Civiltà del Lavoro, n. 2/2026

27 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE Allo stesso tempo, il confronto globale ricorda l’urgenza di questa sfida: la Cina oggi registra oltre il 40% dei brevetti mondiali, mentre quindici anni fa era all’1,5%, una crescita impressionante che mostra quanto rapidamente si stiano spostando i poli dell’innovazione. Questo cambiamento, però, mette in evidenza anche alcune criticità del sistema italiano. Oggi il 38,2% dei lavoratori svolge un’attività non coerente con la propria qualificazione, segno di un disallineamento tra formazione e mercato del lavoro. A questo si aggiunge il fenomeno dell’emigrazione qualificata. Negli ultimi anni, una quota significativa di giovani laureati lascia il Paese ogni anno, con ritmi superiori al 5% della loro coorte. Il risultato è una perdita di capitale umano che, negli ultimi 13 anni, è stata stimata in circa 134 miliardi di euro. Il problema non è la mobilità in sé, ma l’incapacità di trasformarla in circolazione del talento. Un sistema efficace dovrebbe essere in grado di attrarre, trattenere e valorizzare le competenze. Per questo è necessario ripensare profondamente il rapporto tra educazione, impresa e territorio. Le priorità sono chiare. Occorre innanzitutto integrare competenze tecniche, trasversali e digitali, superando approcci frammentati alla formazione. Allo stesso tempo è fondamentale rafforzare il legame tra scuola, università, ITS, ricerca e sistema produttivo, creando un ecosistema realmente connesso. Diventa poi indispensabile investire con decisione nell’apprendimento permanente e nei processi di reskilling, per accompagnare i lavoratori lungo tutto l’arco della vita. A questo si aggiunge la necessità di governare l’Intelligenza artificiale non solo come innovazione tecnologica, ma come profonda trasformazione organizzativa. Infine, è essenziale costruire ecosistemi territoriali capaci di attrarre e trattenere talenti, valorizzando le specificità locali in una prospettiva di sviluppo sostenibile. Siamo dunque in una fase di passaggio. Non possiamo limitarci a subire il cambiamento: dobbiamo governarlo. Il lavoro resta il fondamento della nostra Repubblica, ma per continuare a esserlo deve essere ripensato alla luce delle trasformazioni in atto. Investire nelle persone, nella conoscenza e nella cooperazione è la condizione per affrontare le sfide del nostro tempo. Il futuro non è un destino da attendere, ma un compito da assumere. E in questo compito i Cavalieri del Lavoro svolgono un ruolo decisivo: non solo come parte dei protagonisti dell’economia italiana, ma come comunità che si assume la responsabilità di formare, accompagnare e ispirare le nuove generazioni. La loro testimonianza dimostra che etica e innovazione possono procedere insieme. È da questa alleanza tra istituzioni, imprese e giovani che può nascere un nuovo patto per il Paese. Il futuro del lavoro non si subisce: si progetta. Insieme. Il lavoro resta il fondamento della nostra Repubblica, ma per continuare a esserlo deve essere ripensato alla luce delle trasformazioni in atto Foto vectorfusionart © 123RF.com

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