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SINTESI IN PRIMO PIANO – 30 novembre 2019

– Ancora il caso Open;
– Riforma per l’Autonomia delle Regioni;
– Fondo Salva Stati: l’ultimatum di Di Maio;
– Decreto Fiscale all’esame della Camera;
– Attacchi a Londra (sul London Bridge) e all’Aia (nella via dello shopping);
– Crisi Italia Cina per l’invito ai ribelli di Hong Kong.

PRIMO PIANO

Politica interna

Testata:  Corriere della Sera
Autore:  Mollica Anna – Sanzanini Fiorenza
Titolo: Open, quei bonifici sospesi dalla fondazione di Bonifazi
Tema: Open
Nel 2018, poco prima della chiusura, la Open ha ricevuto 20 mila euro dalla Fondazione Eyu di Francesco Bonifazi, tesoriere del Pd guidato da Matteo Renzi e indagato per finanziamento illecito dalla procura di Roma. Quel bonifico è finito in una «segnalazione di operazione sospetta» assieme ad altri trasferimenti di soldi disposti da Davide Serra, il finanziere titolare di Algebris perquisito nei giorni scorsi per ordine della procura di Firenze, in favore di Eyu. Un intreccio che la Guardia di Finanza dovrà adesso approfondire per scoprire quail reali interessi si nascondano dietro i vari passaggi di denaro avvenuti negli ultimi anni. Anche perche i documenti sequestrati presso la Open, nelle società dei «soggetti finanziatori» e in quelle dell’imprenditore Marco Carrai alimentano il sospetto che i finamiamenti alla Fondazione Open guidata dall’avvocato Alberto Bianchi fossero «un illecito finanziamento all’attività politica di Matteo Renzi». Il primo bonifico inserito nell’elenco trasmesso dall’Unità antiriciclaggio risale 5 giugno 2018. Quel giorno la Fondazione di Bonifazi manda 20 mila euro a quella di Bianchi. E questo nonostante già dagli inizi di aprile i componenti del consiglio di amministrazione di Open – oltre a Bianchi e Carrai, Maria Elena Boschi e Luca Lotti – avessero deciso di chiuderla.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Bocci Michele – Serranò Luca 
Titolo: “Open, anche Carrai aiutò Toto nella contesa con Autostrade”
Tema: Open

Si sarebbe intromesso nell’incarico dato dal gruppo Toto all’avvocato Alberto Bianchi, “interagendo su mandato del legale con l’ad di Autostrade per l’Italia”, che a quel tempo era Giovanni Castellucci. Marco Carrai è stato perquisito dalla Guardia di Finanza martedì scorso anche per chiarire il suo ruolo nella vicenda che ha dato origine all’indagine sulla fondazione Open, quella del contenzioso tra Toto e Autostrade. Ma Carrai aveva anche aperto a Firenze cinque società molto vicine alla lussemburghese Wadi, e la procura fiorentina vuole capire come sono state utilizzate e, ancora una volta, qual era il loro rapporto con Open. L’imprenditore, braccio destro di Matteo Renzi, avrebbe svolto secondo quanto riportato dai pm nel decreto di perquisizione “un ruolo decisivo nel reperimento dei finanziatori e nel raccordo tra gli stessi e gli esponenti politici rappresentati dalla fondazione”. Nel 2016 la Toto costruzioni generali affida allo studio legale Bianchi una consulenza per risolvere un vecchio contenzioso con Autostrade. Ballano 70 milioni di euro e Bianchi riesce a risolvere la questione brillantemente per il gruppo Toto. Parte dei soldi che incassa per la consulenza, 400 mila euro su 800 mila, vengono versati dall’avvocato a Open e al comitato per il Si al referendum. Da qui parte l’inchiesta, con l’ipotesi di traffico di influenze, che poi si allarga per verificare turti gli sponsor della fondazione e a Bianchi porta anche l’accusa di finanziamento illecito ai partiti. Ebbene secondo la procura Carrai non fu estraneo a quella vicenda.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Casadio Giovanna 
Titolo: Intervista a Luigi Zanda – Zanda “Renzi era il leader Pd che metteva in cig i dipendenti mentre raccoglieva 7 milioni”
Tema: Open

Senatore Luigi Zanda, tesoriere del Pd, che opinione si è fatto dell’inchiesta sulla Fondazione Open? «Dell’indagine so poco o nulla. Naturale che chi ha violato le regole ne risponderà, ma non ne parlo. Renzi ha capitanano una scissione, sulla quale do un giudizio molto negativo e non voglio che questo finisca per condizionare il mio punto di vista. Di certo sono contrario alla commissione d’inchiesta che Di Maio ha proposto, perché penso che, quando indaga la magistratura, il Parlamento debba lasciarla lavorare». Renzi tuttavia attacca i metodi usati dai giudici. «Penso che su questo procedimento l’autorità giudiziaria debba fare conoscere le ragioni di tante perquisizioni e di tanti sequestri di telefoni, perché l’opinione pubblica deve essere rassicurata sul fatto che ci siano forti motivazioni per un’azione così imponente». Ma il Pd chiede spiegazioni all’ex segretario dem? «C’è una questione di etica politica. Da segretario e da senatore del Pd, Renzi ha raccolto risorse molto rilevanti di 7 o 8 milioni convogliandole alla Fondazione Open che, come lui stesso ha dichiarato, finanziava le sue attività politiche. Come segretario del Pd avrebbe dovuto riflettere sull’evidente situazione di conflitto in cui si trovava». Sta dicendo che mentre voi Dem eravate in difficoltà, i renziani avevano un tesoretto? «La fatica del segretario di un partito deve essere diretta a trovare risorse per il suo partito, come hanno sempre fatto tutti i segretari che hanno preceduto Renzi. Lui era il capo del Pd e aveva la responsabilità della finanze dem. Invece, da segretario cercava risorse per la sua Fondazione Open, mentre allo stesso tempo, sempre da segretario, metteva in cassa integrazione ben 160 dipendenti del suo partito, peraltro al verde per via della campagna per il referendum costituzionale del 2016, costata uno sproposito».
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Testata:  Stampa 
Autore:  Grignetti Francesco 
Titolo: I fondi alla Open e il negoziato a favore di Gavio – Rinvii alle concessioni dopo il no di Delrio La trattativa a ostacoli per aiutare Gavio
Tema: Open

Non c’è soltanto l’intreccio tra la fondazione Open e il gruppo Toto che gestisce l’autostrada Roma-Pescara. All’attenzione degli investigatori fiorentini c’è un altro intreccio, con il gruppo Gavio, colosso delle autostrade con radici nel Nord-Ovest, che racconta molto di come funzionava il Giglio magico. La storia sta in carte giudiziarie di alcuni anni. fa (un’informativa del Ros dei carabinieri) che ora acquista un sapore diverso. «È arrivato un ministro che va un po’ per conto suo, se vogliamo». Cosi si esprimeva l’avvocato Alberto Bianchi, il dominus della fondazione, con l’emissario di Gavio a proposito di Graziano Delrio, neo ministro alle Infrastrutture, in una serie di incontri carbonari a Firenze. Giugno 2015, Delrio era apI:arrivo del nuovo ministro mise in dubbio il rinnovo della gestione della rete prodato al ministero da poche settimane, in sostituzione di Maurizio Lupi che si era dimesso sull’onda dell’inchiesta Grandi Opere (che tra tante cose raccontava di un Rolex regalato al figlio). I1 nuovo arrivato si era messo in testa di tagliare le unghie ai grandi concessionari. E Mino Gavio, ovvero il gruppo Sias, secondo concessionario con 1423 km di rete, compresa la Savona-Torino, si era preoccupato molto. Anche perché con Lupi si erano già accordati per una proroga di concessioni fino al 2043. Delrio, invece, non voleva andare oltre il 2024, al massimo il 2026. In questo clima di scontro incipiente, Gavio mobilita il professor Maurizio Maresca, ordinariodidiritto internazionale, che seguiva gli interessi di Sias, era consulente dell’associazione Aiscat (autostrade e trafori) e pure del governo Renzi.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Tamburini Fabio 
Titolo: L’editoriale – Basta con il fuoco amico
Tema: Autonomia Regioni

