– Il Pd: via i vicepremier
– I mal di pancia nel M5s
– L’ultradestra vola in Germania
PRIMO PIANO
Politica interna
Testata: Repubblica
Autore: De Marchis Goffredo
Titolo: Il retroscena – Tutto in 48 ore Restano tre spine – Il leader 5S pronto a far saltare tutto Conte: “Voglio ancora i due vice”
Tema: Via i vicepremier
La rinuncia del Pd al ruolo di vice ha spiazzato sia Conte sia Di Maio. Tanto che ieri sera Nicola Zingaretti confidava ai suoi collaboratori: «Non ci sono vertici in programma, nessuno si è fatto sentire. Non so davvero cosa stia avvenendo. Noi abbiamo dimostrato di non essere poltronisti in linea con le dichiarazioni di Beppe Grillo. Loro invece non si sono ancora messi d’accordo». C’è di più: il segretario del Pd fa sapere di essere pronto a sedersi a un tavolo solo quando l’avvocato del popolo e il ministro dimissionario dello Sviluppo economico avranno ritrovato la perduta armonia. Con un programma condiviso davanti: è sui temi del nuovo governo che la piattaforma Rousseau sarà chiamata a votare. Voto che avverrà domani per permettere a Conte di salire al Quirinale e sciogliere la riserva al massimo mercoledì. La mossa di Dario Franceschini è maturata ieri mattina.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Guerzoni Monica
Titolo: Il retroscena – Mossa del Pd: via i vicepremier – «Niente vicepremier» Il passo del Pd per spingere l’avvocato a sbloccare la partita
Tema: Via i vicepremier
Il Pd prova a sbloccare la trattativa per la formazione del nuovo governo. Il segretario Nicola Zingaretti lancia la proposta di Dario Franceschini: «Via i due vicepremier». Una mossa per togliere ogni alibi alle riserve dei Cinque Stelle sul ruolo di Luigi Di Maio. Domani il voto su Rousseau per chiedere il via libera all’alleanza con il Pd. Il premier incaricato Giuseppe Conte si dice fiducioso di poter salire al Colle già domani o al massimo mercoledì. E respinge le accuse di chi lo dichiara organico ai pentastellati. «Non sono iscritto al M5S, definirmi pentastellato è inappropriato. Ma c’è molta vicinanza». «Niente vicepremier». Al Nazareno sospettano che Conte stia prendendo tempo atteggiandosi a terzo.
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Testata: Stampa
Autore: Malaguti Andrea
Titolo: La regia di mamma Beppe
Tema: M5s
Dopo due anni di assenza sdegnosa, è rientrato a casa, ha richiamato tutti attorno a sé e non si è limitato a dettare la linea. L’haimposta. In due tempi. Il primo, a inizio di agosto, al grido di «fermiamo i barbari», dopo che Salvini aveva improvvidamente invocato i pieni poteri per sé. Il secondo, quello che forse ha chiuso la partita, sabato scorso, con un appello rivolto ai giovani dem, ma diretto al suo anelastico gruppo dirigente. «Dovete sedervi a un tavolo e essere euforici perché appartenete a questo momento straordinario di cambiamento».
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Testata: Repubblica
Autore: Diamanti Ilvo
Titolo: Non chiamate Dc i 5Stelle trasversali – Il Movimento 5Stelle e la Balena bianca Così vicini, così lontani
Tema: M5s
Non è chiaro come si concluderà questa crisi. Perché non è chiaro quali siano i riferimenti degli attori politici in scena. Dopo il voto del 4 marzo 2018. Che ha sancito il successo di due partiti uniti da ciò che li divide da tutti. Anche dagli alleati di governo. In qualche misura, anche al loro interno. Ciascuno impegnato a inseguire i propri elettori. Fino a ieri. Quando la Lega di Salvini ha deciso di riequilibrare i rapporti di forza in Parlamento.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Buzzi Emanuele
Titolo: Il retroscena – Di Maio pensa a Dibba per il contrattacco – L’arrocco del leader M5S Nella chat lo pressano, ma lui rilancia con Dibba
Tema: M5s
Si rincorrono le voci che danno Di Maio isolato. L’ala ortodossa preme. Il fichiano Luigi Gallo rompe il silenzio chiesto a deputati e senatori. «Ora con coraggio dimostriamo di essere maturi per garantire, con lo stesso metodo corale e partecipativo del gruppo parlamentare la nascita della migliore squadra di governo per questo Paese». Alcuni parlamentari pentastellati — come racconta l’Adnkronos — attaccano in chat: «Se hai incaricato Conte, lo lasci lavorare e non lo indebolisci così. Ha ragione chi pensa che vogliano sabotare tutto per i propri interessi personali…». Ma il leader, in realtà, vuole ponderare la mossa e decide di prendere la decisione insieme al suo stato maggiore. Una scelta corale anche per dimostrare che il Movimento è con lui. E che non cederà facilmente. Stamattina alle 10ministri e sottosegretari del governo uscente si incontreranno a Roma. Una riunione chiesta per coordinare le prossime mosse: sul tavolo il futuro «collettivo» dei Cinque Stelle. Ma il messaggio che i pentastellati vogliono indicare, al di là della composizione della squadra, è quello che oggi ha lanciato Gianluigi Paragone. «Luigi Di Maio non piace al Pd perché sta difendendo quello che di buono avevamo fatto nel precedente governo. Luigi deve rimanere centrale. Anche a Chigi!», scrive il senatore, negli ultimi mesi molto critico con il capo politico.
