Civiltà del Lavoro, n. 2/2026

Federazione Nazionale Cavalieri del Lavoro numero 2 - aprile • maggio 2026 I CAVALIERI DEL LAVORO IN QUESTO NUMERO: Paolo d’Amico, Luigi De Vita, Domenico Favuzzi, Nardo Filippetti, Guido Fiorentino, Giacomo Gnutti, Enrico Grassi, Alberto Masotti, Cesare Puccioni, Luisa Quadalti Senzani, Ugo Salerno, Marco Zigon Periodico della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro anno LXXI - bimestrale Underwater, economia e politica sotto i mari Il lavoro, la passione del fare Le conclusioni del Convegno Nazionale dei Cavalieri del Lavoro Dialogo Università/Impresa: dal laboratorio al prodotto Turismi sostenibili Le previsioni per il 2026 fra guerre e rincari LA FEDERAZIONE CELEBRA GLI 80 ANNI DELLA REPUBBLICA

Da 100 anni la famiglia Eni è al fianco delle persone e, anche oggi, con le soluzioni energetiche di Plenitude e i servizi per la mobilità di Enilive, offre tutta l’energia di cui hanno bisogno.

Anno LXXI - n. 2 Civiltà del Lavoro Periodico della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro Direttore Cavaliere del Lavoro Ugo Salerno Comitato Editoriale Presidente: Francesco Rosario Averna Cavalieri del Lavoro: Alessandro Bastagli, Agostino Gallozzi, Daniela Gennaro Guadalupi, Clara Maddalena, Sebastiano Messina, Eduardo Montefusco, Costanza Musso, Guido Ottolenghi, Debora Paglieri Hanno collaborato a questo numero i Cavalieri del Lavoro: Paolo d’Amico, Luigi De Vita, Domenico Favuzzi, Nardo Filippetti, Guido Fiorentino, Giacomo Gnutti, Enrico Grassi, Alberto Masotti, Cesare Puccioni, Luisa Quadalti Senzani, Ugo Salerno, Marco Zigon Direttore responsabile ai fini della legge della stampa Paolo Mazzanti Direttore editoriale Franco Caramazza Coordinamento per le attività istituzionali Carlo Quintino Sella Coordinamento editoriale Silvia Tartamella Coordinamento redazionale Paola Centi Redazione Erika Baioni, Flaminia Berrettini, Clara Danieli, Brunella Giugliano, Giovanni Papa, Silvia Tartamella Progetto grafico Marco Neugebauer e Roberto Randi (thesymbol.it) Impaginazione Emmegi Group Srl Via F. Confalonieri 36 - 20124 Milano Concessionaria Pubblicità Confindustria Servizi SpA Viale Pasteur, 6 – 00144 Roma Tel. 06 5903263 l.saggese.con@confindustria.it Stampa Boccia Industria Grafica SpA Via Tiberio Claudio Felice, 7 – 84131 Salerno Foto 123RF, AGF e Shutterstock Foto di copertina: Shutterstock AI Gli inserzionisti di questo numero Audi, Banca Intesa Sanpaolo, Birra Forst, Caroli Hotels, Colacem, Costa Edutainment, Elettronica, Enel, Eni, Ing. Ferrari, Ferrari F.lli Lunelli, Fontana Luigi, Pastificio De Cecco, Profilati, Starhotels, Terna, Unione Fiduciaria Autorizzazione Tribunale di Roma n. 4845 del 28-9-1955 Autorizzazione per il web Tribunale di Roma n. 294/2013 Finito di stampare il 19 maggio 2026 civiltadellavoro@cavalieridellavoro.it Federazione Nazionale Cavalieri del Lavoro numero 2 - aprile • maggio 2026 I CAVALIERI DEL LAVORO IN QUESTO NUMERO: Paolo d’Amico, Luigi De Vita, Domenico Favuzzi, Nardo Filippetti, Guido Fiorentino, Giacomo Gnutti, Enrico Grassi, Alberto Masotti, Cesare Puccioni, Luisa Quadalti Senzani, Ugo Salerno, Marco Zigon Periodico della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro anno LXXI - bimestrale Underwater, economia e politica sotto i mari Il lavoro, la passione del fare Le conclusioni del Convegno Nazionale dei Cavalieri del Lavoro Dialogo Università/Impresa: dal laboratorio al prodotto Turismi sostenibili Le previsioni per il 2026 fra guerre e rincari LA FEDERAZIONE CELEBRA GLI 80 ANNI DELLA REPUBBLICA 9 EDITORIALI La Federazione e i giovani per gli 80 anni della Repubblica di Ugo SALERNO 12 L’Italia nelle crisi geopolitiche di Paolo Mazzanti CONVEGNO NAZIONALE 2026 16 Crescita e progresso partono dal lavoro di Erika Baioni I contributi del Convegno 18 Dare forma al domani del lavoro: il compito dell’impresa di Ugo SALERNO 22 Ripartiamo dalle origini del made in Italy di Cesare PUCCIONI 24 Il lavoro tra Costituzione e futuro di Patrizio BIANCHI 28 1A TAVOLA ROTONDA Rispetto, tempo e passione: il fare bene nasce così Sono intervenuti Cristina Acidini, Alberto Cavalli, Linda Gilli, Francesco Mutti, Stefano Ricci, Nicoletta Spagnoli 32 2A TAVOLA ROTONDA Impegnarsi ad ascoltare i giovani Sono intervenuti Nerio Alessandri, Stefania Brancaccio, Ferruccio de Bortoli, Leonardo Ferragamo, Aram Manoukian, Linda Laura Sabbadini

36 3A TAVOLA ROTONDA L’IA e il lavoro, opportunità e rischi Sono intervenuti Franco Bernabè, Fabrizio Bernini, Barbara Caputo, Gianfranco Carbonato, Massimo Pavin, Bruno Siciliano FOCUS 1 Economia dell’underwater Competizione e collaborazione sotto i mari 43 La nuova geopolitica scorre lungo i cavi Intervista ad Antonio DERUDA di Silvia Tartamella 46 Il mare come leva strategica A colloquio con Antonello TESTA di Brunella Giugliano 48 Le infrastrutture invisibili dell’economia Intervista a Paolo MORETTI 52 L’esperienza italiana nella sfida dell’underwater di Paolo Mazzanti 54 Strade sottomarine per l’economia globale di Paolo D’AMICO 56 Sicurezza e continuità, le sfide dell’energia di Marco ZIGON FOCUS 2 Dialogo università-imprese Dai laboratori alla vita quotidiana Progresso per tutti 60 “Vetrina” delle ricerche a disposizione delle imprese A colloquio con Maria Chiara DI GUARDO di Paolo Mazzanti 64 IA e industria: l’Italia alla prova dell’innovazione Intervista a Enrico PISINO di Brunella Giugliano 66 Un patto necessario per l’innovazione che conta di Domenico FAVUZZI 70 L’esperienza dell’impresa e la freschezza dei giovani di Enrico GRASSI 72 Ricerca, spin-off e impresa: il dialogo necessario di Luisa QUADALTI SENZANI FOCUS 3 Turismi sostenibili Vivere la bellezza rispettando i luoghi 76 Il turismo 2026 tra guerre, integrazione e sostenibilità Intervista a Giuseppe ROMA di Paolo Mazzanti 80 Il Cilento e l’elisir di lunga vita di Luigi DE VITA e Alessandra GALASSI 82 Governare la crescita per proteggere i territori di Nardo FILIPPETTI 84 Destagionalizzare e ri(scoprire) nuove località di Guido FIORENTINO 86 Termale, l’opportunità di un turismo differente di Giacomo GNUTTI VITA ASSOCIATIVA 91 Made in Italy 2026: dove l’esperienza incontra i giovani FONDAZIONE 94 La storia d’impresa dialoga con l’IA

