Civiltà del Lavoro, n. 2/2026

16 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE i sono momenti in cui una comunità è chiamata a tornare alle proprie radici per comprendere il futuro. Il Convegno Nazionale 2026 dei Cavalieri del Lavoro – organizzato dal Gruppo Toscano a Firenze il 21 marzo presso l’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche – nasce da questa esigenza: interrogarsi sul significato del lavoro nell’epoca dell’Intelligenza artificiale, riportandolo al centro della vita democratica, della crescita economica e della responsabilità collettiva. Firenze, città che ha dato forma all’idea stessa di modernità, diventa il luogo naturale di questa riflessione. Qui, nelle botteghe rinascimentali, l’Italia ha imparato che pensare e fare non sono azioni separate, ma due volti della stessa vocazione: trasformare l’ingegno in opera, la visione in realtà. Il richiamo delle istituzioni L’apertura dei lavori è segnata dal messaggio del Capo dello Stato Sergio Mattarella, che richiama il concetto di lavoro quale fondamento della Repubblica ma soprattutto riafferma un principio che attraversa l’intera giornata: il lavoro non è solo produzione, è dignità, coesione, libertà. È un richiamo che risuona con forza in un Paese che affronta trasformazioni profonde: la rivoluzione digitale, la mobilità dei giovani, la necessità di un nuovo patto tra imprese, istituzioni e società. Accanto alla sua voce, si colloca quella del presidente della Federazione, Ugo Salerno, che richiama la responsabilità della classe dirigente e la necessità di guardare oltre l’orizzonte immediato. Salerno sottolinea come il convegno non sia solo un momento rituale, ma un confronto di idee tra territori e generazioni. Firenze, luogo di un’eredità che parla al presente Il tema scelto – Il lavoro, la passione del fare. Dalla bottega del Rinascimento all’Intelligenza artificiale – non è casuale. È un invito a riconoscere che l’Italia possiede un patrimonio unico: la capacità di unire creatività e tecniC CRESCITA E PROGRESSO partono dal lavoro A Firenze, nelle botteghe rinascimentali, l’Italia ha imparato che pensare e fare non sono azioni separate, ma due volti della stessa vocazione: trasformare l’ingegno in opera, la visione in realtà di Erika Baioni

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