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SINTESI IN PRIMO PIANO – 18 novembre 2019

– Ius soli e sicurezza, lo scontro tra Pd e M5S.
– Manovra. Oggi arrivano gli emendamenti: tensione su tasse e quota 100.
– L’allarme acqua alta a Venezia e i fiumi che fanno paura.

PRIMO PIANO

Politica interna

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Meli Maria_Teresa 
Titolo: Il Pd cambia le regole Zingaretti: ora lo ius soli Ma è lite con i 5 Stelle
Tema: Ius soli

È mattina presto quando Nicola Zingaretti e Paolo Gentiloni si incontrano. Segretario e presidente (poi dimissionario) del Pd si guardano lungamente negli occhi. Bisogna decidere la strategia. Gentiloni non ha dubbi (e Zingaretti è sulla stessa lunghezza d’onda): «La situazione è complicata, Il governo potrebbe cadere per un cattivo risultato in Emilia-Romagna, cosa a cui non credo, o per l’implosione dei 5 Stelle. Noi non staccheremo la spina, ma dobbiamo essere pronti a elezioni in tempi brevi, la possibilità c’è». Il che significa, innanzitutto, essere meno acquiescenti nei confronti dei grillini. Quando la convention del Pd ha inizio la strategia è stata definita. Paolo Gentiloni la delinea: «Credo che la nostra identità non si esaurisca nella definizione dei rapporti con il governo. Noi siamo i campioni del sostegno al governo, e non è la prima volta, ma abbiamo la nostra agenda. Siamo leali ma non siamo le cariatidi dell’attuale governo». Tocca a Nicola Zingaretti completare il «lavoro». Lo fa con queste parole: «Alla maggioranza e al presidente Conte dico “prepariamo una nuova agenda per questo governo”. Prima di tutto l’ex Ilva non deve chiudere. E poi si rivedano al più presto i decreti Salvini che generano paura. Si facciano lo Ius soli e lo Ius culturae. Noi li vogliamo fare e combatteremo in aula».
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Bignami Silvia 
Titolo: Ius culturae, il Pd alza la posta. I 5S chiudono – Ius soli e via i decreti Salvini Il Pd chiede, il M5S chiude
Tema: Ius soli

Nicola Zingaretti dal palco dell’assemblea Pd riunita a Bologna incalza Palazzo Chigi: «Chiederemo Ius Soli e Ius Culturae, certo che lo faremo. E poi via i decreti sicurezza, più giustizia sociale e fiscale, parità di salario tra uomo e donna, e battaglia al machismo sovranista». Profumo di sinistra che piace alla platea dem, reduce da una tre giorni di applausi a Maurizio Landini e di entusiasmo per le 12mila sardine sul Crescentone contro Salvini. Ma che si infrange subito contro il muro a 5 Stelle, riaprendo lo scontro a Roma: «Sono sconcertato — gela Luigi Di Maio — Col maltempo che flagella l’Italia, il futuro di 11 mila lavoratori a Taranto a rischio, qui si parla di lus soli». Si litiga di nuovo, stavolta tra Pd e 5 Stelle, impegnati a battibeccare fino a sera. Al capo politico del Movimento, che riduce le richieste dem a «slogan e campagna elettorale» risponde il sarcasmo di Andrea Orlando: «Noi non pensiamo ai guai dell’Italia? Sembrerà impossibile ai 5 Stelle, ma noi riusciamo a pensare anche due cose nella stessa giornata…». Ribatte in serata di Maio: «Da una parte si vuol fare lo Ius Soli e dall’altra togliere quota 100. Assurdo». Così la frattura nel governo è aperta.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Messina Sebastiano 
Titolo: L’analisi – L’agenda dei furbi – L’agenda dei furbi non fa governo
Tema: Ius soli

