Civiltà del Lavoro, n. 1/2026

12 PRIMO PIANO Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 onostante i dazi di Trump, peraltro bocciati in parte dalla Corte suprema americana il 20 febbraio scorso, nel 2025 le nostre esportazioni sono aumentate del 3,3% raggiungendo i 643 miliardi di euro, con 50,7 miliardi di avanzo. Un risultato che testimonia la capacità di tenuta e adattamento delle nostre imprese. Ne parliamo con il professor Alessandro Terzulli, Capo economista della Sace. Quali sono state le ragioni del buon andamento dell’export nel 2025? L’aumento delle esportazioni del 3,3% nel 2025 ha superato le aspettative e si deve a diversi fattori. Nel primo trimestre dell’anno scorso, ad esempio, gli importatori americani hanno fortemente aumentato le scorte in previsione dei dazi e dopo la loro introduzione non abbiano notato cali vistosi, tanto è vero che negli Stati Uniti il nostro export è aumentato del 7,2%. Vedremo ora come inciderà la decisione della Corte suprema, che ha abolito i dazi sostenendo che il presidente non aveva il potere di imporli sulla base della legge del 1977 sull’emergenza nazionale. Abbiamo avuto poi una forte crescita (+28,5%) dell’export di prodotti farmaceutici, per i quali l’effetto dell’anticipazione è stato ancora più forte e segno della vitalità delle nostre imprese del settore, nonché della qualità del nostro ambiente economico e delle nostre competenze, visto che numerose multinazionali farmaceutiche continuano ad investire nel nostro Paese anche per esportare nel mondo. Un’altra spinta è arrivata dalle “movimentazioni occasionali della cantieristica” (+11,6%) cioè dalla consegna di navi soprattutto da crociera agli armatori, diversi dei quali americani: nel 2025 ci sono state più consegne di navi rispetto al 2024, che sono andate ad aumentare l’export dell’anno scorso. Inoltre, va considerato che il peso effettivo dei dazi è stato inferiore a quello che si paventava: l’accordo UsaUe per dazi al 15% è arrivato in agosto ed è stato attuato nei mesi successivi. E poi quel 15% assorbiva eventuali dazi precedenti. Le nostre imprese come hanno reagito ai dazi e alle altre sfide geopolitiche? Le imprese hanno capito che la diversificazione paga sempre. E hanno accelerato su mercati diversi da quelli tradizionali. Da qui gli incrementi di esportazioni negli Emirati Arabi Uniti (19,7%), verso i paesi Opec (11%), in India (9,4%), in Marocco (8%), verso i paesi asiatici dell’Asean (6,6%), in particolare le Filippine (10,6%). Singapore si è confermato un’importante porta d’accesso ai mercati della regione. Alessandro Terzulli, Capo economista della Sace N Intervista ad Alessandro TERZULLI di Paolo Mazzanti I successi del nostro export NONOSTANTE I DAZI

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