– Il premier: “Grandi evasori in carcere”. Applausi da Landini
– Tasse, Di Maio corregge Conte – “Non serve parlare di nuove tasse”
– Conte e Di Maio a New York: missione per recuperare la fiducia Usa
– Umbria, correrà un imprenditore Pd e 5 Stelle trovano l’accordo
– Migranti, nuovo piano al vertice di Malta. Una redistribuzione vera in Europa
– La Lista araba sostiene il governo di Benny Gantz
PRIMO PIANO
Politica interna
Testata: Corriere della Sera
Autore: Meli Maria_Teresa
Titolo: Umbria, c’è il candidato – Umbria, correrà un imprenditore Pd e 5 Stelle trovano l’accordo
Tema: Regionali – Umbria
Finalmente l’alleanza Pd-M5S, dopo tanto penare, ha il suo candidato alla presidenza dell’Umbria. E Vincenzo Bianconi, imprenditore di Norcia, alla guida della Federalberghi regionale. Lo ha annunciato ieri lui stesso, prima con un comunicato, poi con un video su Facebook: «Mi candido per ricostruire il futuro dell’Umbria, perché la nostra è una regione straordinaria e civile, che ha bisogno di fortissimi cambiamenti». Eppure l’altro ieri sera anche lui, come Francesca Di Maolo, aveva detto di no alla proposta fattagli dall’alleanza giallorossa. Luigi Di Maio, venerdì scorso aveva incontrato entrambi, perché tutte e due le candidature erano sul tappeto e il Partito democratico aveva dato il suo via libera all’operazione. II «no» di Di Maolo però, è stato irremovibile. Come aveva spiegato lei stessa non se la sentiva di lasciare la guida dell’Istituto Serafico, la struttura che accoglie bambini con disabilità fisiche e psichiche. Nemmeno la telefonata del premier Giuseppe Conte, sabato sera, le aveva fatto cambiare idea: «Resto accanto ai ragazzi che amo». Anche Bianconi ancora ieri mattina mandava messaggi di diniego ai suoi diversi interlocutori in pressing nei suoi confronti. Messaggi tutti dello stesso tenore: «Scusate, non me la sento». Ma in mattinata Dario Franceschini ha deciso di tentare l’ultima offensiva. E dopo una lunga telefonata con il ministro dei Beni culturali, l’imprenditore di Norcia appariva meno granitico. E infatti nel pomeriggio Bianconi ha sciolto la riserva. Grande soddisfazione dunque sia in casa dem che al quartier generale dei Cinque Stelle. Nicola Zingaretti, su Twitter, è stato il primo a ringraziare Bianconi: «La sua è una bella e forte candidatura per il futuro della regione».
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Testata: Messaggero
Autore: Bosi Ilaria
Titolo: Intervista a Vincenzo Bianconi – Bianconi «I partiti mi hanno promesso totale libertà sulla squadra»
Tema: Regionali – Umbria
Vincenzo Bianconi racconta di aver deciso di candidarsi «dopo tre giorni senza mangiare e dormire e quattro chili persi…. Adesso che ho sciolto questa riserva sono carico, pieno di energie, mi sento leggero perché sto facendo del mio meglio con l’integrità che ho sempre avuto e questo mi fa stare benissimo. E la scelta giusta». Perché candidarsi alla guida dell’Umbria? «Credo che quando hai l’opportunità di metterti a servizio di un progetto così grande, non puoi tirarti indietro. Io in 22 anni mi sono dedicato, da una posizione diversa – quella di presidente di un’associazione di categoria – a cercare di dare un contributo per migliorare la nostra regione. Questa è un’opportunità grande e l’ho capito questa mattina, un’opportunità che do- vevo cogliere per non trovarmi a 70 anni a guardarmi indietro con il rimpianto di non aver dato il mio contributo migliore possibile a questa regione, al futuro dei miei figli, per paura». Quindi ha deciso. «Ho messo da parte i miei progetti personali e ho deciso di provarci, di fare quello che ho sempre fatto, di affrontare questa sfida con determinazione, passione, umiltà e soprattutto rettitudine, la stessa che mi ha sempre accompagnato negli ultimi 22 anni di vita associazione. Non c’è un imprenditore che non mi possa riconoscere chiarezza, trasparenza e rettitudine, nessuno». Tutti con lei gli imprenditori? «Poi posso non essere piaciuto, ma sull’onestà intellettuale nessuno può dire niente». Che sfida sarà? «Sarò aperto a tutti gli umbri per fare bene per tutti, cercando le migliori persone possibili che potrà esprimere il nostro Paese, per mettere insieme la migliore squadra di governo per questa regione».
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Testata: Repubblica
Autore: Cuzzocrea Annalisa
Titolo: Il retroscena – Il “correntone” degli scontenti 5S che tifa Di Battista contro Di Maio
Tema: M5S
“Il correntone degli scontenti”. Dentro il Movimento 5 stelle, la nuova fronda coalizzata contro Luigi Di Maio e la sua leadership, la chiamano così. Non si tratta degli “ortodossi” che chiedevano di non cedere spazio alla Lega. Non è più il presidente della Camera Roberto Fico, l’oppositore interno che il capo politico deve temere. A remare contro sono adesso persone che non hanno gradito l’intesa con il Pd, ma soprattutto, che non hanno apprezzato di esserne rimasti fuori. O perché hanno perso potere, o perché non ne hanno guadagnato abbastanza. Tutti, più o meno esplicitamente, fanno capo ad Alessandro Di Battista. Nel mirino degli ex colonnelli anche il premier Conte. Nemici sono i parlamentari schierati per l’accordo a tutti i costi.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Caccia Fabrizio
Titolo: Berlusconi: l’Opa su FI è fallita
Tema: Fi
Piove e l’elicottero resta a terra. Silvio Berlusconi, così, riesce solo a collegarsi via telefono con la convention organizzata dal vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, a Viterbo. E la giornata conclusiva dei lavori e sono venuti in tanti – Gelmini, Gasparri, – per capire direttamente dalle parole del leader quale sarà la strada da seguire. E Berlusconi non li delude, mettendo in chiaro parecchi punti: «Chi guarda al governo o alla nuova forza di Matteo Renzi si porrebbe fuori da FI o lontano da FI. Ma non conosco nessuno che lo fa…», poi aggiunge subito, tacitando i sospetti della platea soprattutto su Mara Carfagna. E infatti: «Sui pettegolezzi e falsità nel nostro partito, voglio fare chiarezza. La vera Forza Italia siamo noi, siete voi, sono le migliaia di dirigenti e amministratori locali che si impegnano ogni giorno con lealtà. Forza Italia è compatta e unita, non c’è nessuno tra noi che mette in discussione il nostro compito storico. Forza Italia è il centrodestra, non solo perché lo abbiamo inventato noi, ma perché senza di noi sarebbe molto diverso. Senza di noi ci sarebbe una destra-destra che non avrebbe i numeri per vincere, andare al governo e non sarebbe in grado di governare». Ed ecco allora il messaggio rivolto agli alleati di Lega e Fratelli d’Italia, a Matteo Salvini e Giorgia Meloni: «lo dico che siamo diversi. Combattiamo insieme la battaglia del centrodestra ma non la battaglia sovranista. Noi crediamo nell’Europa e pensiamo che dobbiamo cambiarla dall’interno. Quello di Salvini, pur efficace, non è il nostro linguaggio, non sono i nostri contenuti. E ha avuto anche il coraggio di proporre Di Maio premier! Non è pensabile un partito unico del centrodestra a trazione sovranista. L’opa di Salvini su Forza Italia? È fallita. FI è sana, integra, determinata ad occupare da protagonista il ruolo che la storia le ha assegnato nell’ambito del centrodestra che va rilanciato».
