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SINTESI IN PRIMO PIANO – 6 luglio 2019

IN EVIDENZA SUI MAGGIORI QUOTIDIANI

Sbarchi, la sfida dei volontari alla linea del Viminale
– Caso Palamara, indagato il Pg Fuzio
– La manovra partirà già con un bonus da 16 miliardi
– Ministro Fontana: assegno per ogni nuovo figlio. Ed è lite tra alleati
– Di Maio apre: ora Atlantia si faccia avanti per Alitalia
– Blitz contro la petroliera iraniana. Ora Teheran minaccia Londra

PRIMO PIANO

Politica interna

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Sarzanini Fiorenza 
Titolo: Sbarchi, offensiva delle Ong – «Garanzie per la nave e dateci carburante» La sfida dei volontari alla linea del Viminale
Tema: Offensiva delle Ong

All’alba di ieri, quando la barca a vela Alex della ong «Mediterranea» comunica di voler andare a Lampedusa con 55 migranti a bordo, la reazione del Viminale è immediata: sbarco vietato perché il centro di identificazione dell’isola è già oltre la capienza. E poco dopo, appena si capisce che viaggia comunque verso la Sicilia, si decide di rendere ufficiale la disponibilità di Malta — assicurata qualche ora prima al premier Giuseppe Conte — a rilasciare il permesso allo sbarco. Una mossa che non basta a chiudere la vicenda: Alex rimane in alto mare, protagonista di una disputa che va avanti fino a notte. L’offensiva contro le scelte politiche del ministro Salvini in materia di immigrazione è dunque cominciata. E’ la sfida alla linea dei «porti chiusi» che con il trascorrere dei giorni potrebbe salire di livello. Anche perché le notizie che arrivano dall’Africa accreditano la possibilità che — tra chi è libero e chi potrebbe uscire dai centri di detenzione secondo quanto annunciato dal presidente Serraj — ci siano almeno 5 mila stranieri pronti a imbarcarsi. E perché, nonostante pattugliamenti e controlli, continuano a giungere su spiagge e darsene gommoni e barchini partiti dalla Tunisia, ma soprattutto da Turchia e Grecia.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Verderami Francesco 
Titolo: Settegiorni – E il Carroccio chiude la finestra del voto anticipato – La Lega lascia chiudere la finestra del voto anticipato L’ombra di un asse dem-M5S
Tema: Voto anticipato

La finestra elettorale sta per chiudersi, perché cosa ha deciso Salvini, che era l’unico a poterla utilizzare. Di qui in avanti provvederanno i suoi avversari a sigillarla, per impedirgli un’eventuale via di fuga nel corso della legislatura. Scampato il pericolo di elezioni anticipate, «il sistema» — come lo definisce il segretario della Lega — si appresta a riorganizzarsi. Ma ha bisogno di tempo per riuscirci: un voto la prossima primavera scombinerebbe questi piani. E in tal senso torna utile la scelta di Renzi: l’ex leader del Pd ha annunciato ai suoi sodali il «rompete le righe» della componente che era maggioranza nel partito e che è ancora numericamente nutrita nei gruppi parlamentari. Non è chiaro quale sarà il percorso politico dell’ex premier, che non ha mai perso i contatti con Salvini. Sono chiari invece i possibili effetti che potrebbe determinare la rottura del vincolo correntizio. Perché in prospettiva, qualora si aprisse una crisi di governo, non c’è dubbio che nel Palazzo si cercherebbero i numeri per un altro esecutivo, utile a bloccare il disegno di Salvini ed evitare il «tutti a casa».
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Casadio Giovanna 
Titolo: Renzi divide il Pd Zingaretti attacca “Hai fatto autocritica”
Tema: Pd

L’irritazione di Nicola Zingaretti sta in una risposta, quasi a denti stretti: «Renzi e le critiche alle politiche del centrosinistra sui migranti? Era il segretario e rieletto con grande consenso dalle primarie del Pd. Faccio fatica a credere che questi temi gli siano sfuggiti di mano, quindi interpreto le sue parole come una severa autocritica». Contrattacca così il segretario dem: in questo modo «si logora il presente» e si rivela lo sguardo «rivolto al passato in un eterno regolamento dei conti che ci isola dalla società». Con una lettera a Repubblica, Matteo Renzi infatti ha puntato il dito contro gli errori del passato governo di centrosinistra, dalla linea Minniti sui migranti alla scommessa perduta sullo Ius soli, a un passo dall’essere approvato nella passata legislatura ma su cui il governo Gentiloni decise di non mettere la fiducia. «Allarmisti sui migranti e pavidi sullo Ius soli», questa la denuncia dell’ex leader che in 10 punti propone un’altra strada.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Vitale Giovanna 
Titolo: “Che ci andate a fare?” Berlusconi boicotta la convention di Toti
Tema: Forza Italia

