Cresce il partito contrario al voto. Grillo torna in campo: “No al voto, fermiamo i nuovi barbari”.
– Renzi apre a un nuovo accordo per un governo istituzionale. “Folle andare subito al voto”.
– A rischio il piano contro il rialzo dell’Iva: un costo di 1200 euro a famiglia in 2 anni.
– Epstein, il miliardario molestatore suicida in cella a New York.
PRIMO PIANO
Politica interna
Testata: Corriere della Sera
Autore: Guerzoni Monica
Titolo: Il retroscena – Cresce il partito contrario al voto – Pd, M5S e Forza Italia: le mosse anti urne Spunta il lodo Grasso
Tema: Crisi di governo
Lo chiamano governicchio, accrocchio, governo balneare. Da sinistra si allargano, fino a intonare il coro della «salvezza nazionale», un esecutivo che fermi l’onda del consenso cavalcata da Matteo Salvini. E persino i più istituzionali, che evocano formule antiche come il governo del presidente, di transizione, di scopo, o elettorale, non ci punterebbero sopra cento euro. Eppure, tale è la paura di Salvini (e delle urne), che tutti ne parlano, tutti ci provano, tutti telefonano a tutti. La crisi ha aggrovigliato un incredibile intreccio di trame e contatti, avvicinando leader e anche semplici peones, che fino a ieri si insultavano da barricate opposte. Tranne la Lega e Fratelli d’Italia, la girandola di avances e tentativi, anche azzardati, coinvolge tutte le forze politiche.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Galluzzo Marco
Titolo: Conte prepara il j’accuse a Salvini
Tema: Crisi di governo
Potrebbe non essere più un esponente della Lega il Commissario europeo che Giuseppe Conte dovrebbe indicare entro fine mese ai vertici della nuova Commissione. Non è un automatismo della rottura politica con Matteo Salvini, ma il capo del governo starebbe pensando ad una figura terza, magari un accademico, o una figura esterna alla politica, autorevole, certamente non di sinistra, ma non per forza leghista. È una delle prime possibili conseguenze della crisi di governo e delle scelte del leader della Lega. Attualmente le comunicazioni fra il premier e Salvini sono interrotte e la scelta di Conte potrebbe, secondo fonti di Palazzo Chigi, essere più che plausibile.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: D.Gor.
Titolo: Zingaretti dice no a «inciuci» La linea: non perdere tempo
Tema: Crisi di governo
La tregua apparente nel Pd è durata ben poco e, già al secondo giorno della crisi di governo sollecitata da Matteo Salvini, si torna allo scontro fm la linea di Nicola Zingaretti e quella dei renziani. Il segretario ribadisce che ormai non ci sono alternative alle urne e «noi siamo pronti». Lo ha ripetuto anche la sua vice Paola De Micheli: «Non esistono le condizioni politiche per un altro governo, almeno con il Pd: è quanto approvato all’unanimità dalla direzione nazionale 15 giorni fa. La manovra che ci aspetta, con i 23 miliardi per l’Iva, deve essere fatta dopo un chiaro mandato popolare». Dall’altro versante, invece, si frena sulle elezioni facendo leva sulla responsabilità economico-finanziaria verso il Paese e sulle scadenze con l’Europa. Per dirla con Dario Nardella, sindaco di Firenze, «il voto ravvicinato può essere un problema molto serio perché apre una situazione molto incerta a ridosso della legge di Stabilità. Quello di cui ha bisogno ora l’Italia sono certezze e stabilità». Cioè, tradotto dal politichese, un governo di transizione: e ben venga chi ci sta. Poco importa che in passato i renziani siano stati i principali oppositori ad alleanze con i 5 Stelle.
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Testata: Repubblica
Autore: Cuzzocrea Annalisa
Titolo: C’eravamo tanto odiati – Grillo ai 5S “Niente voto Fermiamo i barbari”
Tema: Crisi di governo
Torna Beppe Grillo: «Mi eleverò per salvare l’Italia dai nuovi barbari». Si fa sentire Roberto Fico: «I presidenti di Camera e Senato convocano le Camere. Solo il presidente della Repubblica può scioglierle. È la nostra Costituzione, il nostro vivere democratico». Rincara Luigi Di Maio: «II vero cambiamento è il taglio dei parlamentari. Le vere elezioni si fanno con 345 poltrone in meno». II che significa, calendario alla mano, non farle prima di molti mesi. II Movimento 5 stelle non renderà le cose facili al leader della Lega. Non intende concedergli il voto il prima possibile. Gli serve tempo, e se lo prende. «Se la gente vedesse le cose per come sono — scrive Grillo in un post che sconvolge la giornata politica — capirebbe che quella di Salvini è una fuga. Scappa dagli impegni che ha preso. Sta scappando dal governo e dagli italiani remando nel lago del loro risentimento». II fondatore torna, per dire al suo Movimento che la missione numero uno non è essere biodegradabili, non è «fare i kamikaze scambiando la coerenza per rigidità».