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Testata: Corriere della Sera
Titolo: Intervista ad Antonio Tajani – «Il partito resti compatto e riporti la gente a votare Le cene? Non interessano»
Tema: Fi
«L’Italia e l’Europa che vogliamo», tre giorni di convention. Soddisfatto, Antonio Tajani? «Sì, sono venuti a trovarci più di cento tra nostri parlamentari, sindaci, imprenditori, il segretario generale del Ppe Antonio Lopez ha aperto i lavori. Cercavamo delle risposte e l’abbiamo trovate». Che genere di risposte? «Era una tre giorni per riflettere sulla nostra identità, sulla libertà che per noi è la chiave di tutto, la libertà che lega il nostro passato con il futuro di Forza Italia. Ed è la libertà che ci chiede anche il ceto medio, milioni di persone che non vanno più a votare perché sono deluse dalla politica e soffocate da una pressione fiscale costante». Berlusconi ha ribadito che il partito è unito: non temete che qualcuno dei vostri possa andarsene? «Ma dove? Ci sono milioni di elettori che non vanno più a votare e invece hanno diritto di avere un punto di riferimento. E questa è Forza Italia con i suoi valori: la centralità della persona, le radici cristiane, la solidarietà, la sussidiarietà. Certo che il partito è compatto, non ci sono correnti. Alla gente non interessa chi cena con chi. Interessa che tutti remiamo nella stessa direzione per risolvere i problemi. A Viterbo ho percepito tanto entusiasmo, perciò dobbiamo puntare ad allargare i nostri consensi, lo spazio c’è ma bisogna avere il coraggio di dire chi siamo. Patrioti e non sovranisti, europeisti convinti ma mai sottomessi alla burocrazia comunitaria».
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Testata: Giornale
Autore: de Feo Fabrizio
Titolo: Meloni: basta con l’ambiguità «Serve un patto anti inciuci»
Tema: Fdi
La pioggia battente concede una tregua a ridosso del momento più atteso della festa di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni sale sul palco per la chiusura di Atreju e l’Isola Tiberina si riempie di simpatizzanti, con il tendone pieno all’interno e all’esterno dove un maxischermo consente di assistere al discorso. La numero uno del partito erede della destra italiana sa che il momento è importante, dopo anni in cui le percentuali di Fdi sono rimaste inchiodate attorno al 3-4%, ora l’attenzione è aumentata e complici errori o difficoltà degli alleati i sondaggi indicano consensi in aumento. Il kit motiv comunicativo è la fedeltà al proprio elettorato e la coerenza nell’essere sempre rimasti ancorati al centrodestra. Una tesi sviluppata ricorrendo al Patto del Nazareno tra Pd e Forza Italia, durato circa un anno tra il gennaio 2014 e il febbraio 2015, e a un’altra liaison politica, quella tra Lega e Cinquestelle che ha avuto più o meno la stessa durata. Precedenti e scappatelle che motivano la richiesta di una sorta di patto anti-inciucio da sottoporre agli alleati di centrodestra. «Mi fa piacere – dice la Meloni – che la Lega sia tornata all’opposizione, spero che quanto prima Forza Italia chiarisca il suo posizionamento. Noi per il futuro vogliamo un’alleanza diversa senza ambiguità. Ecco perché rinnovo al centrodestra la richiesta di mettere nero su bianco che non si faranno più accordi con governi con chi è stato eletto per combatterci». Oltre al patto anti inciucio per evitare alleanze fuori dalla coalizione, la leader di Fdi propone anche una legge elettorale che includa premio di maggioranza, preferenze e l’elezione diretta del Capo dello Stato.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Bozza Claudio
Titolo: Renzi «torna» a Firenze «Pochi amministratori? Arriveranno nel 2020»
Tema: Pd
Senatore, come si dice scissione in inglese?». «Shishhhh», ribatte Matteo Renzi parafrasando un suo vecchio scivolone diventato virale in rete. L’ex sindaco, ex premier ed ex segretario torna «a casa», a Palazzo Vecchio, per la prima volta dopo l’addio al Pd. Sono passati 6 anni e, ieri, Renzi è tornato per un confronto con il fondatore di Linkedln, Reid Hoffman, e per salutare gli studenti della Stanford University, che ha sfornato 32 premi Nobel e dove l’ex premier è docente da 2 anni nella sede fiorentina. L’atmosfera, complice lo strappo dal Pd, è totalmente cambiata: nessun militante e fedelissimo ad attenderlo. Anzi, anche da Palazzo Vecchio, la freddezza è palpabile: al posto del sindaco Dario Nardella, già super renziano ma totalmente contrario alla scissione, c’è un assessore. Mentre Antonella Bundu, ex moglie di Piero Pelù e leader della sinistra in Consiglio comunale, protesta perché il Salone è stato concesso gratuitamente (la giunta ha riconosciuto il valore culturale dell’evento), e non previo pagamento del tariffario, che arriva fino a 20 mila euro. Appena tornato da una conferenza in Cina, e sceso dal palco, Renzi riveste subito i panni di leader del suo nuovo partito e annuncia che ci sarà un secondo step della scissione, che finora ha raccolto poche adesioni sul territorio: «Gli amministratori locali arriveranno nel giugno 2020, faremo il Big Bang 2 – spiega il senatore, facendo capire che ci saranno sindaci e eletti che lasceranno il Pd e passeranno a Italia viva -. Se c’è una cosa che mi dà tranquillità è non parlare delle realtà amministrative locali, Italia viva non si presenterà né in Umbria, né in Emilia-Romagna e in Toscana. Non è un partito come gli altri che si deve presentare dappertutto».
