Civiltà del Lavoro, n. 1/2026

Federazione Nazionale Cavalieri del Lavoro numero 1 - gennaio • febbraio • marzo 2026 I CAVALIERI DEL LAVORO IN QUESTO NUMERO: Valentino Campagnolo, Giuseppina Di Foggia, Claudio Luti, Stefano Mauri, Paolo Panerai, Pierino Persico, Ugo Salerno, Giuseppe Santoni Periodico della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro anno LXXI - bimestrale 2025, MADE IN ITALY IN ACCELERAZIONE Resistere ai dazi di Trump grazie a design, tecnologia e qualità Intelligenza artificiale Effetti e scenari di una tecnologia rivoluzionaria Mobilità internazionale La ricerca della Federazione sulle aspettative degli allievi dei Collegi di Merito VERSO IL CONVEGNO NAZIONALE Le sintesi dei 3 workshop in vista di Firenze 2026

Atleti italiani in allenamento, 15 gennaio 1956, Fotografia di Franco Gremignani - Publifoto, CSAC, Università di Parma Salto con gli sci, 11-13 febbraio 1955, Fotografia di Franco Gremignani - Publifoto, CSAC, Università di Parma

Anno LXXI - n. 1 Civiltà del Lavoro Periodico della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro Direttore Cavaliere del Lavoro Ugo Salerno Comitato Editoriale Presidente: Francesco Rosario Averna Cavalieri del Lavoro: Alessandro Bastagli, Daniela Gennaro Guadalupi, Clara Maddalena, Eduardo Montefusco, Sebastiano Messina, Costanza Musso, Guido Ottolenghi, Debora Paglieri Hanno collaborato a questo numero i Cavalieri del Lavoro: Valentino Campagnolo, Giuseppina Di Foggia, Claudio Luti, Stefano Mauri, Paolo Panerai, Pierino Persico, Ugo Salerno, Giuseppe Santoni Direttore responsabile ai fini della legge della stampa Paolo Mazzanti Direttore editoriale Franco Caramazza Coordinamento per le attività istituzionali Carlo Quintino Sella Coordinamento editoriale Silvia Tartamella Coordinamento redazionale Paola Centi Redazione Flaminia Berrettini, Clara Danieli, Brunella Giugliano, Giovanni Papa, Silvia Tartamella Progetto grafico Marco Neugebauer e Roberto Randi (thesymbol.it) Impaginazione Emmegi Group Srl Via F. Confalonieri 36 - 20124 Milano Concessionaria Pubblicità Confindustria Servizi SpA Viale Pasteur, 6 – 00144 Roma Tel. 06 5903263 l.saggese.con@confindustria.it Stampa Boccia Industria Grafica SpA Via Tiberio Claudio Felice, 7 – 84131 Salerno Foto 123RF, AGF e Shutterstock Foto di copertina: zmotions @ Shutterstock Gli inserzionisti di questo numero Banca Intesa Sanpaolo, Banca Passadore, De Matteis Agroalimentare, Eni, Ing. Ferrari, Interglobo, OMR Holding, Pastificio De Cecco, Scavolini, Terna, Zeta Farmaceutici, Zucchetti Autorizzazione Tribunale di Roma n. 4845 del 28-9-1955 Autorizzazione per il web Tribunale di Roma n. 294/2013 Finito di stampare il 3 marzo 2025 civiltadellavoro@cavalieridellavoro.it 7 EDITORIALI Il nostro impegno di Ugo SALERNO 8I numeri della fiducia di Paolo Mazzanti PRIMO PIANO Crescere nell’incertezza Il made in Italy alla prova 12 I successi del nostro export nonostante i dazi Intervista ad Alessandro TERZULLI di Paolo Mazzanti 16 Le sfide per il futuro: digitale e mercati nuovi (e lontani) A colloquio con Giuliano NOCI di Paolo Mazzanti 18 Ricerca, il cuore autentico della manifattura di Valentino CAMPAGNOLO 20 Bellezza che nasce dal coraggio di osare di Claudio LUTI

22 La qualità è il frutto di una scelta quotidiana di Pierino PERSICO 26 Memoria e innovazione per il bello e ben fatto di Giuseppe SANTONI FOCUS 1 Verso il Convegno Nazionale Il lavoro, la passione del fare I workshop di “Civiltà del Lavoro” 30 Etica ed estetica del lavoro la doppia anima del fare 36 Expat e mobilità dei talenti Diventare attrattivi 44 Usi, effetti e scenari di una tecnologia rivoluzionaria FOCUS 2 Verso il Convegno Nazionale Obiettivo produttività: la rivoluzione digitale 51 Dalla teoria all’impresa IA, le scelte che contano Intervista a Luigi PALOPOLI di Paolo Mazzanti 56 Governare la complessità IA e reti elettriche di Giuseppina DI FOGGIA 59 L’IA generativa e l’importanza delle fonti di informazione di Paolo PANERAI FOCUS 3 Verso il Convegno Nazionale Mobilità internazionale, una passione (molto) italiana 64 Andare all’estero, promessa di futuro che non delude di Sara CAPUZZI, Niccolò CASNICI, Cristiana PALADINI 68 Le testimonianze di 4 laureati del Collegio Lamaro Pozzani Quattro storie di impegno ed eccellenza FONDAZIONE 74 Fondazione Mauri Scuola per librai, un mestiere coraggioso di Brunella Giugliano

