Menu

SINTESI IN PRIMO PIANO – 25 agosto 2019

Conte chiude la porta alla Lega: «La Lega? Stagione chiusa»
– Il Pd studia nomi e dossier per il tavolo con i 5 Stelle. Priorità al taglio del cuneo
– Mattarella chiede chiarezza. Già domani tirerà le somme
– Via al G7. Dazi, allarme clima e Brexit: i dossier che spaccano il club dei Grandi
– L’America agita i dazi sul vino. Ma se sarà guerra, partirà dalle auto

PRIMO PIANO

Politica interna

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Piccolillo Virginia 
Titolo: Conte chiude la porta alla Lega – «La Lega? Stagione chiusa» Stop di Conte al doppio forno
Tema: Scontro Conte-Salvini

«Quella con la Lega è una stagione politica chiusa che non si potrà riaprire più per quanto mi riguarda». Quattro giorni dopo le dimissioni da presidente del Consiglio, Giuseppe Conte arriva al G7 di Biarritz e si riprende la scena. Solo poche ore dopo il «no» del leader dem Nicola Zingaretti a un bis del suo incarico di governo – condizione richiesta da Luigi Di Maio per avviare un governo giallorosso – mentre tutti discutono di lui, Conte chiude con il partito di Matteo Salvini, ma non con quello di Zingaretti. «Non credo sia una questione di persone, ma di programmi. Quindi quello che posso augurarmi per il bene del Paese è che i leader delle forze politiche lavorino intensamente, lavorino bene», pesa le parole Conte. La sua presenza al G7 è per «ribadire l’importanza e il prestigio del nostro Paese. E rivendicare il ruolo che l’Italia merita nel consesso internazionale», specifica. E, definisce «interessanti e importanti» i temi al centro del summit: la lotta alle disuguaglianze, ai cambiamenti climatici, alla protezione della biodiversità. «Temi che ho coltivato in questi 14 mesi di governo», rimarca il premier dimissionario che a Biarritz riceve il plauso di Donald Tusk. «Uno dei migliori esempi di lealtà in Europa», lo definisce il presidente del Consiglio d’Europa, confermando la stima nei suoi confronti. Una carta importante per il Movimento, da giocare nella trattativa per la ricerca di un premier di statura e vocazione europeista, chiesta dal Pd. Anche perché eguale «calore e affetto», secondo indiscrezioni, gli sarebbe stato tributato da Emmanuel Macron e da Angela Merkel. «Avendo maturato un’esperienza diretta di governo, credo di poter indicare quali siano i temi, e quali siano le soluzioni di cui il Paese ha bisogno», conclude Conte.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Repubblica 
Autore:  Lopapa Carmelo 
Titolo: Le accuse di Salvini a Conte “Ha lavorato per sfasciare”
Tema: Scontro Conte-Salvini

La porta per la Lega si sta irrimediabilmente chiudendo. Ma Matteo Salvini non si rassegna. Ha continuato anche ieri a scrivere messaggi via Whatsapp a Luigi Di Maio (e a riceverli), come avvenuto il giorno prima, nel tentativo ostinato di riconquistarne la fiducia. Col capo del Movimento insiste: «Ci sono le condizioni per ricominciare dai vostri dieci punti e riscrivere il contratto». L’offerta delle premiership resta sul tavolo, non c’è bisogno di ripeterla. Tutto vano, forse. La chiusura definitiva di Giuseppe Conte dal G7 di Biarritz (mai più con la Lega), ovvero dell’uomo sul quale il M5S comunque punta per la guida del governo col Pd, lascia pochi margini alle speranze di via Bellerio. «Lo stesso Conte che per un anno ci ha aiutato a fermare i barconi e a chiudere i porti, in una settimana passa dalla Lega al Pd? Che tristezza», è la replica in serata delle fonti della Lega. E adesso torna in mente a Matteo Salvini la serata cruciale dell’8 agosto. Quando raggiunge il premier per comunicare che non intende andare avanti. In quell’occasione – viene riportato solo ora – il capo del governo avrebbe suggerito al vicepremier di «non chiamare Di Maio», impegnandosi a ricucire piuttosto lui lo strappo. Impegno che, è la “certezza” maturata ora dal leader leghista, è stato disatteso. Alla luce dei fatti, questa la conclusione, sarebbe lui dunque il vero “traditore” nella partita della crisi. Colui che avrebbe “tramato” per sostituire la Lega col Pd. È l’ora dei veleni e degli stracci, è evidente. Sta di fatto che l’interlocutore ultimo resta Di Maio. Non certo Fico e l’ala sinistra del M5S, che tuttavia assieme a tutti gli anti leghisti del Movimento sarebbero ora determinanti al Senato.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Galluzzo Marco 
Titolo: Il retroscena – E lui incoraggia i 5 Stelle «Io ci sono. E in Europa sono ancora benvoluto»
Tema: M5S-Pd

In principio fu Grillo: «Non lo possiamo scartare come una figurina, è una persona elevata». Ora sembra che anche lui si tiri dentro, escludendo soltanto una riedizione del governo con la Lega, ma senza escludere uno suo diretto coinvolgimento in un ipotetico governo fra grillini e Pd. Forte degli apprezzamenti incassati a Biarritz dalla Merkel, da Macron e da Tusk, Conte parla di programmi che occorrono per il paese, «non di persone», e già questo è più di un sospetto che sotto sotto Il presidente del Consiglio incaricato per gli affari correnti non ha ancora del tutto dismesso alcuna ambizione. E, con i suoi collaboratori, chiarisce: «Io ci sono e in Europa sono ancora benvoluto». Il premier Giuseppe Conte ha sottolineato che «avendo maturato un’esperienza diretta di governo, credo di poter indicare quali siano i temi, e quali siano le soluzioni di cui il Paese ha bisogno. Abbiamo detto dell’economia circolare, abbiamo detto che dobbiamo lavorare per riformare il Paese e disegnarlo oggi come lo vogliamo fra qualche decennio. Lo costruiamo oggi: piano di investimenti molto più robusto, dobbiamo lavorare per rendere Il Paese sempre meno permeabile alla corruzione». Insomma Conte torna ad accreditarsi, dice che lui esiste, trova sponde interne e internazionali, anche se in filigrana sembra trasmettere un messaggio in codice: posso essere uno dei protagonisti della crisi, tanto più se è vero che Di Maio ha finora perorato con Zingaretti una posizione di quasi intransigenza, un Conte bis come condizione primaria per varare un governo con il Pd. Anche se le ambiguità sono e restano tante, anche se Salvini continua a lavorare per rifare un governo con i 5 Stelle, anche se una fetta cospicua del Pd non vuole nemmeno sentire parlare, in nome della discontinuità, di un secondo governo Conte.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Labate Tommaso 
Titolo: Ora la partita tra i leader si gioca sul premier L’ipotesi Fico
Tema: M5S-Pd

L’imponderabile succede alle nove di sera, quando una fiammata riaccende una partita che pareva destinata a morire di tatticismo. Perché non solo riparte prepotentemente il treno del governo Pd-M5S, che solo qualche ora prima sembrava destinato a un binario morto. Ma anche perché, sul filo dei contatti incrociati dei rispettivi pontieri, emerge con nettezza il nome di Roberto Fico. Il presidente della Camera passa, nel giro di pochissimo, dalle retrovie alla pole position del toto-premier. Tutto appeso ancora a tantissimi punti di domanda, ovviamente. Due su tutto. Di fronte a una candidatura «istituzionale» come quella del presidente della Camera, può il Partito democratico permettersi di dire no in nome della discontinuità rispetto al governo precedente? No, è la risposta; non foss’altro perché di quel governo, e soprattutto di Matteo Salvini, Fico è sempre stato un oppositore. La seconda domanda, invece, riguarda Luigi Di Maio. Per quanto Fico guidi l’opposizione interna, può il capo politico del M5S mettersi di traverso rispetto all’eventualità storica che un iscritto (tra l’altro della prima ora) diventi il capo del governo? Difficile, molto. La riaccensione dei motori del treno giallorosso e la pole position della candidatura Fico sono due degli effetti collaterali dello «schiaffo di Biarritz», come dal Pd hanno ribattezzato la mossa di Giuseppe Conte dal G7, che ha ridotto al minimo la capacità del forno con la Lega. Al minimo vuol dire quasi vicino allo zero, visto che i trattativisti del M55 avvertono gli omologhi del Nazareno che «quella strada, ormai, non avrebbe neanche i numeri per mettere su una maggioranza in Parlamento». Di sicuro non a Palazzo Madama, dove una pattuglia di almeno dodici pentastellati ha già minacciato – di fronte al riavvicinamento con Salvini – di formare un gruppo autonomo e votare contro. Difficile dire se, alle nove di ieri sera, Di Maio senta di essere finito in un vicolo cieco o ci sia finito per davvero.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Martirano Dino 
Titolo: Il Pd studia nomi e dossier per il tavolo con i 5 Stelle
Tema: M5S-Pd

