– Sì al taglio di 345 parlamentari. La riforma è legge, voto quasi unanime (solo 14 contrari).
– La Corte di Strasburgo boccia l’ergastolo duro. “Benefici anche per mafiosi e terroristi”. Roma: reagiremo.
– Merkel – Johnson scintille su Brexit. Accordo Ue lontano.
PRIMO PIANO
Politica interna
Testata: Corriere della Sera
Autore: Martirano Dino
Titolo: Sì al taglio di 345 parlamentari – Un taglio quasi all’unanimità Già in cantiere il referendum
Tema: Taglio dei parlamentari
La Camera ha approvato con un plebiscito (553 favorevoli, 14 contrari e due astenuti) la riforma costituzionale che riduce di un terzo (345) il numero dei deputati e dei senatori. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, presente in Aula con tutto il governo schierato, ha parlato di «giornata storica» auspicando «una maggiore efficienza del Parlamento». Luigi Di Maio (M5S) ha festeggiato in piazza con i militanti grillini («con il taglio risparmiamo 300 mila euro al giorno»); mentre Nicola Zingaretti ha detto che il Pd ha mantenuto il suo impegno e che ora si aspetta altrettanto dal M5S con il via libera alle garanzie costituzionali e alla legge elettorale. Il testo, approvato anche con i voti di tutto il centrodestra, per ora non avrà effetto perché sono in cantiere le richieste per il referendum confermativo (annunciate da Benedetto Della Vedova di +Europa e da Roberto Giachetti di Italia viva) che potrebbe tenersi tra marzo e giugno del 2020. A quel punto, in caso di vittoria del sì e trascorsi altri due mesi per consentire al governo di ridisegnare i collegi, nell’autunno del 2020 la legge sarebbe vigente e produrrebbe il taglio dei parlamentari.
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Testata: Messaggero
Autore: Nicotra Fabrizio
Titolo: «Non ci sarà una escalation populista M5S vuole il vincolo di mandato? Mai»
Tema: Intervista ad Andrea Marcucci – Taglio dei parlamentari
Andrea Marcucci, capogruppo del Pd al Senato, il taglio dei parlamentari è stato votato, la maggioranza ha superato la prova. Non tutti ci credevano. «Questo voto è il frutto del lavoro di composizione fatto ad agosto sull’accordo politico con M5S e con le altre forze di maggioranza. Noi abbiamo richiesto che il taglio fosse accompagnato da un impegno formalizzato su una serie di situazioni regolamentari e di garanzie costituzionali e su una nuova legge elettorale: così è stato con il documento firmato lunedì dalla maggioranza». Meno rappresentanti del popolo non significa automaticamente migliori rappresentanti del popolo. Questa riforma è un pegno che il Pd paga all’alleanza di governo con i 5Stelle? «Non la leggo così. Nella riforma costituzionale che abbiamo portato avanti nella passata legislatura, di fatto prevedevamo un taglio dei parlamentari analogo».
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: D’Alimonte Roberto
Titolo: Analisi – Ora scelte condivise su nuovi regolamenti e legge elettorale
Tema: Taglio dei parlamentari
“Tagliare il numero dei parlamentari non è una idea sbagliata. È sbagliato il modo in cui è stata fatta. Si poteva, e doveva, fare affrontando contestualmente il problema del superamento del bicameralismo paritario. Ci piace ricordare che siamo ancora l’unico Paese europeo con due Camere che hanno esattamente le stesse funzioni. Dunque, si poteva abolire il Senato e passare a un sistema monocamerale anche senza modificare il numero dei deputati oppure si poteva puntare ad un Senato delle regioni con pochi e qualificati membri riducendo contestualmente il numero dei deputati. Si è scelta invece la strada più semplice ma meno efficace per dare al nostro paese un Parlamento meno costoso e più efficiente. La cosa non deve sorprendere. Il M5s è una strana creatura, un misto di innovazione e di conservazione. È nato per promuovere la democrazia diretta ma allo stesso tempo ha fatto propria l’idea della centralità del parlamento. Introdurre il referendum propositivo va bene, ridurre i poteri del Senato no”.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Stella Gian_Antonio – Martirano Dino
