41 FOCUS Civiltà del Lavoro | novembre • dicembre 2025 Intervista a Stefano POGUTZ di Brunella Giugliano endere una filiera sostenibile oggi significa affrontare una trasformazione profonda che coinvolge modelli industriali, governance, tecnologie e sostenibilità. Non si tratta più soltanto di adeguarsi a norme e standard, ma di costruire catene del valore capaci di generare competitività nel lungo periodo, rispondendo alle attese di investitori, mercati e comunità. Ne è convinto Stefano Pogutz, docente di Practice Corporate Sustainability alla SDA Bocconi, che analizza l’evoluzione delle filiere e le sfide che attendono il sistema produttivo italiano. Cosa significa oggi rendere una filiera davvero sostenibile, oltre la semplice compliance normativa? Parlare di filiera sostenibile significa considerare le diverse fasi del ciclo di vita di un prodotto: dalle materie prime alla trasformazione, dalla logistica fino alla conclusione della vita utile, secondo un approccio “dalla culla alla tomba”. Inoltre, la sostenibilità richiede di sviluppare una strategia che lavori su molteplici dimensioni – ambientali, sociali ed economiche – e su più livelli, dal locale al globale, in modo tracciabile e trasparente. La compliance normativa rappresenta la base di riferimento imprescindibile; tuttavia, da molti anni è chiaro che sostenibilità vuole dire andare oltre il semplice rispetto delle regole, integrandosi nelle scelte strategiche, nei modelli di business e nei processi decisionali delle imprese. Le imprese italiane, spesso organizzate in distretti, hanno filiere molto articolate: quali punti di forza e quali fragilità emergono quando entrano sotto la lente degli investitori globali? Il modello dei distretti ha rappresentato a lungo un punto di eccellenza del sistema industriale italiano, garantendo innovazione, qualità, flessibilità e capacità di adattamento ai cambiamenti dei mercati. Sul fronte della sostenibilità, i distretti sono stati spesso laboratori di sperimentazione di pratiche d’avanguardia, dall’adozione delle norme ISO all’efficienza energetica e alla sicurezza sul lavoro, riuscendo a coinvolgere anche piccole e medie imprese che, singolarmente, avrebbero avuto maggiori difficoltà ad affrontare questi temi. La prossimità geografica ha favorito la diffusione di buone pratiche, la condivisione di conoscenze e investimenti comuni. Sul piano sociale, il radicamento territoriale ha contribuito alla stabilità occupazionale, alla tutela del capitale umano e alla trasmissione di competenze specialistiche. Inoltre, la collaborazione tra imprese ha storicamente favorito forme di governance informali che hanno garantito comportamenti responsabili lungo la filiera. Le fragilità riguardano però la forte frammentazione, che rende complesso misurare, monitorare e rendicontare Stefano Pogutz, docente di Practice Corporate Sustainability alla SDA Bocconi R TRASPARENZA E VALORE perché la responsabilità conviene
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