Menu

SINTESI IN PRIMO PIANO – 22 novembre 2019

– M5S: Rousseau ribalta i pronostici in Emilia e Calabria;
– Liliana Segre: pronta a guidare la Commissione anti odio;
– Ilva e Alitalia: il soccorso dello Stato;
– Il caso Fca – General Motors;
– Israele: Netanyahu incriminato per corruzione;
– Situazione in Libia: cosa farà l’Italia?.

PRIMO PIANO

Politica interna

Testata: Sole 24 Ore
Autore: Palmerini Lina
Titolo: Politica 2.0 – Schiaffo a Di Maio La base M5S chiede di presentare liste in Emilia e Calabria – Assedio al leader e mina sul governo
Tema: M5S
Chissà se dopo il voto sulla piattaforma Rousseau, Di Maio ammetterà anche le sue «difficoltà» di capo politico oltre che quelle del Movimento, come aveva dichiarato ieri prima di sapere l’esito della consultazione online. Lui era per disertare le urne sia della Calabria che dell’Emilia ma la base grillina gli si è rivoltata contro facendo una scelta più che sensata visto che il primo partito del Parlamento, quello su cui si regge il Governo, non può nascondersi e scappare dal giudizio degli elettori. Per Di Maio, la dieta elettorale certamente aveva il sapore di una fuga dall’ennesimo calo di consensi che lo avrebbe messo sempre più in difficoltà ma gli effetti di Rousseau sono a catena e non riguardano solo il tramonto della sua leadership. In ballo ci sono pure i contraccolpi nel rapporto con il Pd e c’è soprattutto la tenuta del Governo. Non sarà senza conseguenze il fatto che 5 Stelle e il partito di Zingaretti torneranno a combattersi. L’accordo per presentarsi insieme in Umbria era stato pensato proprio con l’idea di rinsaldare il patto di maggioranza e dopo la sconfitta bruciante, l’opzione di un ritiro dei grillina in Emilia metteva in stand by l’esperimento con il Pd senza mandarlo in soffitta. E soprattutto poteva agevolare la corsa di Bonaccini, da cui dipende non solo il destino del governo emiliano ma pure quello nazionale. La base, invece, con la scelta di presentarsi alle regionali, sceglie la competizione con il Pd che avrà effetti sul Governo perché il Movimento sarà portato a esasperare le proprie bandiere e il Pd pure.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Repubblica
Autore: De Marchis Goffredo
Titolo: Il capo allontana il congresso ma avverte: dopo di me può esserci solo Di Battista
Tema: M5S
«Siamo seduti su una bomba atomica», come dice un ex sottosegretario grillino, rende bene l’idea del Movimento 5 stelle al bivio decisivo. Con tutte le conseguenze che l’esplosione avrebbe su Palazzo Chigi. Oggi quasi certamente Beppe Grillo sarà a Roma. Vedrà i big. L’Elevato, soprannome che si è dato da solo, forse parlerà alla stampa. Ma Luigi Di Maio continua a esercitare con pugno di ferro la sua leadership. ormai circondato dal governisti, ovvero da chi punta a stringere i bulloni dell’esecutivo e dunque l’intesa col Pd. È stato abbandonato da alcuni fedelissimi proprio in nome della continuità giallo-rossa: Riccardo Fraccaro ma soprattutto Alfonso Bonafede. Il ministro della Giustizia ha portato Conte nel Movimento e lo ha detto a “Luigi”: se devo scegliere tra te e lui scelgo lui. Bene, così si fa chiarezza, ha commentato il capo politico. Perché se la situazione precipita mai e poi mai, fa sapere Di Maio, lo scettro passerà nelle mani di Conte, il presidente che incarna l’alleanza con i dem: «In panchina 15 stelle hanno un solo uomo: Di Battista. C’è una crisi? Non reggiamo? Allora tocca ad Alessandro». Il patto di ferro tra i due giovani leader regge. Il resto sta venendo giù. L’altro giorno a Bruxelles David Sassoli ha organizzato una riunione riservata con gli europarlamentari del Pd e dei 5 stelle. Hanno parlato praticamente solo di Italia e del governo di Roma.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Stampa
Autore: Martini Fabio
Titolo: Il governo ritorna in fibrillazione “Perdiamo la bussola” – “Stiamo perdendo la bussola” Il governo torna in fibrillazione
Tema: M5S
Una cena resa indigesta da un “aperitivo” molto amaro. Alle 11 della sera, quando Giuseppe Conte e i suoi ministri si sono tardivamente seduti a tavola per la cena voluta dal presidente del Consiglio per ritrovare almeno un po’ di spirito di squadra, alle loro spalle si erano lasciati una delle giornate più faticose nella storia del governo giallo-rosso. Ad appesantire gli spiriti dei ministri Pd, Cinque stelle, renziani e di Leu ha contribuito una notizia inattesa: alle 20 è terminata la votazione degli iscritti Cinque stelle nel referendum sulle Regionali, il cui esito ha chiuso gli ultimi spiragli di alleanza locale col Pd. Con effetti potenzialmente destabilizzanti sui Cinque stelle e di riflesso su un governo, che «purtroppo sta perdendo la bussola», confidava un ministro del Pd poco prima di entrare nel ristorante della cena, «perché una fiammata di orgoglio indipendendista nel Movimento non prelude a nulla di buono». Ieri sera il più depresso per il voto della piattaforma Rousseau, anche se non lo dava a vedere, era il presidente del Consiglio: l’ala pentastellata che puntava ad un accordo strategico col Pd (Fico-Trizzino) nel referendum aveva scommesso sulla desistenza e ha perso nettamente. Ora Conte sa che in Emilia-Romagna andrà comunque male per lui: se il Pd vince da solo e i Cinque stelle vanno male, il governo sarà ancor di più destabilizzato.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Corriere della Sera
Autore: Meli Maria_Teresa
Titolo: Intervista a Stefano Bonaccini – «I 5 Stelle si assumano le loro responsabilità o sarà un regalo alla destra»
Tema: M5S
Presidente Stefano Bonaccini, ora proverà a convincere i grillini a non presentarsi da soli? «Non rincorro nessuno perché le alleanze si fanno su programmi chiari. Ma ribadisco che commettono un errore a non confrontarsi sul merito dei problemi che abbiamo davanti e sulle questioni che ho proposto in modo aperto per i prossimi 5 anni: un investimento rilevante sulle politiche educative, scolastiche e formative per costruire una società della conoscenza, a partire dal nido gratuito per tutte le bambine e i bambini; un’estensione della rete di welfare a partire dal diritto alla salute, alla casa e all’assistenza con una forte centralità del pubblico e del regime dell’accreditamento (non ci possono essere ricchi e poveri davanti ai bisogni primari); un’accelerazione nella svolta green, mettendoci alla guida del Paese verso gli obiettivi dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite, allargando anzitutto la strategia del Patto per il lavoro alla piena sostenibilità ambientale». Ma Luigi Di Maio insiste: i Cinque Stelle devono andare da soli. «Le forze che vincono insieme governano insieme e questa sarebbe la prima volta per il Movimento. Rinunciare ad assumersi responsabilità significa precludersi la possibilità di contare e lavorare per i propri obiettivi. Oltre che regalare un vantaggio ad una destra che non sta mostrando particolare interesse per questa regione, ma solo l’intenzione di mandare a casa ll governo Conte». In Regione avete gia collaborato con i Cinque Stelle? Se sì, su cosa? «Sui diritti civili, su quelli sociali, da ultimo anche sul plastic free. Oggettivamente negli ultimi mesi sono più le cose che ci hanno visti uniti rispetto a quelle che ci hanno diviso».