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Testata: Repubblica
Autore: Vecchio Concetto
Titolo: Domani si decide la data delle sfiducie a Salvini e Conte. Sarà dopo Ferragosto
Tema: Crisi di governo
Cosa succederà nei prossimi giorni? Qual è il percorso della crisi? Vediamo. Domani alle 16 al Senato si riuniscono i sette capigruppo di M5S, Lega, Pd, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Misto e Autonomie. Devono decidere la data della discussione in aula della mozione di sfiducia al premier Conte presentata dalla Lega. In teoria il Senato si potrebbe convocare subito, martedì 13, come di fatto pretende Salvini, ma in pratica l’orientamento è di discutere la mozione tra il 19 e il 21 agosto. M5S (107), Pd (51) e Misto (15) hanno i numeri per imporre la loro data, nella settimana dopo Ferragosto. Anche perché i senatori vanno convocati a domicilio, con un telegramma, e i più sono in vacanza, o all’estero. Domani si gioca anche un’altra partita: il Pd cercherà di calendarizzare, prima della sfiducia a Conte, la propria mozione di sfiducia a Salvini, per fare cadere il titolare del Viminale, con i voti MSS.
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Testata: Stampa
Autore: La Mattina Amedeo
Titolo: Salvini pronto a lasciare il Viminale “Mi fido ciecamente di Mattarella”
Tema: Crisi di governo
La prima cosa che Matteo Salvini fa appena esce dall’hotel “Covo dei saraceni” è scendere nella spiaggia di Polignano. Va giù nel piccolo fiordo di Lama Monachile seguito dai leghisti pugliesi Nuccio Altieri e Anna Rita Tateo. La spiaggia è piena di turisti. Se rappresentassero uno spaccato dell’elettorato italiano, è interessante osservare la loro reazione di fronte alla presenza della star del momento: una robusta minoranza si infastidisce («viene a scocciare pure qui»), due ragazze, che Salvini definisce «zecche comuniste», cominciano a cantare `Bella ciao”; la maggioranza, si precipita a fare selfie con lui. C’è il tempo di chiedergli se riuscirà a ottenere il dibattito parlamentare prima di Ferragosto e il voto tra due mesi. «Non dipende da me». Continua a temere l’attivismo degli «inciucioni» e cita Renzi, Franceschini e Fico. «Ci provano disperatamente. Sento Grillo e inorridisco, ma sono tranquillo perché mi pare difficile costruire un accrocchio tra persone che se ne sono dette di tutti i colori. Sarebbe una roba ridicola. Vediamo cosa riescono a mettere insieme».
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Onida Valerio
Titolo: L’analisi – Un governo per il voto – Un esecutivo neutrale per andare alle urne
Tema: Crisi del governo
La crisi di governo che sta per aprirsi si presenta con dei connotati in parte inediti. Non nasce infatti semplicemente, come in occasioni del passato, a causa del distacco di una delle forze politiche della maggioranza dall’accordo di governo, e nemmeno perché è stato approvato in Parlamento un provvedimento non condiviso da una parte del Governo. La vicenda delle mozioni sulla Tav poteva non essere di per sé decisiva, se uno dei partiti di governo avesse semplicemente accettato (e così in fondo è stato per il M5s) un voto parlamentare in cui prevalesse una delle due posizioni espresse dal partiti al governo. In regime parlamentare è possibile, anche se non frequente, che su singoli temi, che si accetta non facciano parte del programma di governo, si manifestino maggioranze diverse da quella che sostiene l’esecutivo. Ciò che di singolare ha questa crisi è piuttosto il fatto che essa nasce da dissensi e scontri fra le due forze della maggioranza persino più aspri di quelli che caratterizzano la dialettica fra maggioranza e opposizioni. In ogni modo, è una crisi, quella attuale, che non sembra poter avere altro sbocco se non le elezioni.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: de Bortoli Ferruccio
Titolo: La sabbia gettata negli occhi – La sabbia negli occhi
Tema: Crisi di governo
L’ipotesi di elezioni anticipate non è scontata. Salvini insiste: la parola agli italiani. Forse il leader della Lega, nella bulimica voglia di potere, ha sottovalutato qualche effetto collaterale della sua clamorosa rottura balneare. Se si dovesse andare al voto autunnale — per la prima volta nella storia repubblicana e nel periodo nel quale si discute della legge di Bilancio — è probabile che assisteremmo a una campagna elettorale del tutto particolare. Non che in altre occasioni il confronto tra i partiti sui dati reali del Paese abbia prevalso sullo spaccio delle emozioni, lo scambio delle accuse, l’effetto stupefacente delle promesse irrealizzabili. È sempre successo così, accadrebbe anche questa volta. Ma con una piccola differenza. Ci sarebbe un vincitore annunciato. Non una coalizione, almeno per il momento. Una persona sola. Mai accaduto. Già questo aspetto dovrebbe sollevare qualche inquietante interrogativo e portare a un’analisi più realistica e di buon senso da parte degli altri attori della scena politica. Ma facciamo l’ipotesi che si vada al voto. Gli impegni che Salvini prenderebbe, nelle prossime settimane, «di fronte al popolo italiano» come piace a lui (e non restando ministro dell’Interno!) costituirebbero una sorta di «contratto personale». Non potrebbe più dire, una volta a Palazzo Chigi — sempre che i sondaggi oggi generosi si trasformino in voti reali — di non essere in grado di attuare questa o quella parte del programma per colpa degli alleati.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Franco Massimo
Titolo: Il commento – L’ora delle regole dopo il blitz – Il leader leghista ha sottovalutato le reazioni alla sua mossa
Tema: Crisi di governo
L’istinto di onnipotenza di Salvini comincia a fare i conti con la Costituzione e il Parlamento. Il suo blitz teso a portare l’Italia alle elezioni anticipate sta riuscendo, ma solo in parte. Sancire unilateralmente la fine della maggioranza con il Movimento 5 Stelle potrebbe condurre quasi per forza di inerzia alle urne. Eppure l’esito è incerto. La Lega, nella sua corsa affannosa verso il voto, addita e pretende il traguardo vicinissimo; il Parlamento, nel quale per ora ha solo il 17% dei voti, invece, lo osserva col cannocchiale rovesciato: più lontano, forse non a portata di ottobre. D’altronde, lo strappo leghista costituisce una forzatura che ha fatto scivolare in secondo piano l’interesse nazionale, privilegiando solo i calcoli elettorali di un partito sicuro di avere il vento in poppa e di doverlo sfruttare subito. II Carroccio sembra avere sottovalutato l’allarme che il suo diktat sta provocando, e non solo in Italia, per la forte componente estremistica e antieuropea che sprigiona. Esistono impegni finanziari e scadenze di governo da rispettare, e vincoli che non possono essere scansati solo per permettere la «presa del potere» salviniana dai contorni di una guerra-lampo sulla pelle dell’Italia.
