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SINTESI IN PRIMO PIANO – 23 agosto 2019

– Crisi di Governo: fino a martedì per l’intesa Pd-M5S. Mattarella ai partiti: serve fare presto
– Il Pd alza la posta e apre al M5S, Salvini offre Palazzo Chigi a Di Maio. Tra i nomi per il premier quello di Enrico Giovannini.
– Partita nomine: 400 poltrone entro l’anno prossimo
– Brucia l’Amazzonia, Bolsonaro attacca: i roghi colpa delle Ong ambientaliste

PRIMO PIANO

Politica interna

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Marro Enrico 
Titolo: Cinque giorni per l’accordo – Il Colle ai partiti: fate presto Pd e M5S, trattativa a ostacoli
Tema: Da Mattarella pochi giorni per fare il governo 

Alla fine del primo giro di consultazioni al Quirinale sulla crisi di governo, il presidente della Repubblica ha concesso cinque giorni ai partiti per trovare un accordo, altrimenti sarà inevitabile andare al voto anticipato. E questo il succo della giornata di ieri. Sergio Mattarella alle 20 si è presentato davanti alle telecamere chiedendo «decisioni chiare e in tempi brevi». Ha quindi spiegato che «alcune forze politiche» hanno avviato trattative e gli hanno chiesto tempo mentre «altre» forze hanno anche loro chiesto tempo per fare «ulteriori verifiche». II primo riferimento è ai 5 Stelle e al Pd, che hanno avviato un difficile negoziato. II secondo riferimento («altre forze») allude probabilmente alla Lega che non rinuncia al tentativo di riannodare l’alleanza coi grillini («se si vuol far ripartire il Paese, siamo pronti», ha detto Salvini). Un Mattarella contrariato ha preso atto della situazione, dando appuntamento a martedì per un secondo e definitivo giro di consultazioni. Ieri, il presidente ha visto, fra gli altri, i tre principali partiti: la Lega, il Pd e il Movimento 5 Stelle. Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha posto 5 condizioni per la formazione di un governo, definendole non negoziabili: i) scelta europeista; 2) pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa; 3) politica perla sostenibilità ambientale; 4) una svolta con l’Europa nella gestione dei flussi migratori; 5) politica economica in chiave redistributiva.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Breda Marzio 
Titolo: L’analisi – La delusione per le troppe ambiguità – L’irritazione di Mattarella per i due forni 5 Stelle e i leader inconcludenti
Tema: Mattarella dopo le consultazioni 

È l’ora di cena quando Sergio Mattarella, scuro in volto, si presenta davanti alle telecamere. Parla con un tono perentorio e aspro, rivelatore di una profonda irritazione. «Con le dimissioni presentate dal presidente Conte si è aperta la crisi di governo, con una dichiarata rottura polemica del rapporto tra i due partiti che componevano la maggioranza. La crisi va risolta all’insegna di decisioni chiare; e in tempi brevi. Lo richiede l’esigenza di governo di un grande Paese come il nostro. Lo richiede il ruolo che l’Italia deve avere nel momento di avvio della vita delle istituzioni dell’Ue per il prossimo quinquennio. Lo richiedono le incertezze, politiche ed economiche, a livello internazionale. Non è inutile ricordare che, a fronte di queste esigenze, sono possibili solo governi che ottengano la fiducia del Parlamento, in base a valutazioni e accordi politici dei gruppi parlamentari su un programma per governare il Paese». Il preambolo gli serve a far capire la posta in gioco e i tempi stretti che ha imposto agli attori politici. Infatti, aggiunge, «in mancanza delle condizioni» che ha appena indicato, «la strada è quella di nuove elezioni. Una decisione da non assumere alla leggera – dopo poco più di un anno di vita della legislatura – mentre la Costituzione prevede che gli elettori vengano chiamati al voto per eleggere il Parlamento ogni cinque anni. Il ricorso agli elettori è, tuttavia, necessario qualora il Parlamento non sia in condizione di esprimere una maggioranza di governo».
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Palmerini Lina 
Titolo: Per il Quirinale è l’ultimo giro utile, senza nome per l’incarico c’è solo il voto
Tema: Nuovo Governo, ultimo giro per il Quirinale

Aveva promesso un’accelerazione dei tempi per una soluzione rapida della crisi e questa è la piega che Sergio Mattarella ha dato all’esito del primo giro delle consultazioni. In estrema sintesi o mercoledì le forze politiche – in primis Pd e 5 Stelle – forniranno il nome del premier per formare un nuovo Governo oppure scioglierà le Camere per indire le elezioni nelle prime settimane di novembre. Dunque 5 giorni di tempo visto che martedì comincerà il secondo giro con i partiti – che si concluderà il giorno dopo e subito si tireranno le somme. Tempo in più perché questa è la richiesta che è arrivata dai leader ed è su questo punto che Mattarella ha voluto spiegare anche la doppia interlocuzione che è in corso distinguendo tra le «iniziative che sono state avviate per un’intesa in Parlamento» e «la possibilità di ulteriori verifiche» che gli è stata rappresentata da altre forze. In sostanza, le prime riguardano l’avvio del dialogo tra Zingaretti e Di Maio mentre le «verifiche» sono quelle di cui ha parlato Salvini non solo nel colloquio riservato con il capo dello Stato ma anche pubblicamente all’uscita quando ha rilanciato la palla ai 5 Stelle. «Se i no dovessero diventare sì» aveva detto il segretario della Lega aggiungendo anche il «buon lavoro fatto da Di Maio».
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Testata:  Stampa 
Autore:  Sorgi Marcello 
Titolo: Nella crisi il ritorno dei due forni – L’irritazione del Quirinale per la politica dei due forni
Tema: I due forni, irritazionione di Mattarella