«Ma no, che ci vai a fare? Non è mica una manifestazione di Forza Italia». Sono in tanti, nelle ultime ore, a chiamare Berlusconi per sapere come dovranno comportarsi stamattina, se andare o no alla convention convocata da Giovanni Toti al teatro Brancaccio di Roma, quando l’idea era quella di strappare e la nomina a coordinatore nazionale neppure all’orizzonte. E a tutti il Cavaliere ha offerto la stessa, invariabile risposta: lascia perdere. Non si fida, il neo-parlamentare europeo fresco di insediamento a Strasburgo. Ha ormai capito qual è il disegno finale del governatore ligure: addebitare la scissione ai “frenatori” del cambiamento che si anniderebbero nello stato maggiore azzurro. Da martellare a getto continuo fino a fargli perdere la pazienza. Che però «è la mia miglior virtù», ha confidato Berlusconi ai suoi, ordinando a tutti di «non cedere alle provocazioni». Non è dunque un caso se ieri Toti — prima dell’incontro decisivo a palazzo Grazioli con l’ex premier e Mara Carfagna — si sia fatto precedere da un’apparizione tv densa di burrasca: «Ritengo che Forza Italia debba cambiare se stessa, fare una rivoluzione culturale, bombardare il quartier generale», ha attaccato a Coffee Break su La7.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Ferrarella Luigi 
Titolo: Sei mesi a Sala «Un processo al mio lavoro» – Expo, Sala condannato a 6 mesi L’attenuante del «valore sociale»
Tema: Sei mesi a Sala

Il processo a Beppe Sala, che per la Procura della Repubblica non c’era mai stato motivo di fare, finisce in primo grado con la condanna del sindaco di Milano — la prima di un sindaco in carica nella storia della città —, seppure già ipotecata da prescrizione fra 4 mesi: l’ex commissario straordinario di Expo 2015 è stato condannato dal Tribunale a 6 mesi (convertiti in una pena pecuniaria di 45 mila euro e coperti da sospensione condizionale) per «falso ideologico». Falso nell’aver firmato il 31 maggio 2012, ma «con la data del 17 maggio», gli atti ideati per sostituire due commissari della più importante gara di Expo (la «Piastra» da 272 milioni), senza palesare la paventata ragione di loro incompatibilità e senza rifare l’intera procedura che altrimenti avrebbe rischiato di far saltare il già affannato cronoprogramma. Questa finalità induce i giudici a riconoscere a Sala, oltre alle attenuanti generiche, anche la rara attenuante dell’«aver agito», nel commettere il reato, «per motivi di particolare valore sociale».
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Testata:  Messaggero 
Autore:  Allegri Michela 
Titolo: Caso Palamara, indagato il Pg Fuzio: rivelò i dettagli dell’inchiesta di Perugia
Tema: Caso Palamara

Non passano nemmeno ventiquattro ore dall’annuncio del pensionamento anticipato a novembre, che il nome del procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, finisce sul registro degli indagati della Procura di Perugia per rivelazione del segreto istruttorio, dopo una pioggia di denunce da parte di pm di diverse città d’Italia. II fascicolo è stato affidato agli stessi magistrati che conducono l’inchiesta per corruzione a carico del pm romano Luca Palamara. Proprio a lui, Fuzio, in una conversazione intercettata e captata dal trojan installato sul cellulare del magistrato di Roma, avrebbe rivelato dettagli dell’indagine umbra, contenuti in un informativa inviata pochi giorni prima al Csm, poi sfociata nell’apertura di un procedimento disciplinare. L’incontro intercettato tra Palamara e l’alto magistrato è del 21 maggio scorso. I due sono amici da tempo e il pm quella sera aveva aspettato Fuzio sotto casa. Aveva chiesto al pg della Cassazione dettagli sulla comunicazione giunta arrivata al Csm, visto che il pg, componente di diritto del Consiglio, è titolare dell’azione disciplinare.
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Testata:  Stampa 
Autore:  Bertini Carlo 
Titolo: Caso Palamara, Lotti attacca “Mie frasi selezionate ad arte”
Tema:  Caso Palamara

«Oggi ho spiegato il senso dell’autosospensione dal Pd…», dice Luca Lotti. Ma perché non si è sospeso dal gruppo Parlamentare? gli obiettano i giornalisti che lo aspettano sulla porta del salone delle terme di Montecatini, dove si celebra la prima edizione dell’assemblea di Base riformista, la più ampia corrente del partito che conta decine di parlamentari: in cui è proprio Luca Lotti, a fare gli onori di casa. «Fortunatamente non mi hanno tolto il diritto di parola», dice dal palco alla sua platea plaudente. «Mi sono sospeso dal partito che me lo ha chiesto, il gruppo parlamentare mi vuole ancora bene». Beh, per la prima volta ha chiesto scusa alla comunità del Pd, gli fanno notare. E lui subito tira il freno, «si ho chiesto scusa per il racconto che ne esce». Quindi solo gogna mediatica? «Ma ragazzi, piano piano le cose vengono fuori…». Beh insomma, gli obiettano i cronisti. E lui scuote il capo. “Poi, alla domanda se sembra che Luca Palamara parlasse solo con lui, Lotti tira fuori le unghie. «Io non lo so, dovrei chiederlo a voi».
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Buzzi Emanuele 
Titolo: Intervista a Luigi Di Maio – «Con gli alleati della Lega ritrovato un metodo» – «Non facciamo il gioco delle Ong Nel caos gli sbarchi aumentano»
Tema: Intervista a Luigi Di Maio

