Giustizia, tensioni Pd-M5S
– Una donna in Umbria, Pd e M5S trattano
– La Borsa sotto l’ombrello del golden power
– Bonus alle auto verdi e giù il cuneo fiscale
– La Fed taglia i tassi dello 0,25% ma a Trump ancora non basta
– Macron a Roma: sì alla redistribuzione dei migranti
– Stati Uniti, nuove sanzioni in arrivo contro l’Iran
PRIMO PIANO
Politica interna
Testata: Corriere della Sera
Autore: D.Mart.
Titolo: Giustizia, tensioni Pd-M5S – Gli alleati divisi al primo voto «vero»
Tema: Giustizia
Al primo voto d’Aula importante, dopo la pazza crisi di governo di agosto, la maggioranza M5S-Pd-Leu-Italia viva (Renzi) si frantuma sull’autorizzazione agli arresti domiciliari chiesti dal giudice per le indagini preliminari di Milano per l’azzurro Diego Sozzani. La Camera ha respinto (235 sì, 309 no, un astenuto) la richiesta della custodia cautelare per il deputato di Forza Italia accusato di finanziamento illecito ai partiti per un «regalo» di 10 mila euro non dichiarato promesso da un’azienda. Sulla carta, i favorevoli all’arresto sarebbero dovuti essere oltre 320 ma alla fine, con il voto segreto, molti no alla richiesta sarebbero arrivati dai banchi dei renziani di «Italia viva», del Pd, di Leu e in minima parte pure da quelli dei grillini. II voto è stato salutato da un boato che si è levato dai banchi del centrodestra e seguito con un certo disappunto dal Guardasigilli Alfonso Bonafede seduto al banco del governo. Dopo la sbandata della maggioranza c’è stato un lungo colloquio tra i capigruppo del Pd e del M5s, Graziano Delrio e Francesco D’Uva, che poi hanno voluto precisare: «II voto non riguarda la tenuta della maggioranza».
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Testata: Repubblica
Autore: De Marchis Goffredo
Titolo: Il retroscena – Giustizia, sfida 5S-Renzi Zingaretti: “I partiti personali falliscono”
Tema: Giustizia
La prova generale va malissimo. Primo voto alla Camera dopo la scissione di Renzi e i franchi tiratori affossano la maggioranza che aveva dichiarato il suo sì all’arresto del deputato di Forza Italia Sozzani. Subito i sospetti si rivolgono alla nuova pattuglia renziana. «Non è un provvedimento del governo», minimizza il capogruppo dei 5 stelle Francesco D’Uva. Ma Luigi Di Maio sceglie la modalità “competition is competition” e rilancia: nessun rinvio del voto sul taglio dei parlamentari oltre ottobre e avanti tutta con la riforma della giustizia del ministro Bonafede che metterà davvero a rischio la tenuta del governo con Italia Viva su posizioni garantiste. Per dire, ha appena accolto tra le sue braccia Cosimo Ferri, il magistrato-deputato coinvolto nelle cene del Csm. Competition con i grillini, con Conte e con il Pd è anche il mood di Renzi. Siamo sul suo terreno. A pochi giorni dalle elezioni in Umbria, destinate a dare un primo messaggio sulla durata dell’esecutivo. I 46 franchi tiratori di ieri a Montecitorio sono solo un assaggio della navigazione tormentata alla quale va incontro la nuova maggioranza con l’aggiunta di un posto a tavola.
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Testata: Stampa
Autore: Di Matteo Alessandro – Rigatelli Francesco
Titolo: D’Alema a Renzi: non torno nel Pd E posso dare lezioni di riformismo
Tema: Pd
Niente “turn-over” nel Pd, almeno per ora. La “profezia” di Matteo Renzi («Io esco, nei prossimi mesi rientrano D’Alema, Bersani, Speranza») al momento non si avvera e a chiarirlo sono proprio i diretti interessati. Gli ex Pd di “Articolo 1” chiedono un cambio di linea politica, ma probabilmente ci sono anche ragioni più tattiche a consigliare prudenza: non accrescere il peso specifico dei gruppi renziani negli equilibri della maggioranza di governo. Nicola Zingaretti, del resto, non ha fretta, per ora cerca di serrare le file del partito e comincia proprio con i sindaci Pd, tra i quali molti sono di fede renziana ma che non hanno seguito il leader e ora chiedono spazio nel partito: «Ottima riunione con tanti sindaci italiani, ora saranno protagonisti della nuova stagione che vogliamo aprire, portiamo il Pd nel futuro». D’Alema dice la sua a Milano, ad un forum della società di consulenza Ernst&Young al teatro Manzoni: «Non torno da nessuna parte, non sono un militante».