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Testata: Repubblica
Autore: Scalfari Eugenio
Titolo: L’editoriale – La bella e fragile democrazia contro il sovranista – La bella democrazia contro il sovranista
Tema: Crisi di governo
Siamo tutti molto interessati, noi italiani, alle decisioni prese da Matteo Salvini: vuole far saltare il governo attuale, mettere tutte le altre forze politiche nel massimo imbarazzo di fronte alle sue iniziative, avviare lo scioglimento delle Camere e prepararsi alle elezioni che secondo lui vincerà. Se questi progetti andassero tutti a buon fine, il risultato sarebbe una posizione del tutto nuova nel nostro Paese: Salvini ne diventerebbe il dittatore. Questo è da tempo il suo progetto ma diventare dittatore in un Paese che ha antiche istituzioni democratiche non è cosa facilmente accettabile dalla pubblica opinione, perfino da quella che segue con simpatia e fiducia le iniziative di Salvini.
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Testata: Espresso
Autore: Gilioli Alessandro
Titolo: Giù la testa – Cinque stelle così sono finiti. A destra
Tema: Crisi di governo
Certo: se sei anni fa volevano Gino Strada al Quirinale e ora votano i peggiori decreti di Salvini, qualcosa dev’essere cambiato, nel Movimento 5 Stelle. E di tradimento valoriale parlano in molti, soprattutto tra gli elettori grillini che provengono da sinistra. “Tradimento” per via dell’appiattimento governativo sull’estrema destra della Lega, ma anche per altro: come i voltafaccia su Tav, Tap e “mandato zero”, fino all’uno-vale-uno orizzontale e assembleare trasformatosi in una linea di comando super verticale, con un capo politico in chiaro (Di Maio) e un altro criptato (Davide Casaleggio). .
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Testata: Repubblica
Autore: Messina Sebastiano
Titolo: Il commento – L’ennesimo doppio salto mortale – Il ritorno di Grillo e quell’abbraccio ai nemici dem
Tema: Crisi di governo
Uscendo dalla vetrina dei busti di marmo nel quale l’avevano chiuso Di Maio e Casaleggio, Beppe Grillo è tomato a sorpresa sul palcoscenico dei cinquestelle per annunciare che la Compagnia del Movimento vara uno spettacolo con un numero inedito, un doppio salto mortale all’indietro per atterrare sulla scivolosissima pedana di un’alleanza con il nemico di sempre, il Pd. E pazienza se viene sacrificata la coerenza, antico valore che ora è diventato disprezzabile («la coerenza dello scarafaggio» la chiama lui) ma il fine che giustifica il mezzo è un «governo della Repubblica» che eviti la fine della legislatura, la vittoria di Salvini e la decimazione del battaglione grillino nel Palazzo. La tribuna è quella di sempre, il blog di Grillo.
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Testata: Repubblica
Autore: Veltroni Walter
Titolo: Un’alternativa di valori per battere la destra estrema – Cinque idee per evitare il rischio Weimar
Tema: Crisi di governo
Caro direttore, uso le parole. Furono le parole, quando ero ragazzo, a farmi innamorare della politica. Le parole con le quali Pavese descriveva la Resistenza, quelle di Giovanni XXIII che trasmettevano amore e compassione verso i deboli, quelle scritte dai martiri antifascisti, muratori o professori, che si rivolgevano alla moglie o alla mamma la notte prima di morire per la libertà degli altri, non la propria. Le parole dei pensatori che sottolineavo sui libri o quelle dei leader politici della mia formazione che ascoltavo, quando c’erano le bandiere. Parole, il motore delle emozioni private e civili. Parole, lo strumento delle grandi passioni politiche e umane. Uso le parole per parlare oggi a chi rappresenta, in parlamento e nella politica, tutte le persone che condividono i medesimi nostri valori, grandi e essenziali. Quei valori hanno cambiato il mondo. Hanno spezzato catene, difeso diritti fondamentali, conquistato libertà. Noi, che abbiamo inseguito la realistica utopia di una società aperta e fondata sulla libertà degli umani, abbiamo cambiato il mondo. Ora il mondo, come è capitato talvolta nella storia, sta rimettendo le vecchie armature, si sta attrezzando per un nuovo tempo di intolleranza.
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Testata: Stampa
Autore: Molinari Maurizio
Titolo: Populismo atto secondo
Tema: Crisi di governo
La crisi del governo gialloverde segna l’inizio del secondo atto del populismo italiano perché è una resa dei conti fra i suoi protagonisti: c’è un partito divenuto più forte, la Lega, che ne ha abbastanza dell’alleato, i Cinquestelle, sente di poterlo liquidare e rivendica per sé la guida del Paese. Trattandosi di forze politiche espressione della protesta lo scontro è frontale, duro. E’ una dinamica che Steve Bannon, teorico della protesta americana che ha eletto Trump nel 2016, aveva previsto quando all’indomani della nascita della coalizione gialloverde disse: «Governeranno assieme ma Salvini è il vero leader, perché Di Maio assomiglia a Macron».