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Corriere della Sera
Autore: Cremonesi Marco
Titolo: Intervista a Giancarlo Giorgetti – «Sulla legge elettorale un tavolo con tutti» – «Crisi di sistema, tutti i partiti insieme al tavolo per le riforme»
Tema: Legge elettorale
«Siamo in una crisi di sistema che attraversa profondamente la società. Servirebbe una risposta della Politica con la P maiuscola. Ma esiste?». Il vicesegretario della Lega Giancarlo Giorgetti sembra scettico. Ma apprezza le parole di Andrea Orlando, il numero 2 del Pd che sull’Huffington post apre alla possibilità di riscrivere la legge elettorale con Lega e M5S. La crisi della politica è anche nella frammentazione di molti partiti. Lei ci crede? «Io valuto favorevolmente che nel deserto della politica qualcuno cominci a porsi il problema di come uscire dalla crisi. Che qualcuno accetti di smetterla coni giochetti di gente che non capisce lo stato del Paese e i problemi economici enormi che abbiamo di fronte. Il perpetuarsi del modello con gli arroccati chiusi nel Palazzo e gli altri fuori della porta rischia di costarci caro. Accettare di confrontarsi per dare al Paese una prospettiva democratica credo sia giusto e doveroso». Si sente dire: mettiamo In sicurezza l’elezione del capo dello Stato. «Il presidente della Repubblica viene eletto a scrutinio segreto. Io non so se questa granitica maggioranza con i suoi disciplinati gruppi parlamentari dia poi queste sicurezze. Del resto, Salvini ha risposto “perché no…” quando gli hanno chiesto di Mario Draghi..».
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Corriere della Sera
Autore: Rastelli Alessia
Titolo: Intervista a Liliana Segre – Segre: pronta a guidare la commissione anti-odio – «Sono pronta a guidare la commissione»
Tema: Liliana Segre
La tentazione di abbandonare il campo ogni tanto si affaccia. Se a quasi 90 anni finisci bersagliata da insulti, sotto scorta, senza più la vita semplice e riservata di prima, credo sia normale chiedersi “ma chi me l’ha fatto fare?”. Però dura poco, non sono una che si arrende facilmente». Quindi, senatrice Segre, sarà presidente della Commissione contro l’odio, nata su sua iniziativa? «Se me la propongono, sono dell’idea di dire sì. Sono stata in dubbio e certo il calendario degli anni non va indietro. Ma io credo in questa Commissione, dunque spero di reggere». L’astensione del centrodestra proprio sulla «sua» Commissione lo scorso 30 ottobre. E poi lo striscione di Forza Nuova apparso a Milano vicino al teatro in cui stava parlando, l’assegnazione della scorta, i messaggi d’odio e le polemiche di chi li mette in dubbio, l’incontro con Matteo Salvini trapelato anche se sarebbe dovuto restare riservato. Al Corriere rilascia la prima intervista dopo quasi un mese di silenzio. Come si sente dopo quello che è successo? «Sono esausta. Troppa esposizione, troppo odio, troppe polemiche, troppa popolarità, troppo tutto. Alla mia età mi trovo a condurre un’esistenza che non avrei mai immaginato». La sua vita è cambiata con la scorta? «Né io né i miei familiari abbiamo chiesto nulla. II Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico della Prefettura di Milano ha ritenuto di garantirmi una tutela, che è una forma di protezione più blanda della scorta. Naturalmente sono rimasta di stucco: a quasi 90 anni e per la sola colpa di essere una sopravvissuta alla Shoah e di esporre pacatamente i miei convincimenti, c’è bisogno che sia tutelata la mia sicurezza. E’ certo un condizionamento nella vita privata e mi disturba l’idea di essere un peso per lo Stato, però i carabinieri che mi accompagnano sono ragazzi meravigliosi che mi hanno adottata come una nonna, non solo con professionalità, ma anche con affetto».
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Repubblica
Autore: Dazzi Zita – Giovara Brunella
Titolo: L’Italia dei Comuni adotta Segre “Liliana è una nostra cittadina”
Tema: Liliana Segre
Grazie, «la proposta mi onora ma vi confesso con congruo anticipo che non sarò in grado di raggiungervi essendo molto vecchia, stanca e lontana» (lettera al sindaco di Petrosino, provincia di Trapani). Grazie, «signor sindaco, la proposta della sua amministrazione mi onora. Sarà per me motivo d’orgoglio diventare vostra concittadina onoraria. Temo tuttavia di non potervi raggiungere personalmente (la geografia non aiuta)», e così Liliana Segre rispose al primo cittadino di Baunei, 3.500 abitanti in provincia di Nuoro. Impossibile raggiungere tutti i Comuni che hanno deciso di onorarla così, doveroso rispondere a tutti, come sta facendo in questi giorni frenetici dove c’è una specie di gara tra chi gliela vuole dare, e poi ci sono i pochi che gliela negano, e anche quelli che la conferiscono ma con i distinguo dettati dalla politica. Quando è cominciato tutto ciò? Forse con la polemica sulla Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio, di cui ora sembra vicina la sua presidenza, visto che ha infine deciso di accettare l’incarico. Un sacrificio, fatto perché vuole che l’organismo entri in funzione, e teme che un suo rifiuto vanifichi l’esistenza della commissione stessa. Quando glielo chiederanno, dirà quindi sì, nonostante la fatica che dovrà affrontare, che va ad aggiungersi alla sua vita ormai sotto scorta, dopo i messaggi di puro odio che hanno cominciato a bersagliarla, proprio lei, entrata a 13 anni ad Auschwitz-Birkenau con il numero di matricola 75190. E forse il primo a pensarci è stato Ernesto Magorno, senatore di Italia Viva e anche sindaco di Diamante, provincia di Cosenza, «le ho detto che la cerimonia avverrà il Giorno della Memoria, è una grande emozione per noi»: il prossimo 27 gennaio Segre sarà inondata da offerte di cittadinanza e cerimonie, non potrà partecipare a tutte.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Repubblica
Autore: Tito Claudio
Titolo: Il commento – L’irresponsabilità al governo
Tema: Governo
L’ Italia da sempre è abituata a coalizioni litigiose, a crisi di governo improvvise e ripetute. L’instabilità è ormai un elemento connaturato alla politica del nostro Paese. In questa legislatura, però, si sta affermando una nota ulteriore. Quella della irresponsabilità. Le forze politiche sembrano accalcarsi scompostamente in un presunto luogo ideale in cui sarebbe possibile fuggire i doveri che accompagnano un esecutivo e gli obblighi che ricadono sul partiti che lo sostengono. Ma quel luogo è semplicemente inesistente. Eppure in questo tentativo cercano di allontanare qualsiasi colpa di fronte al proprio elettorato. Ogni peso viene scaricato sul passato, sulle altre forze politiche, sull’Europa, sui poteri forti etc. Certo è anche l’effetto di una infinita campagna elettorale che degenera nella coazione a ripetere gil stessi comportamenti elusivi. Fppure i risultati non esaltanti raggiunti in questi quasi venti mesi di legislatura dovrebbe essere un valido dissuasore. E invece se la compagine gialloverde ballava sul ponte del Titanic mentre il Paese affondava verso il default, l’alleanza giallorossa appare paralizzata dal terrore di uscire dal recinto che ognuno dei partiti che la compongono si è costruito. Le conseguenze sono evidenti: l’Alitalia rischia un destino sempre più cupo, l’Ilva corre verso l’autospegnimento, la legge di Bilancio è ancora un simulacro di omogeneità e l’Europa torna un nemico nelle parole dell’M5S (ossia il socio maggioritario della coalizione).
