– Governo, scontro sulla Tav.
– Rimborsi Lega, prescritti Bossi e Belsito, confermata confisca 49 milioni
– Manovra, Salvini contro Tria
– Strage El Paso, polemiche su Trump
PRIMO PIANO
Politica interna
Testata: Corriere della Sera
Autore: D.Gor.
Titolo: Tav e conti, Salvini attacca – Resa dei conti in Aula sulla Tav E Salvini rilancia il voto anticipato
Tema: Tensioni nel governo
Il governo alla resa dei conti sulla questione Tav. Al Senato sono sei le mozioni sul tema, quattro a favore della realizzazione dell’opera: oltre a quelle di Forza Italia, Fratelli d’Italia e di una parte del gruppo misto, ce ne sarà anche una del Pd, che quindi andrà a braccetto con il centrodestra. Le altre 2 mozioni sono una del M55 e una proveniente da un’altra parte del gruppo Misto, con prima firmataria Loredana De Petris di Leu. E proprio sulla mozione del M5S le polemiche politiche si accendono, con il movimento No Tav che accusa i grillini di voler solo salvare la faccia, e una consigliera regionale piemontese pentastellata, Francesca Frediani, che invita a far cadere il governo qualora la Lega bocciasse il testo. Ma è soprattutto la Lega, a non risparmiare nulla all’alleato di governo. Salvini afferma dai microfoni di Radio24: “Toninelli non mi sembra all’altezza di gestire le infrastrutture di un Paese bello ma difficile come l’Italia”. E, nel quotidiano e ormai invariato botta e risposta, Luigi Di Maio replica: «Ogni giorno riceviamo attacchi Sapete che cosa penso? Amen. Noi continuiamo a lavorare sodo» (in serata, poi, il M5S definirà «assurdo» il fatto che Salvini sia ad Arcore per un comizio mentre è in corso il consiglio dei ministri).
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Testata: Repubblica
Autore: Cuzzocrea Annalisa
Titolo: La paura di Di Maio che chiede aiuto ai nemici interni
Tema: Tensione nel governo
Si fa strada nel M5S la convinzione che la Lega si stia avvicinando sempre più alla rottura: “Se (Salvini) non aprirà la crisi al momento del voto sulla Tav, lo farà il giorno dopo. Ma è chiaro che prima di settembre c’è solo agosto, e che agosto è qui. Il momento è arrivato”, dice il senatore Paragone. I 5 stelle non hanno dubbi sul fatto che oggi – subito dopo il voto sulle mozioni pro e contro la Tav – qualcosa accadrà. Lo hanno capito quando hanno saputo che il ministro dell’Interno sarebbe stato presente al Senato. L’unico dubbio è su cosa voglia fare Salvini, se andare subito al voto in ottobre o pretendere un “Conte Bis” senza i ministri a lui sgraditi. “verità è che la crisi è già aperta. Salvini vuole spolparsi tutto. Sta solo capendo quando e come”, dice uno dei massimi dirigenti pentastellati. Nella notte di lunedì, Di Maio ha convocato i maggiorenti della “vecchia guardia”: la vicepresidente del Senato Paola Taverna, il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra (per niente vicino al capo politico), il sottosegretario Vito Crimi, poi il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano e i capigruppo al Senato e alla Camera Patuanelli e D’Uva. L’idea, non nuova, è quella di coinvolgerli al massimo nella definizione della squadra di facilitatori e delle nuove regole. E di lanciare alla prossima Italia 5 stelle una nuova carta dei valori M5S che metta al centro l’acqua pubblica e i principi fondativi, con l’idea di tenere dentro al patto l’ala ortodossa del presidente della Camera Roberto Fico.
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Testata: Stampa
Autore: Di Matteo Alessandro
Titolo: Tensione sul taglio degli eletti La Lega sospetta dei 5 Stelle
Tema: Tensione nel governo
Il M5S è convinto che il taglio dei parlamentari che verrà votato a settembre possa essere un punto di svolta del governo, lo strumento per provare pian piano a costruire un argine intorno a un Matteo Salvini che sembra al momento inarrestabile. Un dimezzamento dei parlamentari potrebbe allungare la vita dell’esecutivo perchè in molti (circa 350) non sarebbero rieletti. Un big della Lega liquida tutto come “ragionamenti di palazzo”. Alessandro Morelli, Lega, presidente della commissione Trasporti, non crede che qualcuno avrà il coraggio di proporre un referendum contro il taglio dei parlamentari («Sarebbe un kamikaze»), ma qualche timore sulle mosse M5s ce l’ha: “Sarebbe piuttosto triste pensare che i leader 5 stelle ragionino sulla propria poltrona mentre si vota una riforma del genere. Però sono i 5 stelle… Ci hanno abituato a tutto”.