Barometro stabile, tendente al variabile. Al Nazareno, sede nazionale del Pd aperta anche nel weekend, ormai sono a corto di metafore sullo stato dell’arte della trattativa con il M5S. Il segretario Nicola Zingaretti, ieri ad Amatrice per la cerimonia del terzo anniversario del terremoto, ha tenuto il punto davanti all’ultimatum di Luigi Di Maio su un Conte bis «prendere o lasciare»: «Abbiamo chiesto un governo di discontinuità con quello che ci ha visto oppositori». E Conte, è il sottotitolo, è stato il garante dell’alleanza populista-sovranista M5S-Lega. Zingaretti, poi, ha detto di essere «sempre ottimista» chiedendo però ai grillini «rispetto reciproco»: «Mi auguro che non esista l’ipotesi del doppio forno», cioè della doppia trattiva con la Lega. Cosi nella seconda giornata delle cinque concesse dal capo dello Stato, dietro le quinte i big della maggioranza del partito si sono dati appuntamento in una casa del centro di Roma. E alle 18 l’agenzia Ansa ha potuto verificare che da quell’uscio privato sono transitati, uno dopo l’altro, Paolo Gentiloni, Dario Franceschini, Marco Minniti, Paola De Micheli, Andrea Orlando, Maurizio Martina, Piero Fassino e Gianni Cuperlo. All’ordine del giorno «il punto della situazione» dopo l’incontro Di Maio-Zingaretti per ripetere lo stop al M55 che chiede con insistenza Conte a Palazzo Chigi. Il vertice tra i dirigenti Pd sarebbe anche servito a fare il punto su una possibile lista dei ministri dem. I renziani non c’erano. Con un tweet Matteo Renzi ha invitato tutti alla «responsabilità» e a non cedere agli interessi personali che porterebbero a far tornare in partita Salvini «ora nell’angolo e quasi ko».
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Stampa 
Autore:  Malaguti Andrea 
Titolo: Retroscena – La strategia di Renzi Un partito del Pil per stoppare Salvini – Un partito del Pil per archiviare Salvini E Renzi disegna la squadra di governo
Tema: M5S-Pd

“No a Conte, ma, soprattutto, mai e poi mai a Di Maio premier”. Chi frequenta Matteo Renzi in queste ore di trattative forsennate, sotterranee e piuttosto ondivaghe, dice che l’uomo è rinato. Il senatore sarebbe loquace, gioviale, molto determinato, perché convinto di aver portato l’accordo tra il Partito Democratico e il M5S a un passo dalla conclusione o anche, usando le sue parole, di avere confezionato «l’assist perfetto. Pur consegnando a Zingaretti il compito di tessere la tela con i 5 Stelle, il senatore semplice Matteo Renzi ha idee piuttosto chiare sulla struttura ipotetica del nuovo esecutivo, un governo che dovrebbe essere consegnato alla guida di una figura super partes, come quelle del magistrato, ed ex presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone o della vice presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia. Per il Pd e per i 5 Stelle, cominciando dall’ex dominio di Matteo Salvini, il ministero dell’Interno, da consegnare al capo della polizia Franco Gabrielli. Garanzia di rigore e incidentalmente uomo col quale si intende a meraviglia. Di Maio – dice – potrebbe tenere la vicepresidenza del Consiglio e il ministero dello Sviluppo economico, il senatore Patuanelli prenderebbe il posto del collega Toninelli alle Infrastrutture e alla Giustizia potrebbe finire il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, stoppato in passato dal presidente Giorgio Napolitano ma non inviso a Mattarella. Anche il Tesoro cambierebbe titolare, passando da Tria all’economista in quota Movimento Marcello Minenna. Zingaretti potrebbe decidere di entrare a Palazzo Chigi assumendo lo stesso grado di Di Maio, ma sul tema Renzi sarebbe stato – bontà sua – più vago: faccia come crede. Nel suo puzzle ci sono tutte le tessere. Compresa quella di Conte, destinato a un ruolo di commissario europeo e col quale vorrebbe avere un dialogo nelle prossime ore. E lui? L’ex primo ministro amerebbe collaborare, da esterno, con il ministro destinato a occuparsi di industria e aziende, cioè – in un governo destinato a rappresentare soprattutto la sensibilità del centro sud – con l’Italia che produce e che parla con l’Europa, il cemento e le fondamenta di quella che immagina essere la sua casa futura: il partito del prodotto interno lordo.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Stampa 
Autore:  Agasso Domenico Jr 
Titolo: Retroscena – I cardinali aprono al governo giallorosso “È il male minore, basta con il clima di odio”
Tema: M5S-Pd

Dall’altra parte del Tevere si attende la soluzione della crisi di governo con prudenza e realpolitik. Un accordo tra M5S e Pd viene considerato-a livello non ufficiale – il male minore. Con una «stella polare»: Sergio Mattarella. E molti sussurri a voce neanche tanto bassa: l’uscita dall’esecutivo del «Capitano» farebbe tirare «un sospiro di sollievo». La discrezione delle Sacre Stanze ha un’eccezione nei Gesuiti, protagonisti in queste settimane di appelli a colpi di post e cinguettii in chiave anti-Lega. Padre Bartolomeo Sorge, già direttore de La Civiltà Cattolica, ha scritto che «la mafia e Salvini comandano con la paura e l’odio, fingendosi religiosi». Mentre padre Francesco Occhetta, analista politico, entra nella diatriba del toto-premier per il successore di Conte – a proposito, non si sono registrate speranze per un suo bis – e scrive che «Marta Cartabia potrebbe essere un’ottima candidata a Palazzo Chigi» per la guida di un esecutivo a trazione giallorossa. Non è questa la posizione ufficiale della Santa Sede, rintracciabile unicamente nell’editoriale successivo alle dimissioni di Conte, a firma di Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano, che ha avuto toni bilanciati sulla crisi, compresa la questione dell’uso dei simboli religiosi. Monda ora accetta di parlare precisando che le sue sono opinioni personali e non entra nella logica degli schieramenti: «La crisi desta preoccupazione per due motivi. Il primo è legato alla situazione internazionale, la coesione dell’Europa, la tenuta dei conti, la crisi del lavoro».
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Stampa 
Autore:  Magri Ugo 
Titolo: Mattarella chiede chiarezza Già domani tirerà le somme
Tema: Crisi di governo

La riserva della pazienza presidenziale si esaurirà martedì, nel secondo giro di consultazioni. Dopodiché Sergio Mattarella tirerà le somme e, se i leader non gli avranno sottoposto soluzioni concrete, scioglierà le Camere. Ma nei conciliaboli di queste ore si dà per certo che l’ultimatum, quello vero, scadrà ben prima dei colloqui ufficiali al Quirinale. In altre parole, le decisioni irrevocabili dovranno essere prese già domani, al massimo nel primo pomeriggio, perché dopo potrebbe essere tardi. E il motivo della scadenza così perentoria esige una spiegazione che i frequentatori del Colle illustrano nei termini seguenti: domani sera la presidenza della Repubblica renderà noto il calendario delle consultazioni; se non vi ha ancora provveduto è perché, prima di fissare gli appuntamenti con le delegazioni dei partiti, Mattarella intende capire bene dove si sta andando a parare, in modo da regolarsi di conseguenza. Che cosa può cambiare, ai suoi occhi? Potranno accadere due cose. Ad esempio, che al momento di definire il programma dei colloqui la crisi sia sulla buona strada, con Cinque stelle e Pd che stanno trovando la quadra; oppure che per quell’ora siano maturate altre soluzioni di cui però al momento non si vedono i segnali, tipo “governo Canossa” (grillini e Lega di nuovo amici come prima). In altre parole, può darsi che il capo dello Stato domani sera sia in grado di cogliere la serietà dei tentativi in atto e l’importanza di ciò che martedì andranno a dirgli i protagonisti. In questo caso Mattarella dispiegherà un “format” di consultazioni adeguato, dedicandovi perlomeno un’intera giornata, in modo da registrare con scrupolo notarile il volere dei partiti.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Repubblica 
Autore:  De Marchis Goffredo 
Titolo: Il retroscena – Il Pd insiste nel no al mandato bis del premier. E ora azzarda la carta Fico – E Zingaretti disse: dov’è Di Maio – Zingaretti compatta il Pd la proposta è Fico premier
Tema: Pd

