In evidenza sui maggiori quotidiani:
– Il “Centro” in Parlamento e in Italia
– Berlusconi lancia “Altra Itali”
– Manovra: è ancora polemica sul Plastic tax e auto aziendali
– Manovra: oggi inizia iter in Senato
– Usa: Trump a un anno dalle Presidenziali;
– 30 anni dalla caduta del muro di Berlino.
PRIMO PIANO
Politica interna
Testata: Corriere della Sera
Autore: Imarisio Marco
Titolo: Intervista a Stefano Bonaccini – «Possiamo vincere, l’Emilia non è l’Umbria Se il M5S non dialoga resterà marginale»
Tema: Elezioni in Emilia-Romagna
L’uomo da cui dipendono le sorti del governo è reduce da una domenica trascorsa tra la messa nella chiesa di Sant’Agata Bolognese, appena riaperta dopo il sisma del 2012, il taglio del nastro alla fiera dei vignaioli della Val di Taro parmense, e l’allerta meteo in regione. Tra un appuntamento e l’altro, qualche messaggio su WhatsApp con la famiglia, che ormai lo dà per disperso. Mancano poco meno di tre mesi alle elezioni regionali. Presidente Stefano Bonaccini, meglio vivere, morire o allearsi con M5S? «A me hanno insegnato che le alleanze si costruiscono sulle cose da fare, non per battere qualcuno o per un accordo a tavolino sui nomi, magari chiuso a Roma». Sa che lo dicevano anche in Umbria? «Qui si parte da una condizione molto differente. Oltre 200 sindaci dell’Emilia-Romagna hanno sottoscritto un appello in mio sostegno. E alcuni di loro guidano liste civiche, anche di centrodestra, che magari alle ultime elezioni comunali hanno battuto il centrosinistra». Cosa vi unisce allora? «Il modo in cui abbiamo insieme governato nei territori. Stiamo lavorando a un centrosinistra largo, aperto ai civici, alla sinistra, ai moderati che non si riconoscono nella destra sovranista. Sulla base di un programma per l’EmiliaRomagna del futuro, aperta, innovativa, sostenibile. Se i 5 Stelle decidono di non provare nemmeno a confrontarsi, perdono un’occasione».
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Panebianco Angelo
Titolo: Le regole necessarie – La futura legge elettorale e il ruolo chiave del centro
Tema: Il Centro
Immaginiamo tre scenari. L’ultimo dei tre sembra al momento il meno probabile. Primo scenario. Il governo dura fino all’elezione del Presidente della Repubblica. Non importa quanto pasticciata e conflittuale appaia la sua navigazione. Gli osservatori ogni giorno dicono: «Sta per cadere, cade, cadrà prestissimo» ma il governo, come un bravo equilibrista sul filo che collega due grattacieli, continua per la sua strada. Magari aiutato da un’eventuale vittoria del Pd nelle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna del gennaio prossimo. Aiutato anche dal fatto che la riforma che ha ridotto i parlamentari è un potente «stabilizzatore» della legislatura: le elezioni, quando ci saranno, manderanno a casa tanti deputati e senatori. Molti, comprensibilmente, vogliono rinviare quel momento. Inoltre, è necessaria una nuova legge elettorale ma, siccome varata la legge, sarebbe difficile non andare subito a elezioni, allora si farà di tutto per «allungare il brodo», per ritardare l’intervento sul metodo di voto. Secondo scenario. All’inizio del prossimo anno ci sarà la decisione della Corte costituzionale sull’ammissibilità o meno del referendum leghista volto a dare all’Italia un maggioritario a un turno. Se la Corte sceglierà l’ammissibilità ci sarà un parapiglia. Anche perché diversi avversari di Salvini non potranno non dichiararsi favorevoli al maggioritario: ne deriveranno panico, gazzarra, caos. Probabilmente ci saranno subito le elezioni allo scopo di rinviare di un anno il referendum. Terzo scenario. La Corte sceglie l’inammissibilità e il Parlamento trasforma subito il proporzionale «impuro» oggi vigente (che è un sistema misto: proporzionale più una quota di collegi uninominali) in un proporzionale puro. Dopo di che si va al voto.
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Testata: Repubblica
Autore: Diamanti Ilvo
Titolo: Mappe – Il Paese spaesato ha perso il Centro – Nell’Italia digitale il Centro scompare non solo in Parlamento
Tema: Il Centro
L’Italia sta perdendo il Centro. Sul piano politico e geopolitico. Sul piano politico è già avvenuto da tempo. Insieme alla Prima Repubblica. Allora, davvero, il Centro coincideva con l’area di governo. Interpretato dalla Democrazia Cristiana. Insieme ai suoi alleati, con i quali ha guidato il Paese per circa 40 anni. Il Pri, il Pli, il Psdi… Anche se la Dc era un “centro” molto grande e articolato, che si allargava a Destra e Sinistra. Proprio per questo poteva scegliere con chi allearsi. A partire dal Psi, che, a sua volta, si avvicinò al Centro, fino a costruire l’asse dei governi di Centro-Sinistra. In seguito, dopo la caduta del muro e della Dc -, il Centro si orientò soprattutto a Destra. Presidiato da Berlusconi che, insieme al “suo” partito, Forza Italia, sdoganò gli eredi del Msi. Post-fascista. Il Polo “escluso” (come lo definì Piero Ignazi). “Incluso”, anzitutto, dall’azione di Gianfranco Fini, che lo trasformò in Alleanza Nazionale, rompendo apertamente con il passato. Nell’ultimo decennio, tuttavia, dopo il declino di Berlusconi e di Forza Italia, lo spazio di Centro si è definitivamente ridotto: al 10%. O poco meno. Mentre gli spazi contigui e complementari hanno mantenuto il loro rilievo. Centro-Destra e Centro-Sinistra: oggi attraggono ancora il 15-19% degli elettori, ciascuno. Infine, appare stabile, e ampia (circa il 30%; quasi un terzo degli elettori) l’area esterna allo spazio – politico.