7 Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 VERSO IL CONVEGNO NAZIONALE DI FIRENZE Il nostro IMPEGNO ra le definizioni più accurate e allo stesso tempo evocative del nostro modo di fare impresa vi è sicuramente quella di Carlo Maria Cipolla, uno degli storici dell’economia più importanti del XX secolo. A proposito degli italiani, infatti, diceva che sono abituati fin dal Medioevo “a produrre, all’ombra dei campanili, cose belle che piacciono al mondo”, richiamando con poche parole il legame con i territori, la sintesi di bellezza e qualità della manifattura, la vocazione internazionale. Alimentare, rinnovare e modernizzare questo patrimonio di conoscenza e saper fare, nel corso di tutto il XXI secolo, richiederà da parte nostra grande impegno, ma soprattutto una riflessione profonda su uno dei fondamenti dell’esperienza umana: il lavoro. La scelta di dedicare il nostro Convegno nazionale a Firenze a questo tema è ben meditata e risponde al bisogno di analizzare e comprendere i grandi cambiamenti che lo stanno attraversando. L’ingresso dell’Intelligenza artificiale è il più dirompente e basta citare le traduzioni automatiche eseguite in tempo reale in qualsiasi lingua o le straordinarie capacità di analisi e calcolo nel settore sanitario, con veri e propri LLM in “camice” bianco, per rendersi conto che “il genio è uscito dalla lampada” per dirla con Ethan Mollick della Wharton School dell’Università della Pennsylvania e tra i massimi esperti di innovazione e IA. In questo scenario le imprese sono luogo privilegiato nell’adozione dell’IA e al tempo stesso sono le prime sentinelle della necessità di sperimentare e mettere in pratica un nuovo modo di lavorare – “human in the loop” – nel quale le persone sono coinvolte nel flusso di lavoro dell’IA per garantire precisione, responsabilità e sicurezza. Che cosa accadrà ancora in questo ambito non possiamo dirlo, ma resta il fatto che la competizione fra le Big Tech americane e cinesi è altissima e l’Europa deve trovare una propria via all’Intelligenza artificiale, fissando regole in un campo che, proprio per gli effetti di largo impatto che può avere sulle nostre vite, non va lasciato senza guida. Si pone inoltre la questione del capitale umano, ovvero persone che dovranno essere formate, tenendo presente che le competenze considerate oggi necessarie sono esse stesse in evoluzione; e, ancora, sapendo che dovremo porci la questione di come reimpiegare coloro che non riusciranno a reinserirsi. L’Italia registra ormai da tempo l’emigrazione dei propri giovani, con 630mila under 35 che hanno scelto di trasferirsi all’estero tra il 2011 e il 2024; un flusso di fatto a senso unico, che dimostra che il nostro Paese non è attrattivo. Origine e cause del fenomeno saranno discusse al convegno, ma già su questo numero di “Civiltà del Lavoro” ne parliamo approfonditamente grazie anche alla ricerca promossa dalla Federazione e realizzata in collaborazione con la Conferenza nazionale dei Collegi di Merito. Come Cavalieri del Lavoro riteniamo prioritario affrontare la questione e stimolare le istituzioni e il governo a mettere in atto le misure per frenare il fenomeno. È un tema su cui è possibile e sarebbe auspicabile un concorso corale di tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione. Una questione che richiama le classi dirigenti alle proprie responsabilità e che pone al centro il futuro dell’Italia. Da Firenze lo diremo forte e chiaro. T di Ugo SALERNO EDITORIALE

8 Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 eniamo a mente questi tre numeri: 3,3, 643 e 50,7. Sono i numeri del successo delle imprese italiane sui mercati globali nel 2025, l’annus horribilis dei dazi di Trump, del grande freddo nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa e delle perduranti crisi geopolitiche, dall’Ucraina a Gaza all’Iran, dove è esploso il conflitto con Usa e Israele che sta aumentando l’incertezza globale. L’anno scorso le nostre esportazioni sono aumentate del 3,3%, hanno raggiunto i 643 miliardi, con un avanzo di 50,7 miliardi nonostante il peso dei prezzi dei prodotti energetici importati. Le nostre 120mila imprese esportatrici “non occasionali” hanno dato dunque una nuova testimonianza di fiducia, impegno, vivacità e capacità di adattamento alle complesse circostanze internazionali. Tuttavia, non dobbiamo dormire sugli allori. Non dobbiamo smettere di diversificare i mercati, esplorare nuove opportunità, migliorare i prodotti e i servizi ai clienti. Il caos dazi è infatti destinato a proseguire anche dopo la sentenza della Corte suprema americana che ha bocciato le tariffe introdotte da Trump il 2 aprile scorso sulla base di una legge del 1977. Lui, invocando altre norme, ha deciso nuovi dazi per rimpiazzare quelli aboliti dalla Corte, che possono restare in vigore solo per 150 giorni, dopo di che richiederebbero l’autorizzazione del Congresso, che però Trump ritiene non necessaria. Questo braccio di ferro tra il presidente e la Corte rischia di propagare incertezza per molti mesi. Anche per questo è necessario trovare nuovi mercati per i nostri prodotti, utilizzando al meglio gli accordi di libero scambio siglati dalla Ue col Mercosur e con l’India e rivolgendosi ai 16 paesi che la Sace e le altre istituzioni nazionali di sostegno all’export hanno selezionato perché offrono elevate opportunità di crescita (ne parliamo diffusamente in questo numero di “Civiltà del Lavoro”). Per consolidare i risultati raggiunti e proiettarli nel futuro è indispensabile anche migliorare la qualità delle competenze delle nostre imprese, frenando l’esodo dei giovani che lasciano il nostro Paese e attraendo più giovani preparati dagli altri paesi, utilizzando meglio le opportunità della Blue Card europea istituita nel 2009, che consente di assumere con procedure accelerate e permessi di soggiorno speciali giovani talenti di paesi extra Ue: da noi la Eu Blue Card è stata sinora assai poco utilizzata (solo 633 assunzioni sulle 78mila complessive, di cui 56mila in Germania) soprattutto per problemi burocratici. Migliorare le competenze sarà necessario anche per governare la “rivoluzione” dell’Intelligenza artificiale e delle altre tecnologie di frontiera che stanno già trasformando il modo di lavorare e l’organizzazione delle nostre imprese. Questi temi cruciali saranno al centro del Convegno nazionale della Federazione Cavalieri del Lavoro, che si terrà sabato 21 marzo a Firenze sul tema “Il lavoro, la passione del fare. Dalla bottega rinascimentale all’Intelligenza artificiale”. Il rafforzamento dell’Unione europea è cruciale in questo processo. Il completamento del mercato unico e una più incisiva politica per la competitività sono fattori essenziali per le imprese. Se noi italiani paghiamo l’energia più degli altri è anche perché manca ancora un mercato unico europeo T DAI DATI DELL’EXPORT SEGNALI INCORAGGIANTI I NUMERI della fiducia di Paolo Mazzanti EDITORIALE

