– Ex Ilva, il confronto Governo – ArcelorMittal
– Ex Ilva, tenuta dell’esecutivo a rischio
– Pil, le stime della Ue
– Usa, la sconfitta dei repubblicani nel “big tuesday”
PRIMO PIANO
Politica interna
Testata: Stampa
Autore: Ilario Lombardo
Titolo: Retroscena – L’esecutivo sfiora la crisi Il premier chiede tempo Di Maio: stop allo scudo
Tema: Ex Ilva, tenuta dell’esecutivo a rischio
Il vertice di governo è appena finito, prima di entrare in Consiglio dei ministri i membri del Pd si appartano per accertarsi che il mandato ricevuto sia condiviso da tutti: se alla proposta di un decreto per reinserire la tutela legale sull’ex Ilva il M5S dovesse opporsi, sarà crisi. I democratici sono compatti. E’ una decisione maturata già al mattino, quando a sorpresa Nicola Zingaretti si ritrova con i suoi ministri a Montecitorio a discutere di manovra economica, dell’acciaieria di Taranto, del logoramento scatenato, per motivi diversi, da Matteo Renzi e da Luigi Di Maio. In consiglio dei ministri il presidente Contesi mostra perplesso circa lopportunità di approvare il decreto, perchè sa che i numeri dei grillini contrari al provvedimento in Senato non gli offrono certezze sulla tenuta della maggioranza. L’ex ministra per il Sud Barbara Lezzi non intende desistere, e “il focolaio dei 17 ribelli che dietro di lei in Senato avevano bocciato lo scudo due settimane fa, si può trasformare in un incendio in grado di incenerire il governo”.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Tommaso Labbate
Titolo: Il retroscena – Il gabinetto di guerra del Pd Ultimatum di Zingaretti agli alleati
Tema: Ex Ilva, tenuta dell’esecutivo a rischio
Anche Tommaso Labbate racconta come la riunione di governo destinata a fare il punto sull’Ilva si sia trasformata “in una specie di gabinetto di guerra”. E’ Graziano Deirio a indossare i panni del “falco”: «Nessuno – dice – vuole la fine del governo. Però è certo che, con queste continue fibrillazioni di Renzi e Di Maio, fermi non possiamo rimanere». E Orlando a sua volta argomenta: «Alle elezioni uno può decidere di andarci o di non andarci, e non è certo la strada che vogliamo percorrere noi», Ma aggiunge: «Nessuno di noi può trascurare che alle elezioni, di questo passo, rischiamo di finirci comunque. E non camminando Ma rotolando…». Zingaretti, nel corso della giornata, userà tutte le sue uscite pubbliche per togliere dal mazzo la carta delle elezioni anticipate. Ma quella carta, nel mazzo, c’è ancora. Basta un incidente nella discussione parlamentare sulla legge di bilancio o che naufraghi per davvero l’alleanza in Emilia-Romagna coi M5S e il Pd potrebbe davvero cominciare a ingranare la retromarcia. In fondo, basterebbe la certificazione della fine, l’approvazione della finanziaria e un accordo sulla legge elettorale per ritrovarsi, a marzo del 2020, alle elezioni anticipate.
