardo 
Titolo: Fed prepara un altro taglio dei tassi – Powell si veste da colomba: la Fed è pronta a tagliare i tassi
Tema: Fed

«La Fed agirà in modo appropriato per sostenere l’espansione». Jerome Powell ha mandato un forte segnale sulla possibilità che la banca centrale americana possa tagliare il costo del denaro a fine mese. Le incertezze sul commercio nonostante la «costruttiva» ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Cina dopo il G 20, così come la Brexit indefinita e il deficit federale record, pesano sulla crescita. Ma i fondamentali sono solidi. L’economia continua ad andare «abbastanza bene», il mercato del lavoro «resta sano» e la spesa dei consumatori è ancora «consistente». L’outlook però non è cambiato nelle ultime settimane, nonostante gli ottimi dati sull’occupazione di giugno (224mila nuovi posti su 165mila attesi). Per questo la Fed, rassicura il governatore, è pronta ad agire per sostenere l’espansione della prima potenza mondiale
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Testata:  Gazzetta del Mezzogiorno 
Autore:  Calpista Roberto 
Titolo: Di Maio: io scudo del Sud – Di Maio «blinda» il Mezzogiorno «L’autonomia non dividerà il Paese»
Tema: Intervista a Luigi Di Maio 

Presidente Di Maio, cominciamo dall’autonomia differenziata per le Regioni. Lei continua a dire che si farà per tutti e che non spaccherà il Paese, ma proprio in queste ore l’ufficio parlamentare di Bilancio mette in guardia la politica sui possibili rischi sia per la tenuta del vincolo di bilancio nazionale sia per la garanzia della solidarietà interregionale. Come se ne esce? Proprio per questo motivo stiamo lavorando, per rendere il testo assolutamente equilibrato e che non penalizzi le Regioni del Centro-Sud. Glielo dico chiaramente: fino a quando ci sarò io, nessuno spaccherà il Paese in due. Stiamo lavorando per un’autonomia che sia equa, in sintesi non possiamo permettere che alcune Regioni si arricchiscano a discapito di altre. Io non abbandono nessuno. Siamo stati eletti per tutelare tutti i cittadini: da Nord a Sud.
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Testata:  Quotidiano del Sud L’Altravoce dell’Italia 
Autore:  Napoletano Roberto – Alessio Alessandra 
Titolo: La provocazione e la risposta – Al Sud conviene diventare il 51° stato americano –
No, l’Italia resti unita ma il Sud si mobiliti
Tema: Il Meridione

“Cara Alessandra, lettere come la sua ripagano di uno sforzo collettivo che si propone di mettere insieme giornalismo di inchiesta e passione civile. Questo giornale è nato per non indulgere al racconto piagnone di un Sud che ha sempre qualcosa da chiedere e mai qualcosa da dare. Non faremo sconti a una classe dirigente meridionale che, spesso, non è stata all’altezza della situazione. Siamo impegnati a stanare ambiguità e silenzi di chi rappresenta la comunità meridionale in Parlamento e ha una naturale tendenza a occuparsi di altro, a fare fmta di non capire, a mettersi nell’ombra al servizio dei potentati di turno. Proprio per questo, però, non abbiamo mollato e non molleremo mai sull’operazione verità. Ha proprio ragione: la propaganda, come la calunnia, è un venticello caldo. Mette sulle spalle del povero Sud, oltre alle sue colpe, anche le colpe di un Nord ingordo. Davvero troppo. Diciamo le cose come stanno: tante cose non tornano, anche a prima vista”.
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Testata:  Stampa 
Autore:  Molinari Maurizio 
Titolo: Elkann: “120 anni di Fiat, enorme orgoglio Per l’auto si apre la sfida dell’innovazione”
Tema:  Intervista a John Elkann – Automotive