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Testata: Repubblica
Autore: Rizzo Sergio
Titolo: Ecco le leggi ferme nel cassetto – Dai cantieri al femminicidio tutte le leggi bloccate dai burocrati
Tema: Le leggi ferme nel cassetto
Ha detto Giuseppe Conte: «L’orizzonte della manovra sarà un ampio progetto riformatore». Evviva. Ma si fa presto a dire “riforme” in un Paese dove si fanno le leggi e nelle stesse leggi ci sono i presupposti perché non vengano applicate. Periodicamente qualcuno fa i conti, scoprendo che siamo sempre alle solite. Il governo Conte 2 ha avuto in eredità oggi dal governo Conte 1 e da quelli precedenti l’incombenza di sbrigare una pratica mica da ridere. Ossia scrivere 352 decreti attuativi, dei quali 278 ancora da prendere in considerazione: senza, molte leggi importanti non possono diventare in tutto o in parte operative. Un caso? Il provvedimento che dovrebbe tutelare i figli di madri vittime di femminicidio. Una legge bandiera del centrosinistra che attende di partire addirittura dal gennaio del 2018. Manco a dirlo, non ci sono i decreti attuativi. E comunque, a quanto pare, non ci sono neppure i soldi: 5 milioni, una miseria mentre si parla di una manovra da 30 miliardi. Quella legge risale all’epoca del governo di Paolo Gentiloni, a dimostrazione che la faccenda dei decreti fantasma si perde nella notte dei tempi. Se il governo Conte 2 ha ereditato dal Conte 1 ben 352 provvedimenti ancora da scrivere, il governo Conte 1 ne aveva a sua volta ereditati 413, dei quali 265 da Gentiloni, 136 da Renzi e addirittura 12 da Enrico Letta, il cui esecutivo era spirato quasi quattro anni e mezzo prima.
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Testata: Stampa
Autore: Pignatone Giuseppe
Titolo: Pignatone: “La prova c’è Mafie e corruzione condizionano Roma” – “Mafia capitale, non sottovalutare il potere dei clan e della corruzione”
Tema: Corruzione a Roma
Ha avuto ampia eco la decisione della Cassazione che, in riforma della sentenza della Corte di Appello, sul processo «Mondo di Mezzo», ha escluso il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso. Nei giorni scorsi ha avuto ampia eco la decisione della Corte di Cassazione che, in riforma della sentenza della Corte di Appello di Roma sul processo «Mondo di Mezzo», ha esduso che le condotte degli imputati integrassero il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso. Nell’attesa delle motivazioni, dalle quali soltanto potremo comprendere le ragioni della decisione, mi sembra utile puntualizzare alcuni aspetti forse trascurati nel dibattito, dai toni a volte esasperati, seguito alla sentenza. «Roma non è una città mafiosa, ma è una città in cui operano più associazioni mafiose». Lo abbiamo detto in ogni occasione nei sette anni in cui sono stato il titolare della Procura. Roma non è una città mafiosa perché, a differenza di Palermo, Reggio Calabria e, in modo diverso, di Napoli, non vede la presenza egemone di una delle mafie tradizionali ma vi sono – come affermano le sentenze di numerosi giudici e della stessa Cassazione – diverse associazioni per delinquere di tipo mafioso e numerosi gruppi di soggetti che operano con metodo mafioso. Alcuni di questi sodalizi criminali sono formati da siciliani, calabresi, campani. Altri, invece, da romani, da soggetti provenienti da altre regioni o da stranieri, ma non sono, nei loro ambiti, meno temibili di quelli «tradizionali».
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Testata: Messaggero
Autore: B.L.
Titolo: Mossa di Berlusconi: nasce Altra Italia, federata con FI Un caso gli attacchi in Rai
Tema: Berlusconi lancia “Altra Italia”
Dopo appena 24 ore dalla smentita del ritiro del simbolo di Forza Italia, Silvio Berlusconi getta nel panico il suo partito ufficializzando la nascita di Altra Italia, un soggetto politico da affiancare al vecchio partito e da cui intende trarre il suo successore. L’idea era sta già annunciata ai primi di agosto in una intervista al Giornale di Alessandro Sallusti: Altra Italia sarebbe dovuto essere una sorta di lista civica nazionale di centrodestra. Poi dalle parole non si passò ai fatti e anche alle elezioni in Umbria non si è visto nulla. Ora, in una intervista a Bruno Vespa per il suo libro, Berlusconi per certi versi ribadisce l’idea: «Penso alla creazione di due o tre nuclei di Altra Italia per ogni regione, prendendo anche il meglio delle liste civiche che si ispirano ai nostri valori». La parola «anche» prima di «liste civiche» fa capire che però il nuovo partito andrebbe in cerca non solo di esponenti locali ma, appunto, di nuove personalità di altri mondi: sarebbe cioè un nuovo partito a tutti gli effetti. Inevitabilmente in competizione con FI. «Una struttura giovane – ha poi aggiunto – che si federi con Forza Italia senza ruoli di preminenza dell’una sull’altra. Da qui potrà nascere il mio successore». Insomma, se i nuovi innesti avverranno solo in Altra Italia, da una parte i «vecchi» parlamentari di Forza Italia non devono temere la concorrenza interna per le candidature alle prossime elezioni; ma dall’altra vedono nel nuovo soggetto il «figlio preferito» dell’anziano leader, che infatti da lì vuole tirar fuori il suo «successore».
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Testata: Giornale
Autore: Cramer Francesco
Titolo: La mossa di Berlusconi «Lancio l’Altra Italia per affiancarla a Fi» – Berlusconi lancia l’Altra Italia E «chiama» il Carroccio nel Ppe
Tema: Berlusconi lancia “Altra Italia”
È da tempo, ormai, che Berlusconi considera Forza Italia inadeguata. Superata, no; carente si. Da mesi, sul tavolo di Arcore, c’è uno studio commissionato dal Cavaliere in persona. L’esito è sorprendente. Ci sono ben sette milioni di italiani che si definiscono liberali e moderati che, tuttavia, disertano le urne. «Sono quelli delusi e disgustati dalla politica che dobbiamo convincere a tornare alle urne. E a votare per noi». Chi parla è Berlusconi e quel «per noi» non sono necessariamente gli azzurri. E l’Altra Italia, una sorta di Forza Italia delle origini, un movimento formato da chi, fino ad oggi, s’è tenuto lontano dal Palazzo ma che ha primeggiato nel mondo del lavoro. Il Cavaliere pensa a imprenditori, professionisti, professori universitari, intellettuali, economisti: la crème della società civile che conquisti, come fece Fi nel 1994, quella maggioranza (di centrodestra) silenziosa che ora non vota più. Ieri il Cavaliere è tornato sul tema a lui caro, mettendo i puntini sulle «i». Il progetto non comporta la rottamazione di Forza Italia. Lo scrive al direttore del Messaggero: «L’idea che io possa liquidare l’esperienza di Forza Italia ritirando il simbolo è semplicemente assurda. E esattamente il contrario di quello per cui sto lavorando». Il perimetro del rassemblement lo disegna lo stesso ex premier azzurro: «La nostra coalizione unita è vincente e rappresenta la maggioranza degli italiani, ma solo a patto che sappia ricomprendere sia la destra sovranista che il centro liberale, cattolico, riformatore e garantista».