Tra le tante risposte possibili alla richiesta di Zingaretti di varare subito lo Ius soli e lo lus culturae, Luigi Di Maio ha scelto la peggiore: buttarla in caciara. Lo sprezzante commento che il Movimento 5 Stelle ha iniziato nel pomeriggio con un comunicato anonimo («C’è mezzo paese sott’acqua e uno pensa allo ius soli?») e ha completato in serata con le parole del suo capo politico («Io sono sconcertato») rivela infatti che il ministro degli Esteri si rifiuta persino di prendere in considerazione la riforma che il suo principale alleato, il Partito democratico, vuole varare per segnare con una norma di civiltà la differenza tra questo governo e quello precedente. Che l’argomento sia delicato, anzi delicatissimo, lo sanno anche i sassi. La proposta di concedere la cittadinanza a chi nasce in Italia con lo Ius soli, come negli Stati Uniti, rimbalza inutilmente in Parlamento da 15 anni, e finora neanche i governi di centro-sinistra sono riusciti a farla passare. Né ha avuto sorte migliore l’idea di far diventare cittadini italiani i 200 mila ragazzi arrivati dall’estero che hanno completato un intero ciclo di studi nel nostro Paese, lo Ius culturae, benché un sondaggio Demos abbia rivelato che più dei due terzi degli italiani la vedrebbero con favore.
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Testata:  Stampa 
Autore:  Capurso Federico 
Titolo: Ma è scontro con il M5S Il timore di Di Maio: vuole far cadere il governo
Tema: Scontro Pd – M5S

«Vuole far cadere il governo», reagisce Luigi Di Maio quando gli vengono riferite le proposte di Nicola Zingaretti lanciate dal palco di Bologna: approvare lo ius soli, smantellare i due decreti Sicurezza partoriti dal vecchio esecutivo gialloverde. Emerge il sospetto – nei ragionamenti di Di Maio con i suoi – che il segretario del Pd stia facendo «campagna elettorale per l’Emilia Romagna sulla pelle del governo». Perché li, in caso di sconfitta, Zingaretti perderebbe anche la guida del partito. «Ma se invece vuole un governo di sinistra, allora il governo cade», ragiona uno dei dirigenti M5S. E questo è un messaggio che arriva rapidamente alle truppe, perché qualcuno teme-intorno al capo del M5S-che Zingaretti voglia aizzare contro Di Maio quelle anime grilline di sinistra che su Ius Soli e decreti Sicurezza sono allineate ai dem.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Caccia Fabrizio 
Titolo: Polemica sull’ex ministra Trenta. Di Maio la scarica: lasci quella casa
Tema: Il ‘caso Trenta’

«Lasci subito quella casa» Era furibondo, ieri, il capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, dopo aver letto l’articolo del Corriere che ha rivelato come Elisabetta Trenta, l’ex ministra M5S della Difesa, sia rimasta a vivere nell’alloggio di servizio, un appartamento di 18o metri quadri in zona San Giovanni, pur non avendo più oggi un ruolo pubblico. Anzi, di più: c’è rimasta dopo esser riuscita a farlo riassegnare a suo marito, il maggiore dell’Esercito Claudio Passarelli. Così, arrivato a Salerno al termine della sua due giorni in Campania, Di Maio è stato durissimo: «Sicuramente il marito avrà il diritto all’alloggio, ma è opportuno che in questo momento l’ex ministra Trenta, dopo aver avuto tre mesi di tempo per farlo, lasci quella casa. Poi suo marito farà la richiesta per ottenere l’alloggio come tutti gli ufficiali dell’Esercito seguendo la normale graduatoria. E la cosa più corretta da fare». L’ex ministra ieri ha usato la sua bacheca di Facebook per replicare. In un lungo post pubblicato in mattinata ha ribattuto che lei aveva tutto il diritto di restare in quell’allogeo e pure la riassegnazione e avvenuta secondo le regole. Non solo: in quell’alloggio ci sarebbe rimasta, a suo dire, anche per far risparmiare allo Stato «ulteriori aggravi economici».
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Isman Gabriele 
Titolo: Trenta e il suo alloggio assegnato al marito I 5S: “Vada via subito”
Tema: Il ‘caso Trenta’