L’ombra dei due forni – la vecchia politica andreottiana della Prima Repubblica fondata sull’indifferenza per gli alleati, chi ci sta ci sta – s’è allungata nuovamente, dopo poco più di un anno, nello studio alla Vetrata del Quirinale, quando Luigi Di Maio ha detto al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che i gruppi parlamentari del Movimento Cinque Stelle avrebbero aperto una trattativa con il Partito democratico, ma a partire dal punto più indigesto del programma pentastellato. Quel taglio dei parlamentari che i grillini vorrebbero deciso in pochi giorni, approvando definitivamente, senza se e senza ma, il testo della riforma costituzionale contro cui il Pd in Parlamento ha votato contro già per tre volte, e alla quale invece Salvini s’è dichiarato pubblicamente favorevole. Offrendo inoltre la disponibilità a formare un nuovo governo giallo-verde, con Di Maio premier e un rafforzamento della squadra dei ministri.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Buzzi Emanuele 
Titolo: Intervista a Luigi Di Maio – Di Maio: tagliamo i parlamentari altrimenti il dialogo è difficile – «L’intesa con i dem? Tagliamo gli eletti E per il mio futuro non cerco poltrone»
Tema: Intervista a Luigi Di Maio

Il dialogo dei Cinque Stelle con i democratici per un nuovo esecutivo è avviato ma Di Maio ha fissato un decalogo che vuole essere la via maestra. «Voglio dare solidità alla legislatura — dice il leader M5S — l’intesa con il Pd parte dai dieci punti. E il nostro primo è il taglio dei parlamentari che si deve fare subito: se c’è volontà, si fa adesso».
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Lopapa Carmelo 
Titolo: Salvini all’angolo offre Palazzo Chigi a Di Maio per salvarsi
Tema: Proposte e consultazioni della Lega

Luigi Di Maio a Palazzo Chigi. Lui, Matteo Salvini, vicepremier unico e saldamente ancorato alla poltrona della quale non può, non vuole fare a meno: il Viminale. Giuseppe Conte “spedito” a Bruxelles nella nuova Commissione Ue. Il diavolo tentatore non sempre si nasconde nei dettagli. Può anche insinuarsi in un’offerta spropositata, di quelle che in teoria non si potrebbero rifiutare, se solo non arrivasse fuori tempo massimo. «Io ci voglio provare, fmo all’ultimo», ha spiegato ai suoi il segretario della Lega, che ha recapitato la proposta al capo del Movimento nelle ultime ore, a cavallo delle consultazioni al Quirinale. Soluzione ad ultima spiaggia, a conferma del fatto che il governo Pd-M5S che invece sembra stagliarsi all’orizzonte è fonte di disperazione al quartier generale salviniano. I sondaggi raccontano di un crollo dei consensi dal 38 del post Europee al 31 per cento, con trend in picchiata. Da qui il tentativo estremo di convincere l’ex alleato a boicottare l’accordo al quale invece dem e grillini lavoreranno da stamattina. I pontieri leghisti hanno pressato senza sosta i colleghi 5stelle: i capigruppo Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, sottosegretari come Claudio Durigon.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Verderami Francesco 
Titolo: Il retroscena – L’Aventino di Giorgetti che spera nel no dei dem (e parla con Buffagni)
Tema: Caos nella Lega

L’Aventino di Giancarlo Giorgetti nella Lega è la sua postura. E il modo plateale con cui in questi giorni tenta di sfuggire alle foto di gruppo con Salvini. Sono le battute surreali usate persino con i ministri del Carroccio, che liquida con un «non so nulla, chiedete a Matteo, è lui il capo». L’eclissi del sottosegretario alla Presidenza è il suo cellulare che squilla a vuoto. Sono i vani tentativi del governatore lombardo di parlargli in vista delle riunioni preparatorie per l’Olimpiade di Milano e Cortina. E la sua assenza alle consultazioni al Quirinale. Lì dove era salito in luglio per parlare con Mattarella, e non solo per spiegargli che si tirava fuori dalla corsa per la Commissione europea. Allora — raccontano fonti autorevoli — Giorgetti aveva preannunciato al capo dello Stato che l’esperienza del governo gialloverde stava per consumarsi, e d’intesa con il segretario del partito aveva delineato un percorso che faceva prevedere una deadline dell’esecutivo in settembre. Invece Salvini ha precipitato tutto in agosto. E sta (anche) nella gestione della crisi il motivo di una rottura che si evidenzia in piccole frasi e grandi gesti di dissenso, e che i leghisti avvertono epidermicamente quando sentono il Capitano scagliarsi contro «gli statisti del giorno dopo». Eppure, per quanto Giorgetti non ci sia, alla fine c’è sempre. Prova l’ultima trattativa con il grillino Stefano Buffagni, così fuori tempo massimo da apparire, più che un vero tentativo di intesa, un espediente per dividere Cinquestelle e sabotare il loro accordo con i democratici.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Martirano Dino 
Titolo: La lunga attesa di Zingaretti che alza la posta e poi apre
Tema: Consultazioni Pd

Al Nazareno hanno atteso un segnale per tutto il giorno che è arrivato solo in serata quando Luigi Di Maio ha avuto il via libera. Oggi pomeriggio ci sarà l’incontro tra i capigruppo M5S Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli e la delegazione Pd formata dai capigruppo Andrea Marcucci e Graziano Delrio con i vicesegretari Andrea Orlando e Paola De Micheli per avviare la fase più difficile della trattativa per la non semplice costituzione di un governo giallo rosso. Per i vertici del Pd è stata una giornata trascorsa sull’ottovolante accelerato dai silenzi e dalle ambiguità dei grillini nei confronti della Lega. Al Nazareno è partito l’ordine di alzare l’asticella della trattiva tanto per dare una scrollata ai pentastellati. Così i 5 principi programmatici proposti da Zingaretti in direzione sono presto diventati tre punti irrinunciabili. Il primo dei quali è una sorta di dito nell’occhio per Di Maio, Casaleggio e Grillo: no al taglio dei parlamentari; sì a un perimetro della finanziaria da 30 miliardi stabilito prima della formazione del governo; cancellazione dei decreti sicurezza. La mossa di Zingaretti ha però creato problemi in casa tanto da sollevare l’ira dei renziani che il patto con il M5S lo inseguono pur di evitare le elezioni a ottobre : «Qualcuno vuole sabotare l’accordo con il M5S», ha tuonato per prima Anna Ascani. Così il Nazareno ha dovuto parare il colpo con una dichiarazione di Zingaretti: «I punti alla base della possibile trattativa per un nuovo governo sono quelli decisi all’unanimità dalla direzione di mercoledì e poi illustrati al capo dello Stato». A quel punto, quando Zingaretti era gia uscito dal Quirinale con il partito esposto in una trattiva in cui la controparte non dava ancora segni di vita, per il Pd l’ottovolante non si era ancora fermato.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Di Caro Paola 
Titolo: Berlusconi, un’ora di incontro «L’incarico al centrodestra oppure si va subito alle urne»
Tema: Consultazioni Forza talia