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Repubblica
Autore: Casadio Giovanna
Titolo: Calenda riparte da Azione e attacca “Col Conte 2 centrosinistra più debole”
Tema: Calenda – Azione
La “A” attraversata dalla freccia, che fa tanto Avengers, il simbolo dei supereroi, non ha niente a che vedere con i cartoon. Il neonato partito di Carlo Calenda e Matteo Richetti si chiama Azione e il richiamo è «al partito d’Azione e all’azionismo di don Sturzo». Punta a radunare un’area liberal democratica sperando che +Europa di Emma Bonino, Demos e anche Stefano Parisi si uniscano sullo stesso fronte. E il Pd di Zingaretti e Italia Viva di Renzi? «Sono riformisti rammolliti perché hanno paura, sono succubi e tradiscono i loro valori. I riformisti vincono se esprimono un’azione forte come con il governo Renzi che oggi viene tradito proprio da Renzi con la fallimentare alleanza con M5S». Se ottenesse meno del 10%, ovvero la doppia cifra contro i populisti, Azione non si presenterebbe alle elezioni. «Con il 3%? No di certo. Non saremo un partitino», afferma l’ex ministro dello Sviluppo economico nella conferenza stampa ieri alla Stampa estera. Ma la strada è lunga. Per un partito che nasce ci vogliono «gambe (andare in giro a farsi conoscere), finanziatori e idee». È da Renzi che Calenda prende subito le distanze. Nella topografia politica, Azione guarda al centro-sinistra e ai liberali come Italia Viva. Ma non c’è possibilità di unione, a quanto pare. Calenda giudica Renzi un leader spregiudicato che ha sventolato lo spauracchio di Salvini per un’operazione spregiudicata e sbagliata: «Il governo con i 5Stelle è stato un errore, oggi il centrosinistra è più debole. È stata una buona idea solo per Renzi. Chi davvero può credere che in signore in mutande che beve mojito ottenga i pieni poteri che vuole. E se avesse vinto Salvini avremmo fatto un’opposizione durissima portando 5 milioni di persone in piazza».
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Giornale
Autore: Greco Anna_Maria
Titolo: Berlusconi lancia Tajani: numero 2 del Ppe – Berlusconi lancia Tajani alla vicepresidenza del Ppe
Tema: Berlusconi lancia Tajani al Ppe
La prima preoccupazione di Silvio Berlusconi a Zagabria è assicurare a leader e delegati popolari d’Europa che Forza Italia, unico partito del centrodestra a far parte del Ppe, presto tornerà al governo in Italia, con i suoi alleati Lega e Fdi. «Perché – spiega – quelli attuali sono incompetenti». E il loro esecutivo giallorosso è «senza principi e senza valori». Nel suo intervento alla seconda e ultima giornata del Congresso del Ppe, il presidente azzurro porta «i saluti dell’Italia, dove abbiamo un governo di sinistra formato dal Pd, che è l’ex partito comunista e dal M5S, che è il movimento populista, entrambi incapaci di governare perché mancano della preparazione, delle competenze e dell’esperienza». Per far capire che in realtà la maggioranza nel Paese è quella oggi all’opposizione, Berlusconi sottolinea la vittoria finora ottenuta dall’alleanza Lega-Fi- Fdi in «tutte le elezioni regionali», assicurando anche che «il centrodestra si affermerà nelle prossime elezioni nazionali». E il Cavaliere ricorda che «il Ppe e Fi sono il cervello, il cuore e la spina dorsale della coalizione». Proprio un azzurro, l’ex presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, nella stessa giornata viene eletto tra i 10 vicepresidenti del Ppe, ruolo che già ricopriva con Joseph Daul. Per i moderati d’Europa il grande pericolo viene da destra, dal sovranismo populista che agita il rischio immigrazione e terrorismo per guadagnare voti, ed è quello da cui ha messo in guardia il neo presidente del Ppe, Donald Tusk, appena eletto mercoledì.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Foglio – Inserto
Autore: Chirico Annalisa
Titolo: Intervista a Lucia Borgonzoni – Parla Lucia Borgonzoni – Altro che la valletta di Salvini, Lucia Borgonzoni ha idee sue, parla e non sopporta i maschilisti (del Pd)
Tema: Lucia Borgonzoni – Lega
Anche le leghiste parlano. Lei parla di sicuro. “Mi ritagliano addosso l’immagine della valletta di Matteo Salvini. Se non è maschilismo questo”. La senatrice Lucia Borgonzoni, candidata alla presidenza dell’Emilia-Romagna, ha lo scilinguagnolo sciolto. Si concede a un botta e risposta senza auricolari né suggeritori. Leghista da sempre nella rossa Bologna, alle ultime elezioni comunali ha dato filo da torcere allo sfidante di centrosinistra ottenendo il 45 per cento dei consensi al ballottaggio. “Qui da noi c’è una gran voglia di cambiamento – incalza lei – Dopo cinquant’anni, molta gente di sinistra ha voglia di cambiare. Io mi rivolgo a tutti, sardine incluse: prima di decidere, leggete i programmi. Io voglio parlare a tutti”. In effetti, una leghista che ha fatto la barista in un centro sociale non può che avere una vocazione ecumenica. “Io ho sempre frequentato tutti, indipendentemente dalla professione o dal ceto sociale. Frequento la gente simpatica”. Dalla foto dell’abbraccio con Salvini al Pala Dozza è emersa una notiziona: lei ha un bel fondoschiena. Al punto che un assessore capitolino del M5s ha dedicato a cotanto lato B una sguaiata riflessione su Facebook. “Se fossi una donna di sinistra, lui sarebbe già stato bandito dai bar. Spesso la sinistra predica il femminismo soltanto a parole. Che dovrei pensare di uno pseudo intellettuale che mi dà della valletta solo perché indosso un abito stretto? Questo sì che è maschilismo”.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Repubblica
Autore: Venturi Ilaria
Titolo: Le sardine in piazza da Sorrento a New York: fermiamo l’odio dei populisti – Sardine d’esportazione In piazza a New York e in Belgio
Tema: Le sardine in piazza
Le “sardine” hanno il loro manifesto e anche un marchio che stanno registrando all’ufficio europeo per la proprietà intellettuale per tutelarsi da falsi domini e profili. Diventano Doc e d’esportazione. Nuotano sino al mare del Nord e Olt, euceano. Le “sardine del Belgio” si stanno organizzando il 2 dicembre, quando Matteo Salvini sarà ad Anversa per incontrare il suo omologo fiammingo del partito nazionalista Vlaams Belang. «Vogliamo ribadire che c’è un’Italia diversa, che non odia e non alimenta la paura» spiega Giorgio Marasà, il promotore, 36 anni, assistente di un parlamentare Pd a Bruxelles («però io ho un’altra idea politica»). Contro di lui si è scatenata una valanga di insulti in Rete. «Noi sorridiamo» replica. Il movimento conquista anche New York: domenica pomeriggio a Washington Square si sono dati appuntamento le “Sardine atlantiche”, un gruppo di quarantenni già in contatto con i promotori di Bologna. E richieste sono arrivate da Olanda e Irlanda. Quello che si è risvegliato nelle piazze in modo spontaneo è un movimento che il Manifesto delle sardine, scritto e pubblicato ieri dai quattro trentenni che hanno Ideato il primo flash mob sotto le Torri, descrive così: «Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età. Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola».
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Economia e finanza