9 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 LA FEDERAZIONE E I GIOVANI per gli 80 anni della Repubblica l 2 giugno 1946 oltre 25 milioni di italiani presero parte al referendum istituzionale da cui nacque la Repubblica. In quella stessa occasione si tennero le elezioni politiche per l’Assemblea Costituente, l’organo elettivo a suffragio universale incaricato di redigere la Costituzione, che sarebbe entrata in vigore due anni dopo, il 1° gennaio del 1948. Ripercorrere i fatti storici che portarono all’apertura di una nuova fase per il nostro Paese non è un puro esercizio accademico, ma un atto di memoria e un dovere civile per ricordare a tutti noi che il regime democratico all’interno del quale abbiamo il privilegio di vivere nacque dalla volontà di milioni di uomini e donne – queste ultime ammesse per la prima volta a partecipare ad una elezione politica – che dopo la fine della Seconda Guerra mondiale scelsero di intraprendere un nuovo cammino. Si trattò di un grande atto di coraggio e di fiducia nel futuro, gli stessi sentimenti che guidarono i protagonisti dell’Assemblea nella elaborazione della nuova carta costituzionale. Lo si sente dire spesso, lo hanno evidenziato insigni studiosi, ed è importante ribadirlo: in quel processo si incontrarono e fusero tre culture – la cattolica, la marxista, la liberal-democratica – e da quello sforzo di sintesi nacque la nostra Costituzione, i cui primi dodici articoli, raccolti sotto il titolo di “Principi fondamentali”, esprimono in maniera cristallina quali sono i pilastri della nostra Repubblica: democrazia, uguaglianza, lavoro, pace. Tutti temi su cui i Cavalieri del Lavoro si sentono impegnati a riflettere e a portare il loro contributo di uomini e donne d’impresa. Sul tema del lavoro, in particolare, abbiamo puntato i riflettori in occasione dell’ultimo Convegno Nazionale a Firenze perché siamo convinti che le profonde trasformazioni tecnologiche che lo stanno attraversando, unite ai relativi cambiamenti economici e sociali, metteranno alla prova le comunità e le relazioni tra gli Stati. Oggi le parole dazi e guerre ricorrono nella cronaca troppo spesso e riflettono un clima radicalmente opposto a quello che si respirava all’indomani del varo della Costituzione, che rappresentò per l’Italia l’apertura alla liberalizzazione degli scambi e l’ingresso nel consesso internazionale, due scelte fondamentali che hanno guidato il miracolo economico degli anni ‘60. La Comunità europea del carbone e dell’acciaio (1951) e la Comunità economica europea (1957) furono tappe fondamentali nella costruzione dell’Unione europea che oggi conosciamo e che ci ha garantito oltre 70 anni di pace. Ed è proprio in relazione a quest’ultimo fondamento che, oggi, celebrare gli 80 della Repubblica assume un valore e una urgenza ancora maggiori. Teatri di guerra a noi vicinissimi – Ucraina e Medio Oriente – testimoniano che nessuna condizione di libertà e di esercizio dei diritti fondamentali della persona è mai garantita per sempre. Occorre vigilare, impegnarsi, partecipare. Il Capo dello Stato Sergio Mattarella celebrerà il 25 giugno nell’Aula di Montecitorio l’anniversario della prima seduta dell’Assemblea Costituente con un suo intervento. E per la ricorrenza del 2 giugno ha scelto quest’anno di aprire la Piazza del Quirinale a un grande momento di condivisione popolare, invitando i sindaci di tutti i comuni italiani a fare altrettanto e a chiamare in festa la popolazione. di Ugo SALERNO EDITORIALE I

11 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 EDITORIALE Come Cavalieri del Lavoro abbiamo sentito nostro preciso dovere sottolineare l’importanza degli 80 anni della Repubblica e accogliere l’invito del Presidente Mattarella. L’onorificenza al Merito del Lavoro impegna noi tutti ad essere non soltanto un esempio di laboriosità, innovazione, spirito di sacrificio e attenzione verso le comunità; ci impegna anche a trasmettere questi valori alle generazioni più giovani, alle migliaia di ragazze e ragazzi che oggi studiano e domani saranno chiamati a dare il loro contributo per lo sviluppo economico, sociale e civile del nostro Paese. Per questo motivo abbiamo promosso alcune specifiche iniziative che ci auguriamo possano ispirarli nel loro cammino futuro. Ricordare, conoscere, partecipare. Tre azioni fondamentali affinché i diritti che abbiamo conquistato e la pace che abbiamo costruito, a fronte del sacrificio di tante generazioni venute prima di noi, non vengano messi in pericolo ma possano rinnovarsi e sempre rifiorire. I n collaborazione con la Camera dei Deputati, la Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro invierà nel mese di giugno a tutti i candidati al Premio “Alfieri del Lavoro” una copia della Costituzione della Repubblica Italiana. L’edizione, realizzata appositamente per l’80° anniversario dal Referendum istituzionale, contiene una prefazione del presidente della Camera dei Deputati, On. Lorenzo Fontana, che illustra il significato di questa ricorrenza. Oltre quattromila studenti, che nel loro percorso scolastico hanno dato già prova di impegno, serietà e dedizione, riceveranno il simbolo fondante della Repubblica con l’invito a farne una guida concreta per i loro studi e per il loro avvenire. Parallelamente, nel mese di giugno, in collaborazione con la Conferenza dei Collegi Universitari di Merito, la Federazione nazionale dei Cavalieri del Lavoro organizzerà un ciclo di cinque incontri dedicato agli 80 anni della Repubblica italiana. A partecipare saranno il Collegio di Milano, il Collegio San Carlo di Modena, il Collegio Universitario dei Cavalieri del Lavoro “Lamaro Pozzani” a Roma, l’IPE - Istituto per ricerche e attività educative a Napoli e il Camplus Palermo Normanni. In questa occasione docenti di diritto costituzionale ripercorreranno il contesto storico nel quale nacque la Costituzione e dialogheranno con studenti e Cavalieri del Lavoro sul valore e l’attualità dei principi richiamati nella Carta. LE INIZIATIVE

