Civiltà del Lavoro, n. 6/2025

113 Civiltà del Lavoro | novembre • dicembre 2025 sionali per coglierne nuove opportunità o correggere eventuali punti di debolezza. Oltre al suo ruolo in Faver, lei ricopre incarichi di prestigio come la presidenza del Consiglio di Reggenza della Banca d’Italia di Bari e ha avuto un ruolo attivo in Confindustria e ANCE. Quanto queste esperienze sono state utili a plasmare la sua visione imprenditoriale? Tanto, ho sempre sostenuto che la condivisione sia il primo passo verso la crescita personale e aziendale. I tanti incarichi assunti e quelli in corso sono stati e sono fondamentali per pensare ad un futuro ricco di idee e di opportunità. Con Confindustria territoriale e nazionale ho avuto il privilegio di confrontarmi con tanti colleghi, sui temi più disparati, di avviare progetti e, sempre in un’ottica di responsabilità sociale d’impresa, di aiutare le aziende più piccole a definire buone prassi e nuova visione di business. Un percorso che mi ha aiutato tanto, come persona e come imprenditrice in una visione più strategica e competitiva. La lunga presenza nel Consiglio Generale di Federmeccanica, invece, mi ha aiutato a comprendere meglio le dinamiche della contrattazione collettiva nazionale di questo importante settore che contribuisce in maniera significativa al Pil del Paese. L’esperienza in Banca d’Italia è nata vent’anni fa, ed anche in questo caso ho potuto contare sulla crescita professionale grazie al contesto ed alle persone che hanno condiviso con me conoscenza e socialità, spaziando in ambiti economici e finanziari attraverso la comprensione dell’economia locale, nazionale ed internazionale. Ancora oggi, nel mio ruolo di presidente, mi confronto in un consesso altamente qualificato e stimolante. Lei rappresenta un esempio di leadership femminile di successo in un settore storicamente a prevalenza maschile. Quale messaggio si sente di rivolgere alle giovani donne che oggi ambiscono a ruoli di vertice nell’imprenditoria italiana? Oggi il contesto è molto cambiato abbiamo fatto passi in avanti sia in termini culturali che sociali. Molto c’è ancora da fare, sta a noi donne abbattere le barriere invisibili che impediscono di raggiungere posizioni apicali e di leadership. Detto questo, un consiglio che mi sento di dare è quello di intraprendere la propria carriera con sicurezza, determinazione e competenza. Per poter ambire a ruoli di responsabilità e di vertice bisogna prepararsi, dimostriamo la capacità di farcela da soli con la consapevolezza di volere proprio quel ruolo senza pensare che forse non è adatto a noi perché un settore a prevalenza maschile. L’indipendenza economica della donna, altro tema molto dibattuto, deve diventare per tutte la spinta a mettersi in gioco senza paura di affermare il proprio ruolo, anche nell’ambito familiare. Come ha accolto la nomina a Cavaliere del Lavoro? È stato il coronamento di un lungo percorso lavorativo, non sempre facile osteggiato a volte da dinamiche di genere. Ho guardato sempre avanti con coraggio contribuendo alla crescita aziendale e sviluppando capacità manageriali che mi hanno consentito di arrivare sino a qui. La nomina a Cavaliere del Lavoro mi ha molto emozionata e oggi raccolgo la responsabilità che questo riconoscimento rappresenta come imprenditrice, come donna, come moglie e mamma. Acquedotto DN 3000 mm

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