Luigi Di Maio, dopo Sea Watch ora c’è Mediterranea. Lei ha parlato di un grande show di speculazione politica. Ma anche il governo italiano con la sua posizione ne è responsabile. «Ah se uno Stato sovrano difende i propri confini, peraltro nel silenzio totale dell’Europa, è responsabile? E di cosa? È responsabile chi prima di noi ha taciuto e magari per approfittarne e creare un business. Mettiamo le cose in chiaro: le Ong sono una parte del problema, mentre stamattina (ieri, ndr) si discuteva della Mediterranea ne arrivavano altri 70 con piccole imbarcazioni. Poi in questi giorni ci sono stati altri sbarchi anche in Sardegna. Nell’ultimo mese sono arrivati 300 irregolari in Italia e nessuno ne parla, perché lo storytelling delle capitane ormai è più forte della realtà. Non bisogna cadere nel loro gioco, delle Ong intendo. Mentre fanno lo show con l’Italia gli scafisti continuano a fare traffico verso le nostre coste».
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Galluzza Marco 
Titolo: Intervista a Giovanni Toti – «Ora facce e idee nuove E Forza Italia può anche cambiare il suo nome»
Tema: Intervista a Giovanni Toti

Ieri l’incontro con Silvio Berlusconi e Mara Carfagna è andato bene, ma quello decisivo sarà martedì prossimo, quando si riunirà il tavolo delle regole. Giovanni Toti lei è un po’ il Giamburrasca di Forza Italia. Il vostro presidente non è più furente con lei? «Ma no, Silvio non ama certe mie interferenze, ma ho una consuetudine e una facilità di dialogo: “bombardate il quartiere generale” è una frase di Mao alle guardie rosse. E, come Mao, Berlusconi è un rivoluzionario. L’ho detto perché esiste una classe dirigente che si deve sottoporre al giudizio degli iscritti o degli elettori, tutti devono mettersi in gioco, e Berlusconi dovrebbe guidare questa trasformazione».
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Economia e finanza

Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Rogari Marco – Trovati Gianni 
Titolo: La manovra partirà già con un bonus da 16 miliardi – Manovra, bonus fino a 16 miliardi tra aggiustamento e flessibilità
Tema: Manovra

Nonostante i mesi passati a lanciare proclami contro l’«austerità», l’Italia realizzerà nel 2019 quello che il ministro dell’Economia Tria ha definito giovedì al Senato «il più forte aggiustamento strutturale degli ultimi anni». La vittoria operativa della linea Tria-Conte, tradotta nella decisione di blindare nei saldi di finanza pubblica le minori spese per reddito di cittadinanza e quota 100, è stata decisiva per evitare l’apertura della procedura d’infrazione. E tornerà a rivelarsi cruciale fra qualche settimana, quando si tratterà di definire l’impianto della prossima manovra: per due ragioni, nel solito doppio binario tecnico e politico che guida i confronti con Bruxelles. Sul primo aspetto, se l’Italia riuscirà a realizzare una correzione strutturale da 3-4 decimali di Pil, per i calcoli che guidano il braccio preventivo del Patto di stabilità il risultato si potrebbe tradurre in circa due decimali di “flessibilità” aggiuntiva per il prossimo anno, dal momento che almeno una parte del miglioramento andrà a compensare lo sforamento 2018. In termini pratici, la richiesta di correzione per l’anno prossimo si alleggerirebbe di circa miliardi. E in termini politici questa possibilità è resa concreta proprio dalla mancata apertura della procedura d’infrazione, che in caso di avvio avrebbe sgombrato il campo da qualsiasi trattativa.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Tucci Claudio 
Titolo: Istat: economia debole Atteso rallentamento nel secondo trimestre
Tema: Istat

L’economia italiana rimane debole; e anche le previsioni per l’area Euro indicano un possibile rallentamento nel secondo trimestre dell’anno. Il fatto è che lo scenario a breve termine continua a mostrare livelli produttivi piuttosto “fiacchi” (l’indice della produzione industriale, ad aprile, del resto, ha segnato una diminuzione per il secondo mese consecutivo, interrompendo la tendenza positiva evidenziata a inizio 2019); il clima di fiducia dei consumatori, a giugno, è risultato in contrazione «diffusa»; e anche il sentiment delle aziende è indicato in «peggioramento». In questo quadro, il mercato del lavoro sembra aver reagito un po’ meglio (come spesso accaduto anche in passato), a maggio il tasso di occupazione ha raggiunto il livello più elevato pari al 59% e la percentuale di disoccupati è scesa al 9,9% (restiamo comunque distanti dal 7,5% registrato nell’Area euro e per giovani e 3549enni la situazione è tutt’altro che rosea). Anche il reddito disponibile delle famiglie consumatrici, nel primo trimestre 2019, è migliorato, in un contesto caratterizzato da una sostanziale stazionarietà dei prezzi.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Ottolina Paolo 
Titolo: Tim, parte l’offerta sulla rete 5G «È l’inizio di una lunga maratona»
Tema: Tim 