Chi avrebbe scommesso un euro sul fatto che Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali, sarebbe riuscito a sbloccare la riforma per l’autonomia delle Regioni? Il miracolo è riuscito e ieri il Sole 24 Ore ha titolato in prima pagina che l’accordo era stato trovato, perfino con il via libera dell’opposizione. Francesco Boccia, in tempi record, ha messo d’accordo cani e gatti: dai governatori della Lega alla guida delle regioni del Nord ai loro colleghi di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il tempo dei brindisi è durato però poche ore. Fino a quando il ministro, esponente di spicco del Partito democratico, è stato colpito dal fuoco amico, cioè da dichiarazioni durissime di parte M5S, che ieri hanno definito la sua proposta «assurda» proclamando che «nessun blitz verrà accettato». E le indiscrezioni raccontano di un nutrito drappello di parlamentari 5Stelle del Sud che stanno chiedendo a Luigi Di Maio d’intervenire. È molto probabile che il fuoco di sbarramento non riesca a bloccare la riforma, anche perché Boccia si è mosso alla luce del sole, mettendo al corrente di ogni passaggio Federico D’Incà, ministro peri rapporti con il Parlamento, del M5S, come pure i consiglieri regionali del movimento. Di sicuro, lunedì prossimo, la proposta verrà presentata per l’approvazione in Consiglio dei ministri rispettando la tabella di marcia prevista ed evitando che la riforma faccia la fine della tela di Penelope. Ma, ancora una volta, il danno è stato fatto confermando l’immagine, e la sostanza, di una maggioranza di governo divisa su tutto, rissosa e, di conseguenza, troppo spesso inaffidabile.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Fiammeri Barbara 
Titolo: Proposta Boccia, da M5S e renziani «no al blitz» sull’autonomia
Tema: Autonomia Regioni

Anche sull’Autonomia regionale è scontro nella maggioranza. M5S e Italia Viva si sono dichiarati contrari a recepire sotto forma di emendamento alla manovra in discussione al Senato il testo della legge sull’Autonomia differenziata voluta dal ministro per gli Affari regionali, il dem Francesco Boccia, che giovedì aveva ottenuto il via libera delle Regioni. E che nelle intenzioni di Boccia lunedì avrebbe dovuto ricevere il sì anche del Consiglio dei ministri. Probabile che si tratterà invece solo di un primo esame. Il ministro peri Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, ha infatti convocato per mercoledì un vertice di maggioranza ad hoc sull’Autonomia dopo che M5s e Italia Viva hanno annunciano battaglia al grido di «nessun blitz verrà accettato». II primo a impallinare la riforma è stato Luigi Gallo (M5S), presidente della commissione Cultura della Camera: «La proposta non è condivisa con il Parlamento, il governo e Boccia si fermino su questa assurda proposta di presentare un emendamento sull’autonomia differenziata in legge di bilancio». Sulla stessa linea anche il capogruppo dei senatori renziani, Davide Faraone, che chiede a nome di Italia Viva di voler «prima vedere i testi» ribadendo anche lui, però, che «sicuramente» la legge quadro «non potrà essere affronta» con la manovra all’esame in queste ore proprio di Palazzo Madama. E in effetti ieri l’emendamento già pronto è stato rispedito al mittente. Il ministro per gli Affar regionali cerca di rassicurare gli alleati. «Non penso che ci siano divisioni perché i territori hanno preso atto che il perimetro su cui stiamo lavorando è quello della Costituzione», ha spiegato Boccia ricordando il «sì» delle Regioni.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Caccia Fabrizio 
Titolo: La maggioranza si spacca (anche) sull’autonomia
Tema: Autonomia Regioni

All’indomani dell’approvazione dell’accordo in conferenza Stato-Regioni, il ministro dem agli Affari regionali, Francesco Boccia, ieri ha annunciato che porterà lunedì in Consiglio dei ministri la bozza di legge-quadro sull’Autonomia. Dal M5S, alleato di governo, è però arrivato subito un altolà: «La proposta non è condivisa con il Parlamento, nessun blitz verrà accettato – avverte Luigi Gallo, presidente della commissione Cultura a Montecitorio -. Il governo e Boccia si fermino su questa assurda proposta di presentare in legge di bilancio un emendamento sull’autonomia differenziata». Pure i rappresentanti M5S della commissione bicamerale per le questioni regionali ricordano al ministro «che l’iter avviato non può prescindere dallo studio ed individuazione dei Lep (livelli essenziali di prestazione)». Ed è critica anche Italia viva: «E’ indispensabile prevedere un pieno coinvolgimento del Parlamento», dichiara il capogruppo Iv in Senato, Davide Faraone. Ma la risposta di Boccia non si è fatta attendere: «Dopo il Cdm di lunedì ci sarà tanto tempo per discutere. Non mi pare che l’onorevole Gallo sia il capo politico del M5S. Il ministro per le Riforme, Federico D’Inca, ha seguito per il Movimento tutto l’iter e abbiamo lavorato bene insieme». Dopo il passaggio in Cdm, la bozza arriverà alle Camere e in quella sede «il Parlamento potrà esprimersi», ha concluso Boccia.
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Testata:  Stampa 
Autore:  Barbera Alessandro 
Titolo: Intesa sull’autonomia Ma stop di 5S e Italia Viva “Prima alle Camere”
Tema: Autonomia Regioni

Mettere d’accordo le Regioni e un minuto dopo trovarsi contro un pezzo della maggioranza. Al governo giallorosso, in affanno dopo tre mesi di vita, capita anche questo. I fatti: Francesco Boccia, ministro delle Regioni, ha l’ambizione di mettere fine alla polemiche dei governatori in cerca di maggiore autonomia (si scrive autonomia, si legge trattenere più risorse nei propri confini). La richiesta arrivava da tre Regioni: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna. Le uniche a Nord dell’Appennino – insieme al Piemonte – che non godono del privilegio dello Statuto speciale. A titolo di esempio: la provincia di Bolzano gestisce in loco nove decimi del suo gettito fiscale. Una fregatura per le Regioni del Sud che ricevono trasferimenti, ma anche una legittima richiesta per chi – è un fatto – spende meglio i soldi dei contribuenti. Boccia trova una formula che convince tut I temi sul tavolo o Le intese tra Stato e Regioni dovranno assicurare i livelli essenziali delle prestazioni (Lep) o gli obiettivi di servizio su tutto il territorio nazionale. ti. Delle tre pagine dell’intesa firmata l’altro ieri dalla conferenza dei governatori è al primo comma dell’articolo due: «La determinazione dei predetti livelli essenziali delle prestazioni, o degli obiettivi di servizio e dei fabbisogni standard, nonché i successivi riparti, avvengono nei limiti delle risorse a carattere permanente iscritte nel bilancio dello Stato a legislazione vigente». Tradotto per i non esperti: sl a criteri che premino le Regioni più virtuose (i fabbisogni standard) purché le altre non vengano per questo penalizzate.
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Testata:  Stampa 
Autore:  Bertini Carlo 
Titolo: Intervista a Stefano Bonaccini – “Sarebbe un passo avanti Porta aperta ai grillini”
Tema: Autonomia Regioni

Governatore Bonaccini, questa intesa sulle autonomie che vantaggi porterà alla sua regione? «L’accordo raggiunto ieri definisce quella cornice di garanzie che io stesso, per primo, chiesi un anno fa al precedente Governo. È quindi un importante passo avanti per superare le preoccupazioni che si erano create e le contrapposizioni che rischiavano di montare tra le diverse aree del Paese. I vantaggi per la mia Regione ci saranno quando prenderà corpo il vero e proprio trasferimento delle competenze. In particolare, noi puntiamo a rafforzare la capacità di programmazione, a semplificare e snellire le procedure, ad aumentare l’efficienza dei servizi». Il Sud ha motivo per essere preoccupato? E quali sono i cardini principali di questo accordo? «Il Mezzogiorno non ha ragione di avere timori, tanto più ora che sono stati ben precisati alcuni limiti e presupposti: entro 12 mesi devono essere definiti i livelli essenziali delle prestazioni, per assicurare i medesimi diritti a tutti i cittadini, emerge poi con forza il principio solidaristico tra territori e accanto al giusto obiettivo dell’autonomia è messo in evidenza quello altrettanto importante di colmare gli squilibriterritoriali». Lo ammetta: per lei è un assist alla vigilia delle elezioni poter sbandierare questo risultato? «Per una volta bisognerebbe stare ai fatti: questa è una buona notizia sia per l’Emilia-Romagna sia per le altre che da due anni lavorano sul progetto dell’autonomia, e non per me come candidato. Veneto e Lombardia hanno un colore politico diverso, ma non di meno hanno concorso a sbloccare la situazione. Così come un passo avanti è stato fatto dalle Regioni del Mezzogiorno, che non si sono trincerate dietro un’ostilità pregiudiziale. Affermare che tutto questo sia awenuto per avvantaggiare Bonaccini fa sorridere».
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Verderami Francesco 
Titolo: Settegiorni – Ira del Pd: se continuano così si ritroveranno con il Salvini 1 – Franceschini amaro: se si va avanti così il Salvini 1 avrà l’incasso del risanamento
Tema: Pd

