77 Civiltà del Lavoro | novembre • dicembre 2025 liani e circa 15.000 dipendenti. Il “Made in Italy” all’estero gode ancora di un’ottima reputazione? Molti fatti recenti hanno certamente dato un colpo all’immagine dell’Italia, ma nonostante tutto il Made in Italy conserva un valore straordinario perché non è un’etichetta, ma una cultura del fare radicata sul territorio. È la combinazione di artigianalità, industria, progettualità e una filiera che permette un dialogo continuo tra creativi, tecnici, ricercatori e manifattura. Abbiamo scelto di continuare ad investire in Italia perché crediamo che la forza del saper fare italiano risieda proprio nei distretti produttivi (abbiamo 23 stabilimenti in Italia su 25), nelle competenze tramandate, nei mestieri che definiscono intere comunità. La filiera è un organismo vivo, fatto di persone e saperi: va sostenuta con investimenti, formazione e una visione industriale che guardi alle generazioni future. Per questo abbiamo creato 25 anni fa la nostra Scuola di Mestiere, la Prada Group Academy. Il Made in Italy va protetto: senza artigiani, senza territori attivi, senza nuove competenze, rischia di diventare un semplice marchio. Con la Fondazione Prada promuove arte e cultura da 1993. Ci sono alcuni progetti che ricorda con particolare piacere? La Fondazione è nata perché io e mia moglie abbiamo sentito la responsabilità di fare qualcosa di concreto per Milano in un periodo particolarmente complicato per la città. Questo ha acceso il desiderio di entrare in modo vivo nel dibattito contemporaneo, esplorando linguaggi che vanno dalle arti figurative al cinema, dalla ricerca scientifica alla fotografia. La Fondazione è un’entità completamente separata dall’azienda. Tutti i progetti che abbiamo realizzato sono stati significativi, perché hanno cercato un dialogo con il proprio tempo, dalla prima mostra di Eliseo Mattiacci alla personale appena realizzata con Thierry De Cordier, dalle grandi installazioni di Michael Heizer, Dan Flavin e Carsten Höller alle esposizioni di arte antica curate da Salvatore Settis, dal progetto musicale del Maestro Riccardo Muti alle personali dedicate ad artisti italiani come Enrico Castellani, Domenico Gnoli e Pino Pascali, per arrivare a Human Brains, un progetto ambizioso di riflessione ad ampio spettro sulle neuroscienze. Essere insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro ha un significato particolare per lei? È un riconoscimento che riguarda non solo il mio percorso personale, ma il lavoro di tutte le persone che hanno contribuito alla crescita del Gruppo. Ricevere l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro significa rappresentare un modo di fare impresa fondato sulla responsabilità, sull’indipendenza industriale, sul rispetto del territorio e dell’artigianalità italiana. Per me è anche un invito a continuare a investire nelle competenze, nella formazione dei giovani, che è una componente essenziale del nostro successo. È un onore che accolgo con gratitudine, ma soprattutto come un impegno a proseguire un percorso imprenditoriale fondato sulla qualità e sulla continuità. Foto @ Costantino Ruspoli e Prada Group
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