Non è più ministra della Difesa, ha provato a mantenere l’alloggio di servizio in cui vive dall’aprile scorso, giustificandone l’assegnazione al marito militare, e ora il Movimento 5 Stelle è irritato con lei. I protagonisti di questa storia sono almeno due: Elisabetta Trenta, titolare della Difesa nel Conte 1, e il marito, Claudio Parrelli, maggiore dell’Esercito. «Ha diritto all’assegnazione di un alloggio del medesimo livello di quello che era stato a me assegnato» scrive Trenta su Facebook, rispondendo al Corriere della Sera. Inoltre, scrive ancora l’ex ministra, «avendo mio marito richiesto un alloggio di servizio, per evitare ulteriori aggravi economici sull’amministrazione (a cui competono le spese di trasloco, etc.), è stato riassegnato lo stesso precedentemente concesso a me, previa richiesta e secondo la medesima procedura».
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Testata:  Giornale 
Autore:  Sallusti Alessandro 
Titolo: L’editoriale – Dal taglio dei vitalizi alla difesa dei privilegi
Tema: Il ‘caso Trenta’

Casa dolce casa, soprattutto se a basso affitto o addirittura gratis, come nel caso di Elisabetta Trenta. L’ex ministra della Difesa grillina, mancata spiona (fu bocciata all’esame per diventare una 007) non vuole lasciare l’abitazione che le era stata assegnata – su sua richiesta – quando diventò ministro nel giugno 2018. E già qui non si capisce a che titolo un ministro non debba pagare l’affitto come tutti i comuni mortali. Ma quello della Trenta non è un caso isolato nella galassia grillina che si è fatta casta alla velocità della luce.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Sarzanini Fiorenza 
Titolo: Intervista a Elisabetta Trenta – «Trenta lasci la casa» Ma lei: mi serve grande – «Non me ne vado Ho una vita di relazioni, l’appartamento grande adesso mi serve»
Tema: Il ‘caso Trenta’

«Sono molto arrabbiata. Questa storia mi porterà dei danni. È evidente che ormai sono sotto attacco». Elisabetta Trenta risponde al cellulare alle 9.3o di domenica mattina mentre prepara il post da pubblicare su Facebook. «Devo chiarire, è tutto regolare». Vuol dire che rimarrà nell’alloggio che aveva da ministra? «Ormai la casa è stata assegnata a mio marito e in maniera regolare. Per quale motivo dovrebbe lasciarla?». E crede sia giusto tenerla? «Mi faccia spiegare. Non ho chiesto subito l’alloggio pur avendone diritto, ma soltanto nell’aprile scorso. Ho resistito il più possibile nel mio. Un ministro durante la sua attività ha necessità di parlare con le persone in maniera riservata e dunque ha bisogno di un posto sicuro». Lei ha una casa al quartiere Pigneto di Roma. Non poteva rimanere lì, sia pur con misure di protezione adeguate? «No, c’erano problemi di controllo e di sicurezza. In quella zona si spaccia droga e la strada non ha vie d’uscita. E poi io avevo bisogno di un posto dove incontrare le persone, di un alloggio grande. Era necessaria riservatezza». Ma ora non è più ministra. «Ho l’atto di cessazione dell’esercito a me e ho tre mesi per andare via. Intanto mio marito ha fatto richiesta perché è aiutante di campo di un generale e per il suo ruolo può avere quell’appartamento».
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Economia e finanza

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Guerzoni Monica 
Titolo: Appello di Conte sulle tasse – Il premier ai parlamentari: «Meno imposte sulle auto Aiutate me e Gualtieri»
Tema: Intervista a Giuseppe Conte – Manovra