12 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 EDITORIALE iviamo un singolare paradosso: nell’epoca in cui le guerre sono condannate dalla grande maggioranza dei cittadini, almeno in Occidente, i conflitti armati non si riescono a concludere e restano nel limbo di tregue non rispettate. Vale per l’aggressione della Russia all’Ucraina, che dura da oltre 4 anni (più della Seconda guerra mondiale). E vale per la guerra in Iran e Libano tra ultimatum e proposte di pace sistematicamente rifiutate da Washington o Teheran e Gerusalemme. I costi dei conflitti sono elevatissimi, anche se l’economia globale sembra risentirne per ora solo in parte, soprattutto per il blocco dello Stretto di Hormuz da cui transita il 15% del petrolio e di altri prodotti raffinati, oltre ai fertilizzanti necessari per l’agricoltura. Questa incapacità di porre fine ai conflitti (neppure tra le due Coree esiste ancora un trattato di pace) è uno dei tratti più preoccupanti del disordine mondiale e della crisi delle organizzazioni multilaterali, a cominciare dall’Onu, che può funzionare nel prevenire o risolvere i conflitti solo se c’è l’accordo delle potenze che dispongono del diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia). Se l’accordo non c’è, come in questa fase, l’Onu è di fatto paralizzato e impotente. Per di più, gli Stati Uniti, che sono stati nel dopoguerra gli architetti del sistema multilaterale (dall’Onu al Fondo monetario internazionale), con il presidente Trump lo stanno attivamente smantellando, preferendo i rapporti bilaterali tra Stati. Ma così facendo rischiano di condannarsi a un crescente isolamento che neppure la prima superpotenza globale può a lungo permettersi. Non è un caso che Trump sia andato in visita a Pechino, nonostante la Cina sia il principale avversario strategico degli Usa, anche per cercare di convincere Xi Jinping ad aiutarlo a risolvere la crisi iraniana e quella ucraina prima delle elezioni americane di midterm del novembre prossimo in cui rischia di perdere la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti. I Paesi europei e Nato stanno da parte loro valutando l’intervento nello Stretto di Hormuz per garantire la libertà di navigazione. Noi italiani potremmo inviare un convoglio con cacciamine e navi di supporto, ma potremmo farlo soltanto a tregua consolidata, con l’intesa dell’Iran e sotto l’egida dell’Onu per non trovarci coinvolti in operazioni di guerra. Intanto il governo sta cercando di rilanciare la sua azione economica con misure come il decreto lavoro varato alla vigilia del Primo Maggio e il Piano Casa, che ha l’obiettivo di realizzare 100mila alloggi a canone calmierato in dieci anni e ristrutturare 60mila alloggi popolari. Ma le urgenze economiche sono molte, a cominciare dal caro energia che penalizza imprese e famiglie e rischia di far aumentare l’inflazione e i tassi d’interesse decisi dalla Banca centrale europea. Il che potrebbe farci scivolare in uno scenario economico recessivo. In questo quadro, le risorse pubbliche a disposizione del governo sono scarse. Per di più, abbiamo mancato nel 2025 l’obiettivo di ridurre il deficit pubblico sotto il 3 per cento (abbiamo chiuso l’anno al 3,1 per cento) per uscire dalla procedura europea d’infrazione, il che ci avrebbe consentito minori restrizioni per la spesa pubblica. V LE GUERRE CHE NON FINISCONO E GLI SQUILIBRI INTERNI L’ITALIA NELLE CRISI geopolitiche di Paolo Mazzanti

13 Civiltà del Lavoro marzo • aprile • maggio 2022 Di fronte alla crisi energetica, determinata dall’aumento dei prezzi del petrolio per il blocco di Hormuz, si invocano interventi europei, a cominciare da un allentamento o una sospensione del Patto di stabilità, come avvenne per il Covid. Ma per ora Bruxelles consente solo una riduzione dei vincoli sugli aiuti di Stato, permette cioè ai singoli Stati membri di sovvenzionare le proprie imprese attingendo al proprio bilancio. Ma questo finirebbe per penalizzare ulteriormente il nostro Paese, che già paga l’energia più degli altri e ha meno risorse pubbliche a disposizione. Sarebbe necessario attingere al bilancio europeo, per esempio con nuove emissioni di Eurobond – si stima che i mercati finanziari potrebbero assorbirne fino a tremila miliardi – e un piano energetico comune sul modello del Next Generation Eu. Ma per ora i Paesi “frugali” del Nord Europa, a cominciare dalla Germania, non sono d’accordo sull’emissione di nuovo debito europeo. Purtroppo, nonostante la gestione prudente della finanza pubblica in questi anni, i problemi di fondo del nostro sistema economico non sono stati avviati a soluzione. Siamo tornati alla crescita asfittica degli zero virgola, nonostante i 200 miliardi di investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza; il nostro debito pubblico è ancora in crescita e quest’anno supererà anche quello della Grecia; la pressione fiscale è salita oltre il 43% del Pil; la spesa pubblica veleggia oltre i 1.150 miliardi e nessuno parla più di “spending review”; l’occupazione è aumentata, ma resta sotto la media Ue, soprattutto al Sud e per le donne; i giovani, soprattutto laureati, continuano a lasciare l’Italia perché all’estero trovano migliori opportunità e maggiori stipendi. Il buon andamento dell’export, la buona tenuta della produzione industriale, aumentata dello 0,7 per cento in marzo nonostante i dazi e le crisi geopolitiche, dimostrano che il motore della crescita affidato alle nostre imprese continua a tirare. Ma gli squilibri strutturali rischiano di frenarlo e di non fargli esprimere per intero le sue potenzialità. Forse il modo migliore di impiegare l’anno che ci separa dalle elezioni del 2027 è quello di chiedere alle forze politiche di elaborare programmi approfonditi per affrontare i nostri squilibri strutturali e consentire a noi cittadini di scegliere il programma che ci sembra migliore per garantire all’Italia una crescita di lungo periodo. EDITORIALE

Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE 14 IL FUTURO DEL LAVORO Nuove sfide per comunità e territori CONVEGNO NAZIONALE Foto ivantagan © 123RF.com

