45 FOCUS Civiltà del Lavoro | novembre • dicembre 2025 sembra aver perso centralità nel dibattito pubblico, due driver continuano a incidere sulle scelte delle imprese. Da un lato, i comportamenti di consumo, con il crescente peso di millennials e generazione Z; dall’altro, la finanza, che affronta l’Esg in termini di rischio e di ritorno nel medio-lungo periodo. Alcune aziende agiscono come veri e propri “attivisti”, guidando le trasformazioni e trascinando le proprie filiere. Altre, invece, rinviano o disinvestono, con il rischio di una perdita di competitività nel tempo. Quali saranno, secondo lei, i tre principali rischi di filiera nei prossimi cinque anni? Il primo riguarda il cambiamento climatico e la disponibilità di risorse, con impatti sulla qualità delle materie prime e sulla continuità produttiva. Il secondo è legato alla carenza di competenze, che limita la capacità di innovare e integrare nuove tecnologie. Il terzo concerne l’adozione dell’innovazione digitale: senza dati certificati, tracciabilità e passaporti di prodotto, molte filiere rischiano di essere escluse dai mercati internazionali. Senza dati certificati, tracciabilità e passaporti di prodotto, molte filiere rischiano di essere escluse dai mercati internazionali l 3 dicembre l’Osservatorio 4.Manager ha presentato il rapporto “Le filiere produttive nell’era della conoscenza aumentata”. La fotografia complessiva parla di oltre 17 milioni di occupati, quasi 500 miliardi di export e un valore complessivo di 2.600 miliardi di euro. Un patrimonio fondamentale che deve sapersi adattare alle sfide del futuro trasformando le imprese capofila in “hub strategici del sistema”, ovvero modelli sempre più in grado di generare, trasferire e proteggere conoscenza lungo le catene del valore. Da dove cominciare? Lo studio individua alcune aree di miglioramento prioritarie, a partire da una maggiore digitalizzazione e, nello specifico, una maggiore integrazione dell’IA nei processi produttivi, oggi ferma all’8,2% a fronte di una media europea del 13,5%. Un tema che si intreccia a sua volta con la sicurezza informatica dal momento che “filiere digitalizzate richiedono infrastrutture resilienti – si legge nella nota stampa – e capacità di prevenire attacchi che possono compromettere flussi informativi strategici”. I nuovi scenari che si delineano necessitano al contempo di competenze adeguate. Il Rapporto evidenzia il disallineamento tra domanda e offerta di profili qualificati, soprattutto nelle posizioni ad alta complessità. Nel 2024 quasi il 10% delle nuove assunzioni dirigenziali riguarda i Supply Chain Manager (ovvero profili che combinano competenze manageriali e specializzazioni in Ict, dati e sostenibilità), ma oltre il 50% delle imprese segnala difficoltà nel reperirli. “Il nostro sistema produttivo ha gli asset per abitare il futuro: creatività, tecnologia, filiere che generano valore – afferma Stefano Cuzzilla, presidente di 4.Manager –. Ma nella quinta rivoluzione industriale la competitività cresce solo se questi asset si parlano. Quando saperi e competenze circolano, il sistema diventa generativo, non estrattivo”. RAPPORTO 4.MANAGER, LE FILIERE DEL FUTURO SARANNO ECOSISTEMI DI SAPERE I Foto pitinan © 123RF.com
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