Sarà per senso di responsabilità o per masochismo, ma i cocci prodotti in un anno e mezzo da M5S e Lega nel Conte 1, li sta pagando il Pd nel Conte 2. Dal trattato europeo sul fondo salva-Stati, alla norma sulla prescrizione, fino alla riforma delle autonomie regionali, i grillini provano a disfare ciò che nel precedente governo non erano riusciti a completare. I democratici invece, che ieri stavano all’opposizione e oggi tentano di ultimare le incompiute altrui, si trovano al momento costretti a soggiacere. A subire cioè i cambi di linea repentina dei 5S, senza però reagire. Questa è la situazione nella maggioranza, ed è incredibile: perché in politica le alleanze si reggono su equilibri geometrici. Mentre la coalizione giallorossa è l’espressione di un’asimmetria: da una parte c’è un movimento che rivendica su ogni tema le «mani libere», dall’altra un partito che resta con le «mani legate». Nella lotta quotidiana per l’egemonia mediatica con l’ex alleato Salvini, Di Maio finora non ha offerto spazi di mediazione al neo alleato Zingaretti. Sulla prescrizione, per esempio, pretende che diventi legge «da gennaio dell’anno prossimo», nonostante si tratti di un’eredità irrisolta del precedente esecutivo. Ancora ieri il leader del Pd ha proposto un compromesso, ribadendo di essere «favorevole alla norma, a patto che ci siano tempi certi nel processo».
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Pagnoncelli Nando 
Titolo: Lega al 31,9% (in calo) Cedono i 5 Stelle: 16,6 Gradimento dei leader, Meloni scavalca Salvini
Tema: Partiti – gradimento

Il mese di novembre, come è spesso accaduto negli ultimi anni, ha fatto segnare un peggioramento del clima politico, riconducibile prevalentemente alla discussione sulla legge di Bilancio che entra nel vivo, contrapponendo non solo maggioranza e opposizione ma le stesse forze che sostengono l’esecutivo. Basti pensare al numero di emendamenti finora presentati dai partiti. Lo scenario economico non è migliorato, infatti la Commissione europea ha diffuso le stime autunnali confermando la crescita dello 0,1% per il 2019 e dello 0,4% nel 2020. Il mese che si chiude è stato caratterizzato anche da vicende che hanno avuto grande impatto nell’opinione pubblica suscitando un’inquietudine diffusa: Ilva, Alitalia, Mose, dissesto idrogeologico. E, per finire, non sono mancate questioni politiche di rilievo: la scorta alla senatrice Segre, la comparsa del movimento delle «Sardine» a Bologna, la presentazione di Azione, il partito di Calenda, la consultazione della piattaforma Rousseau da parte del Movimento 5 Stelle per decidere la strategia da adottare alle prossime Regionali, le polemiche tra Conte e Salvini sul Mes (Meccanismo europeo di stabilità) e la relativa minaccia di querela per calunnia da parte del premier nei confronti del suo ex vicepremier. Insomma, tutto ciò ha avuto riflessi sul clima politico, con la sola eccezione del giudizio sul governo, che è rimasto stabile rispetto a ottobre, infatti il 37% approva l’esecutivo (+1%) mentre la maggioranza (52%) si esprime negativamente (+2%) e coloro che non si esprimono rappresentano l’11% (-3%). L’indice di gradimento – come sempre calcolato mettendo in rapporto i giudizi positivi e quelli negativi escludendo dal computo le mancate risposte – si attesta a 42, dunque allo stesso livello dello scorso mese di ottobre.
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Testata:  Foglio – Inserto 
Autore:  … 
Titolo: Intervista a Luciana Lamorgese – Come sentirsi al sicuro Luciana Lamorgese, ministro dell’Interno, alla feste del Foglio
Tema: Intervista a Luciana Lamorgese

Luciana Lamorgese, da poco meno di tre mesi ministro dell’Interno, è intervenuta alla festa del Foglio di sabato scorso a Firenze. Le abbiamo chiesto, per cominciare, le condizioni della sicurezza nel nostro paese. L’Italia in passato è riuscita a superare gravi crisi di sicurezza, pensiamo al terrorismo e alle guerre di mafia che hanno causato centinaia di morti. Eppure oggi basta accendere la televisione per sentire parlare di una presunta “emergenza sicurezza”, di un’Italia a rischio. Lei che è stata al Viminale per tanti anni e oggi è ministro dell’Interno ci può spiegare a che punto è la sicurezza in Italia? Stiamo rischiando più o meno rispetto al passato? “E’ una domanda complessa che richiede una risposta articolata. I giornali quotidianamente parlano di sicurezza, un tema che è alla base della vita di ognuno di noi. Penso che non ci sia un’emergenza sicurezza, il problema è la sicurezza percepita. Abbiamo avuto una riduzione dei reati predatori, siamo al 7 per cento, ma non è questo quello che conta. Bisogna verificare il concetto di sicurezza percepita che fa leva su altri fattori, come il degrado delle periferie, l’abbandono dei territori. Questi luoghi necessitano di una maggior presenza dalle istituzioni. Di recente sono stata nei vari capoluoghi dove abbiamo organizzato dei comitati provinciali, parlato con le istituzioni del problema delle periferie e svolto dei pattugliamenti in ogni quartiere. Abbiamo messo a disposizione uomini delle forze di polizia e devo dire che il primo giorno i cittadini hanno risposto positivamente.
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Economia e finanza

Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Perrone Manuela 
Titolo: Governo bloccato, Cinque stelle all’attacco – Dal Mes alla giustizia, sei fronti paralizzano la maggioranza
Tema: Mes e Giustizia

Chi confidava nell”effetto Grillo” per una distensione dei rapporti tra gli alleati di maggioranza ha dovuto ricredersi. Al contrario, l’incontro tra il garante del M5S e il capo politico Luigi Di Maio, letto come un commissariamento del leader, si è tradotto in una radicalizzazione dei temi identitari del Movimento. Con un metodo quasi scientifico che punta anche a ricompattare gruppi parlamentari allo sbando. Nell’arroccamento sulla richiesta di modifiche al Meccanismo europeo di stabilità c’è il recupero dell’anima sovranista. Nella difesa a oltranza della riforma della prescrizione, che in assenza di modifiche dovrebbe entrare in vigore dal 1° gennaio 2020, c’è l’eco del giustizialismo delle origini. Nel nuovo fronte aperto contro l’autonomia differenziata si ravvisa la bandiera del “partito del Sud”. Anche la rinnovata cordata per la revoca della concessione ad Autostrade, con la riabilitazione pubblica dell’exministro Danilo Toninelli citato ieri da Di Maio nonostante le ruggini, ha un significato politico di riconnessione al passato recente. Senza contare la spinta all’approvazione sulla legge per la chiusura domenicale dei negozi, con la relatrice Rachele Silvestri che riparte dal Ddl Grippa: chiusure per tutte e52 le domeniche, con deroghe per i centri storici e un 25% di turnazioni per le aperture. In barba alle richieste dem di abbassare almeno le chiusure a otto.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Tria Giovanni 
Titolo: Bussola & Timone – La revisione non peggiora le regole in vigore sul Mes – La revisione non peggiora il trattato in vigore
Tema: Mes

Nel mio intervento all’Assemblea annuale dell’Abi il 10 luglio 2018 ebbi ad affermare: «Per quanto l’Italia non sia contraria a un’evoluzione del Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes) è importante sottolineare che alcuni interventi inciderebbero profondamente sugli assetti istituzionali, con sovrapposizioni e possibili ripercussioni negative sui mercati finanziari, anche perché questi interventi non sarebbero compensati da corrispondenti progressi sul fronte della condivisione dei rischi. Mi riferisco in particolare alle proposte sulla trasformazione del Meccanismo europeo di stabilità in un Fondo monetario europeo, che rimarrebbe un’istituzione intergovernativa, con compiti di sorveglianza fiscale e di gestione di procedure di ristrutturazione del debito sovrano. L’evoluzione del Meccanismo Europeo di Stabiilità deve essere valutata nel quadro di un approfondimento sulle funzioni e gli strumenti di cui sarà dotato, con l’obiettivo di addivenire a una governane sufficientemente bilanciata». Ebbene, un anno dopo, nel testo della bozza di revisione del trattato del MES sottoposto al giudizio del Summit dei capi di stato e di governo il 21 giugno 2019, che peraltro rappresentava la traduzione nel testo normativo di accordi già presi a dicembre 2018, non erano più presenti gli elementi critici che avevo evidenziato circa un anno prima.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Galluzzo Marco – Trocino Alessandro 
Titolo: Il retroscena – Di Maio minaccia la crisi sul fondo salva-Stati – La minaccia di Di Maio sul fondo salva-Stati: rinvio o cade il governo
Tema: Mes