Ridurre (ancora) le imposte si può, parola di Giuseppe Conte. La propaganda di Salvini contro il governo «tasse, sbarchi e manette» lo ha stancato. Il premier non ne può più di sentire il leader della Lega tuonare un giorno sì e l’altro pure contro una manovra che, tra Palazzo Chigi e Via XX Settembre, è stata studiata «per dare ai cittadini e non per togliere». E così, ora che la legge di Bilancio ha iniziato il suo iter in Parlamento, Conte inverte la marcia. E ribalta, prima ancora dei numeri, la comunicazione, su un tema che è in cima ai pensieri degli italiani. «Sto lavorando con il ministro dell’Economia Gualtieri perché voglio ridurre ancora di più le tasse, come ad esempio quella sulle auto aziendali — dichiara il premier al Corriere —. Faccio un appello ai gruppi parlamentari di maggioranza a collaborare con il governo, perché tutti ci si impegni a raggiungere questo risultato.
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Testata:  Messaggero 
Autore:  Di Branco Michele 
Titolo: Manovra, oggi arrivano gli emendamenti: tensione su tasse e quota 100. Nodo carcere agli evasori –
La carica degli emendamenti scontro su tasse e Quota 100
Tema: Manovra

Manovra, il giorno degli emendamenti. Scadono oggi i termini per la presentazione, in Commissione bilancio del Senato, delle proposte di modifica alla legge di Bilancio e, nonostante gli auspici del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che ha aperto a pochi correttivi difendendo l’impianto generale dell’intervento, si prevede una pioggia di documenti. Secondo un calendario di massima, mercoledì i gruppi parlamentari dovrebbero segnalare le proposte che intendono approfondire e venerdì dovrebbe iniziare la loro illustrazione. Le votazioni sulle richieste di modifica non dovrebbero dunque cominciare prima della settimana dal 25 novembre, otto giorni prima dell’arrivo in Aula, fissato per il 3 dicembre. Le tensioni nella maggioranza sono molto forti e c’è attesa per capire quale sarà il ruolo giocato da Italia Viva all’interno delle commissioni. M5S, Pd e Leu sono pronti a fare muro contro gli assalti dei renziani, che promettono battaglia su quota 100, auto aziendali, contante e microtasse. Il rischio di incidenti, considerato che alcune proposte potrebbero essere sostenute dall’opposizione, è altissimo.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  M.Sen. 
Titolo: Manovra, via agli emendamenti Battaglia tra i partiti sul Bilancio
Tema: Manovra

Le tasse sul consumo della plastica monouso e delle bevande zuccherate, la stretta al regime fiscale delle auto aziendali in uso ai dipendenti, il taglio del cuneo fiscale, il pacchetto di misure a favore delle famiglie e della natalità, ma anche la rivalutazione delle pensioni più basse, l’emergenza occupazione a Taranto, i fondi per fronteggiare le calamità naturali. L’esame della legge di Bilancio del 2020 entra nel vivo oggi, con la presentazione degli emendamenti in commissione Bilancio del Senato, ma i nodi da sciogliere sono ancora molti. E nonostante gli appelli del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a fare squadra la maggioranza non ha ancora serrato i ranghi, con ciascun partito che insegue le sue priorità. Difficilmente si arriverà a superare il record degli anni passati, che hanno visto Finanziarie, leggi di Stabilità e di Bilancio sommerse da migliaia di emendamenti in Commissione (nel 2017 ne arrivarono 6.100), ma in compenso il cammino della Legge sarà più breve del solito. Arrivata in Parlamento molti giorni dopo la scadenza del 20 ottobre, la legge di Bilancio incrocia il suo iter con quello del decreto fiscale che l’accompagna, che è all’esame della commissione Finanze della Camera, che questa settimana inizierà a votare le proposte di modifica. Ma anche con altri provvedimenti urgenti all’esame del Parlamento, a cominciare dal decreto sul sisma nel Centro Italia, che scade il 23 dicembre, a quello sul clima, varato pochi giorni prima della manovra. Mercoledì sono attesi gli ultimi ritocchi del governo al decreto fiscale, che dopo la votazione in Commissione, arriverà in Aula alla Camera il 3 dicembre.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Petrini Roberto 
Titolo: Appalti, meno burocrazia nella lotta all’evasione Irpef
Tema: Lotta all’evasione