9 Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 dell’energia, con interconnessioni più efficienti tra i diversi paesi. Se i nostri risparmi vengono investiti nei grandi fondi americani è anche perché manca ancora il mercato unico dei capitali e l’Unione bancaria. Se non abbiamo grandi società tecnologiche in grado di tenere il passo con i big della Silicon Valley è anche perché manca il mercato unico a livello europeo delle tlc e del digitale. Occorre dunque agire, superando le resistenze dei nazionalismi per realizzare un “sovranismo europeo” procedendo se necessario con le “cooperazioni rafforzate”, cioè con i paesi disponibili a procedere, come abbiamo fatto per l’euro e per Schengen. Intanto la Bce ha assunto una decisione apparentemente tecnica, ma dal significato strategico. Ha annunciato che concederà prestiti alle banche centrali di paesi extra Ue che potranno garantirli con titoli di stato europei. Questo servirà a evitare svendite di titoli europei in caso di difficoltà di quelle banche centrali, ma amplierà l’utilizzo dell’euro nelle transazioni finanziarie e ne aumenterà la domanda. E questo porrà le basi per nuove emissioni di bond europei. Il nostro Paese, che sta affrontando la concitata campagna referendaria sulla separazione delle carriere dei magistrati e sull’istituzione di una Corte di Giustizia per i magistrati separata dal Csm e sta entrando nell’anno elettorale che ci porterà alle elezioni politiche del 2027, ha la responsabilità di contenere lo scontro politico e orientarlo verso lo sviluppo e la crescita. È importante che le forze politiche, nel giusto confronto democratico, si impegnino a elaborare programmi di governo che affrontino le vere necessità dei cittadini e delle imprese: difesa del potere d’acquisto, rilancio della competitività, semplificazione burocratica, risanamento dei conti pubblici, riduzione delle disuguaglianze, promozione della ricerca e dell’innovazione. Le imprese dovranno continuare a investire e migliorare la qualità dei prodotti utilizzando al meglio le nuove tecnologie. I dati dell’export dimostrano che lo stanno già facendo. Devono proseguire su questa strada. EDITORIALE

PRIMO PIANO Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 10 Foto mikkiorso; arthittaya123; yotin123 © 123RF.com CRESCERE NELL’INCERTEZZA Il made in Italy alla prova PRIMO PIANO

11 Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 Export in crescita nonostante dazi e tensioni geopolitiche: nel 2025 le vendite italiane all’estero salgono del 3,3% a 643 miliardi, con 50,7 miliardi di avanzo. Per Alessandro Terzulli, Chief Economist di Sace, la chiave è la diversificazione; per Giuliano Noci, docente di Strategia e Marketing al Politecnico di Milano, servono nuovi mercati e digitale. I Cavalieri del Lavoro Valentino Campagnolo, Claudio Luti, Pierino Persico e Giuseppe Santoni puntano su qualità, tecnologia, design e capitale umano come leve decisive per rafforzare produttività e competitività

12 PRIMO PIANO Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 onostante i dazi di Trump, peraltro bocciati in parte dalla Corte suprema americana il 20 febbraio scorso, nel 2025 le nostre esportazioni sono aumentate del 3,3% raggiungendo i 643 miliardi di euro, con 50,7 miliardi di avanzo. Un risultato che testimonia la capacità di tenuta e adattamento delle nostre imprese. Ne parliamo con il professor Alessandro Terzulli, Capo economista della Sace. Quali sono state le ragioni del buon andamento dell’export nel 2025? L’aumento delle esportazioni del 3,3% nel 2025 ha superato le aspettative e si deve a diversi fattori. Nel primo trimestre dell’anno scorso, ad esempio, gli importatori americani hanno fortemente aumentato le scorte in previsione dei dazi e dopo la loro introduzione non abbiano notato cali vistosi, tanto è vero che negli Stati Uniti il nostro export è aumentato del 7,2%. Vedremo ora come inciderà la decisione della Corte suprema, che ha abolito i dazi sostenendo che il presidente non aveva il potere di imporli sulla base della legge del 1977 sull’emergenza nazionale. Abbiamo avuto poi una forte crescita (+28,5%) dell’export di prodotti farmaceutici, per i quali l’effetto dell’anticipazione è stato ancora più forte e segno della vitalità delle nostre imprese del settore, nonché della qualità del nostro ambiente economico e delle nostre competenze, visto che numerose multinazionali farmaceutiche continuano ad investire nel nostro Paese anche per esportare nel mondo. Un’altra spinta è arrivata dalle “movimentazioni occasionali della cantieristica” (+11,6%) cioè dalla consegna di navi soprattutto da crociera agli armatori, diversi dei quali americani: nel 2025 ci sono state più consegne di navi rispetto al 2024, che sono andate ad aumentare l’export dell’anno scorso. Inoltre, va considerato che il peso effettivo dei dazi è stato inferiore a quello che si paventava: l’accordo UsaUe per dazi al 15% è arrivato in agosto ed è stato attuato nei mesi successivi. E poi quel 15% assorbiva eventuali dazi precedenti. Le nostre imprese come hanno reagito ai dazi e alle altre sfide geopolitiche? Le imprese hanno capito che la diversificazione paga sempre. E hanno accelerato su mercati diversi da quelli tradizionali. Da qui gli incrementi di esportazioni negli Emirati Arabi Uniti (19,7%), verso i paesi Opec (11%), in India (9,4%), in Marocco (8%), verso i paesi asiatici dell’Asean (6,6%), in particolare le Filippine (10,6%). Singapore si è confermato un’importante porta d’accesso ai mercati della regione. Alessandro Terzulli, Capo economista della Sace N Intervista ad Alessandro TERZULLI di Paolo Mazzanti I successi del nostro export NONOSTANTE I DAZI

13 Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 PRIMO PIANO Ci sono stati anche paesi in controtendenza? Due in particolare: la Turchia, dove l’export si è ridotto del 23,1%, ma dove però nel 2024 avevamo avuto un boom; e la Cina con un calo del 6,6% per la situazione particolare del paese, che deve fronteggiare una serie di problemi, tra cui la sovracapacità produttiva e la necessità di stimolare la domanda interna. Ma restano entrambi paesi fondamentali per il futuro. Come possono le istituzioni sostenere la diversificazione dell’export delle nostre imprese? Abbiamo selezionato 16 nuovi mercati – in base anche a dati Confindustria – che hanno ancora un potenziale inespresso e che potrebbero crescere ancora nel 202627. I 16 paesi sono: Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, India, Marocco, Singapore, Vietnam, Brasile, Turchia, Corea del Sud, Messico, Cina, Filippine, Egitto, Malesia, Thailandia, Kazakistan. Suggeriamo alle imprese di concentrarsi su questi mercati ad alto potenziale, che oggi contribuiscono per 83 miliardi al nostro export complessivo di 643 miliardi, ma nel prossimo biennio potrebbero registrare tassi di crescita ben superiori alla media. In 13 di questi 16 mercati abbiamo aperto nostri uffici, che insieme alla rete di ambasciate, Ice, Simest e Cassa Depositi e Prestiti sono pronti a sostenere le nostre aziende con informazioni sui diversi mercati, segnalazioni di opportunità di business e anche incontri mirati con potenziali aziende partner locali. E in sintonia col Piano d’azione del ministero degli Affari esteri della Cooperazione internazionale siamo pronti a sostenere anche gli investimenti diretti delle imprese nei nuovi mercati. Quali sono i settori merceologici più interessanti? Abbiamo già citato la farmaceutica e la cantieristica naLe imprese hanno capito che la diversificazione paga sempre. E hanno accelerato su mercati diversi da quelli tradizionali EXPORT MADE IN ITALY: I 16 PAESI OBIETTIVO