O si rinvia o cade il governo. Luigi Di Maio non era mai stato così chiaro e l’escalation sulla riforma del Mes, il meccanismo europeo di stabilità, ha ormai raggiunto livelli di guardia per la solidità dell’esecutivo. Il capo dei 5 Stelle, in un vertice convocato nel pomeriggio di domenica a Palazzo Chigi, lancerà la sua road map, che prevede come tappa principale il rinvio del Mes alla prossima primavera. Una mossa che molti giudicano azzardata, perché potrebbe non essere accolta per nulla bene in Europa. Ma è soprattutto una linea sulla quale non si è ancora trovata una condivisione con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e con gli alleati del Pd. Il premier riferirà in Parlamento lunedì, mentre il D-day è previsto per mercoledì, quando i ministri finanziari dell’Eurozona si riuniranno per decidere come procedere. L’approvazione del trattato è prevista al Consiglio europeo di mercoledì 13 dicembre e poi dovrà essere sottoposta alla ratifica dei Parlamenti. Ma Di Maio non ci sta. La motivazione è in un documento che i parlamentari hanno condiviso con il leader, nel quale propongono una serie di modifiche. La più importante riguarda il comma 4 dell’articolo 12. Quello che contiene l’obbligo di inserire le Cacs single limb (Clausole di azione collettiva) nei titoli di Stato di nuova emissione. In sostanza si tratta di clausole che rendono più rapida una possibile eventuale ristrutturazione del debito di un Paese. Di Maio è da ore al telefono con i colleghi ma anche con i diplomatici, tra i quali il rappresentante alla Ue Maurizio Massari, che gli avrebbero assicurato che un rinvio è possibile. Solo un rinvio, spiegherà Di Maio al ministro Roberto Gualtieri, salverà il governo, «visto che il gruppo è contrario».
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Marro Enrico 
Titolo: Intervista ad Antonio Misiani – Misiani: «Nel Mes io vedo vantaggi A noi non serve, il debito è sostenibile»
Tema: Mes

«Il Mes – risponde Antonio Misiani (Pd), viceministro dell’Economia – è utile all’Italia e all’Europa. L’euro ha bisogno di un sistema di mutua assicurazione che aiuti gli Stati in temporanea difficoltà finanziaria e potenzi gli strumenti per affrontare le crisi bancarie. La riforma è stata preceduta da un lungo negoziato in Europa, che per la quasi totalità è stato condotto dal precedente governo. Riteniamo sia stato fatto un buon lavoro. Come tutti i compromessi ha luci e ombre, ma nel complesso gran parte delle istanze poste dall’Italia sono state recepite». Quali sarebbero i vantaggi e i rischi per l’Italia? «Primo vantaggio, finalmente si realizza un supporto comune al fondo di risoluzione unico per le banche. Si aggiunge così un tassello fondamentale all’Unione bancaria e si aumenta la stabilità e la resilienza dell’area Euro. Il Mes si conferma come un paracadute indispensabile per proteggere la moneta unica. Viceversa, la ristrutturazione automatica dei debiti dei Paesi salvati, che alcuni Paesi del Nord Europa sostenevano all’inizio, è stata esclusa anche su sollecitazione dell’Italia. Infine, l’Italia, contribuendo al fondo per ben 14,3 miliardi, ha interesse che queste risorse siano utilizzate bene. Chi contribuisce deve essere garantito rispetto a fenomeni di azzardo morale». II Mes è ancora modificabile o è prendere o lasciare? «A giugno è stata raggiunta in Europa una ampia condivisione. La discussione è ancora in corso sugli atti annessi, che non sono secondari, poi la riforma verrà approvata dal Consiglio europeo. L’ultima parola spetta, in ogni caso, ai Parlamenti nazionali».
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Cuzzocrea Annalisa 
Titolo: Intervista a Stefano Buffagni – Buffagni “Modifichiamo un trattato che rischia di impiccare l’Italia”
Tema: Mes

Viceministro Stefano Buffagni, la vostra linea sul Mes è una sconfessione dell’operato di Giuseppe Conte? «Il governo italiano ha ricevuto un mandato del Parlamento lo scorso giugno. Qualche miglioramento è stato fatto, abbiamo bloccato una serie di richieste inaccettabili, ma è chiaro che il tema va approfondito». Lei ha ricordato che nel vostro programma c’era l’abolizione dl quei meccanismo. «Il che dimostra che esiste già e che volevamo combatterlo. Con la Lega avevamo impostato un lavoro per difendere gli interessi degli italiani». Quel lavoro si può portare avanti col Pd? «Si deve. Mi auguro di sì». Siete tornati a una linea più “barricadera” in Europa, dove invece eravate stati decisivi perla nascita della commissione guidata da Ursula von der Leyen. Perché? «Dipende dall’argomento. Quando ci seguono sull’incremento degli investimenti green, siamo contenti. Ma se si tratta di fare un danno al sistema Italia..». State dando una sponda a Salvini e Meloni. Contro Conte. «Ma figuriamoci se faccio battaglie contro il presidente del Consiglio, che ha la mia piena fiducia e il mio sostegno. Mai dossier sono costruiti con le strutture tecniche, nei ministeri. È evidente che questo è un tema che in una Repubblica parlamentare richiede un momento di confronto fondamentale. Siamo il terzo contributore e al tempo stesso uno dei Paesi con il debito più alto. Non possiamo prendere alla leggera qualcosa che ipoteticamente può diventare la corda con cui qualcuno vuole impiccarci».
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Testata:  Avvenire 
Autore:  Del Re Giovanni 
Titolo: Intervista a Ursula von der Leyen – «L’Europa sia leader di valori e tecnologia» – Von der Leyen: populisti senza voce
Tema: Ue – Italia

E’ pronta a partire, piena di entusiasmo. Con un’idea fissa: dare all’Europa la leadership tecnologica del futuro all’insegna dei grandi valori. La neo presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen confortata dall’ampia maggioranza ricevuta in plenaria al Parlamento Europeo, accoglie il giornalista di Avvenire, della tedesca Frankfurter Allgemeine, dello spagnolo El Mundo, del danese Politiken, del finlandese Helsingin Sanomat, per una prima chiacchierata in vista dell’insediamento domani. «Ho avuto una maggioranza europeista del 65% dei seggi – dice – senza contare i verdi, che sono pro-europei e si sono astenuti. Ecco, noi pro-europei abbiamo un’agenda positiva che punta alla riconciliazione e all’unificazione. Invece i nazionalisti, che hanno l’intenzione di dividere e distruggere l’Unione Europea, si definiscono solo attraverso i loro nemici. Noi abbiamo solo amici, da Praga ad Atene, da Stoccolma a Lisbona». Già, ma i nazionalismi sembrano in ascesa… E invece se si guarda a quanto accaduto nell’ultimo periodo, si vede che i movimenti nazionalisti, populistici, distruttivi, hanno perso la loro voce. Penso soprattutto ai giovani, che sono massicciamente per l’Europa, ed è una cosa fantastica. I giovani sanno esattamente che l’Europa è il loro futuro, e stanno lottando per l’Europa. Ci chiedono di lasciar loro in eredità un’Europa umana e prospera come quella che hanno lasciato alla mia generazione i nostri genitori. E’ tempo di assumerci le nostre responsabilità, difendendo un’Unione dedicata alla dignità degli esseri umani, che rispetta e attua lo Stato di diritto, che ha una profondissima esperienza di che cosa significhi la libertà. Se guarda all’Italia, vedrà che c’è molto malcontento.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Bricco Paolo 
Titolo: Iri, la stagione salva imprese costò 120mila miliardi di lire
Tema: Iri

Vogliono forse rifare l’Iri. Attenzione a non rifare la Gepi. Piccola guida per capire – fra mito e realtà, storia e fantasia – che cosa è stata l’impresa pubblica, in una Italia che, nonostante sia il Paese delle fabbriche, ha sempre avuto pulsioni ultrastataliste. Primo elemento, utile per i cultori – spesso ignari – della materia che oggi hanno in mano i dossier Alitalia e Ilva: l’iri ha vissuto due distinte stagioni. Nella prima stagione, fino a tutti gli anni Sessanta, i così detti “oneri impropri” erano l’infrastrutturazione del Paese (per esempio lo standard comune di tutta le rete telefonica nazionale) e le scelte di politica economica di fondo, come l’industrializzazione del Sud. Nella seconda stagione, dagli anni Settanta in avanti, i così detti “oneri impropri” sono consistiti nella perpetuazione delle aziende in perdita, nell’acquisizione da parte delle Partecipazioni Statali delle imprese private decotte e nella conservazione dei posti di lavoro: Italsider di Bagnoli, Alfasud di Pomigliano d’Arco eAlitalia (già allora) fra i casi più gravosi. Senza entrare nel merito se un ingresso oggi del capitale pubblico in Alitalia e in IIva rimandino alla prima o alla seconda stagione, i numeri e gli effetti sono stati completamente diversi. Nel primo caso, gli investimenti e i debiti avevano una fisiologia “sana” perché in parte si ripagavano e perché producevano un generale innalzamento della produttività dell’economia e della società italiane. Nel secondo caso, gli investimenti e i debiti sono progressivamente diventati patologici perché finalizzati a non chiudere attività e a mantenere artificialmente posti di lavoro, non importa che le imprese siano pubbliche o private da “scaricare” sulle Partecipazioni Statali.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Grassani Alberto 
Titolo: Intervista a Giulio Sapelli – Sapelli: «Serve uno Stato imprenditore» – «Serve il grande ritorno dello Stato imprenditore In Europa è già così»
Tema: Iri

