Civiltà del Lavoro, n. 1/2026

26 PRIMO PIANO Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 er me il made in Italy non è solo un marchio, è un modello culturale e produttivo che racconta l’eccellenza italiana nel mondo. Dal design alla manifattura, dalla moda all’arredamento, l’Italia ha costruito una reputazione fondata su creatività, qualità e attenzione al dettaglio. Oggi però ci troviamo davanti a sfide nuove: mercati globali più competitivi, digitalizzazione, sostenibilità e cambiamenti nei gusti dei consumatori. La domanda non è più se il made in Italy resterà rilevante, ma come saprà rinnovarsi senza perdere identità. Design e meraviglia Il design italiano è uno degli asset più riconoscibili a livello globale. Non è solo estetica, è filosofia: unisce funzionalità, armonia e meraviglia. Ogni nostra scarpa, un mobile o un oggetto di design racconta una storia fatta di proporzioni precise, materiali selezionati e innovazione nei dettagli. La tecnologia diventa uno strumento fondamentale: modellazione 3D, simulazioni di calzata, analisi dei materiali ci permettono di sperimentare senza compromettere l’artigianalità. Quando la mano dell’artigiano incontra la precisione digitale, il risultato è un prodotto bello, performante e duraturo. Innovazione tecnologica al servizio della qualità L’innovazione tecnologica non è mai fine a sé stessa. È un acceleratore di qualità, un supporto alla creatività e alla produzione responsabile. Processi automatizzati e digitalizzati convivono con fasi artigianali, garantendo coerenza, tracciabilità e flessibilità. In un mercato globale dove il lusso significa esperienza e autenticità, saper combinare innovazione e tradizione è fondamentale. Il futuro del made in Italy dipenderà dalla capacità di investire in ricerca, digitalizzazione e sostenibilità, proteggendo al tempo stesso i mestieri storici che lo rendono unico. di Giuseppe SANTONI P MEMORIA E INNOVAZIONE per il bello e ben fatto Giuseppe Santoni, Chairman e Presidente esecutivo Santoni

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