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Economia e finanza
Testata: Sole 24 Ore
Autore: Dell’Oste Cristiano – Parente Giovanni
Titolo: La lotta all’evasione riparte dai contanti – Contanti, la giungla dei limiti e i bonus in arrivo
Tema: Evasione fiscale
Il Governo studia un pacchetto di misure per incentivare i pagamenti tracciabili ma resta un groviglio di regole con scarso effetto pratico sul contrasto all’evasione. Diciassette soglie e regole differenti per il denaro contante. Dai 15mila euro per lo shopping degli stranieri ai mille per le rimesse dei money transfer. Sparse tra le leggi varate negli ultimi 20 anni, le norme disciplinano anche gli obblighi di comunicazione alla Banca d’Italia e ai database del Fisco. E formano una giungla spesso inestricabile (e inesplorata) per famiglie, professionisti e imprese. Il quadro della normativa – ricostruito dal Sole 24 Ore del Lunedì – riflette l’ambiguità del legislatore. Che ha cercato di conciliare finalità opposte: limitare sì l’uso del contante, ma senza scontentare troppo i cittadini e i negozianti. Obiettivo complicato da raggiungere, in un Paese in cui – secondo i dati del Mef – l’86% delle transazioni complessive è ancora regolato con le banconote (si veda Il Sole 24 Ore del 16 giugno scorso). Per rendersene conto, basta pensare all’altalena della soglia “generale” di utilizzo del contante: otto modifiche tra il 2002 e il 2016, quando il Governo Renzi la alzò da mille a 3mila euro. O alla vicenda del Pos: obbligatorio dal 30 giugno 2014 senza limiti di importo, ma senza sanzioni per chi non si adegua.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Padula Salvatore
Titolo: I governi e il sommerso: l’altalena delle promesse – Lotta all’evasione: le grandi promesse, i risultati mancati e le chance digitali
Tema: Evasione fiscale
“Il premier Giuseppe Conte, indossata la nuova casacca del governo giallorosso, ha prontamente lanciato l’impegno per una «seria lotta all’evasione fiscale”. Lo ha fatto la scorsa settimana fa incontrando a Palazzo Chigi i sindacati, nell’ambito del confronto sulla prossima legge di Bilancio. Ma lo aveva fatto anche qualche giorno prima in Parlamento, durante il suo discorso programmatico, affermando che le risorse per evitare l’aumento automatico dell’Iva e avviare un alleggerimento del cuneo fiscale sarebbero arrivate (anche) da «un’efficace strategia di contrasto all’evasione, da condurre con strumenti innovativi e un ampio ricorso alla digitalizzazione». In effetti, i richiami alla legalità fiscale – pur con intensità ed entusiasmi diversi – sono un tratto comune di quasi ogni governo. Un’eccezione l’avevano fatta sia Matteo Renzi sia Paolo Gentiloni. In particolare, il neo leader di Italia Viva, nel suo discorso per la fiducia alla Camera (24 febbraio 2014), non pronunciò mai la parola «evasione», né associata a «lotta» né a «contrasto», scegliendo invece di delineare quella che sarebbe poi diventata la strategia del «fisco amico», in parte anticipata da Enrico Letta un anno prima: la legalità fiscale, questo era il messaggio, si raggiunge rafforzando l’adempimento spontaneo, la compliance, e offrendo servizi che semplifichino davvero gli adempimenti dei cittadini-contribuenti.
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Testata: Repubblica
Autore: Spagnolo Chiara
Titolo: Il premier: “Grandi evasori in carcere”. Applausi da Landini – Il premier: “Meno tasse e i grandi evasori andranno in carcere”
Tema: Evasione fiscale – Tasse
La stretta sugli evasori fiscali ci sarà: «Chi sbaglia paga – ha detto il premier Giuseppe Conte – siamo favorevoli a pene detentive per i casi di conclamata e grave evasione, ma allo stesso tempo dobbiamo alleggerire la pressione fiscale». Quello che serve è il tempo per trasformarla in realtà, insieme a una serie di provvedimenti che riformino la fiscalità attuale, «iniqua e inefficiente». Almeno due o tre anni, «fino alla fine della legislatura», ha chiarito il presidente del Consiglio dal palco delle Giornate del lavoro della Cgil a Lecce, dando per scontato che a fine legislatura il governo ci arriverà. E che, fino alla conclusione naturale del mandato, metterà in campo una riforma fiscale organica. Una nuova «disciplina fiscale che crei una vera alleanza tra il cittadino onesto e il fisco». Quindi, aggiunge Conte, «non sono previsti altri condoni, perché non possono diventare parte integrante della disciplina fiscale». Al contrario, spiega il premier citando uno dei punti del programma di governo Pd-M5S, sarà intensificata la lotta all’evasione fiscale anche con l’inasprimento delle pene detentive per i grandi evasori fiscali, già previste nella nostra legislazione: «La risposta dello Nel programma giallo-rosso «È necessario potenziare la lotta alle organizzazioni Stato deve essere rapida e chi sbaglia paga». La lotta all’economia sommersa per il premier deve essere accompagnata da «un segnale significativo sul cuneo fiscale, dal quale si possono reperire risorse a favore dei lavoratori». Dove saranno trovate con esattezza queste risorse, Conte non lo dice. Mentre il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, con un post su Facebook fa capire esattamente dove non dovranno essere cercate: nelle tasse sul trasporto aereo, le bevande gassate e le merendine, a cui il premier aveva fatto riferimento venerdì alla manifestazione di Fratelli d’Italia ad Atreju.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Martirano Dino
Titolo: Tasse, Di Maio sfida Conte – Lo stop di Di Maio sulle tasse
Tema: Evasione fiscale – Tasse
II governo Conte II, come il Conte I, rischia di non saper comunicare in coro lasciando troppo spazio alla voce dei solisti. Così sulle nuove tasse «educative» – a partire dalla stretta su merendine, bevande gassate e biglietti aerei proposta dal ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti (M5S) e condivisa dal premier Giuseppe Conte per finanziare un piano straordinario per la scuola – arriva l’assolo contrario del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Prima di decollare con un volo di Stato diretto a New York, dove parteciperà all’assemblea dell’Onu, il capo politico del M5S ha intimato l’alt a Conte che aveva definito una «strada praticabile» quella di nuove tasse mirate per finanziare la scuola: «Fermi tutti. Noi abbiamo come obiettivo quello di abbassare le tasse, non di aumentarle. E totalmente sbagliato scatenare un dibattito ogni giorno per parlare di nuovi balzelli. Sull’ambiente un governo degno di questo nome premia chi non inquina e disincentiva chi se ne frega. Ma tutto questo deve prevedere una transizione su un arco temporale di anni». E, per il breve periodo, Di Maio ricorda a tutti che «se questo governo esiste è perché lo sostiene il M5S». Uno stop a Conte arriva anche da Matteo Renzi: «Può andare a tutte le feste che vuole, l’importante è che eviti l’aumento dell’Iva e non si alzino le tasse, sarebbe devastante». Ma le scadenze di autunno, a partire dalla nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def), si avvicinano. Ieri Conte era a Lecce invitato dalla Cgil di Maurizio Landini, dove ha continuato a parlare di fisco: «La risposta dello Stato deve essere rapida e chi sbaglia paga. Siamo favorevoli anche a pene detentive per i casi di grave e conclamata evasione».
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Testata: Stampa
Autore: Baroni Paolo
Titolo: Tasse, Di Maio corregge Conte – “Non serve parlare di nuove tasse” Di Maio sconfessa la linea di Conte
Tema: Manovra
Mette le mani avanti e dice che il suo non è un ultimatum, ma sull’idea di tassare merendine, bevande gassate e biglietti aerei che il presidente del Consiglio sabato ha definito «praticabile», arriva l’altolà di Luigi Di Maio. E poco importa se la proposta arriva da un altro ministro grillino, il responsabile dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. «Fermi tutti – scrive su Facebook l’azionista di maggioranza del governo giallorosso -. Noi abbiamo come obiettivo quello di abbassare le tasse, non di aumentarle. E secondo me è totalmente sbagliato scatenare un dibattito ogni giorno per parlare di nuovi balzelli. Un governo che pensa ai cittadini – aggiunge il ministro degli Esteri poco prima di partire per New York, dove all’Onu parteciperà al vertice sul clima proprio assieme a Conte – lavora per bloccare l’aumento dell’Iva, che avrebbe comportato una spesa di più di 500 euro a famiglia, l’anno prossimo. Ed è questo governo che noi sosteniamo».