Testata: Corriere della Sera
Autore: Salvia Lorenzo
Titolo: Intervista a Stefano Buffagni – «Niente scudo all’azienda Chi ha inquinato paghi» – Buffagni: «Lasciarla fallire? No, ma non accettiamo scambi Servono scelte difficili»
Tema: Ilva e Alitalia
Stefano Buffagni, viceministro allo Sviluppo economico, il premier Giuseppe Conte dice che nella manovra bisogna ridurre le tasse. Lei cosa cambierebbe in Parlamento? «Di sicuro sistemeremo la tassa sulla plastica. Va disincentivata quella monouso, senza colpire quella che rientra nell’economia circolare. Dopodiché, intendiamoci: non possiamo dirci tutti con Greta e poi indignarci quando ci sono scelte difficili». E sulle auto aziendali? «Sono stato tra primi a dire che quella misura andava cambiata. Giusto un meccanismo che premi le auto meno inquinanti, ma serve almeno una tempistica che non danneggi i contratti in essere». Ma c’è qualche misura nuova che vorrebbe inserire nella manovra? «Sì, e riguarda le donne. Dobbiamo fare molto di più per valorizzarle. Partiamo con un fondo per sostenere l’imprenditoria femminile, che è un generatore di crescita economica e di sviluppo sociale. Contiamo di partire con una dotazione di almeno 30 milioni di euro. Inoltre garantiremo investimenti agli Its per dare lavoro ai più giovani». Ex Ilva: meglio una marcia indietro di Mittal o una nazionalizzazione di fatto? «Prima di tutto Mittal deve capire che i contratti si rispettano, visto che ha partecipato a un bando ed evidentemente aveva fatto male i conti». Loro chiedono lo scudo penale, lo sa. «Io sono contro l’idea di scudo perché chi ha inquinato deve pagare fino all’ultimo centesimo. Si può fare invece un ragionamento di sistema. E cioè studiare una legge nazionale che riguardi non solo Taranto ma tutti i grandi siti inquinati d’Italia, solo in Lombardia ne abbiamo 13, per semplificare la bonifica e la messa in sicurezza». E Alitalia? Negli ultimi due anni abbiamo speso 1,5 miliardi per tenerla in piedi. Ma continuate a rinviare. «Il problema va risolto in modo definitivo. Anche a costo di scelte difficili, dure».
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Stampa
Autore: Deaglio Mario
Titolo: Nella morsa del declino industriale
Tema: Ilva e Alitalia
I programmi di rilancio dell’Alitalia sono falliti l’uno dopo l’altro: nessuno la vuole perché di fatto vengono esclusi cambiamenti radicali in un’organizzazione meno efficiente di quella dei concorrenti. Con l’Ilva il discorso è più complesso, in quanto le difficoltà non sono solo italiane. Si inquadra però in un generale declino italiano nel quale crollano i soffitti delle scuole e i ponti delle autostrade, si trovano i soldi per le Olimpiadi ma non quelli per università e ospedali. Perché sta succedendo tutto questo? La risposta si può articolare in tre parti: per il trionfo dell’incompetenza, per la politica dell’elemosina, per il rifiuto a guardare al futuro. Sia pure con alti e bassi, l’incompetenza dei governanti è andata aumentando negli ultimi decenni, raggiungendo picchi inaspettati con i governi più recenti, tanto che sono frequenti le barzellette sull’assenza da parte di ministri delle conoscenze di base dei problemi che devono affrontare. Certo, non siamo soli a muoverci in questa direzione ma abbiamo un primato non invidiabile, con la diffusione via Internet di leggende metropolitane e nozioni ingannevoli, come quelle sull’inefficacia dei vaccini e sull’efficacia miracolosa di Quota 100 e del Reddito di cittadinanza per rilanciare l’economia, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Sole 24 Ore
Titolo: Soccorso pubblico per ex Ilva e Alitalia – Conte insiste per una soluzione di mercato Proroga in arrivo – Alitalia non ancora al capolinea Conte: «Soluzione di mercato»
Tema: Ilva e Alitalia
Il governo «si impegnerà perché ci sia una soluzione industriale di mercato» per Alitalia. Lo ha promesso il premier, Giuseppe Conte, che dopo la retromarcia dei Benetton sul piano di salvataggio Alitalia, ha visto raddoppiare i dossier industriali ad altissima criticità sulla sua scrivania: dopo l’Ilva, la compagnia aerea. «Ci deve essere una via d’uscita, dobbiamo trovare una soluzione. Oggi c’è una scadenza, alla fine della scadenza faremo le valutazioni del caso». Conte esclude sia la messa in liquidazione di Alitalia sia una ri-nazionalizzazione. «Un salvataggio con qualche toppa e delle soluzioni provvisorie lascia il tempo che trova», ha aggiunto. Va detto però che, di fatto, pur essendo una società privata dalla fine del 2008, quando fu ceduta da Silvio Berlusconi ai Capitani coraggiosi (tra i quali c’erano anche i Benetton, con Emilio Riva dell’riva, Intesa Sanpaolo, Roberto Colaninno, Carlo Toto, Salvatore Ligresti, Emma Marcegaglia), da due anni e mezzo Alitalia è tenuta invitada soldi pubblici: i 900 milioni di euro pompati nell’aviolinea commissariata dal governo Gentiloni Soldi giàspesi Ilgovemoattualehastanziato con decreto, ma non ancora erogato, altri 400 milioni per un nuovo finanziamento statale. Malgrado le parole di Conte, la confusione è a livelli alti. Ieri ci sono state riunioni tra Fs e Atlantia e rappresentanti del Mise, ma non ci sono stati passi avanti Non è chiaro che decisione verrà presa dopo la scadenza del termine (era ieri) per la presentazione dell’offerta di acquisto di Alitalia ai commissari. Si profila una proroga di almeno un paio di settimane, sarebbe l’ottava La prima mossa sarà la relazione che i commissari di Alitalia devono inviare al ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Sole 24 Ore
Autore: Romano Beda
Titolo: L’Ue marca stretto ma l’infrazione per ora è scampata
Tema: Alitalia
È con malcelata frustrazione che Bruxelles segue la vicenda Alitalia, una crisi che oltre ad avere consumato milioni del bilancio nazionale ha messo a dura prova la pazienza di molti. La Commissione europea ha le carte in regola per usare le maniere forti. C’è da chiedersi tuttavia se la fase di transizione tra le Commissioni Juncker e von der Leyen così come la crisi del settore aereo siano fattori che possano indurre Bruxelles a temporeggiare ulteriormente. Nel corso degli ultimi mesi la disastrata compagnia aerea ha ricevuto prestiti dallo Stato per9oo milioni di euro. Dal 2018, la Commissione ha quindi aperto una indagine perverificare se questo finanziamento sia in linea con le regole sugli aiuti di Stato. Dinanzi ai tentativi della società e del governo di trovare nuovi proprietari, la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager si è rivelata pronta ad aspettare prima di dare un giudizio definitivo. Secondo quanto raccolto a Bruxelles e a Roma, in un recente incontro, il ministro delle Finanze Roberto Gualtieri e la signora Vestager si sono accordati per temporeggiare fino al 21 novembre, data che i commissari straordinari si sono fissati per trovare un accordo con eventuali acquirenti. Ormai la scadenza è stata superata. A questo punto, il timore è che Bruxelles possa chiudere l’indagine e costringere Alitalia a restituire almeno parte del prestito, ritenuta probabilmente illegittima.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Corriere della Sera
Autore: Mieli Paolo
Titolo: Chi prende il timone del paese – Sabotaggio e lnchieste come un film di Hirchcock
Tema: Ilva
Alla fine del Settecento gli operai tessili francesi quando venivano licenziati lanciavano, per vendetta, il loro zoccolo di legno (sabot) negli ingranaggi dei telai a vapore. Vennero per questo definiti «saboteur» e fu in quell’occasione che nacque il termine «sabotaggio». Da allora, in particolare nel corso dei conflitti, si moltiplicarono i casi di agenti che, travestiti da manovali, cercavano alla maniera dei tessili del Settecento di danneggiare gli impianti. Impianti del nemico, beninteso. Durante la Seconda guerra mondiale attivisti di questo tipo divennero un incubo, soprattutto quelli nazisti all’opera negli Stati Uniti e ad essi nel 1942 Alfred Hitchcock – appena trasferitosi dall’Inghilterra a Hollywood – dedicò uno straordinario film, I sabotatori, che ben descriveva come anche l’alta società proteggesse coloro che provocavano incendi nell’industria americana degli armamenti. Qui in Italia è stato appena individuato un nuovo tipo di sabotatore (o mandante di sabotatori). Si chiama Lakshmi Mittal, è indiano, ha poco meno di settant’anni, possiede acciaierie in sessanta Paesi e fattura circa ottanta miliardi di euro l’anno. Da tempo si è trasferito a Londra dove ha acquistato da Bernie Ecclestone quella che è stata definita la casa più lussuosa (e costosa) del mondo, nei giardini di Kensington. Mittal vive nel lusso: è finito nelle cronache mondane per aver speso tra i trenta e i settanta milioni di sterline per il matrimonio di ognuno dei suoi due figli.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Corriere della Sera
Autore: Borrillo Michelangelo – Galluzzo Marco
Titolo: Trattativa su scudo e altoforno Si apre uno spiraglio per l’ex Ilva
Tema: Ilva
