15 Civiltà del Lavoro | giugno • luglio 2026 Il ruolo europeo in Medio Oriente si aggiunge dunque al sostegno all’Ucraina, che dopo il disimpegno americano ricade ormai completamente sui nostri paesi. Per tutte queste ragioni il riarmo difensivo, accompagnato da un’offerta di dialogo e trattativa diplomatica, appare dunque una triste necessità che andrebbe coordinata a livello Ue, anche per evitare di avere anche in questo un’Europa a più velocità: i paesi del Nord Europa, dalla Germania ai Baltici, dalla Svezia alla Polonia, che per la loro posizione geografica si sentono più esposti all’aggressività russa, stanno già fortemente aumentando le spese militari. L’Europa del Sud invece è assai più incerta e prudente. Il nostro Paese, nonostante i continui allarmi del ministro della Difesa Guido Crosetto (“Non abbiamo gli anticorpi – ha detto di recente – per contrastare la penetrazione russa”) non ha per esempio ancora deciso se utilizzare i 15 miliardi a noi destinati del fondo Safe, col rischio che quei soldi potrebbero essere dirottati verso altri paesi. Maggioranza e opposizione sono divise perché in entrambi gli schieramenti ci sono forze favorevoli e forze contrarie al riarmo. Così come ci sono forze favorevoli e forze contrarie a una maggiore integrazione europea anche nel campo della difesa, per arrivare in prospettiva se non a un vero e proprio esercito europeo, non previsto dai Trattati, almeno a un forte coordinamento tra le industrie della difesa e tra gli eserciti europei. Tocca alle forze politiche (partiti, coalizioni e loro leader) presentare a noi cittadini, in vista delle elezioni politiche del 2027, un programma chiaro ed esplicito, senza ambiguità e furbizie, sul ruolo dell’Italia nel nuovo contesto geopolitico. Un ruolo che sappia proiettare nel futuro i pilastri della nostra appartenenza all’Unione europea e all’Alleanza atlantica, seguendo l’esempio del Presidente Sergio Mattarella, che il 14 luglio scorso ha partecipato a Parigi alle celebrazioni della Festa nazionale francese, insieme a una trentina di Capi di Stato e di governo, compreso il Presidente ucraino Zelensky. Sugli Champs Elysees hanno sfilato anche il nostro tricolore e un nostro contingente militare: a testimonianza che la difesa dei cittadini e dei valori dell’Europa è un impegno e un dovere comune. EDITORIALE
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