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Buzzi Emanuele
Titolo: Una donna in Umbria, Pd e M5S trattano
Tema: Elezioni Umbria
Un altro incontro, forse decisivo. Pd e Cinque Stelle si sono incontrati ieri per scegliere il candidato governatore «civico» dell’Umbria. Un summit sottotraccia, tra luogotenenti, ma con un filo diretto con i due leader, Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti. La scelta ormai è prossima: la deadline per prendere una decisione cade nella mattinata di oggi. E il Movimento mette sul tavolo le sue carte. L’idea è quella di puntare su una donna, una governatrice di «alto profilo» e superare la candidatura di Andrea Fora, l’ex presidente di Confcooperative Umbria sul quale puntano i dem ma che non piace affatto al Movimento. La proposta ufficiale pentastellata è duplice. I Cinque Stelle spingono per Stefania Proietti, sindaco di Assisi il cui nome è già circolato nei giorni scorsi, e per Catia Bastioli, manager e presidente di Terna (la società che gestisce le reti per la trasmissione dell’energia elettrica) dal 2014, new entry a sorpresa che potrebbe conquistare anche parte dell’elettorato più vicino al mondo delle imprese.
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Testata: Giornale
Autore: Signore Adalberto
Titolo: Il retroscena – Salvini e Renzi riaprono i giochi – Regionali, Salvini e Renzi «riaprono» la partita
Tema: Elezioni Umbria
L’appuntamento è per domenica 27 ottobre. Quando l’Umbria andrà al voto nella prima tornata elettorale dopo che i due Mattei hanno completamente ribaltato lo scenario politico nazionale. Il primo, Salvini, aprendo la crisi di governo che ha portato al cambio di maggioranza che sostiene Giuseppe Conte. Il secondo, Renzi, dando il via alla scissione del Pd con il battesimo del movimento Italia viva e la nascita di gruppi parlamentari autonomi, sia alla Camera che al Senato. Certo, si tratta di un test che coinvolge meno di un milione di abitanti e, dunque, non significativo da un punto di vista statistico. Ma politicamente decisivo proprio per il contesto nel quale arriva questo e per le premesse di cui sopra. Tra le quali – non un dettaglio – c’è anche che fino a un mese e mezzo fa, quando Salvini era ancora vicepremier e ministro dell’Interno, la vittoria del centrodestra sembrava cosa fatta. Né il Pd, scosso dalle vicissitudini giudiziarie che hanno portato alle dimissioni dell’allora governatrice Catiuscia Marini, né il M5s, quotato sotto il 20%, se la sarebbero potuta giocare contro un’alleanza Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia. In poche settimane però lo scenario è cambiato.
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Testata: Giornale
Autore: Bracalini Paolo
Titolo: Il retroscena – I renziani dormienti in attesa Sala si sfila dagli «acquisti»
Tema: Pd
A metà del guado tra Pd e renziani passati in Italia Viva c’è una terza tipologia, i renziani dormienti. Sono fedelissimi del leader fiorentino o comunque esponenti del Pd in auge nella stagione renziana che per motivi misteriosi non lo hanno seguito nella scissione, ma che restano al balcone in attesa di capire come evolve la situazione e cosa convenga fare. Se l’alleanza di governo con il M5s prendesse una brutta piega, ipotesi plausibile, e invece la creatura di Renzi si rafforzasse al centro, ci metterebbero un attimo a mollare il Pd per passare dall’altra parte. Nel frattempo, stanno fermi e fungono da quinta colonna dentro il Pd per l’ex premier. Luca Lotti, rappresentante del giglio magico renziano, spiegherà più avanti il motivo per cui non ha seguito Renzi: «Resto nel Pd, lo confermo e lo ribadisco. Il perché lo scoprirete più tardi» ha detto senza anticipare l’arcano.
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Testata: Giornale
Autore: Minzolini Augusto
Titolo: Il retroscena – Ora lusinghe poi minacce – Il day after del Palazzo tra lusinghe e minacce Salvini spinge Berlusconi verso il Quirinale
Tema: La strategia di Salvini
Lusinghe. Matteo Salvini è un grande seduttore. Conosce a memoria gli argomenti che deve utilizzare per ammaliare il proprio interlocutore. E nell’ultimo incontro con Silvio Berlusconi gli ha prospettato un sogno: «Se riusciamo ad approvare una legge maggioritana e ad andare alle elezioni nel breve-medio periodo potremmo giocare con te la carta del Quirinale». Il Cav, che è uomo di mondo, ha capito che al leader leghista preme, soprattutto, portare Forza Italia nello schieramento pro-maggioritario. Ma quelle parole, quell’idea, quell’offerta non potevano non fargli luccicare gli occhi per la soddisfazione.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Guerzoni Monica
Titolo: Intervista a Teresa Bellanova – Bellanova: «Il governo non tema nulla da noi Potrà ampliare la sua maggioranza»
Tema: Intervista a Teresa Bellanova
La scissione ha sorpreso anche il premier. Lei che lascia il Pd, non prova imbarazzo a restare al governo? «Ma quale sorpresa! — parte all’attacco Teresa Bellanova, renzianissima ministra dell’Agricoltura — I tempi sono accelerati, ma “Italia viva” arriva al momento giusto». Perché Renzi non ha annunciato la scissione prima di prendersi ministri e sottosegretari? «Se lo avesse fatto prima della formazione del governo sarebbe andato lui stesso a trattare, invece ha accettato che fossero due signori del Pd ad andare al tavolo col M5S». Ma se Di Maio avesse saputo di dover governare con Renzi, si sarebbe sfilato. «Lei crede? Il governo ha trovato la sua maggioranza in Parlamento. La scelta del nuovo soggetto politico è stata fatta dopo. E non potevamo uscire dal Pd durante la legge di Bilancio, perché l’avremmo messa in discussione. Se non era per Renzi adesso stavamo con i manifesti elettorali. E’ grazie al suo coraggio se si è data continuità alla legislatura e si è bloccata l’operazione antidemocratica di Salvini».