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Testata: Giornale
Autore: Signore Adalberto
Titolo: Il retroscena – Salvini infierisce su Luigi «Ma alla fine esploderà…»
Tema: Tensioni nel governo
Affondo di Matteo Salvini nei confronti dell’alleato di governo. L’obiettivo è chiaro: trasformare il voto delle sei mozioni sulla Tav in programma al Senato in una sorta di gigantesca gogna pubblica del leader grillino. Ufficializzare ciò che è ormai nei fatti da molti mesi: la Lega comanda, il M5s asseconda. Fino a quando Di Maio non sarà più in grado di reggere una tensione che pesa ogni giorno di più, alimentata dal bombardamento continuo di Salvini. Così, anche ieri è stata una vera e propria raffica di provocazioni. Sulla Tav, ovviamente. Con Salvini che pur di mettere un dito nell’occhio a Di Maio è disposto a “votare tutte le mozioni a sostegno della crescita”. Traduzione: oggi la Lega è pronta a sostenere non solo le risoluzioni di Forza Italia e Fratelli d’Italia, ma pure quelle di +Europa e perfino del Pd. Insomma, l’ennesimo schiaffo al M5s. Con Salvini che, dicono dal suo entourage, nel pomeriggio potrebbe chiedere formalmente a Giuseppe Conte la testa del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. D’altra parte, lo stato di prostrazione del leader grillino è totale. Basti pensare che ieri persino il leader storico del movimento No Tav, Alberto Perino, non ha esitato a definire la mozione del M5s “una presa per i fondelli”. E se davvero oggi Salvini dovesse pretendere la testa di. Toninelli, Di Maio gliela consegnerebbe senza troppe storie. Nel gioco del cerino di una crisi che prima o poi arriverà, infatti, l’obiettivo dei due vicepremier è quello di non scottarsi. Mai come in questi giorni, però, Salvini ha alzato i toni sopra il limite di guardia.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Buzzi Emanuele
Titolo: Intervista a Danilo Toninelli – «Matteo? Nano sulle spalle di chi lavora» – «Matteo? In realtà mi loda È un nano sulle spalle dei giganti che lavorano»
Tema: Tensioni nel governo
Il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli: “Come si ferma la Tav? Si ferma in Parlamento, essendo il frutto di un accordo italo-francese ratificato dall’Aula. Vedremo chi si metterà insieme per portare avanti quest’opera. Un’opera negativa e lo capiranno tutti negli anni a venire”. E ancora: “Io rimango dell’idea che l’opera sia negativa ma Conte ha fatto un ragionamento generale sui numeri. Io ho evidenziato le criticità e anche grazie al mio lavoro si passerà forse dal 40 al 55% per il finanziamento dei lavori transfrontalieri dell’Unione europea e da uno a oltre due miliardi di euro per la tratta italiana”. Prosegue Toninelli: “Il progetto è in ritardo di anni e accumulerà altri anni di ritardo. Io come ministro ho fatto quello che dovevo fare con l’analisi costi-benefici. Ho dimostrato che il Movimento aveva ragione a criticare l’opera. Ho fatto parlare i numeri e per questo sono stato attaccato”. Poi sulle parole di Salvini: “Salvini fa il polemizzatore quotidiano. Ma si contraddice da solo. Prima mi attacca, poi nelle sue dirette elogia illavoro che ho fatto, come i 50 miliardi sbloccati al Cipe o il via libera alla Cuneo-Asti. Come diceva un filosofo, sembra un nano sulle spalle dei giganti che lavorano. Al posto di fare polemiche pensi a indicarci due sottosegretari per il ministero. Abbiamo visto che fine hanno fatto quelli che aveva messo…”.
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Testata: Repubblica
Autore: Mauro Ezio
Titolo: L’editoriale – I grillini prigionieri di se stessi – Prigionieri di se stessi
Tema: Tensioni nel governo
Nel momento di massima difficoltà politica per il caso Russiagate, Salvini alza i toni dello scontro con il M5S sui temi della Tav e sul decreto sicurezza bis. Il messaggio dice che il ministro dell’Interno è il vero capo del governo, non tanto per la capacità di produrre risultati in un Paese che resta incagliato, ma perché regola a suo piacere la valvola del populismo, che è l’unica energia politica messa in campo della maggioranza gialloverde. Lo spettacolo è quello di un socio, azionista per metà, che si comporta come se fosse padrone del tutto; mentre l’altro socio conferma ogni giorno e ogni ora questa sensazione, chiudendosi in se stesso come se guidasse un governo di minoranza, una forza di testimonianza, un’opposizione interna, riottosa ma alla fine ogni volta impotente. Con l’esito inevitabile di una conflittualità altissima, che non sfocia mai in politica concreta ma solo in una battaglia di parole. Paradossalmente, la conflittualità aumenta la dipendenza dei Cinque Stelle dalla Lega, per il semplice motivo che Di Maio ne fa ormai soltanto un uso identitario, mentre Salvini la usa politicamente, minacciando l’unica cosa che i grillini non possono accettare, e cioè la crisi, le elezioni e la fine di quest’avventura con la pubblica certificazione del fallimento.