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Testata: Giornale
Autore: Sallusti Alessandro
Titolo: Prove di inciucio
Tema: Crisi di governo
Sono le ore dei tatticismi, degli abboccamenti e dei tranelli. In teoria questa legislatura ha la possibilità di sopravvivere alla caduta del governo Conte. Ognuno pensa per sé, a non rimanere invischiato nella ragnatela stesa dagli avversari e dai regolamenti parlamentari che se ben utilizzati possono spostare l’ago della bilancia – voto subito o nuovo governo di solidarietà nazionale – da una parte o dall’altra, attraverso alleanze anomale in base al vecchio principio che «il nemico del mio nemico è mio amico». Serve al più presto un punto fermo di chiarezza da cui far discendere atti conseguenti. Per quello che interessa a noi il punto non può che essere il seguente: Matteo Salvini vuole andare alle elezioni da solo, come capo della Lega, oppure alla testa di una coalizione che comprende Forza Italia e Fratelli d’Italia? In altri termini: in caso di vittoria elettorale (cosa molto probabile) intende governare con il vecchio centrodestra o avventurarsi in qualche nuovo «contratto» a suo assoluto piacimento?
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Meli Maria_Teresa
Titolo: «Un governo istituzionale e taglio dei parlamentari» –
«Folle votare subito Governo istituzionale, taglio dei parlamentari e poi il referendum»
Tema: Intervista a Matteo Renzi – Crisi di governo
Folle votare subito, serve un governo istituzionale, quindi il taglio dei parlamentari e poi il referendum. Così, al Corriere, Matteo Renzi. Che aggiunge: «La priorità è evitare l’aumento dell’Iva II Pd? C’è chi vuole le urne per eliminare i renziani. Dei dem non parlo, nelle ultime settimane sono stato attaccato più volte. Se la prendono con il Matteo sbagliato».
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Cremonesi Marco
Titolo: Salvini: cercano l’accrocchio, io del Colle mi fido ciecamente
Tema: Intervista a Matteo Salvini – Crisi di governo
«Di Mattarella io mi fido ciecamente». Matteo Salvini lo dice con convinzione e senza un filo di ironia: «Il presidente ha sempre dimostrato di essere una persona perbene». A dispetto delle molte dietrologie che circolano tra i suoi sostenitori, il vicepremier è assolutamente diritto in quello che dice. Di buon mattino, ha appena fatto colazione nello spettacolare hotel Covo dei Saraceni, a Polignano a Mare, e inizia l’ennesima giornata del suo Beach tour con crisi politica tra baci, gli abbracci e la commozione vera dei bagnanti folgorati dalla sua apparizione. Anche se in serata, a Soverato, la polizia deve fronteggiare un folto gruppo di contestatori (spunta anche una bandiera M5S) che disturba il comizio. Ma, appunto, la crisi incombe e lui non ha dubbi sull’arbitro. Il ministro dell’Interno non pare perturbato nemmeno dall’eventualità di non potere, da candidato premier, condurre il Paese a elezioni da responsabile del Viminale: «Se si può, bene. Se non si può, meglio: avrò un po’ più di tempo».
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Testata: Repubblica
Autore: Ciriaco Tommaso
Titolo: Salvini: “Un patto tra Pd e 5S è da disperati, Mattarella li fermi” –
Salvini “Un governo tra Renzi e 5S è roba da disperati Mattarella li fermi”
Tema: Intervista a Matteo Salvini – Crisi di governo
II ribaltone rischia di sorprenderlo in bermuda e infradito. «Guardi che non sarebbe un “trappolone” per me, ma per gli italiani. Pensate un po’ voi, Renzi e Di Maio assieme… il governo dei disperati». Roberto Fico dice che sulla data del voto decide Mattarella. Lei spera che sia il Presidente della Repubblica a garantirle le elezioni? «Tutti hanno sempre ripetuto che dopo questo governo c’erano solo le elezioni. Quindi spero che il Presidente Mattarella senta la sensibilità del Paese. Un governo con Renzi e Di Maio non la ascolterebbe, questa sensibilità». Ma siamo in una Repubblica parlamentare, ministro. Sarebbe costituzionalmente legittimo. «In democrazia tutto è legittimo. Tra l’altro un governo tra Pd e Cinquestelle non sarebbe certo una fregatura perla Lega, anzi. Noi però sette ministeri li abbiamo sacrificati perché ci siamo resi conto che al Paese serviva concludere con l’attuale governo».
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Testata: Repubblica
Autore: Rodari Paolo
Titolo: Bagnasco: “La crisi preoccupa Basta simboli religiosi in politica”
Tema: Intervista ad Angelo Bagnasco – Crisi di governo
Dice che i criten per valutare una buona politica migratoria sono tre, «ricevere, accompagnare, integrare». E che anche se molti cattolici votano Lega, è soltanto qui che essi possono trovare «un chiaro orientamento». Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e capo dei vescovi europei, parla con Repubblica della particolare situazione che sta attraversando l’Italia, esprime “preoccupazione” per la crisi di governo che si augura si superi «il più velocemente possibile». Insieme, invita a prestare attenzione ai rischi di sovranismi e populismi: «Quel suffisso ‘-ismi’ non fa mai bene», dice. E ancora invita i politici a non abusare dei simboli religiosi perché «esprimono quanto è di più prezioso al mondo interiore delle persone e delle comunità: sono da guardare sempre con venerazione e in modo appropriato».