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Testata: Repubblica
Autore: Vitale Giovanna
Titolo: M5S, i nemici dell’intesa puntano sul ribaltone grazie al voto di Rousseau
Tema: M5s
Non se l’aspettavano. Nessuno, né Luigi Di Maio né gli uomini a lui più vicini, erano stati avvertiti del fulmine che il fondatore stava per scagliare nel cielo del Movimento. Fatto sta che il videomessaggio col quale Beppe Grillo ha benedetto l’intesa giallo-rossa, invitando addirittura a «sognare a dieci anni» — così prefigurando un accordo di sistema che guardi perfino oltre il nascente governo — ha finito per scombinare i piani del capo politico. Ovvero utilizzare il voto su Rousseau – che si terrà domani – per azzoppare l’accordo col Pd e ridimensionare Conte, il premier incaricato che ha ormai preso il suo posto nel cuore del garante, della truppa parlamentare e ora sta facendo breccia pure tra gli attivisti, almeno a giudicare dalle bacheche digitali. Una manovra a tenaglia, giocata di sponda con Alessandro Di Battista e gli esponenti 5stelle più vicini alla Lega, da Paragone a Buffagni, per alzare la tensione e caricare a pallettoni la pistola tenuta sin dal principio sul tavolo della trattativa coi dem. Obiettivo: orientare gli iscritti se non a bocciare, quanto meno per evitare che il referendum sulla nuova alleanza si trasformi in un plebiscito a favore dell’avvocato pugliese. Cioè nel certificato di morte politica del ministro di Pomigliano.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Galluzzo Marco
Titolo: Conte attende il sì di Di Maio «Io vicino al M5S, non iscritto»
Tema: Il ruolo di Conte
La strada ora è ancora più in discesa per Giuseppe Conte, il passo indietro di Dario Franceschini su una casella da vicepremier lo aiuta nella composizione del governo. Se il Pd è disposto a non avere vice a palazzo Chigi, dicono nello staff di Conte, allora dovrebbe cadere, o almeno è presumibile, anche la richiesta simmetrica dei 5Stelle e in questo caso, se veramente anche Di Maio farà un passo indietro, potrà aspirare ad un ministero di peso, cosa che gli sarebbe stata preclusa, o più difficile, in caso di abbinamento con il ruolo di numero due del governo. In ogni caso, dice il premier incaricato, «sono convinto che anche Luigi stia lavorando a questo progetto con entusiasmo». Ieri Conte è intervenuto alla festa del Fatto Quotidiano, alla Versiliana, in collegamento da Palazzo Chigi, e ha parlato praticamente di tutto. Intanto di sé stesso. Sono un premier 5 stelle? «Non sono iscritto al Movimento 5 stelle, non partecipo alle riunione del gruppo dirigente, non ho mai incontrato i gruppi parlamentari, definirmi dei 5 stelle mi sembra formula inappropriata. Rimane però il dato che c’è molta vicinanza, li conosco da tempo, lavoro con M5S molto bene. Sono dati di fatto, poi le valutazioni le lascio a tutti».
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Testata: Repubblica
Autore: Folli Stefano
Titolo: Il punto – Verso il governo di Bisanzio
Tema: Il ruolo di Conte
Indicato dal M5S, gruppo di maggioranza relativa in Parlamento, come il suo candidato a Palazzo Chigi e su tale base prescelto dal capo dello Stato, oggi Giuseppe Conte prende le distanze dal Movimento. «Sarebbe inappropriato definirmi un premier dei Cinque Stelle» afferma. E il fatto che nessuno al vertice del Movimento senta il bisogno di smentire questa dichiarazione non sorprende: significa che c’è pieno accordo con l’avvocato del popolo. Anche il Pd sembra accettare in sostanza che il patto politico tra il centrosinistra e i 5S abbia come punto di equilibrio un presidente del Consiglio che si sta allontanando dall’ambiente grillino con il pieno consenso di quello stesso ambiente, senza che sia chiaro dove voglia andare a collocarsi. Tutto ciò è molto bizantino ma è funzionale alle intese che stanno maturando sui posti di governo. Diventa verosimile l’opzione zero, vale a dire nessun vicepremier: né un rappresentante del Pd né il povero Di Maio, ossia colui che sembra essere la vera vittima della ragnatela filata negli ultimi giorni.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Martirano Dino
Titolo: Per la Difesa spunta Guerini Salgono Lamorgese e Delrio
Tema: Trattativa sui ministri
Il mazzo di carte che nasconde i nomi dei ministri del governo Conte due è stato mischiato ancora una volta. La domenica di pausa nella spigolosa trattativa tra M5S e Pd ha infatti riservato due novità che scombussolano il gioco fin qui immaginato dai partiti: i) il presidente incaricato Giuseppe Conte ha detto che è «inappropriata» la casacca grillina che gli viene cucita addosso; 2) Dario Franceschini, con l’appoggio di Zingaretti e dei renziani, ha proposto di eliminare le due poltrone di vicepremier mettendo così nell’angolo Luigi Di Maio che ne aveva prenotata una per sé. Davanti a tali novità, e alla mancata risposta di Di Maio, il «totoministri» è dunque impazzito, quando mancano tre giorni alla data presunta del giuramento al Quirinale. Il nuovo scenario, infatti, porta con sé una «spersonalizzazione» della partita dei vicepremier innescata dal passo indietro di Franceschini (che non farà neanche il semplice ministro). Ma ora Conte ha l’urgenza di trovare un’altra collocazione di rango per Di Maio, bloccato dal Pd prima sull’uscio del Viminale e poi su quello della sua vecchia stanza di vicepremier a Palazzo Chigi. Per il capo politico del M5S, dunque, la collocazione è ancora incerta: prima si era pensato alla Difesa ma questo ministero (dove potrebbe rimanere Elisabetta Trenta o arrivare il dem Lorenzo Guerini) assicura poca visibilità a un leader e, ora, tra i grilllini c’è chi fa circolare la voce di un Di Maio ministro degli Esteri sebbene lui non sia un campione con le lingue straniere.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Meli Maria_Teresa
Titolo: Zingaretti accelera La partita (interna) sui ministeri
Tema: Trattativa sui ministri
Adesso Nicola Zingaretti vuole fare in fretta. I sondaggi, infatti, preoccupano lo stato maggiore del Partito democratico. L’elettorato del Pd ha accolto con entusiasmo la caduta della maggioranza giallo-verde e la «defenestrazione» di Matteo Salvini, ma non ha preso bene il tira e molla per la formazione del governo. Meglio quindi accelerare. Nasce anche da questa esigenza la decisione di Dario Franceschini di dare il via libera all’azzeramento dei vice premier. Ma ora è la composizione della squadra di governo a preoccupare il leader del Partito democratico: «Ci vogliono novità e ci vuole la parità di genere», insiste Zingaretti con i suoi. Ma il segretario deve fare i conti con le richieste delle correnti. Dario Franceschini si è sfilato e con tutta probabilità non entrerà nel governo nemmeno come ministro. Ma alla sua area spettano almeno due dicasteri. I renziani, invece, che, come è noto sono divisi in due correnti (quella più «moderata» che fa capo a Luca Lotti e Lorenzo Guerini e quella degli «irriducibili» guidata da Roberto Giachetti) vorrebbero tre dicasteri.
