Civiltà del Lavoro, n. 1/2026

52 FOCUS Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 ve essere usato sotto supervisione e controllo di operatori umani esperti. Mi spingerei ancora oltre: le migliori opportunità le vedo nella stretta collaborazione tra intelligenza umana e IA. Questo è vero a maggior ragione quando l’impiego dell’IA può avere impatti rilevanti sulla vita dell’azienda, condizionandone scelte operative e strategiche. Quindi sarà fondamentale avere una forza lavoro preparata e un management pronto a cogliere le opportunità, mitigando i rischi. Come le imprese italiane stanno affrontando la sfida dell’IA, anche rispetto alle imprese degli altri paesi avanzati? L’Italia ha una struttura di piccole e medie imprese fortemente insediate in alcuni settori di mercato, come quello del lusso, dell’agrifood e della meccanica di precisione, in cui la straordinaria qualità dei nostri prodotti e del nostro design riescono a farci vincere la competizione internazionale. Il tallone d’Achille è la difficoltà di innovare. Le piccole dimensioni e la gestione familiare spesso scoraggiano programmi di investimento di lungo termine. A ciò si aggiunge una tradizionale freddezza verso le tecnologie dell’informazione. Questo sembrerebbe descrivere un quadro preoccupante, ma la buona notizia è che una volta tanto siamo tutti nella stessa barca. La verità è che non esiste ancora un modello davvero consolidato su come inserire l’IA nei processi aziendali in maniera efficace e sicura (con l’eccezione, forse, di alcune aree produttive come lo sviluppo software). È il momento di sperimentare, tirare fuori idee, con l’obiettivo di usare l’IA in maniera autenticamente umanistica: non per sostituire l’intelligenza umana, ma per potenziarla. L’IA ci può dare la possibilità di amplificare le capacità produttive dei nostri lavoratori, liberandoli da attività ripetitive e consentendo loro di esprimere al meglio creatività e competenze, migliorando nello stesso tempo la loro sicurezza e la qualità dell’esperienza lavorativa. Questo potrebbe permetterci di aggredire un altro problema storico di alcuni dei nostri settori produttivi: reSe si pensa a una sostituzione sic et simpliciter della forza lavoro umana, si rischia di scontrarsi con limitazioni molto forti dell’IA attuale. Si tratta di uno strumento potente ma fallibile, che deve essere usato sotto supervisione e controllo di operatori umani esperti Foto khaligo © 123RF.com

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