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Testata: Repubblica
Autore: Rodari Paolo
Titolo: Sicurezza, la Chiesa dice no La resistenza di vescovi e sacerdoti
Tema: Decreto Sicurezza Bis
Il decreto Sicurezza Bis apre lo scontro tra Matteo Salvini e parte del mondo cattolico. Avvenire, per conto dei vescovi italiani, va all’attacco: «(In)sicurezza al bis», è il titolo scelto per la prima pagina di ieri. “Questo è tempo di resistenza umana e civile”, incalza su Twitter padre Antonio Spadaro, gesuita come Francesco, direttore di Civiltà Cattolica. Sono diversi i preti contro Salvini. Molti condividono l’hastag diventato trending topic su Twitter: #Mattarellanonfirmare. Don Davide Milani, ex portavoce della diocesi di Milano, prevosto a Lecco e presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo, commenta cosi su Twitter il fatto che la natività di Maria non cada, per Salvini, l’8 settembre: “Mi auguro, signor ministro, che sia più rispettoso, preciso e competente a proposito delle realtà terrene che è chiamato ad amministrare”. Mentre l’arcivescovo di Lucca, Paolo Giulietti, aderisce a una manifestazione di Libera assieme al sindaco Tambellini e si fa fotografare con un cartello con su scritto: “La disumanità non può diventare legge”.
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Testata: Repubblica
Autore: Milella Liana
Titolo: Intervista a Edoardo Bruti Liberati – Bruti Liberati “Su Daspo e oltraggio agli agenti una sfida alla Costituzione e ai suoi equilibri”
Tema: Decreto Sicurezza Bis
L’ex procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati commenta il Decreto Sicurezza Bis: “Le norme sulle manifestazioni toccano il cuore della democrazia. Quando si fanno le leggi non bisogna ignorare la Costituzione”. Il Colle è in allarme, vede il diritto di manifestare compromesso per via degli articoli 6 e 7 del decreto con la stretta sulle manifestazioni: “È errato e dannoso tirare per la giacchetta il presidente. II suo intervento è chiaramente limitato alle leggi manifestamente incostituzionali. Guai ad alterare il delicato equilibrio stabilito dalla Carta sollecitando oltre misura un interventismo proprio delle repubbliche presidenziali. I presidenti, e Mattarella se ne è già avvalso, hanno diversi e articolati modi per esercitare la moral suasion”, dice Bruti Liberati, che però spiega: “Ogni ipotesi di Daspo che incida sulla libertà di manifestazione è incostituzionale. Se la normativa sui migranti è per molti versi contraria agli obblighi internazionali e agli stessi principi di umanità, le disposizioni sulle manifestazioni toccano il cuore della democrazia, che è tale in quanto assicura il diritto al dissenso”.
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Testata: Repubblica
Autore: Lignana Marco – Minella Massimo
Titolo: La prescrizione salva Bossi e Belsito Ma non i 49 milioni
Tema: Caso Belsito
I Giudici della Corte Costituzionale ieri hanno confermato la truffa ai danni dello Stato e la confisca di 49 milioni di euro della Lega, nella sentenza sul caso Belsito. Il conteggio dei giorni da quando è stato consumato il reato ha fatto però scattare la prescrizione nei confronti dell’ex segretario Umberto Bossi e dell’ex tesoriere Francesco Belsito, che erano stati condannati in primo e secondo grado a Genova per aver incassato rimborsi elettorali senza averne diritto. Al termine della sua requisitoria in udienza, il sostituto procuratore generale della Cassazione Marco Dall’Olio aveva chiesto di confermare la sentenza della Corte d’Appello di Genova, emessa lo scorso novembre. Ma li giudici della Suprema Corte hanno annullato senza rinvio “agli effetti penali” per prescrizione del reato di truffa, così come le confische personali a carico dell’ex leader e dell’ex tesoriere. Quanto ai tre ex revisori dei conti coinvolti nel processo, uno è stato assolto, per altri due invece è stata confermata la condanna a otto mesi. Sulla confisca confermata, adesso i legali della Lega potrebbero dare nuova battaglia appellandosi a nuove sentenze, tuttavia con pochissime speranze di vittoria. Mentre resta ancora aperta l’inchiesta per riciclaggio che ipotizza come i soldi non restituiti allo Stato dopo le prime condanne siano stati dirottati su conti esteri. Lapidario Matteo Salvini, dalla festa della Lega ad Arcore: “Sono anni che vanno avanti con questi 49 milioni, a me non cambia niente. Non mi cambia la vita”.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Piccolillo Virginia
Titolo: «Lega, soldi da restituire» – Bossi e Belsito prescritti, resta la confisca
Tema: Caso Belsito
La sezione penale feriale della Corte di Cassazione dopo 5 ore di Camera di consiglio ha stabilito ieri che il reato di truffa contestato al fondatore della Lega, Umberto Bossi, e al suo ex tesoriere, Francesco Belsito, è prescritto. Sembrava ci fosse ancora tempo, ma erano errati i calcoli e la condanna per Bossi e arrivata troppo tardi. A Belsito resta l’accusa di appropriazione indebita: per lui ci sarà un nuovo appello perla rideterminazione della pena. Prescritta l’accusa di truffa, cadono per entrambi le confische personali. Si chiude così la vicenda giudiziaria iniziata il 23 gennaio 2012 con l’esposto di un militante del partito sulle notizie di investimenti anomali in diamanti in Tanzania e di conti offshore a Cipro della Lega.