Professore, si torna all’Iri? All’estero l’hanno già fatto. In tutti i Paesi esiste ancora un’economia mista. Anzi, in quei Paesi in cui c’è un intervento pubblico più deciso si registrano tassi di crescita economica meno bassi. Certo, gli enti pubblici di una volta sono quasi tutti scomparsi ma il sistema economico capitalistico, anche se professa ideologie diverse, ha conservato alcuni strumenti di intervento per sostenere e incentivare le politiche economiche. L’unica eccezione è l’Italia. Noi siamo liberisti? Ordoliberisti. Un paradosso, perché l’Iri degli anni ’50 è un modello economico universale, studiato e copiato in tutto il mondo. Certo, oggi serve una nuova veste giuridica per promuovere la politica economica e il ruolo dello stato imprenditore. In Francia c’è la Caisse des dépôts e la Germania ha la sua cassa depositi; non c’è bisogno di rifare l’Iri ma sono state dette molte menzogne sull’Istituto per la Ricostruzione Industriale, una campagna propagandistica con cui è stata liquidata quale fenomeno di corruzione e mala-gestione. Certo è che, all’inizio degli anni ’80, tutte le controllate dall’Iri erano in rosso. Si, è vero, erano in rosso, ma per oneri imposti da una politica che via via sconfinava sempre più nel malgoverno. Oggi bisogna riformare gli strumenti che abbiamo e la Cassa è lo strumento più idoneo, così come è stata concepita da Giulio Tremonti per sconfiggere l’ordoliberismo.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Picchio Nicoletta 
Titolo: Boccia: «Nazionalizzare? Il governo renda le aziende competitive»
Tema: Iri

Rendere le aziende competitive, che creino lavoro, senza rincorrere le emergenze, ricorrendo alla nazionalizzazione. Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, commenta le ipotesi di una nuova Iri e che lo Stato diventi azionista delle grandi imprese in crisi. «Lo Stato deve avere un ruolo per incrementare l’occupazione e rendere sempre più competitivo questo paese. Se vuole rincorrere emergenze, noi abbiamo un’idea totalmente diversa del suo ruolo: quella di uno Stato economico forte, che debba tornare ai fondamentali dell’economia», ha detto Boccia, negli appuntamenti cui ha partecipato ieri, la Conferenza euromediterranea organizzata dalla Uil, il convegno “Diamo credito all’Italia” a Napoli, l’evento “L’Italia che verrà, sviluppo, sostenibilità, Sud”, a Salerno, il dibattito ad Avellino sulle infrastrutture. In particolare per Alitalia «al di là delle cordate – ha detto il presidente di Confindustria – dobbiamo pensare a rendere le aziende competitive. Le nazionalizzazioni sono un elemento che non è vicino alla cultura del nostro paese e dobbiamo evitare che diventino perdite. Le aziende vanno risanate, ristrutturate senza troppi paletti e perimetri nell’interesse del paese. Non bisogna far scappare gli investitori».
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  De Bac Margherita – Salvia Lorenzo 
Titolo: Manovra, l’8 per mille si potrà usare per le scuole
Tema: Decreto Fiscale

La possibilità di destinare alla scuola la quota dell’otto per mille riservata allo Stato o alle confessioni religiose. E in particolare alla ristrutturazione, messa in sicurezza ed efficientamento energetico degli istituti. Un bonus, ancora da definire nei dettagli, per le famiglie numerose sul pagamento della Tari, la tassa sui rifiuti. Lo slittamento a marzo dell’obbligo di istallare i seggiolini anti abbandono, con un aumento dei fondi per gli incentivi fiscali già previsti e la possibilità, allo studio ma difficile da realizzare, di restituire i soldi a chi nel frattempo ha pagato una multa. Sono alcuni degli emendamenti presentati dai relatori al decreto fiscale, il provvedimento che accompagna il diseno di legge di Bilancio, cioe la manovra vera e propria. Soluzione trovata anche sul capitolo appalti, dove le commesse al di sotto dei 200 mila euro saranno esentate dalla stretta che prevede l’obbligo per il committente di versare tutte le ritenute fiscali operate dall’impresa appaltatrice. Si lavora ancora, invece, a una revisione della norma che inasprisce le pene già previste sul carcere agli evasori. Mentre fa discutere un altro emendamento, non dei relatori, che fa rinascere l’Iri prendendo i soldi necessari da una stretta su fondi e regole del reddito di cittadinanza. I tempi del dibattito, però, continuano a dilatarsi.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Petrini Roberto 
Titolo: Fisco, intesa giallo-rossa sulle manette agli evasori Cambia l’8 per mille
Tema: Decreto Fiscale

Il pacchetto “manette agli evasori” si alleggerisce. L’emendamento del governo al decreto fiscale, ormai in fase di limatura, mira, come è emerso nei giorni scorsi, ad alleggerire le pene detentive per i reati fiscali che il testo originario aveva eccessivamente inasprito. L’intesa tra Cinque stelle, i più intransigenti sull’argomento, e il Pd c’è: hanno già votato un indirizzo in tal senso in Commissione Giustizia, mentre la settimana scorsa il ministro della Giustizia Bonafede aveva già preso l’impegno a portare una proposta di modifica. All’interno del pacchetto di rafforzamento delle pene detentive contenuto nel decreto fiscale (fino a 4 anni di sanzione minima e fino ad 8 di massima), si sta lavorando per attenuare la disciplina per quei reati dove non c’è una deliberata azione volta a sottrarsi al fisco. La proposta di modifica del governo circolata in Commissione Finanze della Camera ammorbidirebbe l’aumento della pena per la dichiarazione infedele che è stata portata ad un massimo di 5 anni e per la omessa dichiarazione, portata ad un massimo di 6 anni: la considerazione è che questi due reati non sono tecnicamente caratterizzati da condotte fraudolente, ad esempio la dichiarazione infedele consiste nel dichiarare meno del dovuto e spesso è frutto di errori. Resterebbe invece immutato il tetto di 8 anni per la dichiarazione fraudolenta che prevede la costituzione di documenti falsi ed altre manipolazioni. Nella bozza viene inoltre limitata la confisca per sproporzione – anche se i renziani ancora non sarebbero soddisfatti – che consente il sequestro dei beni anche oltre il debito con il fisco.
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Testata:  Stampa 
Autore:  Baroni Paolo 
Titolo: Alitalia commissari confermati La nuova missione: ristrutturare
Tema: Alitalia

Avanti coi tre commissari. Avanti per ulteriori «scouting» nel tentativo di chiudere il più rapidamente possibile il cerchio e trovare una soluzione in grado di assicurare un futuro ad Alitalia. «Credo che oggi sia il momento di cambiare passo e di trovare soluzione definitiva» ha spiegato ieri il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, che giovedì sino a tarda sera si è confrontato con Enrico Laghi, Stefano Palean e Daniele Discepolo confermando loro l’incarico. «Ora inizia una fase diversa. Se avessimo voluto solo salvare la compagnia avremmo potuto farlo, mentre noi vogliamo rilanciarla – ha proseguito il responsabile del Mise – e per questo daremo un nuovo mandato a commissari che abbia al centro la necessità dell’integrità aziendale». Alitalia è commissariata ormai da 31 mesi e negli ultimi 13 le Fs, col ruolo di capocordata, hanno trattato con Atlantia e Delta la possibilità di dar vita ad un consorzio di salvataggio senza però riuscirci. Dopo una settimana di riflessioni, di incontri e contatti, la palla torna ai commissari che dovranno compiere nuovi approfondimenti e nuove esplorazioni nel tentativo di allargare il campo dei possibili partner, magari riallacciando i contatti col gruppo Toto e con l’imprenditore boliviano German Efremovich. Patuanelli ieri ha escluso la possibilità di vendere a pezzi la compagnia, sottolineando anzi la necessità di mantenere unite le varie attività. Questo non toglie però che «handling, manutenzione ed aviation possano dar vita a società separate. Al netto delle eventuali strutture societarie – ha rimarcato Patuanelli – le varie attività devono stare insieme».
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Societa’, istituzioni, esteri