Prove di negoziato, di possibile conciliazione. Oggi, alle 18.30, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte vedrà a Palazzo Chigi i due Mittal – il patron di Arcelor, Lakshmi, e il figlio Aditya – per la seconda volta. Ed è possibile che si cominci a ragionare su una marcia indietro del gruppo franco-indiano in cambio di alcuni passi avanti dello Stato. Sia da parte dell’azienda che del governo c’è fiducia, ArcelorMittal – che ha avviato i pagamenti alle aziende dell’indotto dell’ex Ilva – professa «buona fede» e auspica «progressi» in un incontro non conclusivo, ma di svolta. Ieri Conte ha detto chiaramente che ArcelorMittal deve ritirare l’atto di recesso, poi, nel negoziato, «su questo presupposto, possiamo discutere se ci sono delle sopravvenienze dimostrate, di mercato, che abbiano incidenza industriale; non parlo dello scudo penale, che per quanto mi riguarda non è una sopravvenienza, ma è elemento che potremmo andare a considerare». Insomma il governo è pronto a fare la sua parte, a rimettere lo scudo, a farsi carico di parte degli oneri industriali, con alternative che in questo momento si stanno studiando sia al Mise che al Mef: in sintesi, ad accompagnare nel miglior modo possibile un impegno minore di ArcelorMittal sull’ex Ilva. A partire dalla richiesta di un contratto di affitto dimezzato, rispetto alla cifra originaria di 45 milioni a trimestre. «A me – ha proseguito Conte – interessa il piano industriale: se c’è questa disponibilità a discutere, a proseguire nel risanamento ambientale e a salvaguardare la stabilità produttiva, io mi siederò cento volte a quel tavolo. E quello che dirò al signor Mittal, se c’è un ravvedimento sul recesso, siamo disponibili a un negoziato».
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Sole 24 Ore Sud
Autore: Palmiotti Domenico
Titolo: Intervista a Michele Emiliano – Ex Ilva? Sfida Paese per scelte green – «La Puglia laboratorio per le nuove politiche di sviluppo sostenibile»
Tema: Ilva
Presidente Michele Emiliano, a Bari, con il focus del “Sole”, si parla di innovazione, però in Puglia c’è l’emergenza ArcelorMittal, ex Ilva, col suo carico di problemi. Teme che il peso di quest’emergenza possa distogliere dal concentrarsi sull’innovazione, che è poi futuro, sviluppo, sostenibilità dell’impresa? No, anzi. La vicenda Arcelor Mittal, che ha la massima attenzione da parte del Governo e della Regione Puglia, rappresenta un punto di snodo nelle politiche industriali, ma ha anche un valore politico fondamentale dovendosi coniugare salute, occupazione e dinamiche economiche su scala nazionale e internazionale. Se si fosse innovato nel passato, non saremmo ora in una condizione di emergenza. Lo diciamo da quattro anni: solo attraverso importanti investimenti sull’innovazione potremo avviare una transizione epocale verso un nuovo modello di sviluppo sostenibile rispettoso dell’ambiente e della salute. Spesso è stato attaccato per le sue posizioni sull’ex Ilva e su Tap. È andato anche in rotta di collisione con i precedenti Governi. Non teme che ciò possa influire sulla considerazione che grandi investitori possono avere della Regione Puglia, ovvero ritenere la sua amministrazione un interlocutore con cui è difficile dialogare? I grandi investitori troveranno sempre un Governo regionale aperto al dialogo, anche tecnico, scevro da ideologie e preconcetti. Le imprese vengono in Puglia perché sanno che siamo capaci e credibili, sanno che gli investimenti devono produrre risultati per le imprese e per il territorio. Ma siamo anche molto chiari su alcuni valori fondamentali, come la legalità, il rispetto dell’ambiente, della salute, del paesaggio, del lavoro.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Corriere della Sera
Autore: Di Vico Dario
Titolo: Il caso – Il Mise, ovvero un ministero paralizzato
Tema: Mise
Il ministero dello sviluppo economico (Mise), il dicastero che dovrebbe rappresentare la stanza dei bottoni dei casi Alitalia e ilva, è allo sbando. È una realtà da tempo sotto gli occhi degli operatori e che ieri è stata clamorosamente denunciata da un lungo comunicato emesso, insieme, dai sindacati confederali e dagli autonomi. La parola chiave è «arroganza» (la seconda è «improntitudine») e il riferimento è al comportamenti dell’attuale figura-chiave del Mise, il segretario generale Salvatore Barca, amico personale dell’ex ministro Luigi Di Maio e originario anche lui di Pomigliano d’Arco. Barca, prima che al Mise sbarcasse il suo concittadino, era un dirigente di prima fascia promosso poi di colpo a segretario generale. Secondo i sindacati, riportano direttamente a lui (descritto come «potente e pervasivo») ben 187 dipendenti, un piccolo ministero nel ministero. Ma è tutta la gestione Di Maio ad essere sotto accusa: prima una insensata rotazione dei direttori generali poi una riorganizzazione del dicastero che avrebbe dovuto essere, secondo l’ex ministro, il primo passo di «una rivoluzione in tutta la pubblica amministrazione». Il risultato è stato, invece, la sostanziale paralisi del ministero che, solo per fare l’esempio più eclatante, non effettua più le missioni a Bruxelles perché non ha risolto «il problema delle spese da rimborsare all’agenzia di viaggio Cisalpina». Il nuovo ministro Stefano Patuanelli sembra subire questa situazione e non avere la forza di rimettere mano allo scempio made in Pomigliano così oltre a barcamenarsi nelle crisi Ilva e Alitalia non riesce a convocare I tavoli dell’automotive che aveva annunciato urbi et orbi ormai un mese fa.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Repubblica
Autore: Griseri Paolo
Titolo: Il retroscena – Il pressing del governo Usa dietro le accuse a Marchionne per boicottare l’alleanza con Psa
Tema: Fca-GM
Dopo tre settimane di atarassico silenzio, è arrivato il ruggito dell’America. Di quel pezzo dell’industria automobilistica statunitense che, tradizionalmente, meglio ri flette quel che si pensa nei palazzi di Washington, la General Motors. Così la frase pronunciata ieri da Mary Barra, amministratore delegato di Gm, si presta a più interpretazioni: «La decisione di denunciare Fca non l’abbiamo presa con leggerezza». Il riferimento è probabilmente alle dichiarazioni di alcuni sindacalisti che accusano Marchionne di essere stato addirittura l’organizzatore del sistema di corruzione dei rappresentanti dei lavoratori. Tra questi, come riporta il Detroit News che ha seguito giorno per giorno il processo, ci sarebbe l’ex presidente di Caw, Dennis Williams che avrebbe ricevuto denaro da Fca come contributo alla realizzazione di una sede per la formazione. La magistratura americana indaga anche su possibili altre donazioni illecite da parte degli altri due costruttori di Detroit, Gm e Ford. Ma insieme a questo aspetto legale, la frase di Mary Barra ha un secondo possibile livello di lettura. La donna forte della Gm aveva più volte dichiarato di non voler nemmeno trattare con Sergio Marchionne una eventuale fusione tra le due società perché era «un negoziatore troppo duro». Ora che Marchionne non c’è più, Barra sceglie di attaccarlo.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Sole 24 Ore
Autore: Mangano Marigia
Titolo: Fca, Elkann: bene con Psa Da Gm solo accuse false – Elkann apre al patto con i Peugeot «Modello Ferrari per Fiat-Psa»
Tema: Fca-GM
La causa intentata da General Motors contro Fca per corruzione nei rapporti con il sindacato americano United Auto Workers non frena le trattative in corso perla fusione tra Fca e il gruppo francese Psa. Sulla carta l’iniziativa giudiziaria potrebbe costare secondo gli analisti quasi 6 miliardi di dollari, ma non preoccupa il presidente nonché primo azionista di Fca John Ellcann. Che anzi rilancia: «II memorandum di intesa sarà firmato entro fine anno» ha dichiarato in occasione dell’investorday di Exor, auspicando per il colosso dell’auto nascente un «modello Ferrari», con due famiglie, la dinastia Agnelli e quella Peugeot, pronte a garantire stabilità. In Borsa il titolo Fca ha chiuso in calo del 3,78%. All’indomani dell’azione legale avviata da Gm negli Usa legata al pagamento di presunte tangenti ai sindacati per avvantaggiare Fca e svantaggiare Gm, il numero uno di Exor e Fca, John Elkann esclude che il «fattore» americano possa avere riflessi e creare incertezze sui negoziati in corso con il gruppo francese. I lavori «procedono senza intoppi» ed Fca «si difenderà con tutte le forze», nella convinzione che le accuse di Gm «non siano altro che un tentativo senza basi di distogliere l’attenzione dalle sfide proprie di quella società».
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Sole 24 Ore
Autore: Barlaam Riccardo
Titolo: «Gm non ci fermerà» Gli analisti: possibile richiesta da 6 miliardi
Tema: Fca-GM
Sono passati appena quattro anni da quella cena di Natale di Sergio Marchionne a casa di Mary Barra, nel dicembre 2015, quando lo scomparso manager italo-canadese cercava di stringere un’alleanza, matrimonio mai riuscito, con General Motors. Sembra un secolo. Ora Gm fa causa a Fca per corruzione. Contesta i rapporti dello scomparso Marchionne (che non può difendersi) con il potente sindacato dei metalmeccanici United Auto Workers e chiede i danni. Danni miliardari. Ryan Brinkman, analista automotive di JpMorgan sostiene che Gm potrebbe arrivare a chiedere alla rivale danni per 6 miliardi di dollari. Il giudizio sul titolo Fca è invariato: una valutazione “overweight” con target price a 47 dollari. Le azioni Fiat Chrysler ieri a Milano hanno avuto un crollo di oltre il 5%, peggiore calo intraday in almeno quattro mesi, per poi recuperare parzialmente e chiudere comunque con un pesante -3,7%. Fc a giudica la causa promossa da Gm «sconcertante» e parla di «accuse infondate». In una nota il sindacato Uaw, a sua volta, nega che ci siano stati vizi o errori nei precedenti rinnovi contrattuali dei metalmeccanici con Fca: «C’erano più livelli di check and balances per assicurare la correttezza dei contratti». In risposta all’esposto di Gm il board del sindacato dei metalmeccanici ha avanzato le accuse contro il segretario generale Gary Jones che ieri, secondo il suo legale, ha presentato le dimissioni.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Societa’, istituzioni, esteri

