Civiltà del Lavoro, n. 1/2026

8 Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 eniamo a mente questi tre numeri: 3,3, 643 e 50,7. Sono i numeri del successo delle imprese italiane sui mercati globali nel 2025, l’annus horribilis dei dazi di Trump, del grande freddo nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa e delle perduranti crisi geopolitiche, dall’Ucraina a Gaza all’Iran, dove è esploso il conflitto con Usa e Israele che sta aumentando l’incertezza globale. L’anno scorso le nostre esportazioni sono aumentate del 3,3%, hanno raggiunto i 643 miliardi, con un avanzo di 50,7 miliardi nonostante il peso dei prezzi dei prodotti energetici importati. Le nostre 120mila imprese esportatrici “non occasionali” hanno dato dunque una nuova testimonianza di fiducia, impegno, vivacità e capacità di adattamento alle complesse circostanze internazionali. Tuttavia, non dobbiamo dormire sugli allori. Non dobbiamo smettere di diversificare i mercati, esplorare nuove opportunità, migliorare i prodotti e i servizi ai clienti. Il caos dazi è infatti destinato a proseguire anche dopo la sentenza della Corte suprema americana che ha bocciato le tariffe introdotte da Trump il 2 aprile scorso sulla base di una legge del 1977. Lui, invocando altre norme, ha deciso nuovi dazi per rimpiazzare quelli aboliti dalla Corte, che possono restare in vigore solo per 150 giorni, dopo di che richiederebbero l’autorizzazione del Congresso, che però Trump ritiene non necessaria. Questo braccio di ferro tra il presidente e la Corte rischia di propagare incertezza per molti mesi. Anche per questo è necessario trovare nuovi mercati per i nostri prodotti, utilizzando al meglio gli accordi di libero scambio siglati dalla Ue col Mercosur e con l’India e rivolgendosi ai 16 paesi che la Sace e le altre istituzioni nazionali di sostegno all’export hanno selezionato perché offrono elevate opportunità di crescita (ne parliamo diffusamente in questo numero di “Civiltà del Lavoro”). Per consolidare i risultati raggiunti e proiettarli nel futuro è indispensabile anche migliorare la qualità delle competenze delle nostre imprese, frenando l’esodo dei giovani che lasciano il nostro Paese e attraendo più giovani preparati dagli altri paesi, utilizzando meglio le opportunità della Blue Card europea istituita nel 2009, che consente di assumere con procedure accelerate e permessi di soggiorno speciali giovani talenti di paesi extra Ue: da noi la Eu Blue Card è stata sinora assai poco utilizzata (solo 633 assunzioni sulle 78mila complessive, di cui 56mila in Germania) soprattutto per problemi burocratici. Migliorare le competenze sarà necessario anche per governare la “rivoluzione” dell’Intelligenza artificiale e delle altre tecnologie di frontiera che stanno già trasformando il modo di lavorare e l’organizzazione delle nostre imprese. Questi temi cruciali saranno al centro del Convegno nazionale della Federazione Cavalieri del Lavoro, che si terrà sabato 21 marzo a Firenze sul tema “Il lavoro, la passione del fare. Dalla bottega rinascimentale all’Intelligenza artificiale”. Il rafforzamento dell’Unione europea è cruciale in questo processo. Il completamento del mercato unico e una più incisiva politica per la competitività sono fattori essenziali per le imprese. Se noi italiani paghiamo l’energia più degli altri è anche perché manca ancora un mercato unico europeo T DAI DATI DELL’EXPORT SEGNALI INCORAGGIANTI I NUMERI della fiducia di Paolo Mazzanti EDITORIALE

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