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Testata: Libero Quotidiano
Autore: Rapisarda Antonio
Titolo: Intervista a Giorgia Meloni – La pesca di beneficenza della Meloni – «C’è la fila di azzurri alla porta di Fratelli d’Italia»
Tema: Centrodestra
Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, dopo l’exploit alle Europee, mette nel mirino la doppia cifra nella percentuale di consensi e “un progetto per un governo che difenda davvero gli interessi nazionali”. La Meloni poi aggiunge: “Il boccino è nelle mani del vicepremier Salvini che, per ora, il decreto sicurezza l’ha portato a casa e, a occhio, domani (o ndr) l’Aula approverà anche la Tav col sostegno di tutto il Parlamento contro i 5 Stelle. Certo, a me non è chiaro perché Salvini preferisca continuare a discutere con questi su qualunque cosa invece che tentare di gettare il cuore oltre l’ostacolo. A cogliere, cioè, l’occasione storica di dare all’Italia un governo coeso, forte, dai numeri schiaccianti, capace di durare cinque anni, “politicamente scorretto”, in grado pertanto di fare le riforme di cui l’Italia ha bisogno. Col M5s tutta questa roba qui non si può fare perché è drammaticamente più affine alla sinistra”.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Foschi Paolo
Titolo: Sport, sì alla legge Il Cio: ora rischiate di perdere Tokyo – Passa la riforma, Olimpiade a rischio
Tema: Sport
Approvata tra le polemiche la riforma dello sport che ridisegna le attività e limita il perimetro di azione e le competenze del Coni, nonostante la lettera ferma del Comitato Olimpico Internazionale, che ha scritto ieri al Coni esprimendo “seria preoccupazione” per le disposizioni previste nella legge, che secondo il Cio minaccerebbero l’autonomia del Coni e sarebbero in conflitto in almeno 6 punti con la Carta olimpica. Il rischio per l’Italia è dunque “la sospensione o il ritiro del riconoscimento del comitato olimpico”, che costringerebbe gli atleti azzurri a presentarsi alle Olimpiadi di Tokyo senza tricolore. Il Cio per questo ha sollecitato la correzione del provvedimento. II governo, soprattutto nella componente leghista, ha invece deciso di tirare dritto. “La lettera è frettolosa, chi l’ha scritta non ha letto il testo della delega, nessuna minaccia per l’autonomia dello sport” ha commentato Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato. L’accelerazione finale per arrivare all’approvazione nonostante il pressing del Cio sarebbe stata concordata dal potente sottosegretario Giancarlo Giorgetti con il vicepremier Matteo Salvini.
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Economia e finanza
Testata: Sole 24 Ore
Autore: Fiammeri Barbara – Pogliotti Giorgio
Titolo: Salvini: meno tasse, deficit oltre il 2% Voto anticipato? Lo vedremo a breve – Salvini evoca ancora la crisi: «Tasse giù, deficit oltre il 2%»
Tema: Manovra
Salvini torna a minacciare la fine dell’esperienza di governo: “Se le cose riusciamo a farle bene e in fretta si va avanti, se invece dobbiamo inseguirci e polemizzare, ribadisco che non siamo incollati alle poltrone”, dice prima di lasciare Roma alla volta di Arcore dove in serata terrà un comizio alla festa della Lega disertando il Consiglio dei ministri. Al termine dell’incontro con imprese e sindacati, Salvini ha mandato un altro chiaro avvertimento allo stesso Giuseppe Conte e al ministro dell’Economia Giovanni Tria: “Dovrà essere una manovra coraggiosa ma responsabile, non azzardata. Sicuramente prevederà trattative con la futura Commissione europea. È chiaro che non si può stare sotto il 2% nel rapporto deficit-Pil. Nel mirino quindi c’è soprattutto Tria che aveva anticipato: “Stiamo lavorando sul cuneo fiscale e contributivo. Stiamo cercando di reperire le risorse per finanziare gli interventi perché parliamo di una riforma fiscale strutturale che non si può basare sul deficit”. Poi l’attacco di Salvini alla proposta del salario minimo del M5S: “Non lo vuole nessuno, si scatenerebbe una fuga dai contratti collettivi con il risultato che per aiutare qualcuno si riduce la tutela a milioni di lavoratori. E una riflessione qualcuno dovrà pur farla”.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Sensini Mario
Titolo: La Lega smonta la manovra di Tria E stoppa salario minimo e 80 euro
Tema: Manovra
Matteo Salvini, che ieri ha incontrato coi vertici della Lega le parti sociali al Viminale, e ora promette il taglio delle tasse sulla casa, continua ad alzare la posta sulla prossima manovra di bilancio. Attacchi al salario minimo di marca M5S (“Roba da regime socialista, le parti sociali sono contrarie”), al decreto dignità (“Non funziona, va rivisto”) e al reddito di cittadinanza (“Dicono sia il motivo per cui non si trova manodopera qualificata”). Salvini poi ribadisce la necessità di sforare il 2% di deficit, attaccando quindi il ministro Tria, che è di parere opposto. Quello che serve, secondo Salvini “è una manovra non azzardata, responsabile, ma coraggiosa”, e che “non potrà, essere realizzata a costo zero”. E da “ridiscutete con Bruxelles. Non so dire lo zero virgola, ma non si può certo stare con il deficit sotto il 2%”. Tutti chiedono l’eliminazione degli aumenti dell’Iva, dice Salvini, e “a noi interessa che un bel po’ di gente paghi meno tasse. Come farlo? Non sono innamorato delle formule”.