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Testata: Corriere della Sera
Autore: V.Pic.
Titolo: «Grazie Ruini» E il leader pensa a un incontro
Tema: Cardinal Ruini
«Grazie Ruini». Matteo Salvini incassa di buon grado l’apertura al dialogo del cardinal Camillo Ruini che, al Corriere ieri ha detto di «non condividere l’immagine tutta negativa che si ha di lui». Dopo essere stato attaccato per lo stop agli sbarchi dei migrand, accusato di strumentalizzazione per il bacio al rosario nei comizi, il leader leghista si compiace del giudizio dell’ex presidente Cei che, lanciando un appello all’impegno dei cattolici in politica, ha scandito: «Credo che Salvini abbia notevoli prospettive davanti a sé e che abbia però bisogno di maturare». E anche: «non sono sicuro che il suo bacio al rosario sia solo una strumentalizzazione e non una sfida al politicamente corretto». Salvini commenta su Twitter: «E la voce di quella parte di Chiesa che chiede il dialogo persino con la Lega e con Salvini, perché dal punto di vista della difesa dei valori noi non molleremo mai. Così come non molleremo sul fatto che chi viene in Italia deve avere il permesso, i documenti, è sacrosanto accogliere chi scappa dalla guerra, ma in Italia non c’è casa e lavoro per tutti».
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Piccolillo Virginia
Titolo: Intervista a Domenico Mogavero – «Ma il dialogo con Salvini è difficile»
Tema: Cardinal Ruini
Monsignor Mogavero, il cardinale Camillo Ruini, sul «Corriere» invita a dialogare con Matteo Salvini. Lei che è stato con lui alla Cei e che da vescovo di Mazara ha criticato le posizioni contro gli sbarchi, cosa ne pensa? «Non credo sia facile dialogare con lui». Non lo incontrerebbe? «Lo incontrerei volentieri. Figurarsi, volevo incontrare Gheddafi, lui è meno impegnativo. Ma con lui si può al massimo parlare. Non credo lasci aperti margini di confronto». In che senso? «O sei con lui o contro». E con lui non c’è anche il popolo cattolico? «Non penso che il popolo di Salvini sia il popolo cattolico. Anche se è fatto di cattolici». Che differenza c’è? «Si professa tale, ma non lo è. Sia per il rapporto con i migranti, sia nel dialogo con le altre religioni. Non basta brandire rosari e croci per definirsi cattolici». Salvini lo fa. Non può essere, come dice Ruini, una «maniera sia pure poco felice di affermare il ruolo della fede nello spazio pubblico»? «Credo che la sua sia piuttosto una scelta strategica. Fatta a tavolino. Per portare avanti la sua ideologia che non è che sia tanto in linea…». Con la Chiesa? «Con il Vangelo che parla di accoglienza e di porte aperte». Salvini dice di portarlo in tasca. Non ci crede? «Vorrei sapere quale Vangelo usa. Dove trova scritto “rimandiamoli a casa loro”, “aiutiamoli là”, “prima gli italiani”. Io non le trovo queste cose. Trovo sempre la difesa degli ultimi».
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Testata: Libero Quotidiano
Autore: Feltri Vittorio
Titolo: Finalmente c’è un cardinale che ragiona
Tema: Cardinal Ruini
Aldo Cazzullo, prima firma del Corriere della Sera, ha avuto un’ottima idea: intervistare Camillo Ruini, un cardinalone non allineato alla corrente conformistica della Chiesa alla moda, quella che tiene bordone alla sinistra innamorata degli immigrati. L’articolo che ne è sortito sorprende e consola – immagino – tanti cattolici poco inclini a incrementare ciecamente l’accoglienza. Era ora che una personalità religiosa di rilievo pronunciasse un discorso di buon senso in grado di mettere un po’ di pace nel mondo dei credenti. Ruini ha detto: è sbagliato non dialogare con Salvini, il quale, tutto sommato, sa cogliere e interpretare meglio di altri i sentimenti dei cristiani. Il porporato ha fatto altresì chiarezza sulla vexata quaestio del Rosario “brandito” spesso dal leader leghista. Non c’è nulla di male, anzi, a baciare in piazza il crocefisso: semmai è un contributo alla fede popolare, un modo efficace di esprimere la passione e la fede delle masse. Ruini, stimolato con garbo da Cazzullo, ha compiuto una analisi corretta e non livorosa della attuale situazione confusa della politica italiana, senza demonizzare nessuno, eppure ponendo l’accento su questioni altamente divisive in questo momento. Una operazione, la sua, destinata a portare il sereno nonché a chiarire le faccende che creano oggi le maggiori turbolenze.
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Testata: Stampa
Autore: Di Matteo Alessandro
Titolo: Intervista a Teresa Bellanova – “I penultimatum di Zingaretti tolgono credibilità alla politica”
Tema: Intervista a Teresa Bellanova
Ministra Teresa Bellanova, Roberto Gualtieri è arrabbiato: vede una «maggioranza che fa propaganda contro la propria legge di bilancio». Renzi non era contrario al “fuoco amico”? «Rispondo solo delle questioni che pone Italia Viva. Anticipate innanzitutto al ministro e a Conte. Una legge di bilancio è il manifesto politico-programmatico di un governo. Italia viva ha detto: si blocca l’Iva, non si aumentano le tasse, lavoriamo seriamente a una spending review, riorientiamo le risorse di “Quota 100” per evidenti priorità di giustizia sociale. Proposte, non alzate di scudi. Le riserve su “sugar tax”, auto aziendali, “plastic tax” sono verbalizzate: non sono misure strategiche, non servono all’obiettivo ma solo a trovare coperture. La svolta ecologica, se proprio vogliamo stare al tema, è una nostra antica priorità. Siamo stati noi, con “Casa Italia”, a indicare come essenziali risparmio di suolo, interventi contro il dissesto idrogeologico, rigenerazione». Ma voi non c’eravate quando è stata scritta la manovra? Gualtieri dice che il lavoro è stato «ampiamente condiviso» e che c’è nella maggioranza chi «fa il gioco di Salvini»… «C’eravamo, certo. Non è giusto esasperare! Quello che dico a lei l’ho sottolineato in quelle riunioni, preannunciando il lavoro dei gruppi in Parlamento. Nessuno può dire di non averlo ascoltato. Il ministro Gualtieri sa perfettamente, come tutti quelli che hanno partecipato alle riunioni, che io personalmente – insieme a Marattin – ho posto la questione di quelle tasse».