Testata: Sole 24 Ore
Autore: Bongiorni Roberto
Titolo: Israele, incriminato Netanyau per corruzione – Netanyahu colpito da una triplice incriminazione
Tema: Israele
Il procuratore generale Avichai Mandelblit ha rotto gli indugi: ci sono prove sufficienti per incriminare, e quindi rinviare a giudizio, il premier uscente Benjamin Netanyahu per frode, abuso di fiducia e corruzione. Dopo mesi di rinvii, l’intricata vicenda dell’incriminazione del premier più longevo della storia di Israele arriva forse nel peggior momento della storia politica israeliana degli ultimi io anni. Proprio due giorni fa, mercoledì sera, poche ore prima della scadenza del termine, il generale Benny Gantz, il leader del partito di centro sinistra Blu e Bianco, aveva rinunciato al mandato di formare un Governo conferitogli dal presidente della Repubblica. Il cammino verso la terza elezione in meno di un anno sembra ormai segnato. Sarebbe un fatto senza precedenti nei 71 anni di Storia di Israele. Come lo è l’incriminazione di un primo ministro ancora in carica. Netanyahu ha parlato di un colpo al governo e ha detto che continuerà a guidare Israele. Ma proprio in virtù di questo caotico scenario politico la strada perla formale ed effettiva incriminazione di Netanyahu è ancora lunga e tortuosa.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Corriere della Sera
Autore: Frattini Davide
Titolo: Netanyahu a processo Il «giorno difficile» della politica israeliana
Tema: Israele
Gli investigatori hanno chiamato i casi 1000, 2000, 4000. L’ascensione piena di passaggi a strapiombo per arrivare ai vertici del potere è durata due anni e si è conclusa quando Avichai Mandelblit ha annunciato in diretta televisiva di voler processare Benjamin Netanyahu con l’accusa di corruzione, frode e abuso di potere. «E’ un giorno triste e difficile, ma questo è il mio dovere perché nessuno è superiore alla legge. Un giorno difficile e anche importante», ha esordito íl procuratore generale dello Stato. È la prima volta nei 71 anni di Storia dello Stato di Israele che un primo ministro in carica viene incriminato. Ehud Olmert era stato costretto a dimettersi come premier dagli alleati prima che i magistrati lo accusassero formalmente. E’ la prima volta in 71 anni che nessun leader politico è riuscito a mettere insieme un governo nei tempi previsti, dopo due elezioni consecutive. Adesso il parlamento ha 21 giorni per indicare un candidato che deve essere in grado di raccogliere 61 voti necessari per la maggioranza. Queste tre settimane si intrecciano alle vicende giudiziarie di auello che è il mimo ministro più longevo, á metà luglio ha già battuto il record di David Ben-Gurion, il padre fondatore della patria. «Queste inchieste sono un tentato golpe per togliere il potere alla destra. La gente ha perso la fiducia nella magistratura e nella polizia», ha proclamato il premier in un discorso alla nazione.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Repubblica
Autore: Nigro Vincenzo
Titolo: Netanyahu incriminato “Un golpe contro di me” – Il giorno nero di Netanyahu incriminato per corruzione “È un golpe dei magistrati”
Tema: Israele
Il regno di Bibi è finito. Ma il “re” non vuole scendere da cavallo, non si dimette. Nella notte annuncia che continuerà a combattere, che scaglierà gli ultimi fedelissimi contro il «golpe dei giudici». Le proverà tutte, terrà ancora in scacco Israele, magari anche per mesi. Ma da ieri sera Netanyahu è il primo capo del governo di Israele incriminato mentre è in carica. E questo gli toglierà di sicuro la possibilità di sopravvivere nel suo incarico, con o senza nuove elezioni anticipate. Dopo mesi di via crucis politica e giudiziaria, il procuratore generale Avichai Mandelblit ha deciso di inviare a processo il leader del Likud, accusandolo di corruzione, frode e abuso in atti d’ufficio. Bibi ha reagito furioso: «È un tentativo di colpo di Stato della polizia e dei giudici contro la politica, è un’operazione sorretta di interessi stranieri contro un premier di destra», e via così. Mandelblit, un ebreo ortodosso, con Bibi era stato perfino segretario del governo. Ed era stato nominato procuratore proprio da Netanyahu: procuratore, ha indagato senza indulgenza per mesi. Nell’inchiesta cosiddetta “1000” il premier è stato indagato per frode e abuso di ufficio per i doni ricevuti da importanti uomini d’affari. Circa 268 mila dollari in sigari, champagne, gioielli per la moglie Sara, che presentava spudoratamente la lista dei vini e dei gioielli richiesti, innanzitutto al miliardario israeliano-americano Arnon Milchan.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Stampa
Autore: Stabile Giordano
Titolo: Il premier Netanyahu incriminato per corruzione e truffa – Israele, Netanyahu incriminato per corruzione e truffa
Tema: Israele
Il procuratore generale di Israele Avichai Mandelblit ha deciso di incriminare il premier Benjamin Netanyahu per corruzione, frode e abuso d’ufficio. E’ la prima volta che succede a un primo ministro in carica. Mandelblit ha deciso di procedere dopo l’audizione di oltre quattro ore dello scorso ottobre. Ha spiegato che lo ha fatto «con il cuore pesante» ma che «il rispetto della legge riguarda tutti, non è questione di destra e sinistra». È un duro colpo per Netanyahu, che si avvia verso la terza campagna elettorale in meno di un anno. Subito dopo l’annuncio il leader del Likud ha convocato i sostenitori sotto la sua residenza e ha respinto tutte le accuse: «È un tentativo di golpe per abbattermi, bisogna indagare gli inquirenti, perché non cercano la verità, cercano me». Le indagini sul premier vanno avanti da anni. Il filone più grave è il Caso 4000, nel quale Netanyahu è accusato di corruzione, frode e abuso di ufficio.
Il premier avrebbe promesso norme favorevoli al magnate delle telecomunicazioni Shaul Elovich, in cambio di una copertura positiva sul sito Walla, il più seguito in Israele. L’accusa sostiene che Elovich avrebbe guadagnato circa 500 milioni di dollari nello scambio. Il secondo filone è il Caso 1000, nel quale Netanyahu è accusato di aver ricevuto regali per centinaia di migliaia di dollari da uomini d’affari da lui favoriti. ll terzo caso, il 2000, riguarda scambio di favori con l’editore del giornale Yediot Ahronoth, Amon Mozes.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Corriere della Sera
Autore: Sarcina Giuseppe
Titolo: Colpo a Trump: «Caso Kiev come un traffico di droga»
Tema: Usa
Scena prima: io luglio 2019, Casa Bianca. Racconta Fiona Hill, numero due del Consiglio di Sicurezza nazionale: «Quel giorno ci fu una riunione sull’Ucraina nell’ufficio del capo, John Bolton. C’erano molti funzionari ed esperti. Tra gli altri il nostro ambasciatore presso l’Unione Europea Gordon Sondland. A un certo punto venne fuori che il presidente dell’Ucraina si aspettava un invito nello Studio Ovale, dopo aver dato la disponibilità ad avviare “l’inchiesta”. Bolton era seduto al tavolo, lo ero alle sue spalle. Lo vidi irrigidirsi, guardare l’orologio e interrompere il meeting con una scusa. Subito dopo mi convocò e mi disse: vai subito a riferire tutto a John Eisenberg (il legale del Consiglio di Sicurezza nazionale, ndr). Non voglio avere niente a che fare con questo traffico di droga che stanno preparando Mulvaney (il capo dello staff ad interim della Casa Bianca, ndr) e Sondland». Scena seconda, 26 luglio, in un ristorante di Kiev. Parole di David Holmes, consigliere politico nell’ambasciata americana nella capitale ucraina: «Stavamo pranzando con l’ambasciatore Sondland. A un certo punto squillò il suo cellulare: era il presidente. Sondland scostò il telefono perché dall’altra parte la voce era fortissima. Ascoltai quello che stava dicendo il presidente: chiedeva come andavano le cose in Ucraina e a che punto fossimo con “l’inchiesta”. Sondland rispose: sì, molto bene». È il tocco cinematografico dell’audizione di ieri sull’impeachment nella Commissione Intelligence della Camera.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Corriere della Sera
Autore: G.Sar.
Titolo: Impeachment – L’accusa «Il ricatto degli aiuti all’Ucraina»
Tema: Usa