15 CONVEGNO NAZIONALE Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 “Il lavoro, la passione del fare. Dalla bottega rinascimentale all’Intelligenza artificiale”. Nel titolo del Convegno Nazionale dei Cavalieri del Lavoro – organizzato dal Gruppo Toscano a Firenze lo scorso 21 marzo – sono racchiuse le principali questioni che oggi animano il dibattito pubblico in tema di lavoro: produttività, innovazione, gender gap, welfare, attrattività del Paese verso i giovani. Nella pagine a seguire ripercorriamo l’evento con le voci dei protagonisti

16 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE i sono momenti in cui una comunità è chiamata a tornare alle proprie radici per comprendere il futuro. Il Convegno Nazionale 2026 dei Cavalieri del Lavoro – organizzato dal Gruppo Toscano a Firenze il 21 marzo presso l’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche – nasce da questa esigenza: interrogarsi sul significato del lavoro nell’epoca dell’Intelligenza artificiale, riportandolo al centro della vita democratica, della crescita economica e della responsabilità collettiva. Firenze, città che ha dato forma all’idea stessa di modernità, diventa il luogo naturale di questa riflessione. Qui, nelle botteghe rinascimentali, l’Italia ha imparato che pensare e fare non sono azioni separate, ma due volti della stessa vocazione: trasformare l’ingegno in opera, la visione in realtà. Il richiamo delle istituzioni L’apertura dei lavori è segnata dal messaggio del Capo dello Stato Sergio Mattarella, che richiama il concetto di lavoro quale fondamento della Repubblica ma soprattutto riafferma un principio che attraversa l’intera giornata: il lavoro non è solo produzione, è dignità, coesione, libertà. È un richiamo che risuona con forza in un Paese che affronta trasformazioni profonde: la rivoluzione digitale, la mobilità dei giovani, la necessità di un nuovo patto tra imprese, istituzioni e società. Accanto alla sua voce, si colloca quella del presidente della Federazione, Ugo Salerno, che richiama la responsabilità della classe dirigente e la necessità di guardare oltre l’orizzonte immediato. Salerno sottolinea come il convegno non sia solo un momento rituale, ma un confronto di idee tra territori e generazioni. Firenze, luogo di un’eredità che parla al presente Il tema scelto – Il lavoro, la passione del fare. Dalla bottega del Rinascimento all’Intelligenza artificiale – non è casuale. È un invito a riconoscere che l’Italia possiede un patrimonio unico: la capacità di unire creatività e tecniC CRESCITA E PROGRESSO partono dal lavoro A Firenze, nelle botteghe rinascimentali, l’Italia ha imparato che pensare e fare non sono azioni separate, ma due volti della stessa vocazione: trasformare l’ingegno in opera, la visione in realtà di Erika Baioni

17 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE atto di responsabilità. I Cavalieri del Lavoro rappresentano una parte essenziale della classe dirigente del Paese, chiamata a testimoniare con i fatti che innovazione, crescita e coesione sociale possono procedere insieme. In un’Italia che ha visto oltre un milione di giovani partire negli ultimi 13 anni, la questione del capitale umano diventa cruciale. Non basta formare competenze: occorre creare opportunità. È una sfida che riguarda tutti: imprese, istituzioni, università, territori. Ed è una sfida che i Cavalieri del Lavoro scelgono di assumere come parte della propria missione civile. Un percorso di idee per costruire il futuro La relazione del professor Patrizio Bianchi e le tre tavole rotonde che seguono – dedicate all’etica del lavoro, alla mobilità dei talenti, alla creatività nell’era dell’Intelligenza artificiale – non sono semplici approfondimenti tematici. Sono i capitoli di una riflessione più ampia: come costruire un modello di sviluppo che tenga insieme competitività, inclusione, innovazione e responsabilità. Il convegno 2026 non si limita a osservare il presente: invita a immaginare il futuro. Un futuro in cui il lavoro resta luogo di dignità e crescita, in cui la tecnologia amplifica – e non sostituisce – l’ingegno umano, in cui l’Italia continua a essere riconosciuta per ciò che la distingue da sempre: la capacità di trasformare idee in opere, visione in progresso, comunità in destino. ca, cultura e impresa, bellezza e produzione. Come ha ricordato il presidente del Gruppo Toscano Cesare Puccioni, il Rinascimento non fu solo un’epoca artistica, ma un metodo: un modo di concepire il lavoro come espressione dell’intelligenza umana, come costruzione condivisa, come responsabilità verso la comunità. Oggi, nell’era dell’IA, questa eredità torna a essere decisiva. Non per opporsi alla tecnologia, ma per governarla, orientarla, integrarla in un modello di sviluppo che non rinunci alla centralità della persona. Il ruolo dei Cavalieri del Lavoro Il Convegno non è solo un momento di confronto: è un I Cavalieri del Lavoro rappresentano una parte essenziale della classe dirigente del Paese, chiamata a testimoniare con i fatti che innovazione, crescita e coesione sociale possono procedere insieme Foto choochart © 123RF.com

18 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE esidero innanzitutto rinnovare i miei ringraziamenti al Gruppo Toscano, perché questo Convegno dimostra fin dall’inizio di meritare la partecipazione così ampia che vedo in sala. La bellezza di Firenze contribuisce, certo, ma ciò che rende questa giornata davvero speciale è il tema che affrontiamo e il modo in cui è stato organizzato. Per questo rivolgo un ringraziamento particolare a Cesare Puccioni, che è l’anima di questo incontro, e all’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche, che ci ospita in un luogo magnifico e ricco di storia, un vero “Ateneo del Volo”, dove si formano giovani che ricevono un’educazione completa, non solo scolastica. Ringrazio i rappresentanti delle Istituzioni, che saluto anche personalmente, e tutti i relatori che hanno scelto di condividere con noi riflessioni e competenze: il Professor Bianchi, la Professoressa Acidini, il Dottor Cavalli, il Presidente de Bortoli, la Dottoressa Sabbadini, la Professoressa Caputo e il Professor Siciliano. Ringrazio infine i Cavalieri del Lavoro presenti, che animano un confronto su un tema decisivo per il futuro del Paese. Per me questo Convegno ha un valore particolare: è il primo in cui intervengo come Presidente della Federazione. Rivesto questo ruolo con senso di responsabilità e con la consapevolezza dell’eredità che raccolgo. Maurizio Sella, che mi ha preceduto, è stato un Presidente di altissimo livello, e spero di proseguire il suo lavoro con impegno e continuità. Discutere di lavoro a Firenze significa partire dalle radici della nostra cultura. Tutti noi amiamo profondamente questo Paese, e proprio per questo non possiamo sottrarci all’analisi dei suoi problemi. Essere qui, oggi, significa assumersi la responsabilità di guardare con lucidità alle sfide che abbiamo davanti. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo messaggio, ci ha ricordato che il lavoro cambia e continuerà a cambiare. È un richiamo che condivido pienamente: non possiamo affrontare il futuro con categorie del passato, ma non possiamo neppure rinunciare alle nostre radici. Il Rinascimento ci insegna che l’Italia, pur essendo una nazione relativamente piccola, è capace di eccellere in ogni settore in cui decide di cimentarsi. Il made in Italy è una delle espressioni più riconosciute di questa eredità. Ripercorro mentalmente le tre tavole rotonde che hanno animato la giornata, senza farne un riassunto, ma traendone alcuni spunti. Il primo riguarda l’etica. Noi siamo Cavalieri del Lavoro non perché abbiamo costruito le aziende più profittevoli, ma perché le abbiamo costruite in modo etico, con attenzione alla responsabilità sociale. Questo è ciò che ci distingue. E aggiungo una convinzione maturata negli anni: essere un’azienda etica è un inUgo Salerno D Dare forma al domani del lavoro: IL COMPITO DELL’IMPRESA di Ugo SALERNO

