89 Civiltà del Lavoro | novembre • dicembre 2025 di Sapio, direi fin dalla sua costituzione, e lo è ancor di più da quando l’Unione europea ha emanato una serie di direttive precise sulla decarbonizzazione del pianeta. Sapio è in prima linea nello sviluppo del biometano e dell’idrogeno e stiamo lavorando in maniera proattiva con le istituzioni per definire al meglio il futuro proprio dell’idrogeno quale vettore energetico importante. Le criticità da risolvere al momento sono i costi di produzione, ancora troppo elevati a causa del prezzo dell’energia, che in Italia è estremamente alto e, senza un incentivo pubblico importante sull’idrogeno, non ci sarà un vero mercato. Speriamo che a breve Governo ed Istituzioni si muovano in tal senso dando impulso a tutta la filiera con il recepimento della RED III e del Decreto Tariffe. Guidare un gruppo con 2.900 persone, con operatività in più Stati, acquisizioni e una forte spinta all’innovazione è un impegno gravoso. Come vengono decisi i programmi e le strategie da seguire nell’ambito della ricerca e innovazione? Senza una forte spinta alla ricerca ed all’innovazione, l’azienda non sarebbe arrivata a compiere 103 anni! E anche in questo caso devo dire che innovazione e ricerca sono sempre state al centro delle strategie di Sapio. Già negli anni ’90 avevamo istituito il Premio Sapio per l’Innovazione e la Ricerca a sostegno dei giovani ricercatori italiani con una visione rivolta al futuro. Quanto al percorso decisionale interno a Sapio, noi azionisti concordiamo con l’amministratore delegato le linee strategiche in cui riteniamo che Sapio debba investire e poi lasciamo a lui e alla sua squadra il compito di trasformare la strategia in operatività. E negli ultimi 10 anni abbiamo raddoppiato il fatturato del Gruppo, sfiorando oggi il miliardo di euro, ampliando la componente estera a quasi il 20% del totale con la metà dei collaboratori non italiani. Un percorso di internazionalizzazione per gradi che ha permesso all’azienda di posizionarsi come un importante player di mercato. Cosa rappresenta per lei la nomina a Cavaliere del Lavoro? In primo luogo, una grande emozione e profonda gratitudine. Penso sia il risultato di un percorso di 44 anni di lavoro che ha sempre posto al centro le persone, seguendo quei valori umani e professionali che mi hanno insegnato i miei genitori. Personalmente ho un profondo rispetto per lo Stato e le Istituzioni e per questo motivo considero il riconoscimento del Presidente della Repubblica un segno di stima e fiducia per il lavoro svolto in questi anni, insieme a tutti i collaboratori del Gruppo Sapio, ai soci e alla mia famiglia. Essere oggi Cavaliere del Lavoro è per me un traguardo professionale di cui sono immensamente orgoglioso: è per me un onore, una responsabilità ed uno stimolo a proseguire, condividendo ciò che ho imparato nella mia vita.
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