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Testata: Stampa
Autore: Capurso Federico
Titolo: Intervista a Danilo Toninelli – Toninelli: al ministero ho pulito il marciume – “Col Pd marciume alle Infrastrutture De Micheli avrà il mio fiato sul collo”
Tema: Intervista a Danilo Toninelli
Danilo Toninelli è tornato in Senato, zaino in spalla, anche se in queste settimane – dice – sta «andando in giro a raccontare quello che ho fatto da ministro dei Trasporti, anche perché per 14 mesi il signor Salvini mi ha dipinto come il ministro del No, prendendosi i meriti dei cantieri che sbloccavo io». Non era solo Salvini a denigrarla. Anzi, i più agguerriti erano i vostri attuali alleati del Partito democratico. «Lo accettavo più dal Pd, che stava all’opposizione, anche se erano falsità». Rifarebbe tutto? Magari qualche errore si poteva evitare, come il pubblicare la foto in vacanza con la famiglia dopo il crollo del ponte Morandi. «Tutte stupidaggini. Spesso si estrapolava una mia parola sbagliata da ore di discorso e poi veniva sottolineata all’infinito. Ho gestito il ministero con la barra dritta, anche di fronte ai colossi industriali, e a loro evidentemente non stavo molto simpatico».
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Economia e finanza
Testata: Repubblica
Autore: Petrini Roberto
Titolo: La manovra verde nel nome di Greta – La manovra verde
Tema: Manovra verde
La manovra del governo giallorosso si tinge di verde. È infatti pronto per il varo un decreto per il contrasto dei cambiamenti climatici e la promozione dell’economia sostenibile. Il provvedimento, di cui ieri è stata diffusa una bozza e che potrebbe essere portato all’esame del prossimo Consiglio dei ministri, anticipa le misure fiscali con impatto sull’ambiente della prossima legge di Bilancio. Quattro i pilastri del “Green New Deal” del governo: in prima linea i tagli agli sconti fiscali che favoriscono l’utilizzo di carburanti dannosi per l’ambiente nei settori dei trasporti e dell’agricoltura; previsti invece sconti fino al 20% per i supermercati che vendono prodotti sfusi e consegnano ad domicilio con bici o moto elettriche; incentivi anche alle famiglie che utilizzano scuolabus eco Credito di 2 mila euro per chi rottama l’auto e passa al car sharing o ai mezzi pubblici logici. Infine, una inedita operazione di rottamazione: chi vive nelle grandi città, si libera dell’auto fino alla categoria Euro 4, la rottama e sceglie la sostenibilità avrà in cambio un credito d’imposta di duemila euro da usare in cinque anni per abbonamenti ai mezzi pubblici o per il car sharing, sia per se sia per i propri familiari. Il cuore dell’operazione è tuttavia il taglio lineare – ossia eguale per tutti – del 10% di ciascun “Sad”, ovvero i sussidi ambientalmente dannosi che pesano complessivamente sul bilancio dello Stato per 16,1 miliardi.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: C.Fo.
Titolo: Golden power a protezione di Borsa italiana e Mts – La Borsa sotto l’ombrello del golden power
Tema: Golden Power
Si amplia il perimetro dei settori sotto l’ombrello del «golden power». Sarà una norma del decreto legge sulla cybersicurezza, atteso al consiglio dei ministri di oggi, a cambiare ancora la disciplina relativa all’esercizio dei poteri speciali da parte del governo. Di fatto l’inclusione delle infrastrutture finanziarie, decisa d’urgenza, sembra rispondere all’eventualità – che al momento in realtà sembra sfumata – di una scalata da parte della Borsa di Hong Kong sul London Stock Exchange, che a sua volta controlla al 100% Borsa Italiana e Mts (il mercato dei titoli di Stato). In questo modo, se l’operazione dovesse tornare d’attualità, andrebbe notificata al governo ai sensi del golden power. La norma inserita nella bozza del decreto sulla cybersecurity in realtà riempie il vuoto di regolamenti attuativi mai adottati. Si interviene infatti sull’articolo 2 del decreto 21 del 2012 che prevedeva regolamenti in materia, tra l’altro, di infrastrutture critiche o sensibili tra cui appunto le infrastrutture finanziarie.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Pogliotti Giorgio – Trovati Gianni
Titolo: Conte: priorità taglio al cuneo fiscale, per le riforme un piano triennale
Tema: Manovra
Già nella prossima manovra si avrà un primo assaggio della riduzione della pressione fiscale con il taglio delle tasse sul lavoro. Ma l’intervento pieno si svilupperà in una «ottica triennale», perché gli spazi di manovra sul 2020 sono parecchio limitati. La rimessa in moto dell’economia, nei piani del nuovo governo, poggia poi su un piano strutturale di investimenti per il Mezzogiorno e per la green economy, che dovrà avvenire «nel rispetto dei vincoli del quadro di finanza pubblica» perché l’Esecutivo considera prioritario «tenere i conti in ordine». È il messaggio del premier Giuseppe Conte che nell’ora e mezza di incontro con i leader di Cgil, Cisl e Uil ieri mattina a Palazzo chigi, insieme al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri e al ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha voluto marcare la discontinuità rispetto al passato sul versante del metodo, scegliendo di avviare un confronto preventivo con Cgil, Cisl e Uil che avevano chiesto di essere convocati.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Marro Enrico – M.Sen.