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Testata: Messaggero
Autore: Cifoni Luca
Titolo: Riforma Iva e deficit più alto – Iva, idea del governo: stop aumenti ma via alla riforma delle aliquote
Tema: Manovra
Prima il confronto con l’Unione europea, poi la taratura esatta degli obiettivi di finanza pubblica. Il metodo con cui il governo Conte bis sta lavorando alla Nota di aggiornamento al Def e alla manovra finanziaria sembra l’opposto di quello adottato dal precedente esecutivo, che annunciò ampi disavanzi di bilancio per poi fare almeno parzialmente marcia indietro. L’appuntamento con la prima scadenza della sessione di bilancio è fissato a venerdì, quando il governo dovrà approvare la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Nadef). Un testo che contiene le stime sull’andamento dell’economia e quelle sui conti pubblici, e anche alcune linee generali sulle misure che saranno poi messe nero su bianco nella Legge di Bilancio. Il governo sta maturando l’idea di riformare le aliquote Iva, una volta scongiurato l’aumento. E nell’aggiornamento al Def il deficit salirebbe sopra il 2%, ma solo in accordo con Bruxelles. Intanto il premier Conte lancia la riforma del fisco: «È ora di cambiare». Di Maio però stoppa il presidente del Consiglio, come già aveva fatto Renzi: l’idea di più imposte su aerei e merendine per le politiche green spacca la maggioranza. Il leader 5Stelle ai suoi: basta proposte a vanvera
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Testata: Repubblica
Autore: Mania Roberto
Titolo: Conte e Cgil uniti nella lotta – L’abbraccio della Cgil al “quasi compagno” Conte
Tema: Sindacati
ll dilemma è questo: è la Cgil che la pensa come Giuseppe Conte, o è Giuseppe Conte che la pensa come la Cgil di Maurizio Landini? Perché al Teatro Apollo di Lecce va in scena un inedito assoluto: il patto del Salento o il patto di San Maurizio. Insomma l’abbraccio tra il sindacato rosso e il premier giallo-rosso. Senza passione, sì; ma pur sempre un abbraccio. Un abbraccio tattico tra l’ex tribuno del popolo (quando vestiva i panni del leader della Flom) e l’ex avvocato del popolo (quando guidava il governo giallo-verde). Così, nell’ultima delle Giornate del lavoro della Cgil, solo applausi dai 700 in sala, ben divisi tra burocrazia sindacale, delegati nei posti di lavoro, e un po’ di leccesi selezionati. Per oltre un’ora Conte e Landini si confrontano sul palco da pari a pari, rispondendo alle domande, assai preparate, di alcuni delegati. Mai successo che un presidente del Consiglio accettasse un tale format. Nel 2014 Matteo Renzi non ci andò neppure all’assise cigiellina. Nemici, a sinistra. Parlano della manovra che verrà, Conte e Landini. E sono d’accordo su tutto. Anzi: «d’accordissimo», o «molto d’accordo». Variante: dicono di «apprezzare» o «condividere» quel che è stato appena sostenuto. Tralasciando sui «mi fa piacere che Landini…», e viceversa. La trama politica, e non solo di buona educazione, è chiara. Definita nei dettagli prima di Lecce. Dunque, intesa sul taglio al cuneo fiscale per aumentare i salari, come sulle necessarie assunzioni nella pubblica amministrazione perché «ormai siamo in un sistema infotelematico», dice Conte che però evita di impegnarsi sulle risorse per i prossimi rinnovi contrattuali nel pubblico impiego. Lotta all’evasione fiscale fino a evocare la manette. C’è l’emergenza Mezzogiorno con il rischio di deindustrializzazione (anche se sul caso Whirlpool Conte non sa, più o meno, cosa dire) e l’idea impegnativa di uno sviluppo sostenibile, a cui la Cgil era approdata ben prima che ci arrivasse anche il professor Conte. Si abusa del verbo «cambiare» (sottinteso l’Italia) e quasi sempre lo si fa facendogli seguire l’avverbio «insieme».
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Deotto Dario
Titolo: Prelievi oltre 5mila euro al mese da motivare
Tema: Prelievi in contante
Eventuali misure di penalizzazione peri prelievi di denaro contante dai conti bancari – e, ancora peggio, per eventuali versamenti, come da qualche parte è stato ventilato – devono tenere conto che già l’ordinamento tributario prevede per tali situazioni alcune “sanzioni improprie” (per come viene interpretata la legge). Si tratta delle misure stabilite dall’articolo 32 del Dpr 600/1973. La norma dispone che i dati e gli elementi attinenti ai rapporti con gli intermediari finanziari possono essere posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli articoli 38,39,40 e 41 del Dpr 600/1973, se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito o che non hanno avuto rilevanza allo stesso fine (questa parte della norma riguarda so- stanzialmente i versamenti non giustificati e tutti i contribuenti). L’articolo 32 prevede ulteriormente (in questo caso soltanto per gli imprenditori) che i prelevamenti e gli importi riscossi nell’ambito dei rapporti con gli intermediari finanziari sono posti come ricavi a base delle stesse rettifiche, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempreché non risultino dalle scritture contabili. Questo all’ulteriore condizione, dopo la legge 225/2016, che i prelevamenti risultino superiori a 1000 euro giornalieri e, comunque, a 5mila mensili. Tali previsioni riguardano l’attività istruttoria degli uffici, ma sono state interpretate come vere e proprie norme che autorizzano automaticamente la rettifica da parte dell’ufficio.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: De Fusco Enzo – Melis Valentina
Titolo: Contratti d’espansione: via al nuovo scivolo ma servono più fondi – Contratto di espansione a corto di fondi
Tema: Pensioni
E’finanziato solo fino al 2020 il contratto di espansione, il nuovo strumento previsto dal decreto crescita (DI 34/2019) per favorire la riorganizzazione delle aziende oltre mille dipendenti, con un mix di prepensionamenti dei lavoratori più anziani, formazione e nuove assunzioni. Per questa misura sono stati stanziati 70,6 milioni per gli anni 2019 e 2020, tra fondi per la Naspi e integrazioni salariali ai lavoratori. Il contratto di espansione è più conveniente per le aziende della “isopensione” introdotta nel 2012. Riguarda una platea di 2,6 milioni di lavoratori, dalla grande distribuzione, alle banche, ai trasporti.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Barbieri Francesca
Titolo: Il lavoro promuove i master – Lavoro più vicino con il master: occupati 8 su 10 a un anno dal titolo
Tema: Post Laurea
La scelta di frequentare un corso post lauream premia ancora. Secondo l’ultimo monitoraggio di AlmaLaurea a un anno dal titolo gli occupati superano l’82 per cento. Con stipendi medi più alti e contratti più stabili rispetto ai semplici laureati. In crescita anche l’offerta universitaria: le proposte a disposizione sono ormai più di 2.800. Ma questi numeri non bastano. Nonostante l’aumento del 20% nell’ultimo anno gli iscritti restano bassi: 36mila per un corso di primo livello e i6mila per uno di secondo livello. Nel frattempo l’outlook regionale 2019 di Eurostat lancia l’allarme sui laureati del Sud Italia: gli under 34 di Sicilia, Calabria e Basilicata registrano tassi di occupazione più bassi che in Grecia e Turchia.