19 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE Quando parlo di nanismo non mi riferisco alle aziende da 150 milioni di fatturato, come quella citata da Aram Manoukian, che è un esempio virtuoso. Mi riferisco alle imprese che non superano i 50 milioni, che rappresentano una parte enorme del nostro sistema produttivo e che, pur essendo preziose, non hanno la forza per crescere, innovare, attrarre talenti. Dobbiamo cambiare mentalità: crescere non significa perdere identità, ma acquisire forza. Unirsi, fare filiera, condividere investimenti è l’unico modo per aumentare la produttività, che è il vero punto debole dell’Italia rispetto ai competitor europei. La realtà è che riusciamo ad investire troppo poco in impianti e innovazione. A questo si aggiunge un altro tema: la parità di genere. Dobbiamo offrire alle donne la possibilità di competere senza chiedere loro di diventare “come gli uomini”. Le differenze sono un valore, non un limite. Ma per valorizzarle servono organizzazione, servizi, attenzione. Servono scelte. Le carriere femminili non devono essere penalizzate dalla maternità o da carichi familiari che troppo spesso ricadono solo sulle donne. Con investimenti limitati e una diversa consapevolezza, le aziende possono fare molto. Arrivo poi al tema dell’Intelligenza artificiale. È naturale provare preoccupazione di fronte a una tecnologia così potente. Ogni grande innovazione porta con sé timori e vestimento. Le imprese che rispettano gli stakeholder, che costruiscono fiducia, che operano con trasparenza, sono quelle che ottengono i migliori risultati economici nel lungo periodo. L’etica conviene, ma soprattutto è ciò che dà senso al nostro ruolo. Il secondo tema riguarda i giovani. Ferruccio de Bortoli richiama spesso, anche nei suoi articoli, l’emorragia di talenti che lascia il Paese. I numeri sono impressionanti: 78mila giovani altamente formati hanno lasciato l’Italia nell’ultimo anno. Questi si sommano ai circa 630mila che hanno lasciato l’Italia dal 2011 al 2024. Non è solo un costo formativo che perdiamo: è il futuro della nostra nazione. L’esperienza all’estero arricchisce e forma. Ma i giovani devono poter scegliere di tornare e noi dobbiamo metterli nelle condizioni di farlo. Le analisi, come quella recente del Cnel, mostrano che la prima ragione della fuga non è economica, anche se quella economica è vicina: è la sfiducia. La sfiducia nel poter costruire un percorso professionale, una carriera, una vita in Italia. Questa sfiducia nasce da ciò che vedono e che vediamo anche noi: un sistema normativo complesso, con competenze concorrenti che rallentano ogni iniziativa; un tessuto produttivo composto da aziende troppo piccole per investire in innovazione, ricerca, managerialità. Il salone principale dell’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche di Firenze

Ing Ferrari S.p.A. ha realizzato IEO 3, una nuova struttura sanitaria all’avanguardia dedicata alla prevenzione e alla cura oncologica. L’edificio, che comprende 12 nuove sale operatorie, testimonia la capacità di Ing Ferrari S.p.A. nella costruzione di strutture sanitarie ad alta complessità tecnologica, orientate al benessere e alla cura delle persone. IEO 3 - Istituto Europeo di Oncologia | Milano

21 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE interrogativi. Ma la preoccupazione non deve diventare rifiuto: deve diventare consapevolezza. L’IA può liberarci da attività ripetitive e ampliare la nostra capacità di pensare, innovare, decidere. Ma deve essere governata dall’uomo. La scelta finale non può essere delegata alla macchina. L’IA deve offrire scenari, non sostituire il giudizio umano. Deve essere uno strumento, non un decisore. Siamo sul bordo di un cambiamento profondo. Le macchine iniziano a dialogare tra loro, a compiere operazioni senza intervento umano. L’Intelligenza artificiale apre scenari nuovi, che possono essere utili se governati, pericolosi se lasciati a sé stessi. L’innovazione deve sempre essere accompagnata dal pensiero critico. E proprio su questo voglio chiudere. Alle mie spalle ci sono due figure che considero simboliche: Leonardo da Vinci e Galileo Galilei. Il primo rappresenta il genio dell’innovazione, il secondo il genio del pensiero critico. Insieme incarnano il valore della conoscenza, che è ciò che permette di unire creatività e rigore, visione e responsabilità. L’innovazione senza pensiero critico è un pericolo; il pensiero critico senza innovazione è sterile. Solo insieme generano progresso e fanno crescere il mondo. Ripenso alle parole con cui il Presidente Mattarella ha concluso la sua Lectio Magistralis all’Università di Salamanca, una lectio che invito tutti a leggere per la profondità e l’ampiezza dello sguardo: «Nella conoscenza troverete strumenti per esercitare l’indispensabile spirito critico … Vi darà la forza di essere quel vento che non conosce confini, come è proprio della conoscenza. Il vento di cui il mondo ha bisogno». È questo il messaggio che voglio lasciare: il nostro impegno non è per noi, ma per i giovani. Sono loro che devono percorrere la strada che abbiamo iniziato. A noi spetta il compito di renderlo possibile. l lavoro come momento di realizzazione della persona a confronto con le sempre più presenti innovazioni tecnologiche, sino all’Intelligenza artificiale, è al centro delle riflessioni del convegno promosso a Firenze dalla Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. La creatività è segno distintivo dell’esperienza degli italiani, a partire dai mestieri dell’artigianato, opportunamente evocati nel titolo dell’incontro, sino alle produzioni di eccellenza espresse dall’intero apparato industriale e agricolo italiano. Il lavoro, nella sua connotazione etica, sociale e culturale, è stato posto a fondamento della Repubblica, come elemento di affermazione della dignità umana, della libertà di ciascuno, come fattore di coesione della comunità nazionale. La sfida rappresentata dal dilagare dell’applicazione dell’Intelligenza artificiale ai diversi ambiti costituisce un’opportunità da governare, nell’ottica della valorizzazione delle competenze affinché il mercato del lavoro sappia essere sempre più dinamico e inclusivo. A giocare un ruolo sempre più significativo per l’avvenire di un Paese è il capitale umano, forza trainante di ogni società. L’attenzione che il convegno intende porre sul danno subito dalla collettività per la difficoltà di mettere a frutto tante energie giovanili utilmente formate è preziosa. Non è tema che riguarda soltanto i giovani che espatriano alla ricerca di una vita migliore, ma sfida per tutte le istituzioni e il mondo dell’economia, che rischiano di apparire impari rispetto alle esigenze di sviluppo della nostra comunità. Nell’osservare che l’espressione di un’attenzione al tema da parte di una porzione importante della classe dirigente del Paese, rappresentata dalla Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, costituisce un segnale di importante consapevolezza, rivolgo a tutti i partecipanti al Convegno il mio partecipe saluto. Il messaggio del Presidente della Repubblica MATTARELLA: IA, OPPORTUNITÀ DA GOVERNARE PER UN MERCATO DEL LAVORO PIÙ INCLUSIVO I Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