DA ENERGIE DIVERSE, UN’ENERGIA UNICA. Con le soluzioni energetiche di Plenitude e i servizi per la mobilità di Enilive, nella famiglia Eni trovi tutta l’energia di cui hai bisogno. Scopri i vantaggi di far parte della famiglia Eni su eni.com

15 Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 PRIMO PIANO vale, con la seconda che potrà continuare a contribuire positivamente all’export. Possiamo aggiungere la meccanica strumentale e le macchine utensili, che potranno sostenere lo sforzo di industrializzazione manifatturiera di molti paesi emergenti. Poi il settore dei prodotti di metallo e degli apparecchi elettrici per accompagnare l’elettrificazione. E poi l’agroalimentare, che nel 2025 ha visto crescere l’export del 4% con una cifra pari a circa 72 miliardi. La cucina italiana, che ha ottenuto il riconoscimento di patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco, è sempre più apprezzata e diffusa nel mondo e può trainare ulteriormente l’export di prodotti agroindustriali. Alimentari e bevande sono andati bene anche in paesi europei come la Spagna, dove le esportazioni sono cresciute nel 2025 del 10,6%, la Svizzera (16,3%), la Francia (5,3%) e la stessa Germania (2,3) nonostante la congiuntura non favorevole. Quanto aiutano i grandi accordi commerciali internazionali come il Ceta col Canada, ora il Mercosur e l’intesa con l’India e quelli in discussione con Australia e Indonesia? In un mondo che si chiude al multilateralismo è indispensabile aumentare le intese bilaterali, che per noi sono gestite dall’Unione europea. L’accordo Ceta col Canada ha dato buoni risultati e pensiamo possa essere lo stesso per Mercosur e India. La parte tariffaria è importante, perché questi accordi prevedono una graduale attenuazione dei dazi. Ma è molto importante anche intervenire sulle barriere non tariffarie, che sono più subdole, meno visibili, ma spesso più pericolose per il commercio. E ovviamente occorre uniformare gli standard che riguardano la salute, l’ambiente e le condizioni di lavoro. Le imprese sono pronte a diversificare i mercati di sbocco? Forse non sono del tutto pronte, ma lo sono più di quanto si potrebbe pensare. I nuovi mercati richiedono conoscenze, analisi di marketing, scenari di rischio più complessi e anche costosi, ma spesso garantiscono rendimenti più elevati. E poi possiamo aumentare il numero di imprese che esportano stabilmente: oggi sono circa 120mila, ma secondo le analisi dell’Istituto Tagliacarne di Unioncamere ci sono circa 17mila imprese che non esportano, ma avrebbero tutte le caratteristiche per poterlo fare. È il momento per loro di affrontare la sfida. Foto modnadeem © 123RF.com La parte tariffaria è importante, perché questi accordi prevedono una graduale attenuazione dei dazi. Ma è molto importante anche intervenire sulle barriere non tariffarie, che sono più subdole

16 PRIMO PIANO Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 a tenuta del nostro export è una buona notizia. Ma non deve illuderci. All’orizzonte ci sono sfide impegnative che richiedono azioni immediate. Ne parliamo con il professor Giuliano Noci, docente di Strategia e Marketing al Politecnico di Milano, nonché prorettore del Polo universitario del Politecnico in Cina. Professor Noci, quali sono le sfide che le nostre imprese esportatrici di trovano di fronte? Intanto bisogna tributare un grande plauso ai nostri imprenditori, che continuano a farsi valere sui mercati mondiali nonostante i dazi e le crisi geopolitiche. Ma non bisogna nascondersi le difficoltà che abbiamo di fronte, perché siamo in presenza di un vero e proprio cambiamento di contesto. Noi esportiamo prevalentemente negli Stati Uniti e in Europa: ma è prevedibile che il mercato americano si chiuderà progressivamente, mentre l’Europa vive una profonda crisi demografica. Dobbiamo quindi riorientare le nostre esportazioni verso aree più dinamiche, ma anche più lontane e meno conosciute. E poi c’è la sfida tecnologica. Si riferisce alle nuove tecnologie digitali come l’Intelligenza artificiale da far entrare nelle aziende? Si, ma non si tratta solo di introdurre le nuove tecnologie digitali. Si tratta di comprendere che l’Intelligenza artificiale sta cambiando le dinamiche del valore. Le nostre imprese sono state sinora eccellenti nella trasformazione della materia, infatti la nostra è la seconda manifattura europea. Ma ora la nuova sfida è la produzione dei dati e la loro trasformazione in analisi e decisioni. Senza aggiungere queste nuove capacità di raccolta e manipolazione dei dati alle nostre competenze manifatturiere rischiamo l’emarginazione. Faccio spesso l’esempio della Repubblica di Venezia che è stata al centro del mondo fino a che le nuove tecnologie navali hanno consentito di attraversare gli oceani. E ci sono altre due sfide. Quali sono professore? Vede, le tecnologie digitali mettono in crisi il modello di impresa tradizionale, e anche il campanilismo nazionale, perché valorizzano le reti internazionali come Amazon o Airbnb. Quindi bisogna diventare capaci di creare reti o di inserire la propria azienda in una rete. E poi c’è Giuliano Noci, docente di Strategia e Marketing al Politecnico di Milano LE SFIDE PER IL FUTURO: digitale e mercati nuovi (e lontani) L Intervista a Giuliano NOCI di Paolo Mazzanti Esportare in Svizzera oppure in Germania non è come esportare in India: ci vogliono azioni e conoscenze molto diverse