Titolo: L’analisi – Simboli e realtà – Oltre i simboli, la realtà E non sia un trofeo da mostrare alle folle
Tema: Taglio dei parlamentari
Sul balcone no, questa volta Luigi Di Maio non è uscito. Ma obbligando Zingaretti e Renzi a ribaltare il loro no sul taglio dei parlamentari e costringendo Salvini (col centro-destra) a ribadire necessariamente il sì anche dopo il ribaltone denunciato, il Capo grillino che aveva puntato tutto, dopo le batoste, su questa scommessa, ce l’ha fatta. Ha vinto. Stappata la bottiglia resta il nodo: era proprio questa la madre di tutte le battaglie? Oltre i simboli, infatti, resta la realtà. Entusiasta, l’ex «plurisconfitto» ha gongolato: «E’ una riforma che farà risparmiare 300 mila euro al giorno». Tanti: 109 milioni l’anno. Un miliardo abbondante in 10 anni. Non saranno le cifre ancora più grosse sparate nei mesi scorsi ma, con una Camera e un Senato che sfiorano insieme il costo di un miliardo e mezzo, sarà un taglio pesante. Meno convincente, è che quel terzo di parlamentari in meno possa portare a una «semplificazione perché con meno parlamentari avremo meno testi pieni di emendamenti, norme e contronorme che complicano la vita dei cittadini italiani». Difficile da sostenere, dopo aver presentato l’anno scorso la Finanziaria alle 10:33 del 27 dicembre con due ore e 55 minuti a disposizione dei deputati per leggere 436 pagine per un totale di 133.170 parole.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Franco Massimo
Titolo: Ora viene il difficile – Taglio dei parlamentari adesso viene il difficile
Tema: Taglio dei parlamentari
La riduzione di un terzo del numero dei parlamentari non è un bene o un male in sé. Molto dipende dal modo in cui una riforma costituzionale di questa portata viene presentata all’opinione pubblica. Nel momento in cui la Camera la approva, bisogna sperare che forze come il M5S evitino di salutarla rozzamente come taglio delle poltrone e risparmio di soldi; e di agitare lo scalpo dei seggi come un trionfo contro il sistema del quale i seguaci di Beppe Grillo sono ormai da tempo parte integrante. Portare i deputati da 635 a 400 e i senatori da 315 a 200 può placare temporaneamente i malumori verso un potere raffigurato come onnivoro. Ma non risolve il problema dei rapporti tra classe politica e «popolo». Anche perché senza l’introduzione di garanzie e contrappesi, a cominciare da un diverso sistema elettorale, un cambiamento in astratto lodevole potrebbe rivelarsi inutile e, alla fine, perfino controproducente.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Verderami Francesco
Titolo: Il retroscena – Tutti gli alibi degli alleati per evitare la legge elettorale (Così le urne si allontanano)
Tema: Taglio dei parlamentari
Approvata la riforma con cui le Camere hanno scelto di mutilarsi, c’è un motivo se Conte ieri esultava per lo «storico passaggio»: con il taglio dei parlamentari il suo governo può stabilizzarsi. A meno che non inizi la discussione sulla legge elettorale. E vero che l’intesa di maggioranza prevede per dicembre la presentazione del progetto sul nuovo sistema di voto, ma proprio per evitare fibrillazioni nell’esecutivo la scadenza sarà posticipata. L’alibi lo offre il referendum voluto da Salvini, che impone di attendere il verdetto della Consulta in programma a fine gennaio. Tuttavia è interesse del nuovo «quadripartito» tener fermo il dossier almeno fino a maggio, quando si svolgeranno le Amministrative. Dal modello spagnolo, a quello tedesco e francese, gli schemi di riforma sono noti ai partiti e le applicazioni per simulare il voto sono pronte a girare. Prima però bisognerà capire come si assesterà il quadro politico, con che profitto si svilupperà l’azione del governo, quali responsi offriranno gli esperimenti previsti alle regionali tra Pd e M5S.
