Civiltà del Lavoro, n. 6/2025

39 Civiltà del Lavoro | novembre • dicembre 2025 PRIMO PIANO e la produzione di veicoli ibridi che possano essere utilizzati obbligatoriamente nella modalità “full electric” in città, integrando nella vettura una centralina con Gps. Si tratterebbe di un rilevatore di posizione vincolato solo al veicolo, non in grado quindi di trasmettere a terzi la sua posizione (per preservarne la privacy degli occupanti), ma destinato solo a disattivare il motore endotermico una volta varcata la soglia cittadina. Viceversa, nell’uso extraurbano, la medesima centralina Gps opererebbe al contrario, consentendo il movimento anche grazie al propulsore endotermico. Potremmo così preservare la nostra eccellenza nella costruzione del motore a scoppio, sviluppando, nel frattempo, tecnologie innovative, soprattutto sul fronte delle batterie e dei carburanti sintetici, con questi ultimi che potrebbero teoricamente permettere di trasformare in “emissioni zero” i veicoli più vecchi. Saremmo così in grado di raggiungere gli obiettivi “green” senza passare attraverso il completo e onerosissimo rinnovo del parco circolante, preservando l’Europa da una ulteriore invasione di macchine elettriche asiatiche. In ogni caso, penso vada sottolineato che, ancora prima di entrare in vigore, questa normativa ha già creato danni incredibili ai fabbricanti europei di automobili e a tutto il settore della componentistica. La situazione è ancora peggiore in Italia, dove il comparto vive da anni una grande crisi. Per rendere l’idea, vale la pena ricordare che a inizio anni ’90 in Italia si costruivano quasi due milioni di veicoli, oltretutto di grande qualità e capaci di dominare il mercato; nello scorso anno si è scesi a poco più di 300mila, superati da Ungheria e Romania e doppiati da Slovacchia e Repubblica Ceca. Nel frattempo, aziende storiche e strategiche come Pirelli, Magneti Marelli, Iveco sono finite sotto controllo straniero, per non parlare delle vicissitudini di Fiat Stellantis. Questa situazione, di cui una enorme responsabilità pesa sulla politica nostrana, incapace negli anni passati di elaborare un vero piano strategico per il comparto, si abbatte con particolare gravità in questo momento di transizione. Non sono un caso gli allarmi lanciati dalle associazioni di rappresentanza: senza adeguate politiche di accompagnamento, la svolta green rischia di produrre conseguenze devastanti: si stima che il 65% dei 150mila addetti italiani attuali sia concentrato su tecnologie unicamente applicabili ad auto a combustione interna. Colgo l’occasione per esplicitare anche un concetto più generale, ovvero che è necessario riequilibrare il commercio mondiale. La stessa Cina dovrebbe prendere atto della necessità di rallentare il proprio espansionismo, perché la storia ci insegna che l’impoverimento e la marginalizzazione delle nazioni genera situazioni che possono sfociare in vere e proprie guerre, non più solo commerciali. Direi che i segnali di tensione stanno decisamente aumentando. Bruno Vianello è stato nominato Cavaliere del Lavoro nel 2023. È fondatore e presidente di TEXA, tra i leader mondiali nella progettazione e realizzazione di dispositivi per la diagnosi e la telediagnosi, analizzatori gas di scarico e stazioni per la manutenzione degli impianti di condizionamento dedicati ad autovetture, mezzi pesanti, motocicli, imbarcazioni, mezzi agricoli e di sofisticati sistemi Powertrain per veicoli a propulsione ibrida ed elettrica. TEXA opera con uno stabilimento a Monastier di Treviso, investe ogni anno il 13% del fatturato in ricerca e sviluppo, detiene 102 brevetti ed occupa oltre 1.000 dipendenti, di cui 750 in Italia Sede della Texa e-powertrain

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