Titolo: Così funzionerà il bonus sulle auto ecologiche – Bonus alle auto verdi e giù il cuneo fiscale
Tema: Manovra
Premio di 2 mila euro a chi rottama un’auto fino alla classe Euro 4 nelle città sotto infrazione comunitaria per lo sforamento dei limiti di inquinamento; più agevolazioni per l’energia pulita. Sono queste due le principali misure del decreto legge sul clima che potrebbero essere discusse già oggi nel Consiglio dei ministri. Ma ieri il presidente del Consiglio Conte ha incontrato i sindacati per parlare di manovra: «Il nostro obiettivo è quello di remare insieme per il bene del Paese», ha detto il premier. E la misura più importante sul tavolo è la riduzione delle imposte sul reddito dei lavoratori. I sindacati hanno chiesto a Conte più fondi per i contratti pubblici.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Trovati Gianni
Titolo: Bonus verdi dannosi, tagli del 10% – Sconti ambientali, tagli del 10% Sotto tiro gasolio e autotrasporto
Tema: Bonus verdi
Il cosiddetto «Green New Deal» messo al centro del programma dal governo Conte-2 prova a prendere subito forma con un decreto legge dedicato al «contrasto dei cambiamenti climatici». Il testo è atteso al consiglio dei ministri di oggi pomeriggio, ma le discussioni nel governo, alimentate dalle resistenze del Mise sul rischio di vedersi sottratte competenze, sono proseguite fino a tarda sera aumentando le possibilità di uno slittamento dell’approvazione, o addirittura la trasformazione del provvedimento in un (più lento) disegno di legge. L’obiettivo sarebbe di colorare di verde il debutto operativo delgoverno, è a tutto campo. Ma anche di dare una mano alle coperture della manovra: con un piano di tagli del 10% all’anno agli sconti fiscali «ambientalmente dannosi» fino alla scomparsa entro il 2040. Ambizioso.
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Testata: Stampa
Autore: Lombardo Ilario
Titolo: Il governo litiga sui fondi verdi – Il governo già litiga sul decreto Clima Timori sui renziani
Tema: Fondi verdi
Già a metà pomeriggio era chiaro che il provvedimento, così come concepito dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, non sarebbe arrivato integro al Consiglio dei ministri. Doveva essere il primo mattone del Green New Deal, l’ambizioso piano italiano incastonato nella rivoluzione verde europea, ma alla fine è stato affossato dai dubbi di tutti: dei due partiti di maggioranza e dei ministeri competenti. Inutili i tentativi di prendersi la notte per ristrutturarlo radicalmente: il decreto Clima, salvo sorprese, slitta alla prossima settimana. In modo che, innanzitutto, possa essere rivisto lo scheletro finanziario della riforma. Intendiamoci: le intenzioni del testo sono buone sia per il Pd sia per il M5S e rispecchiano gli accordi del programma di governo dei giallorossi, con alcuni passaggi riproposti alla lettera. Ma secondo diverse fonti di maggioranza, tutte interessate al dossier, c’era un duplice problema. Primo: mancava una copertura economica chiara e precisa. Secondo: toglieva funzioni a vari ministeri. Motivo per il quale il decreto è stato impallinato innanzitutto dai colleghi del ministro Costa.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Valsania Marco
Titolo: Fed riduce i tassi di 25 punti a 1,75-2% – La Fed taglia i tassi dello 0,25% ma a Trump ancora non basta
Tema: Fed
La Federal Reserve, nonostante le aggressive pressioni del presidente Donald Trump, insiste in una strategia di piccoli passi in risposta a rallentamenti della crescita globale e americana, inflazione sottotono, conflitti commerciali e incognite geopolitiche, da Brexit agli attacchi al petrolio saudita. La Fed ha tagliato ieri di un quarto di punto, all’1,75%-2%, i tassi interbancari e ha lasciato aperta la porta a ulteriori stimoli, affermando che «monitorerà» i dati e agirà «in modo appropriato per sostenere l’espansione». Ma non ha assicurato future mosse. Dietro la decisione, anzi, sono emerse accresciute divisioni. Sette dei 17 esponenti del vertice allargato della Fed evocano un ulteriore taglio dei tassi entro l’anno. Per l’anno prossimo, metà scommette su tassi scesi di un altro quarto di punto mentre altrettanti pronosticano un rialzo.
