Civiltà del Lavoro, n. 1/2026

43 FOCUS Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 ché familiari, ha sottolineato, molte aziende hanno un management che è completamente esterno alla famiglia e che quindi esistono posizioni scalabili. Stefania Brancaccio ha richiamato l’attenzione dei colleghi sul fatto che le giovani generazioni vanno all’estero perché lì percepiscono che possono tenere insieme il tempo di lavoro e il tempo di vita, una condizione che invece non vedono realizzabile in Italia; e su questo punto ha esortato i colleghi ad entrare in gioco con le proprie aziende. Secondo Brancaccio, infatti, le imprese devono diventare luoghi in cui i ragazzi hanno voglia di rimanere, in cui si può crescere ed essere riconosciuti, in cui si può progettare il proprio futuro. Alì Reza Arabnia ha invitato a considerare anche gli aspetti positivi del Paese e ha spronato a parlare di più delle cose che si possono fare da subito. Le aziende italiane, ha spiegato, davanti ai problemi trovano le soluzioni e occorre lavorare sui giovani in maniera concreta. Allo stesso tempo, nel dialogo con loro, ha invitato a non alimentare una visione aprioristicamente celebrativa delle opportunità all’estero perché molto possono dare anche le piccole e medie aziende. Infine Cesare Valli, componente del comitato scientifico della Federazione, ha stimolato le imprese a creare percorsi di carriera che attraggano i giovani. Se vogliamo riattrarre persone formate qui, ha spiegato, che possono contribuire alla crescita delle imprese italiane, bisogna anche che le imprese italiane costruiscano percorsi di carriera e opportunità di crescita che in questo momento mi sembra siano molto carenti. (P.M.) Le imprese sono chiamate a diventare luoghi attrattivi, con percorsi di carriera chiari ed equilibrio tra lavoro e vita. Stop a visioni solo negative dell’Italia: servono esempi concreti e valorizzazione delle Pmi Foto gorgev © 123RF.com

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