Civiltà del Lavoro, n. 2/2026

9 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 LA FEDERAZIONE E I GIOVANI per gli 80 anni della Repubblica l 2 giugno 1946 oltre 25 milioni di italiani presero parte al referendum istituzionale da cui nacque la Repubblica. In quella stessa occasione si tennero le elezioni politiche per l’Assemblea Costituente, l’organo elettivo a suffragio universale incaricato di redigere la Costituzione, che sarebbe entrata in vigore due anni dopo, il 1° gennaio del 1948. Ripercorrere i fatti storici che portarono all’apertura di una nuova fase per il nostro Paese non è un puro esercizio accademico, ma un atto di memoria e un dovere civile per ricordare a tutti noi che il regime democratico all’interno del quale abbiamo il privilegio di vivere nacque dalla volontà di milioni di uomini e donne – queste ultime ammesse per la prima volta a partecipare ad una elezione politica – che dopo la fine della Seconda Guerra mondiale scelsero di intraprendere un nuovo cammino. Si trattò di un grande atto di coraggio e di fiducia nel futuro, gli stessi sentimenti che guidarono i protagonisti dell’Assemblea nella elaborazione della nuova carta costituzionale. Lo si sente dire spesso, lo hanno evidenziato insigni studiosi, ed è importante ribadirlo: in quel processo si incontrarono e fusero tre culture – la cattolica, la marxista, la liberal-democratica – e da quello sforzo di sintesi nacque la nostra Costituzione, i cui primi dodici articoli, raccolti sotto il titolo di “Principi fondamentali”, esprimono in maniera cristallina quali sono i pilastri della nostra Repubblica: democrazia, uguaglianza, lavoro, pace. Tutti temi su cui i Cavalieri del Lavoro si sentono impegnati a riflettere e a portare il loro contributo di uomini e donne d’impresa. Sul tema del lavoro, in particolare, abbiamo puntato i riflettori in occasione dell’ultimo Convegno Nazionale a Firenze perché siamo convinti che le profonde trasformazioni tecnologiche che lo stanno attraversando, unite ai relativi cambiamenti economici e sociali, metteranno alla prova le comunità e le relazioni tra gli Stati. Oggi le parole dazi e guerre ricorrono nella cronaca troppo spesso e riflettono un clima radicalmente opposto a quello che si respirava all’indomani del varo della Costituzione, che rappresentò per l’Italia l’apertura alla liberalizzazione degli scambi e l’ingresso nel consesso internazionale, due scelte fondamentali che hanno guidato il miracolo economico degli anni ‘60. La Comunità europea del carbone e dell’acciaio (1951) e la Comunità economica europea (1957) furono tappe fondamentali nella costruzione dell’Unione europea che oggi conosciamo e che ci ha garantito oltre 70 anni di pace. Ed è proprio in relazione a quest’ultimo fondamento che, oggi, celebrare gli 80 della Repubblica assume un valore e una urgenza ancora maggiori. Teatri di guerra a noi vicinissimi – Ucraina e Medio Oriente – testimoniano che nessuna condizione di libertà e di esercizio dei diritti fondamentali della persona è mai garantita per sempre. Occorre vigilare, impegnarsi, partecipare. Il Capo dello Stato Sergio Mattarella celebrerà il 25 giugno nell’Aula di Montecitorio l’anniversario della prima seduta dell’Assemblea Costituente con un suo intervento. E per la ricorrenza del 2 giugno ha scelto quest’anno di aprire la Piazza del Quirinale a un grande momento di condivisione popolare, invitando i sindaci di tutti i comuni italiani a fare altrettanto e a chiamare in festa la popolazione. di Ugo SALERNO EDITORIALE I

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