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Testata: Stampa
Autore: Semprini Francesco
Titolo: Una Fed divisa taglia i tassi E Trump rilancia: “Troppo poco
Tema: Fed
Al termine dei due giorni di consultazioni la Fed ha proceduto al taglio dei rassi per la seconda volta dalla grande crisi del 2008, dopo la prima riduzione effettuata nel mese di luglio. Il costo del denaro scende di un altro quarto di punto, nella forbice compresa tra l’1,75 e il 2%. La decisione è stata tuttavia presa con 7 voti favorevoli e 3 contrari, una testimonianza delle divisioni ai vertici della banca centrale statunitense. Il taglio viene motivato da una serie di incertezze che gravano sull’attuale congiuntura statunitense, tra cui un indebolimento degli investimenti privati e delle esportazioni. Un ulteriore taglio dei tassi di interesse della Fed è atteso entro la fine dell’anno. Powell in conferenza stampa è stato chiaro: «Abbiamo bisogno di ulteriori tagli solo se ci sarà un rallentamento dell’economia, cosa che per ora non sembra». Parole che causano passivi sui mercati azionari di Wall Street e sollevano le ire di Trump il quale su Tweetter torna ad attaccare: <Jay Powell e la Federal Reserve hanno fallito di nuovo. Niente coraggio, nessun senso, nessuna visione!». Ed è implacabile sul presidente della Fed: «E’ un terribile comunicatore».
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Dragoni Gianni
Titolo: Alitalia, Delta conferma: «Interessati a quota del 10%» – Alitalia, Delta pronta a rilevare il 10% Patuanelli: «L’obiettivo è il rilancio»
Tema: Alitalia
Delta Airlines ha confermato l’interesse «ad avere il 10% di Alitalia». Atlantia, dopo le dimissioni dell’a.d. Giovanni Castellucci, non ha fatto dichiarazioni ufficiali sul dossier, ma – trapela – ha mandato segnali nella direzione di andare avanti per concludere l’operazione. La trattativa sulla Nuova Alitalia, con Ferrovie dello Stato capofila del consorzio che dovrebbe rilevare le attività della compagnia, può ricominciare. L’uscita di Castellucci ha creato interrogativi, ma nella controparte non si colgono timori di discontinuità. Si attende di vedere quale sarà la posizione della società dei Benetton nel merito della trattativa. Ci sono tre punti su cui con Castellucci non si era trovato un accordo e la trattativa con Delta era in stallo. Per questo è stata chiesta una proroga per l’offerta, concessa dal governo fino al 15 ottobre. I tre punti aperti riguardano: 1. L’impegno richiesto a Delta ad aumentare la quota e a partecipare alle future ricapitalizzazioni; 2. Le rotte transatlantiche con un maggior spazio di crescita per Alitalia anche rispetto agli accordi commerciali di Delta con Air France-Kim e Virgin; 3. La scelta dell’ad. della Nuova Alitalia.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Longo Morya
Titolo: Il calo dello spread regala alle banche 2,4 miliardi di euro – Il taglio dello spread BTp-Bund regala 2,4 miliardi ai big bancari
Tema: Il calo dello spread
Chiamatelo “cadeau” del ConteBis. O di Mario Draghi. O dell’allontanamento del fantasma di Italexit. Oppure semplice ritorno alla normalità. Sta di fatto che il drastico calo dello spread tra BTp e Bund sta regalando alle banche italiane un vero e proprio toccasana. Solo per le prime cinque, secondo i calcoli effettuati dal Sole 24 Ore sui dati delle stesse banche, dal 9 agosto scorso il ribasso dello spread si è tradotto in una sorta di aumento di capitale “virtuale” pari a circa 2,4 miliardi di euro: circa 950 per UniCredit, 840 per Intesa, 240 per Mps, 180 per Banco Bpm e 210 per Ubi. Dal giorno in cui la Lega ha presentato al Senato la mozione di sfiducia al Governo Conte, il 9 agosto scorso appunto, lo spread tra BTp e Bund è infatti sceso di circa 100 punti base: dai 240 di quel giorno ai 139 di ieri. E per le banche, che sono piene zeppe di titoli di Stato, questo equivale a un teorico aumento di capitale. Caduto dal cielo. Manna allo stato puro. Pari a circa 2,4 miliardi.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Serafini Laura
Titolo: Il piano Carige e i dubbi della vigilanza Bce – Carige, dubbi della vigilanza Bce sull’ipotesi sospensione dei diritti di voto
Tema: Carige
La Banca centrale europea non sarebbe intenzionata a intervenire nel percorso approvativo del progetto di salvataggio di banca Carige, guidato dal Fondo di tutela dei depositi e supportato da Cassa centrale banca. Un intervento potrebbe in teoria essere possibile qualora il primo sodo della banca genovese, la famiglia Malacalza che possiede il 27,6 per cento del capitale, decidesse di presentarsi all’assemblea di domani per votare contro l’operazione o astenersi (che porterebbe allo stesso risultato). Nell’eventualità che si avverasse questo scenario, nei giorni scorsi era emersa in modo informale la possibilità che la vigilanza si avvalesse dei poteri di far riconvocare l’assemblea e sterilizzare i voti del socio Malacalza, motivandolo con ragioni di stabilità. Questo percorso è stato adottato in passato in via estrema dalla Banca d’Italia, ma non è mai stato seguito dalla Banca centrale europea.