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Societa’, istituzioni, esteri
Testata: Corriere della Sera
Titolo: La lista araba sostiene Gantz
Tema: Israele
La «Lista unita», che riunisce i partiti arabi di Israele e che conta tredici deputati, ha annunciato il suo sostegno a Benny Gantz come premier. Nel primo giro di consultazione dei partiti, il presidente Reuven Rivlin ha detto che il prossimo governo dovrà essere «stabile» e per questo dovrebbe includere i due maggiori partiti, Blu-Bianco e Likud.
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Testata: Stampa
Autore: Gio.Sta.
Titolo: La Lista araba sostiene il governo di Benny Gantz
Tema: Israele
La Lista araba appoggia la canditura a premier di Benny Gantz, con una volta che definisce «storica», Benjamin Netanyahu insiste che deve essere lui a guidare il prossimo esecutivo perché alla testa della coalizione con più seggi, mentre l’ago della bilancia Avigdor Lieberman annuncia che non appoggerà nessuno dei due. La prima giornata di consultazioni in Israele ha certificato la stato di blocco nella nuova Knesset. Ma ha anche visto una presa di posizione senza precedenti da parte del presidente Rivlin che ha indicato come unica via di uscita un governo di unità nazionale fra i due maggiori partiti, Blu e Bianco di Gantz, e il Likud di Netanyahu. Rivilin: un esecutivo stabile Rivlin ha puntualizzato che «il primo e secondo partito sono quasi uguali come forza» e dovrebbero «unirsi per creare un sistema stabile» ed evitare «una terza elezione anticipata». Blu e Bianco ha ottenuto 33 seggi, il Likud 31. Ma Netanyahu si è presentato dal capo dello Stato come leader di tutto il centrodestra, 55 deputati, insufficienti a dargli una maggioranza ma comunque il blocco più consistente. La sua tesi è contestata da Gantz, che punta a ottenere lui l’incarico per poi allearsi con il Likud ed eventualmente altre forze. Un aiuto, che però potrebbe essere a doppio taglio, gli è arrivato dalla Lista araba. Il leader Ayman Odeh ha annunciato il sostegno alla candidatura dell’ex generale, come aveva già anticipato in campagna elettorale. «Per noi – ha detto Odeh – l’essenziale è impedire a Netanyahu di restare al potere. Negli anni in cui è stato primo ministro siamo stati trasformati in un gruppo illegittimo»
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Testata: Repubblica
Autore: Caferri Francesca
Titolo: La svolta del partito arabo “Gantz premier contro Bibi”
Tema: Israele
Le trattative per la formazione del nuovo governo israeliano si scontrano con le agende opposte di due dei vincitori delle elezioni di martedì scorso, la Lista araba unita (13 seggi) e Israele Nostra Casa del falco di destra Avigdor Lieberman. Nella prima giornata di consultazioni del presidente Rueven Rivlin i partiti arabi riuniti nella Lista araba unita hanno rotto un tabù che durava da decenni e detto pubblicamente che appoggeranno il capo dello schieramento Blu e Bianco, Benny Gantz, come primo ministro. A lungo i partiti arabi hanno rifiutato di fare nomi di rappresentanti sionisti per il governo, mantenendo una posizione di distanza dai vari esecutivi. Una mossa che darebbe all’ex capo di Stato maggiore, 60 anni, rivale del premier uscente Benjamin Netanyahu il numero di voti sufficienti a formare il governo: ma che allo stesso tempo gli ha fatto perdere – almeno per il momento – l’appoggio di Lieberman, che con i suoi 8 seggi è l’ago della bilancia fra il Likud di Netanyahu e Blu e Bianco. “Non faremo parte di un governo con i partiti ultraortodossi, ma neanche di uno appoggiato dalla Lista araba – ha detto l’ex ministro degli Esteri e della Difesa”.
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Testata: Repubblica
Autore: D’Argenio Alberto – Tonacci Fabio
Titolo: Migranti, nuovo piano al vertice di Malta – Migranti, il nuovo piano è una svolta Una redistribuzione vera in Europa
Tema: Migranti
Siamo vicini a un punto di svolta nelle politiche migratorie europee. Di fronte a flussi straordinari di arrivi, i partner Ue sarebbero pronti ad accogliere – «entro quattro settimane» dallo sbarco – «i richiedenti asilo» che approderanno in Italia. La formula negoziata e limata per giorni in vista del vertice di Malta di oggi, dunque, fa rientrare nel nuovo sistema di redistribuzione Ue circa il 90 per cento dei migranti che attraversano il Mediterraneo. Tuttavia il testo dell’accordo non può essere dato per definitivo fino a quando i ministri dell’Interno di Italia, Malta, Francia e Germania non si alzeranno dal tavolo negoziale con una stretta di mano. Quello che a La Valletta attende Luciana Lamorgese sarà un battesimo di fuoco, complesso ma potenzialmente cruciale. La bozza di accordo che oggi planerà sul tavolo intorno al quale siederanno lei, il francese Castaner, il tedesco Seehofer, il maltese Farrugia e il commissario Ue Avramopoulos, infatti, mira a «stabilire un meccanismo di solidarietà prevedibile, efficiente e temporaneo per assicurare lo sbarco dignitoso dei migranti salvati in alto mare». Una sorta di scambio, possibile ora che Matteo Salvini non è più al governo, tra la “riapertura” dei porti italiani e la concreta solidarietà europea, tant’è che ieri pomeriggio il Viminale ha assegnato all’Ocean Viking con 182 naufraghi a bordo il porto di sbarco di Messina. L’accordo di redistribuzione è temporaneo: durerà sei mesi (rinnovabili) e sarà sostituito dall’eventuale riforma del trattato di Dublino, sulla quale si è impegnata la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Ed ecco, allora, il compromesso. Il sistema di solidarietà scatterà quando Italia e Malta saranno sottoposte a una «pressione straordinaria» di domande per la protezione internazionale.