22 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE di Cesare PUCCIONI Ripartiamo dalle origini DEL MADE IN ITALY entili ospiti, a voi tutti va il mio caloroso saluto e benvenuti a Firenze. Come Gruppo Toscano dei Cavalieri del Lavoro, in un momento tutt’altro che facile per le relazioni internazionali, e per il modo stesso di essere società, ci siamo chiesti quali toni e metodi di lavoro fossero opportuni per il nostro Convegno annuale. E la scelta, unanime, è stata quella di proporre quanto di specifico offre la capitale del Rinascimento. Perché, come sentiremo fra poco nella relazione introdotta da Cristina Acidini, è nella Firenze rinascimentale, nelle sue botteghe, nello stretto collegamento che si ebbe fra le arti e più generalmente fra l’intuizione creativa e la capacità di realizzarla, che si crearono le basi di quel made in Italy che ancor oggi ci premia in ogni parte del mondo. Il pensiero e la concretezza dell’agire erano e sono espressione di una stessa sorgente. Se penso esisto, avrebbe detto Cartesio, e se esisto sono capace di fare. Del resto, Brunelleschi poteva anche disegnare la nostra cupola del Duomo, ma sarebbe stato un lavoro inutile se non avesse creato anche i congegni capaci di realizzarla. E, dunque, in un momento storico che ci chiede di riorganizzare umilmente il modo di essere società, chi ha il dovere e il diritto di dare un esempio? Può il lavoro essere il nucleo dal quale ripartire? E i Cavalieri del Lavoro non hanno forse il compito della testimonianza? Il lavoro come funzione sociale, luogo di confronto e non di conflitto, come fu spesso nel Novecento. Ed oggi, proprio oggi, torna ad essere luogo, come lo ha definito il Presidente Mattarella, “che produce benessere per i singoli, le famiglie, i territori”. È per questo motivo e con questa convinzione che, per ospitare il nostro Convegno, non proponiamo soltanto i luoghi più prestigiosi di una prestigiosa città, ma anche quelli che ci collegano al sociale, all’accoglienza, alla solidarietà, al mondo del lavoro, come possono esserlo i vasti locali di un’azienda ristrutturata. Cesare Puccioni G È nella Firenze rinascimentale, nelle sue botteghe, nello stretto collegamento che si ebbe fra le arti, che si crearono le basi di quel made in Italy che ancor oggi ci premia in ogni parte del mondo

23 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE E tuttavia riproporre le nostre secolari origini, ricordare a noi tutti che il Rinascimento fu l’inizio di una civiltà che ancor oggi è frutto di una fusione di idee e di opere, non basta a evitare i rischi del presente e dell’immediato futuro. Negli ultimi tredici anni oltre un milione di giovani ha abbandonato il nostro Paese per andare a lavorare all’estero. Una emorragia di energie e di menti, un costo che il Cnel ha stimato in oltre 130 miliardi di euro perché solo la metà di questi ragazzi è rientrata in Italia. Sia chiaro: che i nostri giovani si sentano cittadini d’Europa e perfino del mondo è un aspetto positivo, e come tale va incoraggiato. Ma è il mancato ritorno che ci deve preoccupare e fare riflettere. Perché questi giovani altrove trovano condizioni di lavoro migliori, con migliori prospettive e con ben altri stipendi. Ebbene, i Cavalieri del Lavoro hanno sempre mostrato grande attenzione verso i giovani. Basti pensare al nostro Collegio Universitario “Lamaro Pozzani”, fondato e finanziato dalla Federazione con lo scopo di formare gratuitamente ragazzi di tutta Italia, e al premio Alfieri del Lavoro, onorificenza istituita sempre dalla Federazione e destinata ai 25 migliori studenti diplomati con il massimo dei voti, che accompagnano i neo Cavalieri del Lavoro alla cerimonia al Quirinale. Ma forse questo nostro impegno per i giovani non è sufficiente. E allora facciamo ancora di più per incoraggiarli, aiutarli nel crescere e per invogliarli a tornare in Italia. Perché sta a noi, imprenditori e Cavalieri del Lavoro, renderci appetibili per un loro rientro. Ebbene, di questo parleremo nel nostro Convegno. E parleremo anche dei cambiamenti che le nuove tecnologie – e in particolare l’Intelligenza artificiale – stanno provocando nel nostro modo di fare impresa e di lavorare. Su questa frontiera si gioca già adesso e nel prossimo futuro, la dignità del lavoro. Tocca a noi preservare e ampliare il ruolo dell’intelligenza umana nell’era dell’Intelligenza artificiale. Mi auguro che il nostro convegno ci aiuti a trovare le soluzioni e la strada migliore per raggiungerle. Buon lavoro a voi tutti! el corso del Convegno Nazionale 2026, le istituzioni portano un contributo che intreccia responsabilità e fiducia nel ruolo del lavoro come fondamento della Repubblica. Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, richiama il fondamento costituzionale del lavoro e il ruolo dei Cavalieri del Lavoro: “Nel secondo comma dell’articolo 4 c’è l’essenza: ogni cittadino ha il dovere di contribuire, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, al progresso spirituale e materiale del Paese. E voi siete coloro che, in questo atto concreto richiesto dalla comunità, avete saputo esprimere al meglio talento, impegno, applicazione e passione”. Guardando alla tradizione fiorentina come chiave per affrontare il futuro, aggiunge: “Questa proiezione di un’Italia che possa avere non solo il genio – perché il genio l’Italia ce l’ha e voi ne siete una testimonianza – ma la capacità organizzativa per costruire quella macchina che collettivamente possa espandere il lavoro e la visione verso il futuro, sta a tutti noi costruirla”. Sara Funaro, sindaca di Firenze, mette al centro la continuità tra tradizione e innovazione: “Firenze ha sempre saputo tenere insieme saper fare e visione. Oggi la sfida è mantenere i nostri talenti all’interno delle nostre comunità e non farli scappare. Dobbiamo essere a fianco delle imprese e di tutti voi nelle sfide che portate avanti, perché i nostri territori siano non solo racconto di tradizioni, ma punti di partenza, di innovazione e di crescita”. Dario Nardella, europarlamentare, collega la sfida dell’Intelligenza artificiale al ruolo dell’Europa: “L’Europa è a un bivio: declino o rilancio. L’IA è uno dei terreni decisivi. Non dobbiamo temere l’artificialità, ma tornare alla radice dell’“ars”: il progresso tecnologico deve accrescere la creatività umana, l’ingegno, il lavoro della persona. Le istituzioni devono valorizzare la forza, l’ingegno e l’esperienza dei Cavalieri del Lavoro, perché avete la capacità di porre l’etica come vero elemento che distingue l’intelligenza umana da quella della macchina”. (E.B.) LA VOCE DELLE ISTITUZIONI AL CONVEGNO DI FIRENZE N Eugenio Giani