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Testata: Repubblica
Autore: Claudio Tito
Titolo: Il retroscena – Zingaretti rassegnato così non si va avanti – “Così non si va avanti” E ora i vertici del Pd pensano allo strappo
Tema: Ex Ilva, tenuta dell’esecutivo a rischio
“Tutto ruota – scriveClaudio Tito – intorno a quattro parole. Solo quattro parole che per il Pd sono una specie di ancoraggio salvavita: «Conclusione ordinata della legislatura». Ormai il punto è questo. E se il segretario democratico, Nicola Zingaretti, è il primo a scandire quella frase breve, ormai anche la componente ‘governista’ guidata da Dario Franceschini appare rassegnata. Perché come, ripetono molti ministri dem, «questo governo non è in rodaggio, non è proprio partito». In due mesi si è anzi fatta largo una sola convinzione: la situazione non può migliorare. Gli strappi continui di Matteo Renzi e Luigi Di Maio sono il miglior carburante per alimentare la macchina elettorale della destra salviniana. Il primo si apre continuamente uno spazio tattico per dare ossigeno alla sua Italia Viva. Il secondo si contorce nel timore di essere scavalcato da chiunque sul piano della demagogia e quindi di perdere ulteriormente voti. L’M5S lotta ormai per la sopravvivenza e non per la convivenza. Secondo il leader del Nazareno, dunque, l’alternativa quasi non esiste più. Il pericolo maggiore è arrivare alle elezioni nelle condizioni peggiori. «Ma così – ha ripetuto al vertice di ieri mattina con i ministri – ci si cade comunque»”.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Francesco Verderami
Titolo: Intervista a Dario Franceschini – «Patto con renziani e M5S o la maggioranza rischia» – «Un nuovo patto con Renzi e M5S Basta furbizie, si decide insieme»
Tema: Ex Ilva, tenuta dell’esecutivo a rischio
Dario Franceschini (Pd) propone un «patto di metodo» agii alleati: «Modifiche concordate alla Manovra» e poi sulle alleanze bisogna «lasciare ai territori la possibilità di valutare se ci sono le condizioni per evitare di essere gli uni contro gli altri. Gli elettori non capirebbero il motivo per cui a Roma siamo alleati e in periferia siamo contrapposti»..Franceschini non cita mai Luigi Di Maio e Matteo Renzi, ma è a loro che si rivolge quando parla dei «passaggi complicati» che attendono la maggioranza. il suo tono si fa preoccupato .quando viene posto davanti alla possibilità che l’offerta finisca per essere rifiutata: «Fermiamoci prima che sia troppo tardi» Occorre invece costruire una maggioranza politica in grado di durare: «immaginare un altro governo dopo questo – dice – per noi è tempo perso. Io vorrei arrivare con questa maggioranza fino al 2028, vincendo le elezioni nel 2023».
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Testata: Giornale
Autore: Alessandro Sallusti
Titolo: Una commessa e un fallito affondano l’Ilva e l’Italia
Tema: Ex Ilva, tenuta dell’esecutivo a rischio
Alessandro Sallusti si scaglia con forza contro i 5 Stelle, “utopisti – così li definisce – attribuendo loro la responsabiltà della crisi dell’ex Ilva. Scrrive: “Il destino della seconda acciaieria d’Europa […] è stato nelle mani del giovane Luigi Di Maio, ministro dello Sviluppo economico alla faccia del suo curriculum dal quale si evince che parliamo di un mancato ingegnere e di un mancato avvocato (si ritirò da entrambe le università). Può – si chiede -uno studente fallito essere all’altezza di una simile sfida?”. E più avanti: “oggi l’Ilva è nelle mani di Barbara Lezzi, inutile ministro del Sud nello scorso governo […] Lei, e un gruppetto di amici senatori, oggi minacciano di fare cadere il governo se sarà ripristinata l’immunità che ArcelorMittal giustamente aveva posto come condizione per salvare l’Ilva, concessa in un primo tempo e poi tolta dai grillini. Ma chi è questa «esperta» di economia e diritto? Nata a Lequille (Lecce) vanta un diploma di un istituto tecnico che le ha permesso di lavorare come impiegata di terzo livello (quello delle commesse esperte)”.
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Testata: Repubblica
Autore: Ezio Mauro
Titolo: L’editoriale – L’agonia di un’alleanza senza anima – Il governo senza nome
Tema: Ex Ilva, tenuta dell’esecutivo a rischio
Ezio Mauro scrive che la maggioranza giallorossa “dopo aver bloccato la pretesa di Salvini di assumere i ‘pieni poteri’ non ha ancora trovato il significato politico del suo potere, un proprio sentimento repubblicano, lo spirito di una missione culturale da indicare alla pubblica opinione, una ragion d’essere che risponda ai bisogni e alle attese della fase: un’anima politica, appunto”. E parla dei “rantoli” di un governo “che non sa decidere se sopravvivere o affidarsi all’eutanasia, concludendo la sua breve corsa. Naturalmente i protagonisti di quest’avventura senza nome vorrebbero tirare avanti, perché essendo minoranza nel Paese di fronte all’ondata di destra, nessuno di loro ha convenienza a misurarsi oggi nelle urne. Ma l’organismo politico a cui tutti insieme e per ragioni diverse hanno dato corpo – cioè il governo e la sua maggioranza – non è vitale. Vegeta, più che vivere”.