17 Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 PRIMO PIANO la sfida manageriale, perché il buon utilizzo del digitale richiede un aumento medio delle competenze gestionali e informatiche nelle imprese. Come dovrà cambiare il marketing delle imprese? Le nostre imprese sono ancora troppo concentrate sulla fabbrica e sulla produzione di manufatti eccellenti. Va benissimo. Ma non basta più. Né bastano più le partecipazioni alle fiere, che per molti imprenditori sono l’unica attività promozionale. Occorrerà sviluppare tecniche di marketing più sofisticate e proattive, anche per esplorare i nuovi mercati. Esportare in Svizzera oppure in Germania non è come esportare in India: ci vogliono azioni e conoscenze molto diverse. Rispetto a queste sfide come stanno messe le nostre imprese? Le indagini più serie indicano un ritardo in tutta Europa e sottolineano alcuni punti. L’anzianità degli imprenditori è un vincolo: imprese guidate da quarantenni sono in media più disponibili e veloci ad attuare i cambiamenti necessari. C’è poi una diffusa carenza manageriale. E infine bisogna riconoscere che piccolo non è più bello perché queste sfide sono più facili in imprese di maggiori dimensioni. Questo non vuol dire necessariamente che bisogna a tutti i costi diventare grandi. Può voler dire costruire reti d’impresa o di filiera per mettere in comune alcuni processi. Se, per esempio, per una singola impresa è troppo costoso fare un’approfondita analisi di marketing del mercato indiano, può farla insieme ad altri, magari anche con potenziali concorrenti. La necessità di raccogliere e trasformare dati relativi alla propria impresa, ai propri fornitori e ai propri clienti non aumenta la necessità di protezione? I dati, che sono la nuova risorsa strategica, vanno assolutamente protetti. Per questo è necessario varare seri programmi di sicurezza informatica con procedure molto rigorose anche per i dipendenti. È un limite la carenza di grandi imprese informatiche europee? È sicuramente un limite e l’Unione europea dovrebbe capire che occorre investire massicciamente in questo settore per dotarci di capacità europee. Stiamo tornando a prima della Pace di Westfalia, che sancì la sovranità degli Stati. Se c’è qualcuno che pensa di portar via l’oro della Banca d’Italia da Fort Knox per evitare che Trump si svegli una mattina e decida di requisirlo, a maggior ragione dobbiamo tutelare i nostri dati. Ma purtroppo ciò che non si vede sembra avere minor valore di ciò che si vede. Che consigli darebbe alle imprese? Puntare sui mercati di Asia e Africa. Adottare strategie di marketing aggressive. Costruire sistemi a rete. Investire nell’ibridazione digitale modificando il modello di business per accentuare gli aspetti di servizio: non vendere semplicemente una macchina, ma assicurare il servizio che quella macchina consente, incorporando formazione, manutenzione e aggiornamenti periodici. Come Politecnico che tipo di assistenza fornite alle imprese? Dalla Fondazione Politecnico in giù abbiamo molti soggetti in grado di assistere le imprese in questa transizione. Purtroppo, collaboriamo prevalentemente con i soliti noti, aziende grandi e medio-grandi. Il rapporto con le piccole imprese resta difficile anche perché da noi, nonostante i tentativi degli ultimi anni, manca ancora una vera rete di trasferimento tecnologico alle imprese sul modello del Fraunhofer tedesco. Un’ultima domanda. Lei è anche Prorettore del Polo cinese del Politecnico. Come funziona e quali opportunità abbiamo di stringere un accordo commerciale con la Cina come abbiamo fatto con il Mercosur e con l’India? Oramai da una dozzina d’anni abbiamo un Campus universitario a Xian con un migliaio di studenti prevalentemente cinesi, ai quali offriamo sette corsi d’ingegneria e uno di architettura. La società cinese è più giovane, più veloce e più digitale. Quanto agli accordi commerciali, bisogna ricordare che i cinesi sono i migliori negoziatori del mondo, cinici e pronti ad approfittarsi delle debolezze degli interlocutori. Un’Europa divisa e indecisa rischia grosso a trattare con loro. Se, per esempio, per una singola impresa è troppo costoso fare un’approfondita analisi di marketing del mercato indiano, può farla insieme ad altri, magari anche con potenziali concorrenti

18 PRIMO PIANO Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 arlare di made in Italy significa, per me, parlare di responsabilità. Non solo quella di rappresentare un marchio o un’azienda, ma di custodire e sviluppare una cultura progettuale che il mondo ci riconosce da sempre. Essere parte di questa tradizione implica un impegno preciso: contribuire ogni giorno a rafforzare la reputazione dell’ingegno e della manifattura italiana attraverso scelte coerenti e orientate all’eccellenza. Uno degli elementi che più definisce il valore del made in Italy è il design. In Italia non è mai stato semplice esercizio estetico, ma un linguaggio progettuale che nasce dalla funzione e si evolve attraverso la tecnica. La forma non viene dopo: nasce insieme. Quando un prodotto è davvero ben progettato, la sua bellezza è la naturale conseguenza della qualità tecnica che lo sostiene. È proprio questa unità tra pensiero progettuale e realizzazione concreta che distingue l’approccio italiano e lo rende riconoscibile a livello internazionale. Un esempio significativo è rappresentato dallo sviluppo delle nostre Ergopower. Qui il design è principio guida dell’intero processo progettuale: linee, superfici ed ergonomia derivano da una sintesi in cui ingegneria e sensibilità formale dialogano costantemente. Il risultato è un oggetto che non solo garantisce prestazioni elevate, ma comunica immediatamente precisione, controllo e identità. È questa integrazione che permette di creare soluzioni riconoscibili e durature nel tempo. Funzionalità ed ergonomia si fondono in una sintesi progettuale che assicura controllo, comfort e semplicità d’uso in ogni condizione. Alla base di tutto vi è la ricerca e sviluppo, che considero il cuore autentico di ogni impresa manifatturiera orientata al futuro. Investire in R&D significa costruire conoscenza, consolidare competenze e creare le condizioni per innovare con continuità. Ogni progresso nasce da studio, test e perfezionamento: un lavoro spesso invisibile, ma determinante, che richiede metodo, visione e capacità di interpretare l’evoluzione tecnologica senza perdere coerenza con la propria identità industriale. P Valentino Campagnolo, Presidente e Ad Campagnolo di Valentino CAMPAGNOLO Ricerca, il cuore autentico DELLA MANIFATTURA