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Testata: Repubblica
Autore: Lopapa Carmelo
Titolo: Forza Italia, la svolta antisovranista del “responsabile” Berlusconi
Tema: Forza Italia
Il più schietto di tutti, come sempre, è stato Silvio Berlusconi, durante il faccia a faccia col premier Giuseppe Conte di venerdì a Palazzo Chigi. «Presidente, noi saremo opposizione, ma è chiaro che siamo una forza responsabile: di gente come Di Maio e i 5stelle ti puoi fidare fino a un certo punto. Se ci saranno momenti di difficoltà, noi saremo comprensivi e disponibili». Forse non a un sostegno esterno, ma a qualcosa che gli somigli parecchio, questo si. Al punto che dentro quel che resta di Forza Italia, da 48 ore si è scatenato il Vietnam. Tutto lo stato maggiore berlusconiano ha ben chiaro che un minuto dopo il voto di fiducia al Conte bis, nel partito scatterà la corsa alla scissione. Per la sopravvivenza. Al pallottoliere di Palazzo Madama si contano una quindicina di senatori di quel partito pronti a dar vita a “qualcosa di moderato” pur di aiutare il governo. E a rompere definitivamente con Salvini. Circola già qualche nome. Mentre dietro la paladina dell’antisovranismo, Mara Carfagna, sta nascendo già un “correntone”.
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Testata: Stampa
Autore: Mattioli Alberto
Titolo: Salvini ora corteggia i grillini delusi “Porte aperte, in tanti ci chiamano”
Tema: Lega
Matteo Salvini avrà anche fatto l’errore tattico più grave della sua carriera, ma non sembra affatto disperato. Dopo un passaggio a un matrimonio, si appalesa in anticipo alla «Berghem Fest» della Lega indossando una polo della Polizia locale (il Viminale è perso, il guardaroba no) e il copione è quello solito: salamelle, strette di mano, applausi, comizio camuffato da intervista di Paolo Del Debbio e cori di «Mat-teo, Mat-teo! ». Il popolo leghista, quello vero del profondo Nord, sarà anche deluso o pessimista tutti e due insieme, ma di certo non lo dà a vedere. Lui si commuove per i cori dei militanti e ripete gli slogan consolidati: il Conte bis è una truffa, bisogna votare, la democrazia è confiscata, il governo che nasce è quello dei soliti «poteri forti» ma in particolare della Merkel, «che perde a casa sua (il riferimento è alle elezioni in Brandenburgo e Sassonia) ma prova a imporci il suo governo».
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Dellapasqua Erica
Titolo: Stop all’ingresso per la Alan Kurdi Firmano anche i ministri M5S
Tema: Il caso Alan Kurdi
Il ministro dell’Interno uscente Matteo Salvini firma un nuovo divieto di ingresso per una nave di migranti, la Alan Kurdi dell’Ong tedesca Sea Eye che sabato ha salvato 13 naufraghi, tra quali 8 bambini, in acque di soccorso maltesi. Controfirmano il decreto anche i colleghi M5S di Trasporti e Difesa, Toninelli e Trenta. Quest’ultima ha offerto assistenza almeno per i minori, ma alla fine l’Ong ha preferito rinunciare puntando su Malta. Un nuovo caso, quindi, mentre ci sono altre due navi, in mare aperto, che aspettano un porto sicuro.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Panebianco Angelo
Titolo: Votare non è un gioco – Il parlamento non si deride e votare non è un gioco
Tema: Ruolo del Parlamento
Ci sono parole che meglio di altre riflettono gli orientamenti ideologici, le concezioni di coloro che le usano. Tali concezioni, a loro volta, ne ispirano le azioni. Non c’è stato un momento, in tutta la sua storia, in cui la democrazia rappresentativa non abbia subito attacchi. Più intensi e diffusi in certe fasi. Come quella attuale (non solo in Italia). Da quando la democrazia rappresentativa è (di nuovo) sotto assedio, da quando il Parlamento è oggetto di derisione e di disprezzo, qui da noi è diventato di moda insultare l’avversario accusandolo di essere «aggrappato alla poltrona». C’è un rapporto fra l’uso che si pretende ingiurioso di questa parola («poltrona»),1’ostilita perla democrazia rappresentativa e le azioni che ne conseguono. Come la proposta di ridurre il numero dei parlamentari. A certe condizioni, la riduzione può essere una buona idea, può migliorare la funzionalità della democrazia
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Testata: Repubblica
Autore: Ainis Michele
Titolo: L’analisi – Tutti i limiti di Rousseau
Tema: Sulla piattaforma del M5s
Jean-Jacques Rousseau abbandonò i suoi cinque figli ej in un orfanotrofio; adesso un figlio postumo può renderci orfani del nuovo governo. E la piattaforma Rousseau, dal cui responso dipende il Conte bis. Attraverso una consultazione online fra gli iscritti al Movimento 5 Stelle, dunque un referendum, dunque una variante eccentrica nella procedura indicata dalla Costituzione. Non foss’altro perché assoggetta la massima espressione della democrazia indiretta (il voto di fiducia in Parlamento) al massimo istituto di democrazia diretta. Ma diretta da chi? Come, quando, perché? A guardare da vicino questa strana creatura, saltano agli occhi difetti e incongruenze, benché in linea di principio l’intenzione sia lodevole.
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Testata: Messaggero
Autore: Campi Alessandro
Titolo: L’analisi – Ma i veri temi del dissenso restano nascosti
Tema: La formazione del governo
Sulla carta dovrebbe essere un governo fortissimo, ben oltre i voti che otterrà in Parlamento. Una forza che gli deriverebbe dalla convergenza inedita (e per certi versi preoccupante) dei più diversi centri di potere, nazional e internazionali, sulla personalità del premier incaricato Giuseppe Conte quale promotore e garante della nuova alleanza tra M5S e Pd. Operazione giudicata necessaria – da Washington a Bruxelles – per frenare il sovranismo salviniano e riportare l’Italia nel solco della tradizione europeista, ma tutt’altro che facile o scontata o priva di potenziali contraccolpi, per quanto certamente in linea con le procedure tipiche di una democrazia parlamentare. Sul piano politico, che spesso conta più del formalismo costituzionale, pesa innanzitutto il capovolgimento radicale e repentino che i due nuovi contraenti hanno dovuto operare delle loro posizioni pregresse, anche quelle personali, al punto da sconcertare non pochi dei rispettivi elettori. Dei malumori tra elettori e militanti grillini si è detto molto. Ma anche a sinistra non sono certamente pochi coloro che, pur soddisfatti dell’uscita di scena di Matteo Salvini, sono in cuor loro convinti di stare assistendo ad un’operazione di Palazzo per molti versi spregiudicata.