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  L. Ip. 
Titolo: Paura e morte sul ponte di Londra – Le pugnalate, il sangue, gli spari Torna l’incubo sul London Bridge
Tema: Attacco sul London Bridge
Voleva essere la replica del massacro di due anni fa: un attacco terroristico sul London Bridge a pochi giorni dalle elezioni politiche. Sono due le persone che sono rimaste uccise: questa volta la rapida riposta della polizia – e soprattutto della gente – ha evitato una strage che poteva essere ben peggiore. Anche l’attentatore è stato alla fine freddato dalla polizia, mentre altre tre persone sono rimaste ferite, alcune in modo grave. Tutto è cominciato attorno alle due del pomeriggio, quando un uomo armato di un grosso coltello ha attaccato i passanti all’imbocco nord del London Bridge (Ponte di Londra), quello che affaccia sulla City. E’ una zona frequentata a quell’ora da gente d’affari ma anche da turisti, che si accalcano per scattare foto panoramiche del Tower Bridge e di St Paul. L’attentatore, dopo essersi lasciato dietro una scia di sangue, si è lanciato lungo il ponte, in direzione del Borough Market: ma è stato inseguito da un gruppo di coraggiosi passanti che lo hanno placcato al suolo. Nel giro di pochi secondi si sono materializzati gli agenti di polizia armati, che si sono accorti che l’uomo indossava quello che appariva come un giubbotto esplosivo. Allora hanno immediatamente fatto allontanare la gente e hanno aperto il fuoco contro il terrorista, uccidendolo. Poi la cintura esplosiva si è rivelata finta: ma in questi casi le regole impongono comunque di neutralizzare la minaccia. Tutta la zona attorno al London Bridge è stata evacuata, incluso il Borough Market, il popolare mercato alimentare a sud del Tamigi : ma è apparso subito chiaro che non ci si trovava di fronte a un’azione su vasta scala bensì al gesto di un attentatore isolato.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Ippolito Luigi 
Titolo: A mani nude e con i bastoni La rivolta dei passanti che disarmano il terrorista
Tema: Attacco sul London Bridge

Sono immagini che raccontano tutto. Un uomo in giacca e cravatta – un manager della City? Un avvocato d’affari? – che tiene in mano l’enorme coltellaccio appena strappato all’attentatore. A pochi passi, il terrorista schiacciato al suolo dai passanti che sono intervenuti a bloccarlo: chi con un bastone in pugno, chi con un estintore. Attorno, la gente che invece di allontanarsi accorre verso la scena del dramma. Londra non si spaventa. Londra non ha paura. Reagisce. Come aveva reagito due anni fa all’analogo attentato, sempre sul London Bridge. Ormai la folla non scappa più: passa al contrattacco. E quei video girati dai passanti facevano ieri il giro dei social media, le immagini degli eroi qualunque rimbalzavano di telefonino in telefonino. Il terrorista aveva appena accoltellato a morte le sue vittime, avrebbe potuto spargere ancora altro sangue, ma e stato inseguito e bloccato dalla folla. C’è chi ha visto addirittura un tizio scavalcare lo spartitraffico dall’altro lato della strada e lanciarsi nella mischia. Quando la polizia è arrivata dopo pochi minuti, l’attentatore era stato già sopraffatto e disarmato: si vedono gli agenti che fanno perfino fatica a tirar via le persone per metterle fuori pericolo, devono quasi trascinarle per il collo. Un comportamento che è stato subito lodato dal premier Boris Johnson, che ha sottolineato «lo straordinario coraggio dei membri del pubblico che sono intervenuti fisicamente per proteggere le vite degli altri. Per me rappresentano il meglio del nostro Paese».
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Guerrera Antonella 
Titolo: Il terrore e il coraggio – Terrore a Londra
Tema: Attacco sul London Bridge

Era finalmente una splendida giornata dopo lunghi giorni di nuvole e pioggia, era il “black Friday” delle famiglie per i regali di Natale, e invece è stato un venerdì nero, nerissimo, in cul Londra è risprofondata nelle tenebre del terrorismo. Ancora una volta sull’ormai maledetto London Bridge, due anni e mezzo dopo un altro attentato terroristico, la sera del 3 giugno 2017, quando una banda di tre terroristi Isis, tra cui l’italiano Youssef Zaghba, fece mattanza sul “Ponte di Londra” e poi nel vicino Borough Market di chioschetti, pub e ristoranti, uccidendo 8 persone e ferendone 44. Anche ieri il bilancio è stato drammatico. Due morti, tre feriti. Un uomo barbuto, già condannato per terrorismo islamico, in libertà vigilata da un anno con un braccialetto elettronico e impegnato nella riabilitazione dei detenuti, poco prima delle 14 inizia ad accoltellare a caso tra la fermata della metropolitana di Monument e lo splendente edificio neoclassico Fishermongers’ hall, sulla sponda nord del Tamigi. Poi prende la via del ponte dove, da quel tragico giorno del 2017, è rimasto il segno indelebile del terrore: le paratie nere e pesantissime, a protezione dei marciapiedi, per evitare investimenti di pedoni con camion o furgoni, come accadde l’ultima volta. L’attentatore, probabilmente solo uno, continua a seminare il panico attraversando il ponte. Veste quella che sembra una cintura esplosiva, che poi si rivelerà falsa, proprio come nell’attentato del 2017. Ma questo non spaventa un gruppo di eroici passanti che lo circondano, lo placcano, lo picchiano selvaggiamente per difendere gli altri innocenti che andavano a lavorare, a studiare al King’s College o a fare compere nella travolgente e inarrestabile vita di Londra.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Offeddu Luigi 
Titolo: L’Aia, feriti a coltellate tre minorenni Caccia a un uomo in tuta da jogging
Tema: Attacco all’Aia

L’arma, la stessa: un lungo coltello. II protagonista, almeno all’apparenza, lo stesso: un uomo solitario, un’ombra che colpisce a caso nella folla. Il giorno, lo stesso, il «Black Friday» o «Venerdì Nero» che in ogni città europea attira folle di consumatori per gli acquisti a buon prezzo. Tutto o quasi uguale, nelle ore di paura che ieri hanno attanagliato il centro di due metropoli a 500 chilometri di distanza: Londra, sul celebre London Bridge; e L’Aia, sede del governo e del Parlamento olandese, dove nella Groote Marktsstraat, la strada più commerciale e nel momento di maggior affollamento serale, tre minorenni sono stati pugnalati da un individuo poi riuscito a fuggire. Ora sono in ospedale, non si sa in quali condizioni. A Londra come all’Aia, si già ipotizzata ufficiosamente una comune strategia e un comune movente, ma senza alcuna certezza: forse si è trattato di atti di terrorismo coordinati, nel clima festoso che già precede il Natale. Ufficialmente, la polizia olandese ha per ora escluso quest’ipotesi: ma nella grande confusione delle ultime ore, la voce continua a girare sui social media. Dell’uomo che ha colpito sulla Groote Marktstraat non si ha un identikit chiaro: inizialmente si parlava di una persona tra i 45 e i 50 anni, carnagione scura e tuta grigia da jogging, ma poi la polizia ha smentito. L’aggressore si è rituffato fra la gente dalla quale era emerso come un fantasma, di fronte al grande centro commerciale Hudson Bay. A tarda sera il centro della città era ancora bloccato da una gigantesca caccia all’uomo, mentre la polizia lanciava appelli su Twitter e dalla televisione: «Non uscite di casa, se avete visto qualcosa e avete foto o video mandateli alle autorità appena possibile».
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Testata:  Repubblica 
Autore:  P.D.R. 
Titolo: In serata paura anche all’Aia: tre olandesi feriti in un grande magazzino – Paura anche all’Aia: 3 feriti nella via dello shopping
Tema: Attacco all’Aia

E’ di almeno tre feriti il bilancio di un attacco all’arma bianca sferrato ieri sera nella più celebre strada commerciale dell’Aia, la Grote Marktstraat, non distante dal Parlamento olandese. La polizia ha subito lanciato la caccia al colpevole, che secondo le prime testimonianze avrebbe tra i 40 e i 50 anni e che sarebbe di carnagione leggermente scura. Al momento non si parla tuttavia di un movente terroristico. Nella frenesia degli acquisti del Black Friday l’uomo s’è lanciato su diversi passanti armato di coltello, per poi dileguarsi tra la folla in preda al panico. Centinaia di persone sono state scortate fuori dal centro commerciale e la strada è stata circondata dalla polizia. Nelle foto sui social si vedono ambulanze sulla scena dell’aggressione, sorvolata da un elicottero delle forze di sicurezza. La polizia ha chiesto immagini e video ripresi dai passanti e ha diffuso la descrizione della persona che si sta cercando: un uomo che indossa una tuta da jogging grigia e una sciarpa. Sempre ieri sera, è stata evacuata la Gare du Nord di Parigi per 40 minuti dopo il ritrovamento di un pacco sospetto.
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Testata:  Stampa 
Autore:  Rizzo Alessandra 
Titolo: Morte sul London Bridge Coltellate in strada all’Aia Torna la paura in Europa – Terrore sul London Bridge, due morti Il killer aveva un finto giubbotto esplosivo
Tema: Attacchi a Londra e all’Aia