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Testata: Repubblica
Autore: Alessandra Ziniti
Titolo: Lamorgese chiede alla Libia centri gestiti dall’Onu La sinistra: “Non basta”
Tema: Memorandum con la Libia, nuovi dissidi nella maggioranza
La Libia è pronta a rivedere gli accordi con l’Italia per la gestione dei flussi migratori e il governo ha pronto un “piano operativo urnanitario” in quattro punti. Alla commissione italo-libica il governo Conte proporrà innanzitutto un percorso che arrivi alla chiusura dei centri di detenzione per favorire l’apertura di strutture gestite direttamente dall’Onu. Ma, chiamata a riferire alla Camera sulle modifiche al contestatissimo Memorandum siglato con un Paese dove le violazioni dei diritti umani dei migranti sono quotidiane, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha usato parole che hanno chiarito, una volta per tutte, come iI governo giallo-rosso non intenda fare alcun passo indietro sui suoi rapporti con la Libia: «I flussi dalla Libia si sono ridotti del 97 per cento e anche le morti sono diminuite. E il Memorandum ha contribuito a questo risultato».
Parole che non esprimono certo la tanto reclamata discontinuità con il governo precedente. E a sinistra riesplode la polemica. Nel Pd, va giù pesante Matteo Orfini che giudica il discorso del ministro: un intervento «imbarazzante e ipocrita».
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Economia e finanza
Testata: Corriere della Sera
Autore: Lorenzo Salvia – Claudia Voltattorni
Titolo: Ilva, lo stop di Conte a Mittal – Il governo incalza Mittal: altro che scudo, piano sbagliato
Tema: Ilva, il confronto Governo – ArcelorMittal
Il governo offre ad ArcelorMittal un nuovo scudo penale, valido non solo per l’ex Ilva ma per tutti i casi in cui sia necessario un imponente risanamento ambientale. Ma l’annuncio del decreto legge, non ancora approvato, spacca la maggioranza, perché buona parte del Movimento 5 Stelle è contraria, e potrebbe far mancare i numeri in Parlamento per la conversione in legge. E soprattutto non serve a convincere l’azienda, che conferma la sua intenzione di lasciare le acciaierie di Taranto. Anzi, quasi per sbarrare la strada a qualsiasi trattativa ulteriore, mette sul tavolo una riduzione dei livelli produttivi con la conseguenza di 5 mila esuberi. Due richieste che il governo considera «inaccettabili». È scontro aperto tra l’esecutivo giallorosso e ArcelorMittal dopo una giornata lunga e tesa che ha visto prima un incontro a muso duro tra una delegazione del governo, che ha chiesto di fermare la procedura per la riconsegna degli impianti, e la proprietà della multinazionale, Lakshmi Mittal e Aditya Mittal, che ha invece confermato la sua intenzione di lasciare l’Italia. E poi un consiglio dei ministri che doveva essere lampo e invece è andato avanti per tre ore e mezza. A tarda sera è il presidente del consiglio Giuseppe Conte a tirare le fila, dando 48 ore di tempo ad ArcelorMittal in vista di un nuovo incontro: «Sono assolutamente inaccettabili le proposte che ci vengono fatte – dice il premier – sia sugli esuberi sia sulla restituzione degli impianti».