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Testata: Stampa
Autore: Festuccia Paolo
Titolo: Intervista ad Annamaria Furlan – “Per settembre ci vuole una proposta chiara Stop alle diatribe, non bastano i navigator”
Tema: Manovra
Annamaria Furlan, segretario generale Cisl, non ha preso parte al confronto tra governo e parti sociali, ma commenta così le mosse dell’esecutivo: “E’ un fatto sempre positivo confrontarsi. Ma al di là dei titoli e degli obiettivi, non ci sono ancora indicazioni precise su come si intende costruire la prossima manovra. Speriamo che a settembre il Governo faccia sintesi e ci presenti una posizione chiara che tenga conto delle proposte che abbiamo fatto”. E sullo scontro tra Salvini e Tria: “E’ evidente che prima il Governo farà chiarezza, superando le sue diatribe interne, meglio sarà per il paese. Noi pensiamo che la manovra debba puntare ad una riduzione delle tasse per i lavoratori e per i pensionati che rappresentano l’85 per cento dell’erario pubblico. Ridurre le tasse è uno strumento di politica economica per sostenere i redditi, la domanda interna, la produzione e quindi anche l’occupazione. Si può trovare una posizione comune con l’Europa se al centro si mette la crescita produttiva, il rilancio degli investimenti, l’equità fiscale, la riduzione del divario nord- sud”.
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Testata: Mattino
Autore: Santonastaso Nando
Titolo: Intervista a Vincenzo Boccia – Boccia: «Le infrastrutture finanziate con eurobond» – «Più infrastrutture al Sud no ad altra spesa in deficit»
Tema: Manovra
Il presidente di Confindustria Boccia commenta gli incontri avvenuti con il governo sul tema della prossima manovra di bilancio: “Abbiamo percepito una volontà di ascoltare le parti sociali sulle proposte relative alla prossima manovra”, dice; “E’ emersa una convergenza sia dei rappresentanti delle imprese che dei lavoratori su 3 punti. Primo, la riduzione delle tasse sul lavoro attraverso il taglio al cuneo fiscale. Secondo, la necessità di attivare investimenti in infrastrutture. Terzo, la volontà di evitare di definire il salario minimo senza collegarlo ai grandi contratti di riferimento. Convergenza che si è manifestata anche su altri punti: stimolare gli investimenti privati, potenziare la formazione, ridurre i tempi della giustizia, includere i giovani nel mondo del lavoro, agevolare l’erogazione del credito”. E ancora: “Le risorse vanno concentrate sulla definizione di obiettivi comuni – più lavoro e più crescita – senza fare ricorso al deficit. Ricordiamo che appena abbiamo evitato la procedura di infrazione a livello europeo lo spread è sceso di 1 punto percentuale”.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Querzè Rita
Titolo: Intervista a Carlo Sangalli – Sangalli: stipendi più alti? Va ridotto il cuneo fiscale Fermare il rincaro dell’Iva
Tema: Manovra
Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli dopo gli incontri con l’esecutivo degli ultimi giorni, dice: “Sono stati utili e occasione per far avanzare il confronto. In entrambi i casi mi pare che la discussione si sia sviluppata a partire dalla consapevolezza della necessità di rimettere in moto l’economia”. Cosa chiede Confcommercio al governo? “Rete Imprese Italia, cui aderiscono le confederazioni del commercio e dell’artigianato, ha unitariamente richiesto che gli interventi di riduzione del cuneo si sviluppino attraverso una più generale revisione delle aliquote Irpef nella prospettiva della fiat tax. Questo è quanto abbiamo chiesto tutti insieme”. Ribadito invece il no al salario minimo: “Per alzare le retribuzioni abbiamo sottolineato l’esigenza di mettere in campo una strategia in quattro mosse: valorizzare i contratti collettivi sottoscritti da chi rappresenta imprese e lavoro, contrastare i contratti pirata, sospingere crescita e produttività e ridurre, appunto, il cuneo fiscale”.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Ludovico Marco
Titolo: Allarme Antimafia: «Le criptovalute paradiso di illegalità» – Criptovalute, allarme dell’Antimafia
Tema: Criptovalute
La Dna, direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, nella relazione annuale appena pubblicata lancia sulle criptovalute un allarme senza precedenti. La Procura nazionale guidata da Federico Cafiero De Raho racconta nei dettagli i rischi di “un utilizzo massiccio” da parte di mafiosi, terroristi ed evasori, per ripulire e rimettere in circolo denaro sporco, sottrarsi agli obblighi fiscali o sostenere progetti eversivi. La Dna avverte: “Gli scambi diretti tra utenti continueranno a permanere non presidiati anche in prospettiva” e le modalità di queste operazioni sono più d’una. Di conseguenza le indagini rischiano di essere fatte con armi spuntate: ci sono oggettive “difficoltà” per la “complessa acquisizione di prove” senza contare la “concreta sequestrabilità” delle somme illecite. Scrive Francesco Polino, sostituto procuratore: “Il rischio sistemico principale è quello di assistere, de facto, alla creazione nel web di un paradiso finanziario virtuale”. La conclusione è sconsolante: “In questo contesto, il bitcoin risulta la prima moneta per i pagamenti realizzati sul darknet ovvero per il commerdo illegale”. Compreso “lo scambio di materiale pedopornografico”.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Onado Marco