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Testata: Foglio
Autore: Cerasa Claudio
Titolo: Dare un taglio alla lagna sui parlamentari
Tema: Taglio dei parlamentari
Non c’è nessuna ferita alla Costituzione, non c’è nessun assassinio del Parlamento, non c’è nessuna lacerazione della Repubblica. Il voto con cui ieri pomeriggio la Camera dei deputati ha approvato con maggioranza molto ampia (553 sì, 14 no, 2 astenuti) la riforma costituzionale che riduce di 345 unità i parlamentari della Repubblica (da 945 a 600) può essere criticata per molte ragioni ma non può essere per nessuna ragione considerata un attacco brutale alla nostra democrazia rappresentativa. Il taglio del numero dei parlamentari non è, come si dice, una riforma che il Parlamento è stato costretto ad approvare per assecondare la demagogia grillina ma è una riforma che i parlamenti cercano di approvare dalla bellezza di trentasei anni.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Buzzi Emanuele
Titolo: «Pronti alle correzioni» – «Noi lacerati sul Pd? L’alleanza durerà fino a fine legislatura»
Tema: Intervista a Federico D’Incà – Taglio dei parlamentari
Ministro D’Incà, oggi state festeggiando, ma è una vittoria che rischiate di pagare caro: l’intesa con il Pd sta lacerando il gruppo parlamentare. «Trovo assolutamente giusto festeggiare questo risultato. Il gruppo del M5S è stato unito, la norma è stata votata da oltre 550 parlamentari». Il taglio non presenta un risparmio ingente… «Ho sempre detto che ci sono tre gradi per valutare questa legge. Anzitutto dà efficienza alla nostra democrazia con un numero ridotto di deputati e senatori, in secondo luogo permette di valorizzare di più il ruolo del parlamentare e solo come ultimo punto, ma non meno importante, permette una riduzione dei costi, un buon risparmio nel lungo periodo». Cosa pensa del fatto che il taglio possa creare uno squilibrio di rappresentanza favorendo alcune piccole regioni rispetto ad altre? «Le dico che abbiamo studiato attentamente il dossier e fatto le verifiche opportune. Ovviamente ciò non toglie che si possano portare dei correttivi agendo in chiave di legge elettorale o effettuando delle modifiche poi».
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Testata: Repubblica
Autore: Ciriaco Tommaso
Titolo: Nuove alleanze e patto anti-Renzi Vertice tra Zingaretti e Di Maio
Tema: Vertice Zingaretti – Di Maio
I leader di Pd e M5S si sono visti due sere fa in un circolo sportivo sul Lungotevere, per la prima volta da soli. Hanno discusso di futuro. Di un governo appena nato e già scosso dalle liti. Del rischio di una crisi per mano di Matteo Renzi. «Va tenuto a bada – sostiene il leader 5S – dovreste fare di più, bilanciare il suo attivismo, farvi valere». «Soltanto con un patto di lealtà tra noi due – replica il segretario dem – possiamo difendere questo governo ed evitare la crisi. «Altrimenti è difficile andare avanti». È stato Zingaretti a chiedere un incontro. Vuole oliare un rapporto, quello con Di Maio, partito tra mille scricchiolii. Ed è deciso a proporre all’alleato «un patto di lealtà», glielo presenta in questi termini. È l’unica strada percorribile per sedare le ambizioni della “scheggia impazzita”, così ormai i big del Pd liquidano il fondatore di Italia Viva durante i vertici al Nazareno.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Galluzzo Marco – Trocino Alessandro
Titolo: La cena tra Di Maio e Zingaretti: ora basta parlare di Matteo
Tema: Vertice Zingaretti – Di Maio
Una cena a due, nella cornice non troppo romantica del Circolo del ministero degli Esteri, sulle sponde del Tevere. E’ il secondo incontro tra i leader di governo, Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti, dopo il primo avvenuto nella casa di Vincenzo Spadafora, al culmine delle trattative per il nuovo esecutivo. Una cena che arriva a poche ore dal varo della riforma bandiera dei 5 Stelle, il taglio dei parlamentari, digerita a stento dal Pd. In cambio, Zingaretti chiede compattezza per le Regionali. Durante la cena, il segretario del Pd ha ricordato l’importanza del voto in Calabria e in Umbria. Tra gli altri temi sulla tavola, la presidenza del Copasir. Si è parlato anche di manovra e di Renzi. Di Maio ha ribadito la sua posizione sul leader di Italia viva: «Meno ne parliamo meglio è, evitiamo di dargli occasione di visibilità».
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Testata: Repubblica
Autore: Lopapa Carmelo
Titolo: Russiagate, gli incontri segreti tra Conte e il capo degli 007 – Russiagate, parola al Copasir il presidente sarà un leghista
Tema: Copasir
La spunta la Lega. La presidenza del più delicato Comitato parlamentare, il Copasir che sovrintende ai servizi segreti (e che va a un esponente delle opposizioni), passerà a Raffaele Volpi. Sarà il deputato di Salvini, dunque, a gestire il più caldo dossier già sul tavolo dell’organismo bicamerale: l’audizione nei prossimi giorni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte sulla vicenda Russiagate, in cui dovrà risponde dell’autorizzazione concessa all’incontro tra il ministro Usa Barr e i vertici dei servizi italiani. Un giallo ferragostano che sta mettendo in imbarazzo Palazzo Chigi e sul quale il leader leghista alzava il tiro ancora ieri sera in tv: «Conte risponda in Parlamento». Volpi viene considerato uomo vicino a Giancarlo Giorgetti, ancor più che a Salvini. Nell’elezione prevista oggi a Palazzo San Macuto sarà il candidato unico del centrodestra per la successione a Lorenzo Guerini, che il 5 settembre è entrato al governo da ministro della Difesa. E Pd e M5S hanno confermato la disponibilità ad eleggere un esponente del centrodestra. Ad ogni modo, un piccolo colpo di scena. Fino a ieri Giorgia Meloni aveva tenuto la barra dritta sul “suo” Adolfo Urso. Tanto più che sulla Lega peserebbero ancora il mancato chiarimento di Salvini su Moscopoli in Parlamento.