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Economia e finanza
Testata: Sole 24 Ore
Autore: Bruno Eugenio – Dell’Oste Cristiano – Finizio Michela
Titolo: I primi vincenti e perdenti della manovra che ferma l’Iva – Famiglia, giovani, casa e imprese al test d’impatto sulla manovra
Tema: Manovra
Siamo ancora ai preliminari. E, forse, per dire chi vince e chi perde con la manovra 2020-22 è ancora presto. Ma il testo che in queste ore inizia il suo cammino in Parlamento offre comunque alcuni spunti interessanti sulle scelte del Governo. La ragione di vita del Governo giallorosso è la volontà di sterilizzare gli aumenti dell’Iva del 2020 (con 23,1 miliardi) e di iniziare a ridurre quelli degli anni seguenti (28,7 miliardi dal 2021). Ma questa mossa – su una manovra da 30 miliardi – ha ridotto al minimo le possibilità di intervento per sostenere la crescita, i consumi, i professionisti e gli enti locali. Con lo stop all’Iva non c’è dubbio che i consumatori abbiano evitato un aggravio medio per famiglia di 541 euro. Per il resto, di quei 30 miliardi il Governo ha deciso fin da subito di destinarne almeno tre nel 2020 e cinque nel 2021 per il taglio del cuneo fiscale, tutto in favore dei dipendenti. Tuttele altre misure si dividono le briciole e spesso gli interventi più strutturali sono rimandati al 2021, come nel caso del Family act della riforma dell’Irpef. Comunque, findove è stato possibile raccogliere risorse,la manovra prova a sostenere le famiglie e gli investimenti con uno spiccato taglio a tutela dell’ambiente (supere iperammortamenti, credito d’imposta – al momento solo del 10% – per l’economia circolare). Lo stop ai rincari dell’Iva, però, ha costretto il Governo a cercare coperture alternative, spesso introducendo nuovi tributi.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Cherchi Antonello
Titolo: Intervista a Dario Franceschini – Bonus facciate al via il 1° gennaio – «Nuovo bonus facciate e risparmio energetico saranno cumulabili»
Tema: Manovra
Il bonus facciate riguarderà tutti gli edifici privati, dalla villetta al condominio. E la misura non va in conflitto con le altre su risparmio energetico e ristrutturazioni, perché sono cumulabili. Per esempio, si potrà tinteggiare la facciata e allo stesso tempo eseguire interventi che rientrano nell’ecobonus e usufruire di entrambe le detrazioni: quella per le facciate al 90% – senza limiti di spesa e prevista solo per il 2020 – e quella sull’efficientamento energetico al 65%, che già esiste e con la manovra è stata prorogata insieme all’agevolazione sulle ristrutturazioni. A spiegarlo è il “padre” del bonus facciate, il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. «L’idea me l’ha data – sottolinea – almeno tre anni fa Innocenzo Cippolletta. Ho tentato di tradurla in pratica durante i Governi Renzi e Gentiloni, ma non ci sono riuscito. Così l’ho riproposta adesso. La norma prende spunto dalla legge, ancora in vigore, che il ministro della cultura francese Malraux mise a punto negli anni 50 per ripulire gli edifici in quell’epoca anneriti dall’uso del carbone. Le città, a cominciare da Parigi, diventarono più belle. Da noi ne hanno bisogno soprattutto le periferie, perché, se i centri storici possono avere un livello di manutenzione e di conservazione medio-alto, nelle periferie ci sono edifici di 60 anni sui quali non è mai stato fatto alcun intervento. E degrado chiama degrado, mentre la bellezza chiama rispetto».
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Trocino Alessandro
Titolo: Intervista a Luigi Marattin – «Cancelliamo queste misure Basta spostare il cuneo fiscale e intervenire su quota 100»
Tema: Manovra
Luigi Marattin, voi di Italia viva avete cambiato idea sulla tassa per le automobili aziendali? Al Cdm è passata all’unanimità l’idea di Laura Castelli. «Anche le pareti di Palazzo Chigi sanno che in tutti i vertici Teresa Bellanova ed io ci siamo opposti ad ogni forma di incremento di tassazione, esclusa quella per giochi e tabacchi. Per questo ci considerano come rompiscatole. Al Cdm è passato salvo intese». Il rinvio delle tasse di un anno sarebbe sufficiente? «Per ora non c’è nessun rinvio di tasse e non sarebbe comunque sufficiente. Per il 2021 c’è l’annullamento dei io miliardi di aumenti Iva messi dalla Lega (quelli che a chiacchiere hanno ridotto le tasse). E abbiamo chiesto al governo di approvare una legge delega per permettere nel 2021 un rifacimento di Irpef e Iva, con due parole d’ordine: meno tasse, e più semplicità». La plastic tax è una tassa ambientale, non va bene? «Sin dal varo della direttiva Ue sulla plastica, chiediamo un cammino pluriennale per accompagnare il settore, che impiega migliaia di addetti, a una riconversione graduale e sostenibile. Un cammino, volendo, fatto anche di rimodulazioni di tassazioni, ma che sia incentrato su incentivi al riuso e al riciclo, trasformazione degli impianti, costruzione di filiere. Cosa ben diversa dal mettere dall’oggi al domani un euro al chilo di tassa, e chiuderla lì».
