Civiltà del Lavoro, n. 1/2026

32 FOCUS Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 MICHELE ALESSI ANGHINI: “La bellezza dell’impresa” “Etica ed estetica sono valori senza tempo”. Michele Alessi Anghini ha scelto di partire dall’esperienza. Quarantaquattro anni alla guida di Alessi – azienda simbolo del design italiano – diventano il terreno concreto su cui misurare il rapporto tra bellezza e responsabilità. “La mia bottega è stata Alessi”. Due milioni di prodotti venduti ogni anno, il 40% in Italia, una presenza capillare nelle case. “È altamente probabile che qualcuno di voi ne abbia uno”, ha osservato con un sorriso. Dietro l’oggetto quotidiano, ha spiegato, c’è un progetto culturale: trasformare un produttore di articoli casalinghi in uno dei protagonisti delle “fabbriche italiane del design”. L’incontro con oltre trecento designer e architetti internazionali, la scelta di non imporre uno “stile Alessi” ma di offrire “la più ampia scelta possibile fra gli stili che i creativi proponevano”, hanno fatto del catalogo Alessi “una sorta di enciclopedia del design”. Il risultato è noto: prodotti presenti in oltre sessanta musei nel mondo, nelle collezioni permanenti di arte applicata. L’estetica come riconoscimento culturale. Alessi Anghini ha insistito su un punto: questa tensione alla bellezza non nasce nel vuoto. “Si è innestata su una cultura aziendale fortemente improntata all’etica del lavoro”. Un’etica respirata in famiglia, prima ancora che teorizzata: passione per l’impresa, attenzione agli stakeholder, convinzione che la prosperità duratura dipenda dall’equilibrio tra interessi diversi. “Mio padre aveva capito molto prima che si parlasse di stakeholder economy che il successo si basa sulla capacità di soddisfare contemporaneamente collaboratori, fornitori, clienti e soci”. Non un bilanciamento opportunistico, ma una visione sistemica. Da amministratore delegato, Alessi ha raccontato di aver inseguito un ideale: “Un’impresa capace di proporre la bellezza del prodotto e la bellezza del suo stare nel mondo”. La bellezza dell’organizzazione, dei rapporti interni, della responsabilità sociale. Un ideale non sempre raggiunto, ammette, ma capace di generare le “maggiori soddisfazioni professionali” quando si avvicinava alla realtà. È qui che etica ed estetica si saldano: la prima non è vincolo, la seconda non è ornamento. L’una rafforza l’altra. “La migliore bellezza che possiamo creare è un’impresa buona per tutti, perché un’impresa buona per tutti non è solo bella ma è anche solida e duratura, non è solo una questione etica, è anche una questione funzionale”. Un’affermazione che ribalta una certa retorica anti-impresa: la responsabilità non è un costo, è una condizione di solidità. La Fondazione Buon Lavoro, creata dal Cavaliere del Lavoro Alessi Anghini, nasce da questa convinzione. Alessi Anghini ha ricordato la nascita del “Manifesto della Buona Impresa”, animato dalla volontà di non rassegnarsi allo stereotipo dell’impresa nemica della società. “Il Manifesto è già stato sottoscritto da un certo numero di Cavalieri del Lavoro, mi fa piacere di parlarne a tutti voi. Il lavoro imprenditoriale è difficile, soprattutto oggi, ma proprio per questo ha bisogno di riferimenti stabili”. GABRIELE CLEMENTI: “Tecnologia e rinascimento” “Siamo nati a Firenze, e questo ha lasciato un imprinting”. Gabriele Clementi ha raccontato la storia di El.En., fondata nel 1981, come la prosecuzione ideale di una tradizione rinascimentale. Un’azienda high-tech che sviluppa sistemi elettronici e laser per applicazioni mediche, industriali e artistiche, ma che fin dall’inizio ha intrecciato la propria identità con la città. Il legame più emblematico è quello con il restauro delle opere d’arte. “Abbiamo collaborato con l’Opificio delle Pietre Dure per sviluppare sistemi innovativi, prima di visione e poi laser, al servizio dei restauratori”. Non un business centrale, ma “un motivo d’orgoglio”. L’orgoglio di contribuire alla conservazione del patrimonio fiorentino ha generato un effetto reputazionale globale. “Molte aziende internazionali si sono avvicinate a noi perché sapevano che a Firenze c’è un’impresa che lavora sia nel campo del restauro, sia in quello della bellezza”. La bellezza artistica e la bellezza dermatologica, Ho inseguito un ideale: un’impresa capace di proporre la bellezza del prodotto e la bellezza del suo stare nel mondo. La bellezza dell’organizzazione, dei rapporti interni, della responsabilità sociale

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