La consapevolezza che ci si trova di fronte «a un momento delicatissimo», che la crisi può avere qualsiasi conclusione, che è «molto dura» per ogni partito prendere posizione, gestire le proprie truppe, muovere le pedine sulla scacchiera. Silvio Berlusconi si è presentato alle consultazioni, accompagnato dalle capogruppo di FI Gelmini e Bernini e dal vice presidente Tajani, senza nascondere la sua «grande preoccupazione». Per un quadro che, comunque finisca, presenta rischi e pericoli. Lunghissime riunioni con i suoi, una telefonata mattutina con Matteo Salvini nella quale il leader della Lega gli avrebbe assicurato che lo schema di centrodestra non può considerarsi superato e comunque reggerà per le prossime regionali, anche se poi per tutta la giornata al «centrodestra» non ha mai fatto cenno, lo hanno portato a presentarsi a Mattarella con diverse proposte. Il primo, preventivo no è stato a un governo M5S-PdLeu, quello «degli sconfitti», ma anche quello che potrebbe «varare una patrimoniale, compromettendo definitivamente le prospettive di crescita». Governo al quale «non potremmo certo dare alcun appoggio».
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Testata:  Stampa 
Autore:  Capurso Federico – Lombardo Ilario 
Titolo: Retroscena – Premier, in pole c’è Giovannini I 5S pronti a sacrificare Toninelli
Tema: Totopremier

Nel travaglio che dovrebbe portare al parto del governo giallorosso, cominciano a circolare alcuni nomi con più insistenza. Uno su tutti: Enrico Giovannini. Ex presidente dell’Istat ed ex ministro del Lavoro del governo Letta, la sua recente carriera è stata dedicata alla ricerca di strumenti per la lotta alla povertà, attraverso l’Agenzia per lo sviluppo sostenibile, da lui fondata. Motivo per il quale potrebbe piacere ai 5 Stelle e saldare la nuova unione parlamentare col Pd. Anche se non ha mai risparmiato ai grillini precise critiche al reddito di cittadinanza, un aspetto da non sottovalutare. Dunque, non c’è solo la suggestione di una donna, la prima a Palazzo Chigi. E un’idea che piace molto al Pd, anche per contrastare l’opposizione testosteronica che metterà in campo Salvini. Tra le ipotesi, quella della costituzionalista Marta Cartabia, molto stimata da Mattarella, avrebbe più chance dell’avvocato ed ex ministro della Giustizia Paola Severino, legale di Autostrade. Il M5S continua a insistere su Conte, e Di Maio spera di ottenere il suo bis, ma le quotazioni del premier uscente sono in caduta.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Labate Tommaso 
Titolo: Da Grillo la carta Giovannini Ma poi si sfiora la rottura
Tema: Trattative per la maggioranza Pd-M5S

«Gli accordi non erano questi. L’apertura di Luigi Di Maio avrebbe dovuto essere più esplicita. Così rischiamo che salti tutto». La storia dirà se, dietro la ritrosia del capo politico del Movimento Cinque Stelle a pronunciare il nome «Pd» dopo la consultazione col capo dello Stato, ci sarà stato il pressing asfissiante di Alessandro Di Battista (favorevole al voto anticipato), le paure per la reazione della base, l’offerta ricevuta da Matteo Salvini a guidare lui un nuovo governo gialloverde (Di Maio premier, Conte out) oppure quel dieci per cento residuale di parlamentari pentastellati contrari alla maggioranza con i democratici. La cronaca, intanto, racconta della telefonata che Dario Franceschini fa ai pontieri dell’altro fronte non appena finisce di sentire le parole che Di Maio consegna ai cronisti dopo l’incontro con il capo dello Stato. Non è tanto quello che c’è, in quel discorso. Quanto quello che non c’è. La chiusura netta a ogni ipotesi di nuovo avvicinamento alla Lega, per esempio. «Gli accordi non erano questi», ripete al telefono l’ex ministro dem ai Beni culturali. Manca, nel resoconto del vicepremier dimissionario, l’esplicito riferimento alla volontà di «iniziare un percorso col Pd» che avrebbe consentito al Quirinale di formalizzare, già ieri sera, l’avvio del cammino della nuova maggioranza. Gli ambasciatori 5 Stelle provano a tranquillizzare il Pd.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Al. T. 
Titolo: Il sì 5 Stelle al dialogo con il Pd C’è la fronda degli scontenti
Tema: Trattative per la maggioranza Pd-M5S

Il gioco delle tre carte continua. L’opzione voto, che terrorizzava molti, aleggia sempre nell’aria. Il residuo spiraglio verso Salvini, che sembrava scomparso, rischia di riaprirsi. Anche se l’assemblea serale dà il via libera, per un temibile paradosso, al dialogo preferenziale con il nemico di sempre: il Pd. Tattiche e giochi che si intrecciano con trattative iniziate da tempo, nonostante si proclami il contrario. Non è un percorso facile quello con il Pd. Ci sono molti mugugni. Pochi escono allo scoperto all’assemblea, ma sono in diversi gli ostili ai dem. Paola Taverna, Gianluigi Paragone, Alessandro Di Battista. Stefano Buffagni spiega: «Fidarci di Salvini? Come facciamo? Ma neppure del Pd possiamo fidarci. Non mi fido di nessuno. Per quanto mi riguarda possiamo anche andare al voto». Perplessi anche diversi peones, che tacciono, per opportunismo o perché aspettano di vedere come va a finire.Parla invece Alberto Airola, agguerrito no Tav, che mette in guardia dal Pd. Secondo Dagospia, persino Davide Casaleggio avrebbe scritto ad alcuni parlamentari, spiegando di «non fidarsi del Pd» e aggiungendo: «Meglio verificare se ci sono margini di ricomposizione con la Lega».
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Testata:  Avvenire 
Autore:  Fatigante Eugenio 
Titolo: Intervista a Giuliano Pisapia – «I 10 punti non restino un sogno»
Tema: Intervista a Giuliano Pisapia

Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano e nuovo europarlamentare Pd, legge nelle dichiarazioni di Di Maio al Quirinale un «punto di partenza». «Non siamo a una partita di poker-aggiunge- per cui talvolta si rilancia per impaurire l’avversario. Possono essere una base per una interlocuzione cha ha come obiettivo quello di far nascere un governo non solo di lungo periodo, ma anche in discontinuità dal governo gialloverde. Un libro dei sogni in gran parte condivisibile. Però, i sogni vanno trasformati in realtà». Quali pro e quali contro vede nel dialogo fra Pd e M5s? È una strada strettissima, ma che è giusto tentare di percorrere anche se corre sul filo di un burrone. II bilancio del governo giallo-verde è disastroso: ci siamo impoveriti e incattiviti. E il governo che ha messo la fiducia pochi giorni fa sudi una legge inaccettabile, disumana, in contrasto con la Costituzione e le convenzioni internazionali, come il decreto sicurezza-bis. Quello che serve non è un maquillage, ma una svolta vera e duratura nell’interesse del Paese. Lei aveva indicato un governo di transizione come soluzione.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Panza Pierluigi 
Titolo: Musei, tensioni sulla riforma Il ministero: restano autonomi
Tema: Riforma Bonisoli 

Riforma, «controriforma», «correzioni» o… nel pantano. Dipende dai punti di vista. Di fatto, da quando il ministro Giuliano Urbani predispose il nuovo Codice sui Beni culturali, le «riforme» nel settore sono state a ritmo così incessante da risultare distoniche con la stabilità che richiede il mondo del Patrimonio storico. L’ultima, quella del ministro Alberto Bonisoli, da alcuni ribattezzata «controriforma» (Bonisoli, Cinque Stelle, interviene su quella di Dario Franceschini, Pd) è stata approvata il 19 giugno e il 16 agosto ed entrata in vigore ieri (salvo alcuni decreti attuativi). Ieri è stato pubblicato in «Gazzetta ufficiale» il bando per 1.052 posti non dirigenziali al ministero. Da fine settembre, invece, scadono diversi contratti dei direttori dei 20 musei autonomi: alcuni non hanno ancora ricevuto risposte sul futuro.
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Economia e finanza

Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Dragoni Gianni 
Titolo: La partita nomine: da Alitalia ai big 400 poltrone entro l’anno prossimo – Il valzer delle nomine: 400 poltrone entro il 2020 Si parte da Alitalia, poi i big
Tema: 
Nomine
Quattrocento poltrone da assegnare nell’arcipelago delle società pubbliche. È la dote che la crisi di governo aperta da Matteo Salvini consegna al nuovo esecutivo che verrà, nel quale potrebbe rientrare il Pd, cioè lo stesso partito che ha messo l’imprimatur a quasi tutti gli incarichi in scadenza. Nei prossimi mesi il governo dovrà fare scelte cruciali su quelle che un tempo si chiamavano partecipazioni statali e sui destini di manager che un tempo non disdegnavano di essere chiamati boiardi di Stato e, pur di restare in sella, sfoggiavano virtù camaleontiche. In ballo ci sono 70 poltrone da assegnare a breve in una decina di società i cui vertici sono già scaduti
mentre il piatto più ricco ci sarà l’anno prossimo: più di 300 caselle da spartire in una sessantina di società, tra le controllate dirette del ministero dell’Economia e le aziende controllate indirettamente. Scadono nella prossima primavera e quindi saranno da nominare i vertici delle società pubbliche più importanti, Eni ed Enel, Leonardo e Poste, Terna ed Enav, tutte quotate in Borsa. Il valzer però comincia con una poltrona nuova di zecca. L’amministratoredelegato della Nuova Alitalia.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Trovati Gianni 
Titolo: Effetto aumenti sulla crescita: Pil in frenata dello 0,3-0,4%
Tema: Frena il Pil

I super aumenti dell’Iva a cui si è impiccata la manovra 2019 rischiano di schiacciare l’economia italiana verso un nuovo anno di stagnazione. Ma anche le misure alternative da mettere sul tavolo per evitare la lievitazione delle aliquote, nell’impossibilità di finanziare integralmente a deficit il mantenimento dell’Iva attuale, presentano un dazio in termini di crescita: perché anche i tagli di spesa hanno un effetto recessivo, così come l’aumento della pressione fiscale che arriverebbe da una revisione delle tax expenditures senza un taglio Irpef. Il tutto mentre la gelata tedesca, gli allarmi sul rischio di recessione Usa e le altre crescenti incognite internazionali spingeranno a rivedere al ribasso il +o,6% tendenziale stimato ad aprile dal governo per il prossimo anno. Su questo problema è saltato il fragile equilibrio del governo giallo-verde.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Rogari Marco 
Titolo: Clausole Iva, possibili risparmi per 5 miliardi – Tre opzioni per l’Iva Possibili risparmi fino a 5 miliardi
Tema: Aumento Iva

Lo stop agli aumenti di Iva e accise per 23,1 miliardi nel 2020 è stato orta di convitato di pietra delle consultazioni del capo dello Stato con i gruppi parlamentari e rappresenta la prima preoccupante incognita di un eventuale sconfinamento nell’esercizio provvisorio. I maggiori partiti si dichiarano favorevoli alla completa sterilizzazione delle clausole di salvaguardia. Il Pd sembra considerarla una delle priorità dell’eventuale nascita di un governo rosso-giallo. Mentre Cinque stelle e Lega hanno già vincolato l’esecutivo Conte (ora dimissionario), con la risoluzione al Def approvata ad aprile dal Parlamento, a bloccare in toto i balzelli Iva. E questa resterebbe la via maestra anche con un altro gabinetto giallo-verde Un’impresa tutta in salita. Anche per questo motivo nelle ultime settimane i tecnici del Mef (e non solo) hanno soppesato gli effetti di almeno tre opzioni alternative, che poggiano su uno “stop” in due tappe o soltanto parziale. L’ultima, in ordine cronologico, studiata dagli esperti del Tesoro prevede la possibilità di far slittare dai due ai quattro mesi (ad esempio al marzo o al i° aprile) il blocco completo degli aumenti.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Capussela Andrea 
Titolo: La produttività ferma è la causa della crisi economica e politica
Tema: Cause della crisi 

