Civiltà del Lavoro, n. 2/2026

43 FOCUS Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 Intervista ad Antonio DERUDA di Silvia Tartamella LA NUOVA GEOPOLITICA scorre lungo i cavi a competizione fra i Paesi oggi si gioca su parecchi terreni: militare, tecnologico, energetico. Ambiti che si intrecciano fortemente in quella che Antonio Deruda, studioso del rapporto fra nuove tecnologie e relazioni internazionali, ha chiamato “geopolitica dei cavi sottomarini”. Ne parla nel suo ultimo libro “Geopolitica digitale”, pubblicato da Carocci Editore; un excursus rapido e chiaro per comprendere quanto il mondo sia cambiato dalla posa del primo cavo telegrafico transatlantico, avvenuta nel 1858 quando “il veliero britannico Agamennon e la nave statunitense Niagara si incontrarono nel mezzo dell’oceano Atlantico”. Che cosa sta accadendo e quali sono i fronti contrapposti? La competizione tra Stati si è progressivamente spostata su un’infrastruttura tanto invisibile quanto decisiva: i cavi sottomarini, dove transita oltre il 95% del traffico dati globale. Chi controlla i cavi può esercitare un’influenza sulle rotte digitali che sostengono l’economia globale. Per quanto riguarda i fronti, da un lato si muove l’ecosistema occidentale, trainato anche da grandi piattaforme come Google, Meta e Microsoft, che investono direttamente nella costruzione dei cavi. Dall’altro lato la Cina sta costruendo una propria rete di connessioni, più autonoma e meno esposta a influenze esterne. Il risultato è una progressiva politicizzazione delle infrastrutture: ciò che un tempo era neutrale e concepito come bene comune oggi è sempre più legato a logiche di sicurezza e potere. In questo contesto, i cavi sono divenuti strumento di proiezione geopolitica, al pari di porti, rotte energetiche e basi militari. Nel campo delle telecomunicazioni la Cina gioca la sua partita attraverso tre grandi operatori – China Telecom, China Unicom e China Mobile – attivi pure nella realizzazione di infrastrutture sottomarine. Dove e come si manifesta la strategia di espansione cinese in questo campo? La strategia cinese si distingue per una visione di lungo periodo. L’espansione infrastrutturale segue direttrici che coincidono con corridoi commerciali e geopolitici, integrando digitale, logistica ed energia. In molte aree emergenti, dall’Africa al Sud-Est asiatico, Pechino non si limita a costruire cavi, ma contribuisce a definire interi ecosistemi digitali, offrendo finanziamenti, tecnologia e competenze. Questo approccio consente di rafforzare relazioni economiche e politiche, ma anche di influenzare standard tecnici e governance dei dati. Grazie Antonio Deruda, autore di "Geopolitica digitale" L

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