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Testata: Messaggero
Autore: Conti Marco
Titolo: Il retroscena – Palazzo Chigi: il Quirinale informato delle richieste Usa E Conte blinda l’intelligence
Tema: I rapporti con Washington
Nel prezzo da pagare per risalire la china dei rapporti con Washington dopo le porte aperte ai cinesi con la “Via della Seta”, ci sono le informazioni chieste dal ministro della giustizia William Barr su una possibile partecipazione italiana al Russiagate, il rapido completamento del Tap, il via libera definitivo all’acquisto degli F35 e la chiusura delle porte al 5G di Huawei in modo da partecipare, come scriveva ieri il Financial Times, alla costituzione di un colosso europeo tra Nokia e Ericsson in grado di competere con i cinesi. Malgrado la fine del governo gialloverde, Oltreoceano resta forte la diffidenza sulla fedeltà atlantica dell’attuale governo. Giuseppe Conte la ribadisce in ogni occasione, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella tra pochi giorni sarà a Washington per incontrare il presidente Trump anche per parlare di dazi, ma su molti dossier gli americani attendono ancora risposte. Ieri il presidente del Consiglio, partecipando alla cerimonia per il giuramento dei neoassunti nella sede del Dis di piazza Dante, ha difeso il proprio operato e quello dei vertici dell’intelligence definiti «presidio della democrazia», dopo aver promesso una sorta di repulisti interno per le presunte fughe di notizie. Dopo giorni di polemiche, a palazzo Chigi si cerca di gettare acqua sul fuoco sulla faccenda e si tira un sospiro di sollievo per l’arrivo di un presidente «responsabile ed equilibrato» alla guida del Copasir.
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Economia e finanza
Testata: Corriere della Sera
Autore: Sensini Mario
Titolo: Manovra, da Bankitalia e Istat dubbi sul gettito
Tema: Manovra
Più «false notizie» che altro. Sulle misure della prossima Legge di Bilancio piovono le smentite del ministro dell’Economia. Dopo la stretta su colf e badanti, ieri è stata la volta delle tasse sul contante, osteggiate da Matteo Renzi, e della sospensione per i commercialisti, che ha gettato nel panico la categoria, ad essere bollate da Roberto Gualtieri come «fake news». Allo stesso modo il ministro ha smentito che ci sia allo studio una norma per estendere la punibilità con il carcere per i reati fiscali più gravi, sollecitata a gran voce da Luigi Di Maio. Molte delle ipotesi di lavoro esplorate stanno cadendo, e nel contempo crescono i dubbi sul gettito atteso dalla lotta all’evasione. Stando alla Nadef, la nota di aggiornamento dei conti, 7 miliardi di euro nel 2020. Ma non è un caso se ieri sia la Banca d’Italia, che la Corte dei Conti, che l’Istat, che l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, ascoltati in Senato, abbiano espresso perplessità sull’incasso stimato.
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Testata: Messaggero
Autore: Bassi Andrea
Titolo: Manovra, sconto Iva col bancomat ma rincari su alberghi e ristoranti
Tema: Manovra
Roberto Gualtieri, nella sua prima audizione in Parlamento, si è impegnato a non aumentare l’Iva. E la maggioranza che sostiene il governo, nella sua risoluzione al Documento di economia e finanza che sarà votato oggi, ribadirà che le clausole di salvaguardia che prevedono un aumento delle aliquote dal 10 al 13% e dal 22 al 25%, andranno sterilizzate completamente. L’Iva, insomma, non aumenterà. Ma questo, come ha confermato lo stesso ministro dell’Economia, non significa che non potranno esserci «rimodulazioni» per rendere più «razionale» il sistema delle aliquote. Cosa significa esattamente? Significa che, ferme restando le aliquote già oggi in vigore, alcuni beni che sono tassati al 10% potranno salire al 22%, alcuni tassati al 22% potranno scendere al 10% se alcuni tassati al10%scenderanno al 5%. Al Tesoro, al riguardo, ci sono molte simulazioni. Alcune stanno prendendo maggiore forma di altre. Il punto centrale è riuscire a ricavare da questi passaggi di aliquota una “dote” da destinare al cosiddetto «cashback», la restituzione fiscale a chi effettuerà dal prossimo anno i pagamenti con moneta elettronica, ossia bancomat o carte di credito.