C’è la crisi di governo. L’incertezza inquieta i mercati. È verosimile che scelte che la tensione della finanza pubblica impone saranno nuovamente eluse. La crescita, già debole, ne risentirà. E se le Camere saranno sciolte, una destra radicale e demagogica potrebbe guadagnarsi i voti per governare da sola. È un momento pericoloso. È dunque un buon momento per fare un passo indietro e chiedersi perché l’Italia sia giunta a questo punto. In questi anni il Paese non ha puntato lo sguardo sui sommovimenti che l’attraversano, forse soggiogato dalle sue inquietudini, ed è parso ipnotizzato dalle increspature che appaiono alla superficie. Nelle settimane precedenti la crisi, per esempio, le prime pagine dei giornali erano piene di immigrazione, sicurezza, Tav, tattica politica, cronaca nera. Riflettere sulle cause di quel malessere è invece urgente, per evitare i pericoli maggiori. Manca un’analisi scientifica approfondita e largamente condivisa, ma già un’ipotesi plausibile potrebbe essere utile alla discussione :lo scontento politico.
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Testata:  Avvenire 
Autore:  Fioramonti Lorenzo – Muroni Rossella 
Titolo: La lettera. L’ora di coniugare economia ed ecologia – È l’ora di coniugare economia ed ecologia
Tema: Economia ed ecologia

L’incertezza politica di questi giorni può trasformarsi in una grande opportunità. Per la prima volta in decenni, la politica si trova nelle condizioni di lanciare un’agenda governativa profondamente innovativa ed ecologista, come sottolineato anche da Giuseppe Conte nel suo discorso al Senato. Possiamo fare dell’Italia un riferimento per il resto d’Europa e del mondo, nell’anno in cui papa Francesco lancia il summit sulla “nuova economia” e la comunità internazionale cerca nuovi modelli di sviluppo con l’Agenda 2030. Dobbiamo uscire dal provincialismo del dibattito politico italiano per guardare in faccia la realtà, nella sua estrema gravità. Siamo di fronte a una crisi sistemica determinata dal convergere di tre fattori: distruzione ambientale, disuguaglianze sociali e instabilità economica. L’Italia è sempre più colpita dagli effetti dei cambiamenti climatici: il mese di luglio appena passato è stato il più caldo di sempre. Nubifragi, siccità, ondate di calore forti e prolungate, fenomeni meteorologici sempre più intensi ed estremi stanno causando danni ai territori, alle città e alla salute dei cittadini.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Carrer Stefano – Cavestri Laura 
Titolo: Boom di domanda in Giappone per l’export made in Italy (+17%) – L’accordo con il Giappone mette il turbo all’export (+17%)
Tema: Made in Italy in Giappone

Il 1° febbraio è entrato in vigore l’Accordo di libero scambio tra Unione europea e Giappone. E nel I semestre del 2019 (rispetto allo stesso periodo del 2018), l’export di Made in Italy verso il Sol levante è complessivamente cresciuto di oltre il 17%, pari a più di 3,6 miliardi di euro e un volume di vendite – sull’anno – che dovrebbe toccare i 6,7 miliardi. A scattare la fotografia, il centro studi Sace Simest, per il quale l’ottima performance è trainata, soprattutto, da alimentari e bevande – uno dei principali settori che ha beneficiato della riduzione delle barriere tariffarie – (+47,4%) , da mezzi di trasporto (+16%) e dai prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+8,4 per cento).
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Barlaam Riccardo 
Titolo: Fed, scelte difficili tra recessione e Trump – L’economia mondiale (e Trump) chiedono più chiarezza alla Fed
Tema: Atteso discorso del governatore Fed

Grande attesa, oggi, a Jackson Hole per l’intervento del governatore della Fed, Jerome Powel.  Pesano le incertezze sulla guerra commerciale, i timori di recessione globali e la litania continua di critiche di Donald Trump all’operato della Fed. I verbali appena diffusi dell’ultima riunione della Fed del 31 luglio nella quale è stato deciso il primo taglio dei tassi Usa da oltre dieci anni, di un quarto di punto, portando il costo del denaro al 2-2,25%, hanno rivelato le divisioni nel board: due componenti chiedevano un taglio di mezzo punto, altri volevano lasciarli inalterati. Le minute indicano che Powell ha definito il taglio un «aggiustamento di metà ciclo». Se nel discorso di Jackson Hole questa frase non verrà pronunciata da tutti verrà interpretata come una porta aperta ad altri tagli.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Rho Roberto 
Titolo: Lo strappo del Nord “La Lega di Roma ha tradito le imprese”
Tema: Imprenditori critici con Salvini 

«Salvini ha aperto la crisi, evitando che l’azione di governo si trascinasse in un’agonia. In 15 mesi abbiamo assistito a troppi no del M5S, è impossibile governare coi no, noi siamo per fare e non per disfare. È per questo che va restituita la parola ai cittadini». Quando, mentre le prime delegazioni cominciavano la rituale sfilata al Quirinale, il governatore del Veneto Luca Zaia ha pubblicato questo post di prudente ortodossia salviniana, probabilmente non si aspettava il diluvio di critiche che, ora dopo ora, si sono accumulate sotto i suoi tweet. «Avete scelto il cavallo sbagliato, non sa fare il ministro ma solo campagna elettorale». «Questo era il governo che aveva promesso l’autonomia, Salvini l’ha fatto crollare». «Dopo la figuraccia, dopo che è stata dimostrata un’evidente incapacità di gestire la crisi, mi sarei aspettato da lei parole diverse». Voci venete,voci del ceto produttivo, voci disorientate, arrabbiate.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Rogari Marco 
Titolo: Intesa possibile su cuneo, Iva e autonomia leggera
Tema: Accordo di governo su punti economici