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Testata: L’Economia del Corriere della Sera
Autore: De Bortoli Ferruccio
Titolo: Le famiglie dimenticate dalla manovra – Se teniamo alla famiglia ora serve un vero piano
Tema: Manovra
La preghiera sommessa è quella di non chiamarlo family act. Anche se la formula piace molto a Elena Bonetti, ministra alle Pari Opportunità e alla Famiglia, fortemente impegnata a realizzare una svolta duratura nel sostegno alla maternità. Conta la sostanza, sulla quale non ci dovrebbero essere particolari contrasti fra le forze di governo. Le differenze però, nei dettagli, non sono lievi. Certo, chiamarlo semplicemente pacchetto famiglia ha un sapore antico e un po’ paternalistico. Fa venire in mente il patronato, la beneficenza. Ma di beneficenza non si tratta, bensì di investimento sociale. L’idea di un Fondo assegno universale e servizi per la famiglia va, comunque, nella direzione giusta. Si tratta ovviamente di armonizzarlo con i tanti strumenti, più o meno efficaci, che si sono un po’ confusamente sovrapposti in questi anni. Tutti animati da buone intenzioni ma il cui impatto sociale complessivo è stato modesto. L’amara realtà è che dopo il disinnesco delle clausole di salvaguardia sull’Iva e la promessa di un intervento, a partire da luglio, per la riduzione del cuneo fiscale, di risorse ce ne sono poche. La legge di Bilancio, in discussione in Parlamento, prevede per ora un nuovo bonus bebé per ogni figlio nato o adottato nel corso del prossimo anno e un raddoppio del voucher per gli asili nido (dai 500 a 3 mila euro) a favore delle famiglie con un Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) inferiore ai 25 mila euro l’anno. Ma il cantiere legislativo per la famiglia è ben più ampio.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Galluzzo Marco
Titolo: Manovra, duello sulle tasse Gualtieri apre, stop di Di Maio
Tema: Manovra
Con due settimane di ritardo la legge di Bilancio approda in Senato, dopo l’ok della Ragioneria dello Stato e la firma del capo dello Stato, Sergio Mattarella, ma i nodi da sciogliere sembrano ancora tanti, a cominciare dal possibile rinvio, o delle modifiche, della plastic tax e del regime delle auto aziendali. Ma se in Parlamento non si è ancora cominciato a discutere e se Matteo Salvini assicura «battaglia» promettendo che «se necessario li terremo giorno e notte chiusi in Parlamento», il quadro resta incerto. Si annunciano centinaia e centinaia di emendamenti, della stessa maggioranza e intanto Italia Viva si mobilita contro la nuova tassa sulle auto aziendali. Sul sito del partito è partita una raccolta firme contro il giro di vite fiscale, un balzello che l’iter «colpirebbe indiscriminatamente quasi 2 milioni di persone che usano l’auto per lavorare». E Gualtieri: sorprende una maggioranza che fa propaganda contro la propria legge di bilancio. Ieri Luigi Di Maio, ha aperto un nuovo fronte, quello dell’orario dei negozi: «Dopo il decreto Dignità e il decreto Riders, dobbiamo andare avanti nella tutela delle persone che lavorano, come nel caso delle partite Iva e dei lavoratori dipendenti degli esercizi commerciali che sono sprofondati nella giungla degli orari di apertura e chiusura, cercando invano di battere i centri commerciali, rimanendo aperti 12 ore al giorno e 7 giorni su 7». Gli ha subito risposto Matteo Salvini: «Non vuole i negozi sempre aperti? Tranquillo Gigi, con tutte le tasse che state mettendo, manterrai la promessa».
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Testata: Messaggero
Autore: Cifoni Luca
Titolo: Manovra, mancano 2 miliardi – La manovra già in salita: mancano 2 miliardi Si punta sull’evasometro
Tema: Manovra
Fino a 2 miliardi da trovare per il 2020: se la maggioranza vorrà rivedere in Parlamento le tasse più contestate del disegno di legge di bilancio, avrà il compito non agevole di reperire maggiori entrate o minori spese alternative, per mantenere più o meno intatto il profilo della manovra impostata da Roberto Gualtieri. Il quale, come è tradizione per i ministri dell’Economia, non contesta certo la libertà delle Camere di modificare la manovra ma chiede di non cambiare i saldi, che del resto sono quelli su cui si basa il confronto con l’Unione europea. Il gettito atteso da plastic tax, sugar tax, nuova tassazione delle auto aziendali (nella versione già rivista in chiave ecologica) e da vari W?.eI ili minori è riepilogato nella Relazione tecnica che accompagna il provvedimento destinato all’esame del Senato. La quale elenca pure altre entrate che servono a completare il quadro già in parte definito nel decreto fiscale trasmesso a Montecitorio. È il caso ad esempio della norma con la quale, nelle intenzioni del governo, dovrebbe finalmente entrare nel vivo l’uso dell’archivio dei rapporti finanziari perle analisi di rischio anti-evasione.
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Testata: Repubblica
Autore: Conte Valentina
Titolo: Plastic tax, Gualtieri: “Giusta ma si cambia”. Renzi esulta, Zingaretti: basta furbizie – Plastic tax, si cambia esenzioni più ampie Gualtieri: “Resta una norma giusta”
Tema: Manovra
La plastic tax resta. «E’ una tassa giusta», dice al Tg3 il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. «Ma occorre modularla bene, per questo sono disposto a parlare con gli operatori, anche per aiutare la riconversione del settore». Il tavolo sarà convocato nei prossimi giorni. Gualtieri lo assicura, di prima mattina, in una telefonata al governatore pd dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, preoccupato per l’impatto sulle aziende del territorio, leader nazionali nella plastica, a meno di tre mesi dalle elezioni regionali. Modulare non rimodulare, scandisce però il ministro. Nessuna retromarcia dunque – come invece si affretta a dichiarare Matteo Renzi – spiegano da Via XX Settembre. Esenzioni o slittamenti della tassa sono sempre possibili. E il Parlamento è sovrano nell’iter di conversione in legge della manovra, da oggi all’esame del Senato. Ma per Gualtieri l’impianto della norma non si tocca. Come il gettito che assicura, a meno di alternative tutte da trovare: 1 miliardo e 80 milioni nel 2020, 1,8 miliardi nel 2021. «Sarebbe paradossale che chi dice di volere meno tasse poi non vuole ridurle ai lavoratori», incalza il ministro rispondendo a Italia Viva che propone di far slittare da luglio a ottobre il taglio del cuneo fiscale sulle buste paga per «15 milioni di lavoratori», così da sostituire l’incasso della plastic tax. «Dobbiamo invece ridurre l’utilizzo della plastica monouso», insiste Gualtieri.
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Testata: Stampa
Autore: Luise Claudia
Titolo: “Auto aziendali e bonus-malus Il governo faccia retromarcia”
Tema: Manovra
Un primo passo verso la condivisione di obiettivi è stato fatto. L’annuncio del ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, di un tavolo permanente sull’«automotive» è considerato una vittoria da Confindustria e dalle associazioni del settore, dopo mesi di appelli inascoltati e di richieste di incontro, partite quando il precedente governo decise di inserire nella legge di bilancio il bonus-malus per le auto elettriche. La richiesta nasce da un dato di fatto: se vorrà rispettare gli obiettivi fissati dall’Unione europea e tagliare le emissioni del 40 percento, nei prossimi dieci anni l’industria automobilistica dovrà investire 500 miliardi. Quindi diventa vitale condividere la strategia con il governo, dicono gli imprenditori di settore, per evitare rischi in un momento delicato per il comparto che conta 5.700 imprese e genera un fatturato di 100 miliardil’anno. Ha fatto breccia il corposo documento che analizza i rischi della transizione presentato al ministro lo scorso 18 ottobre. «Da qui si parte – spiega Maurizio Stirpe, vicepresidente di Confindustria con delega al Lavoro ed alle Relazioni Industriali – il tavolo permanente è una proposta che va nella direzione della condivisione». Ma all’entusiasmo per un dialogo che sembra avviato fa da contraltare la delusione per nuove misure criticate dalle associazioni di categoria.
