Civiltà del Lavoro, n. 1/2026

37 FOCUS Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 Dopo il presidente Ugo Salerno è intervenuto il presidente del Gruppo toscano dei Cavalieri del Lavoro Cesare Puccioni, che sta organizzando il convegno di Firenze. “Noi Cavalieri del Lavoro – ha detto Puccioni – abbiamo sempre dimostrato grande attenzione nei confronti dei giovani soprattutto con il nostro Collegio Universitario ‘Lamaro Pozzani’ frequentato da studenti di eccellenza. Se andiamo a vedere le tesi sia di questi super ragazzi che quelle degli Alfieri del Lavoro, notiamo che l’80%, se non il 90%, sono in inglese. Questo dà la dimostrazione che i giovani vogliono avere un programma ben più ampio di un contesto italiano, e questo lo trovo estremamente positivo, perché un’esperienza estera non può essere che un bene. Quello che mi stupisce è che siano così poche le persone che vogliono venire a studiare in Italia. E poi, perché i nostri giovani dall’estero non tornano in Italia? Probabilmente sarà una questione anche di stipendi, specie all’inizio. Però credo che la carriera si possa fare anche da noi. Come si può fare per essere più attraenti? Questo è un problema senz’altro non facile e che riguarda tutta la nazione, in modo particolare noi imprenditori”. PATRIZIO BIANCHI: “Aprire il paese e accettare le grandi sfide” Nel mondo attuale una mobilità sia degli studi, sia della fase post-studi è assolutamente necessaria. Ma questo enfatizza il fatto del perché poi non ritornano. Perché non ritornano i nostri tanti nipoti, perché non ritornano i nostri tanti allievi? E perché non vengono a studiare in Italia i ragazzi stranieri? Perché la struttura educativa in Italia continua a essere fondata su singole università e non su quelli che sono gli elementi fondanti. Un esempio anzitutto è il collegio, come accade in Inghilterra, cioè l’idea di avere una vita di comunità negli studi che diventi l’elemento educativo reale. Tenete conto, tra l’altro, che noi abbiamo una struttura universitaria ancora fortemente spinta sulla specializzazione. Quello che salta fuori in maniera molto evidente dall’analisi delle richieste di lavoro è che negli ultimi anni è cambiata molto la domanda delle imprese. Si è passati da “voglio un ingegnere informatico, voglio un chimico di base” al fatto che oggi, al di là delle competenze specifiche, vengono richieste persone che abbiano capacità di visione, capacità di gestire persone e capacità di gestire processi trasformativi continui. Prevalgono quindi gli elementi dell’educazione rispetto agli elementi dell’istruzione. Il merito, la capacità di percepire sé stessi responsabili di un processo e, nel contempo, anche di riuscire a pilotare questi processi, si costruisce proprio nel vivere insieme e vivere insieme nella più ampia varietà di esperienze, quindi collegi internazionali. Dall’altra parte, abbiamo esperienza di corsi di laurea che sono diventati attrattivi perché da subito sono stati formulati in inglese. Ormai la formazione internazionale si fa in inglese, almeno in alcune materie, e il fatto di poter attrarre studenti da tutto il mondo vuol dire che poi devi fare loro anche dei corsi per poter apprezzare l’italiano, che oggettivamente non è fra le tre o quattro lingue con cui il mondo conversa. Noi, come Accademia nazionale dei Lincei, abbiamo fatto un centro di ricerca proprio sulla cooperazione tra Italia e Cina, un centro di cui sono stato nominato direttore, e vi devo dire che, in alcuni settori, questa nostra cooperazione è molto avanzata, ad esempio nella fisica nucleare. Bisogna quindi ragionare su come inserire il Paese nel contesto della cooperazione internazionale, a livello dei sistemi educativi e non soltanto di singole istituzioni o di singole persone, ma bisogna ragionare sul fatto che quella che viene chiamata diplomazia accademica o diplomazia della ricerca oggi è una componente fondamentale dell’inserimento di un paese nel contesto internazionale. Su questo noi siamo oggettivamente in difficoltà. Dall’altra parte è vero che il Paese non viene riconosciuto attraente per chi svolge tutte le attività inerenti alla produzione perché questo avviene su grandi imprese, su grandi multinazionali, che in Italia sono presenti scarsamente o sono considerate più o meno ospiti. Noi abbiamo sviluppato un’economia ancora fondata su piccole imprese familiari. Ma i miei ragazzi che si laureano in economia mi dicono che vogliono andare a lavorare in Bisogna ragionare sul fatto che quella che viene chiamata diplomazia accademica oggi è una componente fondamentale per inserire un paese nel contesto internazionale. Su questo noi siamo oggettivamente in difficoltà

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