Punti di contatto, in primis sull’economia A partire dalla necessità di tagliare il cuneo fiscale-contributivo, bloccare gli aumenti dell’Iva, dare una spinta agli investimenti “green” e a quelli per il Sud, rafforzare lalottaall’evasione. E dare il via a un’autonomia regionale sulla falsariga del modello “leggero” adottato dall’Emilia Romagna a guida Pd. Ma anche distanze ancora marcate sulla revisione della concessioni autostradali o sui contenuti della riforma bancaria E due nodi tutti da sciogliere: la tempistica per il taglio dei parlamentari e la gestione dei flussi migratori. Al netto delle diverse strategie politiche che dovrebbero portare alla nascita di una nuova maggioranza”giallo-rossa” tutt’altro che scontata, il “decalogo” programmatico illustrato da Luigi Di Maio, che conferma sostanzialmente molte delle priorità indicate nell’ultimo anno e mezzo dal M5S, può saldarsi, almeno sulla carta, almeno per una fetta cospicua con i cinque punti approvati dalla direzione del Partito democratico per dare il via alla trattativa perla nascita di un governo. La manovra prima di tutto.
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Testata:  Messaggero 
Autore:  Cifoni Luca 
Titolo: Manovra, pronti 5 miliardi ora si punta al fisco digitale
Tema: Fisco digitale 

In cascina per il 2020 ci sono già 4-5 miliardi. Gli altri toccherà trovarli al nuovo governo, che se riuscirà a vedere la luce dovrà fare le scelte squisitamente politiche che una manovra cosl impegnativa richiede. A Via XX Settembre Giovanni Tria ha detto chiaramente di volere un passaggio di consegne ordinato e proficuo: ne fa parte anche la lista delle voci di bilancio “aggredibili” che le strutture tecniche del ministero hanno già messo a punto e tengono pronta perla fase successiva. I capitoli già definiti sono anche quelli più indolori. Per il prossimo anno ci si attende una minore spesa per interessi che potrebbe arrivare a 2 miliardi, come conseguenza della riduzione dei tassi di mercato indotta anche dalle scelte delle banche centrali e aiutata dal calo delle tensioni specifiche sul nostro Paese. Proprio ieri lo spread Btp-Bund si è riportato decisamente sotto 200 punti, ai livelli precedenti all’esplosione della crisi di governo. Le cose potrebbero andare ancora meglio se l’esecutivo in formazione e la sua proposta riusciranno poi a guadagnare credibilità a livello euro- peo e internazionale.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  … 
Titolo: Moody’s taglia le stime sull’Italia Crescita 2019 ferma allo 0,2%
Tema: Moody’s, tagliate stime crescita Italia

Crescita 2019 ferma allo 0,2%. Crescita dimezzata per l’anno in corso e inferiore rispetto alla precedente previsione per il prossimo. Moody’s ha tagliato le stime di crescita dell’Italia sia per il 2019 che per il 2020. Per l’anno in corso la proiezione è di una crescita modesta pari allo 0,2% rispetto al +0,4% atteso a giugno; per il 2020, invece, l’agenzia di rating si attende un’espansione al ritmo dello 0,5%, ovvero tre decimi in meno delle stime di due mesi fa Quanto all’inflazione, la stima è di uno 0,2% per il 2019 e di una crescita dell’1,4% per il 2020, mentre la disoccupazione si dovrebbe attestare allo% quest’anno e al 9,8% il prossimo. «L’outlook per l’Italia — si legge nel rapporto — rimane particolarmente incerto con un’economia che continua a stentare.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Pica Paola 
Titolo: Mediaset, esposto alla Consob «Vivendi deprime il titolo»
Tema: Vivendi, esposto Mediaset

Alla vigilia del riassetto destinato a cambiare il volto di Mediaset con l’obiettivo di creare un polo paneuropeo della tv generalista, si rialza la tensione con il socio francese Vivendi. Il gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi ha presentato un esposto alla Consob avanzando l’ipotesi che Vivendi stia muovendo «per deprimere il corso di Borsa del titolo». Sul mercato sono rimbalzati i rumor — e il sospetto è che siano stati fatti circolare ad arte — sulla contrarietà di Vivendi all’operazione Media for Europe (MFE), la riorganizzazione che prevede la fusione di Mediaset con Mediaset España e la creazione di una capogruppo in Olanda (le tasse continueranno a essere pagate in Italia).
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Autore:  Tucci Claudio 
Titolo: Intervista a Irene Pivetti – Pivetti: spendere meglio i fondi Ue per la logistica – «Solo con infrastrutture e logistica agganciamo i mercati internazionali»
Tema: Intervista a Irene Pivetti

«Riaggandare l’Italia ai grandi traffici intercontinentali euro-asiatid per affrontare e vincere la sfida, ambiziosa, della Via della Seta. Rinegoziare, e per unavolta perseguendo gli interessi del nostro paese e non quelli di Parigi, Madrid o Berlino, i corridoi europei, vale a dire quelle direttrici di traffico integrate previste per sostenere mercato unico, libera circolazione di merci e persone, e sviluppo economico degli Stati membri, ora che la commissione Ue, appena insediata, antidperà la loro revisione. Penso in particolare al corridoio 8 che va da Est a Sofia, e poi, oggi, vira per la Germania: occorre invece farlo arrivare a Bari, come era previsto nei piani originali. Così facendo, sono certa, si risolverebbero almeno un terzo delle difficoltà economiche del Meridione. E poi: va rafforzata la dorsale adriatica». Irene Pivetti, ex presidente della Camera, a capo di Only Italia, società di servizi per l’internazionalizzazione delle imprese, è, da un paio di mesi, presidente di Assoferr, l’associazione degli operatori ferroviari e intermodali.
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Societa’, istituzioni, esteri

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Soave Irene 
Titolo: #PrayforAmazonia Al ritmo di tre campi da calcio al minuto brucia il «polmone» del mondo. Bolsonaro: «Bufale per sottrarci la sovranità»
Tema: Incendi in Amazzonia