Sotto il pressing degli emendamenti che si attendono oggi in Senato al disegno di legge di Bilancio, il Tesoro gioca d’anticipo: a plastica e auto aziendali aggiunge il via libera a modifiche alle norme sul contrasto all’evasione delle ritenute Irpef in busta paga. Sul terreno parlamentare a Palazzo Madama si attendono modifiche di ogni tipo, a partire da quelle renziane di Quota 100 e tra i nodi aperti anche l’inasprimento delle pene per l’evasione, sostenuto dai grillini ma che non piace a Italia Viva: si conta molto di più invece sull’intreccio delle banche dati reso possibile dall’articolo 86 della legge di Bilancio. Negli ultimi giorni il ministro dell’Economia Gualtieri e i suoi tecnici hanno incontrato le categorie sul più volte evocato “5 per cento” delle misure che si possono cambiare. In prima linea la plastic tax, argomento scivoloso perché prevede più di un miliardo di gettito: è ormai chiaro che peserà meno di 1 euro al chilogrammo, che si terrà conto della possibilità di riciclaggio e che non peserà su chi esporta. Stessa linea per le auto aziendali dove, oltre alla scalettatura proporzionata all’inquinamento del modello, si è ormai deciso che non peserà sullo stock di auto in essere ma solo sui nuovi contratti stipulati, indipendentemente dalla nuova immatricolazione della vettura.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Cherchi Antonello 
Titolo:«Evasione, la privacy non frena» – «Anti-evasione? Il freno non è la privacy»
Tema:  Intervista ad Antonello Soro – Lotta all’evasione

Una «gigantesca mistificazione, una balla colossale». Non usa giri di parole Antonello Soro, Garante della privacy, per definire la notizia che circola da qualche mese secondo la quale è l’Autorità che lui dirige a bloccare la lotta all’evasione. «Il Garante – aggiunge – è diventato il capro espiatorio. Autorevolissimi esponenti del mondo economico, ex ministri, dirigenti della Banca d’Italia, magistrati: tutti disinformati e tutti a raccontare questa storia che oggi l’agenzia delle Entrate non è in grado di svolgere la funzione di elaborazione dei dati, di analisi dei profili di rischio perché il Garante o la privacy lo impediscono». Uno scenario che ha preso corpo nella norma della manovra (l’articolo 86) che chiede al Fisco di scovare gli evasori facendo ricorso all’elaborazione dei dati contenuti nei propri archivi, in particolare quello dei rapporti finanziari, e alle interconnessioni fra di loro. E allo stesso tempo, sterilizza alcuni diritti della privacy. «Norma che evidentemente prende spunto da quella fake news. Ma è dal 2011 che l’agenzia delle Entrate può e deve fare l’analisi e l’incrocio di tutti i dati di cui ha disponibilità. Al riguardo il Garante ha fornito solo indicazioni per mettere in sicurezza le informazioni, per evitare data breach: questo è stato il nostro ruolo in questi anni».
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Testata:  L’Economia del Corriere della Sera 
Autore:  Di Vico Dario 
Titolo: Torna lo Stato imprenditore ma le ferite del passato sono ancora aperte –
Stato-imprenditore antiche peripezie e nuova agenda tra Ilva, Alitalia (e Comau)
Tema: Politica industriale