24 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE di Patrizio BIANCHI Il lavoro tra COSTITUZIONE E FUTURO n un’epoca segnata da trasformazioni profonde e spesso difficili da interpretare, il tema del lavoro torna al centro della riflessione pubblica. Non si tratta soltanto di economia o di occupazione, ma del ruolo che il lavoro continua a svolgere nella costruzione della democrazia e della coesione sociale. Quando ci troviamo disorientati, abbiamo un punto fermo: la nostra Costituzione. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, e questa non è una semplice affermazione formale, ma una scelta precisa: costruire una società basata sulla partecipazione, in cui ogni cittadino contribuisce, secondo le proprie possibilità, al progresso materiale e spirituale della comunità. Il lavoro è quindi inseparabile dal principio di solidarietà. Diritti e doveri si tengono insieme, così come si tengono insieme sviluppo economico e sviluppo umano. In questo quadro, anche l’educazione assume un valore centrale: non è un costo, ma una componente strutturale della creazione di valore. Non a caso, le politiche educative sono le vere politiche industriali di oggi, perché determinano la capacità di un Paese di innovare, competere e includere. Il contesto globale in cui ci muoviamo è profondamente cambiato. Negli ultimi decenni il Pil mondiale è passato da circa 3,4 trilioni di dollari nel 1970 a oltre 105 trilioni nel 2023, mentre la popolazione globale è più che raddoppiata. Questo processo ha generato crescita, ma anche forti squilibri. Alcuni passaggi storici hanno accelerato queste dinamiche: • l’entrata della Cina nel Wto, che ha ridisegnato le catene globali del valore e spostato enormi quote di produzione; • la nascita dell’euro, che ha segnato una nuova fase dell’integrazione europea, ma anche l’inizio di una competizione più intensa tra sistemi economici. In particolare, si osserva come: • la crescita economica sia stata accompagnata da un aumento delle disuguaglianze in grandi economie come Stati Uniti e Cina; • l’Europa abbia mantenuto livelli più contenuti di disuguaglianza, ma con una crescita più lenta; • le grandi crisi globali – dalla crisi finanziaria del 2008 alla pandemia, fino alla guerra in Ucraina – abbiano reso evidente la fragilità del sistema. A questo si aggiungono due grandi sfide strutturali, il cambiamento climatico e la dinamica demografica, che nessun Paese può affrontare da solo. In questo scenario, l’Europa ha una responsabilità decisiva. La sua storia recente dimostra che cresce quando è unita e si indebolisce quando si frammenta. La sua forza risiede nella capacità di coniugare sviluppo economico, coesione sociale e valori condivisi. Ed è essen- Patrizio Bianchi I L’intervento del titolare della Cattedra Unesco in Educazione, crescita ed uguaglianza presso l’Università di Ferrara

25 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE ziale ricordare che l’Europa è portatrice del valore della pace, un principio che oggi assume un significato ancora più profondo. Ma l’Europa è anche il luogo in cui si è costruito un modello di stato sociale capace di proteggere le persone nelle fasi di transizione, garantendo diritti, servizi e opportunità. Rafforzarlo significa rendere sostenibile il cambiamento tecnologico e demografico, evitando che le trasformazioni producano nuove esclusioni. Per questo servono maggiori investimenti in: • educazione; • ricerca; • infrastrutture per lo sviluppo delle risorse umane e ambientali. Il lavoro, nel frattempo, è profondamente cambiato. Le trasformazioni tecnologiche e organizzative stanno ridefinendo le competenze richieste. Le analisi più recenti mostrano che oltre il 50% delle competenze attese oggi è di tipo intersettoriale, mentre il digitale non è più una specializzazione separata, ma è incorporato in tutte le attività lavorative. Le imprese cercano profili capaci di integrare conoscenze diverse, superando la tradizionale distinzione tra competenze tecniche e trasversali. Ciò che viene richiesto è una preparazione complessa, che unisca solide basi tecniche alla capacità di visione, di gestione del cambiamento e di relazione. In questo contesto emerge un nuovo paradigma, quello delle “Human Technologies”: tecnologie che non sostituiscono l’uomo, ma lo potenziano, mettendo al centro responsabilità e capacità critica. È su questo terreno che l’Europa è chiamata a lavorare, perché la qualità del suo sviluppo dipende sempre più dalla capacità di integrare tecnologia e valori umani. Emerge un nuovo paradigma, quello delle “Human Technologies”: tecnologie che non sostituiscono l’uomo, ma lo potenziano, mettendo al centro responsabilità e capacità critica. È su questo terreno che l’Europa è chiamata a lavorare Foto pitinan © 123RF.com