«Le auto hanno già a bordo più tecnologia degli smartphone e l’opportunità è di farne un volano dell’innovazione cambiandole su tre fronti: trazione elettrica, connessione e guida autonoma». Nel giorno in cui Fiat taglia il traguardo dei 120 anni il suo presidente John Elkann parla dei «risultati record della nostra società» guardando alle sfide offerte dallo sviluppo delle nuove tecnologie e illustrando i progetti che sta guidando «perché le aziende che non hanno il coraggio di cambiare sono destinate a sparire». Fiat ha 120 anni: come sta e cosa rappresenta? «I 120 anni sono un grandissimo obiettivo raggiunto perché poche società nel mondo hanno maturato questa longevità. È un enorme orgoglio. Mi ricordo bene quando nel 1999 festeggiavamo i 100 anni di Fiat nel cui consiglio ero entrato nel 1997. Ho vissuto intensamente questo periodo ed oggi la nostra società è forte come mai prima: con i suoi circa 200.000 dipendenti, che lavorano in oltre 100 stabilimenti e 46 centri di ricerca, alla fine del 2018 aveva ricavi per 110 miliardi di euro, un utile netto di 3,6 miliardi e cassa positiva».
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Societa’, istituzioni, esteri

Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Romano Beda 
Titolo: Tajani e Gualtieri eletti presidenti di commissione –
Le promesse di von der Leyen non conquistano i socialisti
Tema: Ue

Tra lo scetticismo degli uni e le critiche degli altri è proseguito ieri l’accidentato cammino della presidente designata della Commissione europea Ursula von der Leyen verso il voto parlamentare. Nei fatti è in corso un braccio di ferro nel quale i principali partiti politici stanno cercando di strappare promesse e rassicurazioni. Intanto, il popolare Antonio Tajani e il socialista Roberto Gualtieri sono stati eletti a capo delle commissioni affari costituzionali e affari economici. La signora von der Leyen ha incontrato ieri i socialisti, i liberali, e i verdi, dopo aver visto nei giorni scorsi i popolari. In tutti i casi, la presidente designata ha subito domande a tappeto (negli ultimi due casi il dibattito è avvenuto a porte aperte). La ministra tedesca della Difesa è stata nominata dai Ventotto il 2 luglio. Deve ora chiedere la fiducia al Parlamento europeo, che dovrebbe votare – salvo rinvii – la settimana prossima a Strasburgo. La maggioranza richiesta è di 374 voti.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  D’Argenio Alberto 
Titolo: Si complica l’elezione di von der Leyen È ancora a caccia di voti
Tema: Ue

Ursula von der Leyen tira dritto, non vuole rinviare a settembre il voto dell’Europarlamento sulla sua nomina a presidente della Commissione Ue. Così martedì prossimo, al più tardi mercoledì, sarà in aula a Strasburgo per chiedere la fiducia. Non sono servite le pressioni di chi le consigliava di rinviare l’appuntamento a dopo l’estate. Una mossa che avrebbe tradito debolezza, ma che le avrebbe regalato tempo prezioso per impratichirsi dei dossier europei e per negoziare con i gruppi politici un programma capace di passare in plenaria. E invece adesso i 376 voti necessari sembrano una scommessa. Nella sede brussellese del Parlamento affollata e in ebollizione, Von der Leyen ieri ha incontrato i deputati di Socialisti e democratici, Liberali, Verdi e Popolari. E non è andata bene. Troppo poco il tempo per entrare nei giochi di Bruxelles e nei vari temi, tanto che è apparsa generica e contraddittoria nel tentativo di guadagnare voti di fronte a un clima avverso visto che la sua nomina da parte dei premier ha calpestato il ruolo del Parlamento.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  … 
Titolo: Si dimette l’ambasciatore «anti Trump»
Tema: L’ambasciatore britannico negli USA

L’ambasciatore britannico negli Stati Uniti, Kim Darroch, si è dimesso in seguito alla polemica scatenata dalla diffusione di suoi memo segreti nei quali aveva dato giudizi poco lusinghieri su Donald Trump. Attaccato pesantemente dal presidente Usa, Darroch ha annunciato di lasciare l’incarico: «L’attuale situazione mi rende impossibile portare avanti il mio ruolo come vorrei». Darroch ha presentato le dimissioni in una lettera al Foreign Office: «Dopo la fuga di documenti ufficiali da questa ambasciata, ci sono state molte speculazioni intorno alla mia posizione rispetto al resto della durata del mio incarico come ambasciatore e voglio mettervi fine». Il premier Theresa May ha sottolineato «l’enorme debito di gratitudine» che Londra ha nei suoi confronti.
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Testata:  Stampa 
Autore:  Rizzo Alessandra 
Titolo: Attaccato da Trump e scaricato da Johnson Darroch si climette
Tema: L’ambasciatore britannico negli USA

