Lo stesso Bonometti lo definisce «un orgoglio tecnologico italiano e una dimostrazione che la sostenibilità non si dichiara: si realizza con ingegno, ricerca e investimenti». È un primato che testimonia la capacità del gruppo non di inseguire la transizione ecologica, ma di anticiparla attraverso soluzioni concrete. Ed è proprio forte di questa esperienza che il Cav. Bonometti parla oggi del futuro dell’automotive con un’autorevolezza rara. “Ho visto questo settore cambiare più volte – dai motori tradizionali all’elettronica, dalla globalizzazione all’ingresso della Cina – ma mai come adesso siamo davanti a una trasformazione così radicale.” Per questo Bonometti invita l’Europa a non commettere errori irreversibili. Non è contrario alla sostenibilità, tutt’altro. «La sostenibilità è un dovere morale e industriale», afferma. «Ma non può diventare un dogma. La sostenibilità vera deve essere alla portata delle imprese, dei lavoratori e dei consumatori.» Le sue critiche al Green Deal europeo nascono proprio da questa convinzione. Bonometti ne riconosce lo spirito, ma ne denuncia i limiti operativi: «Stiamo correndo più veloce della realtà. L’Europa non ha energia sufficiente, non ha infrastrutture adeguate, non ha una filiera delle batterie. Eppure vogliamo imporre l’elettrico come unica strada. Non funziona così.» Secondo lui, la transizione ecologica va accompagnata, non imposta. «Non possiamo pensare che un continente fondato sull’industria meccanica passi all’elettrico totale in pochi anni senza provocare una macelleria sociale. Ci sono milioni di lavoratori che perderanno il posto se non costruiamo alternative credibili.» Da anni il Cavaliere sostiene la necessità della neutralità tecnologica. «La decarbonizzazione non si fa con un’unica tecnologia. L’elettrico è una parte del futuro, ma non è il futuro intero. Abbiamo carburanti sintetici, biocarburanti, idrogeno, ibrido, endotermici evoluti. Perché eliminarli?» Per Bonometti, la vera innovazione nasce dalla coesistenza, dalla competizione e dal miglioramento continuo, non da una scelta politica che privilegia un’unica opzione senza considerarne i limiti. Intanto OMR Automotive continua a rappresentare un esempio di resilienza e lungimiranza. L’azienda investe in processi digitali, automazione avanzata, materiali leggeri, efficienza energetica e nuovi prodotti per la mobilità del futuro. Ma senza rinunciare a ciò che l’ha resa grande: la qualità, la precisione, la cultura industriale e il pragmatismo. «La nostra forza è essere solidi e flessibili allo stesso tempo. Cambiamo quando serve, ma senza perdere ciò che siamo», afferma Bonometti. In questo equilibrio tra tradizione e futuro, il messaggio che il Cavaliere lancia all’Europa è chiaro: «La transizione non può essere subita. Va guidata con competenza, realismo e rispetto per chi lavora. La mobilità del futuro non si costruisce con gli slogan, ma con tutte le tecnologie disponibili.» E OMR Automotive, che ha firmato il primo telaio in alluminio riciclato e continua a investire in sostenibilità concreta, dimostra con i fatti che questa visione è non solo possibile, ma già in cammino. L’azienda resta fedele alla sua storia e al suo territorio, ma guarda al mondo con una determinazione che l’accompagna da più di un secolo: innovare senza perdere l’anima, crescere senza rinunciare ai valori, costruire il futuro rispettando il lavoro e la comunità. Basamenti motore
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