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Testata: Repubblica
Autore: Tommaso Ciriaco
Titolo: Il retroscena – Ma spunta l’ipotesi che l’azienda torni allo Stato – Lo stop M5S a un decreto fa sbandare il governo La via del ritorno allo Stato
Tema: Ilva, il confronto Governo – ArcelorMittal
“Mentre a Palazzo Chigi – si legge – sta per riunirsi il consiglio dei ministri, Graziano Delrio lascia l’Aula di Montecitorio scuro in volto. È infuriato. Almeno quindici deputati lo circondano. «Noi andiamo avanti con lo scudo – promette – anche se c’è chi frena. Conte ci pensi bene, ma proprio bene, prima di permettere ai cinquestelle questo errore. Noi non possiamo, non dobbiamo dare alcun alibi a Mittal!». È la fotografia di una maggioranza nevrotica. Di un governo che traballa. Ancora incapace, a causa del veto dei Cinquestelle, di approvare un decreto ad hoc per garantire la tutela legale richiesta dagli investitori”. Il premier Conte ribdisce che il governo sta lavorando al decret, ma – avverete – «servono altre 48 ore. Per dare ai tecnici il tempo di studiare la soluzione legislativa migliore. E al Movimento la possibilità di convincere i gruppi parlamentari». Mittal, però, potrebbe bruciare le tappe e accelerare ancora l’addio. Per questo, Conte si prepara al peggio e dà mandato agli esperti di preparare una soluzione d’emergenza: un altro decreto, assai più complesso, con uno scudo legale di portata generale, la risoluzione del canone di affitto delle acciaierie e, soprattutto, una gestione commissariale dell’Ilva estesa a un periodo di 12-18 mesi. Di fatto, il primo passo per una nazionalizzazione a tempo”.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Monica Guerzoni
Titolo: Intervista a Francesco Boccia – «Salveremo l’azienda con un commissario straordinario, se serve L’esecutivo? Tiene»
Tema: Ilva, il confronto Governo – ArcelorMittal
Il ministro pugliese degli Affari regionali non esclude l’ipotesi di un commissariamento per salvare l’ex Ilva: «Se Mittal – dice – rispetta il contratto è benvenuta, se dice che ci sono 5.000 lavoratori di troppo ne pagherà le conseguenze. Non accetteremo ricatti. Salveremo Ilva con un’amministrazione straordinaria seria, fatta da manager eccellenti». E più avanti: «Non voglio scomodare Bondi sulla vicenda Parmalat, ma è una strada che non escludo assolutamente. L’Italia non può cedere al ricatto occupazionale e se il mercato non ce la fa, lo Stato ha il dovere di intervenire. Abbiamo salvato tanti siti industriali in Italia, salveremo anche Ilva».
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Dario Di Vico
Titolo: Il commento – Serve uno scatto (come per la Tav) – È un test per il Paese, come è stata la Tav
Tema: Ilva, il confronto Governo – ArcelorMittal
Il fallimento del vertice di ieri tra governo e ArcelorMittal rende ancora più probabile la chiusura o un drastico ridimensionamento della più grande acciaieria d’Europa. La chiusura dello stabilimento tarantino – avverte Di Vico – non solo toglierebbe al Sud, come calcolato dallo Svimez, circa l’1% del suo Pii annuo, ma avrebbe conseguebze assai gravi sull’intera economia nazionale: “è difficile – scrive – calcolare l’impatto del No Ilva sul Pil nazionale, si può pensare però che quella leggera risalita dalla stagnazione prevista dal governo e dai centri di ricerca indipendenti per il 2020 potrebbe essere compromessa o ridotta nella sua consistenza. I pessimisti temono addirittura che potrebbe venire compromesso quel secondo posto italiano nella classifica manifatturiera europea dietro ai tedeschi e (ancora) davanti ai francesi”. Esorta quindi imprese e sindacati a costruire attorno al caso Ilva una mobilitazione civile capace di dialogare con l’opinione pubblica di Taranto e costruire una piattaforma comune in cui legare ambiente e sviluppo,
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Beda Romano
Titolo: La Ue rivede al ribasso il Pil 2020 Mini effetto anche sul deficit
Tema: Pil, le stime della Ue
Secondo le informazioni raccolte dall’agenzia di stampa Ansa, la Commissione europea annuncerà oggi una revisione al ribasso delle sue stime di crescita relative all’Italia, allo 0,4% nel 2020, dallo 0,7% previsto in estate. Sempre secondo l’Ansa, Bruxelles continua a prevedere per quest’anno una crescita di appena lo 0,1% del Pil. La differenza di due decimali di stima della crescita 2020 fra la commissione Ue e il governo italiano – la crescita programmatica nel Documento di economia e finanza è indicata allo 0,6% rispetto a un tendenziale dello 0,4% e lo scostamento di un decimale del disavanzo ( che salirebbe dal 2,2% al 2,3% del pil) potrebbero creare nuove tensioni sull’impianto della manovra, già fortemente scosso dalle polemiche interne fra I partiti della maggioranza e dalla continua ricerca di nuove coperture al posto di quelle contenute nel disegno di legge di bilancio originario inviato a Bruxelles. Il ministero dell’Economia minimizza però e fa sapere che l’impatto che la diversa valutazione di Bruxelles potrà avere sul corso concreto della manovra in Parlamento e sul giudizio della commissione è pressoché nullo. «Si tratta di variazioni minime – dicono dal Mef – che non comportano impatti significativi sulla manovra».