La trattativa è avviata e non può più interrompersi. Nicola Zingaretti, dopo i dubbi iniziali, sta diventando il primo tifoso del governo giallo-rosso. Con prudenza, ma questo è il suo carattere. E perché, dopo la cena di venerdì sera e le telefonate di ieri mattina, nel pomeriggio i contatti con Di Maio si sono interrotti. Però il segretario dem sa che il leader del Movimento ha le sue difficoltà, è a capo di un partito diviso in mille pezzi. Per il Pd può essere un vantaggio. «Dobbiamo fare il Conte bis perché è l’unica soluzione che regge l’urto del voto sulla piattaforma Rousseau», ha spiegato il vicepremier grillino nella cena di venerdì sera. Il segretario del Pd ha risposto: «No al Conte bis, no alla tua promozione a Palazzo Chigi e no a un mio ruolo nel governo. Altrimenti non c’è la svolta, è solo un ribaltone. Queste sono le condizioni». Le ha potute dettare grazie al Pd compatto, grazie al filo diretto con Matteo Renzi e a una linea comune delle correnti interne. Per un giorno trattativisti, scettici, frenatori hanno remato tutti dalla stessa parte. Il governatore del Lazio, per la verità, aspettava già oggi una risposta da Di Maio. Per aprire i tavoli di lavoro. Non è arrivato il via libera, anche se il nuovo giro sul Colle è dietro l’angolo. Ma nemmeno uno stop. Non c’è stata la rottura. Questo viene interpretato come un segnale positivo. La paura del doppio gioco grillino per riappacificarsi con la Lega si sta lentamente dissolvendo. Zingaretti ha continuato a sentire Di Maio al telefono, almeno fino al pomeriggio. Ribadendo i suoi punti fermi. E facendo capire che la linea del Pd è questa: siamo pronti a concedere la premiership ai 5 stelle, come è giusto. Anche a una personalità espressione diretta del Movimento. Un politico, insomma, che ricopre pure un ruolo istituzionale: il presidente della Camera Roberto Fico. Nome che è stato pesato durante una riunione al Nazareno nel pomeriggio di ieri.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Cremonesi Marco 
Titolo: Il retroscena – Gli sms con l’ex alleato Salvini: io sono pronto a ricostruire il rapporto
Tema: Lega-M5S

Messaggi, scambi di meme, persino qualche battuta. Obiettivo: «Ricostruire la fiducia con Luigi». Con Di Maio sono quantomeno ripresi i messaggi, il che in ottica salviniana è una buona notizia: il «forno Lega» non è sbarrato. Però, Salvini ne è consapevole, il capo dei 5 stelle considera un vero e proprio tradimento l’innesco della crisi di governo: «Lui non si fida – avrebbe ribadito il leader leghista in una delle telefonate con i suoi parlamentari – Io semplicemente gli ho fatto sapere che quando vuole sono pronto». Il «giammai con la Lega» pronunciato a Biarritz da Giuseppe Conte sgombera il tavolo da ogni dubbio sulla possibilità di un suo ritorno in scena in un contesto gialloverde. Non soltanto per il durissimo discorso di Conte in Senato contro il ministro dell’Interno. Il fatto è che Salvini negli ultimi giorni ha confidato ai suoi che «per separarmi da Luigi il presidente del Consiglio dimissionario ha giocato un bel ruolo». Perché «più di una volta mi ha sconsigliato di contattare direttamente Di Maio, “non preoccuparti, ci penso io”. E io cosa avrei dovuto fare? Mi sono fidato…». Detto questo, appunto, la fiducia non è recuperata: «Il punto è quello. Perché il resto… si tratterebbe solo di aggiornare Il programma. Però, per farlo dovremmo metterci intorno a un tavolo». Insomma, la questione resta quella di ricostruire il rapporto personale e umano tra i due. L’offerta a Di Maio di fare il premier, seppure non discussa con l’interessato, resta in campo. Ciò significa che la Lega non porrebbe condizioni? Tutte le tensioni, la guerra di nervi, la crisi per arrivare a Di Maio premier, l’ipotesi che nel marzo 2018 non era stata nemmeno presa in considerazione nonostante i 5 stelle allora pesassero il doppio della Lega? «Beh – spiega un leghista affidabile – un governo con un rilancio dei programmi, Giorgetti all’Economia e Matteo all’Interno potrebbe davvero essere una svolta». Ed eccolo lì il punto: forse l’unica condizione vera è la permanenza di Salvini al Viminale. Con tutto quello che le politiche del capo leghista agitano nell’opinione stellata
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Repubblica 
Autore:  Romagnoli Gabriele 
Titolo: La metamorfosi del Capitano
Tema: Lega

Comunque finisca la crisi di governo, c’è chi ha già perso. Quella persona è Matteo Salvini e ciò che ha smarrito è la lucidità. I conti si faranno alla fine e può darsi che ottenga quanto sperava, forse perfino di più, ma non per merito suo. Semplicemente, come già accaduto, i suoi avversari avranno giocato ancor peggio le loro carte. Ma lui, che aveva in mano quelle vincenti, si è incartato in un gioco all’apparenza incomprensibile. Per cercare di capire che cosa gli sia successo occorre azzardare la psicopatologia di un leader e collegarla a un momento preciso che sia in grado di definirla. Esiste un’espressione per definire quel momento: il punto critico. Il giornalista canadese Malcolm Gladwell gli ha dedicato un saggio il cui sottotitolo è, attenzione: i grandi effetti dei piccoli cambiamenti. Si tratta di un punto di svolta in cui il comportamento di un individuo (o di un gruppo) muta in modo drammatico e inedito. Per Salvini il punto critico scocca a cavallo tra luglio e agosto. Collegare gli avvenimenti e rintracciarne la causa è scienza ardua e spesso incline al bizzarro. E un po’ come l’effetto farfalla (se un lepidottero batte le ali a Pechino si scatena un uragano in Texas) presente nella teoria del caos. Ebbene: se un ragazzino sale su una moto d’acqua a Milano Marittima, cade il governo a Roma. Il 30luglio il figlio del ministro dell’Interno e leader del terzo (ma potenzialmente primo) partito viene ripreso sul veicolo della polizia di Stato da un videomaker, per conto di Repubblica. L’iniziale reazione è misurata e comprensibile: «Errore di papà», spiega Salvini, facendo leva su sentimenti condivisibili. Poi accade qualcosa, la notte non porta consiglio, il bruco diventa farfalla e sbatte le ali, in una narrazione punteggiata di esclamativi è il momento fatale del punto critico. Nella conferenza stampa balneare del primo agosto di fronte alle inevitabili e quindi prevedibili domande dello stesso videomaker, Salvini sbrocca, scavalca la misura e sfida la comprensione: evoca passioni oscure dell’interlocutore e improbabili rese di conti sul pedalò.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Giornale 
Autore:  de Feo Fabrizio 
Titolo: Berlusconi: «Alle urne con l’altra Italia – Berlusconi preoccupato «Basta con il teatrino è l’ora dell’altra Italia»
Tema: Fi

“Hanno cominciato dalle poltrone e non dai programmi… proprio un buon inizio”. Silvio Berlusconi osserva da lontano la trattativa in corso tra Pd e M5S e gli sviluppi della crisi di governo più pazza del mondo. Registra gli umori, le accelerazioni, le frenate e le giravolte e si concede un po’ di amara ironia. In serata poi scrive di proprio pugno una nota per manifestare la propria preoccupazione. «Una coalizione Pd-Cinquestelle troverebbe convergenze sulle idee della più vecchia, deteriore e fallimentare sinistra pauperista, statalista e assistenziale. Porterebbe agli italiani nuove tasse, compresa la patrimoniale, nuove leggi liberticide e la recessione. Vedo riaffacciarsi la spericolata ipotesi di riproporre la formula politica gialloverde, che tanti danni ha prodotto all’Italia, e che era stata dichiarata fallita dalla stessa Lega solo pochi giorni fa. Sono molto preoccupato come italiano, leader politico e imprenditore per la piega assunta dalla crisi di governo. Purtroppo ancora una volta le forze politiche mettono in atto spregiudicati tatticismi, preoccupate più del proprio destino che di quello degli italiani. In questo scenario grave è preoccupante è ancora più evidente che solo Forza Italia rappresenta, e lo fa con orgoglio e determinazione, le idee e le tradizioni politiche liberali, democratiche, garantiste e cristiane della Civiltà Occidentale, alternative alla sinistra e ben distinte dai sovranismi. Se si tornerà alle urne, ma anche se dovremo continuare a fare opposizione in Parlamento, il nostro compito sarà chiamare a raccolta l’altra Italia, che non si riconosce in questo teatrino». Le perplessità di Fi in questa fase si appuntano sui movimenti di tutti i protagonisti di questa strana partita. Fi resta ufficialmente ancorata alla coalizione del 4 marzo 2018 e al format creato oltre 25 anni fa. E’ chiaro, però, che di fronte alla nuova, possibile trattativa tra la Lega e M5S i dirigenti azzurri iniziano a interrogarsi sullo stato di salute di una coalizione che a livello regionale continua a inanellare successi ma che non riesce a decollare a livello nazionale.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Economia e finanza

Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Rogari Marco – Tucci Claudio 
Titolo: Cuneo fiscale: il taglio alle tasse nuova priorità – Priorità al taglio del cuneo, tre ipotesi al tavolo M5S-Pd
Tema: Manovra