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Testata: Avvenire
Autore: D’Angelo Roberta
Titolo: «Sentiamo cosa dice Mattarella Viene prima il bene del Paese»
Tema: Intervista a Graziano Delrio – Crisi di governo
Il Pd ha ben chiaro che «siamo ancora in una Repubblica parlamentare dove i poteri sono distribuiti. Non facciamo tutte le parti in commedia come Salvini, ma ci affidiamo con piena fiducia al presidente della Repubblica, che ha il compito di dare tempi e modi per una riflessione». Il capogruppo dem alla Camera Graziano Delrio è tomato inevitabilmente al lavoro. Conosce bene l’iter delle crisi e preferisce attendere l’incontro con Sergio Mattarella prima di prospettarne gli esiti. E però non nega la necessità di non lasciare il Paese nel pantano. Quindi sarebbe disposto a fare un accordo con Grillo, che chiede un governo di scopo? lasciamo perdere Grillo. Tutte le forze politiche devono pensare al bene degli italiani e non al proprio tornaconto.
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Economia e finanza
Autore: Longo Morya
Titolo: Tesoro a caccia di 125 miliardi Pesa il rischio di crisi e spread –
Nel 2019 servono 125 miliardi Sui conti l’ipoteca dello spread
Tema: Conti pubblici
Centoventicinque miliardi di euro. Mentre lo spread tra BTp e Bund s’impenna, i tassi d’interesse salgono, l’incertezza politica va alle stelle, questa sarà la missione del ministero dell’Economia: raccogliere da qui alla fine dell’anno – secondo le stime di Chiara Manenti dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo – qualcosa come 125 miliardi di euro (lordi) attraverso l’emissione di titoli di Stato a breve, medio e lungo termine. Per fortuna il buon umore che ha accompagnato l’Italia sui mercati negli ultimi mesi ha permesso al Paese di raccogliere già, da gennaio a oggi, 284 miliardi. Per fortuna questo ha consentito al Paese di finanziare il suo fabbisogno e di avere in cassa, nel Conto di disponibilità del Tesoro, qualcosa come 78 miliardi di euro. Ma il fieno già messo in cascina non basta: i prossimi mesi saranno comunque impegnativi per un Paese super-indebitato che sui mercati finanziari deve continuamente attingere alla linfa per vivere e onorare le scadenze. Solo a settembre scadono BoT e BTp per 56 miliardi. Questi numeri non hanno nulla di strano per l’Italia. Tutti gli anni il Paese si trova a rifinanziare una quota così grande di debito pubblico. Tutti gli anni concentra le emissioni di titoli di Stato su alcuni mesi, scaricando poi quello di dicembre. Ma quest’anno – come già accaduto altre volte in passato – il rischio è che il Tesoro si possa trovare a gestire la normalità in una situazione anormale sui mercati
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Testata: Repubblica
Autore: Puledda Vittoria
Titolo: Quanto ci costa la crisi
Tema: Conti pubblici
Finanza da una parte (spread e Borsa), economia reale (rischio aumento dell’Iva) dall’altra. In mezzo, i bilanci delle famiglie, che rischiano di essere messi a dura prova dalle conseguenze della crisi di governo. Solo sul fronte dell’Iva, se non si riuscisse ad evitare il rialzo delle aliquote, ci sarebbero 23 miliardi aggiuntivi sulle spalle dei consumatori nel 2020 e 28 nel 2021. II Codacons ha calcolato che tra aumento Iva e rincaro delle accise il conto medio per una famiglia sarebbe di 1.200 euro nel biennio. L’assaggio di quanto potrebbe ancora succedere sui mercati si è avuto venerdì: lo spread, il differenziale dei titoli di Stato italiani rispetto a quelli tedeschi, è salito di circa 30 punti base, sfiorando quota 240. Se questo livello si dovesse consolidare, in un anno si pagherebbero 1,2 miliardi di interessi aggiuntivi sul debito pubblico. Se invece lo spread si alzasse stabilmente di 100 punti base, l’aggravio per le finanze pubbliche sarebbe di 4,2 miliardi per il primo anno, di 9 miliardi per il secondo e poi a salire, fino ad arrivare a regime dopo 7 anni (la durata media del debito italiano).
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Testata: Messaggero
Autore: Cisnetto Enrico
Titolo: Miseria e Nobiltà – Siamo vicini alla recessione, ma i dazi e la frenata tedesca non siano un alibi
Tema: Cnti pubblici
La locomotiva tedesca, frenata da una produzione industriale stagnante, si sta fermando? Sicuro. L’Europa, dopo aver già rallentato, rischia a sua volta di arrestare la propria crescita? Molto probabile. L’economia mondiale potrebbe finire in recessione per il combinato disposto tra gli effetti della guerra commerciale tra Usa e Cina e le difficoltà europee, accentuate dalla vicenda senza fine della Brexit? Possibile. Tutto questo comporterà pesanti conseguenze per l’Italia? Ovviamente. Ma attenzione a non confondere le cause con le concause, e dunque a non prestare facili alibi a chi ha la responsabilità della nostra politica economica. L’Italia è a crescita zero – dunque è messa ben peggio dell’economia continentale, Germania compresa – per problemi suoi, strutturali, che sono stati lasciati marcire.