Con la partenza della rete Tim, che segue quella di Vodafone annunciata lo scorso 5 giugno, il
5G aggiunge un altro tassello a un puzzle molto grande e complesso. Usando un’altra metafora Luigi Gubitosi, amministratore delegato di Telecom, ha parlato dei «primi due metri di una lunga maratona». Tim accende la rete in tre città (Roma, Torino, Napoli), a cui entro fine anno se ne aggiungeranno altre 6 (Milano, Bologna, Firenze, Verona, Bari e Matera), oltre a 30 località turistiche (tra cui Rimini e Sanremo) e 50 distretti industriali. Entro due anni l’obiettivo è di coprire con la rete il 22% della popolazione. II potenziale delle reti di quinta generazione è enorme: «II 5G — ha spiegato l’ad Gubitosi — è un mezzo talmente potente che è difficile prevedere dove si potrà arrivare con le sperimentazioni in corso. Saranno i singoli settori a capire come utilizzarlo al meglio. Abbiamo avviato progetti di ricerca con 7 università italiane, dove vogliamo finanziare ricerca e dottorati».
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Testata:  Repubblica 
Autore:  A.gr. 
Titolo: Commissione banche in arrivo i nomi Pd e Fi ma rischio slittamento
Tema: Commissione banche

Grandi manovre sulla Commissione di inchiesta sulle banche che non è detto parta prima di settembre. I lavori parlamentari chiudono il 9 agosto, mai 15 nomi destinati all’opposizione, e appannaggio principalmente di Pd e Forza Italia, non sono ancora arrivati ai presidenti delle due Camere, mentre i 25 di Lega e M5s sono depositati da un mese. Il 26 giugno il presidente della Camera Roberto Fico (MSS) ha sollecitato i gruppi parlamentari a comunicare tutti i 40 nomi, perché la commissione possa insediarsi. Nomi che M5s ha dato con fin troppa solerzia (sulle crisi bancarie M5s ha costruito le fortunate campagne elettorali 2013 e 2018). Anche la Lega a giugno li ha consegnati. Quanto all’opposizione, un portavoce del gruppo del Pd alla Camera ha detto a Repubblica che i nomi sono pronti, e saranno depositati lunedì; mentre fonti di Forza Italia dichiarano che «saranno depositati tra una settimana/dieci giorni». Anche per l’opposizione, a quanto si apprende, i componenti dovrebbero provenire in buona parte dai blocchi delle due commissioni finanza e bilancio. Così hanno fatto anche i gialloverdi, scegliendo i loro nomi più esperti e titolati in materia: da Alberto Bagnai e Claudio Borghi per la Lega a Laura Bottici, Elio Lannutti e Alvise Maniero per M5s.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Voltattorni Claudia 
Titolo: Fontana: assegno per ogni nuovo figlio. Ed è lite tra alleati
Tema: Assegno per i figli 

All’inizio per le famiglie c’era un miliardo. Lo aveva promesso il vicepremier Luigi Di Maio al Forum delle Famiglie con un decreto ad hoc. I fondi dovevano arrivare dai risparmi di reddito di cittadinanza e Quota 100. Ma era prima delle elezioni europee. Poi è arrivata la Commissione Ue e la minaccia di procedura di infrazione e quei soldi sono stati congelati per tagliare il debito. Di decreto e fondi non si è più parlato. Fino a ieri, quando il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana (Lega) ha annunciato «un assegno unico dai 100 ai 300 euro per ogni bambino, da zero a 26 anni, per contrastare il calo demografico». Una proposta che i compagni di governo Cinque Stelle hanno bocciato accusando il ministro di «giocare a tombola». «Troppo costosa», per la viceministra dell’Economia, la grillina Laura Castelli: «Considerata una platea di 15 milioni di residenti, l’assegno unico avrebbe un costo che oscilla tra i 18 e i 54 miliardi di euro». Un’«idiozia» ribatte la Lega, che rimanda al M5S l’accusa di «giocare a tombola» e invita gli alleati a «essere coerenti: l’11 aprile hanno votato per l’assegno unico, esattamente la proposta del ministro Fontana, oggi invece contestano».
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Cellino Maximilian 
Titolo: Vola l’occupazione Usa ma il rebus tassi Fed rallenta Wall Street – Boom di occupati negli Stati Uniti, Wall Street frena aspettando la Fed
Tema: Fed

