Civiltà del Lavoro, n. 3/2026

DALLE AZIENDE Cavaliere del Lavoro Laura Colnaghi Calissoni Presidente e AD del Gruppo Carvico L'industria della moda è una realtà in continua evoluzione che riveste un ruolo cruciale rispetto alle tematiche ambientali. Seconda solo al settore petrolifero, la filiera tessile produce circa il 10% delle emissioni globali di gas serra ed è uno dei principali consumatori mondiali di acqua dolce. Secondo una ricerca della Commissione Europea, l'80% dell'impatto ambientale di un prodotto è determinato già nella fase di progettazione. È nella scelta delle fibre, dei processi, delle lavorazioni, che si definisce quanto un capo di abbigliamento peserà sull'ecosistema nel corso della sua intera esistenza. Per il designer scegliere in modo consapevole non è solo una questione estetica, ma anche una responsabilità industriale. Le fibre sintetiche derivano prevalentemente da risorse fossili sempre più limitate, richiedono processi produttivi ad elevato consumo energetico, generano emissioni di CO₂ significative e comportano il rischio concreto di disperdere nell'ambiente sostanze chimiche pericolose durante la lavorazione. “Uno dei nodi più critici nella transizione verso una maggiore responsabilità della moda è la credibilità. In un mercato sempre più attento all'impatto delle proprie scelte di consumo, il rischio del cosiddetto greenwashing è reale e concreto: senza il supporto di prove documentarie solide e verificabili, qualsiasi affermazione in materia ambientale non può essere considerata attendibile”, afferma Laura Colnaghi Calissoni, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Carvico, eccellenza nel mondo dei tessuti indemagliabili e circolari per sport, beachwear e abbigliamento tecnico. Una parte della collezione di Carvico S.p.A. è realizzata con almeno il 70% di materie prime rigenerate da materiali di scarto pre e post consumer. In tema di tracciabilità lungo la filiera, le certificazioni ottenute garantiscono la veridicità delle dichiarazioni ambientali. Tutti i tessuti Carvico realizzati con materiali rigenerati sono certificati GRS (Global Recycled Standard), uno dei protocolli più riconosciuti a livello internazionale che verifica come le fibre provengano effettivamente da materiale post-consumo e/o post-industrial e non da materia vergine. TRASPARENZA E TRACCIABILITÀ: I VALORI DELLA MODA RESPONSABILE carvico.com “Le certificazioni, però, da sole non sono sufficienti, devono essere accompagnate da un cambiamento della cultura aziendale orientato alla trasparenza e supportato da investimenti in ricerca e sviluppo. Carvico basa il proprio operato su iniziative volte a migliorare l’efficienza dei processi produttivi attraverso azioni concrete come la riduzione dei consumi di acqua ed energia, l’uso responsabile delle sostanze chimiche e una gestione ottimale dei rifiuti. A supporto di questo percorso, dal 2024 pubblichiamo il Bilancio di Sostenibilità, con l’obiettivo di rendicontare in modo tracciabile le attività e i risultati raggiunti” dichiara Laura Colnaghi Calissoni. In questo cambio di paradigma, la tecnologia è un’alleata per il raggiungimento degli obiettivi e per mantenere alto il livello qualitativo dei prodotti. La sostenibilità ambientale non è solo una pressione normativa o una moda passeggera. È una sfida strutturale e un’opportunità straordinaria, necessaria per plasmare il futuro della moda. L'attenzione alla sostenibilità, intesa come salvaguardia di valori e gestione responsabile delle attività produttive, è una condizione più che consolidata per Carvico, espressione di una cultura imprenditoriale lungimirante.

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