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Testata: Messaggero
Autore: Mangani Cristiana
Titolo: Vertice migranti a Malta, mossa italiana ma a Messina ne sbarcheranno altri 182 – Piano per i migranti economici Ma a Messina ne sbarcano 182
Tema: Migranti
Più che le cifre sulla ripartizione dei migranti, quello che si apre oggi a Malta è il vero test su quanto sia concreta la solidarietà europea. In che modo una parte degli Stati membri intenda realmente cambiare metodo, farsi carico di chi arriva sulle coste italiane e avviare un processo di revisione che potrebbe portare, poi, alla modifica del Trattato di Dublino, quello del primo porto di arrivo. L’Italia ha voluto presentarsi al vertice con un atto significativo: il via libera – concesso ieri sera – allo sbarco dei 182 migranti da sette giorni a bordo della Ocean Viking, la nave delle ong Sos Méditerranée e Medici senza frontiere. Potrebbe essere letto come un messaggio inviato alle cancellerie degli altri Paesi seduti al tavolo, una conferma della nuova linea italiana che pur ribadendo il diritto di controllare le proprie frontiere non dimentica il dovere di salvare chi è in mare. Sono comunque in corso le trattative per ripartire fra diversi Stati europei il carico dei 182 naufraghi sbarcati.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Galluzzo Marco
Titolo: «Ora svolta ambientale per l’Italia»
Tema: Conte e Di Maio in missione
«Noi quest’anno vogliamo perseguire un Green New Deal per orientare, con progressività, il sistema produttivo verso una transizione ecologica. Vogliamo lasciare un Paese più sostenibile ai nostri figli e nipoti». Prima di partire per New York, dove è arrivato ieri sera, e dove oggi si apre il Climate Action Summit dell’Onu, per parlare di strategie concrete contro il cambiamento climatico, Giuseppe Conte dice la sua su quello che sta facendo il nostro Paese. Giuseppe Conte e Luigi Di Maio saranno da oggi a New York dove ad attenderli ci sono i leader mondiali, in quella che è la più grande kermesse internazionale dell’anno: l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Un evento che rappresenta un’immancabile vetrina, e per l’Italia quest’anno è il debutto del nuovo governo giallorosso, e il compito del presidente del Consiglio sarà quello di presentare sfide e ambizioni di un esecutivo decisamente diverso da quello precedente. Per di più, per il neotitolare della Farnesina, Luigi Di Maio, la missione all’Onu è un vero e proprio battesimo di fuoco tra i ministri degli Esteri dei grandi, tra una serie di bilaterali con i capi della diplomazia della Ue, la cena di lavoro dei ministri del G7 e quella transatlantica offerta dal segretario di Stato americano Mike Pompeo. II leader dei Cinque Stelle dovrà per la prima volta affrontare con i suoi nuovi colleghi delicatissimi dossier come la Libia, l’Iran, la Siria, l’Afghanistan, il Medio Oriente, la Corea del Nord. Molti i bilaterali che vedranno impegnato anche il premier, senza contare che la presenza nelle stesse ore di Giuseppe Conte e Donald Trump al Palazzo di Vetro potrebbe regalare un incontro a sorpresa. Nel suo intervento dal palco dell’Assemblea ci si attende che Conte confermi il pieno sostegno all’Onu e alla sua azione di rafforzamento della governance globale e di quel multilateralismo un po’ in crisi negli ultimi anni, con un appello a rilanciarlo. Ma il vero tema è quello della lotta ai cambiamenti climatici, un fronte sul quale l’Italia è e vuole restare in prima linea.
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Testata: Messaggero
Autore: Ajello Mario
Titolo: L’esordio di Di Maio capo degli Esteri: missione per recuperare la fiducia Usa
Tema: Conte e Di Maio in missione
Non sarà facile per Luigi Di Maio ritagliarsi da ministro degli Esteri un ruolo decisivo nel rapporto con gli Stati Uniti. Perché la sintonia tra Trump e Conte (The Donald lo chiama «Giuseppi» e tra i due la chimica è scattata da subito) ha la forza per oscurare il titolare della Farnesina. E perché il Di Maio Due, cioè questo in versione esecutivo grillo-dem, deve recuperare agli occhi dell’amministrazione americana quell’eccessiva spinta sulla Via della Seta che da Oltreoceano non è stata ben vista quando Luigi governava con Salvini. E se Matteo era oggetto di diffidenza per i rapporti con la Russia, il partner Cinque stelle lo era per la dedizione verso la Cina. Non a caso, a riprova che frequentava soprattutto la Via della Seta, Di Maio ha scelto come suo capo di gabinetto alla Farnesina l’ex ambasciatore a Pechino, Ettore Francesco Sequi. E comunque, insieme a Conte è partito ieri per New York il neo-ministro degli Esteri, come suo esordio sulla scena del mondo. Ma Conte torna mercoledì e Di Maio resterà un giorno e mezzo di più. Deve del resto recuperare affidabilità il leader M5S presso gli ambienti d’Oltreoceano e farsi conoscere a livello internazionale. Di Maio è stato finora digiuno di politica estera ma si è messo subito a studiare, dicono alla Farnesina. L’Assemblea Onu la vetrina giusta per mettersi in luce. E Di Maio, uso della lingua inglese permettendo, avrà occasione di confronto e di scambio, ufficiali o informali, che si consumano nelle stanze del Palazzo di Vetro e nei suoi corridoi.
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Testata: Stampa
Autore: Lombardo Ilario
Titolo: Retroscena – Conte a New York per ricucire con gli Usa Ma chiede a Trump un impegno sulla Libia
Tema: Conte e Di Maio in missione
Dimenticare Salvini. Disperdere le ombre russe che si sono allungate sull’Italia al seguito dell’ex vicepremier della Lega e rimettere il Paese dove è sempre stato negli ultimi sessant’anni: dentro la Nato e accanto agli Stati Uniti. Il cuore del viaggio di Giuseppe Conte e Luigi Di Maio è tutto qui. Nell’aereo che li ha portati assieme a New York per il Climate Change Summit dell’Onu, il presidente del Consiglio e il nuovo ministro degli Esteri hanno rivisto i dossier che saranno sul tavolo della trasferta americana. Patto Atlantico, Venezuela, rapporti con Mosca e Cina. Ma in cima all’agenda ci sarà la questione libica. Al Palazzo di Vetro Conte ritrova Donald Trump dopo un clamoroso cambio di governo e una nuova alleanza che portala certezzadi rimettere le relazioni con Washington nella loro cornice più tradizionale. Il Pd atlantista è stata la rassicurazione offerta al presidente americano in una telefonata trai due. «Niente più eccentricità e ambiguità» in politica estera, è il messaggio che consegnerà Conte. Un messaggio che vale per i flirt con Putin di Salvini come per le gaffe grilline. La nuova fase partirà da ritocco dei contributi militari della Nato, come dall’inizio della sua amministrazione pretende Trump dagli alleati. Il premier, poi, avrà con sé in dote anche il decreto appena apIl governo darà un segnale agli americani sul Venezuela provato sulla cybersicurezza: la prova che il governo farà di tutto per schermare le nostre reti dalle presunte infiltrazioni dei nemici della Casa Bianca, Mosca e Pechino. Sulla Cina, come sull’Iran, arriveranno garanzie moderate e inserite nella politica Ue. In cambio, la missione della delegazione italiana è di ottenere un impegno più strutturato sulla Libia.