Non solo lo stop agli aumenti Iva. Il confronto tecnico sulla manovra in corso tra M5S e Pd, in attesa di capire se la trattativa potrà proseguire a livello politico dopo il no di Nicola Zingaretti alla richiesta di Luigi Di Maio di un Conte bis, punta dritto sul taglio del cuneo fiscale-contributivo. Tre le opzioni già sul tavolo. La prima, rilanciata dai Dem, prevede un taglio di un punto l’anno per cinque anni sull’intera platea degli occupati. La seconda ipotesi poggia su un intervento choc sui giovani con una sforbiciata secca di 4 punti a fronte di un’assunzione a tempo indeterminato. C’è poi la proposta già formulata nelle scorse settimane dagli esperti dei Cinque stelle di esonerare i datori di lavoro dal versamento del contributo dell’1,61% della retribuzione destinata alla Naspi e di quello del 2,75% per la disoccupazione agricola, anche qui soltanto per i lavoratori a tempo indeterminato. Una soluzione che viaggerebbe parallelamente al salario minimo, e che varrebbe tra i 4-5 miliardi, ma che è stata accolta con freddezza da imprese e sindacati. A condizionare la scelta sarà anche la partita sulle coperture, che rientra nella difficile composizione del puzzle della manovra. La dote per il cuneo, a seconda dei dettagli che prenderà l’eventuale intervento, oscilla tra 2,5-3 miliardi e 5-6 miliardi. In casa Dem l’idea è quella di mettere in campo un intervento piuttosto robusto, dai connotati strutturali, ipotizzando una iniezione di circa un punto di Pil (10-15 miliardi), con l’obiettivo di alleggerire, in maniera visibile, il costo del lavoro per le aziende, aumentando le buste paga dei lavoratori. «Nel nostro Paese esiste un tema di retribuzioni medie nette – osserva Giuseppe Provenzano, responsabile Lavoro del Pd -. Per innalzarle, occorre migliorare la qualità delle produzioni, con vere politiche industriali, e insieme ridurre le tasse sul lavoro».
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Fubini Federico 
Titolo: Intervista a Giovanni Tria – «La manovra non fa paura» – «I conti? Vanno molto meglio Disinnescare l’Iva è possibile»
Tema: Manovra

«Consegniamo un’Italia con i conti abbastanza in ordine – dice il ministro dell’Economia prestato da tecnico al governo M5S-Lega . Mi lasci godere di questa relativa tranquillità». Da qui Tria assiste a una delle più ingarbugliate crisi politiche di sempre senza che i mercati reagiscano, anche perché lui per due volte ha tagliato gli obiettivi di deficit per evitare una procedura europea. Resta da capire come disinnescare clausole di aumento Iva da 23 miliardi da gennaio. In parte ereditate, ma in parte le avete messe per compensare un punto di Pil di spesa corrente in più. «Ci sono margini di manovra. Anche a leggi vigenti, senza altre misure, il deficit per il 2020 sarebbe sostanzialmente inferiore al 2,1 % del prodotto lordo (Pil) previsto nel Documento di economia e finanza di aprile scorso. Siamo molto sotto quel livello. E’ il risultato di una politica di bilancio che ha permesso di portare avanti i programmi voluti dalle forze politiche, ma mantenendo i saldi di bilancio sotto controllo». Il deficit 2020 e’ di 0,3% del Pil inferiore al previsto? «Anche di più di 0,3%.Ovviamente sono previsioni, soggette a correzioni legate all’andamento dell’economia e alle aspettative». Dunque le clausole sarebbero da meno di 23 miliardi? «Penso sarebbero minori dell’ammontare delle clausole di salvaguardia previste per il 2020 dai programmi del governo precedente». L’esecutivo di Paolo Gentiloni aveva lasciato clausole da 19 miliardi per il 2020. «A copertura di pensioni a “quota 100” e reddito di cittadinanza sono state aumentate, ma ho sempre pensato fosse inutile: era prevedibile che la spesa sulle due misure sarebbe stata minore del previsto. Ora si è dimostrato». In sostanza ci sono 7 0 8 miliardi di deficit in meno rispetto alle stime, sul 2020? «Non solo per i risparmi sulle due misure, anche per le maggiori entrate attese e i minori interessi sul debito. Si oscilla tra i sei e gli otto miliardi. Dipende da noi, se sapremo conservare la calma sui mercati e quindi uno spread fra titoli italiani e tedeschi sui livelli attuali o poco più bassi».
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Messaggero 
Autore:  Cifoni Luca 
Titolo: Aumenti Iva e legge di Bilancio il piano in caso di voto a ottobre
Tema: Manovra

In cassaforte c’è il decreto legge per far slittare gli aumenti Iva: in caso di mancata soluzione della crisi di governo e quindi verosimilmente di voto anticipato in autunno è questo il piatto forte del “Piano B” che il ministero dell’Economia ha messo a punto. Con una copertura di fatto già disponibile tra i 4 e i 5 miliardi – grazie al combinato disposto di minore spesa per interessi e risparmi su Quota 100 – l’intervento legislativo avrebbe l’obiettivo di rinviare (fino a fine marzo o al più a fine aprile) gli incrementi delle aliquote, che altrimenti scatterebbero in ogni caso in quanto previsti da una norma precedente. Toccherebbe poi al successivo governo decidere il da farsi, trovando tutte le risorse aggiuntive. Questo però potrebbe non essere l’unico provvedimento che sarà necessario adottare. Se infatti si facesse concreta la possibilità che la legge di Bilancio non sia licenziata entro il 31 dicembre, allora in base alla Costituzione le Camere dovrebbero approvare una legge per autorizzare l’esercizio provvisorio, per un periodo massimo di quattro mesi (eventualmente da coordinare con quello della sospensione degli aumenti Iva). Su questo punto una decisione definitiva – nel caso – potrà essere presa solo più in là dall’esecutivo incaricato di gestire la transizione. Si tratta di una situazione relativamente nuova, anche se in verità in Italia il ricorso all’esercizio provvisorio c’è già stato oltre trenta volte fino agli anni Ottanta. Ma in particolare dopo l’avvento dell’euro le cose sono un po’ cambiate.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Sorrentino Riccardo 
Titolo: «Super valuta digitale per battere lo yuan cinese» – Carney: super valuta digitale contro l’egemonia del dollaro
Tema: Monete virtuali

Una valuta globale, come Libra. Per sostituire il dollaro durante la lenta ascesa del renminbi. È coraggiosa la proposta avanzata da Mark Carney, governatore della Bank of England, al Simposio Fed di Jackson Hole. Un’idea incompleta, ma «intrigante» che potrebbe risolvere il problema dell’instabilità finanziaria globale. La funzione della nuova moneta sarebbe quello di risolvere i problemi generati dall’egemonia del dollaro e di evitare un destabilizzante e lungo duopolio con la valuta cinese. A un mondo multipolare non si può che dare un sistema valutario multipolare e l’idea è allora di realizzare una «valuta sintetica egemonica», che rifletta un basket di monete affidabili, di riserva. Libra, la valuta annunciata da Facebook, è l’esempio «di più alto profilo» di una moneta elettronica. Una precauzione sarebbe in ogni caso necessaria: «Diversamente dai social media, dove standard e regole iniziano a essere sviluppati solo ora che le tecnologie sono state adottate da miliardi di utenti, i termini di partecipazione per ogni nuovo sistema sistemico di pagamento privato deve essere in vigore ben prima del loro lancio». Questa valuta potrebbe però essere realizzata anche dal settore pubblico, «forse attraverso un network di banche centrali». Una Libra globale darebbe meno importanza al dollaro e ridurrebbe le ricadute della politica Usa sul res. Qualcosa infatti non funziona più, nel sistema finanziario internazionale. Il dollaro ha assunto un’importanza enorme: molte aziende hanno listini direttamente espressi nella valuta Usa. Il movimento dei cambi, quindi, non riesce più a riequilibrare il mercato globale.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Sabella Marco 
Titolo: Weidmann: la Germania? Non servono stimoli Bce
Tema: Economia tedesca

Il primo allarme lo ha lanciato pochi giorni fa proprio la Bundesbank, la Banca centrale tedesca, ipotizzando che dopo il calo del Pil dello 0,19 nel secondo trimestre del 2019 anche l’andamento del prodotto nel terzo trimestre dell’anno, in Germania, possa essere preceduto da un segno meno. Un’ipotesi che se confermata aprirebbe lo porte allo scenario di «recessione tecnica» per la prima economia dell’Eurozona. La «recessione tecnica» è così definita infatti da un calo del Pil nell’arco di due trimestri consecutivi. A stretto giro anche la Cancelleria di Berlino ha confermato questa previsione, accompagnandola con giudizi rassicuranti secondo cui l’equilibrio della congiuntura interna del Paese «rimarrebbe «intatto» e non ci sarebbe da «attendersi una grave crisi». L’economia tedesca è dunque indebolita, ma è ancora troppo presto per intervenire con uno stimolo economico. A sostenere questa tesi è il presidente della Bundesbank e membro del consiglio direttivo della Bce, Jens Weidmann, in un’intervista concessa ieri al quotidiano Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung. «L’attuale prospettiva è incerta, ma non vedo ragione per farsi prendere dal panico», ha detto Weidmann. II presidente della Bundesbank , inoltre, sottolinea nell’intervista che ad un certo punto nuovi tagli dei tassi inizieranno a non avere più effetto. «Più bassi sono i tassi di interesse, maggiore è l’incentivo a detenere liquidità», ha ricordato. Weidmann ha anche affermato che in caso di vera recessione, a suo avviso «sarebbe necessaria la politica fiscale del governo Federale. «Attualmente, tuttavia, non vi è alcun motivo per lanciare un importante programma di stimolo economico».
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Palumbo Marilisa 
Titolo: L’America agita i dazi sul vino Ma se sarà guerra, partirà dalle auto
Tema: Trump-Macron