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Testata: Messaggero
Autore: Mancini Umberto
Titolo: Intervista a Fabiana Dadone – «Troveremo i 5 miliardi per gli statali» – «Troveremo i 5 miliardi per i contratti degli statali»
Tema: Intervista a Fabiana Dadone
«Troveremo i 5 miliardi necessari per il contratto dei dipendenti pubblici». La nuova ministra della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone, 5Stelle, tra i più giovani rappresentanti del governo, in un’intervista al Messaggero svela il suo piano per modernizzare il settore. «La cosa più importante è siglare un nuovo patto tra Pubblica amministrazione e società civile. Dobbiamo valorizzare il merito con valutazioni sempre più oggettive. Pronti 900 milioni per assunzioni straordinarie».
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Filippetti Simone
Titolo: Intervista a Raffaele Mincione – «Voto sì all’aumento di capitale» – «Voto sì alla ricapitalizzazione Determinanti i piccoli soci»
Tema: Intervista a Raffaele Mincione
Raffaele Mincione, azionista al 7% di Carige, è favorevole al piano di salvataggio dell’istituto con Cassa Centrale ed esclude lo scenario della liquidazione. E crede nel ruolo determinante dei piccoli azionisti («accorreranno in massa») nell’assemblea di domani per l’ok al piano.
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Testata: Foglio
Autore: Valentini Valerio
Titolo: Intervista a Roberto Traversi – Sì: la Gronda si fa – Gronda e non solo. Cosa resta del grillismo sulle infrastrutture. Parla Traversi
Tema: Intervista a Roberto Traversi –
“Noi non è che rinunciamo a fare la nostra battaglia, sulla Gronda”. E però? Ed ecco che sulla fronte di Roberto Traversi si disegna un solco di rassegnazione. “E però, i numeri in Parlamento sono quelli che sono, noi non abbiamo una maggioranza”, dice il neo sottosegretario ai Trasporti grillino proprio mentre, sull’autorizzazione all’arresto nei confronti del forzista Diego Sozzani, si materializza l’aureo isolamento del M5s. “Per cui – riprende – se alla fine la decisione su questa opera dovranno assumerla le Camere, noi più di tanto non possiamo fare. Il caso della Tav è emblematico: non possiamo rischiare di fare cadere un governo su una singola opera quando in realtà abbiamo un progetto per l’Italia da portare avanti, sempre battendoci per le nostre idee”.
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Societa’, istituzioni, esteri
Testata: Sole 24 Ore
Autore: Pelosi Gerardo
Titolo: L’asse Italia-Francia riparte da nuova Ue e piano migranti – Italia e Francia ripartono da migranti e nuovo patto Ue
Tema: Macron a Roma
Italia e Francia vogliono guardare avanti, al lavoro da fare insieme a Bruxelles per le sfide economiche della nuova Europa e per contrastare l’avanzata dei sovranismi. È il senso degli incontri avuti a Roma dal presidente francese Macron con il capo dello Stato Mattarella e con il premier Conte, con cui ha discusso anche di emergenza-migranti e stabilizzazione della Libia.
Sui migranti Conte e Macron condividono la necessità di affrontare la questione in maniera strutturale con un meccanismo automatico per la redistribuzione dei migranti accompagnato da politiche europee più forti per la riammissione e rimpatri oltre a forme di partenariato con i Paesi di origine. Macron non ha mancato di criticare la gestione Salvini ma parlando solo di «disaccordi politici». «Non sottovaluto quello – ha detto – che l’Italia vive dal 2015, da quando ha subito anche con molti malintesi e ingiustizie».
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Testata: Repubblica
Autore: Ginori Anais
Titolo: Macron a Roma: sì alla redistribuzione dei migranti – Macron da Mattarella e Conte “Sui migranti intesa possibile”
Tema: Macron a Roma
Una cena per archiviare la stagione delle provocazioni e tornare a lavorare insieme in Europa. «Possono emergere opinioni a volte non coincidenti, ma ciò deve avvenire sempre sulla base di un dialogo fondato sul rispetto come si conviene tra Paesi fondatori Ue» dice Giuseppe Conte accogliendo Emmanuel Macron a Palazzo Chigi. «Talvolta non si è d’accordo ma poi ci si ritrova» aggiunge il leader francese dopo essere salito prima al Quirinale. «Sono felice di essere a Roma» esordisce Macron primo leader europeo a rendere visita al Conte bis, portando in dote il sostegno al meccanismo europeo per la gestione degli sbarchi, una delle priorità del nuovo governo italiano. «Dobbiamo uscire dalla fase emergenziale. Serve una soluzione pienamente europea degli sbarchi, della redistribuzione e dei rimpatri» sottolinea il premier. «Sono convinto anche io che serva una gestione più solidale con i Paesi di primo approdo come l’Italia e Malta» risponde Macron.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Galluzzo Marco
Titolo: Record di sbarchi Macron assicura: «Noi con Roma» – Macron a Roma apre la nuova era «Ripartiamo da Libia e migranti»
Tema: Libia
Si apre un nuovo capitolo nelle relazioni fra Roma e Parigi. A cominciare dalla Libia e dal dossier migranti. Italia e Francia provano a lasciarsi alle spalle le incomprensioni degli ultimi mesi e a dare una spinta congiunta a un percorso di pacificazione della Libia, trasferendo lo stadio di collaborazione fra i due apparati al massimo livello di trasparenza finora raggiunto. Una ministeriale all’Onu sostenuta dai due Paesi, la Conferenza sulla Libia a Berlino in autunno, sono passi sostenuti da entrambi i Paesi per cercare di sbloccare la situazione del Paese. Conte di mattina ha visto anche il presidente riconosciuto della Libia, Fayez al Serraj. «Conte — viene riferito — ha ribadito il sostegno italiano al governo di Accordo nazionale e nel contempo l’invito a continuare a farsi parte attiva per un ritorno a un processo virtuoso e pacifico. Il terrorismo è una preoccupazione internazionale. Ha invitato Serraj a fare uno sforzo importante per contrastare le frange estremiste annidate tra le milizie. L’Italia ritiene che non vi possa essere alcuna soluzione militare, ma politica».