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Testata: Repubblica
Autore: Manacorda Francesco
Titolo: Il commento – Il ministro alle Smentite
Tema: Manovra
Tocca a ogni ministro dell’Economia. Nei giorni precedenti all’approvazione della manovra di bilancio quel signore che sta seduto a via XX settembre si trasforma, suo malgrado, nel ministro delle Smentite, il cui compito è sedare la ridda di voci sui provvedimenti in arrivo. Voci che nel 99% dei casi vengono dalla sua stessa maggioranza. Ma appena arrivato su quella poltrona Roberto Gualtieri sembra intenzionato ad abbattere ogni precedente record. Solo ieri ha derubricato con uno sprezzante «fake news» il Daspo sui commercialisti, smentendo la sua viceministra Laura Castelli, e ha negato intenti di carcere per gli evasori fiscali, mettendosi in contrasto con le dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Mobili Marco – Trovati Gianni
Titolo: Multe e Imu: i Comuni a caccia degli evasori – Riscossione Imu-Tasi: più poteri ai Comuni
Tema: Tasse locali
I piani del governo sulla lotta all’evasione fiscale arruolano i Comuni e i loro tributi. Non sotto la forma seguita finora degli incentivi ai sindaci per la caccia ai tributi erariali, che ha dato pochi frutti. In cantiere, con l’ambizione di entrare nel decreto fiscale atteso all’inizio della prossima settimana, c’è una riforma della riscossione locale a tutto campo. Il principio fondamentale è quello di dare alla raccolta di Imu, Tasi, multe e così via gli stessi strumenti che oggi ha in mano Agenzia Entrate-Riscossione per la caccia alle imposte nazionali. Tre i filoni principali di intervento: addio sostanziale alla vecchia ingiunzione, sostituita da un accertamento esecutivo come quello che già opera su Irpef e Iva. Accesso più diretto alle banche dati, superando i tanti ostacoli che oggi lo complicano per una serie di interpretazioni contrastanti delle norme invigore. E, in prospettiva, addio anche alla notifica, con la creazione di un’anagrafe digitale in cui tutti idebitoripotranno (e dovranno) verificare la propria posizione.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Di Donfrancesco Gianluca
Titolo: Allarme Fmi sui debiti delle imprese – Fmi: «Imprese, rischio default per 19mila miliardi di debito»
Tema: Allarme Fmi
L’economia mondiale comincia a pagare il prezzo della guerra dei dazi, e attraversa una fase di «rallentamento sincronizzato». L’allarme arriva dall’Fmi: in caso di brusca frenata «saranno a rischio default 19mila miliardi di dollari di debito delle imprese, equivalenti al 40% del debito delle otto principali economie» ha ammonito nella sua prima uscita pubblica il direttore generale del Fondo, Kristalina Georgieva. Che lancia un appello: se arriverà una nuova crisi, sarà necessario rispondere velocemente e in modo coordinato. La settimana prossima il World economic outlook dell’Fmi taglierà le stime per il Pil globale del 2019 e 2020: ci si possono attendere tassi di crescita attorno al 3%, se non più bassi. Incideranno molto le guerre commerciali: «I dazi possono costare 700 miliardi di dollari entro il 2020,lo 0,8% del Pil mondiale».
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Romano Beda
Titolo: «Investimenti verdi esclusi dal deficit, fondo per le Pmi»
Tema: Unione europea
In un’attesa audizione parlamentare in vista della sua conferma a vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis ha spiegato ieri che il Patto di Stabilità non deve essere stravolto, ma la sua applicazione deve essere semplificata, magari con uno scorporo dal calcolo del deficit degli investimenti verdi. Nel contempo, ha annunciato che intende proporre la nascita di un fondo dedicato alle piccole e medie imprese, con l’obiettivo di facilitare il loro ingresso in Borsa. «Economie forti devono in tempi economici positivi creare cuscinetti per poterli usare quando l’economia rallenta. Questo è l’obiettivo delle regole di bilancio del Patto di Stabilità – ha detto l’ex premier lettone -. Ma le regole sono diventate troppo complesse. Avremo bisogno di un dibattito serio per capire se vi sia un consenso ampio per semplificarle».