L’accusa accumula testimoniame e riscontri, audizione dopo audizione. La Speaker democratica Nancy Pelosi ancora ieri ha riassunto le imputazioni contro Donald Trump con una parola: «corruzione», intendendo però qualcosa di più vicino alla nostra «concussione». II presidente avrebbe bloccato gil aiuti militari già promessi all’Ucraina, quindi un atto dovuto, già deciso, in cambio della riapertura delle indagini su Hunter Biden, il figlio dell’ex vicepresidente e candidato nelle primarie 2020. I democratici si sono avvicinati a questa conclusione per gradi. In realtà i sospetti sono divisibili in due parti e tutte e due, ritengono Adam Schiff e gli altri deputati progressisti, sono passibili di impeachment, in base all’articolo 2 Sezione 4 della Costituzione americana: il presidente può essere rimosso se riconosciuto colpevole di «tradimento, corruzione e altri crimini gravi e misfatti». In questa prospettiva già la trascrizione della telefonata dello scorso 25 luglio, quella in cui Trump chiedeva al presidente ucraino Volodymyr Zelensky di promuovere l’inchiesta su Biden è di per sé la prova di un «crimine grave» o «un misfatto». Quale? Sollecitare l’interferenza di un leader straniero nella competizione elettorale americana. II punto di arrivo di questa linea inquirente è appunto la «corruzione» o «concussione», il «quid pro quo», lo scambio tra Trump e Zelensky. All’operazione parteciparono tra gli altri il vicepresidente Mike Pence e il segretario di Stato Mike Pompeo: due figure incriminabili con la procedura di impeachment.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Stampa
Autore: Semprini Francesco
Titolo: Italia assente, ora Tripoli cerca altri alleati
Tema: Libia
La Libia è al collasso ma l’Italia tace. Neppure dinanzi all’episodio del drone militare precipitato in territorio nei pressi di Tarhuna il governo Conte, al netto di uno scarno comunicato di Stato maggiore Difesa, ha proferito parola, prolungando l’insistente silenzio sul più importante dossier di politica estera. E anche quando Khalifa Haftar ha chiesto spiegazioni sul velivolo che i suoi miliziani sostengono di aver abbattuto, Roma ha mantenuto le bocche cucite. Non diversamente è andata quando le bombe dell’aviazione del generale hanno sfiorato l’ospedale militare di Misurata: unico a pronunciarsi è stato l’ambasciatore Giuseppe Buccino in una nota. E pure in merito all’accordo sui migranti il Conte bis ha faticato, irritando fra l’altro il Governo di accordo nazionale di Fayez al Sarraj, come confermano da Tripoli: «Delle migliaia di morti e delle decine di migliaia di sfollati libici causati dalla guerra non vi siete mai preoccupati». La Libia è piegata da quasi otto mesi di conflitto a bassa intensità e allargato su base regionale incancrenitosi a tal punto che debellarlo ora è complicato. Da una parte c’è Haftar che presidia i pozzi petroliferi con l’aiuto degli aerei emiratini e i soldi egiziani, dall’altra il Gna che controlla la capitale e si avvale degli aiuti della Turchia, determinata a mettere radici sulla sponda nord del Mediterraneo.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Foglio – Inserto
Autore: Maselli Francesco
Titolo: Trump e la Libia
Tema: Libia
Roma. Da mesi la Germania cerca di organizzare una nuova conferenza di pace sulla Libia, senza grandi risultati. Mercoledì 20 ottobre si è svolta una nuova riunione tecnica a Berlino (la quarta) ma, dicono al Foglio diverse fonti diplomatiche, senza particolari passi in avanti, soprattutto a causa della resistenza americana. “Gli americani sono allergici ai pezzi di carta, vogliono vedere dei cambiamenti concreti sul terreno, e sono piuttosto insofferenti all’aspetto retorico che queste dichiarazioni congiunte presuppongono. Washington nota la grande distanza che esiste tra l’atteggiamento costruttivo durante le riunioni tecniche e il reale comportamento sul terreno, dove si continua a combattere”, ci spiega una nostra fonte. Questa constatazione è condivisa anche dalle diplomazie europee, che però vorrebbero comunque approvare un documento congiunto e convocare la conferenza. La situazione è dunque in stallo, e la conferenza, inizialmente prevista per la fine del 2019, sarà quasi sicuramente rinviata nel 2020. Ammesso che si tenga. I delegati si incontreranno di nuovo a inizio dicembre, e a quel punto la Germania comunicherà la data. In questo quadro piuttosto confuso è significativa la posizione russa: bene la conferenza, ma il reale luogo di discussione sarà il Consiglio di sicurezza dell’Onu. Un atteggiamento che marca una sostanziale indifferenza per un formato che non tiene più conto dei mutati rapporti di forza intorno a Tripoli. Di Maio incontrerà il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, che sarà a Roma tra il 5 e il 7 dicembre per partecipare alla conferenza Med Dialogues. In quell’occasione la nostra diplomazia proverà a capire meglio quali sono le intenzioni di Mosca nel conflitto libico, ma difficilmente si tratterà di un incontro risolutivo. Anche perché la complessità del mosaico libico è aggravata da posizioni ambigue dei cosiddetti padrini, le potenze regionali che sostengono le diverse fazioni in campo.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Corriere della Sera
Autore: Franco Massimo
Titolo: Il retroscena – Dirigeva l’Antiriciclaggio Vittima delle liti in Vaticano -L’uomo dell’antiriciclaggio vittima dello scontro per le finanze vaticane
Tema: Vaticano
Trasparenza finanziaria vaticana, addio. «Stiamo tornando indietro di dieci anni. E rischiamo l’isolamento nelle istituzioni di controllo internazionali: da Moneyval al gruppo Egmont», il forum che riunisce informalmente circa centocinquanta unità di intelligence finanziaria. A tre giorni dalle dimissioni del presidente dell’Aif, lo svizzero di Friburgo René Bruelhart, i motivi del suo abbandono stanno assumendo contorni più precisi. E inquietanti. a tesi che se ne sia andato perché in scadenza di contratto ha retto pochi giorni. E dai misteri vaticani comincia a emergere una verità diversa. «L’Aif, cuore delle operazioni di antiriciclaggio dei soldi del Vaticano e di vigilanza sui movimenti bancari», fa notare una fonte anonima che di questo sa molto, «è stata decapitata». Prima, all’inizio di ottobre, la sospensione del direttore Tommaso Di Ruzza. il pericolo Dopo anni di riforme il rischio di isolamento rispetto agli organi di controllo internazionali Cinquanta giorni dopo, Bruelhart, per cinque anni garante dei rapporti con Moneyval e Egmont, è stato di fatto indotto alle dimissioni. E papa Francesco? «Nel ringraziarlo per il servizio reso», ha spiegato il 18 novembre scorso una nota della sala stampa vaticana, «il Santo Padre ha provveduto a designare il successore, individuando una figura di alto profilo professionale e accreditata competenza a livello internazionale…».
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Repubblica
Autore: Rodari Paolo
Titolo: Il monito del Papa a Bangkok “Una piaga il turismo sessuale”
Tema: Vaticano
Due affondi nello stesso giorno. Senza enfasi né anatemi, ma centrando comunque con precisione uno dei principali nodi scoperti della Thailandia, e in particolare di Bangkok: il «flagello» della prostituzione minorile, la piaga del turismo sessuale. Francesco, nella prima tappa del suo viaggio asiatico, inizialmente incontrando le autorità, nel pomeriggio nella Messa allo Stadio nazionale davanti a 60 mila fedeli, denuncia il dramma di «bambini, bambine e donne esposti alla prostituzione e alla tratta, sfigurati nella loro dignità più autentica». Sono persone, dice, «ferite, violentate ed esposte ad ogni forma di sfruttamento, schiavitù, violenza e abuso». Bangkok si sveglia con una violenta scossa di terremoto. L’epicentro al confine con il Laos fa sentire le sue onde sismiche fin nella capitale assediata dal caldo tropicale dove dormono Bergoglio e il suo seguito e dove, come ogni notte, i quartieri a luci rosse registrano il tutto esaurito. La prostituzione minorile è alimentata dai turisti stranieri provenienti dall’Europa (molti gli italiani), ma anche da Paesi vicini come Indonesia, Malesia, Filippine come pure dalla Corea e dal Giappone. Il Papa conosce questo fenomeno tanto che da tempo ha preparato i due discorsi che contengono espliciti importanti richiami. Si è informato dai diplomatici vaticani, certo, ma anche, come sempre, dalle sue fonti confidenziali.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