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Testata: Repubblica
Autore: Nigro Vincenzo
Titolo: Il libico Serraj a Palazzo Chigi “Vertice Onu contro la guerra”
Tema: Libia
Una riunione la prossima settimana alle Nazioni Unite. E poi una conferenza sempre sponsorizzata dall’Onu a Berlino alla fine di ottobre. Sono questi i due appuntamenti che il premier Giuseppe Conte e il presidente libico Fajez al Serraj hanno discusso ieri in un incontro a Palazzo Chigi. Serrai ha trascorso tre giorni a Roma in visita privata, ma comunque ha chiesto un incontro con Conte. Da aprile il governo di Tripoli è sotto attacco della milizia di Khalifa Haftar, il generale di Bengasi appoggiato militarmente e politicamente da Francia, Egitto, Emirati e Arabia Saudita. Tripoli ha resistito, di fatto l’assalto è fallito. Ma la guerra civile continua. Alla fine di ottobre a Berlino si terrà una conferenza internazionale chiesta dall’Onu e organizzata dalla Germania per provare a riunire tutti i paesi internazionali che hanno interesse (e spesso interferiscono negativamente) alla Libia. Una conferenza paradossalmente senza libici, per provare a risolvere quello che forse oggi è il problema più grosso della Libia: la guerra civile.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Barlaam Riccardo
Titolo: Stati Uniti, nuove sanzioni in arrivo contro l’Iran
Tema: Iran
Gli attacchi alle due raffinerie petrolifere sono partiti dall’Iran e non dallo Yemen, sostengono sauditi e americani. Trump chiede di rafforzare le sanzioni economiche a Teheran. L’Iran continua a negare ogni responsabilità e si dice pronto a rispondere con le armi a ogni azione di ritorsione. Gli Stati Uniti, intanto, non hanno ancora rilasciato il visto al presidente dell’Iran Hassan Rouhani che lunedì dovrebbe parlare all’Assemblea generale dell’Onu. Se il visto non arriverà nelle prossime ore, l’Iran annullerà la sua presenza al summit. «Indiscutibilmente» c’è la mano di Teheran dietro gli attacchi, spiega il portavoce della Difesa saudita, Turki al-Maliki: «L’analisi dei dati sui siti colpiti mostra che le armi sono state lanciate dall’Iran». Secondo il Pentagono droni e missili cruise sarebbero partiti dal Sud Ovest dell’Iran: l’elevato grado di complessità tecnologica del duplice attentato non sarebbe compatibile con la forza bellica degli insorti yemeniti. Tuttavia per ‘Iran le evidenze mostrate dai sauditi «non provano niente».
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Olimpio Guido
Titolo: Petrolio, l’Iran sotto accusa «Ecco le armi dell’attacco» – Riad mostra i resti dei missili E Trump: altre sanzioni all’Iran
Tema: Iran
Trump, per ora, sceglie le sanzioni. Riad accusa ma non troppo. Anche se molto si svolge dietro le quinte, mai escludere sorprese. Le autorità saudite hanno mostrato le loro «prove» del bombardamento dei siti petroliferi Aramco, operazione condotta — ribadiscono — con armi iraniane e «sponsorizzata» da Teheran. Per la precisione 18 droni hanno colpito Abqaiq, 4 cruise hanno centrato le strutture di Kharais, tre missili sono andati perduti nel deserto. Una minaccia arrivata da Nord e non dal territorio yemenita, la roccaforte dei guerriglieri Houti. Il portavoce, il colonnello Turki al Malki, ha chiamato in causa il nemico, ma ha evitato di stabilire un legame diretto. E un particolare non secondario, è un modo per non essere costretti a reazioni immediate. Almeno in pubblico. Sì, perché sono circolate notizie di un attacco contro milizie sciite in Siria, settore di Abukamal e non è stata esclusa la responsabilità saudita. In questa fase, però, c’è anche una guerra di propaganda dove c’è spazio per tutto.