Il dibattito sulla possibile nazionalizzazione dell’Ilva di Taranto —praticabile o meno che sia — ha riaperto la riflessione sulla politica industriale dello Stato, in sostanza su quali sono i parametri e le compatibilità con la legislazione comunitaria che permettono alla mano pubblica di entrare con sue controllate nel capitale di aziende private da salvare, rilanciare o da impedire che cadano in mani straniere. A rendere ancora più viva la discussione c’è il «pendolo» dell’eterno dibattito Stato-mercato che negli anni dopo la Grande Crisi si è mosso in direzione di una rivalutazione dell’intervento statale o quantomeno dell’adozione di metriche più pragmatiche. Al centro di questa riflessione in Italia c’è sicuramente il ruolo della Cassa Depositi e Prestiti ma anche la sortita del Ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che ha indicato nella nazionalizzazione dell’Ilva la strada da seguire.
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Testata:  Stampa 
Autore:  Lombardo Ilario 
Titolo: Retroscena – Conte sonda gli avversari di Mittal Patuanelli: scudo sì ma non subito
Tema: Ex Ilva

Nella più classica delle strategie, quando ti prepari alla guerra cerchi alleanze tra i nemici dei tuoi nemici. E così Giuseppe Conte è andato a pescare tra i nomi che giganteggiano nell’acciaio e possono impensierire Arcelor Mittal. Il sospetto del governo italiano, neanche più mascherato nelle dichiarazioni pubbliche, è che il colosso indiano possa aver usato l’ex Ilva solo per indebolire eventuali altri compratori e concorrenti diretti, nello specifico Jindal che assieme ad Arvedi era nella cordata che è uscita sconfitta nella gara pubblica per l’acciaieria di Taranto. Conte vuole rivolgere contro Arcelor la sua stessa arma: la logica di mercato. E spera che questo possa intimorire gli indiani in fuga dalla Puglia, magari terrorizzati dalla prospettiva di impantanarsinella «battaglia giudiziaria del secolo» annunciata dieci giomi fa e ormai imminente. «Buttate un occhio nella classifica dei maggiori produttori di acciaio» rispondono fonti di governo alla domanda su chi sia il possibile partner sondato da Conte
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Testata:  Quotidiano del Sud L’Altravoce dell’Italia 
Autore:  Napoletano Roberto 
Titolo: L’editoriale – Basta chiacchiere, pacchetto di mischia di stato, Cdp e banche per nazionalizzare l’Ilva
Tema: Ex Ilva

Se non si vuole superare la soglia del ridicolo e, soprattutto, mettere ancora di più a rischio la fiducia sprecando la dote di credibilità sui mercati conquistata dal nuovo governo, bisogna che il Presidente del Consiglio Conte e il ministro dell’Economia Gualtieri prendano in mano la situazione dell’Ilva e giochino senza se e senza ma la carta della nazionalizzazione che coinvolga lo Stato, la Cassa Depositi e prestiti e le grandi banche perlomeno come leva finanziaria. Ci metti i soldi del primo e della seconda, aggiungi il volano delle banche, e fai il pacchetto di mischia da cui partire con una società a capitale pubblico. Intesa Sanpaolo è pronta a investire 30 miliardi in due anni sul Mezzogiorno e fatica a trovare impieghi per fare infrastrutture che sono il motore della crescita. Non si tirerebbe di certo indietro in questo caso che vi sarebbe anche la garanzia dello Stato
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Societa’, istituzioni, esteri

Testata:  Foglio 
Autore:  Cerasa Claudio 
Titolo: Le dighe per fermare l’acqua alta dell’inaffidabilità hanno una falla: il grillismo
Tema: Venezia e l’acqua alta

