74 Civiltà del Lavoro | novembre • dicembre 2025 residente Benedetti, lei è alla guida di Zeta Farmaceutici dal 1983, proseguendo una storia iniziata nel 1947 come laboratorio galenico. Quali sono i primi ricordi del suo percorso di imprenditore? Non è stato facile dopo 20 anni di multinazionale super organizzata, passare ad una azienda piccolissima, artigianale e a conduzione famigliare. Non c’era nessuna idea di pianificazione né di strategia, per non parlare dell’informatizzazione, io che venivo proprio da quel settore. È stato però il forte senso del dovere verso le persone della mia famiglia a motivarmi e a darmi lo slancio iniziale. Pensavo a loro che stavano vivendo l’incubo del fallimento ed io potevo essere utile con l’esperienza che mi ero costruito vivendo in contesti anche internazionali. Ha lanciato marchi come Euphidra, Prolife e Amido Mio. C’è un fil rouge comune a queste linee di successo? Nei primi anni l’azienda viveva producendo e commercializzando farmaci galenici, che a quel tempo non rispondevano a norme specifiche, si poteva quindi affrontare il mercato e vendere giocando solo sul prezzo. Non c’era coscienza produttiva e si cercava di lavorare con costi bassi. Piano piano le regole sono arrivate e così la gestione dei soli farmaci galenici non era più conveniente, sono stati soppiantati dai generici, dai medical device, dagli integratori e dai cosmetici. Ci siamo subito allineati al mercato e abbiamo tenuto la produzione del farmaco quasi esclusivamente per conto terzi. Con il tempo abbiamo introdotto nel mercato i vari marchi, tutti con garanzia di alta qualità visto che seguivano le stesse rigide procedure produttive del farmaco GMP (Good Manufacturing Practice). È questo il filo rosso che unisce l’azienda a questi prodotti, insieme alla necessità di seguire le esigenze del mercato, con il quale abbiamo un ottimo rapporto. Di fatto le nuove produzioni hanno ottenuto un grande successo soprattutto tra i farmacisti e nel mondo del terzismo, dove è stata apprezzata la qualità farmaceutica anche in prodotti che non sono farmaci. Gli stabilimenti di Sandrigo e Mozzate oggi producono oltre 50 milioni di pezzi l’anno, distribuiti in più di 10 Paesi. In che modo si può crescere su scala internazionale mantenendo alto lo standard di qualità e il “Made in Italy”? È sempre il mercato che detta le regole, siamo in continua crescita perché le nostre capacità produttive devono essere costantemente incrementate per seguirne P Dalla galenica all’industria LA PUNTA DI UN ICEBERG CESARE BENEDETTI Industria, farmaceutica
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