A giugno le aziende Usa hanno creato 224mila posti di lavoro, al di sopra delle stime (160mila), con un tasso di disoccupazione al 3,7%. Con il mercato del lavoro tonico svanisce la speranza di una mossa aggressiva della Fed a fine mese sui tassi: difficile un taglio di 50 punti base, più probabile uno da 25 punti. Ciò si è riflesso sui mercati (negativa Wall Street, debole anche Piazza Affari, pur sui massimi da un anno) proprio nel giorno in cui la Fed ha subito un altro attacco di Trump: «Se abbassasse i tassi, l’economia sarebbe un razzo», la Banca centrale «non sa quello che fa».
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Sarcina Giuseppe 
Titolo: Trump attacca di nuovo la Fed: «Tassi giù, il Pil andrebbe a razzo»
Tema: Fed

Il mercato del lavoro americano riprende a tirare: 224 mila posti in più nel mese di giugno. Donald Trump incassa, ma non è soddisfatto. Vuole di più, si può fare di più. Il problema, dice ai giornalisti, è la Federal Reserve: «I numeri sul lavoro sono eccezionali, inaspettatamente buoni. Se noi avessimo una Fed che abbassa tassi di interesse, andremmo come dei razzi. Stiamo pagando un sacco di interessi e non è necessario. Ma abbiamo una Fed che non sa quello che sta facendo». E ancora: con Barack Obama il costo del denaro «era vicino allo zero, mentre io sto pagando un tasso reale, eppure la nostra economia non è mai stata meglio». La Fed, presieduta da Jerome Powell, è da tempo investita dall’offensiva trumpiana. Il presidente degli Stati Uniti non accetta l’atteggiamento prudente della Banca centrale, anche se il livello dei tassi è cresciuto con estrema gradualità negli ultimi tre-quattro anni, passando dallo 0,5% del 2016 all’attuale fascia del 2,25-2,5%. In realtà Casa Bianca e Fed sono intrappolati in una crisi di fiducia reciproca.
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Testata:  Messaggero 
Autore:  Mancini Umberto 
Titolo: Di Maio apre: ora Atlantia si faccia avanti per Alitalia
Tema: Alitalia

Continua sotto traccia la trattativa per il salvataggio di Alitalia. L’altra sera ne avrebbero parlato dopo la cena con Putin a Palazzo Madama il premier Giuseppe Conte, i due vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio, e il numero uno delle Fs Gianfranco Battisti. Un giro di tavolo rapido. Per fare il punto e immaginare la rotta. Il tempo stringe ed entro il 15 luglio – sempre che il termine per presentare non vengao spostato ancora – una soluzione va trovata. Al momento di offerte formali, con impegni finanziari e garanzie scritte nero su bianco, non ne sono arrivati. Né dal gruppo Toto, né da Claudio Lotito, tanto meno da Avianca, la compagni aerea sudamericana. Si tratta solo di generiche manifestazioni d’interesse che, se tutto andrà bene, potrebbero prendere corpo solo la prossima settimana dopo l’incontro con gli advisor. Da qui la crescente preoccupazione di Palazzo Chigi che teme un pericoloso slittamento e che, vista la delicatezza del tema, ha in mano il dossier e di fatto le sorti della compagnia di bandiera. Ieri anche Di Maio è tornato sulla questione, sottolineando che «se Atlantia vuol fare un’offerta per Alitalia la può fare. L’importante è che non pensi che ci sono scambi sul tavolo delle concessioni autostradali».
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Montefiori Stefano 
Titolo: Le Maire profetizza: questo capitalismo è morto
Tema: capitalismo

Nel giardino dell’Hôtel de Caumont, magnifico centro d’arte appena restaurato nel cuore di Aixen-Provence, cena organizzata dal Medef in occasione del vertice B7 delle organizzazioni confindustriali. Con il fresco, lo champagne e la luce calda della sera, prende la parola il ministro francese Bruno Le Maire. Si guarda intorno, e dice in inglese: «Un posto meraviglioso. Il canto degli uccelli, il bel tempo, siamo lontani da Parigi e dal ministero delle Finanze, e questo è fantastico. Voglio quindi parlarvi a cuore aperto. Comincerò con qualcosa che potrà sorprendervi, detta da un ministro dell’Economia e delle Finanze, ma è una mia convinzione forte: il capitalismo, nella versione attuale, è morto». Momento di sorpresa tra i tavoli, il microfono sibila, Le Maire ripete: «E morto, non ha alcun futuro». Non è banale che la fine del capitalismo per come lo abbiamo conosciuto finora venga annunciata dal ministro della seconda economia della zona euro. Le Maire continua a spiegare la sua visione: «Un capitalismo che si preoccupa solo dei profitti a breve termine ha il destino segnato. È condannato a morire perché il Pianeta non riesce a sostenerlo, e perché è rifiutato da un numero crescente di nostri concittadini in Francia, negli altri Paesi europei, e negli Stati Uniti».
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Testata:  Stampa 
Autore:  Cecchi De’ Rossi Martina 
Titolo: Intervista a Massimo Garavaglia – “Presto per parlare di coperture Vogliamo riformare tutta l’Irpef”
Tema: Intervista a Massimo Garavaglia

