51 FOCUS Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 Intervista a Luigi PALOPOLI di Paolo Mazzanti DALLA TEORIA ALL’IMPRESA IA, le scelte che contano a sfida dell’Intelligenza artificiale riguarda tutte le imprese, di tutti i settori e dimensioni. L’IA può diventare una leva strategica per migliorare la produttività e i processi di mercato. Ma ci sono anche ostacoli da superare e alleanze da costruire, per esempio con le università e i centri di ricerca specializzati. Ne parliamo con il professor Luigi Palopoli, docente di Sistemi di elaborazione delle informazioni all’Università di Trento e direttore del Dipartimento Ingegneria e Scienza dell’Informazione (Disi). Come può l’Intelligenza artificiale migliorare la produttività e la gestione delle imprese? Dipende molto dalla tipologia di impresa. Per alcune aziende l’IA può essere uno strumento efficace per realizzare autentica innovazione di prodotto. L’esempio più calzante è quello delle aziende che producono software, che si ritrovano a portata di pochi clic l’esperienza di milioni di sviluppatori accumulata nella rete e incorporata nei grandi Modelli linguistici (LLM). Nel giro di pochi mesi si è passati dalla semplice assistenza alla scrittura di codice (come con il tool Copilot) alla realizzazione di agenti software semiautonomi, che scrivono software, si confrontano tra loro per testarlo e trovare errori (anche concettuali), richiedendo una supervisione umana mirata. La produttività nello sviluppo software sta raggiungendo livelli difficili da immaginare solo pochi anni fa, riducendo sensibilmente la richiesta di sviluppatori “entry-level” e spostando verso l’alto il livello delle competenze richieste. E oltre lo sviluppo software che cosa si può fare? In altri casi, appunto, l’IA può essere utilizzata per innovare i processi industriali, facilitando gestione documentale, tracciabilità e reporting dei flussi. Nel settore manifatturiero, l’impiego sinergico di IA e robotica può portare a una vera rivoluzione, in cui agenti robotici non rimangono segregati in aree di produzione ad alta intensità e ad alto rischio, ma vanno a interagire con gli operatori umani, fornendo assistenza sia fisica che cognitiva durante i turni di produzione. L’opportunità è ghiotta: realizzare prodotti altamente personalizzati e ad alto valore aggiunto a costi prima riservati alle produzioni di massa. E poi c’è il supporto al management: l’IA può aiutare a dare un senso a grandi quantità di dati e documenti, estrarre insight e report, monitorare KPI e costruire scenari a supporto delle decisioni, anche confrontando le proprie scelte con il contesto competitivo. Bisogna però stare attenti. Se si pensa a una sostituzione sic et simpliciter della forza lavoro umana, si rischia di scontrarsi con limitazioni molto forti dell’IA attuale. Si tratta di uno strumento potente ma fallibile, che deLuigi Palopoli, docente di Sistemi di elaborazione delle informazioni all’Università di Trento L
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