Titolo: L’analisi – Servono regole antiriciclaggio internazionali
Tema: Criptovalute
La rivoluzione tecnologica in ambito bancario pone gravi problemi di tutela dell’interesse generale, innanzitutto perché il controllo dell’offerta di moneta è l’asse portante della regolazione macroeconomica. Le criptovalute, la componente più discussa dei nuovi mezzi di pagamento, oltre ad essere la più popolare, grazie all’astronomica ascesa del valore dei Bitcoin, presentano infatti tre caratteristiche fondamentali sono anonime; sono transnazionali e prive di un soggetto centrale che regola l’emissione e sovraintende al flusso di informazioni. Ognuno può ricevere criptovalute purché abbia il software adatto, esattamente come un messaggio sui social. Ma c’è di più. La tecnologia è molto complessa e assorbe un’enorme quantità di potenza di calcolo: l’unica cosa sicura è quindi che non useremo mai un Bitcoin per pagare un caffè al bar, a differenza di quanto sta awenendo per tutte le altre monete virtuali. Chi invece ha trovato una soluzione al suo problema fondamentale è la sempre più fiorente industria del ricidaggio, della criminalità organizzata e del terrorismo internazionale (tre settori, come è noto, fortemente integrati) perché come avverte la relazione annuale, appena pubblicata dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, è possibile creare nel web un vero e proprio «paradiso finanziario virtuale», togliendo alla lotta alla criminalità internazionale uno strumento investigativo fondamentale, quello di seguire il flusso del denaro. La risposta non può che essere una regolamentazione antiriciclaggio efficace e condivisa a livello internazionale. Purtroppo è esattamente quello che non siamo riusciti a fare di fronte alla crescita dei giganti di Internet.
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Testata: Repubblica
Autore: Tito Claudio
Titolo: Il retroscena – Alitalia, avvertimento di Autostrade: intesa a rischio – Governo in pressing su Autostrade “Proponeteci una nuova convenzione”
Tema: Dossier Alitalia
I dossier Alitalia e Autostrade rischiano di sovrapporsi sempre più, creando una vera e propria paralisi. Il braccio di ferro tra Atlantia e il governo rischia di arrivare ad un punto morto. Con minacce e ritorsioni reciproche. Perché quel che sta accadendo è esattamente ciò che tutti gli attori protagonisti avevano negato. Lo hanno ad esempio ripetuto la scorsa settimana il vicepresidente del consiglio Di Maio e il ministro dei Trasporti Toninelli: il capitolo Alitalia non tocca e non cambia l’iter di revoca della concessione pubblica per la gestione delle Autostrade. Eppure nelle trattative informali sta succedendo esattamente il contrario. Nei giorni scorsi il governo e in particolare gli esponenti del Movimento 5 Stelle hanno confermato l’intenzione di revocare per colpa l’accordo con la Società Autostrade. Una mossa che aveva anche un carattere negoziale. Il ministero dei Trasporti, infatti, nei giorni scorsi ha fatto pervenire una richiesta informale al “concessionario”: avanzi una proposta per ricontrattare il rapporto e riavviarlo su nuove basi, meno remunerative per Atlantia e con maggiori investimenti in particolare sulla manutenzione. Un modo, insomma, per avviare una trattativa anche a costo di abbassare le pretese iniziali. Atlantia non risponde, ma il livello dello scontro si impenna. Perché Atlantia che a luglio aveva formulato la sua adesione alla cordata con Fs, il ministero del Tesoro e l’americana Delta, per acquisire il controllo della compagnia di bandiera, ora ha iniziato a spingere sul freno. Il “salvataggio” degli aerei italiani, del resto, non viene considerato un affare dal gruppo guidato da Giovanni Castellucci. E da sempre l’investimento è stato considerato un modo per rimettere i rapporti con l’esecutivo gialloverde su binari meno conflittuali.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Taino Danilo
Titolo: Dazi, l’America accusa la Cina: manipola il cambio sul dollaro
Tema: Dazi
Ieri Pechino ha segnalato che, almeno per ora, non avrebbe intenzione di insistere nella svalutazione del renminbi, dopo che, lunedì, la valuta cinese si era indebolita fino a superare la barriera politicopsicologica di sette renminbi per un dollaro. E l’Amministrazione Trump, nonostante abbia definito ufficialmente Pechino «manipolatrice valutaria», ha assicurato che sarà flessibile nei colloqui commerciali con la Cina. Gi investitori sui mercati ritengono che non siamo, o non siamo ancora, in una vera guerra delle valute. La situazione resta comunque tesa e lo scontro tra Washington e Pechino è destinato a fare onde alte ovunque, Europa compresa. Tra l’altro una caduta forte della moneta cinese creerebbe il rischio di una fuga di capitali verso il dollaro, cosa che Xi Jinping non gradisce. Anche perché il presidente cinese vorrebbe arrivare a ottobre, quando si celebrerà il 70° anniversario della creazione della Repubblica Popolare, in una situazione stabile e con il suo potere saldo.
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Societa’, istituzioni, esteri
Testata: Corriere della Sera
Autore: V.Ma.
