47 FOCUS Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 di riduzione degli scarti e delle prove necessarie per i nuovi profili. Così l’IA consente una maggiore qualità e produttività, nonché la possibilità di valutare preventivamente il costo di ogni profilo. Non ci sono stati impatti sul numero degli addetti. In sintesi, l’IA non avrebbe mai consentito di fare la cupola del Brunelleschi, però può davvero aiutare l’azienda a essere efficiente, a essere esatta nei parametri di produzione e a essere più competitiva nell’approccio verso la clientela. PAOLO PANERAI: “È essenziale proteggere i propri archivi” OpenAI che realizza ChatGPT ha cercato di raccogliere, e in buona parte c’è riuscita, il sapere, l’informazione e gli archivi dei giornali, ai quali hanno offerto molti soldi. Li hanno offerti anche a noi: se gli avessimo dato l’archivio dei 40 anni di vita di Class Editori ci avrebbero dato una quindicina di milioni di euro, però abbiamo capito che, a quel punto, avremmo disperso la nostra identità perché i nostri contenuti sarebbero finiti in un grande serbatoio comune e indifferenziato. Così abbiamo deciso di creare un nostro agente IA autonomo in grado di elaborare 40 anni di informazione nell’economia, la finanza, l’informazione del lusso e tutta una serie di altri settori connessi. In Europa siamo stati in due a fare un’operazione diretta: noi e il Financial Times. La nostra IA consente la personalizzazione e le notifiche intelligenti che stanno cambiando profondamente il modo di informarsi, perché l’IA non solo può rispondere, ma può anche prevenire rispetto agli argomenti che sono di tuo interesse tenendo conto anche degli orientamenti culturali. Chi ha ceduto i propri archivi a OpenAI, secondo me, ha fatto un errore fondamentale perché ha spersonalizzato la propria informazione. GIANLUIGI VISCARDI: “Va valorizzata la creatività delle imprese” Nella mia azienda fondata nel 1982 che fa macchine speciali e di montaggio, usiamo robotica, sistemi di visione, molta Intelligenza artificiale proprio per fare questi impianti che esportiamo in tutto il mondo. Ogni giorno facciamo una macchina diversa dall’altra, che può andare dagli interruttori ai freni, a catene per motoseghe. Sono anche presidente del Cluster Fabbrica Intelligente, uno dei 12 cluster voluti dal ministero dell’Università e della ricerca proprio per scrivere una road map sulla ricerca e innovazione per poter tenere il nostro manifatturiero in Italia. Oltre a questo, in Confindustria mi sono occupato di Digital Innovation Hub: abbiamo intervistato quasi 4.500 imprese sulla maturità digitale del nostro sistema produttivo, che ha un valore riconosciuto in tutto il mondo per il made in Italy. Siamo il secondo paese manifatturiero in Europa e tra i primi al mondo nell’automazione della robotica. Il manifatturiero industriale è basato sulla meccatronica, che è l’unione di tre discipline: meccanica, elettronica e informatica. Quando si parla di meccatronica, tutti pensano ai dati e all’IA. Ma la nostra manifattura meccatronica è riconosciuta in tutto il mondo soprattutto per la sua componente meccanica. La parte digitale tende a uniformare i prodotti, la parte meccanica lascia ancora libero spazio alla creatività dei progettisti. Il mio appello è di non disperdere tutto il patrimonio di conoscenze e abilità che sono tipicamente meccaniche ed esempio del made in Italy. Nell’IA si può investire in molti modi: sugli algoritmi, sulle infrastrutture, sulle applicazioni. L’Europa e l’Italia non sono competitive né sugli algoritmi, né sulle grandi strutture ma possono dire la loro sulL’IA non avrebbe mai consentito di fare la cupola del Brunelleschi, però può davvero aiutare l’azienda a essere efficiente, a essere esatta nei parametri di produzione e a essere più competitiva nell’approccio verso la clientela Chi ha ceduto i propri archivi a OpenAI ha fatto un errore fondamentale perché ha spersonalizzato la propria informazione
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