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Economia e finanza
Testata: Sole 24 Ore
Autore: Dell’Oste Cristiano – Melis Valentina
Titolo: Cuneo fiscale sotto accusa: fino al 57,5% del costo del lavoro – Il cuneo fiscale riconquista l’agenda Tre ostacoli sulla via del taglio
Tema: Costo del lavoro
L’Ocse ha rilevato per il nostro Paese un’incidenza media del “cuneo” pari al 47,9 per cento. Un record negativo secondo solo a Belgio e Germania, tra gli Stati dell’organizzazione. Ma le simulazioni del Sole 24 Ore del Lunedì rivelano che la percentuale può essere ben superiore, arrivando al 54,1% per un impiegato nel commercio con una retribuzione annua lorda (Ral) di 44mila euro. E addirittura al 57,5% per un assistente di cantiere con una Ral di 50mila euro. Con differenze che dipendono dal peso variabile dei contributi Inail e della detrazione Irpef per lavoro dipendente, oltre che dall’articolazione delle voci contributive minori (enti bilaterali, fondi di assistenza e così via). L’obiettivo di ridurre il cuneo, per adesso, sembra condiviso. Entrare nei dettagli, però, non sarà facile. Per almeno tre motivi, che riguardano la copertura finanziaria, le finalità dell’operazione e la sostenibilità previdenziale. Le misure possibili. Finora sono circolate diverse ipotesi. Nelle scorse settimane il Movimento 5 stelle aveva proposto di “compensare” l’introduzione del salario minimo con un taglio del cuneo fiscale. Appena due giorni prima che Matteo Salvini gli ritirasse la fiducia, il premier Giuseppe Conte aveva indicato come prioritario un intervento sul cuneo «a vantaggio di lavoratori e pensionati» per «liberare risorse effettive a favore delle buste paga». In ambienti del Partito democratico, invece, si è parlato di una riduzione di un punto percentuale all’anno per cinque anni. Oppure di un intervento sulla falsariga del bonus da 8o euro, ma destinato ai contribuenti con redditi fino a 55mila euro. Tra gli scenari possibili ci sono anche sconti più selettivi legati alle nuove assunzioni o una sforbiciata dei contributi minori.
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Testata: Repubblica
Autore: Patucchi Marco
Titolo: Il cuneo fiscale
Tema: Costo del lavoro
Nel primo documento congiunto portato sul tavolo del premier incaricato, Giuseppe Conte, tra primi punti c’è infatti l’esigenza di ridurre le tasse sul lavoro, innescando così un volano per consumi, investimenti e assunzioni. I pentastellati avrebbero voluto però che del taglio beneficiassero in parte anche le imprese, bilanciando così i costi dell’eventuale introduzione del salario minimo (altra misura sulla quale Pd e M5S stanno ragionando senza particolari distanze), ma nel gioco dei pesi e dei contrappesi fisiologici in ogni trattativa, sarebbe alla fine passata la ricetta dem. Anche perché oltre ai sindacati la stessa Confindustria è per un taglio del cuneo che rafforzi i salari dei lavoratori. Il cuneo fiscale, ricordiamolo, misura la differenza tra il costo del lavoro per il datore e la corrispondente retribuzione netta del dipendente: si calcola sommando l’imposta sul reddito delle persone fisiche e i contributi previdenziali. Della prima si fa carico interamente il lavoratore, dell’altra in quota parte lavoratore e datore. Nei Paesi Ocse, la media del peso degli oneri fiscali e previdenziali sul costo del lavoro è del 36,1%, ma nel nostro Paese, per dire, un lavoratore standard single e senza figli a carico è sottoposto a un cuneo fiscale del 47,9% (per il 16,7% imposte personali sul reddito e per il 31,2% contributi previdenziali a loro volta per il 7,2% a carico del lavoratore e per il 24% del datore).
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Testata: L’Economia del Corriere della Sera
Autore: Brambilla Alberto
Titolo: La lotta all’evasione? Facciamola fare alle famiglie
Tema: Politica fiscale
La tanto attesa e sbandierata flat tax al 15% fino a un certo livello di redditi e poi al 20%-25% serve davvero ai cittadini? È una proposta in buona fede con l’intento di agevolare i contribuenti o un escamotage della politica per proseguire nella narrazione ed evitare il duro e competente lavoro che una seria riforma fiscale con diritti e doveri richiede? Rispetto a proposte come il «contrasto di interessi», già applicato per le ristrutturazioni e il risparmio energetico, o altre iniziative di controlli e incroci di dati, è forse meglio tenere un sistema che perseguita gli onesti e mantiene elevati livelli di inefficienza ma che poi consente di acquisire benevolenza (elettorale) con condoni, pace fiscale, stralcio e chine ha più ne metta?
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Testata: L’Economia del Corriere della Sera
Autore: Caselli Stefano
Titolo: Serve subito un’agenda fiscale per le imprese
Tema: Politica fiscale
I dati poco consolanti di una crescita del Pil prossima allo zero ci riportano con i piedi per terra e ci ricordano che senza sviluppo è difficile costruire un’agenda politica per il bene del Paese. La capacità delle imprese di contribuire è un tassello essenziale. Che si realizza grazie alle scelte di investimento e alla capacità di raccogliere i finanziamenti adeguati. Se la capacità degli imprenditori di avere visione e coraggio sono ingredienti indispensabili, altrettanto lo sono le norme fiscali che permettono di agire con successo. Quali buone regole devono essere introdotte o, semplicemente, reintrodotte? Sul lato degli investimenti è necessario fissare un quadro semplice e nitido di incentivi che permettano di realizzare tre cose: investire all’estero, promuovere le aggregazioni fra imprese e sostenere l’innovazione (come avvenuto con Industria 4.0). Le aziende italiane contano nello scenario internazionale solo se sanno farne parte e se hanno dimensione sufficiente per confrontarsi con le aziende, mediamente ben più grandi, di altri paesi.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Cazzullo Aldo
Titolo: Dove sono finiti i tagli alle tasse?
Tema: Politica fiscale
Abbassare davvero le tasse al ceto medio, e alleggerire la pressione fiscale su imprese che devono versare allo Stato più di quello che lasciano in busta-paga al dipendente, non è solo possibile; è doveroso. Pd e 5 Stelle sono pronti a farlo? O intendono inoltrarsi sulla strada del reddito di cittadinanza, vale a dire dell’assistenza, finanziata non dai padroni della rete che in Italia le tasse non le pagano ma dai risparmiatori? Zingaretti propone scuola gratuita fino alla laurea per le famiglie a basso reddito. Interessante: ma chi paga? E non è forse vero che alla voce «basso reddito» trovano comodo riparo pure gli evasori fiscali? Conte vorrebbe un’Italia dove le tasse le versano tutti. Giusto: ma da “avvocato del popolo” è pronto a difendere pure i piccoli imprenditori dalla burocrazia che alimenta se stessa, gli artigiani dall’agenzia delle entrate che pratica interessi insostenibili, i commercianti dalla concorrenza delle multinazionali dell’e-commerce che incassano soldi qui e portano nei paradisi esotici? Anche questa è equità. Il vituperato governo Renzi ha commesso molti errori, ma se non altro — con il Jobs act, l’abolizione sull’imposta sulla prima casa, gli 80 euro che sono poi un taglio al cuneo fiscale — ha trasmesso un messaggio: la sinistra non è nemica di chi intraprende, risparmia, percepisce un reddito da lavoro.