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Breda Marzio
Titolo: Mattarella: sulla sfida dei dazi risposta unita dalla Ue
Tema: Unione europea e i dazi
«Si rischia una spirale che contraddirebbe lo spirito euro-atlantico. Per questo serve una risposta unita dell’Unione europea. Nessun Paese, neanche quelli che si sentono più grandi, può affrontare da solo e tantomeno risolvere la sfida sui dazi». Sergio Mattarella torna per la terza volta in pochi giorni sul tema della guerra commerciale innescata dall’amministrazione americana e che rischia di mettere in seria difficoltà l’economia della Ue. Lo fa da Copenaghen, durante un colloquio con la premier danese Mette Frederiksen, e non è casuale che la sua critica al protezionismo assuma ora toni più espliciti e netti. Segno della consapevolezza che i provvedimenti annunciad dagli Usa, per quanto certe stime ci collochino solo al quinto posto fra gli Stati più colpiti, avranno comunque un peso non indifferente sulle nostre esportazioni (specialmente quelle del comparto agroalimentare). La tensione, insomma, ormai cresce ben oltre i contrasti doganali, sfociando nella sfera politica e scomponendo la storica prassi del multilateralismo. E il presidente della Repubblica, dopo essersi appellato a Bruxelles per una risposta di sistema, sembra voler anticipare il senso di ciò che dirà a Donald Trump, con cui si incontrerà la settimana prossima alla Casa Bianca.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Fubini Federico
Titolo: Recupero dell’evasione, quei miliardi mancanti
Tema: Recupero dell’evasione
Spesso criticata per la sua arretratezza, c’è un punto che l’amministrazione italiana può rivendicare: è più avanti quasi di chiunque altra nell’uso delle tecnologie per far pagare le tasse ai cittadini. «L’Italia è all’avanguardia», si legge nell’ultima Nota d’aggiornamento del governo sui conti, nella «digitalizzazione delle certificazioni fiscali». Da gennaio per esempio parte lo scontrino digitale nei negozi, da emettere con una cassa collegata al sistema dell’Agenzia delle Entrate. Da gennaio scorso è in vigore l’obbligo di fatturazione elettronica fra imprese e fra imprese e consumatori (esenti solo i piccoli autonomi con l’aliquota «piatta» del 15% fino a 65 mila euro). Quest’ultima misura, sperimentata con successo in Sudamerica e in Portogallo, ha una lunga storia in Italia: nel 2013 il governo di Mario Monti la introdusse per i rapporti fra imprese e Stato; quindi il governo di Paolo Gentiloni la allarga con la legge di bilancio 2018 agli scambi fra i privati, a valere da gennaio scorso.
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Testata: Stampa
Autore: Mastrolilli Paolo
Titolo: Tria: “Io volevo la flat tax Ma la Lega mi ha frenato”
Tema: Intervista a Giovanni Tria
Tutti sanno cosa servirebbe per rilanciare l’economia italiana, mail governo è paralizzato dalla difficoltà di scegliere. A lanciare questo allarme è l’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria, parlando a margine della conferenza “Progressivism, Socialism, Nationalism” , organizzata dal Center on Capital and Society della Columbia University guidato dal Nobel Phelps. «Mi sembra che ci sia difficoltà di decisione. Si tratta di scegliere, di prendere le risorse dove sono». Per farlo, «bisogna governare la spesa corrente. Mi concentrerei a risolvere tutti i problemi che impediscono di portare avanti un programma di investimenti pubblici, che sono ancora inferiori del 30% rispetto al 2008. Questo serve non solo a far riprendere l’economia, ma a creare le condizioni per gli investimenti privati».
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Societa’, istituzioni, esteri
Testata: Corriere della Sera
Autore: Piccolillo Virginia
Titolo: Corte europea contro l’ergastolo «L’Italia modifichi la legge»
Tema: Corte europea contro l’ergastolo duro
«Rejeté». È stata respinta così la richiesta dell’Italia di opporsi alla bocciatura del «fine pena mai». Il cardine della lotta contro mafia e terrorismo è stato liquidato dalla Grande Chambre della Corte europea dei diritti umani senza possibilità di appello. E con nessuna motivazione in più rispetto alla decisione presa il 13 giugno scorso sul caso di Marcello Viola, condannato per associazione mafiosa e sequestro di persona. Ovvero: l’ergastolo ostativo previsto dall’articolo 4bis dell’ordinamento penitenziario, che vieta permessi e sconti di pena a chi non collabora con la giustizia, viola i diritti umani. La dignità, spiegavano i giudici in quella sentenza, era alla base dell’articolo 3 della Convenzione dei diritti umani. Inammissibile privare le persone della loro libertà senza la possibilità di riguadagnarla in futuro e lottare per la riabilitazione. L’ergastolo ostativo, concludevano, è un «trattamento inumano e degradante». L’Italia aveva chiesto un nuovo giudizio ma la Grande Chambre, col suo «no» ha reso effettiva la condanna a pagare le spese legali di Viola (6 mila euro) e l’invito a modificare la norma. Sconcerto e allarme nella politica e in chi combatte le organizzazioni criminali.
