7 Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 VERSO IL CONVEGNO NAZIONALE DI FIRENZE Il nostro IMPEGNO ra le definizioni più accurate e allo stesso tempo evocative del nostro modo di fare impresa vi è sicuramente quella di Carlo Maria Cipolla, uno degli storici dell’economia più importanti del XX secolo. A proposito degli italiani, infatti, diceva che sono abituati fin dal Medioevo “a produrre, all’ombra dei campanili, cose belle che piacciono al mondo”, richiamando con poche parole il legame con i territori, la sintesi di bellezza e qualità della manifattura, la vocazione internazionale. Alimentare, rinnovare e modernizzare questo patrimonio di conoscenza e saper fare, nel corso di tutto il XXI secolo, richiederà da parte nostra grande impegno, ma soprattutto una riflessione profonda su uno dei fondamenti dell’esperienza umana: il lavoro. La scelta di dedicare il nostro Convegno nazionale a Firenze a questo tema è ben meditata e risponde al bisogno di analizzare e comprendere i grandi cambiamenti che lo stanno attraversando. L’ingresso dell’Intelligenza artificiale è il più dirompente e basta citare le traduzioni automatiche eseguite in tempo reale in qualsiasi lingua o le straordinarie capacità di analisi e calcolo nel settore sanitario, con veri e propri LLM in “camice” bianco, per rendersi conto che “il genio è uscito dalla lampada” per dirla con Ethan Mollick della Wharton School dell’Università della Pennsylvania e tra i massimi esperti di innovazione e IA. In questo scenario le imprese sono luogo privilegiato nell’adozione dell’IA e al tempo stesso sono le prime sentinelle della necessità di sperimentare e mettere in pratica un nuovo modo di lavorare – “human in the loop” – nel quale le persone sono coinvolte nel flusso di lavoro dell’IA per garantire precisione, responsabilità e sicurezza. Che cosa accadrà ancora in questo ambito non possiamo dirlo, ma resta il fatto che la competizione fra le Big Tech americane e cinesi è altissima e l’Europa deve trovare una propria via all’Intelligenza artificiale, fissando regole in un campo che, proprio per gli effetti di largo impatto che può avere sulle nostre vite, non va lasciato senza guida. Si pone inoltre la questione del capitale umano, ovvero persone che dovranno essere formate, tenendo presente che le competenze considerate oggi necessarie sono esse stesse in evoluzione; e, ancora, sapendo che dovremo porci la questione di come reimpiegare coloro che non riusciranno a reinserirsi. L’Italia registra ormai da tempo l’emigrazione dei propri giovani, con 630mila under 35 che hanno scelto di trasferirsi all’estero tra il 2011 e il 2024; un flusso di fatto a senso unico, che dimostra che il nostro Paese non è attrattivo. Origine e cause del fenomeno saranno discusse al convegno, ma già su questo numero di “Civiltà del Lavoro” ne parliamo approfonditamente grazie anche alla ricerca promossa dalla Federazione e realizzata in collaborazione con la Conferenza nazionale dei Collegi di Merito. Come Cavalieri del Lavoro riteniamo prioritario affrontare la questione e stimolare le istituzioni e il governo a mettere in atto le misure per frenare il fenomeno. È un tema su cui è possibile e sarebbe auspicabile un concorso corale di tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione. Una questione che richiama le classi dirigenti alle proprie responsabilità e che pone al centro il futuro dell’Italia. Da Firenze lo diremo forte e chiaro. T di Ugo SALERNO EDITORIALE
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