A pensarci bene, dopo avere osservato come tutti in modo compulsivo le immagini ipnotiche che arrivano da Venezia, il problema vero sul quale varrebbe la pena riflettere non è tanto il modo in cui l’acqua alta è arrivata all’interno della laguna ma è il modo in cui l’acqua alta è arrivata all’interno dell’Italia. La metafora dell’acqua alta, lo sappiamo, è abusata ma da molti punti di vista bisogna riconoscere che l’Italia di oggi si trova in una condizione non troppo diversa rispetto a quella in cui si trova Venezia: un paese semplicemente meraviglioso che, proprio come Venezia, conosce bene i suoi problemi ma che per ragioni misteriose spesso è incapace di governarli. L’immagine rimasta impressa negli occhi di molti a Venezia è quella del Mose e, come ha ricordato venerdì su Twitter il nostro amico Giuseppe De Filippi, la regola del Mose negli ultimi anni è stata questa: quando non c’è l’acqua alta il Mose è per tutti o quasi uno spreco vergognoso, quando c’è l’acqua alta per tutti o quasi è assurdo che non sia in funzione.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Dusi Elena 
Titolo: Povera Italia indifesa – L’Italia senza argini
Tema: Paura maltempo

Il maltempo colpisce l’Italia da Nord a Sud. A creare allarme sono soprattutto le piene dei fiumi in Emilia-Romagna e Toscana. A Venezia c’è stato un nuovo picco di acqua alta, a Roma alberi caduti e in Campania nubifragi. A Firenze, per reagire all’alluvione dell’Arno nel 1966, fu convocata la commissione interministeriale De Marchi. Il suggerimento: realizzare casse di espansione dell’Arno a monte di Firenze. «Oggi queste casse sono pronte al 25%» spiega 53 anni più tardi Enio Paris, ingegnere idraulico dell’università di Firenze. «Per fortuna i problemi burocratici sono alle spalle. Il cantiere è in funzione e si finirà in un paio di anni». L’Ispra, Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, calcola che 6 milioni di persone in Italia (il 10%) vivono in una zona a rischio di alluvioni e frane. Il pericolo riguarda 600 mila industrie, 1,3 milioni di edifici e 31 mila beni culturali. L’acqua, quando sale, è rapidissima. Non altrettanto veloci sono gli uomini a imparare la lezione.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Mazza Viviana 
Titolo: L’Iran a fuoco: rivolta per la benzina
Tema: La rivolta della benzina a Teheran

«Alcune persone sono sicuramente preoccupate, ma appiccare il fuoco a una banca non è un atto del popolo ma di teppisti». La Guida suprema dell’Iran Ali Khamenei punta il dito contro due nemici — i nostalgici dello Scià e i Mujaheddin del popolo, che vogliono il cambio di regime — per i disordini in corso da tre giorni nella Repubblica Islamica. Il segretario di Stato Usa Mike Pompeo assicura al popolo: «Siamo con voi», mentre un funzionario dell’amministrazione, Alan Eyre, ritwitta un messaggio dei Mujaheddin del Pòpolo. Khamenei ha difeso la decisione presa giovedì dal governo di Hassan Rouhani di raddoppiare il prezzo della benzina, un annuncio che ha portato ancora una volta gli iraniani, come a fine dicembre 2017 e nel 2018, a protestare per il carovita.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Nigro Vincenzo 
Titolo: La “rivolta della benzina” infiamma Teheran
Tema: La rivolta della benzina a Teheran

L’Iran è entrato nuovamente in una fase di proteste popolari. Questa volta la scintilla è stata l’aumento del prezzo della benzina, che il governo ha deciso di applicare da venerdì scorso. Il presidente Rouhani ha giustificato la misura assieme al presidente del Parlamento e al capo del potere giudiziario. Ma dopo due giorni di scontri, ieri è intervenuto anche l’ayatollah Ali Khamenei, guida spirituale del Paese, che ha difeso la decisione del governo. «Azioni di sabotaggio vengono messe in atto da teppisti sostenuti da potenze straniere, non dal nostro popolo. La contro-rivoluzione e i nemici dell’Iran hanno sempre sostenuto il sabotaggio e la violazione della sicurezza del nostro Paese». Sugli aumenti decisi dal governo, Khamenei ha detto però «io non sono un esperto, ma quando tre istituzioni prendono questa decisione, io la appoggio».
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Santevecchi Guido 
Titolo: Hong Kong, assedio al Politecnico Archi e frecce contro la polizia
Tema: Hong Kong

