55 FOCUS Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 Se lei fosse un medio o piccolo imprenditore, come affronterebbe il problema? La prima cosa che farei è reperire informazioni di qualità. Questo è meno semplice di quanto sembri: nell’oceano di conferenze e filmati disponibili sul web, distinguere ciò che è davvero utile da ciò che è rumore di fondo (se non addirittura manipolazione) è tutt’altro che banale. E qui dico una cosa scomoda: io non mi fiderei “a scatola chiusa” dell’offerta di consulenza che oggi si vede sul mercato. In molti casi si tratta di persone che non hanno competenze abbastanza solide o che, per forza di cose, non hanno ancora esperienza sufficiente: la materia è troppo nuova e sta cambiando troppo in fretta. Per questo darei priorità a fonti strutturate e verificabili. Osservatori come quello che la mia Università ha organizzato con Confindustria Trento sono esperienze virtuose, per l’accuratezza della preparazione e per la qualità degli interventi. Più in generale, credo che in ambiente accademico si trovi spesso l’informazione più affidabile: molte applicazioni promettenti sono ancora, del tutto o in parte, oggetto di ricerca e sviluppo. In questo e in altri campi, è ancora nelle nostre vecchie università che si respira il futuro. Una volta compresa la materia e individuata un’area di intervento nella mia azienda, passerei subito a un progetto mirato, non a un’adozione “a tappeto”. Mi rivolgerei a partner affidabili per sviluppare o co-sviluppare una soluzione su misura: altre aziende con cui fare sistema, software house capaci di ingegnerizzare soluzioni, e partner accademici che facciano da “faro” e aiutino a evitare vicoli ciechi. La stella polare deve essere la produttività, ma ci sono alcuni paletti non negoziabili: privacy, cybersecurity e protezione della proprietà intellettuale, mia e dei miei clienti. In altre parole: sperimenterei a fondo, ma con metodo, responsabilità e controllo. All’Università di Trento lei dirige il Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione (Disi): che tipo di assistenza offrite alle imprese? Il mio Dipartimento è riconosciuto tra quelli più attivi nel nostro Paese nel campo dell’IA. Abbiamo risultati accademici eccellenti, partecipiamo a decine di progetti di ricerca – di base e industriale – e da anni formiamo giovani professionisti nel settore (penso, per esempio, alla nostra laurea in Artificial Intelligence Systems). Il mio invito alle aziende è semplice: venite a trovarci, portateci i vostri problemi e le vostre idee, e confrontiamoci. Un primo servizio che possiamo offrire è mettere le aziende in contatto con gli studenti. Attraverso la piattaforma Disi Industry, le imprese possono proporre tesi o finanziare borse, coinvolgendo gli studenti in tirocini nelle loro realtà. Inoltre, da anni sperimentiamo in alcuni corsi la modalità “challenge-based”: un gruppo selezionato di aziende propone problemi reali legati alla vita aziendale e team di studenti sviluppano prototipi o soluzioni concettuali, anche in competizione tra loro. Le soluzioni più interessanti possono poi essere adottate dall’azienda, che può sfruttare questa opportunità anche per attrarre e fidelizzare giovani talenti. Un secondo servizio è il Dottorato Industriale: l’azienda finanzia una posizione di dottorato. La dottoranda o il dottorando viene seguita/o da tutor accademici, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni avanzate – brevettabili o comunque direttamente trasferibili – nel contesto aziendale. Il terzo servizio è la possibilità di attivare contratti di ricerca conto terzi. In questo caso l’azienda sottopone un problema a un team accademico, che lavora direttamente a una soluzione basata sulle proprie ricerche e tecnologie. Insomma, offriamo un ventaglio di possibilità per supportare le imprese con livelli diversi di intensità e investimento. Ma al di là della forma specifica, in questa fase è fondamentale che mondo universitario e mondo produttivo si parlino e che si intreccino relazioni stabili. Sembra una frase fatta, ma non lo è: oggi l’innovazione con l’IA si fa costruendo relazioni stabili tra università e imprese. La stella polare deve essere la produttività, ma ci sono alcuni paletti non negoziabili: privacy, cybersecurity e protezione della proprietà intellettuale, mia e dei miei clienti. In altre parole: sperimenterei a fondo, ma con metodo, responsabilità e controllo
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