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Testata: L’Economia del Corriere della Sera
Autore: De Bortoli Ferruccio
Titolo: Troppe patrimoniali pesano tanto (e fanno male)
Tema: Politica fiscale
L’accrocchio incolore che si appresta (forse) a governare il Paese una patrimoniale non la farà. Silvio Berlusconi la teme. Luigi Di Maio la esclude. Tassare i grandi patrimoni, in un’ottica redistributiva, sarebbe obiettivo implicito di una coalizione sbilanciata a sinistra. E anche nel mondo grillino non sono assenti suggestioni di questo tipo. Ma crediamo che prevarrà un sano realismo, anche perché ci auguriamo che i ministri siano non solo preparati ma anche di buon senso. E poi per introdurre un’altra patrimoniale (sì perché ne abbiamo già un discreto numero) occorrono capacità tecnica e solida nonché coerente volontà politica. Qualità rare da tempo, specie la coerenza. Che cosa è lecito attendersi allora sul piano fiscale dal governo Conte 2? Ovviamente il disinnesco delle clausole Iva. Certo, ma qualcuno dica — magari prima della fiducia alle Camere — dove si trovano i soldi. Farlo ancora in deficit vorrebbe dire che gli esecutivi cambiano colore ma la musica è la stessa. Più deficit, più debito. In secondo luogo sarà certamente un caposaldo del programma la riduzione del cuneo fiscale e contributivo. Operazione che passa da una rimodulazione delle aliquote Irpef che consentirebbe di alleggerire il peso dell’imposta sui redditi mediobassi.
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Testata: Repubblica
Autore: Amato Rosaria
Titolo: E quota 100 potrebbe finire un anno prima
Tema: Pensioni
Una quota 100 ridimensionata, più flessibile, forse un po’ più breve. In un Paese che invecchia rapidamente e che nel 2050 si avvia a un rapporto uno a uno tra pensionati e lavoratori (l’allarme è stato lanciato qualche giorno fa dall’Ocse) anticipare in modo generalizzato l’età di uscita non sembra la migliore delle ricette. In più, si avvicina la data della presentazione della legge di Bilancio, che dovrà reperire risorse straordinarie per sterilizzare del tutto o in parte le clausole Iva. Ecco perché al tavolo di studio del Pd su lavoro e sanità si sono messe in cantiere alcune proposte di modifica di quota 100. Modifica, non abolizione: uno stop improvviso creerebbe gravi disparità tra lavoratori in condizioni simili, e potrebbe persino generare situazioni analoghe a quelle degli esodati post riforma Fornero. «I destinatari di quota 100 — ragiona Marco Leonardi, ex consigliere economico del governo Gentiloni — godono di un beneficio di circa 40 mila euro, molto consistente.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Landolfi Flavia – Uva Valeria
Titolo: Affitti e cellulari, tempo di rincari – Prezzi tra mini rialzi e suspence sull’Iva
Tema: Rincari
Da inizio 2019, sulla base di un paniere di sette voci significative, la spesa media cresce del 4,29% perla famiglia con figli, pari a un incidenza di 267 euro. Rincari che per i consumi medi delle coppie sfiorano l’8% e valgono il 4% per i single. E questo senza considerare la mina dell’aumento dell’Iva che deve essere disinnescata con la legge di Bilancio. Se non si dovessero trovare i 23,1 miliardi necessari «l’impatto sarebbe significativo – spiega Fedele De Novellis, responsabile del gruppo Previsioni e analisi macroeconomiche di Ref Ricerche -. L’aumento dei prezzi misurato sulla base del deflatore del Pil sarebbe dell’1,8% in due anni».
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Testata: L’Economia del Corriere della Sera
Autore: Gallo Riccardo
Titolo: Tornare competitivi è la sfida numero uno
Tema: Competitività industriale
Che la crescita zero dell’Italia dipenda principalmente dalla bassa produttività del lavoro è tesi controversa. È invece certo che nel 2018 la competitività è peggiorata, le esportazioni si sono deteriorate, se lasciate sole le imprese in autunno faticheranno ancor di più. Vogliamo dimostrare due tesi: 1) in ogni settore la quota di export dipende (anche) dalla produttività; 2) il nascente governo sarebbe bene ripartisse da un progetto di recupero della competitività. In discesa In generale, la capacità a operare con successo sui mercati è detta competitività delle imprese e può aumentare grazie a minori costi o a maggiori produzioni e migliori prodotti. I costi sono bassi se c’è efficienza di funzionamento del Paese (infrastrutture, servizi, istituzioni, pubblica amministrazione)e questa è detta competitività di una nazione. Nel 2018, nella graduatoria dell’Imd di Losanna, su 63 Paesi l’Italia è scesa dal 42esimo al 44esimo posto. Da oltre venti anni non può più compensare la caduta con svalutazioni della moneta.
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Testata: Stampa
Autore: Ferrigo Nadia
Titolo: Morti sul lavoro boom: le aziende risparmiano sulla sicurezza – Cresce la strage silenziosa 599 morti sul lavoro in 7 mesi Sempre più aziende in crisi risparmiano sulla sicurezza
Tema: Lavoro e sicurezza
Di lavoro si continua a morire, e quest’anno va anche peggio. Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Inail tra gennaio e luglio sono state 378.671, di cui 599 con «esito mortale». Conteggiati anche i 167 morti nel tragitto casa-lavoro, sono in aumento del 2 per cento. Aumentano di quasi il 3 per cento anche le patologie di origine professionale, con 38.501 denunce. Nel 2018 le vittime sono state 703, oltre 1.450 se si considerano quelli «in itinere». Più del 10 per cento sul 2017.
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Testata: Repubblica
Autore: Occorsio Eugenio
Titolo: Intervista a Allen Sinai – L’economista “L’Italia punti sugli investimenti anche in deficit”
Tema: Economia italiana
Non è ancora recessione globale, eforse non ci sarà, ma oltre il 60% del Pil mondiale è prodotto da economie in rallentamento ee di Eugenio Occorsio «Non siamo ancora alla recessione globale, e probabilmente non ci arriveremo, ma sta di fatto che oltre il 60% del Pil mondiale è prodotto da economie in rallentamento: Cina, Europa, America. In questa parabola discendente, l’Italia è uno dei Paesi maggiormente a rischio». Allen Sinai, decano dei guru di Wall Street, già consulente della Fed e di quattro presidenti Usa, oggi a capo del think-tank Decision Economics, segue da sempre con «affettuosa attenzione», come dice, il nostro Paese: «State per formare un nuovo governo. Il disordine e la casualità degli interventi sono annose caratteristiche italiane, ma ora è assolutamente imprescindibile un disegno organico, coerente e articolato di politica economica. Che non potrà non partire da un taglio delle tasse e dal rilancio degli investimenti, che verranno anche dall’estero se si saprà ripristinare un clima di fiducia».