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Testata: Repubblica
Autore: Guerrera Antonello
Titolo: Corbyn in crisi delude i laburisti e cala nei sondaggi
Tema: Brexit
Fuori dal Brighton Centre, attiviste pro Ue hanno preparato una lavagna. Ai passanti, gran parte iscritti Labour che arrivano alla convention annuale del loro partito, viene chiesto di scegliere tra la conferma della Brexit e la sua revoca in caso di un secondo referendum. Le preferenze per restare in Europa sono il doppio di quelle pro Brexit, ma Jeremy Corbyn non ci sente. Ieri, nell’intervista con Andrew Marr, istituzione domenicale della Bbc, ha ribadito che il Labour, una volta al governo, negozierà un piano Brexit tutto suo con l’Ue che sarà messo alla prova di un secondo referendum. Il guaio è che Corbyn non ha detto per cosa farà campagna il Labour in tale consultazione («vedremo»), ha fatto intendere che rimarrà neutrale e che, soprattutto, in caso di buon accordo con l’Ue, dopo la Brexit «potremo stare meglio». Inutile dire la delusione degli iscritti europeisti. L’Ue non ha mai scaldato Corbyn, ma sulla graticola stavolta c’è lui. Dopo il tentato e fallito “golpe” di correnti socialiste per rimuovere il vicepresidente europeista Tom Watson, oggi il partito dovrebbe decidere uf ficialmente che linea prendere sulla Brexit. Corbyn vuole rimandare la decisione a se e quando sarà il momento ma per la frangia europeista del partito non c’è tempo da perdere: «Siamo tutti qui, perché rimandare? Decidiamolo ora!», ha sbraitato Emily Thornberry del “governo ombra” laburista. Sarà scontro e ieri ci si è messo pure Andrew Fisher, tra i massimi strateghi del Laboure autore del manifesto del partito, che ha annunciato il suo addio perché «gestito da irresponsabili».
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Cotroneo Rocco
Titolo: Agatha, 8 anni, colpita alla nuca «Pallottola della polizia di Rio»
Tema: Rio De Janero
Agatha aveva otto anni e stava tomando a casa con la mamma, tutta contenta per la gita di giornata. Era seduta al finestrino di una kombi, i pulmini che nelle favelas si usano come mezzo di trasporto collettivo, quando un colpo secco, passato attraverso il vetro, l’ha colpita alla nuca. Inutile la corsa all’ospedale, era un colpo da fucile da guerra. La guerra infinita di Rio de Janeiro. Solo che stavolta la città ha detto basta. Agatha è stata uccisa dalla polizia nel Complexo do Alemäo, una zona di confronti armati intensi, e tutto lascia pensare per un motivo più assurdo del solito: il colpo era destinato a un motociclista che non si era fermato a un posto di blocco, secondo le nuove regole del governo dello Stato di Rio. Prima di tutto abbattere chi non si adegua, come ama dire il governatore Wilson Witzel, eletto alla fine dello scorso anno sull’onda del bolsonarismo. Witzel è un ex giudice con ambizioni da Rambo. L’ultima volta che venne «abbattuto» un bandito che aveva preso in ostaggio i passeggeri di un autobus è stato ripreso dalle tv con le braccia al cielo e correndo come dopo un gol. Ama farsi fotografare in elicottero sorvolando le «zone di guerra» con un fucile in mano. Un comunicato ufficiale del governo sulla morte di Agatha, dopo le dovute condoglianze alla famiglia, sostiene che sul posto era in corso una sparatoria tra banditi e polizia, e si è trattato di uno sciagurato incidente. Ma tutti i testimoni negano. Era un colpo solo verso una moto in fuga.
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Testata: Repubblica
Autore: Nigro Vincenzo
Titolo: Rouhani ricorda la guerra passata e negozia la pace
Tema: Iran
Alla fine della lunga parata militare, il presidente Rouhani scende dal podio e abbraccia i soldati del passato. Vecchi reduci ancora in carrozzina, anziani veterani della guerra Iran-Iraq lanciata da Saddam Hussein esattamente 39 anni fa. Ringrazia, bacia i sopravvissuti del massacro con l’Iraq e lancia messaggi che si spera possano evitare all’Iran e al mondo le guerre del futuro. Nel discorso alla celebrazione per la “Grande Guerra” dell’Iran, Rouhani anticipa che fra un paio di giorni all’Onu farà una proposta, offrirà un’idea per negoziare politicamente una nuova architettura di sicurezza per il Golfo Persico. La chiama in maniera quasi poetica “Coalizione della speranza”. In cui in verità è già chiaro che una “coalizione” sarà impossibile. Mentre di speranza ne rimane poca. L’idea non è nuova: costruire trattative politiche e diplomatiche per bloccare il piano inclinato che porta allo scontro finale con l’Iran da una parte e Arabia Saudita e Stati Uniti dall’altra. Proposta lanciata da anni, che non è mai partita. Rouhani lo sa, e allora mostra anche la faccia feroce: «I nemici hanno iniziato diversi tipi di guerra, inclusa quella psicologica ed economica, e di recente hanno cominciato a minacciare un conflitto militare per creare problemi al popolo iraniano», dice circondato dai generali dei Pasdaran e dell’esercito. «Ma noi non ci arrenderemo, ci difenderemo e fermeremo ogni tipo di aggressione sul nostro territorio».
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Testata: Stampa
Autore: Stabile Giordano
Titolo: Rohani avverte l’Occidente “Abbiamo un piano di pace”
Tema: Iran
L’Iran lancerà questa settimana il suo «piano di pace per garantire la sicurezza» nella regione ma intanto avverte che «le forze straniere» devono stare lontano dal Golfo Persico, in quanto causano «soltanto problemi». Il doppio segnale è arrivato ieri dal presidente Hassan Rohani, che mercoledì parlerà all’Assemblea generale dell’Onu e punta a trovare una soluzione da protagonista alla crisi che ha infiammato il Medio Oriente dopo l’attacco di sabato 14 settembre agli impianti petroliferi sauditi. L’opportunità di un summit a New York con Donald Trump è a questo punto svanita, esclusa ieri dal leader Usa. Ma la strada della diplomazia resta aperta. L’idea è di presentare il progetto al Palazzo di Vetro, per la massima visibilità, anche se i contorni sono vaghi e Rohani si è limitato ad anticipare che sarà «un’iniziativa che coinvolgerà i Paesi della regione al fine di formare una coalizione per la speranza che garantisca la sicurezza». Un invito esteso in modo implicito anche all’Arabia Saudita, perché «in un momento importante e delicato l’Iran tende la mano ai suoi vicini» ed è determinato «a passare sopra agli errori del passato». Un’offerta che arriva in parallelo alla tregua annunciata dai ribelli sciiti Houthi dello Yemen, in guerra da quasi cinque anni con Riad. Rohani parlava alla parata militare per l’anniversario della guerra Iran-Iran del 1980, un conflitto durato quasi nove anni e costato almeno un milione di morti ai due Paesi. Un modo per sottolineare che in fin dei conti nei conflitti sono tutte le parti a perdere. Dal progetto di collaborazione per garantire la sicurezza lungo la più importante rotta energetica saranno però esclusi gli Stati Uniti.