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Testata: Repubblica
Autore: Santelli Filippo
Titolo: L’Italia va a fare la star in Cina però la Via della Seta è ferma
Tema: La Via della Seta
«L’Italia vuole essere un partner privilegiato della Cina», diceva giusto un anno fa a Shanghai Luigi Di Maio, all’epoca vicepremier e ministro dello Sviluppo economico. «L’Italia è arrivata prima», rivendicava a marzo a Roma, mentre il precedente governo aderiva, unico Paese del G7, alla Via della seta di Xi Jinping. Oggi Di Maio torna in Cina da ministro degli Esteri e dovrà spiegare cosa resta di quelle parole. L’Italia è ospite d’onore alla seconda edizione del Ciie, il grande expo delle importazioni voluto da Xi per mostrare al mondo che il Dragone ha fame di merci. Tra i padiglioni della fiera di Shanghai il presidente cinese visiterà pure quello tricolore. Ma il rapporto privilegiato a cui Di Maio aspirava non si vedrà, anche se stavolta dovesse azzeccare il nome. A sette mesi dalla firma del memorandum, che provocò la durissima reazione americana, le esportazioni made in Italy calano, i contratti firmati dalle nostre aziende lungo la Via della seta si contano sulle dita di una mano, gli investimenti cinesi in Italia non si materializzano. Tutto o quasi congelato, dopo che Washington ha ricordato all’Italia che il suo campo è quello atlantico, collocazione di cui il premier Conte si è fatto garante per il nuovo governo. Così ora da Pechino filtra una certa irritazione per le oscillazioni del nostro Paese, evidente nell’affondo dell’agenzia stampa di regime contro Di Maio, definito una scelta «inusuale» per la Farnesina.
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Testata: Repubblica
Autore: Bonanni Andrea – D’Argenio Alberto
Titolo: Intervista a Margrethe Vestager – La nuova Europa dovrà fare patti con i sovranisti – Vestager “L’Ue difenderà i propri interessi ma con una maggioranza ad assetto variabile”
Tema: UE
Nel suo ufficio al decimo piano del Berlaymont, Margrethe Vestager armeggia con due giganti brocche per servire la colazione a tutti quanti. Nel frattempo riflette ad alta voce: «Sono in transizione verso il mio nuovo incarico con von der Leyen e intanto nella terza dimensione continuo a fare il mio lavoro con Junker». “Conflitti o litigi interiori?”, è la domanda che affiora con un sorriso. «Ho parlato con me stessa, rimaniamo calme e concentrate». Fatto sta che «sono settimane strane» queste in cui la Si dice che i cinesi hanno i dati e gli americani i soldi Ma noi abbiamo un obiettivo: aiutare le aziende cheformano la nostra economia nuova Commissione Ue non riesce a entrare in carica causa bocciatura di tre commissari da parte del Parlamento di Strasburgo. La liberale danese nel prossimo “eurogoverno” resterà commissario alla Concorrenza, incarico al quale sommerà una potente vicepresidenza esecutiva con delega al digitale. Per questo parlando con i corrispondenti di Lena, l’alleanza europea della quale fa parte Repubblica, non si sbottona sulle future decisioni antitrust sui dossier più caldi. Alitalia e Fincantieri? «Non parlo di casi aperti». Come accoglie la fusione Fiat-Peugeot? «Questo dossier, invece, non è ancora sul tavolo…».
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Societa’, istituzioni, esteri
Testata: Repubblica Affari&Finanza
Autore: Bonanni Andrea
Titolo: Palazzo Europa – L’ostilità esistenziale di Trump per l’Europa
Tema: Trump
Ma perché Donald Trump ce l’ha tanto con l’Europa? La settimana scorsa, in una intervista concessa a Nigel Farage, leader del fronte pro-Brexit al referendum inglese, il presidente americano ha spiegato che «è molto difficile» avere a che fare con la Ue e che «ci sono Paesi, come l’Italia e altri, che francamente starebbero molto meglio senza l’Unione Europea». Del resto, sempre nella stessa intervista, il capo della Casa Bianca aveva deprecato il fatto che il governo britannico stia cercando di evitare un’uscita senza accordo dalla Ue perché questo rende difficile un’intesa di libero scambio tra Washington e Londra. Ma a quale leader europeo verrebbe mai in mente di dire che la California, o il Texas, starebbero molto meglio fuori dagli Stati Uniti (ipotesi certo più verosimile di quella di una Italia felicemente esclusa dalla Ue con la lira che non vale nulla, l’inflazione alle stelle e l’export azzerato)? Sempre la settimana scorsa, annunciando l’uccisione del leader dell’Isis Abu Bakr al-Baghdadi, il presidente americano ha trovato modo di ringraziare la Russia, la Turchia, i curdi, perfmo l’Iraq e la Siria di Assad, ma anche di criticare i Paesi europei «che sono stati una grande delusione».
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Testata: Repubblica
Autore: Perotti Roberto
Titolo: L’analisi – Il Trumpismo senza oppositori – Un trumpismo senza oppositori
Tema: Trump
Siamo abituati a dare per scontata la democrazia americana, ma oggi non è più così: il motivo è Donald Trump, o meglio, il trumpismo. In tre anni Trump ha confermato i suoi tratti già noti: un narcisista patologico che vive in una realtà virtuale, poco intelligente, imprevedibile, vendicativo, irriconoscente e quindi incapace di costruire un team, totalmente privo di empatia e per questo incurante (o inconsapevole) di quelle che per tutto il resto del mondo sono gaffes imbarazzanti, un paranoide che forse crede veramente nelle proprie fantasie. Trump ha in comune molti di questi tratti con tanti politici del passato: Stalin, per esempio. Ma c’è una differenza fondamentale: Trump non è un sadico, non si mantiene al potere con il terrore fisico. Si può dissentire da lui e tuttavia salvare la vita propria e del familiari, anche se probabilmente non il seggio al Congresso. Nonostante ciò, quasi nessun repubblicano osa dissentire. Eppure sicuramente tanti repubblicani provano imbarazzo quando Trump afferma ripetutamente che il padre del suo avversario alle primarie Ted Cruz fu coinvolto nell’assassinio di John Kennedy, perché un uomo che gli somiglia vagamente appare insieme all’assassino in una vecchia foto sfuocata; o che il tasso di disoccupazione è il 42 percento (un numero mai sperimentato in occidente), mentre è al quattro percento.