Un assegno «cospicuo» che contribuisca a ridurre il peso fiscale sulle famiglie nell’ambito di una riforma complessiva e combatta la denatalità. Questi sono «fatti e non parole», dice Massimo Garavaglia, vice ministro all’Economia, a difesa dell’assegno unico rilanciato dal ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, e criticato dal M5s per i termini in cui è stata annunciato (assegno unico «per ogni figlio fino a 26 anni, di importo tra i 100 e i 300 euro»). Quanto potrebbe costare una misura del genere? «Nel quadro della riforma complessiva dell’Irpef, cui come è noto stiamo lavorando, l’obiettivo di fondo è ridurre la pressione fiscale soprattutto per i redditi medio bassi. Con tre criteri: l’aiuto alle famiglie, per contrastare il calo demografico, la riduzione delle imposte e la semplificazione del nostro sistema fiscale. Ora è presto per parlare di costo perché bisogna capire quale sarà la misura definitiva».
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Testata:  Giorno – Carlino – Nazione 
Autore:  Marin Claudia 
Titolo: Intervista a Lorenzo Fontana – Il ministro: ecco l’assegno per i figli – «Basta culle vuote, maxi assegno ai genitori»
Tema: Intervista a Lorenzo Fontana

Ministro Lorenzo Fontana, quali sono i capisaldi della proposta per l’assegno unico peri figli?
«Si tratta di un assegno mensile tra i 100 e i 300 euro che, a supporto di mamme e papà, sarà riconosciuto dal settimo mese di gravidanza e che potrà arrivare fino ai 26 anni di vita dei figli. Un progetto che nasce dall’ascolto delle esigenze che ci sono state manifestate proprio dalle famiglie. A questa proposta stiamo lavorando da tempo, dopo aver ottenuto, nella scorsa manovra, il potenziamento dei fondi per la famiglia. Credo che il governo debba investire risorse ed energie per la natalità, i dati Istat di questi giorni dimostrano la necessità e l’urgenza di un’azione incisiva».
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Lorenzetto Stefano 
Titolo: Intervista ad Antonino Maggiore – Dal 2020 scontrini trasformati in lotteria: così si sfida l’evasione
Tema: Intervista ad Antonino Maggiore

Non sarebbe più semplice se per ogni spesa fornissimo il codice fiscale e ottenessimo così una detrazione? «Dal 1° luglio – spiega Antonio Maggiore, generale della Gdf che dirige l’Agenzia delle Entrate – saranno collegati per via telematica all’Agenzia delle entrate i registratori di cassa di chi ha un giro d’affari oltre i 400.000 euro annui. Dal 2020 sarà così per tutti i dettaglianti. Conosceremo gli incassi in tempo reale». Insisto: pochi chiedono la fattura all’idraulico se non possono detrarla dal Modello unico. Preferiscono lo sconto. «È un’idea. Ma deve valutarla la politica. Studi compiuti 15 anni fa dimostrano che se da una parte emetti e dall’altra detrai totalmente diventa una somma algebrica dall’effetto neutro». Che altro sta escogitando l’Agenzia? «Una lotteria. Partirà nel gennaio 2020. La gestiremo noi con l’Agenzia delle dogane. Per gli scontrini sopra 1 euro basterà fornire il codice fiscale e si parteciperà a un’estrazione con premi allettanti. Puntiamo sul conflitto d’interessi e sulla passione degli italiani per l’alea».
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Societa’, istituzioni, esteri

Testata:  Stampa 
Autore:  Zatterin Marco 
Titolo: Intervista a Giuseppe Conte – Conte: sulla Von der Leyen Lega e 5S non pongano veti – “Per essere forti nell’Ue i nostri eurodeputati valutino di dare il voto alla Von der Leyen”
Tema: Intervista a Giuseppe Conte

A Vladimir Putin ha chiesto un segno, lo ha invitato «a compiere passi utili a restaurare un clima di reciproca fiducia», così da andare oltre un regime di sanzioni per il quale, al momento, «non vede alternativa». È un leader «con idee chiare e risolute, consapevole del ruolo che il suo Paese ricopre nello scacchiere mondiale», assicura Giuseppe Conte all’indomani del vertice col presidente russo, certo che l’Italia abbia titolo a un ruolo di mediatore su molti fronti, a partire da quello libico. Qui c’è l’incognita della stabilità mediterranea e delle migrazioni. «Occorrono soluzioni condivise», avverte il presidente del Consiglio guardando ai partner di Bruxelles e pronto a concedere che «intercettare barche di modeste dimensioni è più difficile». Serve dunque l’Europa per affrontare le migrazioni, dice chiaramente. E occorre che l’Italia si aggiudichi un ruolo di riguardo nell’Unione, con un commissario forte. Un obiettivo, confessa con un giro di parole, che sarebbe certamente facilitato se i parlamentari grillini e leghisti a Strasburgo votassero per Ursula Von der Leyen, la presidente della Commissione uscita da un’intesa che l’uomo di Palazzo Chigi rivendica pienamente. Un atteggiamento troppo sovranista, se ne deduce, potrebbe far saltare il pacchetto intero e anche le chance italiane di ottenere la poltrona pesante che il Paese merita.
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Testata:  Stampa 
Autore:  Ottaviani Marta 
Titolo: Il tramonto di Tsipras: per i greci è un traditore
Tema: Grecia