L’Amazzonia, polmone del mondo — produce il 20% dell’ossigeno nell’atmosfera — è in fiamme. Da 17 giorni, mostrano i satelliti, il fuoco avanza al ritmo di tre campi da calcio al minuto. Le immagini di cieli neri di fumo a Sao Paulo e Curitiba, distanti centinaia di km dalla foresta, si propagano sui social e in tv, spinte anche dalla mobilitazione delle star — da Ricky Martin a Greta Thunberg — e del Papa, che all’Amazzonia ha dedicato un «sinodo d’urgenza» a ottobre. Il ruolo di Bolsonaro «Non ho le risorse per spegnere tutti questi fuochi», ha commentato ieri il presidente ultrapopulista del Brasile Jair Bolsonaro, le cui politiche ambientali sono collegate al picco di incendi di questi giorni: ha ridotto i vincoli alla deforestazione a favore di allevatori e agricoltori, affamati di terra (e soprattutto di pascoli, per soddisfare la crescente domanda di carne bovina della Cina, tra i principali mercati dove il Brasile la esporta). Dall’inizio del suo mandato — è presidente da gennaio — in tutto il Paese si sono verificati 74 mila incendi. Più di metà in Amazzonia.
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Testata:  Stampa 
Autore:  Guanella Emiliano 
Titolo: L’Amazzonia brucia Bolsonaro attacca le Ong – Amazzonia devastata dai roghi Bolsonaro: “Sono state le Ong”
Tema: Incendi in Amazzonia

Mentre l’Amazzonia sta bruciando il presidente brasiliano Jair Bolsonaro sa già a chi dare la colpa. «Non chiedetemi le prove, ma ci sono forti indizi che a provocare gli incendi di questi giorni siano state le Ong ambientaliste. Hanno perso i fondi statali e per questo stanno seminando il panico, danneggiando così l’immagine del nostro Paese». Nessuna prova, nessun documento, male accuse partono lo stesso. «Potrebbero essere stati anche gli agricoltori? Certo, tutti sono sospettabili, anche gli indios: ma secondo me, vi ripeto, le Ong sono in cima alla lista». Dichiarazioni che hanno suscitato forti proteste sui social e nelle piazze, mentre l’unico dato certo è che la foresta continua a bruciare. Secondo l’Inpe, l’istituto nazionale incaricato di monitorare attraverso i satelliti e gli aerei radar tutta l’Amazzonia, da gennaio ad oggi sono stati bruciati 320.000 ettari di foresta, 80%in più rispetto allo stesso periodo del 2018. Non basta la consueta metafora dei campi di calcio per disegnare l’entità del disastro; meglio pensare a 3 volte la superficie del comune di Roma o a tutta la Val d’Aosta.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Scuderi Raffaella 
Titolo: Intervista a Ricardo Galvão – Galvão “L’Amazzonia muore nel fuoco La colpa è di Bolsonaro”
Tema: Incendi in Amazzonia

Stiamo perdendo l’Amazzonia. Non sarà domani, non sarà tra cinque anni, ma “tra dieci, è garantito”. Parola dello scienziato brasiliano Ricardo Galvào, a cui va il merito di avere diffuso i dati del 2019 sulla deforestazione della foresta pluviale brasiliana, che gli sono costati la carriera all’Inpe, l’Istituto nazionale perla ricerca spaziale brasiliana, di cui era direttore. II presidente Jair Bolsonaro lo ha licenziato. I satelliti dell’Inpe hanno rilevato un aumento dell’83% dei roghi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, da gennaio ad agosto: 73mila incendi contro Se il governo non agisce rapidamente, in poco tempo èfinita Non solo per noi, ma per il mondo intero. Laforesta tra dieci anni sarà arida come la savana 40mila. Lo scorso mese sono stati distrutti 2.254 km quadrati di vegetazione e la percentuale di deforestazione quest’anno è aumentata del 55% rispetto al 2018. In Amazzonia si sono aperte le porte dell’inferno.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Rosaspina Elisabetta 
Titolo: Brexit, Macron non offre nulla a Johnson
Tema: Brexit 

Se Boris Johnson sperava di ottenere da Macron quel che Merkel non è disposta a concedergli, o viceversa, il suo viaggio tra Berlino e Parigi è stato abbastanza inutile. Come due saggi genitori, il presidente francese e la cancelliera tedesca si sono mostrati uniti e compatti di fronte alle richieste del neo primo ministro britannico: niente cedimenti sul «backstop», niente concessioni al di fuori dei negoziati già conclusi da Theresa May e, ahilei, respinti dal parlamento. Ma, se il nuovo inquilino di Downing Street ha qualche brillante idea dell’ultim’ora per un’uscita concordata dall’Unione Europea, ben venga! «Credo che possiamo ancora trovare un accordo. Un buon accordo» si è mostrato ottimista Boris Johnson. Con un sorriso condiscendente, il presidente francese ha premesso di essere stato presentato finora come «il duro della banda» e ha convenuto — forse senza crederci troppo — che una soluzione può essere ancora trovata: «Come la cancelliera Merkel, anch’io sono fiducioso che l’intelligenza collettiva deve permetterci di trovare qualcosa d’intelligente entro trenta giorni».
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Del Re Pietro 
Titolo: Macron a Johnson: trenta giorni per una soluzione sulla Brexit
Tema: Brexit 

Convinto che «il futuro del Regno non può che essere in Europa», il presidente francese Emmanuel Macron s’è detto fiducioso che entro 30 giorni si possa trovare una soluzione alla Brexit, prevista per il 31 ottobre. Accogliendo ieri all’Eliseo il premier britannico Boris Johnson, Macron ha però avvertito che vanno rispettati «gli equilibri fondamentali» contenuti nell’accordo sul ritiro del Regno Unito dalla Ue trovato con l’ex premier Theresa May, a cominciare dal backstop irlandese, «garanzia indispensabile per preservare la stabilità dell’Irlanda e l’integrità del mercato unico». Il backstop è quella clausola che prevede la permanenza dell’Irlanda del Nord nel mercato unico, con la Gran Bretagna inserita nell’unione doganale. Il presidente francese si allinea dunque ai toni della cancelliera tedesca Angela Merkel e concede a Londra tempo per proporre soluzioni all’impasse, sottolineando però che l’intesa non potrà essere «molto diversa» da quella attuale. Dopo aver ripetuto che Londra «uscirà dall’Ue il 31 ottobre, con o senza accordo», Johnson ha spiegato che ci sono «soluzioni tecniche facilmente disponibili» garantendo che «per nessuna ragione imporrà controlli alla frontiera irlandese».
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Testata:  Stampa 
Autore:  Vernetti Gianni 
Titolo: Il popolo di Hong Kong: una catena umana come nell’Urss del 1989
Tema: Catena umana oggi ad Hong Kong