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Testata: Messaggero
Autore: Guaita Anna
Titolo: Usa, la volata di Trump tra processi, sondaggi e la grana impeachment
Tema: Trump
Siamo a un anno esatto dal voto del 3 novembre 2020, quando gli americani andranno alle urne per le presidenziali, e i sondaggi danno i democratici Joe Biden, Elizabeth Warren e Bernie Sanders in vantaggio netto su Donald Trump. Nel dicembre 2015, a un anno dal voto che portò Trump alla Casa Bianca, i sondaggi dicevano che Hillary Clinton vantava un vantaggio di dieci punti sull’imprenditore newyorchese. Quel vantaggio rimase quasi intatto nei mesi seguenti, per sgretolarsi poi nel corso dell’estate per un complesso convergere di fattori, non ultima l’influenza degli hacker russi sui social e sull’opinione pubblica. I sondaggi a un anno dalle elezioni, dunque, possono essere stravolti da fattori susseguenti. Donald Trump è infatti già alla ricerca di materiale che possa danneggiare il suo più diretto e probabile rivale, l’ex vicepresidente Biden, come le indagini dell’Fbi sul server internet danneggiarono Hillary. I confidenti del presidente confermano che intende battersi senza esclusione di colpi contro chiunque sia il prescelto del partito democratico, e il suo primo spot televisivo nazionale lo annuncia: «Donald Trump non è mister simpatia». Ma se i sondaggi possono capovolgersi al peggio per i democratici, e riconfermare Trump alla Casa Bianca, potrebbero anche restare come sono, e anzi vederlo scivolare ancora di più nelle preferenze.
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Testata: Repubblica
Autore: Mastrobuoni Tonia
Titolo: Viaggio a Dresda e quel grido a messa contro l’onda nera – Alla messa contro l’onda nera “Dresda rifiuti l’estremismo”
Tema: 30 anni caduta Muro di Berlino
Il grido del piccolo Vegas squarcia il silenzio: Angelika Behnke gli bagna la fronte recitando la formula del battesimo, sotto il maestoso altare neobarocco. Poco dopo, la pastora luterana si rivolge ai fedeli. ll volto pallido spicca sulla toga nera; il tono della voce è pacato. Ma le sue parole sono lame che squarciano l’omertà che ha avvelenato a lungo la città. «Il pericolo della destra non viene più taciuto. Questo è un bene. Perché alcuni mi dicono: “In fondo, chi viene minacciato di morte, un po’ se lo merita”. Mi dicono: “In fondo, chi viene attaccato davanti alla sinagoga, un po’ se l’è cercata”. Mi dicono: “La Chiesa dovrebbe tacere”. Ma noi non possiamo più rimuovere, né tacere. La dignità dell’uomo è sacra». Quando la messa finisce, uno strano silenzio avvolge i fedeli mentre escono ordinatamente dalla Frauenkirche di Dresda. Qui, nelle regioni dell’ex Germania Est, i fedeli sono abituati ai pastori che non tacciono mai: il loro pulpito fu il proscenio rivoluzionario della caduta del Muro. La pastora Behnke non fa eccezione. La risoluzione con cui il Consiglio cittadino di Dresda ha dichiarato nei giorni scorsi l'”emergenza nazista”, ha suscitato un vespaio di polemiche. Fino al 1989, la Frauenkirche di Dresda era un cumulo di macerie, lasciate lì per alimentare il mito della “Firenze sull’Elba” devastata dai bombardamenti nella “notte di fuoco” tra il 13 e il 14 febbraio del 1945, quando la città fu rasa al suolo dai caccia anglo-americani. Una ferita su cui nella Ddr si è continuato a spargere sale nell’ottica antiamericana della Guerra fredda, facendo finta di non vedere che quelle “notti di fuoco” rafforzavano anche il fanatismo neonazista.
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Testata: Stampa
Autore: Simoni Alberto
Titolo: A 30 anni dal Muro l’Est teme ancora per diritti e libertà – L’Europa dell’Est trent’anni dopo il Muro “Libertà e democrazia qui sono a rischio”
Tema: 30 anni caduta Muro di Berlino
Populismo in ascesa, rigurgiti sempre più forti di nazionalismo, istituzioni democratiche fragili che potrebbero rapidamente collassare, diseguaglianze sociali crescenti. A cui fa da contraltare, soprattutto fra le giovani generazioni, il sostegno a Ong e movimenti civici sul modello dell’ambientalista Fridays for Future in una sorta di «ritorno della dissidenza». È la fotografia di sette Paesi dell’Est e del Centro europea (Bulgaria, Romania, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Germania) scattata dall’Open Society Foundations in un sondaggio condotto da YouGov di cui «La Stampa»ha avuto un’anticipazione. I cittadini dell’Europa uscita dalla Cortina di ferro dopo il 1989 (la Germania viene studiata nel suo insieme tenendo conto dell’esistenza allora della Ddr) temono una restrizione delle loro libertà, si fidano poco delle notizie che i governi fanno circolare, dubitano della trasparenza dei processi elettorali e, curiosamente poiché in netto contrasto con dati economici e sociali che dipingono invece salari in crescita, disoccupazione bassa e Pil in aumento, non ritengono così positiva l’economia di mercato (senza tuttavia rimpiangere sistemi pianificati e organizzazione economica dei regimi socialisti dell’epoca).
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Cotroneo Rocco
Titolo: L’oro svanito dell’Amazzonia – Amazzonia Un luccichio e 40 anni fa partì la corsa all’oro Ora ci sono un lago, pochi reduci, nessun ricco
Tema: Amazzonia
Al posto del cratere verso l’inferno c’è un lago e l’esuberanza della foresta che si è ripresa quel che le apparteneva. Erano 40000 folli sognatori, oggi pochi anziani con il volto cotto dal sole bivaccano all’ombra delle stesse baracche di legno, in un villaggio da spaghetti western. E aspettano ancora di diventare ricchi. Quarant’anni fa, novembre 1979, nacque il mito di Serra Pelada, la scoperta nell’ Amazzonia brasiliana che fece scatenare una leggendaria corsa all’oro. «Una pietruzza luccicante nello straccio di una bambina che era andata a prendere acqua nel ruscello», racconta Genesio Silva, figlio dell’allora proprietario della fazenda dove tutto accadde. «Un contadino andò in città e la voce si sparse. Nei primi tre giorni arrivarono in 800. Poi successe il finimondo. Piovve gente da tutto il Brasile, e non solo». Qualche tempo dopo passò da qui anche Sebastiäo Salgado e i dannati di Serra Pelada finirono per sempre nell’Olimpo della grande fotografia documentale. L’attività mineraria, legale ma soprattutto illegale, è tuttora una delle grandi piaghe dell’Amazzonia, causa di aggressioni fatali all’ambiente. Si conquistano terre vergini, quasi sempre con il fuoco, non solo per cercare legname e aprire pascoli, ma anche per le ricchezze del sottosuolo. Josiel Torres ha 52 anni e venne dal Pernambuco ragazzino con il padre. È rimasto qui, vive in una casupola di legno a due passi dal lago.