19 Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 PRIMO PIANO La ruota Bora Ultra rappresenta una sintesi esemplare di questo approccio. Il Compasso d’Oro ne ha riconosciuto non solo la qualità formale, ma la capacità di unire prestazioni, innovazione dei materiali e coerenza progettuale. È la dimostrazione che, quando la ricerca è autentica, il design diventa una conseguenza naturale e non un obiettivo artificiale, ma il risultato di un percorso rigoroso e consapevole. La vera innovazione non è mai improvvisazione: è disciplina, metodo e visione. Richiede tempo, risorse e persone capaci di migliorare ciò che già esiste. In questo senso la ricerca è anche una responsabilità verso il mercato e verso il sistema produttivo di cui facciamo parte, perché consente di garantire standard sempre più elevati e contribuire all’evoluzione del settore. Il made in Italy si distingue nel mondo proprio per la caUno degli elementi che più definisce il valore del made in Italy è il design. In Italia non è mai stato semplice esercizio estetico, ma un linguaggio progettuale che nasce dalla funzione e si evolve attraverso la tecnica. La forma non viene dopo: nasce insieme Valentino Campagnolo è stato nominato nel 2025. È presidente e amministratore delegato di Campagnolo, azienda fondata dal padre nel 1933 specializzata nella progettazione e produzione di gruppi di alta gamma e di ruote per biciclette da corsa. Oggi Campagnolo è uno dei marchi più prestigiosi al mondo nel campo dei componenti per biciclette da corsa. 3.500 i brevetti internazionali registrati. Opera con uno stabilimento a Vicenza, dove è localizzato il centro R&D, e due siti in Romania. È presente all’estero con sei filiali commerciali tra Stati Uniti, Francia, Germania, Spagna, Giappone e Taiwan e un export dell’80%. Occupa 820 dipendenti La precisione nasce sotto pressione: la pressa plasma ogni pignone al micron pacità di unire creatività e rigore tecnico. Difendere questa identità significa continuare a credere nella progettazione come atto centrale dell’impresa, privilegiando soluzioni solide, affidabili e durature. Il futuro dipenderà dalla nostra capacità di investire ancora in ricerca, tecnologia e cultura del progetto. Innovare, in fondo, significa rispettare ciò che siamo stati e costruire con lucidità ciò che saremo. U d l l La pla Bora Ultra: l’espressione più pura di velocità, precisione e ingegneria aerodinamica

20 PRIMO PIANO Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 a storia del made in Italy ci porta a sottolineare quanta bellezza e creatività si è creata e continua a crearsi grazie all’ingegno delle aziende industriali che investono ogni giorno in tecnologia e ricerca per fare di un prodotto un prodotto identitario, riconoscibile per qualità e estetica. Essere ambasciatori del made in Italy portando valori imprescindibili che vengono dalle radici affondate nella storia, nella cultura, nell’arte del nostro Paese significa essere portabandiera di un impegno costante e responsabile nel custodire, preservare e alimentare ideali per continuare a essere modello irripetibile nel mondo. Il made in Italy mantiene la sua valenza caratteristica grazie alla infinita capacità creativa in tutti campi, alle università italiane che sono incubatori di talenti, grazie alle famiglie che tramandano per generazioni l’impegno di imprese da nord a sud lavorando con passione e con visione, rischiando ogni giorno per costruire un futuro, per innovare e per garantire il proprio prodotto e la sua durevolezza. Per Kartell essere il made in Italy è un’unica scelta, senza deroghe perché essere made in Italy significa avere una partnership forte con la filiera, creando le condizioni per continuare a innovare. Un flusso continuo, veloce e controllato di informazioni, che viaggiano in un percorso geografico circoscritto e che creano l’essenza del valore del made in Italy riconosciuto nel mondo. La storia di Kartell si fonda su una famiglia italiana, un made in Italy fatto di produzione industriale, una continua ricerca e innovazione su materiali e su processi produttivi, un dialogo costante con i migliori designer del mondo per la creazione di prodotti che devono essere semplici da comprendere ma complessi nel loro processo progettuale, che mantengono la caratteristica di primi dei primi, di colmare un vuoto tecnologico, estetico, funzionale. Aver per primi usato la trasparenza è stata una intuizione resa possibile dal segno artistico del designer, ma soprattutto dalla capacità di osare nella produzione con l’utilizzo di un materiale che non era mai stato usato per l’arredo ma che aveva caL Claudio Luti, Presidente Kartell di Claudio LUTI BELLEZZA CHE NASCE dal coraggio di osare Foto © Francesco Brigida

21 Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 PRIMO PIANO ratteristiche perfette per i nostri progetti. Questa sfida grazie alla collaborazione della multinazionale che ci ha fornito la materia prima, grazie alla tecnologia che ha trasformato un’idea in un modello identitario è quanto di meglio riassume il concetto di made in Italy. Lo è stato anche per molte altre scoperte e molti altri primati, ad esempio sul lavoro di trasformazione di materiale riciclato che potesse garantire la stessa bellezza e qualità della materia prima vergine. L’abbiamo ottenuta dopo tanto lavoro sulla sperimentazione e siamo anche riusciti a far evolvere questo concetto convertendo un prodotto di fine vita come le capsule del caffè in un oggetto di design. Grazie alla collaborazione con un altro marchio del made in Italy che condivide i nostri obiettivi. Il tema della riconoscibilità e dell’identità è, dunque, un elemento strategico. Per affermare questo, Kartell ha scelto dalla fine degli anni Novanta la strategia di apertura dei negozi, con le vetrine nelle strade più belle del mondo, nelle città più importanti del mondo. L’idea di Kartell non si esaurisce nel rispondere a un bisogno, nel vendere un oggetto, ma si evolve nella continua attenzione a costruire una community che si riconosce in valori, estetica e visione condivisa. Le vetrine e gli spazi di vendita diventano quindi luoghi di incontro e narrazione, in cui l’identità del brand prende forma e si apre al dialogo con chi lo vive ogni giorno. A ulteriore supporto dell’affermazione del made in Italy, il Museo Kartell, uno spazio di racconto e di evoluzione della memoria, vincitore di premi internazionali, è collettore di pensieri artistici intorno al significato del patrimonio culturale del marchio. Un museo e un archivio che sottolineano la storia e le tante conquiste fatte e consentono di rappresentare le potenzialità di sviluppo futuro. Claudio Luti è stato nominato Cavaliere del Lavoro nel 2015. È presidente di Kartell, azienda che con la qualità e il design ha tracciato il percorso che, partendo dagli oggetti di funzione per uso domestico, è arrivato fino alla realizzazione dei più sofisticati prodotti che combinano tecnologia produttiva e materiali innovatici, come il carbonio e il biopolimero. Il marchio conta flagship store e spazi Kartell in oltre 140 paesi nel mondo Aver per primi usato la trasparenza è stata una intuizione resa possibile dal segno artistico del designer, ma soprattutto dalla capacità di osare nella produzione con l’utilizzo di un materiale che non era mai stato usato per l’arredo Produzione Louis Ghost Kartell