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Testata: Repubblica
Autore: Manacorda Francesco
Titolo: Il retroscena – E il piano di Tria per fermare l’Iva adesso è a rischio
Tema: Manovra
«Noi siamo pronti e tranquilli». Al ministero dell’Economia è un fine settimana di pausa, ma non certo di relax. Il ministro Giovanni Tria e i suoi più stretti collaboratori sono al massimo a un paio d’ore di viaggio da Roma e si tengono, come è normale in questi casi, in contatto continuo. Sono «pronti» perché proprio due settimane fa – con largo anticipo su quelli che sono (o ormai sarebbero stati) i tempi fisiologici della legge di Stabilità – il ministro aveva già condiviso con i suoi viceministri un dettagliato elenco di voci di spesa dove si potevano operare tagli e di “tax expenditures”, le detrazioni e deduzioni fiscali, da cambiare o addirittura cancellare. Attingendo a quell’elenco – era l’idea – si sarebbero innanzitutto potuti trovare i 23 miliardi di maggiori entrare odi minori spese che avrebbero consentito di sterilizzare anche per il prossimo anno l’aumento delle aliquote Iva previsto dagli accordi con Bruxelles. E da quel “menu” la maggioranza avrebbe potuto scegliere anche le voci più adatte per comporre la nuova manovra. Quello fatto al ministero è un lavoro avviato da tempo e che anche dopo mercoledì non si è fermato.
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Testata: Stampa
Autore: Baroni Paolo
Titolo: Sul futuro governo il macigno dell’Iva Le clausole costano 687 euro a famiglia
Tema: Manovra
Gli aumenti dell’Iva sono la principale mina piazzata lungo il percorso che va dalla crisi di governo che sta per aprirsi all’insediamento di un nuovo esecutivo, a prescindere che si torni o meno a votare. In ballo ci sono, come è noto, aumenti per 23,1 miliardi di euro nel 2020 e per 28,8 nel 2021. E se per sventura il nuovo governo non riuscisse ad approvare in tempo la legge di bilancio e si dovesse entrare in regime di esercizio provvisorio gli aumenti sarebbero inevitabili: dal primo gennaio del prossimo anno l’aliquota ridotta, che oggi è fissata al 10%, salirebbe infatti al 13%; quella ordinaria oggi al 22% andrebbe al 25,2%. L’Iva al 13% su una gamma di beni che va dai prezzi dell’energia agli spettacoli alla somministrazione di alimenti e bevande (bar e ristoranti) a tanto altro ancora frutterebbe 8,7 miliardi.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Sensini Mario
Titolo: Manovra 2020, perché fa paura
Tema: Manovra 2020
Per tutti era una manovra impossibile. Ma se la flat tax di Salvini, il salario minimo di Di Maio e il deficit all’1,8% di Tria erano inconciliabili per loro stessa ammissione, e probabilissimo e temuto terreno di scontro politico per i mercati, con i tre per ora fuori gioco, la Legge di Bilancio 2020 non fa meno paura. Anzi. La manovra, che gli operatori avevano già battezzato «Inferno 2020», con la crisi di governo resta un mostro da affrontare: un’Idra enorme, con più teste. Dimensione a parte, minimo 30 miliardi, è chiaro che la manovra che entrerà in Parlamento il 20 ottobre, qualunque governo ce la porti, non sarà quella che uscirà dalle Camere dopo il voto, alla fine dell’anno. O subito dopo. E che fino ad allora balleranno i numeretti del deficit e i mercati. È scontato che se dal voto uscisse un vincitore netto, questo rimetterà mano alla manovra proposta da un governo con poteri limitati, marcando subito politicamente la vittoria elettorale. Quanto profondamente, si vedrà. Intanto Matteo Salvini, per tutti favorito, ha cominciato a moderare i toni. Se ieri il taglio delle tasse lo avrebbe fatto «a tutti i costi» oggi è «pronto al dialogo con la Ue».
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Dominelli Celestina
Titolo: Nomine al palo: 70 poltrone in scadenza entro l’autunno – La crisi congela le nomine Oltre 70 poltrone in gioco
Tema: Nomine
Una settantina di nomine da effettuare entro l’autunno per evitare che la governance economica del Paese vada in folle. E a seguire, per il governo che verrà, la tornata delle grandi partecipate pubbliche, da Eni a Enel, passando per Poste e Leonardo, i cui vertici scadranno con l’approvazione del bilancio 2019. Nell’immediato le soluzioni più delicate da trovare riguardano i presidenti o gli organi direttivi di tre autorità fondamentali per la vigilanza sul sistema economico e le tutele di diritti dei cittadini: l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, il Garante per la privacy e l’Autorità anticorruzione. Ma nelle prossime settimane bisognerà anche chiudere il dossier della governance di Inps e Inail, visto che senza l’insediamento dei consigli di amministrazione l’operatività degli organi di indirizzo politico può incontrare più di un problema. E, infine, resta da sciogliere il nodo dei rinnovi nella galassia Cdp, a partire da Sace e Ansaldo Energia. Il governo (questo o quello che lo sostituirà) dovrà muoversi in un dedalodi situazioni complesse.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Querzè Rita
Titolo: «Una banca pubblica per i piccoli Senza il credito soffochiamo»
Tema: Intervista a Giorgio Merletti – Confartigianato
«Senza credito le piccole imprese stanno soffocando: chiunque guiderà il Paese, dovrà affrontare il problema con urgenza». A rilanciare la questione del credito ai piccoli — posta di recente anche da un sondaggio di Cna — è la Confartigianato. Il presidente, Giorgio Merletti, coglie l’occasione per evidenziare il punto di vista delle piccole imprese rispetto alla crisi di governo: «La spaccatura interna all’esecutivo era troppo profonda e il Paese sempre più ostaggio dell’impossibilità di trovare una sintesi. L’importante è che ora si vada a elezioni subito. Abbiamo bisogno di un governo legittimato dal voto e nel pieno dei poteri». Partiamo dal credito. Non risulta una stretta. Da dove nasce l’allarme? «II credito sotto i 5o mila euro è un’area di business a “fallimento di mercato”. Alle banche non conviene fare piccoli prestiti perché i costi di istruzione della pratica sono maggiori delle entrate. Più che degli istituti, la colpa è della rigida regolazione a cui sono sottoposti. Le banche non hanno un ritorno sufficiente dal credito alle piccole imprese».