Quattro anni fa lo acclamavano come giovane, nuova promessa della politica greca, capace di spezzare i meccanismi di Bruxelles e liberare il Paese dall’austerity. Oggi, non vedono l’ora di mandarlo a casa. Il nuovo, che doveva sostituire la vecchia politica e si è comportato allo stesso modo, se non peggio. È un sentimento più di disillusione che di rabbia quello che accompagna la parabola discendente del premier Alexis Tsipras alla vigilia delle elezioni e a quattro anni da quel referendum sugli aiuti dalla Ue, che aveva fatto tremare Bruxelles e segnò l’apogeo del suo potere, ma anche l’inizio del suo declino. Oggi, a 24 ore dall’apertura delle urne, i sondaggi lo danno in netto svantaggio, da 8 a 14 punti rispetto al leader di Nea Dimokratia (centrodestra), Kyriakos Mitsotakis, esponente per eccellenza della «vecchia politica» greca. Figlio di un ex primo ministro e fratello di un ex ministro degli Esteri, l’ex banchiere ha portato avanti una campagna elettorale basata su riforme e speranza di un futuro più prospero, mentre in casa Syriza, il partito dell’attuale premier, si attaccano ancora le politiche della Ue, dopo averle ampiamente accettate.
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Testata:  Messaggero 
Autore:  Allegri Michela – Conti Marco 
Titolo: Il governo della Libia fa dietrofront «Non chiuderemo i campi-profughi»
Tema: Libia

La convinzione è che l’annuncio della chiusura dei centri di detenzione e il rilascio di circa settemila migranti in Libia fosse una mossa del governo di unità nazionale per ottenere sostegno. E che le parole del ministro dell’Interno, Fathi Bashagha, fossero una sorta di pressing, in particolare all’Italia. Anche perché arrivano non solo dopo il massacro a Tajoura, ma anche a pochi giorni di distanza da un incontro a Milano tra il vicepremier Matteo Salvini e il premier libico Fayez al-Sarraj. D’altra parte non è la prima volta che Tripoli annuncia e minaccia il rilascio dei migranti raccolti nei centri al confine con il deserto. Un anno fa fu lo stesso Serraj ad annunciare il possibile esodo di ben ottocentomila migranti. Stavolta sarebbero molti meno, ma molto simile è il motivo che spinge il governo libico alla minaccia. Serraj ha infatti bisogno di motovedette, visto che molte vengono impiegate in operazioni di guerra. Ad intervenire sulla faccenda anche l’ambasciatore libico a Roma, Omar Tarhuni, secondo il quale non ci sono dichiarazioni ufficiali sulla chiusura dei campi, anche se è vero che il governo libico chiede aiuti all’Italia «per i rimpatri nei paesi di origine».
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Livini Ettore 
Titolo: Grecia, la vendetta di Varoufakis e lo psicodramma della sinistra
Tema: Grecia

La sfida tra Alexis Tsipras e Kyriakos Mitsotakis non è l’unico scontro titanico che deciderà le elezioni di domani in Grecia. Il copione del voto mette in cartellone un’altra succosissima tragedia politica: lo scontro finale tra il premier e Yanis Varoufakis, i due maschi alfa della sinistra ellenica. Ex amici finiti oggi agli stracci, in un’escalation di accuse reciproche che rischia di tracimare nelle urne, regalando al centrodestra di Nea Demokratia (Nd) — un classico degli psicodrammi progressisti — il futuro del Paese. Motivo? Mera 25, il partito del vulcanico ex ministro delle Finanze potrebbe rubare a Syriza i voti “utili” necessari a completare l’improbabile rimonta su Nd. A girare il coltello nella piaga è arrivato nel pomeriggio il tweet al curaro del leader di Mera 25 che sintetizza in 280 caratteri la genesi di questa sfida all’Ok Corral: «Esattamente quattro anni fa ha cinguettato Varoufakis — il 61% dei greci ha detto “no” all’austerità in un referendum, salvo essere traditi il giorno dopo da Tsipras. Da domenica il “no” tornerà a essere rappresentato in Parlamento». Sottinteso, da lui.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Olimpio Guido 
Titolo: Blitz contro la petroliera iraniana Ora Teheran minaccia Londra
Tema: Blitz contro petroliera iraniana