22 PRIMO PIANO Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 n un contesto industriale e culturale in continua evoluzione, il tema della qualità resta per me il vero punto fermo. Non come concetto astratto o slogan, ma come risultato di scelte quotidiane, di responsabilità assunte nel tempo e di una visione che mette al centro il valore del lavoro eseguito secondo standard elevati. La qualità è un metodo, una disciplina che guida ogni decisione e che si misura nei risultati, non nelle dichiarazioni. In questi cinquant’anni di storia di Persico, abbiamo imparato che mantenere standard elevati significa investire senza esitazioni in innovazione tecnologica. L’innovazione non è fine a sé stessa, né coincide semplicemente con l’introduzione di nuove macchine o processi. È, prima di tutto, un modo di pensare: la volontà di anticipare le esigenze del mercato, di migliorare ciò che già funziona e di non accontentarsi di soluzioni consolidate. Solo attraverso una continua evoluzione tecnologica è possibile garantire precisione, affidabilità e ripetibilità, elementi imprescindibili per chi opera in settori ad alta complessità. In ambito industriale, è importante essere chiari anche sul significato del made in Italy. Oggi questo concetto continua ad avere un forte valore simbolico e culturale in settori come la moda, il design o l’agroalimentare. Ma nell’industria avanzata, quella ad alto contenuto tecnologico, non è l’origine geografica a fare la differenza. I nostri clienti non ci scelgono perché siamo italiani: ci scelgono per la qualità della nostra tecnologia, per le competenze ingegneristiche e per la capacità di offrire affidabili soluzioni di processi di produzione. È qui che il tema della professionalità diventa centrale. Dietro ogni impianto, ogni stampo, ogni soluzione complessa, ci sono persone. Persone con competenze tecniche profonde, esperienza, senso di responsabilità e capacità di lavorare in squadra. Il valore di un’azienda industriale non risiede solo nelle tecnologie che utilizza, ma nel capitale umano che le progetta, le sviluppa e le mette in funzione. In questo senso, il territorio ha un ruolo fondamentale. La nostra storia è legata a un contesto industriale che ha saputo costruire nel tempo un patrimonio di conoscenze, di saper fare e di di Pierino PERSICO I LA QUALITÀ È IL FRUTTO di una scelta quotidiana Pierino Persico, Presidente Persico Group

23 Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 PRIMO PIANO cultura del lavoro. Un territorio che favorisce la contaminazione tra competenze diverse, che forma talenti e che trasmette un approccio concreto e rigoroso all’ingegneria e alla produzione. È da qui che nasce quella professionalità che il mercato internazionale riconosce e apprezza. Accanto alla tecnologia, ritengo fondamentale la ricerca di una sintesi equilibrata tra funzionalità ed estetica. Anche nel mondo industriale, dove la prestazione tecnica è spesso prioritaria, la forma ha un significato profondo. Un prodotto, un impianto o una soluzione ben progettata deve essere efficiente, ma anche chiara, armonica, comprensibile. L’estetica, intesa come espressione di ordine e razionalità, contribuisce alla qualità complessiva e riflette le esigenze di chi utilizzerà quella tecnologia. È in questa sintesi che vedo il futuro: qualità come metodo, innovazione come leva, competenze come vero fattore distintivo. Un futuro in cui il Made in Italy continui a essere riconosciuto non per un’etichetta, ma per ciò che concretamente realizza attraverso tecnologia, persone e visione industriale. Pierino Persico è stato nominato Cavaliere del Lavoro nel 2016. Dopo il diploma viene assunto come modellista presso un’azienda che realizza sagome in legno ed affini. Nel 1975 si mette in proprio e avvia, insieme alla moglie, una modelleria del legno per la realizzazione di stampi utilizzati nelle produzioni in serie. Oggi Persico Group opera con cinque aziende nell’interior automotive, nelle tecnologie dei materiali compositi, nella produzione di stampi in alluminio e impianti per il settore rotomoulding, nella progettazione e costruzione di macchinari, linee ed impianti “chiavi in mano”, e con la Persico Marine per la costruzione di imbarcazioni da regata altamente performanti. 850 i dipendenti con un export dell’80 % della produzione Costruzione degli scafi in composito e dei componenti foil per le imbarcazioni di Luna Rossa Prada Pirelli Automazione del processo rotazionale per la produzione di serbatoi destinati al settore automotive Anche nel mondo industriale, dove la prestazione tecnica è spesso prioritaria, la forma ha un significato profondo. Un prodotto, un impianto o una soluzione ben progettata deve essere efficiente, ma anche chiara, armonica, comprensibile

Vivimi 10 Anni di assistenza garantita per la tua Cucina 5 Anni di garanzia per i tuoi Elettrodomestici Dalla cucina al bagno, dalla cabina armadio al living Regola design Vuesse

La più amata dagli italiani

26 PRIMO PIANO Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 er me il made in Italy non è solo un marchio, è un modello culturale e produttivo che racconta l’eccellenza italiana nel mondo. Dal design alla manifattura, dalla moda all’arredamento, l’Italia ha costruito una reputazione fondata su creatività, qualità e attenzione al dettaglio. Oggi però ci troviamo davanti a sfide nuove: mercati globali più competitivi, digitalizzazione, sostenibilità e cambiamenti nei gusti dei consumatori. La domanda non è più se il made in Italy resterà rilevante, ma come saprà rinnovarsi senza perdere identità. Design e meraviglia Il design italiano è uno degli asset più riconoscibili a livello globale. Non è solo estetica, è filosofia: unisce funzionalità, armonia e meraviglia. Ogni nostra scarpa, un mobile o un oggetto di design racconta una storia fatta di proporzioni precise, materiali selezionati e innovazione nei dettagli. La tecnologia diventa uno strumento fondamentale: modellazione 3D, simulazioni di calzata, analisi dei materiali ci permettono di sperimentare senza compromettere l’artigianalità. Quando la mano dell’artigiano incontra la precisione digitale, il risultato è un prodotto bello, performante e duraturo. Innovazione tecnologica al servizio della qualità L’innovazione tecnologica non è mai fine a sé stessa. È un acceleratore di qualità, un supporto alla creatività e alla produzione responsabile. Processi automatizzati e digitalizzati convivono con fasi artigianali, garantendo coerenza, tracciabilità e flessibilità. In un mercato globale dove il lusso significa esperienza e autenticità, saper combinare innovazione e tradizione è fondamentale. Il futuro del made in Italy dipenderà dalla capacità di investire in ricerca, digitalizzazione e sostenibilità, proteggendo al tempo stesso i mestieri storici che lo rendono unico. di Giuseppe SANTONI P MEMORIA E INNOVAZIONE per il bello e ben fatto Giuseppe Santoni, Chairman e Presidente esecutivo Santoni

