73 FOCUS Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 La sua è una carriera internazionale ricca di molteplici esperienze. Quali elementi nel suo percorso sono stati decisivi? L’ammissione al Collegio Universitario, allora “Residenza”, è stata il mio “big bang”. Mi ha permesso di entrare in una “fucina” d’eccellenza con compagni di viaggio eccezionali, divenuti cari amici. Quindi l’ingresso in AgustaWestland, oggi Divisione Elicotteri di Leonardo. Di lì a poco mi fu chiesta la disponibilità a trasferirmi nel Regno Unito: quel mio “sì”, spontaneo e immediato, ha influenzato tanta parte del mio essere, sia dal punto di vista professionale che nel modo di guardare e vivere il mondo. In Gran Bretagna ho realizzato anche un “sogno”, con il Master in Business Administration alla London Business School. Un percorso altamente formativo che mi ha regalato nuovi forti legami, da vari paesi ed in molteplici ambiti di attività. Infine il mio rientro a Roma, nella Direzione generale di Leonardo, che mi ha consentito di mettere a frutto l’esperienza acquisita affrontando sfide maggiori, con lo sguardo sempre oltre l’orizzonte. Quali sono i vantaggi, e gli svantaggi, di operare in un contesto fortemente internazionalizzato? Il contesto internazionale permea in modo significativo ogni settore ormai, in termini di accesso ai mercati, catene di approvvigionamento, regolamentazioni e relazioni politico-industriali. Le opportunità si moltiplicano e si è spinti a dare il meglio di sé in una dinamica competitiva più ampia e spesso accesa. La “contaminazione” tra le culture diventa elemento di forza per ciascuno e, spronati dalle best practice osservate altrove, si potenzia la disponibilità al dialogo per l’incontro di diversi interessi. In aggiunta, uscire dai confini nazionali può innescare una decisa accelerazione professionale, con una marcata crescita personale e ritorni economici importanti. Tuttavia, vivere all’estero implica sacrifici quali la lontananza dagli affetti e l’investimento di energie supplementari per affermarsi; diventa quindi necessario sviluppare la capacità di adattamento e la volontà di coltivare relazioni, costruendosi un “angolo di casa” ovunque ci si trovi. Molti giovani dopo aver lavorato all’estero non tornano. Che cosa ha favorito il suo rientro in Italia nel 2017? Un “allineamento di pianeti” personali e professionali. La mia carriera sembrava destinata a stabilizzarsi nel Regno Unito, poi la riorganizzazione di Leonardo mi ha portato prima in Polonia e quindi nella “Corporate”, dove si ricercava un profilo con solida esperienza di business internazionale. Così Roma, dove nel frattempo stava sbocciando la mia famiglia, è tornata al centro del mio mondo. Quali consigli darebbe oggi a un neolaureato in ingegneria aerospaziale? Consiglio di porsi in proiezione internazionale fin da subito, pur dall’Italia, e di arricchire sistematicamente le proprie competenze ed esperienze, tenendo strette in valigia la fiducia in sé stessi e una buona dose di perseveranza. LA CONTAMINAZIONE TRA LE CULTURE DÀ FORZA E SPINGE AL DIALOGO GIULIO SDEI Vice President NATO & EU Business Development, Italian Business Development, Leonardo
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