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Testata: Il Fatto Quotidiano
Autore: Barbacetto Gianni
Titolo: Hanno riammazzato Falcone e Borsellino – Italia-‘ndrangheta in Europa: la Cedu fa vincere il boss Viola
Tema: Corte europea contro l’ergastolo duro
Italia sconfitta a Strasburgo. La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha respinto il suo ricorso. Ora la parola passa a Roma, alla Corte costituzionale. Ieri cinque giudici della Grand Chambre di Strasburgo hanno ritenuto non ammissibile il ricorso italiano contro la sentenza Cedu sul cosiddetto ergastolo ostativo del 13 giugno 2019. L’ergastolo ostativo è il carcere a vita senza sconti di pena né benefici (lavoro fuori dal carcere, permessi premio, misure alternative alla detenzione), applicato in Italia per reati gravissimi, come l’associazione mafiosa o il terrorismo, quando il condannato non collabori con la giustizia. È regolato dall’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario, contro cui ha fatto ricorso un detenuto italiano, Marcello Viola (condannato per omicidi plurimi, occultamento di cadavere, sequestro di persona e detenzione di armi) a cui erano stati rifiutati due permessi premio e la libertà condizionale. Che cosa cambia? Le decisioni della Cedu non hanno effetto vincolante, ma dovrebbero spingere i 47 Paesi membri del Consiglio d’Europa ad adeguare le legislazioni nazionali alle sentenze della Corte. L’Italia dovrebbe dunque riformare l’ordinamento penitenziario, cancellando l’articolo 4 bis e non subordinando più i benefici carcerari alla collaborazione con la giustizia
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Testata: Foglio
Autore: Allegranti David
Titolo: “Rivedere l’ergastolo ostativo non vuol dire rimettere i boss in libertà”
Tema: Corte europea contro l’ergastolo duro
La Cedu, Corte europea dei diritti dell’uomo, ieri ha bocciato il ricorso del governo sull’ergastolo ostativo. Una decisione che è stata accompagnata, nei giorni precedenti, da allarmi sui “regali alla mafia” e sul rischio che “decine e decine di mafiosi possano uscire dal carcere”. Il prossimo 22 ottobre la Corte costituzionale dovrà decidere, a partire da un caso simile, sulla legittimità del 4 bis rispetto perb ai permessi premio (nella sentenza Viola era rispetto alla liberazione condizionale). E anche in quel caso, immaginiamo, si moltiplicherà il terrorismo psicologico. Davide Galliani, costituzionalista ed estensore di un amicus curiae nel caso Viola contro Italia alla Cedu, ci spiega perché dietro questi allarmi ci sia anche della malafede. “Anzitutto-dice Galliani al Foglio-è interessante notare come si siano allarmati tutti quanti adesso, quando in realtà la sentenza Viola è stata depositata il 13 giugno. E’ passata abbastanza inosservata, ma ora che il governo ha deciso di rivolgersi alla Grande Camera, tutti hanno iniziato a dire la propria, al di là del merito. Dal punto di vista giuridico e anche per come funziona la Corte di Strasburgo, il panel di cinque giudici doveva decidere se mandare la sentenza Viola in Grande Camera o meno, non stava decidendo nel merito. Né stava mettendo in discussione, come qualcuno ha detto, il regime di 41 bis”.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Degli Innocenti Nicol – Romano Beda
Titolo: Scontro tra Londra e Bruxelles, più lontano l’accordo su Brexit
Tema: Brexit
L’accordo su Brexit si fa più lontano e i rapporti tra Londra e Bruxelles si fanno più tesi. Una conversazione telefonica tra Boris Johnson e Angela Merkel ieri avrebbe dovuto spianare la strada a un’intesa ma invece ha creato un incidente diplomatico. L’Unione Europea ha accusato il premierbritannico di fare «uno stupidogioco di scaricabarile» su Brexit. L’irritazione della Ue è dovuta all’annuncio da parte di Londra che un accordo su Brexit era ormai «fondamentalmente impossibile». Una fonte di Downing Street ha detto alla Bbc che un’intesa è di fatto ormai impossibile a causa delle richieste inaccettabili della cancelliera tedesca. L’ufficio della Merkel ha confermato che il colloquio telefonico c’è stato, ma non ha rivelato i contenuti o l’esito di una conversazione che ha definito «privata e riservata». Secondo Downing Street il problema insuperabile sarebbe stata l’insistenza della Merkel che l’Irlanda del Nord deve restare nell’unione doganale europea altrimenti un accordo con la Ue diventa «sostanzialmente improbabile».