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Societa’, istituzioni, esteri
Testata: Corriere della Sera
Autore: Ferraino Giuliana
Titolo: Il Papa riforma lo Ior: revisore esterno e teleconferenza
Tema: Lo Ior
Tempi nuovi per lo Ior, la banca del Vaticano in passato finita al centro di grandi scandali finanziari, dall’affare Sindona e il crac del Banco ambrosiano fino ai casi di corruzione, evasione fiscale e riciclaggio, che hanno coinvolto top manager e alti prelati. II Pontefice ieri ha firmato un chirografo, che introduce nello Statuto il revisore esterno per il controllo dei conti e dà il via libera alle riunioni in teleconferenza del board. «Allo scopo di continuare ad adeguare sempre meglio le strutture e l’attività dell’Istituto alle esigenze dei tempi facendo ricorso, in particolare, alla collaborazione e alla responsabilità di laici cattolici competenti, desidero rinnovare, ad experimentum per due anni, gli Statuti dell’Istituto per le Opere di religione», afferma Papa Francesco.
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Testata: Repubblica
Autore: Rodari Paolo
Titolo: Il Papa cambia la banca del Vaticano Più poteri ai vertici e controlli esterni
Tema: Lo Ior
La svolta allo Ior ha il passo lungo ma efficace delle riforme portate avanti da sei anni e mezzo a questa parte da papa Francesco. Dopo diversi lavori sui conti, sui clienti, sui rapporti con le autorità italiane, per la prima volta l’istituto bancario della Santa Sede vara la figura dei revisori esterni, potenzia la figura del prelato interno – un uomo di fiducia del Papa dopo gli anni dei banchieri pescati da fuori che tuttavia hanno fortemente deluso – e, ancora, dà maggiori poteri al direttore che diventa “generale” e può essere nominato a tempo indeterminato, seppure debba andare tassativamente in pensione a settant’anni, per evitare proroghe come accaduto in passato
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Ca.Mar.
Titolo: La riforma dello Ior rafforza il ruolo del direttore
Tema: Lo Ior
Cambia dopo quasi 30 anni lo statuto dello lor, la banca vaticana. Il nuovo statuto, varato con documento autografo da Papa Francesco, conferisce maggiori poteri al direttore, che diventa “generale” e può essere nominato a tempo indeterminato, ma deve andare tassativamente in pensione a 70 anni, per evitare proroghe infinite come accaduto in passato. Si rafforza anche la figura del prelato, il monsignore che si configura come l’anello di congiunzione tra la Commissione cardinalizia – l’organo che rappresenta l’azionista, cioè la Santa sede – e il consiglio di Sovrintendenza, il cda laico con membri esperti di finanza e diritto.
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Testata: Repubblica
Autore: Lombardi Anna
Titolo: Accusato di abusi sessuali su minori il miliardario Epstein si suicida –
Epstein suicida dopo le accuse Ma sulla sua fine indaga l’Fbi
Tema: Epstein suicida
L’orco non c’è più. Jeffrey Epstein, il miliardario pedofilo accusato di avere abusato decine di ragazzine, spingendole a prostituirsi “prestandole” ad amici facoltosi e potenti, è morto. Lo hanno ritrovato ieri mattina, impiccato nella sua cella del Manhattan’s Metropolitan Correctional Center, il super carcere di New York. Eppure era rinchiuso nel famigerato “10 South”, il bracco speciale da cui è impossibile evadere e dove infatti, in totale isolamento, sono “ospitati” i criminali peggiori, tanto che fino a poche settimane fa c’era anche il capo dei narcos messicani Joaquin Guzmán Loera detto El Chapo. I responsabili del carcere dicono che Epstein, 66 anni, si è suicidato all’alba. Eppure, nei suoi confronti l’attenzione doveva essere massima: in quella stessa cella aveva già provato a suicidarsi un mese fa, quando era stato trovato semi incosciente e con vistose echimosi sul collo.
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Testata: Il Fatto Quotidiano
Autore: Gramaglia Giampiero
Titolo: Epstein si suicida in cella, troppi dettagli perversi
Tema: Epstein suicida
Uno con il pelo sullo stomaco così, non pensi mai che possa suicidarsi. E, invece, Jeffrey Epstein, 66 anni, il finanziere miliardario travolto da uno scandalo sessuale e accusato di abusi, sfruttamento della prostituzione e traffico di minori, è stato trovato senza vita nella sua cella: suicida, impiccato, secondo l’Fbi, che indaga in tal senso.