È cominciata alle 10 del mattino la battaglia del Politecnico, ultima roccaforte degli studenti che per sei giorni hanno occupato i campus delle università di Hong Kong. L’architettura della PolyU, con le sue mura di mattoni rossi, ne fa una fortezza naturale. Si domina l’accesso al Cross Harbour Tunnel che attraversa la baia, collegando la terraferma di Kowloon all’isola. Quando hanno visto un gruppo di persone che cercavano di togliere i blocchi dalla strada, i ragazzi si sono mossi per respingerli, ma la polizia che era appostata dietro ha lanciato i primi lacrimogeni. Gli studenti si sono raggruppati dietro una siepe di ombrelli per proteggersi dal fumo del gas. Sono volate bottiglie incendiarie. Da quel momento è partita la guerriglia. I blindati della polizia hanno cercato di superare i mattoni piazzati a reticolo sulla strada, come cavalli di frisia. I mezzi blu, tozzi, si muovevano zoppicando tra le trappole messe dagli studenti del Politecnico: molotov, getti potenti dei cannoni ad acqua delle forze dell’ordine, coltrina di lacrimogeni.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Santevecchi Guido 
Titolo: Intervista a Joseph Zen – Il Vaticano e la richiesta dei cattolici: il Papa parli
Tema: Hong Kong

Non si sentono i rumori della battaglia al Politecnico qui, nella Casa di studi salesiana di Hong Kong su una collina a Chai Wan. Ma le parole di Joseph Zen, cardinale emerito della città, sono come sassate. Pietre lanciate contro la diplomazia vaticana, incerta di fronte al dilemma di Hong Kong. Fonti della Santa Sedé hanno spiegato a Massimo Franco sul Corriere di venerdì che finora il Vaticano ha taciuto per non essere schiacciato su posizioni antiPechino e non incrinare l’accordo temporaneo sulla nomina dei vescovi in Cina. Ora però il Papa, che a fine settimana attraverserà il cielo di Hong Kong nel volo verso Tokyo, sarebbe pronto a rispondere a una domanda, «se sollecitato». Allora, cardinale Zen, che domanda farebbe lei al Santo Padre se fosse sull’aereo? Joseph Zen, a 87 anni, è ancora impegnato nel movimento democratico, risponde duro: «È stato un silenzio assordante, una vergogna che il Vaticano non abbia parlato fino ad ora».
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Testata:  Giornale 
Autore:  Marchese Ragona Fabio 
Titolo: La Chiesa a due velocità Ruini dialoga con Salvini Il Papa pensa all’islam
Tema: Il Vaticano

Una Chiesa che dialoga con Salvini e una Chiesa che critica le sue posizioni, soprattutto in tema di migranti. Non si può parlare di spaccatura, forse di sensibilità diverse, ma sicuramente la contrapposizione tradizionalisti/progressisti dell’era Bergoglio che negli anni si è andata sempre più delineando, passa inevitabilmente anche attraverso il dialogo con il leader della Lega, accusato di strumentalizzare i simboli religiosi ma al contempo considerato, da alcuni esponenti della gerarchia cattolica, uno degli ultimi strenui difensori in politica delle radici cristiane. Salvini ha del potenziale e magari quando sfoggia il rosario è perché ci crede dawero, dice il cardinale Camillo Ruini che elogia pubblicamente l’ex ministro dell’interno, invitando la Chiesa a dialogare con lui (come aveva già fatto lo scorso maggio il Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin). Salvini ovviamente ringrazia e, a quanto risulta, grazie alla mediazione del fedelissimo Giorgetti, sarebbe già stato ricevuto in udienza dallo storico «don Camillo».
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IL SOLE 24 ORE
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IL GIORNALE
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IL FATTO QUOTIDIANO
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