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Testata: Repubblica
Autore: Mastrogiacomo Daniele
Titolo: “Due colpi al petto” Così muore un custode dell’Amazzonia
Tema: Amazzonia
«Erano andati a caccia. Qui da noi, in piena Amazzonia, ci procuriamo da mangiare così. Niente pistole e fucili. Frecce, una lancia e il machete per aprirci la strada nella giungla. Lo faceva per la sua famiglia. Una giovane moglie e un figlio che è già un ragazzo. Con Paulo c’era anche Laércio. È il suo vice, lo accompagnava sempre. Sono caduti in un’imboscata. Forse li stavano seguendo, all’improvviso sono apparsi. In cinque, dicono. Hanno esploso subito due colpi: hanno centrato in pieno Paulo, Laércio è riuscito a fuggire. Lo hanno inseguito sparando ancora. È stato raggiunto al braccio e alla schiena. L’ho visto, è al centro medico. Mi ha raccontato tutto. Piange e si dispera; è forte, si riprenderà». La voce di Carlos Tavossos arriva a tratti. Interpretare il suo brasiliano di Maranhäo non è facile. Pochi minuti per confermare la dinamica dell’ultimo omicidio nel cuore della foresta amazzonica. In tredici anni, dal 2003 al 2016, ultima rilevazione ufficiale, ce ne sono stati 1.009. Tutti indigeni delle 240 tribù cui appartengono 900 mila persone. Ma è qui, nello stato più a nord del Brasile, nella comunità di Araribóia, che si concentra la strage. Un Eden che attira le multinazionali alla frenetica ricerca di minerali che servono al mondo; che rendono più moderna, comoda e facile la nostra esistenza.
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Testata: Il Fatto Quotidiano
Autore: Perrigueur Elisa
Titolo: L’inferno di Samos, il campo migranti che sta scoppiando – Campo di Samos ecco l’inferno per gli immigrati
Tema: Samos
Una notte d’autunno sull’isolagreca di Samos, ai confini dell’Europa. Luci gialle e arancioni illuminano i container ammassati sul fianco del monte che domina la città di Vathy. Delle voci risuonano tra i cipressi e gli ulivi dove sono sparpagliate centinaia di tende. Sono le voci di afghani e siriani, soprattutto, ma anche di iracheni, camerunesi, congolesi, ghanesi. La metà sono donne e bambini. 6 mila persone vivono in quei container previsti per 648 persone e nella “giungla” circostante, come la chiamano qui. Il campo è diventato una città nella città. Il numero di migranti sfiora quello degli abitanti. “Samos è un piccolo paradiso con un angolo d’inferno nel centro”, dice Mohammed, un afghano che vive qui da un anno. Gli esiliati sono arrivati illegalmente con i gommoni dalla Turchia, distante solo due chilometri. Vathy, già sovraffollata, continua a ricevere nuovi arrivati, sbarcati con tanti sogni d’Europa in testa ma sempre più disillusi col passare dei mesi. Nato come luogo di transito, il campo è diventato nel 2016 un hotspot, uno dei cinque centri di identificazione delle isole Egee gestiti daGrecia e Ue.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Cremonesi Lorenzo
Titolo: Il corsivo del giorno – Impossibile tacere sui crimini anti-curdi delle milizie siriane
Tema: Turchia
Sino a che punto la Nato e la comunità internazionale sono disposte a tollerare che uno Stato importante come la Turchia utilizzi individui e gruppi armati sospettati di commettere sistematicamente crimini di guerra? Guardare per credere. Sono gli stessi uomini delle milizie siriane, che dall’attacco del g ottobre sono utilizzate come teste di ponte dell’esercito turco contro i curdi in Siria, a diffondere via smartphone le loro efferatezze. Alcuni video riprendono il cadavere della giovane Amara Renas preso a calci. Con slogan che ricordano quelli di Isis, i jihadisti deridono il povero corpo, parlano di «puttana curda», inneggiano alla guerra santa in nome di Allah. E in effetti dal brutale assassinio dell’attivista curda Hevrin Khalaf, il 12 ottobre, che gli abusi delle milizie jihadiste sono all’ordine del giorno. I centri d’informazione curdi diffondono i video dell’odio da parte dei loro persecutori. Vi sono le immagini dettagliate di attacchi contro civili, ambulanze, centri medici. Alcuni giorni fa erano rilanciate quelle di un’altra combattente ferita alle gambe e umiliata. Abbondano i comunicati jihadisti nelle moschee, gli appelli alla lotta contro gli «infedeli», le minacce.
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Testata: Repubblica
Autore: …
Titolo: I video dell’orrore sull’uccisione di Amara Renas
Tema: Siria
La chiamano «prostituta». La prendono a calci saltandole sopra e urlando « Allahu Akbar», «Dio è il più grande». Guardano quel cadavere, a terra, con disprezzo. «Siamo mujaheddin del battaglione Faylaq al-Majd», urla uno degli uomini in uno dei video che circolano in rete, diventati subito propaganda militare. Quegli uomini sono utilizzati oggi da Ankara per occupare la fascia di sicurezza voluta dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan nel nord della Siria. Quel cadavere è di Amara Renas, nome di battaglia della giovane combattente curda Aziza Jalal, membro delle Ypj, le unità militari femminili della regione del Rojava, uccisa il 21 ottobre nel villaggio di Jalabiyya, non lontano da Kobane. Il sospetto, ora, è che questi uomini si stiano macchiando di gravi crimini di guerra. Le Nazioni Unite hanno avvertito la Turchia che potrebbe essere considerata responsabile delle violenze e delle azioni dei suoi alleati. Ankara ha promesso di indagare sull’accaduto.
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PRIME PAGINE
IL SOLE 24 ORE
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CORRIERE DELLA SERA
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LA REPUBBLICA
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LA STAMPA
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IL MESSAGGERO
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IL GIORNALE
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LIBERO QUOTIDIANO
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IL FATTO QUOTIDIANO
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