Civiltà del Lavoro, n. 3/2026

87 VITA ASSOCIATIVA Civiltà del Lavoro | giugno • luglio 2026 Una riflessione che ha introdotto la tavola rotonda moderata dalla giornalista del Corriere della Sera Antonella Baccaro, che ha trasformato la sala dei Lincei in un luogo di dialogo. Antonio Patuelli, presidente Abi, ha aperto il confronto richiamando l’importanza dell’autonomia di pensiero: l’associazionismo deve restare uno spazio libero, capace di interpretare la società senza scivolare nel collateralismo. Cristina Bombassei, presidente Aidaf, ha raccolto questo spunto portandolo nel mondo dell’impresa familiare. Ha osservato che la crisi dei corpi intermedi può diventare un’occasione di rinnovamento; una visione che Sella ha sempre sostenuto con convinzione. Massimo Tononi, presidente Assonime, ha aggiunto la prospettiva istituzionale, sottolineando come le associazioni siano spazi in cui si costruisce fiducia. Ha ricordato che la credibilità non è un dato acquisito, ma un impegno quotidiano. Infine, Ugo Salerno, presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, ha portato la riflessione sul terreno dell’etica, elemento che per Sella non era accessorio ma strutturale. Ha parlato di reputazione, correttezza e affidabilità come condizioni per generare valore nel tempo, e ha messo in guardia dal rischio della disintermediazione, segnale di sfiducia nella rappresentanza e minaccia per la democrazia. Le conclusioni di Pietro Sella: un’eredità che continua A chiudere l’incontro è stato Pietro Sella, Ceo del Gruppo Sella, che ha restituito un ritratto intimo del padre: un uomo che vedeva nel lavoro un mezzo per migliorare ciò che lo circondava. Determinazione, ottimismo, fiducia nel futuro, insieme ai principi che lo guidavano: trasparenza, innovazione pratica, unione. “Si impegnava per il successo degli altri – ha concluso – e questo rimane il suo insegnamento più profondo”. Il 17 giugno si è tenuta la cerimonia di benvenuto al “Lamaro Pozzani” IL COLLEGIO ACCOGLIE I NUOVI CAVALIERI DEL LAVORO gni anno l’ingresso dei nuovi Cavalieri del Lavoro segna un passaggio significativo nella vita della Federazione. La cerimonia del 17 giugno al Collegio Universitario “Lamaro Pozzani” ha riaffermato questo valore, trasformando un appuntamento istituzionale in un incontro vivo tra percorsi e visioni del futuro. A inaugurare la mattinata è stato il presidente della Federazione, Ugo Salerno, che ha richiamato l’essenza dell’onorificenza: entrare in una comunità dove la condotta civile precede ogni risultato economico. La nomina non è un traguardo ma un impegno che si rinnova, un invito a considerare l’impresa come attore civico capace di generare sviluppo e fiducia. Le testimonianze dei neo insigniti hanno offerto uno sguardo vivo sul tessuto produttivo italiano: imprese nate da piccoli laboratori familiari, scelte coraggiose che hanno aperto nuovi mercati, innovazioni fondate sulla centralità del capitale umano. Racconti diversi, ma uniti dalla consapevolezza che l’impresa cresce insieme alla comunità in cui opera. A chiudere la cerimonia sono stati gli interventi del Cavaliere del Lavoro Luigi Abete, presidente della Commissione per le attività di formazione del Collegio, e del professor Sebastiano Maffettone, coordinatore del Comitato Scientifico. Entrambi hanno sottolineato il senso profondo dell’incontro: un ponte tra chi guida l’impresa e chi si prepara a ereditarne le sfide, un passaggio di visioni e responsabilità che dà continuità alla missione della Federazione. In questo spirito si è svolta anche la premiazione dei nove laureati del Collegio, momento che ha valorizzato l’impegno accademico dei giovani e il ruolo formativo della comunità del “Lamaro Pozzani”. (E.B.) O

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