L’ambasciatore britannico a Washington, finito al centro di un caso diplomatico per aver criticato duramente Trump, ha annunciato le dimissioni dopo giorni di attacchi furibondi da parte del presidente americano. Una decisione che Londra spera possa porre fine a una crisi tra due alleati storici che ha creato imbarazzo, sia per la fuga di notizie che per il tenore dei giudizi espressi. L’ambasciatore Kim Darroch, uno dei più importanti diplomatici del Regno Unito, avrebbe dovuto lasciare a fine anno, ma la sua posizione era apparsa in bilico da quando nel weekend erano emersi commenti poco lusinghieri su Trump e la sua amministrazione. In una serie di note che dovevano restare riservate ma che sono finite in prima pagina sul «Daily Mail», avevdefinito la Casa Bianca «inetta», «incompetente», «goffa» e «disfunzionale», mentre del presidente aveva detto che «emana insicurezza» e che potrebbe «finire in disgrazia». Il suo futuro era apparso ancora più incerto quando Trump, in una serie di tweet furiosi in cui aveva definito Darroch «strambo», «molto stupido», e «idiota pomposo», aveva detto di non voler avere più niente a che fare con lui. Ma a segnare definitivamente la sorte di Darroch, per molti osservatori, è stato il mancato appoggio del probabile futuro primo ministro. Boris Johnson, il super-favorito alla successione di Theresa May, ha preso le distanze dal diplomatico nel corso di un dibattito televisivo martedì sera, sottolineando invece l’importanza del rapporto con l’America e con Trump.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  … 
Titolo: Francesi i missili di Haftar, Salvini protesta
Tema: Il caso dei missili francesi

Erano stati comprati dalla Francia negli Stati Uniti i quattro missili anticarro Javelin ritrovati in Libia la settimana scorsa in una base del generale Khalifa Haftar nella città di Gharian. La città era stata occupata dalle truppe di Haftar e poi riconquistata dai soldati del presidente Fayez al Serraj, che in un deposito abbandonato hanno trovato appunto i Javelin. II ministero della Difesa francese ha ammesso che i missili sono stati acquistati da Parigi in un lotto di 260, nel 2010, un anno prima dello scoppio della rivoluzione in Libia, spiegando che servivano perla difesa delle forze francesi «schierate a scopi di intelligence e antiterrorismo». Specifica anche che i missili erano «danneggiati e fuori uso» e che erano stati «immagazzinati in un deposito per la distruzione», ma «non trasferiti alle forze locali». Duro il commento del vicepremier italiano Matteo Salvini: «Se fosse vero, sarebbe un fatto gravissimo e chiederemo spiegazioni».
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Testata:  Foglio 
Autore:  … 
Titolo: Editoriale – Macron deve spiegare i missili in Libia
Tema: Il caso dei missili francesi

Quando i soldati di Haftar sono scappati da Gharyan lasciando il cibo nei piatti, hanno abbandonato anche quattro missili anticarro Javelin di produzione americana. Sono armi speciali in grado di distruggere con precisione carri armati o anche elicotteri a bassa quota. Il dipartimento di stato americano si è messo a investigare per capire di chi sono i missili, perché l’America li vende con un divieto esplicito di cederli oppure di venderli a terzi (proprio perché sono armi tecnologicamente avanzate e quindi è meglio evitare che di vendita in vendita finiscano nelle mani sbagliate). Secondo i numeri seriali e altri indicatori, i missili sono stati venduti alla Francia nel 2010. Un consigliere militare francese dice al New York Times, che ha fatto lo scoop, che i missili erano in dotazione a soldati francesi in Libia per la loro protezione – soldati francesi impegnati in Libia in operazioni di intelligence e antiterrorismo. E che quei missili Javelin non erano più funzionanti. Ma l’unica missione di terra dei francesi è stata nel 2015 con l’invio di forze speciali per aiutare le forze di Haftar contro lo Stato islamico a Bengasi – che è distante ‘700 chilometri in linea d’aria da Gharyan. Quindi la domanda adesso è: che ci fanno i Javelin comprati dai francesi nel comando di Haftar a sud di Tripoli?
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