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Testata: Sole 24 Ore
Autore: Luca Davi – Morya Longo
Titolo: UniCredit vende tutta la quota (8,4%) in Mediobanca – UniCredit, addio a Mediobanca: l’intera quota venduta in un’ora
Tema: UniCredit esce dal capitale di Mediobanca
Dopo 73 anni UniCredit esce dal capitale di Mediobanca con un accelerated bookbuilding sull’intera quota posseduta dell’8,4%,che vale circa 800milioni. La decisione unanime del cda della banca è «in linea con la strategia di cessione degli asset non strategici». II collocamento è avvenuto con uno sconto massimo de12,3% rispetto alla chiusura di ieri del titolo Mediobanca, pari a 10,78 euro mentre UniCredit aveva in carico le azioni Mediobanca a 9,89 euro. Ciò ha consentito una plusvalenza lorda di circa 50 milioni di euro. L’operazione,non del tutto inaspettata dopo che erano andati a vuoto i tentativi di UniCredit di cambiare la govemance di Piazzetta Cuccia, si è chiusa in poco più di un’ora grazie all’ordine di acquisto di un grosso investitore di cui per ora non si conosce il nome.
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Societa’, istituzioni, esteri
Testata: Stampa
Autore: Francesco Semprini
Titolo: I democratici conquistano la Virginia Nel Kentucky è sfida all’ultimo voto
Tema: Usa, la sconfitta dei repubblicani nel “big tuesday”
Dopo il “big tuesday” elettorale, il partito repubblicano del presidente Trump “assiste inerme alla consacrazione del dominio democratico in Virginia e alla probabile vittoria dell’Asinello nella corsa per il governatorato del Kentucky, tradizionale feudo conservatore che ha chiesto però il riconteggio dei voti. Dati che, secondo non pochi osservatori, creerebbero una crepa nel muro repubblicano che delimita buona parte della «Bible Belt» l’area degli Stati Uniti dove la destra religiosa incassa consensi. E, soprattutto se proiettati su scala più ampia, potrebbero mettere in dubbio il rinnovo del mandato di Trump alla Casa Bianca. Se l’esito del Kentucky fosse confermato, si tratterebbe di una scivolata per il presidente, in uno Stato dove aveva vinto con un vantaggio del 30% contro Hillary e dove lunedì aveva tenuto un comizio a sostegno del candidato Gop. In Virginia, invece, è trionfo sicuro per i democratici, che hanno riconquistato l’intero parlamento dopo oltre venti anni.
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Testata: Repubblica
Autore: Federico Rampini
Titolo: Sfiduciato dalle urne e via all’impeachment Per Trump è arrivato il giorno più nero
Tema: Usa, la sconfitta dei repubblicani nel “big tuesday”
“Le elezioni locali – avverete Federico Rampni -non sono necessariamente un indicatore su come andrà la corsa alla Casa Bianca tra un anno. Però, Trump nel giorni scorsi si era speso molto, in particolare in un comizio nel Kentucky aveva chiesto agli elettori repubblicani di non tradirlo. E’ stato lui a trasformare alcune votazioni locali in una sorta di referendum sull’impeachment, rilanciando l’accusa secondo cui si tratta di un processo politico, «una montatura, una caccia alle streghe»”. Ma anche sul fonte dell’impeachment – scrive – si addensano nuove nubi sul Presidente, “che ha dovuto subire il voltafaccia di un testimone importante sul Kiev-gate. Gordon Sondland, l’ambasciatore americano presso l’Unione europea e stretto consigliere di Trump, si è rimangiato le sue dichiarazioni precedenti ed ha ammesso che ci fu un esplicito nesso tra gli aiuti militari promessi all’Ucraina, e il ‘fango’ che il governo ucraino doveva scovare contro Joe Biden, ex vice di Barack Obama e candidato democratico alla nomination”. Sondland – aggiunge -“dapprima aveva negato tutto ma forse una volta chiamato a deporre sotto giuramento ha avuto paura di esporsi a sua volta a conseguenze penali. Altri collaboratori del presidente potrebbero trovarsi in una posizione simile. E dalla prossima settimana cominciano le interrogazioni pubbliche alla Camera: con questo i democratici vengono incontro alle accuse della destra offrendo pubblicità e trasparenza. Aumenterà di colpo la dimensione “spettacolare” dell’impeachment, tema che già domina tutti i media americani”