«Amo il vino francese», ha detto il notoriamente astemio Donald Trump dopo aver promesso dazi sul prodotto simbolo d’Oltralpe. II presidente americano aveva già ordinato lo scorso anno tariffe sull’acciaio e l’alluminio europei, mossa alla quale la Ue ha risposto con una tassazione del 25% su 2,8 miliardi di prodotti Usa. Di recente The Donald ha poi adombrato di alzare la tassazione su formaggi e insaccati. Ma la partita più delicata si giocherà a novembre, quando Trump dovrà decidere se fare seguito alla minaccia di toccare, con tariffe del 25%, una delle industrie europee più importanti: quella dell’auto, aprendo di fatto, dopo quella con la Cina, una vera guerra commerciale con il vecchio continente. Un conflitto che avrebbe effetti molto più gravi per gli equilibri globali di quello con Pechino: il commercio Usa-Ue è infatti il più grande scambio bilaterale al mondo. «Diamo noi le carte: tutto quello che dobbiamo fare è tassare le loro auto e loro ci daranno quello che vogliamo perché ci mandano milioni di Mercedes qui. Milioni di Bmw», ha detto con la consueta diplomazia Trump pochi giorni fa attaccando l’Europa definita «peggio della Cina, solo più piccola». Ma a soffrire di più per un’escalation tra gli alleati, dicono gli esperti, potrebbe essere invece soprattutto Washington. Secondo i dati dell’Office of the U.S. Trade Representative gli Stati Uniti nel 2018 hanno importato 683,9 miliardi di dollari di prodotti dall’Europa e 557,9 dalla Cina. Le esportazioni invece sono state 574,5 miliardi di beni e servizi verso l’Europa e solo 179,2 verso la Cina, il che significa che i 28 hanno armi per colpire duro. Trump però è imprevedibile e gli europei non intendono aspettare passivamente: per questo, notava qualche giorno fa Bloomberg, provano ad allentare la dipendenza dal mercato americano.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Stampa 
Autore:  Mastrolilli Paolo 
Titolo: Trump-Macron, pranzo a sorpresa Ma il G7 parte con lo scontro sui dazi
Tema: Trump-Macron

Poche ore prima di sedersi amabilmente a tavola con il collega francese Macron, per il pranzo informale con cui ha aperto i suoi impegni al G7 di Biarritz, il presidente Trump ha minacciato di «tassare il loro vino come non hanno mai visto prima», per punire Parigi dell’imposta sui servizi digitali che prende di mira i colossi americani del settore. Il capo della Casa Bianca è notoriamente astemio, e quindi il problema non lo tocca da vicino, anche se il presidente del Consiglio Europeo Tusk lo ha avvertito che Bruxelles risponderebbe a tono contro un simile affronto. Scherzi a parte, questa attitudine basta a dimostrare il clima difficile di un vertice quasi senza precedenti, in termini di divisioni tra gli alleati. Infatti il Wall Street Journal e ha scritto che funzionari americani hanno accusato il capo dell’Eliseo di aver impostato il vertice su temi di nicchia come clima e Africa, che interessano solo alla sua base politica. Salutando Trump all’inizio del pranzo, e durante il discorso rivolto poco prima alla nazione, Macron ha detto di aver due obiettivi fondamentali: «Diminuire le tensioni e aggiustare la situazione riguardo i commerci, e trovare nuove strade per rilanciare la nostra economia». Il tutto per evitare una recessione globale, secondo alcuni analisti già in corso, e quindi garantirsi gli strumenti per combattere le disuguaglianze che hanno favorito ovunque l’affermazione del populismo.  E’ chiaro che il primo punto si riferiva soprattutto alle guerre commerciali, che il capo della Casa Bianca ha scatenato contro la Cina, ma minaccia anche contro l’Europa. Lo stesso Tusk ha esplicitamente criticato questa strategia, perché magari Bruxelles avrebbe le sue lamentele contro Pechino e sarebbe disposta a collaborare con Washington per sanare alcuni problemi, ma non con i dazi indiscriminati, che spingono l’intero pianeta verso la recessione. Eppure poco prima, stavolta via Twitter, Trump aveva avvertito che venerdì faceva sul serio quando aveva ordinato a tutte le compagnie americane di abbandonare la Repubblica popolare e cercare alternative per realizzare i loro prodotti.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Fotina Carmine 
Titolo: Intelligenza artificiale, piano da due miliardi – Intelligenza artificiale, scommessa da 2 miliardi
Tema: Strategia italiana per l’Intelligenza artificiale

Gli imperscrutabili tempi della politica hanno fatto sì che la Strategia italiana per l’Intelligenza artificiale fosse pubblicata dal ministero dello Sviluppo economico nel pieno di una delle crisi politiche più complesse di sempre, senza certezze sul futuro governo che dovrà portarla avanti. Ma i temi in gioco e il loro orizzonte, misurabile in decenni, lasciano presagire che queste prime linee guida italiane, elaborate sulla base delle proposte di un gruppo di 3o esperti, in un modo o nell’altro orienteranno il dibattito sulla politica industriale del paese. Il documento, in consultazione fino al 13 settembre, preannuncia un investimento pubblico da 1 miliardo di euro entro il 2025, che dovrebbe attivare altrettanto nell’industria privata per un volume complessivo di 2 miliardi. Una promessa, da verificare sul campo con i nuovi indirizzi politici, che guarda alle applicazioni in sette grandi settori economici: industria e manifattura, agroalimentare, turismo e cultura, infrastrutture e reti energetiche, salute e previdenza sociale, città e mobilità intelligenti, pubblica amministrazione. Quando il piano, chiusa la consultazione, sarà inviato a Bruxelles l’Italia avrà rispettato comunque in ritardo l’obbligo per ogni Stato di presentare alla Commissione la propria strategia entro giugno 2019.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Autore:  Latour Giuseppe 
Titolo: Illeciti, cresce il whistleblowing – Abusi, furbetti, appalti truccati Ecco l’Italia dei whistleblower
Tema: P. A. 

Un presunto curriculum falso, compilato da un «incaricato di posizione organizzativa» in Friuli Venezia Giulia. Irregolarità nel sistema di rilevazione delle presenze e dei congedi della polizia locale di Napoli. Furbetti del cartellino all’agenzia delle Entrate. Attività diverse dal lavoro, svolte durante l’orario di servizio all’Inps. La violazione del divieto di fumo negli uffici del Comune di Milano. E, ancora: tangenti, abusi edilizi, appalti truccati o semplici conflitti di interesse. L’Italia disegnata dalle segnalazioni dei whistleblower, analizzate dal Quarto rapporto annuale dell’Anac sul tema, aiuta a comporre una mappa dei molti comportamenti scorretti e degli illeciti diffusi oggi nella pubblica amministrazione italiana. Si tratta – va specificato chiaramente – di semplici segnalazioni, in qualche caso anonime, che poi vanno verificate nel merito dai soggetti competenti: Autorità anticorruzione, Corte dei conti e Procure della Repubblica. A volte, insomma, sono solo falsi allarmi. Il whistleblower è, per definizione, una persona che viene a conoscenza di attività illecite sul proprio luogo di lavoro. La legge Severino (articolo 1, comma 51 della legge 190/2012) ha introdotto in Italia tutele a protezione dei dipendenti pubblici che segnalano illeciti. Attivando un sistema che, negli anni, è stato affinato, dando un ruolo centrale all’Anac: dal 2014 l’Autorità guidata da Raffaele Cantone è uno dei soggetti competenti a ricevere le segnalazioni, insieme ai responsabili della corruzione e trasparenza delle diverse amministrazioni. Così, proprio dal 2014, ogni anno l’Authority fa il punto sull’andamento delle segnalazioni, in aumento continuo.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Messaggero 
Autore:  Mancini Umberto 
Titolo: Alitalia, sul nodo delle rotte accordo con Delta in salita
Tema: Dossier Alitalia