Torna l’incubo terrorismo nel cuore di Londra: un uomo armato di coltello ha aggredito alcune persone sul London Bridge, il ponte della capitale britannica già colpito da un attentato due anni fa. Molte le persone ferite, e due, finora, le vittime accertate. L’assalitore, legato a gruppi di matrice islamica e già condannato per terrorismo, è stato fermato grazie all’aiuto di alcuni passanti che si sono gettati su di lui, spingendolo a terra: uno di loro gli toglie il coltello e si allontana, gli agenti di polizia che lo tengono immobilizzato aprono il fuoco, si sentono almeno due spari, forse di più, l’uomo muore sul colpo. Sembrava indossare un giubbotto esplosivo, di quelli usate dai terroristi kamikaze, ma era finta, come la polizia ha potuto appurare successivamente. Un momento drammatico, che ha fatto ripiombare Londra nel panico. «Ho sentito bang bang bang, ho cominciato a correre più veloce possibile», ha detto una testimone, l’infermiera Jackie Bensfield, citata dal «Telegraph». «La polizia gridava e tutti hanno cominciato a scappare dal ponte». Una donna che si trovava in un ristorante vicino ha descritto attimi di confusione. «Tutti hanno cominciato ad accucciarsi sotto i tavolini, ci è stato detto di stare lontano dalle finestre, chi arrivava da fuori ci diceva di aver sentito degli spari», ha raccontato Noa Bodner. L’attentato sul London Bridge irrompe nella campagna elettorale quando mancano meno di due settimane al voto del 12 dicembre. Il premier Boris Johnson, impegnato in una visita al suo collegio elettorale, è tomato a Downing Street per seguire gli sviluppi di quello che la polizia ha definito in serata un attacco terroristico, anche se ancora non si conoscono il movente o l’identità dell’attentatore.
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Testata:  Libero Quotidiano 
Autore:  Nicolato Carlo 
Titolo: Da Londra all’Aja: in Europa dilaga il terrorismo
Tema: Attacchi a Londra e all’Aia

Sono passate poche ore dall’attacco nella capitale britannica, che ha lasciato dietro di sé due morti più il killer e diversi feriti, quando a twittare un altro allarme ai cittadini, intorno alle 19.45, è la polizia della città olandese dell’Aja: tre feriti accoltellati – tutti bambini, ha dichiarato il sindaco Boudewijn Revis – in una delle vie principali della città. Come a Londra, l’arma è un coltello ed è una zona piena di gente e turisti il luogo scelto per il mattatoio. Siamo davanti al centro commerciale Hutsons Bay in Grote Marktstraat, via dello shopping. La polizia – che ancora non parla di un attacco terroristico – dà la caccia a un uomo sui 45-50 anni, carnagione scura, capelli scuri e ricci, che indossa una tuta scura e una sciarpa. Il coltello dell’aggressore è stato rinvenuto per la strada dalle forze dell’ordine e in tarda serata è stato fermato nella zona un 35enne, che ha fatto resistenza mentre gli agenti lo arrestavano. Secondo alcune testimonianze, il sospetto avrebbe scelto a caso le sue vittime. A Londra, ci hanno pensato i passanti a bloccare e disarmare il terrorista che aveva ferito a coltellate una decina di passanti, uccidendone due. Poi sono arrivati alla spicciolata diversi agenti di polizia uno dei quali è stato costretto a sparargli nel timore che sotto il cappotto nascondesse una cintura esplosiva. Il terrorista – fonti degli organi di sicurezza britannici citati dalla Bbc riportano che sarebbe stato un ex detenuto con legami con gruppi terroristici di matrice islamica – è morto sul colpo, quanto alla cintura esplosiva si parla di messa in scena.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Piccolillo Virginia 
Titolo: Joshua Wong ascoltato in Parlamento La Cina protesta Roma: rispetto
Tema: Cina vs Italia

«Comportamento irresponsabile», il portavoce dell’ambasciata cinese ha censurato così l’iniziativa dei parlamentari radicali e di Fratelli d’Italia che, giovedì scorso, in videoconferenza dal Senato, hanno ascoltato le ragioni di Joshua Wong, uno dei leader della protesta di Hong Kong, che ha denunciato una «crisi umanitaria in atto» e ha chiesto all’Italia di smetterla di «fornire mezzi per la repressione» e di «fermare le violazioni dei diritti umani». Giudizi respinti dal portavoce cinese, secondo il quale Wong «ha distorto la realtà, legittimato la violenza e chiesto l’ingerenza di forze straniere negli affari di Hong Kong». Da lì la critica di «irresponsabilità» alla platea bipartisan che ha preso parte all’evento che ha suscitato una protesta concorde di governo e Parlamento. La prima ad attaccare è stata la leader FdI, Giorgia Meloni, che ha chiesto al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, di convocare l’ambasciatore: «Spieghi alla Cina che qui non siamo in Cina. C’è la democrazia. E i parlamentari fanno ciò che ritengono senza dover temere le minacce dei cinesi». Il leader Cinque Stelle, già criticato per le aperture a Xi Jinping e non aver levato la voce contro le violenze a Hong Kong ha risposto: «Abbiamo ottimi rapporti con il governo cinese, ma in Parlamento è giusto rispettare le attività. I legami commerciali non possono mettere in discussione il rispetto delle nostre istituzioni». Mentre dalla Farnesina filtrava il «disappunto» per «l’indebita ingerenza» e per quel tweet «inaccettabile e irrispettoso della sovranità del Parlamento italiano».
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Testata:  Messaggero 
Autore:  Ajello Mario 
Titolo: Crisi Italia-Cina per l’invito ai ribelli di Hong Kong – Hong Kong, il leader dei ribelli fa scoppiare il litigio Italia-Cina
Tema: Cina vs Italia

Una forte tensione diplomatica. Tra Italia e Cina. La Repubblica popolare cinese è intervenuta con durezza – «Grave errore, l’Italia non ha alcun diritto d’intromettersi nei nostri affari» – sulla vicenda dei parlamentari italiani che hanno dato parola e sostegno a Joshua Wong, il leader della protesta di Hong Kong, considerato a Pechino un nemico del popolo, un pericoloso dissidente che mette a repentaglio l’ordine nel Paese comunista. E la reazione italiana alla reazione cinese è altrettanto dura, e proprio da parte di chi – Luigi Di Maio, ministro degli Esteri – per la Cina ha sempre avuto un debole: «Abbiamo sempre avuto ottimi rapporti con il governo cinese, ma i nostri legami e i rapporti commerciali non possono mettere in discussione il rispetto delle nostre istituzioni, del nostro Parlamento e del nostro governo». Insomma sui diritti civili e sulle proteste in Cina, la Farnesina sembra non voler fare sconti al gigante comunista. Il primo a rispondere alle polemiche dell’ambasciata cinese è stato, sempre di grillini si parla, Roberto Fico. «Difendo e difenderò sempre il diritto dei parlamentari di esprimere le proprie opinioni e i propri giudizi politici. Le parole dell’ambasciata cinese rispetto alla conferenza stampa cui hanno preso parte esponenti politici e l’attivista Joshua Wong sono profondamente irrispettose». Cosi scrive su Facebook il presidente della Camera, commentando la posizione cinese secondo cui sarebbero «irresponsabili» i nostri che hanno fatto una videoconferenza con Wong.
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Testata:  Giornale 
Autore:  Cottone Sabrina 
Titolo: Gli amici cinesi dei grillini vogliono zittire il Parlamento
Tema: Cina vs Italia

Nel 2014, quando Joshua Wong aveva diciotto anni ed era già il leader della pacifica rivolta degli ombrelli a Hong Kong, il Time gli dedicò la copertina dal titolo The face of Protest, il volto della protesta. Lo è ancora adesso che a 23 anni appena compiuti è uno degli oppositori più temuti dalla Cina di Xi Jinping, paragonato a Davide contro Golia o a Giovanna d’Arco, confronti nati anche dalla fede cristiana luterana dei genitori. Oggi è diventato il simbolo dello scontro diplomatico aperto tra l’Italia e la Cina, senza nemmeno muoversi da casa: la visita nel nostro Paese, con le due tappe di Milano e Roma, gli è stata vietata dal tribunale di Hong Kong. L’Ambasciata cinese, attraverso il portavoce in Italia, ha attaccato i politici colpevoli di averne ospitato una conferenza stampa in collegamento dal Senato, promossa dal Partito radicale e dal senatore di Fdi e vicepresidente del Copasir, Adolfo Urso. «Un grave errore e un comportamento irresponsabile» secondo Pechino. «Una gravissima ingerenza» secondo i politici italiani in coro, tanto che è stata costretta a intervenire la Famesina, solitamente in sintonia col Dragone, sia per la linea filo-cinese del governo che per i fraterni abboccamenti con Beppe Grillo. «Ottimi rapporti ma i nostri legami non possono mettere in discussione il rispetto delle nostre istituzioni, del nostro Parlamento e del nostro governo» ha detto il ministro degli Esteri, il 5s Luigi Di Maio.
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Testata:  Foglio 
Autore:  … 
Titolo: Editoriali – Non siamo a Pechino. Seconda parte
Tema: Cina vs Italia