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Testata: Tempo
Autore: Bisignani Luigi
Titolo: Bambin Gesù nel caos, Papa furioso – Immobiliare Bambin Gesù, Papa furioso
Tema: L’ospedale Bambin Gesù
“Caro direttore, a Bergoglio non piacciono gli attici e non piace neppure che il suo Bambin Gesù si trasformi da uno degli ospedali pediatrici più rinomati del mondo a una immobiliare con i conti in rosso, a causa di una gestione dissennata. In gran silenzio, com’è nello stile dei Sacri Palazzi, è stato già trovato e rimosso il presunto colpevole, il direttore generale Ruggero Parrotto, voluto dalla presidente Mariella Enoc. Ed è stata lei stessa a comunicarlo al Santo Padre in un imbarazzato incontro, il 25 luglio, il giorno dopo il drammatico Cda per l’approvazione del bilancio con un ingombrante convitato di pietra, il Segretario di Stato Pietro Parolin, da sempre angelo custode della Presidentessa.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Pelosi Gerardo
Titolo: Per il commissario Ue salgono le quotazioni dei candidati tecnici
Tema: Ue
I tempi (ancora tutti da decidere) della crisi di Governo italiana si stanno sempre più pericolosamente incrociando con le prossime scadenze europee. Entro il 26 agosto l’Esecutivo dovrà comunicare alla nuova presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen il nome del commissario italiano per quello che, fino a ieri, veniva rivendicato dal Governo uscente per guidare un “portafoglio di peso”. Poi, dopo un mese, entro il 27 settembre, si dovrà inviare a Bruxelles la nota di aggiornamento al Def mentre per la metà di ottobre è attesa la bozza della Legge di stabilità per il 2020. Un’agenda serrata che si intreccia con l’agenda della politica interna e con una campagna elettorale che si annuncia già in buona parte incentrata sui temi europei (dall’immigrazione alla disciplina fiscale).
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Fubini Federico
Titolo: A 30 anni dall’addio al Muro l’Europa rivede vecchi confini
Tema: Ue
Per uno scherzo del destino di quelli cui l’Europa è maestra, i trent’anni della sua riunificazione sembrano destinati a coincidere – giorno su giorno — con un auturno imprevedibile come pochi nella storia recente. Trent’anni a inizio novembre cadeva il muro di Berlino. Fu il culmine di tre mesi durante i quali cento milioni di persone camminarono, letteralmente, fuori dal comunismo e verso un mondo dai confini quasi invisibili. Trent’anni dopo si direbbe che l’Europa abbia deciso di celebrare quei giorni ricordando a se stessa cosa significa il suo passato: le fratture interne alla società prodotte dall’odio ideologico, le frontiere dalle sbarre abbassate, l’incertezza.
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Testata: Repubblica
Autore: a.z.
Titolo: I 330 bloccati sulle due navi Ong E Gere attacca: “Politici stupidi”
Tema: Migranti
I sei sbarcati a Linosa e i 67 approdati in Sardegna da diversi barchini sono arrivati direttamente a terra, quelli presi a bordo dalle navi delle Ong chissà quando e dove scenderanno. Certamente in tempi non brevi. E nel frattempo sono diventati 330: 160 sulla Open Arms (da dieci giorni in mare con 121 persone e chiamata dalle autorità maltesi a soccorrerne altre 39) e 170 sulla Ocean Viking di Sos Mediterranee e Msf che, dopo i primi 85,ne ha salvati altrettanti in zona Sar libica. «Quasi la metà sono minori non accompagnati, con una percentuale preoccupante tra i 13 e i 15 anni», dicono da Msf.
Per entrambe le navi Salvini ha firmato il divieto di ingresso. «Fateli scendere. Ero in vacanza a Roma quando ho sentito dell’approvazione del decreto sicurezza bis, quindi ho chiamato i miei amici dell’Open Arms e sono salito a bordo. Non ho nessun interesse politico, quello che stiamo facendo è prenderci cura della gente. E non posso credere che i miei amici italiani tirino fuori tutto questo odio», il duro commento dell’attore Richard Gere che ieri a Lampedusa ha partecipato alla conferenza stampa della Ong che ha annunciato un esposto alle procure di Roma e Agrigento per valutare se nel comportamento del governo italiano ci siano estremi di reato.
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Testata: Stampa
Autore: Agliastro Giuseppe
Titolo: In sessantamila sfidano Putin “Ora non potrà più ignorarci”
Tema: Russia
Erano otto anni che in Russia non si vedeva così tanta gente in piazza contro Putin. Decine di migliaia di persone hanno riempito ieri viale Sakharov, a Mosca, per chiedere elezioni libere. Secondo l’ong Belij Scyotcik (Contatore Bianco), i dimostranti erano circa 60.000: una stima realistica e molto più credibile di quella della polizia, che ha invece fissato in 20.000 il numero di coloro che hanno sfidato la pioggia per contestare il governo. Tanti sventolavano il tricolore russo. «Libertà per i prigionieri politici!» urlava a più riprese la folla. A Mosca la manifestazione era autorizzata, eppure anche questa volta gli arresti non sono mancati e sono nell’ordine delle centinaia. La prima a essere fermata è stata Liubov Sobol: in mattinata, agenti a volto coperto hanno effettuato un blitz nell’ufficio della «madrina» dei cortei accusandola di preparare «provocazioni» in vista della protesta che sarebbe iniziata da li a poche ore.
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IL SOLE 24 ORE
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CORRIERE DELLA SERA
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LA REPUBBLICA
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LA STAMPA
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IL MESSAGGERO
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IL GIORNALE
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LIBERO QUOTIDIANO
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IL FATTO QUOTIDIANO
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