Civiltà del Lavoro, n. 6/2025

9 Civiltà del Lavoro | novembre • dicembre 2025 L’IMPEGNO DEI CAVALIERI DEL LAVORO PER IL PAESE Scelte che decidono IL FUTURO I mondo del lavoro e dell’impresa sta entrando in una nuova fase storica. Non si tratta di una transizione graduale, ma di un cambiamento profondo che ridefinisce in modo trasversale tecnologie, processi produttivi, competenze, equilibri economici e contesti geopolitici. Le decisioni che oggi vengono assunte in questi ambiti determineranno la capacità dei paesi di crescere, competere e garantire coesione sociale nel lungo periodo. L’Intelligenza artificiale è il primo snodo di questo nuovo paradigma. Oggi non cambia soltanto il modo in cui produciamo e lavoriamo: cambiano le condizioni stesse attraverso cui conosciamo e interpretiamo la realtà, sempre più filtrate dalle tecnologie digitali e dall’IA. La sua adozione nei processi produttivi sta già trasformando in modo radicale i fattori alla base della competitività. Un esempio concreto dell’impatto dell’IA sull’organizzazione delle imprese e sui modelli di lavoro viene dal mondo dell’industria tecnologica. Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, tra i più importanti player globali dell’innovazione, immagina un futuro in cui migliaia di lavoratori umani operano fianco a fianco con milioni di agenti digitali. Ha prefigurato per la sua azienda l’inedito status della “più grande piccola azienda al mondo”, con 50mila dipendenti affiancati da 100 milioni di agenti. Un rapporto di duemila agenti AI per ogni dipendente umano che, nella sua visione, dovrebbe moltiplicare esponenzialmente la capacità produttiva dell’organizzazione. È l’idea di una forza lavoro ibrida, in cui l’Intelligenza artificiale non esegue soltanto ordini, ma agisce come “collega digitale”. È questo il senso profondo di quella che viene definita rivoluzione agentica. Un passaggio che riguarda certamente la produttività, ma che prima ancora investe il modo in cui si esercitano la decisione e la responsabilità. È qui che si gioca una sfida decisiva: l’innovazione non può tradursi in una rinuncia al giudizio umano, né in una deresponsabilizzazione diffusa. Governare l’Intelligenza artificiale non significa negarne i rischi, ma sottrarli alla retorica dell’emergenza permanente e ricondurli nell’alveo della decisione razionale. È una responsabilità che chiama direttamente in causa il mondo produttivo, anche perché questa trasformazione sta avanzando principalmente su gambe americane e asiatiche, mentre l’Europa rischia di restare spettatrice e utilizzatrice di modelli tecnologici sviluppati altrove. In questo scenario, il capitale umano torna a essere la vera infrastruttura strategica del Paese. Le scelte sulla formazione dei giovani, sull’orientamento all’imprenditorialità e sulla valorizzazione delle competenze – in particolare quelle scientifiche e tecnologiche – determinano la qualità della crescita futura. Il depauperamento di capitale umano, aggravato dal fenomeno degli expat, rappresenta una fragilità strutturale che l’Italia non può permettersi di ignorare. A queste trasformazioni si intreccia la questione energetica. La sicurezza degli approvvigionamenti e la sostenibilità ambientale non sono più temi separabili. I dati più recenti sul cambiamento climaI di Ugo SALERNO EDITORIALE

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