Strada in salita, a pochi giorni dalla presentazione dell’offerta Fs, per il varo della nuova Alitalia. E non è solo la crisi di governo a complicare il cammino del piano industriale per definire strategia e futuro della compagnia. Il negoziato tra Fs-Atlantia e Delta non ha infatti ancora sciolto almeno due dei tre nodi cruciali per far decollare l’operazione. Il primo, semplificando, riguarda le rotte nordamericane, le più redditizie, che il colosso americano non vorrebbe cedere al concorrente-alleato. Così come è forte il braccio di ferro su quelle per il mercato asiatico e il Sud America. Ed è proprio Atlantia, su impulso anche del Mef, a trattare per ottenere spazio lì dove i margini sono più elevati e si realizzano i profitti più significativi. Da qui la necessità, sottolineano anche le organizzazioni dei piloti, di mettere a punto una alleanza alla luce degli interessi del vettore tricolore. Cedere su questo fronte, aggiungono i sindacati di categoria, significherebbe ipotecare il bilancio dei prossimi anni. Del resto il gruppo di Ponzano Veneto, insieme alle Fs, avrà complessivamente il 70% della new Alitalia, contro il 15% rispettivamente del Tesoro e di Delta, ed è giusto che indichi la rotta. La riunione decisiva sul fronte del piano voli dovrebbe tenersi ad Atlanta a fine mese. il 31 agosto per la precisione, alla presenza del ceo della compagnia Usa, Ed Bastian. E’ bene osservare che il piano è legato a filo doppio anche al numero degli aerei necessari a dare competitività al vettore. Anche qui il confronto è serrato, mentre non è ancora stata definita la governance della compagnia, con l’indicazione del capo azienda che dovrà far marciare l’intesa.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Messaggero 
Autore:  Pacifico Francesco 
Titolo: Nomine, slitta l’ad di Invitalia e su Sace vertice Tria-Palermo
Tema: Nomine

Ne hanno parlato venerdì a cena a Rimini, a margine del Meeting di Comunione e Liberazione, e si rivedranno lunedì al Mef per trovare un nome condiviso per la futura governance di Sace. E fitto il dialogo tra il ministro dell’Economia, Giovanni Tria e l’amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, Fabrizio Palermo, per scegliere assieme il successore di Alessandro Decio. Che al momento ancora non ci sarebbe. Anche se non è da escludere l’ennesimo rinvio – non foss’altro per garbo istituzionale – in attesa che si chiarisca la crisi di governo. Da qui alla fine all’annosono da definire una settantina di poltrone in aziende pubbliche e in authority. Che salgono a 400 se si guarda ai grandi colossi, agli ex monopolisti, e alle varie partecipate chiamate l’anno prossimo ai rinnovi dei cda. Ma con l’implosione della maggioranza gialloverde tutti i contatti e gli equilibri raggiunti prima dell’estate sono da riscrivere. Non a caso il premier uscente Giuseppe Conte, come ha stabilito nelle disposizioni inserite nella direttiva per il disbrigo degli affari correnti, è stato chiaro con i suoi ministri e con i partiti della vecchia maggioranza: «Si potrà procedere solo a nomine, designazioni e proposte strettamente necessarie». E in ogni caso ogni nome, ogni mossa, ogni atto vanno sempre concordati con Palazzo Chigi. Tra le nomine strettamente necessarie – quelle che vanno a scadenza o che potrebbero pregiudicare l’ordinaria attività – ce ne sono due che potrebbero rientrare in questa categoria: Sace, appunto, la controllata di Cdp che si occupa di assicurare all’estero il business delle imprese italiane, e Invitalia, agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo delle imprese nei territori più deboli, controllata dal Mef. Due dossier la cui delicatezza è comprensibile.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Messaggero 
Autore:  Mancini Umberto 
Titolo: Evasometro, via ai primi controlli sui conti correnti – Evasometro, partiti i primi controlli
Tema: Evasometro

L’evasometro è pronto a colpire. In assenza di indicazioni chiare da parte del governo – la crisi di questi giorni non aiuta certo a rasserenare il quadro – l’Agenzia delle Entrate è andata avanti da sola. O, meglio, ha rafforzato le proprie armi contro l’evasione fiscale, avviando – ecco la novità – la sperimentazione anche sulle persone fisiche dei controlli incrociati tra movimenti bancari (saldi mensili e annuali) e le dichiarazioni. Insomma, tra quanto effettivamente speso, come evidenziato nel conto corrente di ciascun cittadino, e quanto poi invece messo nero su bianco sul modello Redditi o sul 730. Si tratta di una sperimentazione partita all’inizio di agosto in maniera soft per affinare lo strumento che, potenzialmente, è in grado di scovare i “furbetti” in maniera selettiva e con margini di errore davvero modesti. E che è verosimilmente destinata ad andare a regime con l’avvento del nuovo esecutivo.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Societa’, istituzioni, esteri

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Montefiori Stefano 
Titolo: Pranzo a sorpresa al G7 E Macron «doma» Trump – Macron a Trump: pranziamo da soli?
Tema: G7

Mentre tra Hendaye e Irun, alla frontiera franco-spagnola, migliaia di manifestanti sfilavano contro il G7 contestando l’idea stessa di un club che riunisce una volta l’anno i leader delle sette democrazie più ricche, all’Hotel du Palais di Biarritz il presidente francese Emmanuel Macron e l’americano Donald Trump hanno rinnovato ieri il rito della diplomazia personale. Un pranzo improvvisato, non previsto dall’agenda ufficiale, che si è protratto per due ore e che secondo i consiglieri dell’Eliseo – in un momento di caos nelle relazioni internazionali – conferma la giustezza del «metodo Macron»: ovvero «curare il rapporto personale per gestire e controllare le grandi forze in azione» che altrimenti tenderebbero allo scontro. È così che dopo le minacce dei giorni scorsi di Trump contro il vino francese e altri prodotti europei, una guerra commerciale tra Stati Uniti e Europa sembra essere per il momento scongiurata. L’Eliseo sottolinea che lo stesso metodo è stato applicato «con Putin nell’incontro del 19 agosto al Fort de Bregançon» e con «il leader cinese Xi Jinping in Costa Azzurra» a marzo. Proprio nel momento in cui il multilateralismo è messo in discussione bisogna rilanciare il dialogo, soprattutto quando le posizioni sono più distanti. Macron ha proposto di pranzare assieme e Trump ha accettato. Hanno discusso in inglese e loro due soli, senza interpreti, su Iran, commercio mondiale, Amazzonia e tassazione del digitale. Sull’Iran, Trump ha assicurato a Macron di non volere lo scontro con Teheran ma un nuovo accordo. Quanto al conflitto commerciale con la Cina Macron ha ottenuto rassicurazioni di una maggiore prudenza, e si è arrivati poi al principio di una maggiore tassazione dei GAFA (Google, Amazon, Facebook, Apple), che la Francia difende e che Trump invece considerava un segno di ostilità.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Giornale 
Autore:  De Remigis Francesco 
Titolo: Dazi, allarme clima e Brexit Via al G7 della discordia
Tema: G7

La giornata scorre confusa. Più che un vertice, un ritrovo in cui ogni leader ha piazzato una contro-agenda nazionale. Donald Trump, per non avvitarsi in trattative estenuanti come in Canada l’anno scorso – quando rifiutò di firmare il documento finale del G7, salvo poi sottoscriverlo e togliere di nuovo il suo nome – ha scelto di vedere subito il padrone di casa a pranzo all’Hôtel du Palais. Lontano dal tono aggressivo della vigilia, in cui Trump minacciava ritorsioni sul vino francese se al G7 si fosse discussa la tassa sui giganti statunitensi dell’alta tecnologia come Google, The Donald constata d’aver «molto in comune» con Macron: «Essendo amici di vecchia data a volte litighiamo, ma non troppo. La nostra relazione è speciale». Fin qui tutto bene. In una città fantasma, svuotata da turisti e popolata da diplomatici e 13.200 tra gendarmi e poliziotti, i due concordano su un punto, già preannunciato da Emmanuel Macron: stavolta non ci sarà una sintesi finale sul vertice (prima volta dal ’75). Troppi temi, forse anche troppi invitati al G7 (allargato a leader africani e non solo). E pure qualche parola di troppo, filtra dagli sherpa di Trump, da parte per esempio di Donald Tusk. Il rappresentante dell’Ue arriva tra i primi nella città-bunker sui Pirenei francesi: «Le ragioni che hanno portato all’esclusione della Russia sono ancora valide, meglio invitare l’Ucraina». L’irritazione si diffonde, Macron prova a rassicurare con un videomessaggio di 10 minuti: «Ho due obiettivi, convincere i partner che le tensioni commerciali fanno male a tutti e rilanciare la crescita». Ma l’arrivo per le grandi dimensioni dell’Air Force One all’aeroporto di Bordeaux, quando tutti gli altri atterrano a Biarritz, è la manifestazione plastica di una distanza che pare incolmabile tra Washington e Bruxelles. Per esempio, sull’Iran nucleare. E sui paventati dazi Usa: «Proteggerò il vino francese con determinazione», dice Tusk. Se tasse saranno, l’Ue risponderà «come non hanno mai visto». Angela Merkel non è ancora atterrata, quando dal governo tedesco arriva il No alla minaccia di far saltare il patto di libero scambio tra l’Unione europea e Argentina-Brasile-Uruguay-Paraguay. Poi l’incontro bilaterale con l’inquilino dell’Eliseo. Alto feeling sull’imminente Brexit e ricuciture per arrivare a una dichiarazione d’intenti, più larga possibile, sull’Amazzonia.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Stampa 
Autore:  Martinelli Leonardo – Simoni Alberto 
Titolo: Dal clima alla recessione: i cinque dossier che dividono il G7 – I dossier che spaccano il club dei Grandi
Tema: G7