Titolo: «Stragi, Obama impari da Bush»
Tema: Strage di El Paso
Il Presidente Donald Trump oggi sarà a El Paso, in Texas, luogo della strage di sabato scorso, quando un suprematista bianco ha ucciso 22 persone. “Non è il benvenuto”, ha detto la deputata democratica Veronica Escobar. Anche Beto O’Rourke, uno dei candidati democratici alla Casa Bianca, dice: “Non c’è posto per lui qui. Ha contribuito a creare l’odio che ha reso possibile questa tragedia”. Parlando alla nazione l’altro ieri, il presidente ha criticato odio e suprematismo bianco, ma non ha fatto alcun accenno al linguaggio da lui spesso usato nei comizi, per esempio l’idea di una “invasione” di immigrati clandestini, “criminali” e “stupratori”, che si possono fermare solo “sparando”. Repubblicani come Adolpho Telles, presidente del partito nella contea di El Paso, difendono il presidente, sostenendo che parlava degli immigrati clandestini, “un problema reale”. Anche Barack Obama con un appello scritto ha invitato gli americani a rifiutare in modo netto il linguaggio di odio e razzismo (non citava esplicitamente Trump, ma il riferimento è chiaro). Un simile intervento di un ex presidente è insolito e, secondo i commentatori del canale conservatore Fox News, inappropriato.
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Testata: Repubblica
Autore: Lombardi Anna
Titolo: Jordan morta a El Paso facendo scudo al neonato
Tema: Strage di El Paso
Ancora sotto schock El Paso, dove Patrick Crusius, 21enne di Dallas, ha assassinato 22 persone, due morte solo lunedì in ospedale. Nello stato più a Sud d’America voleva far fuori gli «ispanici invasori». Tredici ore dopo, in uno degli stati più a Nord, più o meno la stessa storia: Connor Betts, 24enne leader di una band heavy metal, spara sulla sorella Megan, di 22. Poi uccide Saeed Selah 38 anni, rifugiato eritreo. E Lois Oglesby, che aveva appena partorito il secondo figlio: ed era la prima sera che usciva. Per onorare le 31 vittime dei due massacri, oggi Donald Trump sarà a El Paso, Texas, e poi a Dayton, Ohio. Ma le polemiche nell’opinione pubblica aumentano. Il New York Times è strato costretto a cambiare il titolo di apertura della propria edizione cartacea di lunedì mattina (“Trump esorta all’unità contro il razzismo”) dopo le proteste di politici e lettori democratici; il quotidiano ha modificato il titolo in “Trump attacca l’odio, ma non le armi”. “Trump ha contribuito a creare l’odio da cui nascono queste tragedie”, tuona il candidato texano in corsa per la nomination democratica Beto O’Rourke su Twitter. “Per lui qui non c’è posto”.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Mazza Viviana
Titolo: Intervista a Pete Souza – «Quei bambini di Sandy Hook e il giorno più duro di Barack»
Tema: Strage di El Paso
L’ex Presidente USA Barack Obama ha rivolto un accorato appello a respingere il linguaggio dell’odio, dopo l’ennesima strage, avvenuta questa volta a El Paso, in Texas. L’ex inquilino della Casa Bianca ha poi invitato a dare una stretta sulle armi da fuoco, una riforma a lui non riuscita per l’opposizione del Congresso. “Fu il suo più grande rimpianto, lo ha ripetuto spesso”, racconta ete Souza, ex fotografo della Casa Bianca: “Purtroppo l’Nra, la lobby delle armi, ha troppo potere sui repubblicani al Congresso”. Poi ujn giudizio sull’attuale Presidente: “Non è Trump che ha premuto il grilletto a El Paso, ma le sue parole hanno un peso, giustificano il razzismo. Questo costante bombardamento sui social ci ha resi insensibili: per questo ho deciso di documentare i suoi tweet, a volte anche con ironia, ma comunque per non dimenticare”.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Da Rin Roberto
Titolo: Venezuela, Trump congela gli asset del governo di Maduro
Tema: Venezuela
Si fa duro lo scontro tra gli Stati Uniti e il Venezuela di Maduro, ormai allo stremo. La Casa Bianca ha ordinato il blocco degli asset del governo del Venezuela negli Stati Uniti. II presidente ha firmato un’ordinanza che prevede il congelamento dei beni del governo di Caracas e vieta transazioni con l’Esecutivo venezuelano a meno di esplicite eccezioni. Il provvedimento impedisce qualsiasi transazione, negoziazione, esportazione di beni del governo venezuelano in territorio nordamericano. La Casa Bianca motiva la decisione con un riferimento “all’usurpazione di potere da parte di Maduro, la negazione di diritti umani e le minacce dirette all’autoproclamato presidente Juan Guaidò”. Lo stesso Guaidò appoggia la mossa americana sostenendo che “è fondamentale tenere presente che la dittatura non conta sull’appoggio popolare, ma solo su una struttura la cui fedeltà si mantiene utilizzando denaro rubato alla Repubblica”.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Cotroneo Rocco
Titolo: Gli Stati Uniti e l’embargo contro Maduro
Tema: Venezuela
Dopo mesi di sanzioni, gli Stati Uniti hanno deciso di sganciare sul Venezuela le due armi non militari più potenti in circolazione, il congelamento di tutti i beni dello Stato e l’embargo economico quasi totale, sulla falsariga di quelli lanciati in passato contro nemici storici come Cuba, Corea del Nord e Iran. Trump prova così a romprere lo stallo della crisi venezuelana, bloccata da fine aprile dopo il fallimento della sfida di Juan Guaidó e la mancata rivolta interna al chavismo. “Mettersi contro il dipartimento del Tesoro Usa non è mai una buona idea”, hanno commentato a Wall Street dando per scontato che le transazioni finanziarie e commerciali con il Venezuela rallenteranno. II rischio fondato è che la mossa potrebbe aggravare la crisi economica e umanitaria che sta attraversando il Paese.
