Civiltà del Lavoro, n. 1/2026

70 FOCUS Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 Per un giovane architetto andare all’estero è un passaggio obbligato? Che cosa impedisce, a suo avviso, di rientrare? Ritengo che un periodo di studio o di lavoro all’estero sia un’esperienza molto importante per tutti gli studenti, in ogni ambito professionale. In particolare, la professione dell’architetto è da sempre caratterizzata da una dimensione internazionale di ricerca e progettazione; per questo un’esperienza fuori dal proprio Paese rappresenta un passaggio altamente formativo. Ciò che spesso rende difficile il rientro in Italia è legato alle maggiori opportunità offerte da alcuni paesi esteri e, allo stesso tempo, alle peculiarità del mercato del lavoro italiano nel settore, che può risultare particolarmente complesso per i giovani laureati. A Londra quali differenze ha potuto riscontrare nel metodo di lavoro e nelle prospettive di carriera? Londra è da molti anni uno dei principali riferimenti globali per l’architettura. Questo è dovuto sia al dinamismo del settore delle costruzioni nel Regno Unito, sia all’integrazione delle aziende inglesi nei mercati internazionali dei servizi di progettazione, con la possibilità di seguire e coordinare progetti in tutto il mondo. La presenza di grandi studi di architettura e società di ingegneria, con centinaia o migliaia di professionisti, rispetto a un panorama italiano mediamente più frammentato, consente di partecipare a progetti di grande scala, come infrastrutture culturali e di trasporto o vasti sviluppi urbani internazionali. In questo contesto ho avuto la fortuna di partecipare, con il mio studio — Zaha Hadid Architects — allo sviluppo di importanti progetti anche in Italia, tra cui il MAXXI, il quartiere CityLife con la Torre Generali a Milano e, più recentemente, il nuovo ospedale “Grande Malpensa”. Che ruolo ha giocato il fatto di avere una formazione italiana? La formazione ricevuta in Italia non è stata certamente inferiore a quella dei colleghi stranieri. Forse meno incentrata sugli aspetti più pratici dell’attività professionale, ma fondata su una solida base teorica e critica, che rappresenta un valore distintivo. A questa si è aggiunta una visione multidisciplinare maturata durante i preziosi anni di studio presso il Lamaro Pozzani. Che cosa consiglierebbe oggi a un giovane che si laurea in architettura? Consiglierei di approfondire le potenzialità e gli strumenti dell’innovazione tecnologica applicata all’architettura, come la progettazione Bim (Building information modeling, ndr), e di acquisire competenze nell’ambito della sostenibilità. Un’esperienza lavorativa, anche breve, durante il percorso universitario costituisce un ulteriore elemento qualificante. Il suggerimento più importante, tuttavia, è mantenere sempre viva la curiosità, continuando ad apprendere e ad aggiornarsi costantemente lungo tutto il proprio percorso professionale. PROGETTI IN TUTTO IL MONDO, LONDRA È UN RIFERIMENTO GLOBALE GIANLUCA RACANA Direttore di Zaha Hadid Architects, Londra

RkJQdWJsaXNoZXIy NDY5NjA=