Macron vuole che l’emergenza in Amazzonia diventi prioritaria nel vertice, sostenuto da Angela Merkel e Boris Johnson. La Francia punta anche all’adozione di una Carta per la biodiversità (ha l’appoggio degli altri europei e del Canada). Bisogna poi ricapitalizzare il Fondo europeo per il clima (senza i soldi di Trump): solo la Germania si è già impegnata a un raddoppio della sua dotazione. Donald Trump non vuole vincoli né sul fronte interno né su quello internazionale su emissioni e sull’ambiente e ribadirà la sua posizione al G7. Non vuole vincoli per le aziende. Il 1° giugno del 2017 ha annunciato il ritiro dall’accordo sul clima di Parigi sottoscritto da Obama. Due mesi fa ha deciso di rivedere Clean Power Plan che prevede la transizione dal carbon fossile a energia pulita. La Francia insiste per alleggerire le sanzioni di nuovo imposte a Teheran da Trump. E Parigi, con Londra e Berlino, ha creato in gennaio l’Instex (Instrument in Support of Trade Exchanges), camera di compensazione per favorire gli scambi commerciali con l’Iran senza utilizzare il dollaro, in funzione anti-Usa. Obiettivo: salvare l’accordo sul nucleare che era stato raggiunto nel 2015. Perché la Russia si aggiunga di nuovo al G7, per ridare vita al G8, defunto nel 2014, gli europei vogliono che prima Mosca trovi una soluzione alla crisi ucraina (e i canadesi chiedono la restituzione a Kiev del Donbass). Per la Merkel e Johnson, in ogni caso, il ritorno della Russia è prematuro. Da escludere in maniera categorica, invece, per Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo. Trump considera il Jcpoa (l’accordo sul nucleare) defunto. Poche settimane fa ha inasprito le sanzioni a esponenti di spicco del regime iraniano. La sua Amministrazione è però divisa fra falchi (guidati da Bolton che preme per azioni di forza) e colombe che ritengono di poter scrivere ex novo accordi con Teheran. Intanto però le sanzioni anti-Iran restano valide anche per gli europei.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Stampa 
Autore:  PAO.MAS. 
Titolo: Retroscena – L’isolamento di Conte al suo passo d’addio
Tema: G7

ell’agenda del presidente Trump, almeno fino alla vigilia del G7 cominciato con la cena di ieri sera, c’erano incontri bilaterali formali con tutti gli altri leader del vertice, tranne il premier italiano Conte. Ieri sera Palazzo Chigi assicurava che stava lavorando per un colloquio, ufficiale o informale come quello awenuto l’anno scorso in Canada, e il capo della Casa Bianca non aveva motivi forti per evitarlo. Ma il fatto che non sia stato richiesto e organizzato in anticipo è un dato oggettivo, che rischia di simboleggiare non solo l’isolamento del capo uscente di Palazzo Chigi, ma anche la debolezza del nostro Paese durante un vertice caratterizzato da temi tanto importanti quanto divisivi. Naturalmente l’Italia è al tavolo e potrà far sentire la sua voce. Fonti di Palazzo Chigi hanno affermato che durante la riunione di ieri pomeriggio per il coordinamento tra i leader europei la crisi di governo non è stata discussa, anche se nei giorni scorsi il presidente francese Macron non aveva mancato di sottolineare che il nostro Paese meriterebbe una guida più efficace. Proprio il capo dell’Eliseo, sempre secondo fonti vicine a Conte, si sarebbe complimentato con lui per il lavoro svolto in Libia, mentre la Merkel ha accolto in maniera calorosa il premier dimissionario, che peraltro in un video fonte di polemiche le aveva anticipato i suoi problemi con il ministro degli Interni Salvini. Il problema è che i lavori ufficiali del G7 sono piuttosto ingessati, e in assenza del negoziato tra gli sherpa perché quest’anno Macron ha rinunciato in anticipo al comunicato finale, le vere discussioni concrete sui dossier specifici si svolgeranno nel contesto privato dei bilaterali.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Soave Irene 
Titolo: Le foto (finte) per salvare l’Amazzonia
Tema: Amazzonia

Ci sono foto che oltre a documentare un evento ne influenzano il corso, come quella della bambina vietnamita bruciata dal napalm, che affossò il sostegno degli americani alla guerra. Oggi, quella della foresta pluviale orlata dal fuoco: ritwittata più di 4 mila volte e postata su Instagram, fra gli altri, da Leonardo Di Caprio, Brad Pitt, e persino da Emmanuel Macron, in una campagna che ha raccolto gli occhi del mondo sull’Amazzonia in fiamme, con lo slogan #prayforamazonia. Dopo giorni di mobilitazione di politici e celebrity di tutto il mondo, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha smesso di liquidare l’emergenza come una «bufala antisovranista» e ha inviato ieri 44 mila soldati e aerei militari nelle zone dove i fuochi sono più fuori controllo. L’operazione durerà un mese; ma già ieri il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha minacciato di rivedere l’accordo Ue-Mercosur se la lotta alla deforestazione non torna continua. Al G7 l’Amazzonia, ha detto Angela Merkel, è «in cima all’agenda». La foto simbolo di tutta la mobilitazione, però, è falsa. E’ la prima volta che un’immagine tanto importante per le sorti di una causa lo è. La foresta che brucia nell’immagine è si l’Amazzonia: ma nel 2003. Il fotoreporter che l’ha scattata, l’americano Loren McIntyre, è anche già morto. Il sito brasiliano di factchecking Agência Lupa ha smascherato una a una le foto false di #prayforAmazonia. Quella scattata dall’alto e postata da Madonna è del 1989. L’orizzonte in fiamme instagrammato da Cristiano Ronaldo (8,6 milioni di «mi piace») è quello di Rio Grande do Sul, nel 2013. La scimmietta straziata dalle ustioni: India, 2016. Il coniglietto carbonizzato: Malibu, 2018. Due (improbabili) alci in fuga da una pineta in fiamme: non pare un habitat amazzonico, e infatti è un incendio in Montana, ma è tra le più condivise.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Repubblica 
Autore:  Scuderi Raffaella 
Titolo: Amazzonia e vino, così cambia l’agenda delle superpotenze – Il mondo in piazza per l’Amazzonia “Il nostro polmone”
Tema: Amazzonia

il presidente Jair Bolsonaro ha pure inforcato gli occhiali. Non li indossa mai. Un monologo di quattro minuti sulla rete nazionale, pronunciato venerdì, proprio mentre iniziava il G7 di Biarritz in Francia, summit che vede seduti al tavolo i potenti del mondo, quasi tutti decisi a parlare di Amazzonia. Il tono tradiva una posizione sulla difensiva, che non lo ha mai contraddistinto. Basta accuse di colonialismo ai leader europei, basta battute («Sono Nerone», aveva detto giovedì). Bolsonaro ha annunciato «tolleranza zero per i responsabili» e l’invio di 44mila militari nella foresta per fermare gli incendi, ribadendo il suo forte senso di responsabilità per l’Amazzonia e l’intento a preservarla. L’operazione di spegnimento è partita ieri e durerà fino al 24 settembre. Donald Trump lo ha chiamato al telefono e si è schierato dalla sua parte offrendogli un aiuto. Non una parola di più. In tv il leader sudamericano non ha ripetuto: “L’Amazzonia è nostra”, slogan della sua campagna elettorale, ma ha definito pretestuose le sanzioni ventilate da Francia, Irlanda ed Europa, che hanno minacciato la sospensione dell’accordo di libero scambio Ue-Mercosur. In conclusione, Bolsonaro ha dato la colpa di quanto sta accadendo in Amazzonia ai governatori della regione: non hanno mosso un dito per prevenire gli incendi e neanche per spegnerli. Mentre il leader faceva un passo indietro pubblicamente, le proteste si sono diffuse in tutto il mondo a macchia d’olio. Migliaia di brasiliani sono scesi in piazza protestando pacificamente ma rumorosamente, con tamburi e pentole. In Italia a Roma si è formato un capannello di persone di fronte all’ambasciata brasiliana di Piazza Navona. Il grido e gli slogan sono stati gli stessi in tutto il mondo: “I nostri polmoni stanno bruciando”, “Amazzonia vivi, Bolsonaro vattene”.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Stampa 
Autore:  Paci Francesca 
Titolo: Case e aiuti: così la Cina combatte i ribelli di Hong Kong – Case e aiuti economici Pechino prova a sedurre la ribelle Hong Kong
Tema: Hong Kong