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Testata: Repubblica
Autore: Mastrobuoni Tonia
Titolo: Mappe e laptop per la caccia ai voli segreti dei dittatori
Tema: Hacker e reporter
Seduti al centro di una delle piste di Tempelhof, il leggendario aeroporto berlinese del ponte aereo, una ventina di ragazzi sono chini sui loro laptop. Hanno appena infilato una chiavetta nella porta usb da cui spunta un’antennina e sugli schermi cominciano ad apparire le mappe con dei minuscoli aerei e una lista di numeri indecifrabili. E’ inutile strizzare gli occhi: nessuno dei ricercatori, grafici, attivisti e hacker che partecipano al seminario conosce quel linguaggio. Serve Emmanuel Freudenthal per decrittarli. Il giornalista passa tra i ragazzi seduti sull’asfalto tiepido, spiega che «questo è il numero del velivolo, quella l’altezza a cui sta volando. Ah si, ecco, questo è un semplice Easyjet». I ragazzi del workshop organizzato dal Disruption Network Lab non sono certo venuti qui per intercettare gli Easyjet: per quelli basta andare sui siti classici come Flightaware o Flightradar24. E dunque, dopo essersi diligentemente segnati i numeri degli aerei `sospetti’, dopo aver salvato le pagine con le traiettorie intercettate, zaino in spalla si mettono in cammino per la parte più importante del seminario. Quasi tutti gli aerei trasmettono informazioni sulla loro posizione e altri dettagli che vengono acquisiti dalle cosiddette antenne Ads-B (che decotificano i segnali dei velivoli) . I dettagli di ciascun aereo catturati da un’antenna Ads-B vengono confrontati ogni ora con un elenco di velivoli registrati o regolarmente utilizzati dai regimi autoritari • Quando viene trovata una corrispondenza, un messaggio viene pubblicato in automatico sul profilo Twitter @GVA_Watcher.
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Testata: Repubblica
Autore: Ginori Anais
Titolo: “Riapriamo i bistrot” La Francia li salva cosi
Tema: Francia
«Modestamente, è stata una mia idea». Vanick Berberien è sindaco di un piccolo paese nella regione della Loira, Gargilesse-Dampierre, trecento abitanti. Come portavoce dell’associazione dei comuni rurali da tempo chiedeva al governo di mobilitarsi per salvare l’anima della Francia profonda, ricominciando da qualcosa di semplice: aprire bistrot laddove non ce ne sono più da tempo. Berberien, 64 annidi cui 30 passati a fare il sindaco, l’aveva detto a Emmanuel Macron qualche mese fa. E forse è stato ascoltato. Il premier Edouard Philippe ha annunciato al congresso dell’associazione guidata da Berberien che tra le tante misure per difendere la “ruralità” ci sarà anche l’aumento delle licenze per servire alcolici. Secondo gli amministratori locali, una delle cause della fine dei bistrot nelle zone meno popolate è infatti la difficoltà di acquistare o mantenere licenze che sul mercato costano prezzi esorbitanti e tendono ormai a concentrarsi nelle grandi città. Nel suo villaggio, Berberien è riuscito a evitare la chiusura dell’unico bistrot ricomprando la licenza alla proprietaria che stava per chiudere. «Ma siamo un caso raro», sottolinea ricordando che su 32 mila comuni rurali oltre 26 mila non hanno più un bar. Qualcuno ha ironizzato sul fatto che per rivitalizzare i piccoli paesi bisogna avere locali dove si serve alcool. «Meglio prendere un aperitivo o un digestivo in compagnia che da soli a casa», risponde Berberien.
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Autore: Mastrolilli Paolo
Titolo: La senatrice Warren supera Biden e sogna di sfidare Trump – Warren la radicale supera Biden e sogna di rovesciare Trump
Tema: U.S.A.
Elizabeth Warren ha scavalcato Joe Biden nei sondaggi, per la prima volta dall’inizo della campagna presidenziale americana. Per ora il sorpasso è avvenuto solo in Iowa, ma è un dato molto importante, perché questo è lo Stato dove si terrà il primo caucus delle primarie democratiche nel febbraio del 2020. Quindi potrebbe rappresentare il segnale di un cambiamento nella dinamica delle elezioni, anticipando la fine dello status di front runner per l’ex vice presidente. II sorpasso Secondo il sondaggio realizzato dal consorzio Des Moines Register/Cnn/Mediacom Iowa Poll, Warren ha il 22% delle preferenze contro il 20% di Biden. Sanders è terzo con l’11%. Significa che i militanti più progressisti del partito, decisivi per la vittoria nel voto midterm del 2018, stanno abbandonando il senatore del Vermont, loro campione nella sfida contro Hillary Clinton del 2016, per confluire sull’ex professoressa di Harvard. La notizia arriva mentre Biden è protagonista di uno scontro frontale col presidente Trump accusato di aver chiesto al collega ucraino Zelenskydi indagare sulle attività a Kiev del figlio di Joe, Hunter, per far deragliare la campagna del padre. Biden ha chiesto di investigare, prospettando l’impeachment. Un’escalation forse legata alle cattive notizie ricevute dall’Iowa. Il motivo per cui Warren sale nei sondaggi e attira sempre più elettori ai comizi, sta nella profondità e radicalità delle sue proposte. E’ donna, poco più giovane di Biden e Sanders, ma dimostra energia e competenza che hanno la capacità di alimentare la passione di chi sogna di rovesciare Trump da sinistra.
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Titolo: Un altro Kennedy sogna la Casa Bianca Joe, nipote di Bob, si candida al Senato
Tema: U.S.A.
Joseph Patrick Kennedy III ha rotto gli indugi: correrà per un seggio al Senato, che spera di conquistare nelle elezioni del 3 novembre del 2020, quando l’America sarà chiamata a decidere se riconfermare Donald Trump alla presidenza e anche a rinnovare gran parte del Congresso. MaJoseph, 38 anni, democratico, nipote di Bob Kennedy e pronipote di Jfk, sogna in grande: e sa benissimo che una vittoria tra tredici mesi potrebbe aprirgli la strada verso la Casa Bianca. Un «predestinato», lo descrivono in molti. Ciuffo biondo-rosso e sbarazzino, espressione sorridente, Joe – come lo chiamano tutti – ricorda anche nelle movenze i suoi illustri predecessori del clan Kennedy. L’annuncio ufficiale della discesa in campo del rampollo della più famosa dinastia della storia americana è stato nella palestra di un centro dei servizi sociali di Boston, in pieno stile millennial.
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Testata: Stampa
Autore: Olivo Francesco
Titolo: Furti e omicidi, l’estate violenta di Barcellona
Tema: Barcellona
Nel Barrio Gotico ai borseggi tutto sommato erano abituati, ma quest’estate le cose sono andate peggio. Barcellona ha vissuto un’estate violenta, con numeri che non si vedevano da tempo. Niente di drammatico, se paragonato alle grandi città turistiche, masicuramente c’è una novità che preoccupa: «Si tira fuori il coltello con più facilità», racconta un poliziotto che analizza questi fenomeni. La grande differenza con il passato, infatti, è che i furti di sempre sono diventate delle rapine violente. I dati del ministro dell’Interno spagnolo confermano: nel 2019 i furti violenti sono aumentati del 30,5% a Barcellona. Le zone più colpite, e non è un caso, sono quelle più frequentate dai turisti. Nella metropolitana, specie nella linea 3, l’emergenza è seria e alcuni cittadini si sono organizzati in ronde di dubbia legalità. Per contrastare in molti chiedono misure più dure verso i ladri, che spesso tornano in strada a poche ore dai furti, grazie ad alcune anomalie del codice penale. Nel centro della polemiche è finita la sindaca Ada Co lau, che dopo 4anni di rapporti difficili con le forze dell’ordine, in questo secondo mandato ha affidato ai socialisti la gestione della sicurezza.
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LIBERO QUOTIDIANO
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