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Societa’, istituzioni, esteri
Testata: Corriere della Sera
Autore: Valentino Paolo
Titolo: L’ultradestra vola in Germania Ma non sfonda – Il vento dell’ultradestra sulla Germania dell’Est AfD è il secondo partito
Tema: Germania
Clamorosa avanzata dell’ultradestra nelle elezioni in Brandeburgo e Sassonia, nella Germania orientale. In questo secondo Land, l’AfD è diventato il secondo partito ottenendo il 27% dei voti. a pagina. Il vento dell’Est spinge in alto l’estrema destra, ma non abbastanza da sconvolgere il quadro politico tedesco. Almeno per il momento. Nel voto regionale in Brandeburgo e Sassonia, l’AfD raddoppia nel primo e addirittura triplica i suoi voti nel secondo, ma manca l’obiettivo dichiarato di diventare il partito più forte in entrambi i Land. Sia pure con una forte emorragia di voti, la Cdu della cancelliera Merkel rimane al primo posto a Dresda e continuerà a governare, anche se dovrà cercarsi un nuovo alleato al posto dei socialdemocratici. Più grave la sconfitta della Spd, che in Sassonia crolla al minimo storico e a Potsdam riesce faticosamente a rimanere primo partito, superando di pochi punti l’AfD. Le proiezioni danno in Sassonia la Cdu al 32,5%, in calo di 7 punti rispetto al 2014. L’AfD balza al 27,8% (aveva il 9,7%) e il suo leader regionale, Jörg Urban, parla di un «giorno storico», anche se non può nascondere la delusione di aver mancato il sorpasso della Cdu, che i sondaggi consideravano possibile ancora poche settimane fa.
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Testata: Repubblica
Autore: Mastrobuoni Tonia
Titolo: Germania, ascesa degli estremisti di destra – L’ultradestra vola, ma non vince La Germania resiste all’onda nera
Tema: Germania
Niente sorpasso. L’incubo che l’ultradestra Afd diventasse il primo partito in due Land della vecchia Germania est e facesse tremare anche il governo Merkel, è stato scongiurato. Per Thorsten Schaefer-Guembel, uno dei triumviri della Spd, «è chiaro che ci sono differenze sostanziali», nel governo Merkel, «ma è altrettanto chiaro che andremo avanti» con la Grande coalizione, ha detto ferì ai microfoni dell’Ard. Secondo molti la resa dei conti vera è rimandata all’autunno, con la verifica del contratto di coalizione di metà legislatura e l’elezione del nuovo capo della Spd. Intanto, Schaefer-Gumpel ammette che i risultati della Sassonia e del Brandeburgo rappresentano «un grande sollievo, perché abbiamo potuto evitare che l’Afd diventasse il primo partito». L’ultradestra, però, registra un’avanzata inquietante: in Sassonia e Brandeburgo oltre un quarto degli elettori ha messo la crocetta sul partito che ha fatto della paura, del nazionalismo e della xenofobia il suo principale strumento di campagna elettorale. E continua a intercettare il voto di chi è rimasto bruciato dalla Riunificazione, chi si ritiene un perdente della caduta del Muro di Berlino.
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Testata: Messaggero
Autore: Bussotti Flaminia
Titolo: Germania, vola l’ultradestra ma non sfonda – Germania, vola l’ultradestra ma l’asse tra Cdu e Spd tiene
Tema: Germania
I partiti tradizionali al potere da anni nei due Länder e a Berlino, si sono salvati per il rotto della cuffia, ma il messaggio che esce dal voto regionale ieri in Sassonia e in Brandeburgo, due delle più importanti regioni dell’Est, è chiaro: uno schiaffo ai partiti di governo, a Dresda e a Potsdam, ma anche al governo federale di Angela Merkel a Berlino. La rabbia e la protesta dei tedeschi dell’Est ha consacrato una schiacciante affermazione agli estremisti dell’AfD. A 30 anni esatti dal crollo del Muro, la sentenza che emerge dalle urne è la grande frustrazione dei tedeschi dell’Est che si sentono ancora cittadini di seconda classe, e un atto di accusa alla riuscita dell’Unificazione. Per i partiti tradizionali, in perenne emorragia di consensi, la domanda che si pone ora è se valga ancora la qualifica di “Volkspartei” partito popolare. Qualifica che potrebbe invece presto passare ai Verdi che continuano la loro corsa a livello regionale, federale e europeo.
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Testata: Repubblica
Autore: …
Titolo: Intervista a Malu Dreyer – “Risultato amaro bisogna riflettere sulle sfide future”
Tema: Germania
Malu Dreyer è la capa “commissariale” della Spd, uno dei triumviri che traghetteranno il partito fino alla scelta di un nuovo numero uno. Con Repubblica accetta di fare un’analisi del voto in Brandeburgo e Sassonia. La Spd resta primo partito in Brandeburgo, ma perde consensi. In Sassonia crolla sotto il 10%. Come ha accolto il risultato? «Con un sentimento misto. Dopo i sondaggi allarmanti, in Brandeburgo abbiamo lottato molto in quest’ultimo pezzo di campagna elettorale e siamo rimasti il partito più forte. Questa è una buona notizia. La Spd in Sassonia aveva un compito più difficile con una corsa alle urne molto incentrata sul governatore Kretschmer (Cdu). Ma la campagna elettorale di Martin Dulig è stata appassionata».
