67 FOCUS Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 bilità lavorativa, in un contesto regionale in cui il disoccupazione e sotto-occupazione rappresentano ancora un problema serio e persistente. Oltre alle differenze geografiche, la nostra analisi ha portato alla luce significative differenze di genere, con le studentesse che tendono ad attribuire maggiore centralità alla reputazione professionale rispetto alla controparte maschile: ciò risulta perfettamente compatibile con il quadro del mercato del lavoro italiano, che fa registrare persistenti differenze tra uomini e donne, soprattutto nelle fasi di ingresso e di consolidamento professionale, fasi in cui la reputazione, per l’appunto, gioca un ruolo cruciale. Gli studenti e le studentesse dei Collegi di Merito interessati dimostrano, in ultimo, un orientamento particolarmente proattivo verso il lavoro. Infatti, il 74% degli intervistati dichiara di essere disposto a fare sacrifici per progredire professionalmente, mentre oltre l’85% riconosce la necessità di investire tempo ed energie nella costruzione della propria carriera. Pare doveroso sottolineare che questi risultati non fanno registrare significative differenze territoriali né di genere, segno che, per un verso, i Collegi sono in grado di trasmettere trasversalmente ai propri ospiti una cultura basata sul trinomio impegno-eccellenza-merito, che a sua volta si traduce in un deciso attivismo degli studenti e delle studentesse di fronte alle questioni relative al loro posizionamento nel mercato del lavoro. D’altro canto, tale proattività (da leggere insieme ai dati sulle aspirazioni di carriera e sull’importanza attribuita al successo, di cui si è parlato subito sopra) è molto probabilmente frutto anche della volontà dei singoli di realizzare, tramite il conseguimento di un’adeguata qualifica professionale, il consistente investimento profuso nel percorso di studi accademici, cui si affianca anche la partecipazione ai programmi di alta formazione erogati dai Collegi. svimez: IL SUD PERDE 270MILA GIOVANI LAUREATI IN VENT’ANNI di Brunella Giugliano Dal 2002 al 2024 quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno per il Centro-Nord. Anche considerando i rientri, la perdita netta resta altissima: 270mila giovani qualificati in meno. È quanto emerge dal report Svimez 2026 “Un Paese, due emigrazioni”, che fotografa una frattura strutturale: il Sud continua a perdere capitale umano mentre cresce una mobilità familiare silenziosa che coinvolge anche gli anziani. La migrazione è sempre più selettiva: tra i meridionali 25-34enni la quota di laureati è salita dal 20% nel 2002 al 60% nel 2024. Nel solo 2024, 23mila giovani qualificati si sono trasferiti al Centro-Nord e oltre 8mila all’estero, con una perdita netta annua superiore a 24mila unità. Accanto alla fuga dei giovani aumenta anche il fenomeno dei “nonni con la valigia”: anziani che mantengono la residenza al Sud ma si spostano verso figli e nipoti emigrati, spesso fuori dalle statistiche ufficiali. Un segnale di territori che si svuotano e invecchiano, mentre reti familiari e consumi si trasferiscono altrove. Secondo Svimez, gli effetti sono pesanti: meno nascite, meno lavoro qualificato, minore innovazione. Il Sud forma competenze che altri territori utilizzano, aumentando la fragilità economica delle aree di origine. Il direttore della Svimez Luca Bianchi (nella foto) invoca nuove politiche per il “diritto a restare”: “Proponiamo l’introduzione, a livello europeo, di un Graduate Staying Premium, basato su una detassazione parziale dei redditi da lavoro dei giovani laureati neoassunti nei primi cinque anni di attività nelle regioni europee collocate nella trappola dei talenti”.
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