Ci sono varie ragioni all’origine della protesta di Hong Kong, che, dopo la catena umana organizzata venerdì sulla falsa riga della Baltic way del 1989, corre a vele spiegate verso il suo terzo mese di vita. C’è la legge sull’estradizione ma c’è anche l’incertezza economica di un hub commerciale il cui primato viene insidiato da Shanghai, c’è la difesa dell’autonomia sancita dal meccanismo «Uno Stato, due sistemi» e c’è l’orizzonte del 2047, quando i ventenni di oggi saranno genitori e, secondo gli accordi del 1997, diventeranno a tutti gli effetti cittadini cinesi, vale a dire adulti assai più controllati dall’alto di quanto non fossero in gioventù. Sullo sfondo, collante di tutte le paure espresse e non, si staglia sempre l’ombra di Pechino, quella reale dei blindati con la stella rossa appostati al di là del confine e l’altra più sottile, subdola, che incalza l’insicurezza degli hongkonghesi insinuando il dubbio che, a conti fatti, l’ex colonia britannica sia sì libera ma la madrepatria sia molto più equa e vivibile per una generazione la cui educazione è, contrariamente dal passato, inversamente proporzionale al suo potere di acquisto. «Da almeno due mesi siamo bombardati dalla pubblicità televisiva di Macao Great Bay Area: TVB, il canale tv più guardato dalle famiglie, trasmette spot dopo spot su questa nuova e avveniristica città satellite di Hong Kong che però, guarda caso, è in Cina» racconta Camila, avvocato in un’impresa high tech ma costretta a dividere con i genitori i 40 metri quadrati in cui è nata, perché affittarne 10 tutti per sé le costerebbe il corrispettivo di 800 euro, metà dello stipendio.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Sole 24 Ore 
Titolo: La giornata – Sassoli: l’onda nera del sovranismo punta ai Paesi cattolici
Tema: Meeting di Rimini

Alla fine è il presidente del Parlamento europeo il politico ampiamente più applaudito al Meeting di Rimini. David Sassoli ha conquistato l’appuntamento di Comunione e liberazione con un discorso molto legato ai temi del cattolicesimo in politica e alla storia del cristianesimo al centro di quella dell’Europa. Anche con riferimenti precisi, come quando dice che «i cattolici hanno il dovere di opporre una passione di verità cristiana a chi ancora oggi, in Polonia, in Ungheria, in Italia, osa agitare i simboli della nostra fede come amuleti, con una spudoratezza blasfema». Un riferimento chiaro alle recenti polemiche sui vicepremier italiano, Matteo Salvini che è apparso chiaro a tutti. Il presidente del Parlamento europeo, esponente del Pd, aggiunge che «oggi i cattolici giocano un ruolo decisivo, perché è sulla loro divisione che contano le destre neo-nazionaliste. Se guardate a come si è estesa l’onda nera del sovranismo, coni suoi rigurgiti antisemiti e il suo razzismo più o meno travestito, vedete che ha puntato ai Paesi di più forte tradizione cattolica. Agitando fantasmi e paure non si è andati alla ricerca del voto cattolico, che è normale e ovvio, o del voto conservatore: si è andati alla ricerca di frange e sette che rivendicano di essere la vera Chiesa e che vengono chiamate a fischiare il Papa in una piazza italiana».
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Giambertone Francesco 
Titolo: «Astronauta spiò i conti della ex» È il primo reato nello Spazio
Tema: Turismo spaziale

Dietro il primo (presunto) crimine umano nello Spazio si nasconde una vicenda piuttosto terra terra. Una comune e dolorosa separazione di coppia, benché tra due donne, e non qualunque: le protagoniste sono Summer Worden, ex agente dell’intelligente Usa, e Anne McClain, pluridecorata astronauta americana rientrata a giugno da una missione di sei mesi sulla Stazione spaziale internazionale, insolito teatro del misfatto. E proprio da lì, orbitando 400 chilometri sopra la casa in Kansas dell’ex moglie, che «AstroAnnimal», come si fa chiamare sui social, avrebbe commesso il reato su cui ora indaga anche la Nasa: McClain sarebbe entrata di nascosto sul conto corrente online di Worden, utilizzando le sue credenziali per controllarne le spese. Ma spiare una ex spia e farla franca non è semplice nemmeno per chi ha combattuto 15 mesi in Iraq e ha un master in ingegneria aerospaziale. Summer, racconta il New York Times, si era insospettita quando Anne aveva mostrato di sapere più di quanto poteva: perché le aveva chiesto se avesse comprato un’auto, insinuando che non potesse permetterselo? Worden ci ha messo poco a ricostruire i fatti: ha chiesto alla propria banca un registro degli accessi al suo conto, e ha scoperto che uno di questi era avvenuto da un computer della National Aeronautics and Space Administration. Cioè dallo spaziale ufficio dell’ex moglie. La poca forza di gravità sul corpo dell’astronauta non alleggerisce anche le accuse: «Furto d’identità e accesso improprio ai registri finanziari» è la denuncia con cui Worden, «inorridita», si è rivolta alla Federal Trade Commission chiedendo giustizia. Ed è qui che la faccenda torna sulla Terra, in mano agli avvocati. «Solo perché un fatto è avvenuto nello Spazio – ha spiegato Mark Sundahl, direttore del Global Space Law Center dell’università di Cleveland – non significa che non sia soggetto alla legge». Anzi, lo sarà sempre di più: nei prossimi anni, quando il turismo spaziale diventerà una realtà, rischiano di fioccare le più disparate questioni legali.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Repubblica 
Autore:  Yee Vivin 
Titolo: Assad, la Siria e il fantasma della vittoria
Tema: Siria

Camminando attraverso le macerie di Douma, un piccolo centro alla periferia di Damasco, ci siamo accorti che mancava qualcosa. Intorno a noi, donne portavano la spesa, vecchi scorrazzavano su motociclette e bimbi emaciati trascinavano brocche piene d’acqua, ma c’erano pochissimi giovani uomini: la ragione è che la maggior parte dei giovani siriani sono morti in guerra, sono rinchiusi in carcere o vivono ormai lontano dai confini siriani. Ovunque cartelli con il volto del presidente: ha in mano il presente e anche il futuro. Dopo otto anni di guerra civile, il governo controlla buona parte del Paese e sta conducendo un’offensiva per Idlib, ultimo territorio in mano ai ribelli. Che il presidente Bashar al-Assad abbia vinto la guerra non è da tempo in discussione: siamo venuti in Siria per raccontare che aspetto ha questa vittoria. Abbiamo visitato per 8 giorni 5 città e cittadine sotto il controllo del governo e abbiamo scoperto che la sofferenza e il dolore non sono stati distribuiti in modo equo, ma hanno colpito maggiormente le aree più arretrate del Paese e quelle che erano in mano ai ribelli. E che anche la ricostruzione ha tempi diversi in località diverse. A Damasco, la capitale, in uno scintillante centro commerciale costato 310 milioni di dollari e costruito durante la guerra risuona il ticchettio di chi va a fare acquisti con i tacchi alti. Nella vicina Douma, rimasta sotto il controllo dei ribelli, non c’è acqua corrente.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

Testata:  Repubblica 
Autore:  Di Feo Gianluca 
Titolo: Quel razzo italiano perso nell’Oceano e (forse) sabotato
Tema: Vega 15

Le vere spy story sono tracciate nell’oscurità. Come la scia del razzo spaziale Vega 15 che si perde nella notte dei Tropici a quasi ottanta chilometri d’altezza. Un razzo italiano, impegnato in una missione europea per mettere in orbita un satellite molto speciale. Ma il volo si è spezzato dopo due minuti e 13 secondi, schiantando nell’Atlantico un carico di tecnologia da oltre seicento milioni di euro. E aprendo un giallo che coinvolge i servizi segreti di mezzo mondo. Lo scorso 11 luglio Vega 15 è partito dal poligono francese della Guyana. I precedenti quattordici lanci si sono svolti con una precisione consolidata: i satelliti sono stati sempre depositati in orbita senza errori. Quella notte invece qualcosa va storto, in maniera inspiegabile. Dopo l’accensione del secondo stadio – chiamato in codice Zefiro 23 – il vettore perde velocità e devia dalla traiettoria stabilita, fino a I servizi segreti di mezzo mondo al lavoro per scoprire che è successo a Vega 15 e al satellite spia da 600 milioni di euro degli Emirati Arabi precipitare nell’Oceano. Nella centrale spaziale tutti si mostrano sorpresi per l’accaduto. Perché in pochi secondi sarebbero state registrate più anomalie, con sospetti che si sommano ad altri sospetti. Vega è un progetto della Avio Spa di Colleferro, che lo costruisce assieme a diverse aziende europee, e viene considerato la punta di lancia della nostra industria spaziale. Pesante 137 tonnellate, alto trenta metri, ha caratteristiche che lo rendono senza rivali nel mercato oggi più richiesto: il lancio di satelliti medio-piccoli da osservazione, telecomunicazione e geolocalizzazione tipo gps in orbite basse.
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

PRIME PAGINE

IL SOLE 24 ORE
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

CORRIERE DELLA SERA
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

LA REPUBBLICA
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

LA STAMPA
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

IL MESSAGGERO
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

IL GIORNALE
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

LIBERO QUOTIDIANO
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

IL FATTO QUOTIDIANO
Leggi l’articolo da: PC/Tablet   SmartPhone

SCARICA L'APP