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Testata: Giornale
Autore: Mosseri Daniel
Titolo: Germania alle urne: boom estrema destra – La sfida dell’ultradestra Boom Afd in Germania (ma il sorpasso non c’è)
Tema: Germania
Gli elettori di Sassonia e Brandeburgo hanno premiato il partito sovranista tedesco Alternative für Deutschland. Nei due Länder orientali, AfD ha fatto un grande balzo in avanti passando, secondo le prime proiezioni, dal 9,7 al 28,1% al Parlamento di Dresda (Sassonia) e dal 12,2 al 24,4% in quello di Potsdam, la capitale del Brandeburgo. In ciascuna delle due assemblee, il partito antisistema avrà dunque il secondo più grande gruppo di deputati. L’ampio risultato di AfD, superiore alle previsioni dei sondaggisti, mette in serie difficoltà le amministrazioni uscenti, i cui leader cantano tuttavia vittoria per non essere andati a gambe all’aria. A urne appena aperte, il governatore della Sassonia, Michael Kretschmer ha dichiarato: «Siamo il partito più forte: è un grande giorno». Con il 33,1% dei consensi, la sua Cdu resta il partito più votato, nonostante il netto calo rispetto al 2014 quando i cristiano democratici avevano il 39.4%. Male vanno anche gli alleati di governo: l’Spd in Sassonia ottiene il 7,6% contro il 12,4 della precedente legislatura.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Frattini Davide
Titolo: Diplomazie – Israele-Libano, la frontiera torna prima linea
Tema: Israele-Libano
La rappresaglia non è stata una sorpresa, la propaganda di Hezbollah aveva perfino indicato il giorno: domenica. Alle cinque del pomeriggio i missili hanno bersagliato la base militare israeliana al confine con il Libano. I razzi anticarro hanno centrato un veicolo, i militari a bordo sono riusciti a saltare poco prima, i soldati erano in stato di allerta da una settimana. Non ci sarebbero vittime neppure nelle altre esplosioni che avrebbero colpito alcuni edifici. Tsahal ha risposto bombardando con l’artiglieria la zona da dove è partito l’attacco, il fumo che si alza dai campi incendiati come in un giorno di guerra. Era dal 2015 che la frontiera tra i due Paesi non si trasformava in prima linea, anche allora dopo il raid orchestrato da Hezbollah — due militari morti — per vendicare l’uccisione di un loro comandante. Hassan Nasrallah, leader dell’organizzazione sciita filo-iraniana, dimostra così ai suoi sostenitori di saper mantenere le minacce e — per ora — sembra aver evitato il conflitto allargato (che non vuole). II premier Benjamin Netanyahu è impegnato nella campagna elettorale — gli israeliani votano il 17 settembre — e anche lui non ha interesse a dare il via allo scontro totale. Quella che non si ferma è la guerra tra le guerre, come la chiamano i generali israeliani: lo Stato ebraico vuole impedire all’Iran e alle forze pilotate da Teheran (come Hezbollah) di irrobustirsi troppo.
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Testata: Repubblica
Autore: Caferri Francesca
Titolo: Scambio di colpi al confine fra Libano e Israele
Tema: Israele-Libano
Dopo giorni di tensione, la crisi fra Israele e Libano è esplosa con un attacco partito dal Sud del Paese dei cedri. Una serie di missili hanno colpito obiettivi militari israeliani: secondo Hezbollah, che ha rivendicato l’attacco, ci sono vittime fra i militari israeliani ma per Tel Aviv nessuno è morto. Israele ha reagito sparando a sua volta sul Sud del Libano, m particolare nell’area di Marun al Ras, il primo villaggio libanese lungo il confine. L’azione contro Israele è la vendetta, annunciata da giorni, del gruppo sciita per i droni inviati una settimana fa sulla sua roccaforte di Dahie, la periferia Sud di Beirut. Gli aerei spia erano stati abbattuti ma il numero uno di Hezbollah, Hassan Nasrallah, aveva parlato di “dichiarazione di guerra” da parte dello Stato ebraico.
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Testata: Stampa
Autore: Scolari Rolla
Titolo: Missili degli Hezbollah su Israele Colpita base al confine col Libano
Tema: Israele-Libano
Era da oltre una settimana che saliva la tensione e Israele temeva un attacco lungo il suo confine settentrionale, tanto che da giorni l’esercito ha rafforzato la sua presenza lungo quell’instabile frontiera. La comunità rurale di Avivim è a meno di un chilometro dalla «Linea Blu» di demarcazione tra Israele e Libano. Lì si trova anche il quartier generale di un battaglione dell’esercito. Alcuni missili anti-carro sparati dal vicino Libano hanno colpito ieri pomeriggio quella base e un’ambulanza militare, causando danni ma non vittime, ha fatto sapere un portavoce dell’esercito. Nelle comunità del Nord di Israele sono stati aperti i rifugi anti-missile, chiuse alcune strade e arrestate le attività agricole lungo la frontiera. Dall’altra parte del confine, Hezbollah, le milizie sciite libanesi sostenute dall’Iran, hanno rivendicato l’azione, ed emittenti televisive libanesi hanno parlato di un attacco che avrebbe causato morti e feriti.
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Testata: Giornale
Autore: …
Titolo: Alta tensione dopo i missili tra Hezbollah e Israele
Tema: Israele-Libano
Israele promette che il Libano pagherà un caro prezzo. Da Beirut si chiede l’intervento di Francia e Stati Uniti. La tensione è sempre più alta al confine tra i due Paesi. Hezbollah ha lanciato missili anticarro contro una base militare israeliana nei pressi della caserma di Avivim (nel nord di Israele), rivendicando di aver distrutto un veicolo militare e di aver ucciso e ferito gli occupanti. Israele ha risposto lanciando 40 razzi secondo fonti libanesi, un centinaio secondo i militari dello Stato ebraico, sui dintorni del villaggio di Maroun al Ras, Aitaroun e Yaroun, all’interno del distretto di Bint Jbeil. I residenti dei villaggi israeliani nel nord sono stati invitati dall’esercito a rifugiarsi nei bunker sotterranei. «Il Libano pagherà un caro prezzo», ha dichiarato il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, prima di entrare in una riunione d’emergenza con i vertici dell’Esercito, durante il quale si è immediatamente deciso di procedere coi bombardamenti, mentre il primo ministro libanese, Saad Haririi, ha chiesto l’«intervento» del presidente francese, Emanuel Macron, e del segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, e ha allertato il capo delle Forze armate ibanesi, Joseph Aoun. I bombardamenti israeliani sono iniziati un’ora dopo il lancio di un missile anticarro rivendicato dall’unità Hassan Zabeeb e Yasser Daher, facente capo a Hezbollah, e che avrebbe ferito quattro soldati israeliani.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: L.Acc.
Titolo: I neo cardinali di Bergoglio C’è Zuppi, prete di strada
Tema: Il Papa nomina nuovi cardinali
C’è Matteo Zuppi tra i neocardinali nominati da Bergoglio. Prete di strada liberazione di missionari rapiti alle mediazioni di pace, in particolare nel Mozambico e in Burundi, collaborando con Nelson Mandela. Molto popolare, alla mano, Zuppi ama girare per la città in bicicletta: lo faceva a Roma e lo fa anche a Bologna. Partendo per Bologna confessava di non conoscerla ma aggiungeva che «come prete di strada» contava di mantenervi lo stesso atteggiamento «perché è il Vangelo che ci spinge a uscire per le strade per incontrare tutti, a cominciare dai poveri». In quattro anni ha preso spesso posizione a favore dei poveri e per l’accoglienza verso gli immigrati, con sensibilità sociale che l’avvicina a Francesco. Quando il Papa due anni addietro visitò Bologna, l’arcivescovo gli propose un pranzo con i poveri della città, nella Basilica di San Petronio, e Bergoglio accettò con entusiasmo.