27 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE Allo stesso tempo, il confronto globale ricorda l’urgenza di questa sfida: la Cina oggi registra oltre il 40% dei brevetti mondiali, mentre quindici anni fa era all’1,5%, una crescita impressionante che mostra quanto rapidamente si stiano spostando i poli dell’innovazione. Questo cambiamento, però, mette in evidenza anche alcune criticità del sistema italiano. Oggi il 38,2% dei lavoratori svolge un’attività non coerente con la propria qualificazione, segno di un disallineamento tra formazione e mercato del lavoro. A questo si aggiunge il fenomeno dell’emigrazione qualificata. Negli ultimi anni, una quota significativa di giovani laureati lascia il Paese ogni anno, con ritmi superiori al 5% della loro coorte. Il risultato è una perdita di capitale umano che, negli ultimi 13 anni, è stata stimata in circa 134 miliardi di euro. Il problema non è la mobilità in sé, ma l’incapacità di trasformarla in circolazione del talento. Un sistema efficace dovrebbe essere in grado di attrarre, trattenere e valorizzare le competenze. Per questo è necessario ripensare profondamente il rapporto tra educazione, impresa e territorio. Le priorità sono chiare. Occorre innanzitutto integrare competenze tecniche, trasversali e digitali, superando approcci frammentati alla formazione. Allo stesso tempo è fondamentale rafforzare il legame tra scuola, università, ITS, ricerca e sistema produttivo, creando un ecosistema realmente connesso. Diventa poi indispensabile investire con decisione nell’apprendimento permanente e nei processi di reskilling, per accompagnare i lavoratori lungo tutto l’arco della vita. A questo si aggiunge la necessità di governare l’Intelligenza artificiale non solo come innovazione tecnologica, ma come profonda trasformazione organizzativa. Infine, è essenziale costruire ecosistemi territoriali capaci di attrarre e trattenere talenti, valorizzando le specificità locali in una prospettiva di sviluppo sostenibile. Siamo dunque in una fase di passaggio. Non possiamo limitarci a subire il cambiamento: dobbiamo governarlo. Il lavoro resta il fondamento della nostra Repubblica, ma per continuare a esserlo deve essere ripensato alla luce delle trasformazioni in atto. Investire nelle persone, nella conoscenza e nella cooperazione è la condizione per affrontare le sfide del nostro tempo. Il futuro non è un destino da attendere, ma un compito da assumere. E in questo compito i Cavalieri del Lavoro svolgono un ruolo decisivo: non solo come parte dei protagonisti dell’economia italiana, ma come comunità che si assume la responsabilità di formare, accompagnare e ispirare le nuove generazioni. La loro testimonianza dimostra che etica e innovazione possono procedere insieme. È da questa alleanza tra istituzioni, imprese e giovani che può nascere un nuovo patto per il Paese. Il futuro del lavoro non si subisce: si progetta. Insieme. Il lavoro resta il fondamento della nostra Repubblica, ma per continuare a esserlo deve essere ripensato alla luce delle trasformazioni in atto Foto vectorfusionart © 123RF.com

28 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE PRIMA TAVOLA ROTONDA RISPETTO, TEMPO E PASSIONE: il fare bene nasce così lla prima tavola rotonda, intitolata “Etica ed estetica del lavoro”, hanno partecipato i Cavalieri del Lavoro Linda Gilli, presidente e Ad Inaz; Francesco Mutti, Ad Mutti; Stefano Ricci, presidente Stefano Ricci, Nicoletta Spagnoli, presidente e Ad Luisa Spagnoli, insieme alla storica dell’arte Cristina Acidini, che ha tenuto la relazione introduttiva, e ad Alberto Cavalli, direttore generale della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte ed executive director della Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship. A Da sinistra: Alberto Cavalli, Stefano Ricci, Francesco Mutti, Linda Gilli, Nicoletta Spagnoli e la moderatrice Tonia Cartolano La prima tavola rotonda è stata aperta dalla storica dell’arte Cristina Acidini e ha messo in luce come la competitività italiana si fondi su qualità e creatività

29 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE È in questa concorrenza per il capolavoro che si trova una delle chiavi della fioritura rinascimentale. Dal Cinquecento dello studiolo di Francesco de’ Medici all’Ottocento dei macchiaioli, fino alle fotografie dei fratelli Alinari, il lavoro cambia volto ma resta protagonista: minatori, lanaioli, orafi, renaioli, lavandaie, muratori, operai di fabbrica. NICOLETTA SPAGNOLI: “Il bello e ben fatto come eredità viva” Coltiviamo con orgoglio l’eredità della mia bisnonna, Luisa Spagnoli, imprenditrice capace di anticipare i tempi già all’inizio del Novecento, introducendo il lavoro femminile nell’attività industriale e ponendo grande attenzione al benessere dei dipendenti. È stata una donna molto moderna, ha introdotto gli asili aziendali, il pediatra e perfino una “Scuola per il buon governo della casa”, pensata per aiutare donne e uomini a conciliare lavoro e vita familiare. Da quella tradizione ho ereditato coraggio e visione imprenditoriale, ma anche l’idea dell’impresa come comunità. Un’impostazione proseguita anche da mio nonno, fondatore della Città dell’Angora, dotata di servizi, case per i dipendenti, spazi comuni e botteghe artigiane. Una comunità produttiva in cui il lavoro era anche appartenenza. Oggi, in un’azienda con 830 dipendenti, di cui l’86% donne, il tema resta attuale. Il bello e il ben fatto è ancora un concetto fondamentale per noi. Premiere e modelliste tramandano alle nuove generazioni un sapere che richiede tempo, disciplina e pazienza. L’artigianalità non è nostalgia, ma capacità di tenere insieme qualità dei tessuti, cura dei dettagli, ambiente di lavoro e rispetto delle persone. I nostri capi raccontano una storia di artigianalità secolare, ma con una visione moderna e attuale. CRISTINA ACIDINI: “Il lavoro nell’arte, l’arte come lavoro” Vi propongo una “galoppata per immagini”. Dagli antichi saperi fino alla modernità, seguendo un doppio binario: il lavoro rappresentato nell’arte e l’arte come risultato del lavoro. Il fulcro è Firenze, ma il percorso parte dai cicli medievali dei mesi, dalle sculture del Battistero di Parma al Breviario Grimani, dove fienagione, tosatura, mietitura e lavori agricoli diventano inni al lavoro e insieme manuali visivi per la gestione della campagna. A Firenze il racconto si sposta dalle attività agricole alle botteghe, ai mestieri urbani, alla finanza. Pensiamo ai tondi di Luca della Robbia per lo studiolo di Piero de’ Medici, le formelle di Andrea Pisano nel Campanile di Giotto, le miniature dei Tacuina sanitatis, fino al banco di San Matteo e alla figura di Francesco Datini, che contribuì a diffondere la lettera di cambio, un passo importantissimo per agevolare i commerci anche all’estero. Il lavoro non è solo fatica: è organizzazione, competenza, rischio, innovazione. Il momento più alto di questa sintesi è Orsanmichele, definito “il tempio del lavoro” fiorentino. Qui le corporazioni finanziavano tabernacoli e statue dei santi protettori, dando vita a una competizione virtuosa tra arti maggiori e minori. Si intrecciano fede religiosa, commercio o attività produttiva e arte in un insieme che non ha uguali. Si intrecciano fede religiosa, commercio o attività produttiva e arte in un insieme che non ha uguali. È in questa concorrenza per il capolavoro che si trova una delle chiavi della fioritura rinascimentale L’artigianalità non è nostalgia, ma capacità di tenere insieme qualità dei tessuti, cura dei dettagli, ambiente di lavoro e rispetto delle persone

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