Il 23 agosto di 30 anni fa due milioni di cittadini dei Paesi baltici unirono in una gigantesca catena umana di oltre 600 km le allora Repubbliche Socialiste Sovietiche di Estonia, Lettonia e Lituania. Da lì a poche settimane sarebbe caduto il Muro di Berlino e con esso la costruzione totalitaria dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia. sono consapevoli i giovani di Hong Kong che oggi hanno convocato una «Hong Kong Way» fra il confine con la Repubblica Popolare Cinese, la penisola di Kowloon e l’isola di Hong Kong: una catena umana di 40 km per ricordare la voglia di libertà e la sfida al regime sovietico delle repubbliche baltiche, e per ricordare al Governo di Hong Kong e di Pechino che la storia non si cancella. Un cittadino dei Paesi baltici su quattro partecipò alla catena umana che uni Vilnius, Riga e Tallin. Un residente su quattro della città di Hong Kong si è unito in gigantesche, e pacifiche, manifestazione di piazza per chiedere democrazia, libertà, stato di diritto e rispetto del patto sino-britannico che portò alla promulgazione della «Basic Law» che ha fin qui garantito la status «originale» della «città libera» di Hong Kong e che oggi Pechino vorrebbe sostanzialmente riscrivere in modo molto restrittivo.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Palumbo Marilisa 
Titolo: I bambini soli del Mississippi: genitori (clandestini) in carcere Centinaia si offrono di aiutarli
Tema: Solidarierà per i bambini del Mississippi

Vicini, amici, preti, è una catena di solidarietà che si allunga anche fuori dallo stato quella messa in piedi in Mississippi per aiutare le centinaia di bambini rimasti senza uno o entrambi i genitori dopo il più grande raid della polizia contro immigrati illegali della storia recente degli Stati Uniti. Era la mattina del 7 agosto quando gli agenti dell’Ice hanno fatto irruzione in sette fabbriche per la lavorazione del pollame arrestando in poche ore oltre 68 persone in due contee a Nord e a Est della capitale Jackson. A Morton, 3,600 anime, oltre il io% della popolazione è stata incarcerata o licenziata. Manuel Ramirez ha raccontato al sito Slate che quella mattina una sua vicina di casa, mamma single di tre bambini di 12, io e 5 anni, l’ha chiamato mentre la polizia perquisiva la sua fabbrica: «Manuel, non posso uscire. Ho fede, e ti affido i miei figli».
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Testata:  Stampa 
Autore:  Agliastro Giuseppe 
Titolo: Mosca porta l’energia nell’Artico con la centrale nucleare galleggiante
Tema: Arriva l’energia nell’Artico 

La Akademik Lomonosov inizia oggi il suo Jlungo viaggio da un estremo all’altro dell’Artico russo. La prima centrale atomica galleggiante al mondo salperà da Murmanske volgerà subito la prua verso est, cioè verso Pevek, la città più a nord della Russia e di tutta l’Asia, dove fornirà energia ad abitazioni, miniere e impianti di trivellazione. Le autorità russe puntano sempre più sull’Artide, ricco di idrocarburi e di grande importanza militare, ma gli ambientalisti temono che un incidente possa trasformare laAkademik Lomonosov in una «Chernobyl galleggiante»: una paura che è inevitabilmente cresciuta dopo la misteriosa esplosione radioattiva di due settimane fa in un poligono nel nord della Russia. La Akademik Lomonosov navigherà per 5.000 chilometri lungo il Severnij Morskoj Put: la Rotta Marittima Settentrionale che collega Europa e Asia attraverso le fredde acque dell’Artico russo. Una scorciatoia sempre più accessibile non solo grazie allo sviluppo della tecnica ma anche a causa del pericoloso scioglimento dei ghiacci provocato dal riscaldamento globale.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Cadalanu Giampaolo 
Titolo: Corridoio umanitario a Idlib Assad prepara l’attacco finale
Tema: Guerra in Siria

L’ultima roccaforte ribelle in Siria è ormai prossima a cadere: e ai nemici in rotta il governo di Damasco fa ponti d’oro. Ieri le autorità siriane hanno aperto i corridoi umanitari per i civili nella zona nord della provincia di Hama, così che le famiglie possano lasciare le zone ancora controllate da Hayat Tahrir al Sham (il gruppo jihadista affiliato ad Al Qaeda che prima si faceva chiamare Jabhat al Nusra). Chi lascia la zona riceverà cibo, riparo e assistenza sanitaria, dice il governo siriano. Ali Haidar, che guida il comitato statale di Riconciliazione, ha sottolineato che l’evacuazione dei civili permetterà ai soldati di prendere le misure necessarie, sia militari che di sicurezza. Il funzionario ha ribadito che il governo di Damasco ha intenzione di liberare per intero il territorio del Paese.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  … 
Titolo: Seul sospende lo scambio di intelligence con Tokyo
Tema: Contatti Corea-Giappone

La Corea del Sud ha sospeso il patto sullo scambio di informazioni militari con il Giappone non essendo più in linea con gli «interessi nazionali». Lo scontro diplomatico ed economico tra i Seul e Tokyo, i più stretti alleati degli Stati Uniti nel Nordest asiatico, ha toccato ieri nuovi picchi nel momento peggiore, in cui la Corea del Nord ha ripreso i lanci di missili e l’America è in guerra commerciale con la Cina La rottura è maturata malgrado la missione dell’inviato speciale Usa Stephen Biegun a Seul. Tokyo ha definito «estremamente spiacevole» la mossa sudcoreana. II patto era uno dei mezzi di cooperazione siglato a novembre 2016 per meglio affrontare le minacce regionali. E l’ultimo passo del peggioramento delle relazioni partito da questioni mai risolte sul periodo dell’occupazione militare di Tokyo della penisola coreana e della fase bellica.
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IL FATTO QUOTIDIANO 
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