Civiltà del Lavoro, n. 1/2026

9 Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2026 dell’energia, con interconnessioni più efficienti tra i diversi paesi. Se i nostri risparmi vengono investiti nei grandi fondi americani è anche perché manca ancora il mercato unico dei capitali e l’Unione bancaria. Se non abbiamo grandi società tecnologiche in grado di tenere il passo con i big della Silicon Valley è anche perché manca il mercato unico a livello europeo delle tlc e del digitale. Occorre dunque agire, superando le resistenze dei nazionalismi per realizzare un “sovranismo europeo” procedendo se necessario con le “cooperazioni rafforzate”, cioè con i paesi disponibili a procedere, come abbiamo fatto per l’euro e per Schengen. Intanto la Bce ha assunto una decisione apparentemente tecnica, ma dal significato strategico. Ha annunciato che concederà prestiti alle banche centrali di paesi extra Ue che potranno garantirli con titoli di stato europei. Questo servirà a evitare svendite di titoli europei in caso di difficoltà di quelle banche centrali, ma amplierà l’utilizzo dell’euro nelle transazioni finanziarie e ne aumenterà la domanda. E questo porrà le basi per nuove emissioni di bond europei. Il nostro Paese, che sta affrontando la concitata campagna referendaria sulla separazione delle carriere dei magistrati e sull’istituzione di una Corte di Giustizia per i magistrati separata dal Csm e sta entrando nell’anno elettorale che ci porterà alle elezioni politiche del 2027, ha la responsabilità di contenere lo scontro politico e orientarlo verso lo sviluppo e la crescita. È importante che le forze politiche, nel giusto confronto democratico, si impegnino a elaborare programmi di governo che affrontino le vere necessità dei cittadini e delle imprese: difesa del potere d’acquisto, rilancio della competitività, semplificazione burocratica, risanamento dei conti pubblici, riduzione delle disuguaglianze, promozione della ricerca e dell’innovazione. Le imprese dovranno continuare a investire e migliorare la qualità dei prodotti utilizzando al meglio le nuove tecnologie. I dati dell’export dimostrano che lo stanno già facendo. Devono proseguire su questa strada. EDITORIALE

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