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: R.Mi.
Titolo: Il Ruanda accoglierà migranti in arrivo dai centri della Libia
Tema: Migranti
L’Unione europea e le agenzie per i rifugiati stanno discutendo con il Ruanda un piano per trasferire nel paese africano i migranti che si trovano rinchiusi nei campi di detenzione in Libia. Già nel 2017 il presidente del Ruanda, Paul Kagame, si era detto disposto ad ospitare fino a 3omila migranti africani: due anni fa il governo di Kigali aveva offerto supporto logistico a coloro che volessero tornare dalla Libia nei Paesi di origine e asilo a chi non intedesse farlo. La situazione nei campi di prigionia in Libia è molto grave, come denunciano le organizzazioni peri diritti umani. Violenze e abusi su larga scala sono stati ampiamente documentati e il 3 luglio scorso un raid aereo ha bombardato un centro di detenzione a Tajoura, nella periferia orientale della capitale Tripoli, uccidendo decine di persone e ferendone un centinaio. Le vittime erano per lo più profughi arrivati da Eritrea, Sudan e Somalia.
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Testata: Repubblica
Autore: Bultrini Raimondo
Titolo: Tensione in Kashmir Il premier Khan: “Rischio di una guerra”
Tema: Kashmir
Le parole del ministro degli esteri cinese Hua Chunying che ha espresso “grave preoccupazione” all’annuncio di New Delhi di voler togliere allo stato di Jammu-Kashmir-Ladakh sotto il suo controllo lo statuto speciale di autonomia che aveva avuto per 70 anni. La Cina è allarmata dalla decisione di trasformare la regione del Ladakh in un “Territorio dell’Unione” governato dall’India, una mossa che può complicare “ulteriormente la questione dei confini”. Ancora più preoccupata e minacciosa è stata la reazione del premier pakistano Imran Khan davanti al Parlamento. Le nuove leggi indiane — ha detto — potrebbero “portare a una guerra” e il suo esercito adotterà “qualsiasi misura” per difendere il popolo kashmiro, oltre a respingere “qualsiasi attacco” contro la parte di territorio controllato da Islamabad.
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Testata: Stampa
Autore: Radicioni Francesco
Titolo: Hong Kong, la minaccia cinese “Chi scherza col fuoco si brucia”
Tema: Homg Kong
All’indomani di una nuova giornata segnata da proteste e incidenti a Hong Kong, è forte il monito arrivato da Pechino ai manifestanti: “Chi scherza con il fuoco, muore bruciato”. Parlando per la seconda volta in una manciata di giorni, il portavoce dell’Ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao del governo cinese ha ammonito coloro che da nove settimane paralizzano l’ex-colonia britannica a “non fare calcoli sbagliati o a scambiare la moderazione per un segnale di debolezza”. Yang Guang ha ribadito il sostegno di Pechino alla polizia e al governo di Hong Kong “in grado – ha detto – di punire queste attività criminali e di ristabilire l’ordine”. Mentre le manifestazioni “stanno avendo un serio impatto sull’economia e la stabilità di Hong Kong, spingendo la città in un abisso pericoloso”, Yang Guang ha anche fatto appello ai cittadini dell’ex-colonia britannica a “prendere una posizione unita contro la violenza”.
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Testata: Repubblica
Autore: Lombardi Anna
Titolo: Addio regina nera d’America
Tema: Toni Morrison
Toni Morrison, l’unica afroamericana a vincere il Nobel per la Letteratura, è scomparsa lunedì notte al Montefiore Hospital di New York, dov’era ricoverata per una polmonite. Un “privilegio aver respirato la stessa aria di chi ha sfidato le nostre coscienze e la nostra immaginazione morale”, ha detto l’ex Presidente USA Barack Obama. Chloe Ardelia Wofford, questo il suo vero nome, era nata a Lorain, Ohio nel 1931. Suo padre, George, era un saldatore. Mamma Ramah, una casalinga impegnatissima nella lotta per i diritti civili. Proprio l’esperienza afroamericana, soprattutto quella delle donne, è l’anima dei suoi undici romanzi e nove saggi. Profondamente critici. E, incredibilmente commerciali. “Amatissima”, del 1987, le portarà la fama. Un racconto struggente, da cui verrà tratto anche il film di Jonathan Demme con Oprah Winfrey, produttrice e protagonista. Le fa vincere il Pulitzer: assegnatole nel 1988 dopo la mobilitazione degli intellettuali, furiosi perché nessun premio importante l’aveva presa in considerazione. Arrivano altri riconoscimenti: la cattedra a Princeton, il corso che ispirerà i tanti saggi sulla scrittura. E il Nobel per la Letteratura 1993, che la vede sul palco svedese, felice al fianco di Nelson Mandela, vincitore di quello per la Pace.
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