91 Civiltà del Lavoro | novembre • dicembre 2025 È un equilibrio costante tra passato e futuro, lo stesso che caratterizza l’approccio di tutta la mia famiglia nel mondo della moda: innovare senza tradire l’essenza, evolvere senza rompere il legame con ciò che siamo. Quanto è legato alle sue radici fiorentine? Profondamente. Firenze non è solo la città dove la nostra storia ha preso forma: è un luogo di cultura, di arte, di artigianato straordinario. Mio padre la scelse proprio per questo quando decise di tornare dall’America alla ricerca della qualità più autentica. Firenze è nel nostro DNA: nel modo in cui concepiamo la bellezza, nella centralità del lavoro ben fatto, nella capacità di unire creatività e rigore. Ogni volta che porto un nostro progetto nel mondo, sento di portare anche un po’ di questa città, dei suoi valori e della sua eleganza discreta. Che valore ha il titolo di Cavaliere del Lavoro a questo punto della sua carriera? È un onore che va ben oltre la dimensione personale. Lo vivo come un riconoscimento alla storia della mia famiglia, a ciò che i miei genitori hanno costruito e a ciò che, con impegno e responsabilità, abbiamo cercato di portare avanti noi figli. È un titolo che richiama ai valori del merito, della dedizione, del lavoro fatto con passione e integrità: tutti principi che mi accompagnano da sempre. E rappresenta anche uno stimolo a guardare al futuro, a continuare a creare valore non solo per le nostre aziende, ma per i territori e le persone con cui abbiamo il privilegio di lavorare. Portrait Milano
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