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Pignatelli Michele
Titolo: L’Irlanda si prepara al peggio: 1,2 miliardi per far fronte al no deal
Tema: Brexit
L’Irlanda si prepara al peggio e mette da parte 1,2 miliardi per far fronte al temuto no-deal. La misura è contenuta nel bilancio 2020 presentato ieri dal ministro delle Finanze Paschal Donohoe, che ha definito un’uscita di Londra dall’Unione europea senza accordo «l’ipotesi di base». «Questo non significa – ha precisato il ministro – che un no-deal è inevitabile, ma dobbiamo essere pronti se si verificherà».Di qui la decisione di rinunciare ai tagli alle tasse e agli incrementi di spesa degli ultimi anni per tenere da parte fondi destinati alle imprese, pur senza tornare all’austerity dei tempi recenti, soprattutto grazie a impegni già prefissati: investimenti nel campo delle infrastrutture, aumento degli stipendi nel pubblico impiego.
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Testata: Repubblica
Autore: Guerrera Antonello
Titolo: Brexit, verso la rottura con l’Ue Sassoli furioso con Johnson “Non c’è nessun progresso”
Tema: Brexit
Quando a tarda sera raggiunge i giornalisti a Londra, David Sassoli è una furia. II presidente italiano del Parlamento europeo ha appena incontrato il premier britannico Boris Johnson. Un colloquio disastroso. «Sono molto dispiaciuto. 11 31 ottobre è alle porte e sulla Brexit non c’è alcun progresso». Sassoli è sconcertato: «Johnson me lo ha detto più volte: “Non chiederò mai un rinvio della Brexit!”. Ma se allora si vuole davvero un accordo, bisogna prendersi le proprie responsabilità. Sempre se lo si voglia…». Ma Downing Street dice che le proposte le ha fatte e ora tocca all’Europa: «Quelle non sono proposte serie», ribatte Sassoli con rabbia, «sono idee! Ma poi, come si può pensare che il Parlamento locale dell’Irlanda del Nord possa avere il potere di decidere sul futuro delle delicatissime relazioni Belfast-Dublino? Questo è compito delle autorità nazionali!».
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Sarcina Giuseppe
Titolo: La Turchia è pronta per l’attacco Trump (isolato) rassicura i curdi
Tema: Turchia
Il governo di Ankara annuncia che è «tutto pronto per l’operazione militare». Al confine con la Siria, Mustafa Bali, ufficiale curdo delle Forze democratiche siriane, dice alla Reuters: «Ci aspettiamo un attacco imminente». Secondo le testimonianze raccolte sul terreno dall’agenzia di stampa, l’esercito turco avrebbe già schierato batterie lanciamissili lungo 68 chilometri, di fronte alle cittadine curde di Kobane e di Tel Abyad. I frenetici preparativi di guerra hanno colto di sorpresa la diplomazia internazionale. La fonte e l’epicentro della massima confusione resta la Casa Bianca. Donald Trump è chiaramente isolato. Nessuno condivide la decisione di ritirare i militari Usa. La leadership del partito repubblicano, per una volta, ha trovato la forza di ribellarsi. Ma non è chiaro che cosa possano produrre concretamente le proteste dei parlamentari, a cominciare dal numero uno dei conservatori al Senato Mitch McConnell.
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Testata: Repubblica
Autore: D’Argenio Alberto
Titolo: Migranti, il patto di Malta non decolla “Due mesi per coinvolgere altri Paesi”
Tema: Migranti
Sono «tre o quattro» i paesi che sostengono il patto stretto due settimane fa a La Valletta da Malta, Italia, Francia e Germania per la ridistribuzione di tutti i richiedenti asilo soccorsi nel Mediterraneo centrale. Lo conferma la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese al termine del pranzo con i colleghi europei nel Lussemburgo: «Sono Irlanda, Lussemburgo e Portogallo». Non basta a far partire il progetto pilota di sei mesi (rinnovabili) che rivoluzionerebbe le politiche migratorie dell’Unione, visto che a chiedere asilo sono più del 90% dei naufraghi: sarebbero accolti o rimpatriati dai governi che aderiranno al meccanismo di ridistribuzione. Dunque il lavoro diplomatico prosegue, con la titolare del Viminale che spera di trovare altri partner e rendere operativo l’accordo tra novembre e dicembre.
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