Sabotaggi, assalti, minacce. E in mezzo c’è l’Iran insieme ai suoi avversari. Giovedì con un’azione volutamente spettacolare un team di marines britannici si è calato sulla petroliera Grace 1, piena di greggio iraniano destinato alla Siria. Operazione al largo di Gibilterra per far rispettare — è la spiegazione — l’embargo petrolifero adottato contro Damasco. I militari si sono mossi con gli elicotteri e unità d’appoggio intercettando la nave proveniente dal porto di Kharg. L’unità, temendo i controlli lungo il canale di Suez, ha intrapreso un lungo viaggio circumnavigando l’Africa, ma l’intelligence la stava «filando» e quando è arrivata nei pressi dello Stretto è stata bloccata. A bordo, oltre al prezioso carico, 28 marinai di nazionalità indiana, pachistana e ucraina. Un colpo di mano che non poteva non suscitare reazioni. Da Teheran, Mohsen Rezai, già comandante dei pasdaran, ha ammonito Londra: è un atto illegale, se la petroliera non sarà rilasciata al più presto è nostro dovere catturarne una britannica. Nel contempo il ministero degli Esteri ha convocato l’ambasciatore di Sua Maestà per esprimere tutta la sua ferma condanna.
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Testata:  Messaggero 
Autore:  Pompetti Flavio 
Titolo: Iran-Usa, guerra di nervi Teheran: «Si rischia un bagno di sangue»
Tema: Iran-Usa

I venti di una possibile guerra tornano ad addensarsi intorno all’Iran. Il principale nemico del paese arabo: gli Stati Uniti, hanno chiesto ieri la convocazione di un vertice straordinario dell’Aiea, l’organizzazione con sede a Vienna che sovraintende allo sviluppo pacifico della tecnologia nucleare. Gli Usa chiedono di certificare che l’Iran, così come annunciato dallo stesso capo di stato Hassan Rouhani, ha effettivamente superato i limiti di arricchimento di uranio stabiliti dal testo dell’accordo che si era impegnata a rispettare nel 2015. Il riconoscimento da parte dell’agenzia potrebbe fornire all’amministrazione Trump il pretesto formale per un attacco militare che era stato già deciso due settimane fa, e che il presidente degli Usa ha sospeso a dieci minuti dall’inizio delle operazioni. Gli stessi dirigenti iraniani sono ben coscienti della gravità della situazione. L’ayatollah Mohammad Ali Movahedi Kermani che ha guidato la preghiera del venerdì a Teheran, ha detto rivolgendosi agli Stati Uniti dal pulpito della moschea: «Se volete attaccarci fatelo pure, ma trasformerete in rosso il blu del Golfo Persico». Il suo discorso lascia tuttavia aperta la porta ad un negoziato: «Non vogliamo l’atomica – ha detto – non ne abbiamo bisogno e sarebbe uno sviluppo contrario ai nostri testi sacri».
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Bozza Claudio 
Titolo: Salvini sonda Slovenia e Croazia Poi frena: il muro ultima ipotesi
Tema: Immigrazione

Più che una brusca frenata è una virata, netta, dettata dalla realpolitik. Decine di telecamere sono puntate su Matteo Salvini, perché tutti si attendono l’affondo per la costruzione di un «muro» antimigranti al confine con la Slovenia, evocato e rilanciato per giorni dal governatore leghista del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Invece il ministro dell’Interno, mentre nel Mediterraneo si sta giocando l’ennesimo braccio di ferro, stavolta getta acqua sul fuoco. Anche perché, poco prima di parlare ai giornalisti, il ministro ha appena riattaccato il telefono con Bostjan Poklukar e Davor Bozinovi, i suoi omologhi di Slovenia e Croazia. Con entrambi viene deciso di rafforzare la collaborazione, con pattugliamenti congiunti ai confini. Un confronto in un «clima buono», filtra dal Viminale, inutile quindi inasprirlo evocando muri. E così Salvini, già impegnato in una complicatissima partita «via mare», sceglie di non aprire un ulteriore fronte «via terra».
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Testata:  Stampa 
Autore:  Stabile Giordano 
Titolo: Sudan, la rivolta dei civili piega i militari
Tema: Sudan

Ha vinto un popolo a mani nude, che si è fatto scudo soltanto del proprio coraggio, contro un potere armato fino ai denti, disposto a usare la forza più brutale. La primavera del Sudan è arrivata nel pieno dell’estate, mentre Khartoum osserva ansiosa le prime nubi che apriranno la stagione delle piogge e porteranno refrigerio. Ma il sollievo ora è ben più grande. La gente si guarda incredula e si abbraccia, mentre i cori «madanìa, madanìa», governo civile, continuano ma non sono più di rabbia, sono di vittoria, e un fiume di gente, grande come il Nilo, invade le strade per danzare fino a notte. La giunta militare, in sella dopo la caduta del dittatore Omar al-Bashir, ha ceduto. Fra 21 mesi, in base all’accordo raggiunto con la mediazione di Unione africana ed Ue, la guida del Paese passerà ai civili. Sarà una transizione lunga e laboriosa, 33 mesi in tutto, ma il risultato è raggiunto.
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