109 Civiltà del Lavoro | novembre • dicembre 2025 Sotto la sua guida, Senzani Brevetti ha registrato oltre 70 brevetti e ha consolidato collaborazioni con multinazionali come Nestlé, Barilla e Unilever. Quali sono stati gli elementi chiave che hanno permesso questo successo? I brevetti sono anche nella ragione sociale di Senzani perché da sempre, progettando e producendo solo macchine customizzate, ogni studio ed ogni realizzazione può generare soluzioni brevettabili. Negli ultimi anni, avendo instaurato rapporti solidi con multinazionali come Procter & Gamble, Unilever o Henkel, sono stati realizzati impianti altamente complessi, per soddisfare i bisogni di aziende che devono guidare mercati che cambiano sempre più velocemente. Indubbiamente Senzani ha tratto vantaggio dal tema della sostituzione delle materie plastiche degli imballaggi dato che da sempre utilizza solo carta e cartone nel packaging. Senzani offre non solo macchinari, ma aiuta i propri clienti a scegliere il cartone più adatto al loro fabbisogno, e in questo senso rappresenta un partner per lo sviluppo sia nei confronti della produzione che del marketing. Gli oltre 70 anni di storia, inoltre, costituiscono un forte background tecnico e commerciale e orientano il cliente a consultare Senzani. Ci sono stati momenti difficili nella gestione dell’azienda e come li ha superati? L’azienda è una nave che viaggia in un mare in cui i venti e le tempeste possono essere sempre dietro l’angolo; bisogna essere saggi e tenere le vele sempre pronte ad affrontare la burrasca. Una decina di anni fa, ad esempio, Senzani si è trovata di fronte ad una situazione complicata a livello finanziario; si è attinto alle risorse che erano state parcheggiate e disinvestendo alcuni asset non strategici per il core business dell’azienda, la società ha risanato le casse. Va detto che in un’azienda familiare come Senzani, la filiera è corta e le decisioni veloci, per cui l’equilibrio è tornato rapidamente. In tale occasione mi sono resa conto anche di chi aveva fiducia nell’azienda, perché è rimasto nella squadra anche in presenza di qualche difficoltà. Che emozione ha provato quando ha ricevuto il titolo di Cavaliere del Lavoro? Ho sempre amato e amo il mio lavoro, e se ho raggiunto un risultato così prestigioso lo devo al team con cui mi confronto ogni giorno. Non mi aspettavo neanche lontanamente di raggiungere un obiettivo così elevato: il Cavalierato viene assegnato attraverso una scelta accurata e selettiva, pertanto essere insignita di un tale titolo mi rende orgogliosa. Lo stesso sentimento mi ha accompagnato quanto ho varcato la soglia del Quirinale: la stretta di mano al Presidente Mattarella ha sugellato il mio legame alla Nazione, che il Presidente rappresenta. Quando mi è stata consegnata l’onorificenza ho rivolto un pensiero al mio caro nonno ed ai miei genitori che mi hanno sempre guidato ed ispirato nelle scelte quotidiane, a volte anche complicate. È anche grazie a loro, alle loro intuizioni, alla loro dedizione ed al loro incessante sacrificio, se oggi posso fregiarmi di questo autorevole riconoscimento.
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