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Testata: Repubblica
Autore: p.rod.
Titolo: Da Zuppi a Czerny, i nuovi cardinali della Chiesa che accoglie i migranti – I neo cardinali di Bergoglio scelti tra i missionari
Tema: Il Papa nomina nuovi cardinali
Il Papa sceglie otto dei tredici nuovi cardinali fra personalità appartenenti a ordini religiosi missionari. Si caratterizza qui, più che nella rispettiva differente derivazione geografica, il prossimo Concistoro previsto il 5 ottobre e annunciato ieri a sorpresa da Francesco durante la recita dell’Angelus. Il vescovo di Roma proveniente da un Paese «quasi alla fine del mondo», come disse lui stesso la sera dell’elezione, opta per porpore di frontiera, aperte al dialogo e alla missione in ogni angolo del globo. Ancora una volta Bergoglio stupisce in Italia. Qui, infatti, crea cardinale soltanto l’arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi. Mentre rimangono senza porpora le diocesi di Milano, Torino, Venezia e Palermo. Fin dall’inizio del pontificato il Papa ha dimostrato di non voler tener conto della tradizione che vede chi accede a queste sedi creato cardinale nei mesi successivi alla nomina; per lui valgono altre logiche. A Milano, in ogni caso, sembra sia destinata a non arrivare la porpora a Delpini fino a che Scola non avrà compiuto ottant’anni. Nella Curia romana Francesco pesca personalità poliedriche.
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Testata: Repubblica
Autore: Melloni Alberto
Titolo: Quel messaggio alla chiesa e alla politica
Tema: Il Papa nomina nuovi cardinali
Come d’uso dopo ogni creazione cardinalizia qualcuno andrà a pescare nel deposito delle frasi fatte per spiegare che Francesco “internazionalizza” collegio e prefigura maggioranze e minoranze di un conclave prossimo venturo per continenti In realtà nei 13 nuovi cardinali annunciati ierici sono molte cose scontate: qualche latino americano; figure di curia necessarie; grandi sedi (Kinshasa, Jakarta e Rabat eletta a capitale del dialogo islamocristiano); un po’di Europa; e un risarcimento a chi come Michael Fitzgerald fu cacciato da Roma nel 2004 imputato di eccesso nel dialogo con l’islam. Poi c é un nome italiano — il solo italiano — che non è scontato: ed è quello di Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna. Di italiani finora Francesco aveva fatto cardinali i suoi collaboratori di curia, qualche figura che a suo giudizio era stata ingiustamente marginalizzata, vescovi il cui territorio (Lampedusa, L’Aquila) veniva messo in rilievo. Chi aveva sgomitato per quelle città il cui vescovo diventava sempre cardinale o aveva accettato diocesi vicine per prepararsi era restato senza porpora. Il che però non ha reso l’episcopato italiano più autorevole: anzi esso è stato afono nella crisi politica, incerto davanti alla proposta di un sinodo nazionale e sarebbe inconsistente in un futuro Conclave. La berretta cardinalizia a Zuppi non è certo il rimedio miracolistico a tutto questo. Ma è un’assunzione di tutta la responsabilità che il Papa ha come primate d’Italia e vescovo di Roma.
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Testata: Repubblica
Autore: Santelli Filippo
Titolo: Così i poliziotti sono diventati “i gangster”
Tema: Hong Kong
«Gang-ster! Gangster!». A Tung Chun i manifestanti mascherati se ne sono andati da un pezzo, dopo aver allagato e vandalizzato la stazione della metropolitana nella loro ritirata dall’aeroporto. Ma ora sono i residenti del quartiere, gli abitanti di questi palazzoni di trenta piani che sembrano caderti in testa, a gridare contro la polizia, a volto scoperto. In teoria gli agenti anti-sommossa, compresi i super corazzati Raptor, sarebbero qui per ristabilire l’ordine, spegnere le barricate infuocate dei giovani e riprendere il controllo della metro. Quella con cui la gente domani andrà al lavoro. Ma per i residenti sono loro il problema, e a decine sono scesi giù pure in ciabatte per urlarglielo in faccia. «Gangster!», si sgola una ragazzina con l’apparecchio, 15 anni, a qualche metro dallo squadrone che presidia la piazza. «Ci attaccano, vogliono ucciderci. Lo stato di di • ritto non esiste più».
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Carioti Antonio
Titolo: Il presidente tedesco chiede perdono per l’attacco alla Polonia
Tema: 80 anni dalla Seconda guerra mondiale
«Mi inchino di fronte alle vittime polacche della dittatura tedesca. Chiedo perdono per la colpa storica della Germania. E dichiaro la nostra duratura responsabilità». Con queste parole il presidente della Repubblica federale tedesca, Frank-Walter Steinmeier, ha reso omaggio ieri alle sofferenze della Polonia, invasa ottant’anni fa dalle forze armate del Terzo Reich con l’aggressione da cui scaturì la Seconda guerra mondiale. Le celebrazioni si sono tenute in diverse località del Paese, con la partecipazione di molti leader. Erano presenti la cancelliera tedesca Angela Merkel e il primo ministro francese Édouard Philippe. Per l’Italia ha partecipato la presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, secondo la quale gli eventi tragici della Seconda guerra mondiale devono essere «un monito per le nazioni».
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Testata: Repubblica
Autore: Lombardi Anna
Titolo: Texas, seconda strage in un mese ma sarà più facile avere le armi
Tema: Usa: nuova strage
Che paradosso. Lo stato del Texas risponde allentando ancora di più le restrizioni sul possesso di armi all’agosto più sanguinoso della sua storia: iniziato con la terribile sparatoria di El Paso dove il 3 un suprematista bianco ha ucciso 22 persone. E conclusosi con i sette morti di sabato 31 a Odessa. Ieri sono infatti entrate in vigore dodici nuove misure fortemente volute dal governatore repubblicano Greg Abbot: ora è permesso portare armi fin dentro i cortili delle scuole, nei luoghi di culto e negli appartamenti in affitto. Ed è legale il trasporto di oggetti appuntiti, mazze e tirapugni, secondo la teoria che per fermare un cattivo armato, ci vuole un buono, armato anche lui.
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PRIME PAGINE
IL SOLE 24 ORE
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CORRIERE DELLA SERA
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LA REPUBBLICA
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LA STAMPA
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IL MESSAGGERO
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IL GIORNALE
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LIBERO QUOTIDIANO
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IL FATTO QUOTIDIANO
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