Testata: Corriere della Sera
Autore: Soave Irene
Titolo: Il giallo dell’artista impiccata in Cile – L’oscuro «suicidio» del Mimo trovata morta dopo la protesta
Tema: «La Mimo»
E’ stata uno dei volti della guerriglia urbana che da settimane imperversa in Cile; ora è forse fra le sue vittime e, per alcuni, anche fra i simboli della violenza della polizia. E stata trovata impiccata Daniela Carrasco, 36 anni, artista di strada che chiamavano «La Mimo» e che si esibiva fra Santiago e la sua città, il comune di Pedro Aguirre Cerda, nella periferia della capitale. La sua morte è stata subito derubrirata a suicidio; ma la sera prima di quando il suo corpo e stato ritrovato, appeso alla recinzione del parco André Jarlan a Pedro Aguirre, era stata arrestata, e per gli attivisti e per il sindacato nazionale degli attori è morta in mano alla polizia. Era il 20 ottobre; il giorno dell’arresto, il 19, è stata vista viva per l’ultima volta mentre i carabineros la portavano via da un corteo. II primo a lanciare un sospetto sui militari era stato l’uomo che, all’alba, l’aveva trovata e aveva scattato le prime foto al cadavere: alla polizia aveva detto di trovare strano che «dì, a poca distanza» ci fossero carabinieros imperturbati. Gli esiti dell’autopsia, però, – resi noti ieri, un mese dopo – dicono che è morta per asfissia e non riscontrano segni di violenza sessuale né lesioni.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

PRIME PAGINE

IL SOLE 24 ORE
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

CORRIERE DELLA SERA
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

LA REPUBBLICA
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

LA STAMPA
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

IL MESSAGGERO
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

IL GIORNALE
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

LIBERO QUOTIDIANO
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

IL FATTO QUOTIDIANO
Leggi l’articolo da: PC/Tablet SmartPhone

SCARICA L'APP