27 Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 PRIMO PIANO Educazione e tutela dei mestieri Per questo motivo abbiamo creato l’“Accademia dell’Eccellenza di Santoni”. Non si tratta solo di insegnare a cucire, montare o colorare, ma di trasmettere cultura del prodotto, sensibilità estetica e capacità di innovare rispettando la tradizione. L’Accademia è il luogo in cui il sapere artigianale viene preservato e rinnovato, dove i giovani apprendono competenze tecniche ma anche la responsabilità di ogni scelta sui materiali e sui processi. È qui che il patrimonio umano diventa il vero motore del made in Italy. Il futuro del made in Italy Guardando avanti, l’Italia deve trasformare questi punti di forza in vantaggi strategici. Innovazione tecnologica, design, qualità artigianale e sostenibilità possono lavorare insieme per creare prodotti e servizi in grado di competere sui mercati globali senza perdere la nostra identità. Educare, proteggere e aggiornare le competenze tradizionali sarà decisivo: solo unendo memoria e innovazione il made in Italy continuerà a essere un sistema culturale e industriale unico, non una semplice etichetta. Responsabilità e visione La responsabilità di aziende, istituzioni e associazioni è duplice: tutelare il passato e investire sul futuro. Promuovere formazione continua, adottare tecnologie intelligenti e sostenibili e valorizzare l’arte del fare italiano sono le linee guida per un modello che non è solo economico, ma anche culturale. Il made in Italy non è mai un concetto astratto: è l’incontro tra bellezza, meraviglia, innovazione e competenza, una sintesi che deve evolversi ogni giorno per garantire al nostro Paese un futuro di eccellenza. Giuseppe Santoni è stato nominato Cavaliere del Lavoro nel 2022. È chairman e presidente esecutivo di Santoni, fondata dai genitori come tomaificio e oggi attiva nella produzione di calzature artigianali d’alta gamma. Fin dall’età di 14 anni ha affiancato il padre lavorando nella manovia per l’orlatura e il montaggio delle scarpe. L’azienda opera con uno stabilimento a Corridonia di quasi 30 mila metri quadrati in cui vengono realizzate ogni giorno 2.000 paia di calzature. È presente con 15 boutique monomarca in Europa, Nord America, Asia e Medio Oriente

29 Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 Dalla bottega del Rinascimento all’Intelligenza artificiale. Così recita il payoff del titolo del Convegno nazionale dei Cavalieri del Lavoro, che si terrà il 21 marzo a Firenze. In vista dell’evento, la Federazione ha organizzato tre workshop preparatori volti ad approfondire il tema di questa edizione. Il ciclo si è aperto con l’appuntamento del 13 gennaio, “Etica ed estetica del lavoro”, è proseguito il 3 febbraio con “Expat e valore del capitale umano” e si è concluso il 12 febbraio con “Tecnologia, IA e creatività del lavoro”. A seguire le sintesi dei lavori, nei quali sono intervenuti esperti e Cavalieri del Lavoro VERSO IL CONVEGNO NAZIONALE IL LAVORO la passione del fare FOCUS 1 Foto wizardx © 123RF.com

30 FOCUS Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 estetica come cifra culturale e, al tempo stesso, come modello economico diventa realtà concreta solo laddove è forte l’idea che ciò che si produce debba essere non soltanto utile ed efficiente, ma anche armonico, curato, capace di esprimere un’idea di qualità che diventa riconoscibile nel mondo. È questa la convinzione che ha attraversato il primo workshop preparatorio al Convegno Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, dedicato a “Etica ed estetica del lavoro”, tenuto lo scorso 13 gennaio. Il workshop riprende il titolo della prima tavola rotonda del Convegno organizzato dal Gruppo Toscano e in programma a Firenze il prossimo 21 marzo, dal titolo “Il lavoro, la passione del fare. Dalla Bottega del Rinascimento all’Intelligenza artificiale”. La discussione ha messo in luce l’intreccio tra bellezza e capacità produttiva attraverso gli interventi della storica dell’arte Cristina Acidini e dei Cavalieri del Lavoro Michele Alessi Anghini, presidente della Fondazione Buon Lavoro, Gabriele Clementi, presidente e amministratore delegato di El.En., Andrea Illy, presidente illycaffè e Marco Nocivelli, amministratore delegato di Epta. A introdurre i lavori è stato il presidente della Federazione, Ugo Salerno: “Dove meglio potremmo discutere di estetica del lavoro se non a Firenze?”. La città del Rinascimento non è solo un luogo evocativo, ha spiegato Salerno, ma il paradigma storico di quella sintesi tra produzione e bellezza che ha reso l’Italia riconoscibile nel mondo. Salerno ha ricordato che il Convegno nazionale si articolerà su tre direttrici: etica ed estetica del lavoro, formazione e capitale umano, impatto dell’Intelligenza artificiale sulla creatività e i processi produttivi. Tre assi che raccontano una trasformazione profonda del concetto stesso di lavoro. Se l’estetica rinvia alla qualità del fare, l’etica richiama la responsabilità verso le persone e verso il Paese. E oggi questa responsabilità si misura anche nella capacità di trattenere e valorizzare i giovani talenti. Il presidente ha citato il recente Rapporto del Cnel “L’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati”, che quantifica in circa 40 miliardi di euro il costo della formazione dei giovani che lasciano l’Italia per lavorare all’estero. “Molto raramente tornano indietro”, ha osservato, indicando non solo un danno economico, ma una questione di fiducia nel sistema Paese. A questo si aggiunge la sfida dell’intelligenza artificiale, evocata attraverso l’esempio del fondatore di Nvidia e la prospettiva di un’economia in cui il rapporto tra lavoratori e “agenti” digitali potrebbe cambiare radicalmente. “Una cosa è potenziare la nostra capacità di lavoro, un’altra è sostituirla”, ha sottolineato, invitando a riflettere sull’impatto concreto delle tecnologie sul futuro dell’occupazione. Il richiamo alla rapida trasformazione del lavoro e al rinnovato legame con la dimensione estetica è stato ripreso da Cesare Puccioni, presidente del Gruppo Toscano. “Indubbiamente la bellezza è uno dei cardini dell’identità italiana. Noi abbiamo la fortuna di vivere nel bello: sono belle le nostre città, è bello il paesagL’ Etica ed estetica del lavoro LA DOPPIA ANIMA DEL FARE IL PRIMO WORKSHOP PREPARATORIO DEL CONVEGNO NAZIONALE Il workshop preparatorio del 13 gennaio

RkJQdWJsaXNoZXIy NDY5NjA=