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Massimo Gaggi
Titolo: Novembre difficile per Trump – Trump, novembre difficile
Tema: Usa, la sconfitta dei repubblicani nel “big tuesday”
Massimo Gaggi sottolinea la contraddizione che emerge dalla sconfitta elettorale di Trump in Virginia e nel Kentucky e il perdurante consenso del Presidente presso l’elettorato: i sondaggi condotti su scala nazionale indicano infatti che il 56% degli intervistati è intenzionato a votarlo alle presidenziali del prossimo anno. Si prospetta, scrive uno scenario di fine 2020 che “potrebbe essere simile a quello, diviso, del secondo mandato di Obama: presidente repubblicano e Congresso in mano all’opposizione democratica. Uno scenario – quello con presidente repubblicano e Congresso in mano all’opposizione – che porterebbe alla paralisi legislativa e ci sarebbe un Trump sempre più tentato dall’uso delle spallate istituzionali come metodo di governo”.
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Testata: Stampa
Autore: Alessandra Rizzo
Titolo: Regno Unito verso il blocco dei trasporti I sindacati: sciopero dei treni per 27 giorni
Tema: UK, verso lo sciopero dei trasporti
Corne se non bastasse una campagna elettorale avvelenata e un voto dall’esito imprevedibile, sul Natale britannico incombe anche lo sciopero dei treni potenzialmente più lungo nella storia del Paese: 27 giorni quasi ininterrotti, dal 2 dicembre a Capodanno. È la minaccia di uno dei sindacati di categoria contro la South Western Railway, un’azienda privata che gestisce una delle linee ferroviarie britanniche. Se lo sciopero verrà confermato, si rischia il caos per milioni di passeggeri.
La notizia dello sciopero cade nel giorno in cui si è aperta ufficialmente la campagna elettorale: Johnson si è recato a Buckingham Palace per informare la Regina dello scioglimento della Camera dei Comuni, avvenuto la notte di martedì. Un atto formale che porterà il Regno Unito alle elezioni politiche per la terza volta in quattro anni, nella speranza di sbloccare l’impasse sulla Brexit.
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Testata: Corriere della Sera
Autore: Ferruccio De Bortoli
Titolo: Attenti al network dei dittatori che insidia l’Occidente
Tema: Occidente, la minaccia della cyberwar
Ferruccio De Bortoli riflette sulle tesi contenute nel libro del direttore de «La Stampa», Maurizio Molinari, “Assalto all’Occidente”: un libro – scrive – “di straordinario interesse che alza lo sguardo sui destini incerti delle democrazie liberali e strappa il velo del nostro conformismo buonista”. Scrive in particolare: “Nella guerra cibernetica, Russia e Cina usano gli stessi mezzi. Hanno milioni di persone impiegate nell’intelligence. Non c’è differenza, a Pechino o a Mosca, tra sistema economico e apparato militare. La cyberwar si ciba anche di segreti industriali. Il nemico è uno solo: l’Occidente, nel quale i cittadini delusi dall’impoverimento dei ceti medi, dall’esplodere delle disuguaglian’rp, maturano uù sentimento di distanza, se non di avversione, verso le procedure democratiche. Troppo lente, farraginose. Il fascino dell’uomo forte, che ha i «pieni poteri», attecchisce. In qualche caso, dilaga. Riemergono i fantasmi del Novecento, riaffiorano le nostalgie imperiali”.
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PRIME PAGINE
IL SOLE 24 ORE
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CORRIERE DELLA SERA
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LA REPUBBLICA
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LA STAMPA
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IL MESSAGGERO
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IL GIORNALE
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LIBERO QUOTIDIANO
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IL FATTO QUOTIDIANO
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