Alcuni politici italiani” hanno fornito fl.”una piattaforma per un separatista `pro indipendenza’ di Hong Kong” e avrebbero così “appoggiato la violenza e il crimine. Si è trattato di un grave errore e di un comportamento irresponsabile per cui siamo fortemente insoddisfatti ed esprimiamo la nostra più ferma opposizione”. Questo è il comunicato che ha diffuso ieri l’ambasciata cinese a Roma. I “politici italiani” sono accusati di aver partecipato a una conferenza che si è svolta giovedì al Senato e in cui è intervenuto in collegamento Joshua Wong, leader del partito pro democrazia di Hong Kong Demosisto. L’incontro “Hong Kong, la libertà di tutti. La posizione dell’Italia”, che si è svolto nella Sala Caduti di Nassirya del Senato, è stato un momento di dibattito per le istituzioni su un tema molto delicato come quello delle proteste a Hong Kong. Insomma, per essere chiari, non era un rocambolesco endorsement sul confine francese con forze antisistema. Perché si può discutere di politica, si può dialogare sul merito, ascoltare vari punti di vista, ma una sede diplomatica non può arrivare ad accusare di “gravi errori” e di “comportamenti irresponsabili” quando parliamo di parlamentari che non hanno fatto altro che svolgere un dibattito, cioè una parte essenziale dell’esercizio democratico di un paese (sovrano). L’attacco dell’ambasciata è stato condannato da tutti, dai presidenti di Camera e Senato, perfino dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio: “I nostri legami commerciali non possono assolutamente mettere in discussione il rispetto delle nostre istituzioni”, ha detto, e forse ha appena realizzato che otto mesi fa con Pechino ha firmato un accordo più politico che commerciale.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Romano Beda 
Titolo: Intervista a Jens Stoltenberg – «Nato sempre necessaria per la difesa dell’Europa» – «L’Europa avrà sempre bisogno della Nato per la sua difesa»
Tema: 70° anniversario Nato

Suscita sentimenti contrastanti il settantesimo anniversario della Nato. Quando si riuniranno martedl e mercoledì della settimana prossima a Londra, i 29 Paesi membri dell’Alleanza Atlantica non potranno non riflettere sulle tante incomprensioni emerse in questi ultimi mesi. La Francia di Emmanuel Macron è critica dell’organizzazione militare, come lo f urono in precedenza gli Stati Uniti di Donald Trump. La Turchia ha invaso la Siria senza coordinarsi con gli alleati. Nel frattempo, la nuova Commissione europea si definisce «geopolitica», mettendo in dubbio il nuovo rapporto di collaborazione con l’Alleanza. In un’intervista a un gruppo di giornali europei, il segretario generale dell’organizzazione militare, il norvegese di 60 anni Jens Stoltenberg, ne approfitta per difendere la cooperazione Nato-Ue, in un contesto di crisi tra Washington e i suoi alleati europei. Come intende il suo lavoro di segretario generale in un contesto così incerto e litigioso? Il mio lavoroè di consentire a 29 alleati con leader politici diversi, di partiti diversi, con storie diverse di accordarsi sulle loro principali responsabilità nella Nato, ossia di proteggere e difendersi a vicenda La Nato non vuole né provocare, né combattere una guerra. Vuole fare deterrenza e prevenire una guerra. La nostra è una organizzazione di pace. In 70 anni siamo riusciti a difendere la pace con successo e ciò malgrado delle differenze di visione, sul cambiamento climatico, sul commercio internazionale o sulla situazione nella Siria del Nord.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Bonanni Andrea – D’Argenio Alberto 
Titolo: Intervista a Jens Stoltenberg – Stoltenberg “L’Europa resti vicino agli Usa” – Stoltenberg (Nato) “Un nuovo piano d’azione contro il terrorismo”
Tema: Nato

«Come sempre riusciremo a superare le divisioni e a prendere le decisioni necessarie alla nostra sicurezza». A quattro giorni dal vertice Nato di Londra, il Segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg, è ottimista sull’esito del summit nonostante Macron abbia parlato di «morte cerebrale» dell’istituzione che presiede e la Turchia minacci di bloccare le conclusioni dei leader e il via libera alle operazioni nei Paesi baltici se i partner non definiranno terroristi i curdi del Ypg. In una saletta del quartier generale della Nato a Bruxelles, il norvegese comunque chiede unità ai governi transatlantici e mette in guardia l’Unione europea: «Non può sostituire la Nato, da sola non può difendere l’Europa». Giovedì ha incontrato Macron a Parigi e non sembra averlo convinto sullo stato d salute della Nato. E poi c’è la Turchia: forse l’Alleanza non sarà in una condizione di morte cerebrale, ma non trova sia politicamente paralizzata? «La Nato sta facendo più adesso che negli ultimi decenni. Ovviamente ci sono differenze che non sottovaluto. Sul Nord della Siria e sui gruppi attivi in quella regione ci sono opinioni diverse tra alleati. Si tratta di una realtà innegabile che però non ci impedirà di fare molto. Anzi, mi aspetto che a Londra i leader comunque prenderanno decisioni importanti, come l’aggiornamento del piano d’azione contro il terrorismo».
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Cazzullo Aldo 
Titolo: Intervista a Santiago Abascal – Il leader di Vox: «Sánchez è un pericolo per la Spagna» – «Esalto il colonialismo e non giudico Franco La Spagna? In pericolo, bandiamo i separatisti»
Tema: Spagna – Vox

Abascal, che cos’è Vox? Un partito neofranchista? Un movimento populista? Un partito di destra moderna? «Non credo alle etichette: riducono la realtà o la distorcono. Vox è una forza che difende idee che erano fuori dalla mappa politica della Spagna». Quali idee? «Taglio delle imposte. Difesa delle frontiere. Sicurezza nei quartieri. Ritorno allo Stato dei poteri delle comunità autonome. Vogliamo fermare il colpo di Stato in Catalogna. Vogliamo difendere i bambini dall’indottrinamento di genere, e la libertà dei genitori di educarli secondo le proprie convinzioni». Lei parla spesso di «dittatura progressista». «Sì, Vox è un’alternativa patriottica e sociale al consenso progre, che ha tentato di imporre agli spagnoli una maniera unica di pensare». Che cosa intende per «dictadura progre»? Il matrimonio gay, la legge contro la violenza di genere? Perché sono cose così negative? «Il concetto di violenza di genere, come quello di violenza machista, serve a criminalizzare il maschio rendendolo un sospetto aggressore, un sospetto violento». Dovrebbe servire a proteggere le donne, non crede? «In realtà ci sono più donne assassinate di prima. L’attuale legge contro la violenza di genere è stata un disastro totale: vìola la presunzione di innocenza, trasformando l’uomo in colpevole per il solo fatto di essere uomo, creando tribunali speciali per metà della popolazione spagnola. Qualsiasi donna preoccupata per la propria sicurezza sa che Vox è l’unico partito che si batte per la sicurezza di tutti. Perseguiremo i crimini contro le donne come contro gli uomini, contro i bambini come contro i nonni».
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Carrer Stefano 
Titolo: Grecia epicentro della nuova crisi migratoria nel Mediterraneo
Tema: Grecia – immigrazione

Il 2019 si avvia a chiudersi con una emergenza migranti nel Mediterraneo che investe più la Grecia dell’Italia, sia per consistenza dei flussi sia per le condizioni drammatiche nei sovraffollati centri di prima accoglienza nelle isole dell’Egeo. A evidenziarlo, da ultimo, è Filippo Grandi, Alto Commissario Onu per i rifugiati, che nella missione di questa settimana a Lesbo ha constatato le condizioni «estremamente allarmanti» del centro di Moria (circa 17mila richiedenti asilo, sette volte la capacità: un «buco nero dei diritti umani» per Amnesty International): situazione che da tempo numerose Ong definiscono come una macchia sull’intera Europa. Grandi ha sottolineato la necessità di una solidarietà degli Stati europei e promesso sostegno ad Atene presso le istituzioni europee e internazionali. Un appello per una soluzione europea alla crisi è stato lanciato congiuntamente nei giorni scorsi a Roma dai premier italiano e greco: Giuseppe Conte e Kyriakos Mitsotakis si sono trovati sulla stessa lunghezza d’onda, con la richiesta di un approccio centralizzato e di un’equa distribuzione dei rifugiati Mentre la nuova presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha promesso di presentare una proposta di riforma delle politiche migratorie in primavera, le discussioni tecniche in corso nella Ue evidenziano tensioni tra approcci differenti: c’è chi ipotizza sanzioni per gli Stati che si rifiutano di rispettare una linea comune solidale e chi suggerisce incentivi finanziari ai riluttanti.

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