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Testata: Stampa
Autore: Stabile Giordano
Titolo: Netanyahu e Gantz sfida per guidare la grande coalizione – “Vendetta araba” su Netanyahu Gantz cerca la grande coalizione
Tema: Israele
Se alla fine Benjamin Netanyahu sarà fuori dai giochi, messo ai margini dall’alleanza fra Benny Gantz e Avigdor Lieberman, si sarà, fra le altre cose, consumata anche una «vendetta araba». C’è un dato che ronza nella testa del premier fin da ieri pomeriggio, quando le urne erano ancora aperte. Ed è l’affluenza degli elettori arabo-israeliani, in crescita di 11 punti, dal 49 al 60 per cento, cioè oltre 150 mila voti in più. L’altro dato è che in totale ha votato il 69,4 per cento degli aventi diritto, appena un punto in più rispetto al 9 aprile. Gli arabi sono andati ai seggi in massa, e non soltanto per la loro «Lista unica». Anche per Blu e Bianco di Gantz. Ed è per questo che il partito del generale, quando ieri lo scrutinio era al 95% delle schede, si trovava in testa, 32-33 seggi contro i 31-32 del Likud. Un vantaggio minimo, ma sufficiente per chiedere l’incarico di formare un nuovo governo al presidente Reuven Rivlin. Una catastrofe per Netanyahu, tanto che ieri ha annullato la visita all’Assemblea generale dell’Onu a New York prevista per la prossima settimana. E anche l’atteso bilaterale con Donald Trump.
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Testata: Stampa
Titolo: Il presidente sceglie il negoziatore O’ Brien per il dopo Bolton
Tema: Sicurezza nazionale Usa
Alto alto dirigente del Dipartimento di Stato, modi affabili e gentili, ha trattato la liberazione di ostaggi americani in Afghanistan, Siria, Libia e Yemen, ma anche quella di Asap Rocky, il rapper arrestato in Svezia per rissa. Robert C. O’Brien, 53 anni, è il nuovo consigliere alla Sicurezza nazionale scelto da Donald Trump come successore di John Bolton, il «falco» bruscamente licenziato poco più di una settimana fa. Fino a ieri ricopriva il ruolo di inviato specialedel presidente per le questioni legate agli ostaggi. Partner di un grande studio legale di Los Angeles, il presidente George W. Bush lo scelse come rappresentante degli Usa all’Assemblea Onu del 2005. E sempre con l’amministrazione Bush assunse la presidenza, poi mantenuta durante l’amministrazione Obama, di una commissione per la formazione di magistrati e avvocati in Afghanistan.
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Testata: Messaggero
Autore: Ventura Marco
Titolo: Boom di Lieberman, il falco della destra che difende i gay e detesta gli ultra-religiosi
Tema: Israele
L’ago della bilancia in Israele, Avighdor Lieberman leader del partito laico ultranazionalista Yisrael Beiteinu (Israele Patria), da ministro della Difesa nel governo Netanyahu, giugno 2016, come primo atto introdusse i pari diritti per i soldati LGBT (omosessuali, bisessuali e trans). E tuttavia, le sue dichiarazioni sugli arabi di Israele e i palestinesi dei territori vengono additate da più parti come oltranziste se non razziste. Argine agli ortodossi ultrà, Lieberman è però, sul fronte estero e nei rapporti con i palestinesi e le minoranze, un vero falco. Decisivo spesso nella formazione di esecutivi di destra o di sinistra, quasi sempre a un certo punto si è dimesso, tornando a essere quello che ha sempre detto di volere rimanere: un guastafeste, un elemento di contraddizione che proprio per questo appartiene alla natura e tradizione della vulcanica società ebraica.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Valentino Paolo
Titolo: Intervista a Enzo Amendola – «Non cercheremo risse La Ue deve garantire una politica dei rimpatri»
Tema: Intervista a Enzo Amendola
«Sulle migrazioni faremo proposte, non risse o annunci roboanti», dice il neo ministro degli Affari europei, Enzo Amendola, in visita a Strasburgo dove ha incontrato il presidente del Parlamento europeo David Sassoli. «In tutte le sedi europee — spiega Amendola — cercheremo di trovare soluzioni strutturali in modo condiviso e solidale al problema dei migranti. Non vogliamo blocchi contrapposti. E’ un lavoro di riforma di vari settori della politica europea». Cosa significa? «In primo luogo c’è la proiezione esterna, cioè la politica estera. Non a caso il presidente Conte ha incontrato il premier libico Serraj: provare a sciogliere il nodo della Libia è cruciale. Le migrazioni sono un tema centrale anche della visita odierna del presidente Macron perché la Francia è decisiva in questo lavoro. La questione è a più livelli. C’è bisogno di un’accresciuta sensibilità dell’Europa verso l’intero continente africano. Non ci sono solo gli sbarchi. Da parte dell’Ue servono un’efficace gestione dei rimpatri e la volontà di investire politicamente ed economicamente sui Paesi di origine e di transito dei flussi».
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Testata: Repubblica
Autore: Lerner Davide
Titolo: Intervista ad Ari Shavit – Shavit “Abbiamo evitato il baratro del fanatismo antidemocratico”
Tema: Israele
«Eravamo sull’orlo di un precipizio e abbiamo fatto un lungo passo indietro, non ci risvegliamo nella terra del latte e del miele, ma abbiamo sventato un vero disastro». Ari Shavit, noto analista israeliano e autore del saggio “La mia terra promessa” (Sperling e Kupfer, 2014), va controcorrente e si dice entusiasta dei risultati delle elezioni israeliane. «Netanyahu sarebbe stato pronto a tutto per sopravvivere, in un governo di destra avrebbe barattato immunità dagli imminenti processi con concessioni a insediamenti e fanatici religiosi. Il processo di erosione delle istituzioni democratiche sarebbe andato avanti. E sarebbe stata la fine della soluzione a due stati».
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